Sono le undici e venti minuti. Ho visto un po' di luce qui.... Non era

il segnale stabilito?

_Anna_

Ah? Questo era il segnale stabilito? O Dio, me n'ero dimenticata! Che

volete! È la primissima volta.... Se non mi ci abituo! E poi, già, con

la mia testa, non riuscirò mai a ricordarmi di certe minuzie... Intanto,

Antonio, il servo, non è ancora di ritorno. Non so.... Io ho un po' di

emozione...

_Dionigi_

Fatevi coraggio.... Giù, al piazzale, ho veduto io stesso che vostro

marito è montato in carrozza con le due valigette....

_Anna_

E non con Antonio?

_Dionigi_

Sì, anche col servo.

_Anna_

L'ho mandato io ad accompagnare Arturo sino alla stazione... per

assicurarmi della partenza: capite?

_Dionigi_

Capisco.

_Anna_

Non si sa mai! E se Antonio non viene a dirmi d'averlo lasciato lì, in

treno, ben dentro un vagone, io non posso chetarmi. Una pusillanimità

insopportabile, non è vero?

_Dionigi_

Io ci trovo, invece, un _cachet_ particolare, che agli occhi miei vi

rende più preziosa!

_Anna_

Senonchè, badate, in me non producono fastidio che i sotterfugi puerili,

i pericoli piccini e lontani.... Essi mi umiliano, e mi fanno diventare

paurosa... Mentre, poi, nell'imminenza d'un pericolo imponente, _(con

molta animazione)_ io sarei grande, sarei un'eroina!

_Dionigi_

_(ha un volontario moto di preoccupazione.)_

_Anna_

... E ciò vi seccherebbe infinitamente!

_Dionigi_

Io non l'ho detto!

_Anna_

Perchè non sarebbe stato molto _chic_ il dirlo....

_Dionigi_

Ma io....

_Anna_

_(interrompendolo)_ Non vi sforzate a protestare. Non c'è scopo! Vi

preferisco come siete: cioè poco adatto ai solenni avvenimenti;

grazioso, galante, superficiale, di quella gaia superficialità tutta

giovanile e tutta sincera che è tanto diversa dalla mia... dietro cui si

nasconde, aimè, un disastro....

_Dionigi_

_(spaventato)_ Quale disastro?!

_Anna_

Non ci badate. Io vi preferisco proprio come siete, più abituato ai

passatempi che all'amore, più esperto di cavalli che di donne, e più

innamorato di voi stesso che di me.

_Dionigi_

Mi giudicate male!....

_Anna_

Non dovreste lamentarvene se, appunto giudicandovi male, io mi sono

decisa... a tutto. Non mi rivolgo forse a voi con la speranza che una

doccia della vostra frivolezza mi dia la salute? _(Prendendoselo a

braccetto confidenzialmente)_ Anzi, sentite, buon Sandro: quando...

qualche nuvoletta mi passerà sulla fronte -- ammesso che ve ne

accorgiate -- il che non credo --, non ve ne impensierite e andate

avanti, sempre avanti!...

_Dionigi_

Sempre avanti!

_Anna_

Intenderete che non può non rattristarmi il fenomeno di questo mio

marito, che si ostina ad essere mio marito e che è poi capace di

lasciarmi in balìa di cinque uomini per recarsi a ripescare una... delle

sue migliori amiche!

_Dionigi_

È poco elegante da parte sua!

_Anna_

Vedendolo partire, ho avuto l'impeto _(con violenza)_ di gittargli sul

viso il biglietto con cui voi, in vista della partenza, mi proponevate

l'appuntamento di stasera....

_Dionigi_

_(allarmandosi)_ Oh!!!

_Anna_

Ma ho pensato che ciò non sarebbe stato....

_Dionigi_

... di buon gusto....

_Anna_

_(dissimulando subito l'amarezza in un falso sorriso)_ Ecco... Ed è

perciò che mi son trattenuta. È innegabile che io non avevo il diritto

di cacciarvi in una tragedia!

