Oh Dio, mi ci collocherò quando sarai andata a dormire...

_Anna_

_(capricciosamente)_ No no no no! Devo mettervi a posto con le mie mani.

Altrimenti non ho la coscienza tranquilla. _(Lo prende per le braccia,

lo trascina sino alla poltrona e lo fa sedere.)_ Distendetevi.

_Arturo_

Santa pazienza! _(Distende le gambe sul sediolino)_ Mi sono disteso.

_Anna_

Bravo!... Starete divinamente! E siccome la notte, in queste boscaglie,

è sempre un po' freschina, ecco il mio scialle. _(Lo odora un po'

graziosamente e lo fa odorare ad Arturo.)_ Esso è abbastanza gentile e

profumato. _(Gli copre i piedi e le gambe con lo scialle)_ A meraviglia!

E adesso che i diritti e i doveri dell'ospitalità sono salvi, marchese

mio, buon riposo.... _(S'allontana.)_

_Arturo_

_(sospirando)_ Altrettanto! _(Quando Anna sta per uscire, fa un

movimento come per alzarsi.)_

_Anna_

_(severa)_ Eh?!

_Arturo_

Non mi muovo!

_Anna_

_(sulla soglia, voltandosi a lui)_ Alla cuccia!

_Arturo_

Se l'ho detto, io!... Come un cane!

_Anna_

_(esce e chiude a chiave la porta.)_

_Arturo_

Auff! _(Pausa.)_ _(Guardando un po' la porta di Anna)_ È un incidente

molto doloroso questo!... Imprevedibile!... Quando poi si dice: il

focolare domestico!... _(Distrattamente, piglia di sopra il tavolino lo

scartafaccio)_ Che è?... Ah! dev'essere uno dei capolavori di

quell'illustre autore _(Pensa:)_ «Albenga!...» Mai sentito nominare!

_(Legge:)_ «Il palcoscenico rappresenta un parco incantevole. Nella gran

luce meridiana, i fiori... appena sbocciati... effondono una fragranza

sensuale, quasi palpabile.» _(Sbadiglia)_ Interessante! _(Guardando un

po', un altra volta, la porta di Anna)_ Se osassi.... _(Riflette)_

No...!... _(Legge:)_... «Si ode il ronzio di una vespa!!! Poi un lungo,

un lunghissimo silenzio. Scena prima: Camilla e Tullio.» _(Sbadiglia. --

Legge:)_ «Essi entrano lentissimamente e seggono presso una fontana.

Camilla: sollevando un poco il capo....» _(Gli occhi gli si chiudono --

Li riapre continuando a leggiucchiare:)_ Era dolce iersera la vostra

voce... la vostra voce... grigia... grigia... gri.... gri... _(È vinto

dal sonno.)_

_(Di nuovo il rumore delle chiave nella serratura.)_

_Anna_

_(in un accappatoio bianco, con i capelli un poco scinti, sporge la

testolina dall'uscio semi-aperto e chiama sommessamente:)_ Arturo!

Arturo!... _(Pausa. -- Tra sè:)_ Possibile?!... _(Si avanza sulla punta

dei piedi sino a lui. Di dietro la poltrona, dall'alto, lo guarda.

Spalanca gli occhi dallo stupore.)_ Dorme!!... _(Pausa.)_ Dopo due

anni!... _(Coi pugni stretti sta quasi per picchiargli la testa, ma si

trattiene. Con una fisonomia di sdegno e di disprezzo, piano piano, si

avvia per uscire a sinistra. Dinanzi alla porta, si volta,

sogguardandolo ancora)_.... Ed ecco i mariti! _(Esce.)_

_Sipario._

ATTO TERZO

_La medesima stanza, inondata festosamente dalla luce del sole._

SCENA I.

ANTONIO, FILIPPO, ARTURO.

_Arturo_

_(dorme, disteso sulla poltrona. Il lume è tuttora acceso.)_

_Antonio_

_(con passo lieve, si accosta al tavolino, prende il lume e lo spegne.

Indi, senza far rumore, comincia a rassettare.)_

_Filippo_

_(entrando)_ O don Antonio, ho da farvi una domanda....

_Antonio_

_(molto sommessamente)_ Abbassa la voce, Filippo. Non vedi che c'è

qualcuno che dorme?

_Filippo_

_(curiosando)_ Una faccia nuova!

