E ora, signori, se volgendo le spalle alla folla spettrale che ci fluì
davanti noi entriamo negli studii dei nostri artisti, dei nostri
poeti, dei nostri romanzieri, ci appare intatta l'antica potenza
fascinatrice del dolore. Siamo pure condotti a considerare che
nell'arte moderna si manifesta più e più la inclinazione a un uso
razionale del dolore per diversi scopi di cui è conscia. L'arte
moderna volentieri filosofeggia e parteggia, volentieri rappresenta
il dolore come prodotto di esistenti ordini morali e sociali cui
l'artista vuole additare come opposti a un ideale della sua mente e
possibili a riformarsi giusta questo ideale. Noi osserviamo in pari
tempo che il dolore così manifestamente rappresentato in servizio di
tesi morali o sociali non ci commuove nell'opera d'arte quanto il
dolore che procede dall'ineluttabile, dalle fatali condizioni della
vita sulla terra, dalla morte, dall'amore, dai problemi della sorte
umana, dalle ombre dell'al di là. Noi possiamo abborrire la guerra e
consentire con l'artista che per un intento civile ce ne rappresenta
gli orrori, noi onoriamo l'arte sua, ma poi davanti al Napoleone
morente di Vela un diverso, un più forte fascino ci arresta
palpitanti, dimentichi di quell'arte civile, dimentichi del bene e del
male, dimentichi di noi stessi. Quando i poeti socialisti ci
descrivono miserie atroci di lavoratori, possono richiamarci da un
colpevole oblio alla meditazione delle piaghe sociali e dei rimedi, ma
la emozione artistica che suscitano in noi immediatamente si
trasforma, si converte in desiderio di azione sociale, non è
comparabile, nè per intensità nè per durata di piacere, alle emozioni
che non trovano sfogo in alcun'azione possibile perchè loro materia,
offerta dall'Arte, è un dolore che non ha nè rimedio nè riparo. Il
soffrire dei minatori nelle viscere della terra, il soffrire della
piccola cucitrice costretta a un lavoro assassino della giovinezza e
della gioia, non hanno, come contenuto di forme artistiche, la potenza
fascinatrice che ha il soffrire di Enoch Arden naufrago del mare e
dell'amore, che ha il soffrire del piccolo venditore di zolfanelli
morente sulla via, benchè l'ingegno di chi scrisse _Germinal_ e di chi
scrisse il _Canto della camicia_ non ci paia inferiore all'ingegno di
Tennyson e di Andersen.