Signori, le sorgenti della ispirazione artistica sfuggono alla
coscienza stessa dell'artista. Esse si celano in una regione
misteriosa dello spirito umano, nelle tenebre inferiori alla coscienza
dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano
meravigliose facoltà del conoscere cui non sono ministri nè i sensi nè
il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili fonti della ispirazione
artistica insieme alle fonti degli oscuri presentimenti, della
malinconia e della ilarità senza causa conosciuta, delle dolcezze
mistiche. Di laggiù è balzata in un'ora di emozione creatrice questa
mirabile forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola, condusse
poi a perfezione squisita; e non è temerità di pensare che nelle ombre
del subcosciente un'arcana bellezza del dolore fosse da lui appresa.
Non è temerità di pensare che quando erravamo per i viali deserti
ascoltando la voce del vento e delle onde colla mente piena della
Desolata, una bellezza mistica del dolore fosse appresa da noi stessi,
che pur non ne avevamo coscienza. Non esclamate, signori, ch'è
temerario innalzare su questa sola pietra la strana dottrina di una
bellezza recondita del dolore. No, io ho incominciato col parlarvi di
quella pietra perchè il dolore vi si rivela nella sua forma più alta,
la sofferenza morale, e perchè altro che dolore la sublime forma non
dice; ma evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli morti, dalle
pagine degli antichi poeti le creature che l'Arte innamorata del
dolore partorì nobili di bellezza immortale.