VII.

Ecco, tra le infinite ombre che seguono, venute da ogni tempo e da

ogni paese, il _Pensieroso_ di Michelangelo, solitario sul suo seggio

di principe, contemplante nel vuoto come in uno specchio invisibile

qualche idea triste della sua mente. Ecco, un tragico sciame di anime

che il soffio di Shakespeare ha suscitato dal niente e porta nei

secoli; il buon vecchio Re pazzo, errante a caso nella notte e nella

tempesta, il principe infelice, meditabondo in faccia al delitto, i

dolci, pallidi visi di Cordelia la semplice e di Desdemona la fedele,

strangolate. Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo addio a

Carlotta e alla vita. Ecco, nelle gelide nebbie di una notte

invernale, il padre straziato che cavalca fra i grigi ontani

stringendosi in braccio il figliuoletto morente, delirante, chiedente

aiuto invano contro un caudato e coronato spettro che lo chiama, che

lo vuole, che lo afferra, che lo uccide. Ecco la sconsolata Margherita

che geme ginocchioni davanti a una immagine della _Mater Dolorosa_ e

Tecla invocante la stessa Pia che a sè la richiami da questo basso

mondo ove per lei l'ora dell'amore e della intensa vita passò; e

bella, florida di speranze come a primavera la spica, come il tralcio

d'estate, nell'ombra d'un carcere, con l'orrore della ghigliottina

negli occhi, la fanciulla che Andrea Chénier udì singhiozzare,

avvinghiandosi disperatamente alla vita; «_je ne veux point mourir

encore!_» Ecco il Bonnivard di Byron che nel nero Chillon apprende ad

amare la disperazione. Ecco la Musa di Leopardi assorta nella

contemplazione dell'universale soffrire che mette capo al nulla, vaga

della morte, intenta continuamente a ornarsi di queste tristezze

magnifiche, sia detto senza offesa del grande Poeta, come predilige i

pizzi e i velluti neri una dama che li sa confacenti alla sua

bellezza. Nella più squisita coppa che arte di poeta lavorasse mai

per quest'uso, Leopardi ne porge la più pura essenza del dolore del

mondo e noi ne leviamo le labbra sospirando per una mistica ebbrezza

che ne invade, che ne innamora di sè, che nei cuori giovanetti torna

in idolatria vana del dolore, in concepimenti di poesia sconsolata,

falsa e debole perchè artificiale ma tuttavia documento dell'occulto

fascino di bellezza cui possiede il concetto più puro e più vasto del

dolore, l'idea di un dolore inesplicabile, infuso al mondo dalla

ignota sua Causa per modo che la stessa natura inferiore ne ha senso e

lamenti e ne ha strazio di dubbi angosciosi l'intelletto umano, che

senza posa ne domanda inutilmente il perchè al silenzio formidabile

dell'Infinito. E non è misterioso il soffrire della donna più cara

nell'opera di Alessandro Manzoni?

Te dalla rea progenie

Degli oppressor discesa,

Cui fu prodezza il numero,

Cui fu ragion l'offesa,

E dritto il sangue e gloria

Il non aver pietà,

Te collocò la provvida

Sventura fra gli oppressi.

Certo il poeta non pensò illuminar le leggi della sventura con quel

_provvida_ che par sancire un immeritato dolore, annullare,

compensandole fra loro, le sofferenze degl'innocenti. Crudele parola,

indice di una legge storica che infligge dolore non giusto secondo il

veder nostro, che ha dunque una intima ragione di mistero; crudele

parola e in tutto il coro la pia potente, per questo appunto che ci

suona tanto amara. Ecco la lunga tratta dei pellegrini polacchi che

passano cantando le litanie di Mickiewicz: «Per tutte le ferite, le

torture e le lagrime dei prigionieri, dei proscritti, dei pellegrini

polacchi, liberaci, Signore!» Se la infelice Polonia ricuperasse un

giorno l'indipendenza troverebbe l'arte polacca nella gioia le

ispirazioni sublimi ond'ebbe gloria nel dolore? In Italia, signori, si

può dubitarne. Quando l'anima italiana diede al dolore nazionale

un'espressione artistica trovò accenti immortali; e che trovò invece

quando la indipendenza e l'unità della patria furono raggiunte di

slancio? Quale fu il grande artista di questa gioia se non Iddio solo

che impresse agli eventi impeto e splendore di poema?

Il dolore nell'arte: discorso · 第 14 / 23 题