_(interrompendolo a sua volta)_ Niente da rettificare! Questo non vi

nuoce punto, non vi pregiudica... A lui, certo, non avrei permesso di

oltrepassare la soglia della mia casa, e non glielo permetterei mai; ma

a voi... è tutt'altro! Voi, siate il benvenuto nella nostra piccola

colonia... _(Ride)_ Ah ah ah! Avete avuto paura di essere respinto? Via,

rassicuratevi, e lasciate che io compia la presentazione. _(In tono

solenne)_ Il più intimo amico, dunque, di mio marito: il duca... di

Rocca... bruna.

_Arturo_

Ma...

_Anna_

E a voi, duca, ho l'onore di presentare i più _intimi_ amici miei:

Fulvio Salvetti, un medico... prodigioso, Renato Albenga, un

commediografo che voi già dovete conoscere di fama...

_Arturo_

_(benchè il nome gli giunga affatto nuovo)_ Non conosco altro!

_Anna_

_(continuando)_.... Giuliano D'Alma, giovane... spiritualista, il conte

Sandro Dionigi, giovane... molto _chic_, il signor Gustavo Rivoli, un

martire... del bel sesso; e così, a occhio e croce, mi pare che non ce

ne siano più.

_Arturo_

_(rodendosi dentro, e cercando di serbare, nondimeno, un contegno di

superiorità paziente)_ Signori, ben fortunato di conoscerli, ma, vedano,

la marchesa...

_Anna_

_(impedendogli tuttora di parlare)_ La marchesa si fa un pregio di

rendersi interprete dei sentimenti dei suoi amici. Anch'essi, anch'essi

sono fortunatissimi... Siamo tutti fortunatissimi!... Qui, qui la mano,

signor... duca... _(Stringe rabbiosamente.)_ Io gliela stringo per me e

per loro, chè, se dovessero fare i convenevoli uno per uno, si andrebbe

troppo per le lunghe. _(Ride)_ Ah ah ah!

_Rivoli_

_(piano a Salvetti)_ Quei due hanno un urgente bisogno di pigliarsi pei

capelli!

_Anna_

_(con brio pazzesco)_ E come va, come va che siete capitato quassù?

Raccontatemi.... raccontatemi.... Fatemi la diagnosi -- si dice

_diagnosi_, dottore? -- sì, fatemi la diagnosi della vostra grave...

risoluzione. E voialtri..., presto, liberatemi di questo po' po' di

vegetali. Da che sono diventata erbivora come il signor Giuliano, ne

raccolgo avidamente. Una vera frenesia!... Giuliano, Sandro...

movetevi... prendete... adornate la stanza come di consueto...

_Dionigi_

Eccomi, marchesa.

_D'Alma_

_(dolcissimo)_ Mi parrà di guastare la _Primavera_ del Botticelli!

_(D'Alma e Dionigi eseguono.)_

_Anna_

_(continuando vivacissimamente)_ Guastate! Guastate!... E voi dottore,

voi Gustavo, voi Renato, liberatemi del cappello, del bastone, dello

scialle... _(In capriccioso tono bambinesco)_ Dio mio, siate svelti,

siate galanti, non mi fate fare una cattiva figura dinanzi a un

forestiero...

_Albenga_

_(le piglia di mano lo scialle e il bastone e si allontana, osservando

acutamente.)_

_Rivoli_

Pel cappello, faccio io...

_Salvetti_

Faccio io...

_(Si accingono tutti e due a toglierle il cappellino che è fermato ai

capelli con molti spilloni.)_

_(Arturo è presso Anna, e aspetta, ansioso, il momento opportuno per

dirle qualche parola.)_

_(Dionigi e D'Alma distribuiscono i vegetali nei vasi, tra i ninnoli,

intorno ai quadri.)_

_Albenga_

_(piano, a Dionigi e a D'Alma)_ Quell'uomo deve essere stato il suo

amante... A me non sfugge nulla!

_Anna_

_(quasi trattenendo le mani maldestre di Salvetti e di Rivoli)_ Ohi!

Ohi! Poveri miei capelli!

_Salvetti_

Eh!... Si lavora...

_Rivoli_

_(al profumo di lei, sente disciogliersi le ginocchia.)_

_Anna_

Attento, Rivoli! Voi mi cadete addosso. Su! Su!

