Io dico lo stesso in sostanza, perchè tutte le donne, quando

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ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME TERZO

DON PIETRO CARUSO -- *LA FINE DELL'AMORE* --

FIORI D'ARANCIO -- TRAGEDIE DELL'ANIMA.

3ª EDIZIONE.

REMO SANDRON -- Editore

Libraio della Real Casa

MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States

of America.

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PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per

tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di

Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni

senza il consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico

17 Settembre 1882)_.

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United

States of America.

Off. Tip. Sandron -- 148 -- I -- 290514.

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LA FINE DELL'AMORE

_Satira in quattro atti_

Rappresentata per la prima volta al _Sannazzaro_ di Napoli dalla

Compagnia _Leigheb-Reiter_ nel _maggio del 1896_.

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INDICE

ATTO PRIMO

ATTO SECONDO

ATTO TERZO

ATTO QUARTO

PERSONAGGI:

_Marchesa Anna Di Fontanarosa_, 22 _anni_

_Marchese Arturo Di Fontanarosa_, 35 _anni_

_Il Dottor Fulvio Salvetti_, 39 _anni_

_Giuliano D'Alma_, 30 _anni_

_Il Conte Sandro Dionigi_, 24 _anni_

_Renato Albenga_, 35 _anni_

_Gustavo Rivoli_, 40 _anni_

_Antonio_, vecchio servo

_Filippo_, giardiniere

Epoca: verso il 1890.

_La scena rappresenta il salotto del villino abitato della marchesa di

Fontanarosa, in una campagna non frequentata da villeggianti. Nella sua

grande eleganza, questo salotto ha qualche cosa di campestre e di

capriccioso._

_Nessun divano, ma seggiole e poltrone di tutte le dimensioni.

Sgabelletti civettuoli, quadri, statuine, mobili varii, tavolini con su

ninnoli, fiori, giornali. La camera è di forma ottagonale, e però lo

spettatore ne vede, naturalmente, cinque pareti. Una porta alla parete

destra, una alla parete sinistra, una porta a due battenti alla parete

centrale, in fondo, con tendine da potersi distendere su tutto il vano.

La porta maggiore, che dà adito alla sala d'ingresso, si apre in una

delle pareti collaterali a quella del centro. Nell'altra parete

collaterale si apre un finestrone ampio, dal quale si scorgono i rami

degli alberi del giardino contiguo e le tinte tenui e vaporose del

cielo._

N. B. -- _Tre poltrone, tra le altre, in prima linea devono

formare una specie di gradazione: la seconda poltrona deve

essere più bassa e più comoda della prima; la terza più bassa e

più comoda della seconda: esse serviranno a_ _Rivoli_, _nella

prima scena del 1º atto. È anche necessario che l'uscio della

camera di_ _Anna_ _si apra in fuori, sul palcoscenico (e ciò

servirà ad_ _Anna_ _per le scene culminanti del 2º e del 4º

atto) e che le portiere siano dentro, cioè nelle quinte._

ATTO PRIMO

SCENA I.

_Il dottor_ SALVETTI, _il conte_ DIONIGI, GIULIANO D'ALMA, RENATO

ALBENGA, GUSTAVO RIVOLI, _poi_ ANTONIO.

_(Tutti sono seduti, con aria di persone di casa. Giuliano D'Alma ha un

libro in mano, e legge estasiato. Renato Albenga ha in mano un taccuino

ed un lapis con cui scrive. Il più appartato è Gustavo Rivoli.)_

_Salvetti_

_(ad Albenga)_ Non perde tempo il nostro drammaturgo!...

_Albenga_

Eh!

_Salvetti_

Scrivete sempre?

_Albenga_

Butto giù degli appunti. Noialtri artisti psicologici siamo gli

apparecchi sismografici dell'umanità.

_Salvetti_

Scusate se è poco!

_Dionigi_

_(Si alza, si avvicina a uno specchio e comincia a tormentare la sua

cravatta.)_

_Albenga_

Noi osserviamo tutto. Valutiamo tutto. In ogni più piccolo movimento,

l'uomo ha per noi una rivelazione.

_Salvetti_

Attento! Attento!

_Albenga_

Che è?

_Salvetti_

Occhio al conte Dionigi! Egli è dinanzi a uno specchio. Chi sa quante

cose può rivelare!...

_Albenga_

_(disdegnosamente, continua a scrivere.)_

_Dionigi_

_(sincero)_ Io rivelo che questa cravatta non va con questo colletto.

_Salvetti_

Che disgrazia!

_Dionigi_

Sì, sì, mi sento infelice! Ed è una cravatta di Boivais!

_D'Alma_

_(entusiasticamente, sempre con gli occhi sul libro)_ Oh, bella! Molto

bella!

_Dionigi_

_(mirandosi)_ Bellissima, ma ci vorrebbe un altro colletto! _(Torna a

sedere.)_

_D'Alma_

_(a Dionigi)_ Ma che colletto?!... Parlavo di questa pagina, che è

stupenda. Sentite voi, dottor Salvetti.

_Salvetti_

Son tutto orecchi.

_D'Alma_

_(legge ritmicamente)_ «La caducità della materia implica l'imperfezione

dell'amore carnale. Ciò che è costituito da una combinazione chimica e

che è destinato a dissolversi non può essere la sede dell'amore. _(Con

enfasi)_ Due esistenze che si _amano male_ sono due linee convergenti,

ma quando la donna...

_Antonio_

_(venendo dalla porta a sinistra)_ Si sta vestendo... e viene subito.

_(Attraversa la stanza ed esce dalla porta comune.)_

_D'Alma_

_(leggendo)_... e l'uomo _si amano bene_, le loro esistenze sono due

linee parallele, le quali non s'incontrano che all'infinito. Ed ecco

l'amore spirituale ed eterno, ecco la perfezione!».

_Albenga_

Ho già messo io qualcosa di simile in bocca al protagonista del mio

dramma psicologico _«la Vittoria»_.

_Dionigi_

_(un po' distratto)_ Io, una volta, avevo un _yacht_ che si chiamava

così. Filava sedici nodi all'ora con vento fresco.[1]

[1] _«Con vento fresco»_, in gergo nautico, significa: con vento

vivace.

_Albenga_

_(alzando le spalle)_ Oh! _(Scrive di nuovo.)_

_Salvetti_

_(a Dionigi)_ Voi invece, con la marchesa, filate anche senza vento...

_D'Alma_

Dunque, dottore, non vi va questa specie d'amore?

_Salvetti_

Grazie, no. Non ne prendo. Ma lo consiglio spesso agli altri: «soluzione

di amore spirituale». È una delle mie ricette.

