Ed ecco, in ogni attitudine che ogni dolore compone, infiniti fantasmi
cui l'Arte diè vita e nome dopo che un dramma di passione divina ebbe
trasformato il mondo. Disponendomi ad additarvene alcuni tra i più
famosi, penso di escluderne le creazioni dell'arte sacra, delle quali
è difficile riconoscere fino a qual punto sieno state ispirate dalla
fede e dalla bellezza ideale della religione piuttosto che dalla
bellezza ideale del dolore. Mi sia solamente concesso di affermare
che nessuna fede religiosa si richiede a godere di tante magnifiche
rappresentazioni del soffrire; che davanti alla Pietà scolpita da
Michelangelo e alla Pietà dipinta da Van Dyck anche uno scettico, se
ha intelletto e cuore, sente, insieme all'ammirazione artistica, le
inquietudini di una simpatia profonda. Egli si accuserà forse di
debolezze atavistiche e la sua ragione insorgerà contro il suo
sentimento, ma questa presunta debolezza sentimentale non è in fondo
che la intuizione incosciente di una bellezza intellettuale e morale
del dolore, segreta sì, ma, come dirò più tardi, non impossibile a
scoprire meditando. E ora passate in silenzio, legioni afflitte!
Passate, madonne del Beato Angelico, di Giambellino e di Sassoferrato,
dolci creature sacre al dolore, che tanto soavemente piegate sotto il
dono misterioso e terribile; passate, nobili immagini del _vir
dolorum_, che il genio di Rubens e di Michelangelo evocò sulla tela e
dal marmo, biondi adolescenti che Luino assise pensosi a piè della
Croce, penitenti e martiri irradianti da mille famose tele la divina
luce di un dolore che giunto dai sensi al più interno dell'anima vi è
trasmutato in un'aurora di gioia eterna. Passate accompagnati da
quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente di Francesco
Francia quando dipinse i suoi musicisti del cielo. Passate, cedete ad
altri fantasmi!