_Rivoli_ _e_ _Salvetti_

_(insieme)_ È fatta! _(A quattro mani, portano via il cappello e restano

a confabulare con gli altri.)_

_Arturo_

_(piano e vibrato ad Anna)_ Ma perchè questa sciocca fanciullaggine?

_Anna_

_(ugualmente piano e vibrato)_ E voi, perchè questa audacia?

_Salvetti_

_(pianissimo a qualcuno degli altri)_ Parlano tra loro assai

concitatamente...

_Arturo_

_(ad Anna, sommessamente e con forza)_ Io griderò a tutti che son vostro

marito!

_Anna_

_(fredda)_ Gridatelo pure, ma sarete grottesco.... _(Ripigliando a voce

alta il tono brioso)_ Sicchè, voi, duca, non volete raccontarmi niente.

Siete tutto confuso! tutto intontito! Io non vi riconosco più. Vi trovo

trasformato, e anche un po' invecchiato! Anzi, invecchiato, soprattutto.

E, d'altronde, se così non fosse, perchè dovreste voi preferire questo

cantuccio selvatico a tutti i centri della civiltà estiva? Sono forse

spariti Aix-les-bains e Ostenda? Sono sprofondati Viareggio e

Vallombrosa? Sono stati aboliti i _cafés-concerts_ e i circhi equestri?

Insomma, che cosa vi accade? da quale parte del mondo venite? di quale

paradiso siete voi stanco? quali delizie avete abbandonate? quante

donne? quante mime? quante odalische? quanti harem?.. Ma parlate,

parlate....! Perchè non parlate?

_Arturo_

Se parlate sempre voi, marchesa! Avete il punto interrogativo a

ripetizione... come una mitragliatrice. Quando avrete esaurita la

carica, tenterò di parlare io.

_Anna_

Nel vocabolario degli uomini è scritto: «_Parlare_» vedi «_mentire_».

_Arturo_

Allora, per dire tutta la verità, marchesa mia, tacerò.

_Rivoli_

_(a D'Alma, quasi all'orecchio)_ Mio buon signor Giuliano, è il momento

d'andar via.

_Anna_

Ma intanto sedete, duca. Amici miei, aiutatemi a far gli onori di casa.

Una sedia al duca, presto! presto!

_D'Alma, Rivoli, Albenga, Salvetti, Dionigi_

_(prendono ciascuno una sedia e si affrettano ad avvicinarla ad

Arturo.)_

_Arturo_

Oh, grazie!... In ogni caso, _una_ mi basterebbe; ma non serve....

_Anna_

Sono pieni di brio questi signori!

_Arturo_

È evidente. Peccato però che questa sera io non possa goderne più oltre.

Ho fatto un lungo viaggio, ecco; e, del resto, mi pare di aver già

troppo disturbato la... piccola colonia, e non voglio abusarne. Finchè

io non cessi di essere un... intruso, sarà meglio che io non sia neppure

un importuno. _(Rivolgendosi ai cinque)_ Non è vero?

_(Nessuno dice nulla. -- Tutti hanno l'aria di non rispondere, in segno

di ostilità, guardando altrove, atteggiandosi a distratti. Qualcuno

finge di togliersi con le dita un po' di polvere.)_

_Arturo_

Prego, prego: non protestino così energicamente! La loro cortesia e

quella della marchesa non m'impediranno di credere che quando si vive

felici in due... o in sei, colui che giunge terzo... o settimo, non può,

là per là, riescire eccessivamente gradito. Ma non c'è da

impensierirsene, veh! _(Gentilissimo e altero, con un sorrisetto

leggermente canzonatorio)_ Il tempo è buon diplomatico, e vedranno,

vedranno che, a poco a poco, ci accomoderemo! Marchesa... fatelo

intendere voi ai vostri amici che ci accomoderemo. Non sarà del tutto

inutile che essi comincino ad abituarsi a un tal pensiero, perchè...,

tanto, non c'è che fare: io ci sono... e ci resto.

_Anna_

_(con lieve e involontario impeto)_ Ah, questo poi!..

_Arturo_

_(interrompendola con umiltà ostentata)_ Io sono venuto a mettermi ai

vostri piedi, marchesa; e non è colpa mia... se ci si sta così bene!

_(Salutando)_ Signori..... _(Esce.)_

SCENA V.

ANNA, D'ALMA, SALVETTI, ALBENGA, DIONIGI, RIVOLI.