_Rivoli_

_(pigramente)_ Per quali malattie?

_Salvetti_

Per la vostra, ad esempio.

_Rivoli_

Ma io sto benone. _(Si alza con lentezza da una poltrona e si sdraia in

un'altra più bassa e più comoda: la sua schiena è alquanto curva e le

sue gambe sono visibilmente fiacche nelle giunture.)_

_Salvetti_

Si vede!

_Rivoli_

Che si vede?

_Salvetti_

Una schiena e due gambe che sembrano di pasta frolla.

_Rivoli_

Dovreste vederle alla prova!

_Salvetti_

Non ci tengo.

_Rivoli_

Per invidia?

_Salvetti_

Forse.

_Rivoli_

Difatti, la marchesa vi ha già qualificato: «astemio».

_Salvetti_

Meglio.

_Dionigi_

Non vi fidate, Rivoli. Il dottore è come un buon cavallo da corsa

montato dal più astuto dei fantini. Lungo la pista, ha l'abitudine di

lasciarsi distanziare, ma _«tiene la corda»_, come diciamo noi, e

all'ultimo giro, in vista del palo d'arrivo, guadagna terreno. Voi lo

quotate dieci contro uno; ma io, se faccio da _book-maker_, nella

peggiore previsione, lo do alla pari.

_Salvetti_

Risparmiatevi questa pena, perchè io non corro.

_Dionigi_

_Play or pay_, dottore!

_Salvetti_

Questo non so che significa, ma non importa! Il certo è, giovanotto mio,

che sulle piste femminili, il palo d'arrivo muta di posto a seconda

delle condizioni fisiologiche d'una donna. Non si tratta di correre; si

tratta di aspettare. Nella vita di lei c'è sempre un quarto d'ora in cui

non si ha che a stendere la mano per afferrarla... come un frutto

maturo.

_Dionigi_

Oh, oh, dottore! Poco elegante tutto questo, poco di buon gusto! Poco

_comme il faut_!

_Salvetti_

Ma molto vero.

_D'Alma_

Io sostengo che è assurdo!

_Albenga_

_(con importanza)_ Nè assolutamente vero, nè assolutamente assurdo. Sono

fenomeni che io ho approfonditi. Il quarto d'ora della vulnerabilità

arriva ma esso è determinato da una influenza, da un fluido, da una

forza fascinatrice...

_Rivoli_

_(si alza lentamente e si sdraia meglio in un'altra poltrona anche più

bassa e più soffice, stendendo le gambe sopra uno sgabello e

respirando:)_ Ah!

_Albenga_

_(continua)_ E questa forza, signori miei, può essere la bellezza, può

essere la bontà, può essere l'astuzia, può essere... non spetterebbe a

me il dirlo... ma può essere, ed è, spesse volte, l'arte...

_Rivoli_

Dio buono! Meno teorie e più fatti!

_Salvetti_

E dire che sono i fatti quelli che vi hanno liquidato!

_Rivoli_

Uhm! Non ancora.

SCENA II.

ANNA, SALVETTI, DIONIGI, D'ALMA, ALBENGA, RIVOLI.

_Anna_

_(sporgendo la testa dalla porta a sinistra e nascondendo il capo dietro

la portiera, chiama:)_ Conte Dionigi!

_Dionigi_

_(alzandosi subito)_ Marchesa? _(Tutti s'alzano e s'inchinano.)_

_Anna_

Per un vestito d'amazzone, in campagna, che colore mi consigliereste?

_Dionigi_

_(cercando di vedere)_ Se potessi indovinare...

_Anna_

Ah, no! Dovete essere... indipendente.

_Dionigi_

Ebbene, il grigio.

_Anna_

E voialtri?

_Albenga_

Io direi il _bleu_. C'è una mia protagonista che si veste così.

_D'Alma_

Il color Valkiria, marchesa!

_Anna_

Non c'è! E voi, dottor Salvetti?

_Salvetti_

Le donne a cavallo mi sono odiose in tutti i colori.

_Anna_

Orso!

_Salvetti_

_(paziente)_ Orso.

_Anna_

Uno!... Due!... E tre!... _(Viene fuori d'un salto e si ferma.) --

(Risatina.)_ Eccomi qua! _(Indossa un vestito d'amazzone grigio. Porta

in mano guanti, frusta e cappellino.)_ Conte, non siete voi che avete

indovinato il mio colore, sono io che ho indovinato il vostro.

_Dionigi_

Molto inglese! _(Analizzando seriamente il vestito di lei)_ Molto

_chic_! molto _chic_!

_Anna_

A voi! _(Stendendo il braccio)_ Si procede al baciamano.

_(Tutti si dispongono in fila come dinanzi allo sportello d'un

bigliettinaio, aspettando il loro turno._

_La Marchesa resterà ferma col braccio teso, ed essi le si accosteranno

l'uno dopo l'altro, ordinatamente.)_

_Dionigi_

_(le prende la mano e gliela bacia con estrema eleganza.)_

_Albenga_

_(gliela bacia guardando lei con occhi pieni di pensieri importanti.)_

_D'Alma_

_(le solleva le dita con le dita e timidamente indugia accostandovi la

bocca.)_

_Anna_

Coraggio, signor Giuliano, coraggio!

_D'Alma_

Non ne ho mai quando so di profanare quello che tocco. _(Le sfiora le

dita con le labbra.)_

_Rivoli_

_(che era già dietro a Giuliano D'Alma, aspettando il suo turno)_ Io ne

ho sempre quando so di toccare quello che profano. _(Le bacia la mano

avidamente e vorrebbe continuare.)_

_Anna_

_(ritirando il braccio)_ Ho sentito, ho sentito!

_Salvetti_

_(con subitanea risoluzione)_ Per conto mio, rinunzio.

_Anna_

_(con lieve moto di dispetto)_ Lo so che siete astemio!

_Rivoli_

_(a Salvetti)_ Non ve l'ho detto, io?

_Dionigi_

Sicchè, il programma di oggi, marchesa, è indicato dalla vostra

_toilette_?...

_Anna_

Come? Non s'era già stabilito d'andare a cavallo sino al laghetto e di

fare colazione alla _Capannella d'oro_?

_Dionigi_

No, marchesa...

_Anna_

Oh, che testa! che testa che ho io! Ma è spaventevole! _(Ride)_ Ah ah

ah! Intendo. L'avrò sognato... Da che sono in campagna non faccio che

sognare!

_D'Alma_

_(con dolcezza poetica)_ Come me.

_Rivoli_

_(con un rimpianto di cupidigia lasciva)_ Come me.