_Antonio_

_(misteriosamente)_ È il mio padrone: il marito della signora marchesa.

_(Restano presso la porta comune, parlottando col fiato.)_

_Filippo_

E quando è arrivato?

_Antonio_

Iersera; ma acqua in bocca!

_Filippo_

Perchè?

_Antonio_

Credo che, per ora, non se ne debba dir niente.

_Filippo_

Sono una tomba! Ma che è? Non poteva andare a dormire _(indicando

furbescamente l'uscio delle stanze di Anna)_ un po' meglio di così?

_Antonio_

Ignorante! Per chi lo pigli?

_Filippo_

O bella! È o non è suo marito?

_Antonio_

Si, ma... fra i nobili... non c'è più quest'uso.

_Filippo_

Ah!... Ognuno per conto suo?

_Antonio_

Si capisce!... Sbrigati con la domanda.

_Filippo_

Volevo dirvi.... Laggiù, all'albergo, si parla di partenza.

_Antonio_

Be'?

_Filippo_

Quel signore ammalato....

_Antonio_

Il signor Rivoli?

_Filippo_

Appunto. Che roba è?

_Antonio_

Come sarebbe a dire?

_Filippo_

Sono due mesi che mia moglie e la mia figliuola gli lavano la

biancheria, glie la stirano, lo servono... proprio di tutto, e sinora,

neanche un soldo!

_Antonio_

Fatti pagare, Filippo, perchè quello lì, o che parta o che resti, muore

da un momento all'altro!!!

_Filippo_

Per San Crisostomo! _(Esce correndo.)_

_Antonio_

_(ridendo tra sè)_ Poverino! _(Continua a rassettare, sulla punta dei

piedi.)_

SCENA II.

ANTONIO, ANNA, ARTURO.

_Anna_

_(in elegante_ toilette _di mattina, entra dalla sinistra e, vedendo

Arturo, esclama.)_ Dio mio! Dorme ancora!!!

_Antonio_

_(inchinandosi)_ Eccellenza!

_Anna_

Portate una tazza di caffè al signore.

_Antonio_

Era pronta, eccellenza. _(Via.)_

_Anna_

_(va dinanzi a uno specchio aggiustandosi i capelli.)_

_Antonio_

_(ritorna recando il vassoio con la tazza di caffè, e chiama con

mitezza:)_ Eccellenza! Eccellenza!

_Anna_

Più forte, Antonio, più forte!

_Antonio_

_(alzando la voce)_ Eccellenza!

_Arturo_

_(con un soprassalto)_ Eh!... Che accade?

_Anna_

_(assiste alla scenetta restando indietro, in modo che Arturo non la

veda.)_

_Antonio_

Il caffè, eccellenza. _(Gli mette la tazza davanti.)_

_Arturo_

_(tutto assonnato)_ Perchè il caffè? Ah già.... Ma no!... Ho forse

dormito, io?

_Anna_

_(avanzandosi)_ Hai dormito dieci ore! Per un marito che veniva a

sedurre sua moglie, hai fatta una brillantissima figura!

_Antonio_

_(esce.)_

_Arturo_

Si dice che chi dorme non pecca. Io... non ho peccato.

_Anna_

_(sospirando)_ E nemmeno io!

_Arturo_

_(sorseggia il suo caffè.)_

_(Un silenzio.)_

_Anna_

Hai finito di sorseggiare?

_Arturo_

Finito.

_Anna_

E adesso, una buona stretta di mano e rimettiti in viaggio.

_Arturo_

Niente affatto, carina mia. Se credi d'essertela cavata con una tazza di

caffè!...

_Anna_

_(interrompendolo con bontà amicale)_ Ascolta, Arturo: tutto sommato, il

tuo sonno è stato provvidenziale. Senza di esso, io avrei forse finito

col commettere... una follia, e ciò mi avrebbe poi disgustata, per la

semplice ragione che io non ti amo più e che tu non mi amasti mai.

Intanto, visto che a questa faccenda dell'amore noi donne non abbiamo

ancora il buon senso di rinunziare, ciò che presto o tardi dovrà

accadere a me tu puoi prevederlo....

_Arturo_

A te non accadrà nulla, Anna, se nulla ti è accaduto sino ad oggi.

_Anna_

_(incalzante)_ Ma nulla mi è accaduto sino ad oggi perchè gli uomini dei

quali mi sono circondata non hanno saputo amarmi neppur loro. È inutile!