_(Anna resta irritata e concentrata in sè stessa, ruminando sulla

sfacciataggine di Arturo. Salvetti, Dionigi, Rivoli e Albenga si

scambiano occhiate eloquenti e sono d'accordo nella decisione di dover

lasciare in pace la marchesa. Prendono i loro cappelli e si dispongono a

salutarla.)_

_Anna_

_(di scatto)_ Albenga!

_Albenga_

Ai vostri ordini....

_Anna_

Non mi dovevate leggere il settimo atto della vostra commedia?

_Albenga_

Semplicemente il quarto, marchesa.

_Anna_

_(recisamente)_ Leggete!

_Albenga_

_(guardando gli altri con un sorrisetto di orgoglio e di trionfo)_ Per

farvi cosa grata.... _(Depone il cappello, cava di tasca lo

scartafaccio, lo apre, prende posto presso il tavolino su cui sono la

bottiglia e il bicchiere.)_

_Anna_

_(siede, voltando la schiena ad Albenga e pensando in modo visibile a

tutt'altro.)_

_Salvetti_

_(le si accosta di dietro e, serio e prudente, si accomiata)_

Marchesa....

_Anna_

E non volete sentire?

_Salvetti_

Vi dirò.... Io credo che stasera sia arrivato un medico meno...

_prodigioso_ di me, ma più pratico. Per esperimentare me in

un'indimenticabile giornata di nevrosi, vi fu necessario che... un

cavallo vi tirasse un calcio. Per esperimentare lui, sembra vi sia

necessario... che un autore vi legga una commedia. In attesa del

risultato, però, io, provvisoriamente, rassegno le mie dimissioni.

_Anna_

_(alzando le spalle sgarbatamente)_ Albenga, leggete.

_Salvetti_

_(s'inchina ed esce.)_

_Dionigi, D'Alma, Rivoli_

_(in piedi, imbarazzati, confabulano tra loro.)_

_Albenga_

_(legge, scandendo le parole come se ognuna di esse fosse una gemma

dovuta alla più alta ispirazione:)_ «Il palcoscenico rappresenta un

parco incantevole. Nella gran luce meridiana, i fiori appena sbocciati

effondono una fragranza sensuale, quasi palpabile. -- Si ode il ronzio

di una vespa. -- Poi, un lungo, un lunghissimo silenzio.»

_Rivoli_

_(timidamente)_ Perdonate, marchesa, noi vorremmo profittare di questo

silenzio... per salutarvi.

_Anna_

_(vedendo i tre in atteggiamento di commiato)_ Ah? Ve ne andate anche

voi?

_D'Alma_

La vostra anima, Anna, stasera è altrove...

_Anna_

_(in fretta)_ Be', andate a raggiungerla, e tanti saluti da parte mia!

Buona sera, buona sera a tutti!

_Dionigi, D'Alma, Rivoli_

_(s'inchinano insieme, ed escono.)_

_Anna_

_(sta tuttora con la schiena rivolta ad Albenga ed è sempre più

distratta.)_

_Albenga_

_(dopo una breve aspettazione)_ Ci siete, marchesa?

_Anna_

Io ci sono... _(Guardandosi intorno come se solo ora si accorgesse della

partenza di tutti gli altri)_ ... e il bello è che non ci sono che io.

_Albenga_

_(con competenza)_ Le riunioni intellettuali, più sono ristrette, meglio

riescono.

_Anna_

Questa non potrebbe essere più ristretta di così! Vi ascolto.

_Albenga_

_(legge:)_ «Scena prima. Cammilla e Tulio.[3] Essi lentissimamente si

avanzano e seggono presso... una fontana. Cammilla: -- sollevando un

poco il capo -- Era dolce, ieri sera, la vostra voce grigia! -- Tulio:

-- tendendo verso lei il braccio destro -- Perchè, voi, Cammilla, voi

eravate... in me!»

[3] Il raddoppiare la _m_ semplice e il raddolcire le doppie _l_,

pronunziandole come una _l_ sola, sono una leziosaggine fonica

messa in moda da certi esteti da strapazzo.

_Anna_

_(seguendo il corso delle proprie idee)_ In fondo, è una delle solite

malignità!

_Albenga_

Cosa!?

_Anna_

Quella che ha detto il dottore. «È arrivato un medico più pratico»!...