_Anna_

E sapete, per esempio, l'altra notte che sognai? Sognai... d'averlo

finalmente trovato.

_Rivoli_

Chi?!

_Anna_

Non so bene chi, ma era _lui_! Era lui, era proprio lui, era proprio

quello che viceversa cerco da due anni _(declamando per celia)_ e che

forse non troverò giammai. _(Risatina.)_

_Albenga_

_(con aria di competenza)_ Marchesa, dalle mie osservazioni mi risulta

che le mogli, che hanno il vostro temperamento, sono avide di libertà,

ma non possono vivere che di tirannia. Esse fuggono il marito, sì, come

faceste voi, ma cercano un altro tiranno.

_Anna_

_(seria)_ Aimè! Mio marito non è stato neppure un tiranno.

_Dionigi_

E poi non sarebbe mica di buon gusto. Voi, marchesa, _ça va sans dire_,

avete il diritto di cercare uno schiavo...

_Rivoli_

Un amante, che diamine!

_Salvetti_

Un «reagente»!

_D'Alma_

Un'anima... parallela!

_Anna_

_(con umorismo)_ L'anima parallela non mi dispiacerebbe. Ma tutte queste

distinzioni sono di ordine secondario. Io cerco, purtroppo, quel che è

più raro e più irreperibile, al giorno d'oggi, sulla faccia del mondo.

Io cerco... un uomo!!

_Tutti_

Eh?!!

_Rivoli_

_(non si regge più sulle gambe si ritrae indietro e siede sul bracciuolo

di una poltrona.)_

_Anna_

A voi pare una cosa facile?... V'ingannate. Per gli uomini, si sa, tutti

gli uomini sono uomini. Ma per noi donne, è diverso! _(Risatina)_ Ognuna

di noi non ammette che un uomo solo: quello che sa conquistarla. Orbene,

amici miei, non potete disconoscere che, ai tempi nostri, la galanteria

è divenuta molto diffusa, ma punto tentatrice. Ricordate, eh?, tutta

quella numerosa schiera di giovanotti che in città ingombravano il mio

salotto? Io vi domando: quale poteva essere per me un vero

conquistatore? Dieci di essi mi facevano la corte per vendicarsi dei

fiaschi ottenuti con le mie nemiche; altri dieci me la facevano per

farla... alle mie amiche, ed era un po' come quel grazioso giuoco,

quello che voi, conte, conoscete così bene...

_Dionigi_

_(stupidamente)_ Il _bézigue_?

_Anna_

Ma no!... Un giuoco di bigliardo...

_Dionigi_

Ah! La _carambole_...

_Anna_

Benissimo!... la carambola: urtarne _due_ per non fermarsi,

possibilmente, a nessuna... E quelli, poi, che mi facevano la corte per

non farla che a me, avevano un'aria così indolente, così pigra, così

stanca -- peggio di Rivoli, veh!...

_Rivoli_

_(si dirizza d'un subito in piedi, a guisa d'una molla.)_

_Anna_

_(continuando)_... che non avrei osato di sceglierne uno senza sentire

il dovere di dirgli: «Scusi l'incomodo». _(Ride)_ Ah ah ah! Almeno, qui,

in questo eremitaggio, non ci sono che io. Marchesa di Fontanarosa a

tutto pasto! Voi potete giocare a... carambola sul mio bigliardo; ma nel

mio salotto non più; ed io _(scherzosa)_ posso contare sulle vostre

intenzioni, perchè..., mettiamo le cose a posto,... se siete riuniti in

questo recondito angolo del mondo, significa che mi ci avete seguìta!

_Tutti, meno Salvetti_

-- Naturale!...

-- Senza dubbio!...

-- È vero!...

-- È evidente!

_Salvetti_

Domando scusa, marchesa: io non vi ci ho seguita: io vi ci ho

incontrata.

_Anna_

Ma ci rimanete.

_Salvetti_

Ci rimango...

_Anna_

E non ci rimanete forse per me?...

_Salvetti_

In qualità di medico.

_Anna_

Ma io non sono malata.

_Salvetti_

La vita di una donna senza marito è sempre una malattia!...

_Anna_

Che voi non sapete curare...

_Salvetti_

Mi ci provo.

_Anna_

_(pungente)_ Ma non ci riuscite!

_Dionigi_

_(mettendo la mano sul petto all'uso schermistico.)_ «Toccato», dottore!

_Salvetti_

_(condiscendente)_ «Toccato».

_Anna_

_(con solennità gioconda, salendo sopra uno sgabbelletto)_ Si mette ai

voti il programma della gita a cavallo!

_Dionigi_

Accettato all'unanimità!

_Albenga, D'Alma, Rivoli_

_(insieme)_ All'unanimità!

_Salvetti_

Meno uno!

_Anna_

Peggio per quell'uno.

_Salvetti_

_(a Rivoli, guardandogli le gambe)_ Come!! Ci andate anche voi a

cavallo?

_Rivoli_

E perchè non dovrei andarci?

_Salvetti_

Avete un bel fegato!

_Anna_

Conte, mi cedete il vostro _Black boy_?

_Dionigi_

Mi permetterei piuttosto di offrirvi la mia cavallina. _Black boy_ è

troppo duro di bocca e devo lavorarmelo io. Se mi date licenza, vado io

stesso a insellare _Lady Florence_.

_Anna_

E gli altri?

_Dionigi_

Noleggeremo i bucefali del Santoro.

_Albenga_

Ma sin là c'è una tappa di un chilometro.

_Anna_

Ci andrete voi, Rivoli.

_Rivoli_

... Con piacere.

_Anna_

E presto, eh?

_Rivoli_

Volo, marchesa. _(Si allontana, sforzandosi, invano, di affrettare il

passo, ed esce.)_

_Anna_

Abbiate pazienza, Albenga: andateci voi pure, perchè Rivoli non mi

sembra molto disposto a volare.

_Albenga_

Vi servo, marchesa. _(Esce.)_

_Dionigi_

Io corro alla scuderia.

_Anna_

Grazie.

_Dionigi_

Prego... _(Esce.)_

_Salvetti_

_(accomiatandosi)_ Ed io, giacchè ho da restar solo, vado a fare un po'

di onesta colazione.

_Anna_

Superfluo il dirvi, dottore, che durante la mia assenza voi siete

padrone della mia casa come di solito. Qui, troverete seggiole a sdraio,

libri, giornali illustrati: tutte cose di cui difetta il vostro

alberghino, esageratamente campestre.

_Salvetti_

Troppo buona, marchesa. Profitterò. _(Via.)_

SCENA III.

ANNA _e_ D'ALMA.