Non se ne trova più uno che sappia amare!

_Arturo_

Ebbene, che speri? che vagheggi? che aspetti? Giacchè siamo tutti

uguali, oggi è per te come ieri, domani sarà come oggi. E tu passerai di

delusione in delusione aspettando la mosca bianca, l'araba fenice,

l'uomo eccezionale, il nuovo apostolo dell'amore!...

_Anna_

_(incalzando ancora più)_ E quando avrò atteso lungamente l'uomo

eccezionale che non c'è, verrà un giorno in cui, non potendo più

rassegnarmi alla rinunzia, mi deciderò a transigere.

_Arturo_

Transigi con me, dunque, bambina mia, e se non avrai conseguita tutta la

felicità che sognavi, avrai in compenso compiuto il tuo dovere di donna

onesta!

_Anna_

Questo è ciò che più accomoderebbe a te....

_Arturo_

E anche a te, se la transazione è inevitabile....

_Anna_

_(recisamente)_ Io comprendo che si possa transigere con un amante, ma

con un marito _mai_!

_Arturo_

Hai torto, perchè con un marito, almeno, la cosa resta in famiglia!

_Anna_

Arturo, non impedirmi di volerti salvare. Ti ho già mascherato al

cospetto di quei signori per non subire la imposizione della tua

presenza. Non hai che a profittare del mio espediente così ben riuscito

per andartene in santa pace. Separato da me, checchè avvenga, tu

sarai... abbastanza salvo: se non altro, nessuno potrà ridere alle tue

spalle. Ma vicino a me, che cosa ci staresti a fare? O diventeresti il

solito marito ingannato, o saresti l'eterno candidato all'inganno!

_Arturo_

Spauracchi bambineschi! L'adulterio, cara mia, ha fatto il suo tempo....

Oramai, le mogli pervertite tradiscono i loro amanti per i loro mariti,

e quelle virtuose, come te, per i loro mariti tradiscono i loro

adoratori. Che cosa starei a fare vicino a te?... Starei a dimostrarti

che un matrimonio non si liquida come si liquiderebbe un bazar: no, no,

perbacco!, e che io _(con serietà energica)_ ho qui una moglie alla

quale non mi piace di rinunziare, e ho un diritto che _voglio_

esercitare!

_Anna_

Ah!... _Lalà!..._ Se tu avessi... cominciato col parlarmi così, io non

avrei avuto niente a ridire! _(Risatina)_ Un diritto da esercitare? È la

legge, dunque, che invochi? Niente meno che la legge?!... Ma va

benissimo. Siamo d'accordo! Ed io ti esorto a non perdere più un minuto

di tempo e a prendere possesso immediatamente del tuo ufficio. Soltanto,

deploro che per riconquistarmi tu non abbia saputo fare che queste tre

cose: -- _prima_: chiedermi un'avventura, così, su due piedi; _seconda_:

addormentarti saporitamente; _terza_: chiamare in tuo soccorso la legge.

Dei mezzi veramente irresistibili!

_Arturo_

_(siede, e, con la sua aria negligente, accende una sigaretta, voltando

le spalle ad Anna.)_

_(Un silenzio.)_

_Anna_

Resti?

_Arturo_

Lo vedi.

_Anna_

E poi?

_Arturo_

E poi... fumo.

_Anna_

Bisogna convenire che hai ridotto il matrimonio alla più semplice

espressione! _(Esce a sinistra.)_

_Arturo_

_(tra sè)_ Santa pazienza!

SCENA III.

ANTONIO, ARTURO, _indi_ ANNA.

_Antonio_

Eccellenza.

_Arturo_

Che c'è?

_Antonio_

_(annunzia in un tono stentoreo da usciere tribunalesco:)_ Il conte

Dionigi, il dottore Salvetti, il signor Giuliano D'Alma, il signor

Gustavo Rivoli, il signor Renato Albenga.

_Arturo_

Nessun altro?

_Antonio_

Nessun altro, eccellenza.

_Arturo_

E che vogliono da me?

_Antonio_

Da vostra eccellenza, proprio nulla.

_Arturo_

E allora, annunzia alla marchesa.

_Anna_

_(rientrando, calma e cinica)_ Ho già sentito, ho già sentito!...