Con quale diritto egli lo asserisce? _(Alzandosi rabbiosa)_ Con quale

diritto?... Leggete. _(E passeggia bruscamente, senza ascoltare.)_

_Albenga_

Leggo, marchesa. _(Legge:)_ «Cammilla: Era dolce, iersera...» Ah, no!...

Questo l'ho letto. _(Cercando:)_ «Tulio... Tulio... tendendo il

braccio»... eccetera... Ah, ecco! _(Legge:)_ «Cammilla: -- Sì, io ero in

voi, io ero in voi, e adesso tutto mi è chiaro. -- Con slancio: -- Nulla

di strano, o Tulio...»

_Anna_

E lo dico anch'io! Nulla di strano! Che c'entra la nevrosi? Arriva un

amico di mio marito all'impensata. Ciò mi secca, m'irrita, mi turba!...

Ma che significa tutto questo? Che significa? Che può significare? Nulla

di strano! Leggete leggete... Leggete, sì o no?

_Albenga_

_(si alza paziente)_ Marchesa, stasera, ve lo confesso, non sono in

vena...

_Anna_

Ora comprendo perchè v'interrompete sempre! Potevate dirmelo prima!

_Albenga_

Se vi fa piacere, leggerete voi stessa! _(Un breve silenzio)_ Me ne

posso andare?

_Anna_

Oh, altro!

_Albenga_

_(versa l'acqua, ne beve solennemente, e saluta con dignità, lasciando

lo scartafaccio sul tavolino)_ Marchesa...

_Anna_

_(senza badargli, lo saluta con la mano)_ Arrivederci, arrivederci.

_Albenga_

Buona notte!! _(Esce.)_

SCENA VI.

ANNA, ANTONIO, ARTURO.

_Anna_

_(tocca il bottone del campanello. Suono interno.)_

_(Antonio comparisce.)_

_Anna_

Antonio!

_Antonio_

Eccellenza?

_Anna_

Presto, chiudete il cancello del giardino e la porta d'ingresso, e

andate a letto.

_Antonio_

_(indugia.)_

_Anna_

Avete inteso? Che aspettate?

_Antonio_

Se vostra eccellenza permette....

_Anna_

Vi ordino di chiudere!

_Arturo_

_(entrando)_ Obbedite alla vostra padrona, Antonio.

_Anna_

_(mordendosi le labbra)_ Ah, no! Adesso, non voglio.

_Arturo_

_(ad Antonio)_ Chiudete bene, togliete le chiavi per maggior prudenza, e

serbatele voi.

_Antonio_

È la mia abitudine.

_Anna_

_(ad Antonio)_ Ve lo proibisco!

_Antonio_

Vostra eccellenza non mi ha comandato appunto di chiudere?

_Anna_

_(irritatissima)_ Meno parole, Antonio!

_Antonio_

_(si allontana, guardando Arturo con la coda dell'occhio.)_

_Arturo_

_(come per un accordo preso, gli fa cenno di chiudere.)_

_Antonio_

_(esce.)_

SCENA VII.

ANNA, ARTURO.

_Anna_

Entrare a quest'ora nella casa d'una signora, così, senza neppure farsi

annunziare, è sconveniente.

_Arturo_

_(tranquillo, e, a un tempo, altero, galante e scherzoso)_ Perfettamente

giusto. _(Siede.)_ Senonchè, voi non tenete conto di una circostanza

piuttosto importante.

_Anna_

Cioè?

_Arturo_

Cioè... che io... sono vostro marito.

_Anna_

Per un marito poi..., giacchè ci tenete tanto a esserlo,... l'entrare a

quest'ora, all'improvviso, nella casa della moglie, è un'imprudenza!

_Arturo_

Giustissimo anche questo. Ma trascurate un'altra circostanza non meno

importante. Ed è... che la moglie... siete _voi_.

_Anna_

Fidate così ciecamente nell'onestà mia?

_Arturo_

Io fido, soprattutto,... nel tuo amore.

_Anna_

Codesta è megalomania, mio caro!

_Arturo_

Che paroloni! Chi te li insegna? Quel dottore?... Ma non è il caso. Si è

amati, perchè si è amati, e non già perchè se ne sia degni. Tu mi ami,

tu mi adori: ecco tutto. Dimostrami il contrario, se puoi.

_Anna_

Io te l'ho dimostrato da un pezzo il contrario!

_Arturo_

E io non me ne sono mai accorto.

