Siamo nel magazzino del Distretto; una vecchia chiesa ridotta a
quell’uso, dove è un potentissimo tanfo di rinchiuso, un forte odor di
pepe, di olio rancido, di cuoiame.
I drappelli degli inscritti sono allineati contro al muro e hanno
dinnanzi a loro il rispettivo ufficiale e i graduati, i piantoni vanno
e vengono carichi di scarpe, di biancheria, di cappotti, di zaini,
di kepy; i furieri scrivono, il maggiore passeggia, gli ufficiali
contabili sorvegliano le distribuzioni. Ogni dieci minuti la voce del
maggiore echeggia sotto la volta altissima.
— Silenzio per Dio! facciano far silenzio!
C’è una stanzetta apposta per la distribuzione delle scarpe; i
drappelli entrano uno per volta, si mettono contro il muro; i coscritti
si tolgono le scarpe e mettono i piedi nel pedometro di legno; certi
piedi e certe calze!... Il sergente dice i numeri: due paia del 27 due
del 28, quattro del 29, tre del 30 e uno del 31.
Il piantone porta le scarpe e le distribuisce, i coscritti le misurano;
subito comincia la litania delle lamentazioni.
— Sor tenente mi vanno larghe....
— Sor tenente mi vanno strette....
— Cambiatele tra voi due, vediamo.
— Sor tenente mi fanno male.
— Dove? Cambiatele anche voi con queste qui.
— Sor tenente son troppo grandi....
— Sor tenente son troppo piccole....
— Eh! andate al diavolo! Un momento, un po’ di pazienza sacr...! Con
quella zampa lì ci vuol altro che il 27! Caporale, dategliene un paio
del 30.
Dopo un’altra mezz’ora di cambiamenti nessuno reclama più, le
scarpe finiscono per andar bene e si ritorna nel gran magazzino dove
distribuiscono il resto.
Ricominciano le misurazioni degli oggetti di panno; una scena comica;
a certuni piccoli son capitati dei cappotti che toccano in terra,
che li fanno parere impiegati delle pompe funebri; a quelli alti dei
cappottini che fanno ridere, colle maniche che arrivano al gomito.
Non parliamo dei pantaloni di panno e di tela, veri abissi di roba nei
quali, a cascarci dentro, non c’è più da cavarci i piedi. Le litanie
continuano. Il tenente, il sergente, i caporali, tutti intorno a questi
poveri diavoli a spogliarli, a rivestirli cento volte in un minuto,
abbottonando e sbottonando giubbe e cappotti, voltandoli e rivoltandoli
e tirandoli in tutti i sensi.
— State dritto per Dio! Cosa guardate? lasciate guardare a me! Se non
vi sapete vestire sfido!... tirate su quei pantaloni.... più su.... già
sono un po’ lunghi.... levatevi quel cappotto....
Finalmente ci siamo: si passa alla distribuzione della roba minuta,
il sacchetto degli oggetti fuori d’uso, il sottogola, la nappina, il
ginocchiello. Ad ogni oggetto nuovo che si distribuisce, i coscritti
cascano dalle nuvole, si guardano in faccia meravigliati, ci ficcano
dentro le dita, lo voltano in tutti i sensi. I caporali, gli appuntati
danno le spiegazioni sorridendo.
— Questi sono i sacchetti per il sale, questi sono i sacchetti per le
gallette....
— Cosa sono le gallette?
— Lo vedrete al Reggimento che cosa sono!
La distribuzione è finita; i coscritti mettono tutto nel telo da tenda,
fanno un gran fagotto, se lo buttano sulle spalle e via al Castello....
E così tutti i giorni....