_Arturo_

_(ad Anna, sinceramente meravigliato)_ Ma cos'è? A quest'ora si

principia qui?

_Anna_

A qualunque ora. Anzi, stupisco che si facciano annunziare. Hanno

l'ingresso libero. _(Con caricata deferenza)_ Ma se tu vuoi ch'io non li

riceva, non hai che da comandare. Sei ritornato in carica, e una delle

prime attribuzioni di un marito è quella di regolare... l'_entrata_ e

l'_uscita_ degli amici della moglie.

_Arturo_

_(noncurante)_ Ma che escano! Ma che entrino! Ma che facciano quello che

vogliono! Se aspetti che io mi occupi di loro, hai un bell'aspettare!

Antonio, mandate a prendere le valige che ieri sera lasciai all'albergo;

e fatemi ammobigliare poi la stanza, che è stata sinora vuota,

_(indicando la destra)_ il più accuratamente possibile. E mi raccomando,

eh?: che almeno il letto sia buono.

_Antonio_

Ci penso io, eccellenza, ma, in verità, non sono sicuro che la stanza

possa essere pronta per questa notte. Siamo in campagna e....

_Arturo_

Per questa notte... _(dando una occhiata significativa ad Anna)_ non

sarà indispensabile.

_Anna_

_(tra sè, ironicamente)_ Che piacere!

_Antonio_

Sta bene, eccellenza. E quei signori?

_Arturo_

Per conto mio, passino pure.

_Anna_

_(ad Antonio)_ Avete udito? _(Nel medesimo tono, ma più forte)_ Passino

pure!

_Antonio_

_(anche lui nel medesimo tono, e anco più forte, andando verso la

comune:)_ Passino pure!

_Arturo_

_(sta per uscire a sinistra.)_

_Anna_

E che? Te ne vai?

_Arturo_

Naturale. _(Via.)_

SCENA IV.

ANNA, ALBENGA, SALVETTI, RIVOLI, D'ALMA, DIONIGI.

_(I cinque amici sono in abito da viaggio, chi con una spolverina sul

braccio, chi con una spolverina infilata appena, chi con qualche borsa

in mano o penzolante da una tracolla. Ognuno nel suo tipo. D'Alma porta

una pila di libri. Dionigi è più che mai elegante. Entrano, l'uno dopo

l'altro, in fila, in processione, e, malinconicamente, in silenzio,

serbando un contegno corretto ed esprimendo, con le loro fisonomie,

prudenza, rammarico, rassegnazione, restano allineati come fantocci.

Quello che precede è Rivoli.)_

_Anna_

_(dopo una lunga pausa)_ Ebbene?... Che c'è? Qualche cosa di singolare?

Qualche cosa di molto grave?

_Rivoli_

_(con sussiego)_ Non vedete che... siamo in procinto di partire?

_Anna_

Tutti?

_Rivoli_

_(decorosamente)_ Tutti!

_Anna_

Una risoluzione così brusca e così collettiva mi dà l'idea d'una

congiura. E, difatti, mi sembrate davvero dei congiurati.... Alla larga!

_(Essi si guardano tra loro. -- Un silenzio.)_

_Anna_

Ma parlate, almeno!... Parlate!... Spiegatemi questo enigma in

azione!... Quanto a voi, Rivoli, avete proprio torto di partire! L'aria

di qui vi faceva tanto bene!... _(Sottolineando)_ L'intera famiglia del

giardiniere me lo ha detto!

_Rivoli_

Marchesa, io ignoro quale diceria sia potuta giungere sino al vostro

orecchio. Ma è meglio sorvolare!... Io parto... noi partiamo... per

ragioni... indipendenti dalla nostra salute!

_Salvetti_

Affari urgentissimi, marchesa....

_Albenga_

Mi si scrive che si organizzano delle conferenze feministe... e sono io

che devo dare l'intonazione.

_Dionigi_

Mi si scrive che si organizza un _meeting_ di corse, e sono io che devo

trenare....

_Anna_

... i vostri cavalli, beninteso.

_Dionigi_

Non capisco chi altro potrei accingermi a trenare, marchesa....

_Anna_

E voi, Giuliano?... State per abbandonarmi anche voi?...

_D'Alma_

_(sospirando)_ Aimè, marchesa... la benda mi è caduta dagli occhi.... Io

mi sono accorto....

_Anna_

_(ansiosa)_ Di che?