_D'Alma_

_(è lontanissimo da lei, in un canto della stanza, nel suo atteggiamento

di sognatore.)_

_Anna_

_(siede.) (Un silenzio.)_ E voi?

_D'Alma_

Io... deploro!

_Anna_

_(schiettamente curiosa)_ Che deplorate?

_D'Alma_

Quello che qui accade.

_Anna_

È strano! A me pare che non accada proprio niente.

_D'Alma_

_(serafico)_ Non siete voi, Anna, la farfalla intorno a cui scherzano

dei bambini più o meno insidiosi?

_Anna_

_(un po' imitandolo)_ E non siete voi, Giuliano, uno dei bambini più o

meno insidiosi che scherzano intorno a questa farfalla?

_D'Alma_

Oh, no!... Io la guardo! Io l'ammiro!... Ma la mia mano non oserebbe mai

di ghermire quelle ali agitate vertiginosamente da una così gentile

inconscienza.

_Anna_

Mai?!

_D'Alma_

Mai! _(Siede.)_

_Anna_

_(risatina)_ Converrete che c'è del metodo in tutto questo.

_D'Alma_

Attribuireste voi a me, come agli altri, un volgare calcolo...

maschile?!

_Anna_

Volgare, non so; ma, via, maschile... credo di sì.

_D'Alma_

_(con accento drammatico)_ Quale inganno è il vostro!!

_Anna_

_(di scatto)_ Cosa?!

_D'Alma_

Anch'io, è vero, sono vissuto nella corruzione. Anch'io sono stato

vittima dell'abbrutimento che col pretesto degli istinti... coinvolge

l'umanità!... Ma quando ho conosciuto voi, creatura eletta, minacciata

dalla corrente malefica, io ho avuta nausea di me stesso. La mente mia

ha concepito la salvezza di un affetto inestinguibile; e ha visto,

luminosa, la possibilità di eliminare l'errore, di sollevarsi dal fango

e di correggere perfino i così detti istinti...

_Anna_

_(spalancando tanto d'occhi)_ Ah?!

_D'Alma_

E d'allora in poi, Anna, il miraggio della mia vita si è elevato; e,

vagheggiando le estasi purissime delle anime che s'incontrano

all'infinito, io non ho desiderato che il godimento di un amore

perfetto, casto, immateriale!...

_Anna_

_(lo guarda, sorpresa, attonita. Indi, dissimulando nell'ammirazione uno

strano dubbio)_ E... ditemi: sono certamente io... la _sola donna_ che

vi abbia ispirato un amore... di questa specie?

_D'Alma_

La sola!!!

_Anna_

_(con orgoglio entusiastico foderato d'ironia)_ È una grande

sodisfazione! _(Pausa. Poi, con burlesca volubilità, alzandosi)_ E se

per caso fossi stata vostra moglie?

_D'Alma_

_(imbarazzatissimo)_ Non mi sono mai permesso di rivolgermi una simile

domanda.

_Anna_

Ah, già! Dimenticavo che, dati i vostri ideali, non ci sono più mogli...

e, soprattutto, poi, non ci sono più mariti. _(Sospirando)_ Io, invece,

sono molto maritata! _(Risatina)_ Perchè le mogli separate dai loro

mariti possono sentirsi più maritate delle altre?

_D'Alma_

_(confuso)_ Marchesa... come volete che lo sappia io!?

_Anna_

Avete ragione! Nondimeno, il perchè è così semplice! Un marito, anche se

intrinsecamente abbominevole, stando lontano, vale sempre più di quanto

varrebbe se stesse vicino. Sono due anni che mio marito.... è separato

da me. Da questo punto di vista, io comincio a sentirmi maritatissima!

_D'Alma_

_(dopo una reticenza)_ Lo amate?

_Anna_

_(contraffacendolo)_ Lo amavo! _(Un silenzio. Poi, ride un po')_ Ah ah!

_(Mutando di nuovo e sedendo)_ Vi compiacereste di darmi dei

chiarimenti?

_D'Alma_

Su che?

_Anna_

Sulla... «correzione degli istinti»?

_D'Alma_

Volentieri. _(Pausa)_ Avete voi letto Tolstoi della prima maniera?

_Anna_

Io ho letto... per esempio, _Nanà_, di Zola...

_D'Alma_

Ma non è precisamente lo stesso!

_Anna_

Be', che dice il vostro Tolstoi della prima maniera?

_D'Alma_

Ecco... _(Fruga nelle saccocce e ne cava parecchi libri.)_

_Anna_

Lo avete sempre in tasca?

_D'Alma_

Sempre! È uno dei miei compagni prediletti. _(Sceglie uno dei libri, lo

apre e lo dà ad Anna, mostrandole una pagina)_ Leggete qui.

_(Soavemente)_ È modernissimo!

_Anna_

_(dopo aver letto un po')_ Uh! Guarda guarda guarda!... Voi, per amarmi

così sublimemente, non mangiate che erba?!

_D'Alma_

Non vi fermate a certi particolari, vi prego.

_Anna_

E con questa igiene voi siete sicuro... delle estasi purissime?!

_D'Alma_

_(sorridendo con tristezza)_ Comprendo! A voi sembra che la facilità con

cui io mi lascio andare a queste conversazioni intime _(con disgusto)_

sia, per lo meno, un avanzo del materialismo comune. Ebbene, io vi

mostrerò che so e posso trionfarne. _(Con energia)_ Da solo a sola con

voi, Anna, io non mi troverò... mai più!

_Anna_

_(con latente stupefazione)_ Me lo promettete?...

_D'Alma_

_(con gravità)_ Ve lo prometto!

_Anna_

_(con lieve trasparenza comica)_ Siete immenso!...

_D'Alma_

Grazie!

_Anna_

Non c'è di che.

_(Un silenzio.)_

_D'Alma_

Ed ora, _(alzandosi)_ se non m'inganno, ci siamo detto tutto!

_Anna_

E sfido io! Che altro ci potremmo dire?!

_D'Alma_

Arrivederci...

_Anna_

Arrivederci...

_D'Alma_

Ma... _(fa un gesto complicatissimo e solenne ricordante la risoluzione

presa.)_

_Anna_

_(imitando caricatamente il gesto di lui)_ Oh,... siamo intesi!...

_D'Alma_

_(assorto, si allontana. Presso la porta, si trova a faccia a faccia con

Salvetti: ne ha un soprassalto di fastidio, ed esce fuggendo.)_

SCENA IV.

ANNA, SALVETTI.

_Salvetti_

Sono di troppo?

_Anna_

Ma che «di troppo»! Non vedete che se ne va?