_Dionigi_

Certamente no! _(Correggendosi)_ Per un uomo come me -- ne siete

persuasa -- la maggiore noia cagionata da una imprudenza non è nè il

ricevere nè il dare un colpo di spada; ma è, senza dubbio, il

compromettere una donna, una dama come voi. Vi amo, Anna, credetemi. Vi

amo, oramai, _(con ardore)_ e sono e voglio essere tutto dedito a voi:

umile, devoto, pronto a sacrificarvi le mie abitudini, i miei

passatempi....

_Anna_

_(intonandosi a lui, ironicamente)_... i vostri cavalli....

_Dionigi_

_(continuando, in buona fede, con espansione)_ Sì, anche i miei cavalli;

ma, per carità, che mai uno scandalo, mai una tragedia venga ad

offuscare il vostro nome o a far dubitare della mia delicatezza di

gentiluomo!

_Anna_

Vi confesso, mio caro Sandro, che questa vostra scrupolosità di persona

estremamente corretta non era nel programma da me... _sognato_: ma

giacchè, se non mi sbaglio, mi piacete lo stesso,... vada pure per la

correttezza! E,... «_puisque ce n'est qu'un rêve_» -- come dice _la

Belle Hélène --,allons!_»

_Dionigi_

Molto _chic_!

_Anna_

_(tendendo gli orecchi)_ Una carrozza s'è fermata qui vicino. È Antonio

che ritorna.... Respiro. Sarà meglio che il brav'uomo non vi trovi con

me, a quest'ora....

_Dionigi_

Dove volete che mi nasconda?

_Anna_

_(guardandolo con grazia e furberia e indicando le sue stanze)_ Lì!

_Dionigi_

Ah! _(Baciandole le mani)_ Grazie! Grazie!...

_Anna_

_(mettendogliene una sulla bocca)_ No, non mi ringraziate.... Non

sarebbe di buon gusto....

_Dionigi_

Ah, sì, è vero! _(Esce a sinistra.)_

_Anna_

_(chiamando)_ Antonio! Antonio!

SCENA II.

ANNA _ed_ ARTURO.

_Arturo_

_(entrando con brio)_ Ma che Antonio! Sono io.

_Anna_

_(colpita)_ Come! Tu!

_Arturo_

Antonio è rimasto di là. L'ho mandato a dormire.

_Anna_

Non sei partito?!

_Arturo_

_(con schietta spensieratezza)_ Evidentemente, non sono partito. Mi fai

certi occhiacci di maraviglia....

_Anna_

_(imbarazzatissima, ma padroneggiandosi)_ È una cosa abbastanza strana.

Ti sei data tanta pena per prendere il treno di mezzanotte....

_Arturo_

Naturalissimo! Mi premeva di partire.

_Anna_

E poi?

_Arturo_

E poi non mi premeva più. Quasi presso la stazione ho incontrato il

fattorino del telegrafo, il quale s'avviava comodamente a portarmi

quassù un dispaccio. Per fortuna, mi ha visto e mi ha riconosciuto. E

quando ho letto il telegramma,... che era un contrordine... del mio

notaio,... sono tornato indietro. Nè più, nè meno.

_Anna_

E... dov'è questo telegramma?

_Arturo_

_(sorride)_ Ah ah!... Dubiti come di solito? _(Mostrando il dispaccio da

lontano)_ Eccolo qua.

_Anna_

È permesso di leggerlo?

_Arturo_

Perfettamente permesso. _(Quasi glielo porge.)_ Ma non è indispensabile

che tu lo legga. _(Se lo caccia in tasca.)_

_Anna_

Non lo leggerò.

_Arturo_

Di': che avevi pensato? _(In caricatura)_ Ch'io fossi ricorso

all'espediente della falsa partenza per piombarti addosso all'improvviso

e per sorprenderti nell'ora... «dei delitti e degli amori»?

_Anna_

Oh, questo no! Giuro che no. So bene che le cose di questo genere... non

ti _somigliano_. Soltanto, sono convinta che quel telegramma... non è

del notaio.

_Arturo_

Gelosa!

_Anna_

Chi?

_Arturo_

Tu.

_Anna_

Questo ci mancherebbe, adesso!

_Arturo_

Nondimeno, _(le si avvicina, e le carezza il mento)_ tu sei un pochino

in collera con me.

_Anna_

In collera, io, con te?! Non sarebbe di buon gusto.... Cioè, no....