_Anna_

Hai dimenticato che non appena mi seppi tradita mi allontanai dal

domicilio coniugale?

_Arturo_

Ma s'intende! Per amore.

_Anna_

Hai dimenticato che lasciai anche la città che tu abitavi?

_Arturo_

Per amore.

_Anna_

E alla tua lettera, alla tua lettera umile in cui mi scrivevi che

saresti venuto a cercarmi e a supplicarmi, non risposi forse seccamente

che ti avrei scacciato?

_Arturo_

Per amore, bambina mia, per amore.

_Anna_

Ah, va benone! Con questi criteri fai presto a convincerti che io mi

strugga per te. Ma il fatto è che tu mi hai trovata qui, sola, in una

campagna disabitata, qui, felice, allegra, indipendente, in mezzo a un

circolo di uomini d'ogni genere, ciascuno dei quali mi ci ha seguita col

solo scopo di farmi la corte!

_Arturo_

Sono in cinque!

_Anna_

Io potrei averne scelto uno.

_Arturo_

Sarebbero andati via gli altri quattro.

_Anna_

Potrei averlo scelto oggi, potrei averlo scelto un quarto d'ora prima

del tuo arrivo....

_Arturo_

Ma che! Il mio arrivo ti ha così commossa!

_Anna_

Non mi ha commossa: mi ha turbata!

_Arturo_

Ti avverto, bambina mia, che ti affatichi inutilmente a suscitare in me

dei sospetti.

_Anna_

_(seccata ch'egli non voglia sospettare e decisa d'indurlo furbescamente

al dubbio, dopo una pausa, si alza, e gli si fa dappresso,

interrogandolo più con gli occhi che con la parola:)_ Dunque... voi non

credete verosimile... che io abbia... un amante?

_Arturo_

Non lo credo verosimile.

_Anna_

_(con una intima rabbietta)_ E non credete possibile che, mentre voi

state a parlarmi con una così stucchevole alterigia, io nasconda lì, lì,

nelle mie camere, un uomo che io ami o che mi piaccia?

_Arturo_

Non lo crederei neppure se lo vedessi.

_Anna_

_(ferocemente minacciosa)_ Arturo!... Arturo!..

_Arturo_

Evvia, non c'è ragione di fremere come una piccola belva in gabbia...

_Anna_

Pensate che se quello che vi sto dicendo fosse vero, nessun marito

sarebbe stato mai più comico di voi.

_Arturo_

Dio buono, se fosse vero, tu non me lo diresti.

_Anna_

_(con una subitanea ispirazione)_ E se io vi avessi detta la verità con

la speranza di farvela parere una menzogna?

_Arturo_

_(si sente colpito, ma dissimula.)_

_(Pausa.)_

_Anna_

_(intende, e, soddisfatta, lo guarda di sottecchi.)_

_Arturo_

_(rasserenandosi di nuovo, sinceramente sorride.)_ Bah! _(Le si accosta,

e le solleva il mento con le dita, come farebbe con una fanciulletta.)_

Non si può essere nel medesimo tempo Desdemona.... e Jago.

_Anna_

_(deliberata a conseguire, comunque, l'intento di tormentarlo, comincia

a mostrare d'essere rassicurata dalla fiducia di lui come se davvero

ella dovesse nascondere qualche cosa a qualcuno.)_

_Arturo_

_(abboccando un po' l'amo, senza confessarlo a se stesso)_ Per essere

Jago, bambina bella, si ha da avere, per lo meno,... la testa a posto.

Non hai pensato che io ho avuto agio di vedere uscire dalla tua casa,

uno per uno, i tuoi adoratori?

_Anna_

_(continuando il giuoco)_ Tutti e cinque... naturalmente...

_Arturo_

Ma sì... tutti e cinque...

_Anna_

E li avrete anche visti giungere... tutti e cinque... sino alla porta

dell'albergo...

_Arturo_

_(scosso)_ Proprio sino alla porta dell'albergo, no... Non potevo

mettermi alle loro calcagna. Ma che monta?

_Anna_

Oh, certo!... Che monta...? Una volta che siete sicuro ch'essi sono

usciti di qui,... non avete bisogno di sapere null'altro. Questo è un

particolare esauriente. _(Pausa.)_ Ebbene, se è così,.. buona notte!

_Arturo_

_(lievissimamente preoccupato)_ «Buona notte»!?