_Salvetti_

_(restando sulla soglia)_ Io ritengo di essere di troppo appunto quando

non c'è nessun altro.

_Anna_

Quando non c'è nessun altro dovreste piuttosto ritenere di non essere...

sufficiente. Avanti, avanti! _(Mettendosi con cura il cappellino)_ Io

aspetto ansiosamente questi cavalli e questi cavalieri. Ben presto vi

lascerò. Non abbiate soggezione di me. Sdraiatevi in una seggiola a

bracciuoli, leggete i vostri giornali, fate il vostro chilo

comodamente...

_Salvetti_

Per obbedirvi.... _(Siede in una poltrona presso il tavolino e sceglie

qualche giornale.)_

_Anna_

Del resto, la vostra colazione, è durata pochino. _(Dopo aver messo il

cappellino incomincerà ad infilare i guanti.)_

_Salvetti_

Come il vostro colloquio con Giuliano.

_Anna_

Preciso.

_Salvetti_

_(con gli occhi sul giornale)_ Una bistecca e un po' di frutta: ecco la

mia colazione.

_Anna_

Un po' di frutta, senza la bistecca: ecco il mio colloquio. Mi do

anch'io all'erba!...

_Salvetti_

Lo avete... bocciato?

_Anna_

Chi?

_Salvetti_

Giuliano.

_Anna_

Non l'ho neppure esaminato.

_Salvetti_

Sicchè, è soppresso.

_Anna_

Perchè sopprimerlo? È un gentile giovane.

_Salvetti_

Certo.

_Anna_

Alquanto... vaporoso. _(Fa lo stesso gesto complicato che ha fatto

dianzi.)_

_Salvetti_

Spiritualista e vegetariano.

_Anna_

_(sincera)_ Quel che c'è di più moderno, sapete.

_Salvetti_

E chi lo nega? Molto moderno, e quindi niente affatto... esigente.

_Anna_

Ah, questo sì!

_Salvetti_

Compiango lui e compiango anche voi.

_Anna_

Credete che per una donna sia così penoso l'essere saggia?

_Salvetti_

Credo solamente che sia meno penoso il non esserlo.

_Anna_

_(dopo una pausa)_ Dottore...

_Salvetti_

_(leggendo)_ Marchesa?

_Anna_

Disturbo?

_Salvetti_

Anzi.

_Anna_

_(avvicinandosi con amichevole dimestichezza)_ In confidenza,... secondo

voi, chi è che potrebbe farmi oltrepassare i confini della saggezza?

_Salvetti_

_(subito)_ Chiunque.

_Anna_

_(offesa)_ Come?!

_Salvetti_

Lasciatemi finire. Chiunque... sapesse _chiedere_... nel momento

propizio.

_Anna_

_(allontanandosi stizzita)_ Eccoci alle solite insolenze!

_Salvetti_

_«Pulsate, et aperietur vobis»_ scrisse uno che se ne intendeva.

_Anna_

Non capisco di latino!

_Salvetti_

Sono io qui apposta per tradurvelo. «Picchiate e vi sarà aperto». La

condizione del «momento propizio» non c'è nel testo; ma... oh Dio!... si

legge tra le linee. _(Alzandosi)_ E io vi dimostrerò che...

_Anna_

_(interrompendolo esasperata)_ Basta! Basta! Basta! Non mi irritate di

più. Coi vostri quarant'anni suonati, dovreste giudicarmi meno

superficialmente. Le condizioni speciali della mia vita non possono

escludere, è vero, la probabilità, vicina o lontana, d'una dedizione; ma

da questo a quello che dite voi, ci corre! ci corre!

_Salvetti_

Io dico lo stesso in sostanza, perchè tutte le donne, quando stanno per

cadere, credono in buonissima fede di trovarsi nelle _condizioni

speciali_ che non solo giustificano ma esigono la caduta. E penso io

forse che esse abbiano torto? Oibò! Io non faccio che applicare a voi

una legge naturale, comune a tutta la femminilità militante: -- «non

sono veramente sagge che le donne a cui non si chiede niente».

_Anna_

_(scattando)_ Badate, però, che possono essere sagge, malgrado loro,

anche quelle a cui si chiede troppo!

_Salvetti_

Io vi auguro che s'indovini sempre la misura giusta della richiesta.

_Anna_

Ed io auguro a voi che s'indovini sempre la misura giusta del rifiuto!

_(Presa dalla rabbia)_ Siete un impertinente!... Siete disgustevole!...

Siete insopportabile! Siete mostruoso! _(Batte a terra i piedi d'una

seggiola, e poi vi siede. -- Una lagrimuccia spunta nei suoi occhi.)_

_Salvetti_

_(sorridendo sotto i baffi)_ Calmatevi, via, ve ne prego, calmatevi...:

tanto più che _(guardando alla finestra)_ sta per arrivare il conte...

in un magnifico costume di occasione.

_Anna_

Io ho bisogno di graffiare qualcuno!

_Salvetti_

Profittate di me, marchesa, perchè, col conte, non c'è da cavarsi di

questi capricci. Quello lì è troppo ben fatto: si guarda e non si tocca!

SCENA V.

DIONIGI, ANNA, _e_ SALVETTI.

_Dionigi_

_(in un pretto costume di sportsman, entrando elegante e brioso)_

Marchesa, le cavalcature sono pronte.

_Anna_

_(bisbetica)_ Finalmente! Di chi vi siete occupato, sinora? Della vostra

_toilette_? Credevo che non veniste più. Non mi direte, spero, che il

fare aspettare una signora sia _«molto chic!»_

_Dionigi_

_(confuso)_ Marchesa...

_Anna_

Il vostro braccio, subito!

_Anna_

_(senza badare a Dionigi e senza metterglisi al braccio, si rivolge al

dottore, seccamente:)_ È deciso dunque che non ci venite?

_Salvetti_

Ne sono dolente, ma è proprio deciso.

_Anna_

È permesso di saperne almeno la ragione?

_Salvetti_

È una ragione... pedestre: non so andare a cavallo.

_Anna_

Imparerete.

_Salvetti_

Troppo tardi!

_Anna_

Cascherete.

_Salvetti_

Ah!... Troppo presto!

_Anna_

_(a Dionigi)_ Conte, il vostro braccio...

_Dionigi_

Sono qui a offrirvelo, marchesa...

_Anna_

_(mettendoglisi a braccetto con violenza e quasi trascinandolo via)_

Diventate scortese anche voi!

_Dionigi_

Io?!

_Anna_

Mi dareste una smentita?!

_Dionigi_

No!

_Anna_

Una smentita a me? A me?!

_Dionigi_

Ho detto di no, ho detto di no.