_D'Alma_

Di essere un uomo come gli altri!

_Anna_

Pare impossibile!

_D'Alma_

E vi confesso di aver sentito, da ieri sera, che, a dispetto dei miei

principii, io non riesco ad astrarmi dalla miseria della vita reale.

_Anna_

Da ieri sera!?... Ma allora l'enigma è risolto! La causa di questa fuga

generale non può essere che il nuovo arrivato! Ne sareste tutti

gelosi?!...

_Salvetti_

_(vivacissimamente)_ Io, no!

_Anna_

Negate con troppa fretta perchè io me ne convinca.

_Salvetti_

Non è gelosia, marchesa. Se voi foste ... il _dividendo_ di una società

in accomandita, non ci sarebbe da confondersi. Potremmo essere pure in

dieci, e io non me ne lamenterei!

_Anna_

Dottore mio, come vorreste che dieci uomini si dividessero l'amore d'una

sola donna, se dieci donne non bastano a innamorare un uomo solo?

_Salvetti_

Marchesa, non facciamo dell'aritmetica inutile. Mi permettete di mettere

le carte in tavola?

_Anna_

Mettiamole.

_Salvetti_

Qui, oramai, si viveva tranquillamente, pigliando un po' il fresco e un

po',... di tanto in tanto, qualche granchio a secco..., che non

procurava, del resto, troppe emozioni. Finchè ognuno di noi cinque era

convinto del fiasco degli altri quattro....

_Anna_

Aritmetica anche questa!

_Salvetti_

... nessuno aveva ragione di affliggersi e nemmeno di deporre le armi.

Si sa! Una speranza poteva sempre sorriderci a ogni sorgere di sole. Ma

poichè il sole di oggi ci ha annunziato la vostra... luna di miele, alla

quale non è estremamente piacevole di assistere, non c'è da illudersi.

Il posto unico che era o pareva vuoto è stato occupato per lungo e per

largo... da iersera... a stamattina. Le speranze sono irreparabilmente

svanite; e noi ce ne andiamo, perchè,... qui,... non abbiamo... più

nulla... da fare!

_Anna_

_(a tutti)_ Sicchè, in sostanza, il nuovo arrivato sarebbe il mio

amante?

_Albenga_

_(sorridendo con superiorità)_ Marchesa... non è facile sottrarsi alla

mia vigile osservazione.

_Anna_

Insomma, è o non è il mio amante?

_Albenga_

_(con la sua grande importanza)_ Lo è!

_Salvetti_

_(duro)_ Lo è!

_Dionigi_

_(brioso)_ Lo è!

_Rivoli_

_(sfinito)_ Lo è, lo è, lo è!

_D'Alma_

_(sospirando)_ La materia ha vinto!

_Anna_

Si ha un bel dire, ma, vivendo in mezzo a una eletta schiera di persone

esperte, tra cui stanno, per giunta,... un fisiologo _(accennando a

Solvetti)_ e uno psicologo _(accenna ad Albenga)_, è assolutamente

insperabile di nascondere la verità! _(Pausa)_ E così, l'ora della

separazione è suonata. Chi sa quando c'incontreremo... perchè io resto

ancora qui a pigliare il solito fresco e, forse, qualche granchio a

secco di più. Mi duole che ve ne andiate... Molto mi duole; ma comprendo

i vostri sentimenti, e non oso chiedervi dei sacrifizi.... Addio!

_Tutti e cinque_

_(vanno verso di lei, stendendo il braccio, conte per stringerle la

mano.)_

_Anna_

Un momento!... _(Con mestizia ostentata)_ Vi chiedo in grazia di non

partire senza avere stretta la mano anche... a _lui_. Non volete?

_Salvetti_

Veramente, io... non ne sentivo il bisogno...; ma se è necessario....

_Anna_

Sì, è necessario! _(Accostandosi alla porta a sinistra e chiamando)_

Arturo! Arturo!... Vieni qua... Te ne prego....

_Rivoli_

_(piano, agli altri)_ Ha una bella faccia tosta questa signora!

SCENA V.

ARTURO, ANNA, ALBENGA, SALVETTI, RIVOLI, D'ALMA, DIONIGI.

_Arturo_

_(entra, inchinandosi appena.)_

_Anna_

I miei amici stanno per partire....

_Arturo_

Ah?

_Anna_

... e hanno espresso il vivo desiderio di salutarti....