_Anna_

È tardi. È ora di andarvene.

_Arturo_

Andarmene, io! Lo dici per ischerzo. Antonio, che ci è devoto,... era

d'accordo con me, e ha chiuso, indubbiamente, porta e cancello. Non

vorrai constringermi a svegliare quel brav'uomo,... a umiliarmi dinanzi

a un domestico... D'altronde, perchè non concedere a me, per una notte,

l'ospitalità che, in campagna, avresti il dovere di offrire a ogni più

estraneo forestiero?

_Anna_

_(sempre lasciando scorgere di stare sui carboni ardenti e ostentando la

difficoltà di sembrare disinvolta)_ Sì... ma... come fare?... Di là

_(indica a destra)_ non c'è che una stanzaccia senza mobili... che non

si può abitare... Volete vederla?... Completamente vuota! E di qua

_(indica a sinistra)_ c'è il mio quartierino, così angusto... che...,

per decidermi ad accogliervi un forestiero, non so davvero quali...

connotati lillipuziani dovrebbe avere costui. _(Con artificiosa

perplessità e relativa disinvoltura, chiude l'uscio della sua camera.)_

In conclusione, sono dolente, ma non posso!

_Arturo_

_(osserva e diventa più preoccupato)_ Eppure, io scommetto che se

facciamo insieme una breve perlustrazione nel quartierino angusto,

troveremo come risolvere questo problema.

_Anna_

_(simulando, con vigile furberia, uno scatto involontario)_ Ma io non vi

permetterò di perlustrare!

_Arturo_

Non esageriamo, non esageriamo... _(Inquieto)_ Bambina mia, tu me lo

dovrai permettere.... _(Cercando di fingersi ancora calmo e galante)_ In

qualità di... defunto marito, non è eccessivo ch'io abbia il

desiderio... postumo... di cacciare uno sguardo nei segreti della mia

vedovella.

_Anna_

_(con tono incalzante e con atteggiamento serissimo, sempre più felice

ch'egli càpiti nel tranello)_ Arturo! Non vi ostinate in questo

desiderio...

_Arturo_

_(perdendo la pazienza)_ Anna! Non vi ostinate a prolungare una burletta

che sta per divenire fastidiosa per voi e per me...

_Anna_

_(mostrandosi assai agitata)_ Difatti, sta per divenire fastidiosa... E

io vi supplico di troncare...

_Arturo_

Sì, tronchiamo! _(Andando risolutamente verso la porta)_ Io debbo

entrare in quella stanza....

_Anna_

_(nascondendo l'intima gioia nella tragicità apparente e mettendoglisi

dinanzi per impedirgli di entrare)_ Voi non ci entrerete!

_Arturo_

_(acceso d'ira)_ Ah, basta, vivaddio! _(Le afferra un braccio.)_

_Anna_

No! Non voglio! Non voglio!...

_Arturo_

Ma sono io che lo voglio!...

_Anna_

No, Arturo! Per pietà, no, no!...

_Arturo_

E vi giuro, Anna, vi giuro _(scostandola con violenza)_ che ci entrerò!

_Anna_

_(getta un grido.)_

_Arturo_

_(si precipita nella camera.)_

_Anna_

_(battendo le mani bambinescamente, raggiante di esultanza)_ Gliel'ho

fatta! Gliel'ho fatta! Gliel'ho fatta! _(E resta a spiare, ansiosa.)_

_(Un silenzio.)_

_Arturo_

_(rientrando, si ferma, annichilito.)_

_Anna_

_(nel vederlo, scoppia in una risata sonora)_ Ah ah ah! Ah ah ah!...

_Arturo_

_(non sa egli stesso se è più arrabbiato del tiro birbone o più

compiaciuto della innocenza di lei)_ Non c'è che dire... Ci sono

cascato!

_Anna_

_(ridendo più forte)_ Ah ah ah!... Ah ah ah!

_Arturo_

Un capogiro... Un'istantanea allucinazione, e mi sono lasciato

prendere... Mi darei degli schiaffi!...

_Anna_

_(ridendo a crepapelle)_ Ah ah ah!... E siete voi che un momento fa non

credevate possibile ch'io nascondessi un amante? Ah ah ah! Ah ah ah!

