V.

Ed ecco, in ogni attitudine che ogni dolore compone, infiniti fantasmi

cui l'Arte diè vita e nome dopo che un dramma di passione divina ebbe

trasformato il mondo. Disponendomi ad additarvene alcuni tra i più

famosi, penso di escluderne le creazioni dell'arte sacra, delle quali

è difficile riconoscere fino a qual punto sieno state ispirate dalla

fede e dalla bellezza ideale della religione piuttosto che dalla

bellezza ideale del dolore. Mi sia solamente concesso di affermare

che nessuna fede religiosa si richiede a godere di tante magnifiche

rappresentazioni del soffrire; che davanti alla Pietà scolpita da

Michelangelo e alla Pietà dipinta da Van Dyck anche uno scettico, se

ha intelletto e cuore, sente, insieme all'ammirazione artistica, le

inquietudini di una simpatia profonda. Egli si accuserà forse di

debolezze atavistiche e la sua ragione insorgerà contro il suo

sentimento, ma questa presunta debolezza sentimentale non è in fondo

che la intuizione incosciente di una bellezza intellettuale e morale

del dolore, segreta sì, ma, come dirò più tardi, non impossibile a

scoprire meditando. E ora passate in silenzio, legioni afflitte!

Passate, madonne del Beato Angelico, di Giambellino e di Sassoferrato,

dolci creature sacre al dolore, che tanto soavemente piegate sotto il

dono misterioso e terribile; passate, nobili immagini del _vir

dolorum_, che il genio di Rubens e di Michelangelo evocò sulla tela e

dal marmo, biondi adolescenti che Luino assise pensosi a piè della

Croce, penitenti e martiri irradianti da mille famose tele la divina

luce di un dolore che giunto dai sensi al più interno dell'anima vi è

trasmutato in un'aurora di gioia eterna. Passate accompagnati da

quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente di Francesco

Francia quando dipinse i suoi musicisti del cielo. Passate, cedete ad

altri fantasmi!

Il dolore nell'arte: discorso · 第 12 / 23 题