_Arturo_

Grazie....

_Anna_

_(rivolgendosi ai cinque)_ E a voi, signori, chiedendo scusa d'una

mistificazione innocua, il perchè della quale è un piccolo segreto

domestico, io presento, tardi ma in tempo, il marchese di Fontanarosa,

mio marito.

_I cinque_

_(hanno un moto istantaneo di meraviglia e di gioia.)_

_Rivoli_

Come come come come?!!...

_Salvetti_

Vostro marito!

_D'Alma_ _e_ _Dionigi_

Vostro marito!

_Anna_

Ne vorreste le prove?

_Albenga_

Ma che prove! Ma che prove! Se si vede a colpo d'occhio!

_I cinque_

_(circondano Arturo, stringendogli la mano con effusione.)_

_Salvetti_

Oh, che bellissima sorpresa!...

_Rivoli_

Una sorpresa deliziosa!

_Dionigi_

Molto di buon gusto, parola d'onore! Molto _chic_!

_D'Alma_

La marchesa non poteva offrirci nulla di più geniale!

_Albenga_

Io sono indicibilmente felice di conoscere di persona un uomo che,

attraverso uno squisito temperamento di moglie entusiasta, il mio

intuito aveva già saputo apprezzare!

_Arturo_

_(commosso)_ Lor signori mi mortificano. In fede mia, non mi aspettavo

un'accoglienza così cordiale, così festosa, perchè,... siamo

schietti,... un marito che arriva dove e come sono arrivato io, è peggio

d'una tegola sul capo!

_Tutti_

_(protestando)_ Ooooh!

_Salvetti_

Un marito come lei non è mai una tegola!

_Arturo_

_(continuando)_ Ma loro hanno dello spirito... e fanno buon viso a

cattivo giuoco....

_Albenga_

Noi riconosciamo i diritti del primo occupante, marchese.

_(Si ride.)_

_Arturo_

Ed io mi auguro che della strana e allegra finzione dovuta... a una

capricciosa testolina, loro non portino un troppo cattivo ricordo,

lasciando questi luoghi....

_Rivoli_

_(con uno slancio straordinario della sua voce esigua)_ Lasciare questi

luoghi ora che lei si unisce a sua moglie?!

_(Gli altri continuano con un crescendo.)_

_Salvetti_

Ma neanche per sogno! Neanche per sogno!

_Dionigi_

Sarebbe una scortesia fatta proprio a lei, marchese....

_D'Alma_

Una indelicatezza gratuita!

_Albenga_

Un affronto imperdonabile!

_Salvetti_

Io non mi movo di qui!

_D'Alma_

Io ci resto con passione!

_Rivoli_

Io mi c'inchiodo!

_Anna_

_(che sinora ha ascoltato, tormentandosi della grulleria del marito)_ Ma

scusate.... E tutti gli affari urgentissimi?... Le conferenze feministe?

Il _meeting_ di corse?... I cavalli da trenare?...

_Salvetti_

Non erano che pretesti, si capisce, e non ve ne facciamo certo un

mistero... Al cospetto di un amante, noi dovevamo fuggire; _(con la

massima galanteria)_ ma al cospetto d'un marito, noi non dobbiamo che

restare! _(Ad Arturo)_ Non è giusto, marchese?

_Arturo_

_(a denti stretti)_ Non si potrebbe essere più corretti di così.

_(Rianimandosi, con sincerità)_ Questa è davvero una gentilezza

sconfinata,... una gentilezza così finemente cavalleresca... che io non

so come ringraziare,... non so come esprimermi... non so come dimostrar

loro la mia commozione....

_Salvetti_

Ma che commozione! Ma che dimostrare! Lei non deve _(scandendo le

sillabe)_ di-mo-stra-re niente! Noi inaugureremo ben presto la nuova êra

della colonia: l'età dell'oro! E lei _(ad Arturo)_ non deve fare altro

che pensare alle sue nuove prerogative. Sino a oggi, sua moglie è stata

la nostra regina; spetta a lei, marchese di Fontanarosa, di essere il

nostro re!

_Arturo_

_(con graziosità e buona fede)_ E spetta a loro, che io eleggo a

ministri, di prepararmi degnamente il discorso _(accennando un po' il

proprio capo)_... della corona!