_(Escono.)_

SCENA VI.

SALVETTI _solo, poi_ ANNA, DIONIGI, ALBENGA, D'ALMA, RIVOLI.

_Salvetti_

_(segue con lo sguardo, sempre un po' sorridendo, Anna e Dionigi. Siede

di nuovo presso il tavolino, borbottando:)_ Alla vedetta, dottore, alla

vedetta!.. _(Riflette un poco. Riprende il giornale.)_

_(Giunge di lontano un brusio. Sono le voci confuse di Rivoli, Albenga,

D'Alma, Dionigi. Poi si distinguono alcune parole loro e i lamenti di

Anna.)_

_(Di dentro:)_

_Dionigi_

Incredibile! Incredibile!

_D'Alma_

Ma non così, vi prego, non così!

_Rivoli_

Andiamo adagio, santi numi!

_Albenga_

Voi, Rivoli, non potete!... Lasciatela tutta a noi...

_Anna_

_(dolorosamente)_ Ahi ahi ahi ahi ahi!

_Salvetti_

_(tra sè)_ Ma che cos'è? Questi sono lamenti della marchesa! _(Corre

verso la porta comune e si ferma spaventato)_ Oh, diavolo!

_(Entrano Rivoli, Albenga, Dionigi, D'Alma, trasportando Annna, che ha

gli occhi socchiusi e agita un po' le braccia stringendo in una mano la

frusta.)_

_Salvetti_

Qui, qui, su questa poltrona....

_Rivoli_

_(che sostiene il maggior peso)_ Io non ne posso più!

_Dionigi_

Assolutamente incredibile!

_(Adagiano Anna sopra una poltrona. -- Agitazione generale.)_

_Rivoli_

_(mettendosi una mano sulla schiena e lasciandosi cadere su una sedia)_

Sono morto!

_D'Alma_

Un po' d'acqua!... Ella sviene!

_Albenga_

Meglio un po' d'aceto!...

_Dionigi_

_(cavando di tasca una boccettina)_ Questa è una bottiglia di _smelling

salts_. Eccellente!

_Anna_

_(lamentandosi)_ No... non voglio nulla... non voglio nulla... Ahi ahi

ahi ahi ahi!

_Salvetti_

_(con urgenza)_ Ma si può sapere sì o no che è accaduto?

_Albenga_

Pare che _Lady Florence_ le abbia tirato un calcio degno di un mulo.

_Salvetti_

È orribile!

_Dionigi_

Ed è stranissimo!...

_Anna_

_(tenendo sollevato un piedino)_ Ahi ahi ahi ahi!

_Salvetti_

Marchesa... marchesa... Dove siete stata colpita?

_Anna_

_(lamentosamente)_ Giù... giù...

_Salvetti_

Al piede, eh?... Dite, marchesa: al piede?

_Anna_

_(con un fil di voce)_ No... non precisamente al piede...

_Salvetti_

_(sconcertatissimo)_ Non precisamente al piede?!

_Gli altri_

_(sconcertatissimi)_ Non precisamente al piede?!!

_Salvetti_

E come si fa?!

_Anna_

Ahi ahi ahi ahi! Che spasimo!

_Salvetti_

Del resto, ella soffre, e io debbo compiere il mio dovere!

_D'Alma_

Mi meraviglio di voi!

_Dionigi_

Non sarebbe di buon gusto, dottore!

_Albenga_

Sarebbe una mancanza di riguardo!

_Salvetti_

Ma voi siete matti! I medici non hanno occhi!

_Rivoli_

Questo è vero!

_Anna_

Dottore, pregateli voi di allontanarsi...

_Salvetti_

Avete udito? A ogni minuto che passa il suo stato si aggrava!... Via!

Via tutti! Ve lo chiedo in grazia! Ve lo comando!

_Gli altri_

_(mormorando, si allontanano mal volentieri e vanno nella stanza

attigua, in fondo.)_

SCENA VII.

SALVETTI, ANNA.

_Salvetti_

_(vivamente preoccupato, chiude la porta e torna ad Anna, premuroso.)_

_Anna_

_(a un tratto, salta in piedi graziosamente.)_

_Salvetti_

_(trasecolato)_ Eh?!

_Anna_

Sss.... Silenzio.

_(Parleranno tutt'e due a voce molto bassa.)_

_Salvetti_

E lo spasimo?

_Anna_

Niente spasimo! Ho voluto mandare a monte la gita senza far capire che

non ne avevo più voglia.

_Salvetti_

E il calcio di _Lady Florence_?

_Anna_

L'ho inventato io nel momento in cui nessuno mi guardava.

_Salvetti_

Eppure, questa gita l'avevate proposta voi. Vi ci sareste divertita!

_Anna_

Mi annoiavo di divertirmi, ecco. E tutto per colpa vostra. Solamente voi

avete l'abilità di mettere i miei nervi in agitazione.

_Salvetti_

_(dissimulando la compiacenza)_ Me ne dispiace molto, e se potessi

rimediare...

_Anna_

Parlate piano, e aiutatemi, almeno, ad accreditare la menzogna.

_Salvetti_

Va bene, ma io sospetto che quei curiosi stiano a spiare dietro

l'uscio....

_Anna_

Andate un po' a guardare dal buco della serratura...

_Salvetti_

_(sulla punta dei piedi, va in fondo, esclamando a voce alta:)_ Oh,

povera marchesa! Povera marchesa! _(E guarda dal buco della serratura.)_

_Anna_

_(frattanto, si lamenta)_ Ahi ahi ahi ahi!

_Salvetti_

Il nemico è lontano. Ma per maggiore precauzione... _(Tira le tendine

sull'uscio.)_

_Anna_

No, no: che fate?

_Salvetti_

I buchi... sono i traditori della scienza! _(Ritornando a lei)_ Ora

potete essere sicura che il segreto professionale non escirà da questa

camera.

_Anna_

Di quanto tempo avreste bisogno per compiere il vostro dovere, se

veramente io avessi ricevuto il calcio?

_Salvetti_

Di due o tre ore.

_Anna_

Che esagerazione!

_Salvetti_

Facciamo... un'ora e mezzo.

_Anna_

Ma che dite! Voglio sbrigarmi, io.

_Salvetti_

Non posso mostrare di essere così frettoloso nell'esercizio delle mie

funzioni.

_Anna_

Dieci minuti, e non più! Per un dottore di vaglia come voi, dovrebbero

bastare.

_Salvetti_

_(rassegnato, con intenzione significativa)_ E basteranno!

_Anna_

_(disinvolta, senza sottintesi e senza preoccupazioni)_ Come

impiegheremo noi questi dieci minuti?

