E lo stesso che dell'arte socialista può dirsi di quell'arte che
rappresenta il dolore a scopo espresso d'insegnamento morale. Leone
Tolstoi, nel porsi a raccontare la storia di un adulterio quando le
ragioni pure dell'Arte informavano ancora l'opera sua di scrittore,
premeditando di condurre la sua eroina dalla colpa grado grado alla
disperazione e al suicidio, parve temere che il dolore castigo, il
dolore inflitto dalla giustizia offesa, non avesse sufficiente
efficacia artistica, e seppe con una ispirazione geniale infondere
all'opera sua il fascino eterno del dolore prescritto dal Destino,
del dolore senza causa conosciuta. Considerate le infinite
rappresentazioni artistiche moderne della morte tanto più potenti
sull'animo nostro, tanto più attraenti quanto più questo fatto della
morte, abborrito dalla natura umana, ci è mostrato nelle sue parvenze
maggiormente odiose, maggiormente contrarie all'idea nostra del giusto
e del ragionevole, quando colpisce l'innocenza, la grazia, la
bellezza, l'amore, le giovanili speranze. Chiudo il libro dove Enrico
Sienkiewicz ha dipinto un'epoca famosa dell'antica Roma con il largo
pennello, con la violenza di luci e d'ombre che una distanza di tanti
secoli richiedeva, e sento dolce nella memoria non tanto Licia la
martire, l'amante cristiana scomparsa nelle ombre discrete di un
idillio nuziale, quanto Evnica l'infedele, che per amore consente
senza speranza di futuro premio alla morte il fiore degli anni suoi e
della bellezza. Supremo dono, io penso, del poeta alla sua prediletta,
la morte! Per l'apoteosi del patrizio e della schiava, perchè andasse
ad essi il più intimo profondo sospiro di chi palpitò per la sorte di
Licia e Vinicio, non altro poteva l'Arte dopo averli creati entrambi
così belli e generosi, che donar la vita agli amanti cristiani e la
morte ad essi, la morte sulla scena, la morte lenta, la morte nei
vincoli del più fervido e splendido amore; e anche questo è a me
argomento di rifiutare al libro il carattere di apologia cristiana.