Volevo dire: non sarebbe... giusto.

_Arturo_

_(mettendosela a braccetto)_ Vuoi.... provarmelo di non essere in

collera?

_Anna_

Con entusiasmo; ma... in che modo?

_Arturo_

Me lo domandi?...

_Anna_

Ah!... ho bell'e capito: _io_... invece del... _notaio_.

_Arturo_

Che c'entra il notaio?!

_Anna_

Sì sì... la persona del telegramma, insomma.

_Arturo_

Ma che dici! _(Affettuosissimo, conducendola pian piano verso la porta a

sinistra)_ Se anche sospetti che quel telegramma sia... di una donna, tu

non devi parlare così, perchè non devi ammettere che ti si possa

confondere con nessun'altra donna al mondo!

_Anna_

_(dissimula l'intima acredine e simula la medesima cordialità di lui.)_

Sei troppo buono!

_Arturo_

_(desiderosamente, concretando)_ Dunque?...

_Anna_

_(con trepidazione profonda e preparando il suo piano)_ Sia fatta la

volontà tua! _(Fermandosi di botto presso la porta)_ Però....

_Arturo_

Però?

_Anna_

Io non avevo pensato neanche vagamente che tu avessi organizzata una

falsa partenza per sorprendermi in flagranza di... tradimento. Ma...

questa tua repentina recrudescenza coniugale mi fa pensare adesso ciò

che non avevo pensato prima.

_Arturo_

Perchè?

_Anna_

Perchè... tu hai una voglia matta di entrare in quella camera.

_Arturo_

Sì, non lo nego; ma... per una ragione... molto più allegra.

_Anna_

È inutile, è inutile: più parli e più sento nella tua voce l'ansia e il

tormento di chi, invaso da un dubbio atroce, è avido di vedere, di

cercare, di frugare...

_Arturo_

Ma tu vaneggi! Io non sono stato mai tanto tranquillo come questa sera.

_Anna_

Ebbene... _(si stacca da lui, e, con energia, chiude l'uscio, come ha

fatto al secondo atto, mettendo in evidenza un'emozione da commediante

che nasconde quella vera)_... se desideri ch'io mi persuada d'essermi

ingannata, non entrare in quella camera!

_Arturo_

_(dopo un istante di riflessione, battendosi la fronte e schiamazzando

con giocondità trionfale)_ Ah, perbacco, ci sono! Stai ricominciando la

burletta famosa di quella sera![4]

[4] Da questo punto sino alla fine della scena, l'attore dovrà essere

di una vivacità sconfinata e il dialogo dovrà essere serrato e

scoppiettante.

_Anna_

No....

_Arturo_

Ti dico di sì! Tu mi monti la macchina.... Mi metti dinanzi la

trappola.... Ma questa volta, per quanto è vero che io sono qui, non mi

ci pigli!

_Anna_

Ne sei sicuro?!

_Arturo_

Fatica sprecata!...

_Anna_

Eppure, rifletti un po': che manovra carina sarebbe il fingere una

burletta come te la feci quella sera, per nascondere veramente qualcuno!

_Arturo_

Tu sei una gran furba....

_Anna_

Lo so.

_Arturo_

E dopo questa minaccia, nessun marito resisterebbe alla tentazione di

far capolino lì dentro....

_Anna_

_(sussultando)_ Lo vedi?!

_Arturo_

Ma io..., per non farti divertire a mie spese, non voglio nemmeno

guardarlo quell'uscio! In trappola, mia cara, non ci capito più!... E,

rinunziando a ciò che stasera molto mi sorrideva,... rimando la

continuazione a un'altra volta.

_Anna_

_(rassicurandosi e fingendosi piccata)_ Nulla di urgente, eh?

_Arturo_

_(ride)_ Ah ah ah! L'hai voluto tu! Tienti il tuo seduttore... o il tuo

sedotto.... Io mi rassegno alla mia cameretta da scapolo....

_(Andandosene, ride sempre più forte)_ Ah ah ah....

_Anna_

_(con un sincero scatto nervoso)_ Via, non ridere troppo!