_Salvetti_

_(si guarda attorno per un moto istintivo, e poi le si avvicina,

tormentandosi i baffi nervosamente)_ Come li impiegheremo?... Non

sarebbe il caso di cominciare... il tentativo di quella famosa cura, di

cui voi, sinora, non mi avete creduto capace?

_Anna_

_(sorpresa, costernata e severa, indietreggiando un po')_ Che cosa vi

salta in mente, dottore?

_Salvetti_

_(con voce stranamente commossa)_ Marchesa, perchè turbarvi così?... Di

che temete? _(Le si accosta di più, guardandola tutta)_ Di che temete?

_Anna_

Io non temo di nulla... Ma desidero di chiamare i vostri amici...

_Salvetti_

Voi non lo farete... Sarebbe un'imprudenza grave. Sarebbe la denunzia

della vostra finzione; e questa finzione sarebbe poi per me una

_réclame_, che non è certamente ciò che vi sta più a cuore.

_Anna_

_(presa dal panico)_ Sì, ma il vostro contegno... la vostra voce... i

vostri sguardi... le vostre parole... Insomma, dottore, o la smettete...

o io li chiamo!

_Salvetti_

È una minaccia legittima, lo so. Ma se io da questa minaccia mi

lasciassi disarmare, _(accalorandosi)_ voi, mia bella ammalata, di qui a

poco mi dareste forse del collegiale, e a chi si è dato del collegiale

non c'è più niente da dare... nè di peggio, nè di meglio!...

_Anna_

_(quasi tremante)_ Dottore, non fate lo sciocco, e non insistete...

_Salvetti_

Io insisto, marchesa, perchè questa è la crisi. È la crisi! I dieci

minuti volano... _(Accalorandosi maggiormente)_ Voi siete incantevole...

Voi siete irresistibile... E io, per non avere scrupoli di coscienza

_(si slancia come per afferrarla)_, voglio giuocare tutto per tutto!

_Anna_

_(furibonda, colpendolo con la frusta)_ E avete tutto perduto anche

prima di giuocare!

_Salvetti_

Ahi! _(Si tocca il braccio colpito.)_

_Anna_

_(chiamando vivissimamente)_ Rivoli, Albenga, Dionigi, Giuliano! Venite,

venite subito!... Venite tutti!

_Salvetti_

_(tra sè, mordendosi le dita)_ Mi sono sbagliato!

SCENA VIII.

ANNA, SALVETTI, RIVOLI, ALBENGA, DIONIGI, D'ALMA.

_(Essi in fretta irrompono e restano lì, trepidanti allibiti.)_

_D'Alma_

Anna....

_Albenga_

Marchesa.

_Dionigi_

Marchesa....

_Rivoli_

Un altro guaio!?...

_Anna_

_(appena essi compariscono, nasconde nella comicità la propria

concitazione)_ Cos'è?! Che avete con quelle facce così bianche?...

_Rivoli_

Eh!... Abbiamo sentito chiamarci in un certo modo.... Capirete.... Ci

siamo allarmati....

_Anna_

Allarmati? _(Ride)_ Ah ah ah!... Questa è carina! E di che? Perchè?

Tenevo a farvi partecipare alla mia lieta meraviglia, alla mia gioia, al

mio entusiasmo.... Non mi vedete? _(Mostrandosi ben diritta in piedi)_

Cinque minuti fa soffrivo -- ... soffrivo abbastanza, credetemi -- e,

adesso, vi garantisco che sono... _completamente guarita_. Oh, l'energia

del nostro dottore è stata come l'acqua sul fuoco! Miracolosa!!

_Salvetti_

_(rodendosi dentro e ostentando modestia)_ No, non mi elogiate troppo,

marchesa... In fondo poi non si trattava... non si trattava che di

una... piccolezza; e sono io... sono io che debbo alla... docilità

vostra la fortuna di potere annunziare che tutto... mi è riuscito

estremamente facile.

_Anna_

_(agli altri)_ Come è modesto!

_Rivoli_

_(piano ad Albenga)_ Che diamine sarà accaduto qui dentro?!

_Anna_

E, intanto, amici miei, se me lo permettete, io mi ritiro un poco nelle

mie stanze. Ma s'intende che voi non vi moverete di qui. Più tardi, vi

offrirò da colazione... Tutta erba!... So io quello che dico! Anche a

voi, dottore... Ah no, scusate, mi pare che voi... avete già preso

qualche cosa....

_Salvetti_

Sì, veramente... io ho preso qualche cosa... _(Si tocca il braccio.)_

_Anna_

Comunque sia, non vi sottrarrete, spero, alle congratulazioni e ai

festeggiamenti che vi spettano. Vorrei essere espansiva io pure, ma non

trovo le parole... Gli è che sono un po' stanca d'emozioni....

Considerate: non capitano ogni giorno il calcio d'un cavallo... e il

prodigio di un dottore. Per ora, festeggiatelo voi, amici miei,

festeggiatelo bene. Egli se lo merita!... _(Una pausa.)_ _(Si avvia

verso le sue stanze.)_

_Rivoli_

_(vedendola camminare)_ Difatti... c'è da portarlo in trionfo! Io stento

a credere ai miei occhi... Voi non zoppicate nemmeno, marchesa!

_Albenga_

Ma bravo, bravo, dottore!... Un vero prodigio!

_Dionigi_

Decisamente, siete molto forte!

_Anna_

Fortissimo!

_Salvetti_

_(sorride verde.)_

_Anna_

_(passando davanti a D'Alma, che sta a contemplarla poco discosto dalla

porta, e imitando con grazia burlesca la solita intonazione serafica di

lui, lo interroga:)_ E voi, Giuliano, non vi congratulate col dottore?

_D'Alma_

_(malinconicamente sospirando)_ Penso con dolore, Anna, che non avrei

saputo fare... quello che ha fatto lui!

_Anna_

Lo credo, io! _(Pausa. Indi, salutando tutti e indugiando in una

profonda riverenza esagerata)_ A fra poco, signori.

_D'Alma, Dionigi, Albenga, Rivoli, Salvetti_

_(si trovano in fila, a eguale distanza fra loro, e s'inchinano

simultaneamente, dicendo insieme:)_

Marchesa!

_Rivoli_

_(nell'inchinarsi, ha una puntura alla schiena e vi porta su la mano,

facendo una smorfia di dolore.)_

_Tableau!_

_Sipario._

_Disposizione dei personaggi:_

ANNA D'ALMA DIONIGI RIVOLI ALBENGA SALVETTI

ATTO SECONDO

_Lo stesso salotto. -- È sera. -- Lumi accesi._

SCENA I.