_(Tutti ridono, eccetto Anna.)_

_Arturo_

_(continuando)_ E poichè hanno deciso di restare, non stiano più a

disagio. Prego:... si accomodino.... Prego:... non facciano

complimenti.... Seggano!

_Rivoli_

_(sùbito)_ Bravo! Sediamo! _(Sta per sedere sulla poltrona più comoda,

su cui era già pronto ad abbandonarsi.)_

_Salvetti_

_(tirandolo su immediatamente)_ Su! Su, Rivoli! Non è questo il momento

di sedere!...

_Arturo_

_(cerimoniosissimo)_ Ma perchè no?... Io desidero che la mia presenza

non sia d'impaccio a nessuno; io desidero che tutti riprendano le loro

abitudini, liberamente, senza preoccupazioni. Non voglio diventare il

loro _cauchemar_! E appunto perciò _(con la viva speranza di riescire a

mandarli via)_ se in questo momento lor signori preferiscono, come

credo, di ritirarsi, oh!, si servano, si servano pure. Io non mi

permetterò di trattenerli. Avremo tutto il tempo di stare insieme...

stasera... domani... dopodomani....

_Salvetti_

No, no, no, no, no! Noi non vogliamo e non dobbiamo essere insensibili a

tante cordialissime premure. Non se ne parli più, marchese, non se ne

parli più. _(Rivolgendosi agli altri, ad alta voce, e indicando Arturo)_

Una volta che egli lo vuole, facciamo a modo suo! _(Siede.)_

_Arturo_

_(lo guarda con sorpresa.)_

_Rivoli_

Quello che già pensavo io: facciamo a modo suo. _(Siede e si sdraia.)_

_Arturo_

_(lo guarda con sorpresa.)_

_D'Alma_

_(enfaticamente)_ Ah, non è umanamente possibile dirgli di no!

_(Siede.)_

_Arturo_

_(lo guarda con sorpresa.)_

_Dionigi_

È obbligantissimo! _(Siede.)_

_Arturo_

_(lo guarda con sorpresa.)_

_Albenga_

Irresistibile! _(Siede.)_

_Arturo_

_(guardandoli ancora e rodendosi dentro e sforzandosi di fingere un vivo

compiacimento)_ Ecco, ecco.... Così va bene! Così va benissimo! _(Siede

anche lui.)_

_(Ora sono tutti seduti, in riga, di faccia al pubblico, e Arturo è alla

testa della riga.)_

_Anna_

_(li osserva tra il malinconico e il comico.) (Un silenzio.) (Indi,

prende una sedia nell'angolo più lontano della stanza, la trascina con

lentezza e la colloca molto vicina a quella del marito, allungando così

la riga. Siede a sua volta, si piega, tranquillamente, verso di lui, e

gli domanda sottovoce:)_ Be'? Che ne dici?

_Arturo_

_(si piega tranquillamente verso di lei, e, sottovoce, le risponde:)_

Che sciocchi!

_Anna_

Insuperabilmente!

_Arturo_

_(sempre a bassa voce, approvando:)_ Tutti e cinque.

_Anna_

_(nel medesimo tono, confidenzialissima:)_ Tutti e sei.

_Arturo_

_(ha come un lieve soprassalto e si rimette diritto.)_

_Sipario._

ATTO QUARTO

_La medesima stanza. -- È sera. -- Buio._

SCENA I.

ANNA e DIONIGI.

_(Dopo qualche istante di silenzio e di vuoto, Anna vien fuori dalla sua

camera.)_

_Anna_

_(ha in mano un lume, che pone sopra un tavolino. Guarda, inquieta, alla

finestra. S'accosta alla porta comune, e chiama:)_ Antonio!...

Antonio!... _(Poi, tra sè)_ No. Nessuno!... Ritarda molto!... _(Si

avvicina al tavolino, pensa e mormora con rabbia, risolutamente: )_ E

sia!... Egli continua a tradirmi; io comincio a vendicarmi.

_Dionigi_

_(entra dalla porta comune, e, leggero leggero, senza farsi vedere nè

sentire, le si annunzia dandole un bacio sulla spalla.)_

_Anna_

_(voltandosi)_ Oh! Che paura!

_Dionigi_

_(stringendole con effusione ambo le mani)_ Adorabile! Adorata!

_Anna_

Sì, sì, adorabile e adorata, ma siete venuto troppo presto.

_Dionigi_

La fine dell'amore · 第 3 / 4 段