Siete voi che dicevate che neppure vedendolo ci avreste creduto?... Ah

ah ah!... Che ridere! che ridere!.. Tutto sommato,... un marito può

anche essere una cosa molto divertente! _(Si abbandona come stanca su

una sedia.)_

_(Un silenzio.)_

_Arturo_

Se ti pare di aver riso abbastanza, vorrei proporti di parlare un poco

sul serio.

_Anna_

Esattamente quello che io volevo proporre a voi.

_Arturo_

Io ho avuto dei torti...

_Anna_

Nientemeno che una confessione?!

_Arturo_

Questo l'ho sempre confessato. Ma se fui... piuttosto colpevole, ho poi,

in compenso, tollerato tutte le bizzarrie della tua emancipazione senza

misura e senza freni, e ho scontati i miei torti mettendomi a viaggiare

il mondo, solo e derelitto!

_Anna_

_(interrompendolo)_ Come se il mondo non fosse pieno di donne!

_Arturo_

Sarà pieno di donne, ma io non ne ho trovata neppure una!

_Anna_

Guarda che combinazione! Io invece non riesco a trovare un uomo!

_Arturo_

Allora, mi sono detto...

_Anna_

_(interrompendolo)_ «Meglio quella che niente».

_Arturo_

Ma nossignora! Mi son detto: _(con gentilezza affettuosa)_ «meglio...

ricominciare da capo». _(Insinuante)_ Anna, conveniamone: dal punto di

vista sociale, io sono stato punito... Altre punizioni non ne merito...

Ciò che possiamo fare di più logico è di ricominciare da capo,

veramente. Vedi:... la notte... il silenzio della campagna... e questa

dolce aria balsamica... sono le circostanze più propizie che si possano

desiderare. _(Pausa.)_ Vuoi?...

_Anna_

Eh!... Lo so.... La notte... il silenzio della campagna... il balsamo

dell'aria... due anni di separazione!... Bella forza! È facile di

vincere una donna così. È facile!... Se anche io fossi una fortezza,

potrei... come si dice?... potrei capitolare... per mancanza di viveri.

E io, che non poso a casta Susanna, non raccapriccerei mica a questo

pensiero. Oh, no! Ma riflettete: è un matrimonio quello che contate di

riorganizzare o è un _faux ménage_? Un matrimonio, nevvero?... E dunque,

Arturo, ve ne prego, siate saggio. Se proprio intendete di ricostruire

l'edifizio matrimoniale, aspettate... che io venga a voi. E se il nuovo

edificio ha da essere... di carta, fate che la responsabilità pesi tutta

intera su me, affinchè voi, in ogni caso, possiate dirmi: «Sei tu che

l'hai voluto!» Mi comprendete?

_Arturo_

In parola d'onore, no. Tu dovresti scrivere dei libri. Nessuno ti

capirebbe, e così diventeresti celebre. Ma, per accontentarti,

_(sospira)_... aspetterò!

_Anna_

_(festosissima)_ Intanto... io non pretendo che voi andiate a umiliarvi

dinanzi a un vecchio servo. La notte è breve; voi resterete in questo

salotto; e il marchese di Fontanarosa è così perfetto cavaliere che sarà

lieto di rispettare i limiti dell'ospitalità che gli concedo.

_Arturo_

In questo salotto?!... Solo... come un cane?!

_Anna_

Tra le braccia... di una poltrona!

_Arturo_

Ci vuol altro, ci vuole!

_Anna_

_(ripigliando il suo tono birichino e affaccendandosi gaiamente)_ Anzi,

anzi... voglio preparare io stessa il vostro letto... Lasciate fare a

me... _(Al tavolino su cui sono lo scartafaccio di Albenga e una

lampada, avvicina una delle poltrone più comode.)_

_Arturo_

Ma no, non ti dar pena, non ti dar pena...

_Anna_

Lasciate fare a me... _(Congiunge alla poltrona una sediolina

tappezzata, formando una_ dormeuse.) Così!... Così!... Benissimo...

_(Spegne i lumi, eccetto quello che è sul tavolino, e piglia un paralume

a ombrello)_ Preferite la mezza luce o l'oscurità completa?

_Arturo_

Eh,... tanto... è lo stesso! Nella mia situazione!...

_Anna_

Facciamo la mezza luce?

_Arturo_

_(condiscendente)_ Facciamola pure.

_Anna_

_(pone il paralume sulla lampada, e indica la poltrona)_ E ora, qua!

_Arturo_

La fine dell'amore · 第 2 / 4 段