_Arturo_

Non mi ci pigli! Non mi ci pigli! Vado a dormire... coi miei

pensieri.... È la minore punizione ch'io ti possa infliggere. Ah! ah!

ah!... Volevi farmi il _bis_ della canzonatura, volevi? Ma me n'è

bastata una! _(Sulla soglia)_ Io ti saluto,... traditrice!

_Anna_

Va' là.... chè dormirai sulle spine....

_Arturo_

E tu non certo sulle rose! Ah ah ah! _(Ridendo e ridendo, esce a destra,

e chiude l'uscio.)_

_Anna_

_(in un misto di alterigia, di pietà e di disprezzo, resta a guardare

l'uscio chiuso.)_

SCENA III.

DIONIGI, ANNA, ARTURO.

_Dionigi_

_(entra cauto e frettoloso, in preda all'orgasmo, e, accostandosi ad

Anna, pianissimamente le dice:)_ Povera Anna!... Povera Anna mia!... Voi

avete camminato sull'orlo d'un precipizio....

_Anna_

_(piano come lui)_ Ma per far piacere a voi, non ci sono caduta....

_Arturo_

_(di dentro, contemporaneamente, canticchia la nota romanza del_

Rigoletto_:)_

«La donna è mobile,

Qual piuma al vento...»

_Dionigi_

Io temo, per altro, ch'egli lo abbia qualche sospetto....

_Arturo_

«Muta d'accento

e di pensiero....»

_Anna_

Io sono sicura del contrario....

_Dionigi_

_(in gran fretta)_ Ma è bene profittare di questa tregua.... Il mio

dovere, Anna, è di salvare voi a ogni costo. Cercherò di aprire il

cancello,... di scavalcare un muro,... di sottrarmi,... di sparire,

insomma, in un modo qualunque....

_Anna_

_(esterrefatta)_ Ah sì?!

_Dionigi_

A domani, dunque, Anna. A domani.

_Anna_

No, Sandro!... _(Pausa)_.... _(Quasi solenne)_ A mai più!

_Dionigi_

Perchè!?...

_Anna_

Non lo so.... Ma prima che mi salviate, caro Sandro, voglio dimostrarvi

che egli non sospetta di niente. Aspettate lì, un momento solo.... _(Lo

spinge un po' verso il fondo. Poi si avvicina alla camera di Arturo e

chiama:)_ Arturo! Arturo!

_Dionigi_

_(allarmato, agitatissimo)_ Che fate?

_Arturo_

_(continuando il motivo:)_

«La llarà lallà là

La llarà lallà... là»

_Anna_

Arturo, non rispondi?

_Arturo_

_(di dentro, in tono scherzoso)_ Che vuoi, traditrice? Che vuoi?

_Anna_

Bada che ho avuto già il tempo di farlo fuggire....

_Arturo_

Male! Se è fuggito, è un pessimo amante!...

_Anna_

E lo sai tu chi era?

_Arturo_

No, angelo mio, no....

_Anna_

Era... il conte Dionigi....

_Arturo_

_(di dentro, ridendo ancora)_ Ah ah ah! Il più imbecille!

_Dionigi_

_(vivamente offeso)_ Oh!

_Arturo_

Non mi ci pigli! Non mi ci pigli!

_Anna_

_(a Dionigi, molto dappresso, a bassa voce, sottolineando argutamente)_

Avete udito... tutto?

_Dionigi_

_(livido, fremendo d'ira, minaccioso, feroce)_ Ma io potrei!...

_Anna_

_(fredda, imponendogli silenzio)_ Sss! Senza tragedie!... Non sarebbe di

buon gusto!

_Dionigi_

_(frenando la rabbia)_ Addio, Anna! _(Verso la porta a destra rivolge un

gesto di fiera minaccia ed esce rapido dalla comune.)_

_Anna_

_(in una espressione di profondo disgusto, lo segue con lo sguardo;

quindi, prende il lume e, scrollando il capo, si avvia a sinistra per

ritornare nelle sue stanze. Fermandosi un istante, riflette:)_ E dicono

che sia così difficile il serbarsi oneste!...[5]

[5] Nota per l'attrice. L'ultima frase l'attrice dovrà dirla al

pubblico, come nelle commedie antiche.

SIPARIO.

_(Fine della commedia.)_

La fine dell'amore · 第 4 / 4 段