ANTONIO, ALBENGA, RIVOLI, SALVETTI, DIONIGI.

_(Tutti e cinque in smocking.) (Sopra una consolletta sono cinque

cappelli di forme diverse.)_

_Albenga_

_(è nel mezzo del salotto col suo scartafaccio in mano, guardando in

alto come un ispirato e gesticolando. Poi, con solennità, ad Antonio,

che comparisce dalla porta comune:)_ Recate una bottiglia d'acqua e...

un bicchiere con un po' di zucchero.

_Antonio_

_(Esce.)_

_Albenga_

_(ancora riflette e gesticola.)_

_Rivoli_

_(entrando dalla porta centrale con una stecca da bigliardo in mano,

immediatamente si lascia cadere sulla prima seggiola che trova. Indi, ad

Albenga:)_ È una pantomima?

_Albenga_

Studiavo... il valore della voce in certe frasi.

_Rivoli_

Gesticolando come un muto!?

_Albenga_

Caro mio, la voce... io la penso. In ogni vibrazione vocale c'è un lembo

dell'anima!...

_Salvetti_

_(di dentro)_ Giacchè la marchesa è fuori, Albenga, venite a giocare

anche voi.

_Albenga_

_(con alterigia)_ Non ho mai giocato al bigliardo, dottore.

_Salvetti_

_(di dentro)_ C'è qui il conte che fa da maestro a tutti.

_Albenga_

E sia! _(Arrotola lo scartafaccio, lo infila in una tasca, e, uscendo

dal fondo, ripete a Rivoli:)_ C'è un lembo dell'anima!... È chiaro?

_Rivoli_

È chiarissimo.

_Dionigi_

_(di dentro)_ E Rivoli dove s'è cacciato? Dov'è, dov'è questo Rivoli?

_Salvetti_

_(entrando, anche lui con una stecca in mano, e vedendo Rivoli)_ Eccolo

lì!... Non c'è da illudersi: lo stare in piedi non è più affar vostro!

_Rivoli_

Vengo, vengo. _(Si alza mal volentieri, e, parlando col dottore a voce

bassa, esce dal fondo con lui)_ Dottore, scherzo a parte, volevo dirvi:

ci credete voi alla cura dell'impiccagione per rinvigorire la spina

dorsale?[2]

[2] Per rinforzare la spina dorsale si fa la cura della sospensione con

la macchina Charcot.

_Salvetti_

L'impiccagione? _(Col gesto analogo)_ Ma sicuro che ci credo!...

SCENA II.

ANTONIO _e_ ARTURO.

_Antonio_

_(vibrante di giubilo, entra dalla porta comune portando un vassoio con

la bottiglia di acqua e col bicchiere e si lascia passare dinanzi il

marchese Arturo di Fontanarosa_.) Per di qua, per di qua, eccellenza.

_Arturo_

(si avanza guardando con curiosità.)

_Antonio_

_(posa il vassoio su un tavolino che è quasi nel centro del salotto.)_

Mi pare veramente un miracolo! _(Tutto commosso)_ E che vostra

eccellenza sia mille volte benedetta se è venuta a far la pace con la

mia padrona!

_Arturo_

Facciamole intanto una sorpresa, Antonio. Non dirle che sono arrivato...

_Antonio_

Anche volendo, non glielo potrei dire, perchè non è in casa. È uscita

verso sera.

_Arturo_

_(consultando il suo orologio)_ E non torna ancora?

_Antonio_

Oh! non c'è paura di nulla. Qui le vogliono bene anche le pietre della

via. Tutti questi contadini dicono che è la loro reginella.

_Arturo_

E tu, vecchio, che fai?

_Antonio_

Io, dal giorno in cui la padrona volle allontanarsi da vostra eccellenza

e partì per Napoli -- che brutto giorno! -- sono stato sempre agli

ordini suoi, e qui, in campagna, faccio un po' di tutto, eccellenza: da

maggiordomo, da cuoco, da cameriera se occorre... perchè, ecco..., donne

attorno, la padrona non ne ha volute... Ci sono, è vero, la moglie e la

figliuola di Filippo il giardiniere che, all'occasione, si prestano -- e

come si prestano! -- ; ma da che furono viste in giardino, l'una dopo

l'altra,... a parlare troppo lungamente con un signore che ha la schiena

un po' curva e le gambe poi... che Dio gliele guardi!..., anche quelle

due donne lì, per ordine della padrona, ci bazzicano di rado in casa....

_Arturo_

Son cose che non mi riguardano.

_Antonio_

Come comanda vostra eccellenza....

_Arturo_

Ma qui c'è gente: vedo dei cappelli.

_Antonio_

Cappelli di uomini, eccellenza. Sono... i cappelli... degli amici...

della signora marchesa.

_Arturo_

E dov'è che stanno?

_Antonio_

Sono di là, e giocano al bigliardo.

_Arturo_

Quando la marchesa è assente!?

_Antonio_

Sicuro. Il cancello del giardino e la porta d'ingresso non si chiudono

che di notte; ed essi entrano a tutte le ore, vanno, vengono, siedono,

si alzano, fumano, leggono,.... fanno tutto, insomma.

_Arturo_

Ah, sì?

_Antonio_

Però, eccellenza, spiegamoci...: _(timidamente)_ la padrona è sempre un

modello di...

_Arturo_

_(severissimo)_ Non vi ho chiesto delle informazioni, di cui non ho

bisogno. _(Pausa.)_ _(Guarda di nuovo i cappelli, e, prendendoli uno

alla volta, li conta)_ Uno... due... tre... quattro... cinque!

_Antonio_

Eccellenza, sì.

_Arturo_

Non c'è male!

_(Di dentro, risa di tutti.)_

_La voce di Dionigi_

Più a destra, più a destra, e colpo sotto!

_La voce di Salvetti_

Bazzica, signori, bazzica!

_(Si ride ancora.)_

_La voce di Dionigi_

Molto chic, dottore!

_Voci degli altri, insieme_

-- Ma bene, benissimo!

-- Un'altra, adesso...

-- Un'altra....

_(Le risate si rinnovano.)_

_Arturo_

_(ad Antonio)_ Ma questa non è una casa, questo è un _club_!

_Antonio_

Si divertono.

_Arturo_

Me ne accorgo.

_Antonio_

Devo annunziar loro che è arrivata l'eccellenza vostra?

_Arturo_

Ma è gente che conosco?

_Antonio_

No, eccellenza...

_Arturo_

E allora lascia stare. Sarebbe un bell'imbarazzo per tutti. Aspetterò

tranquillamente che la marchesa ritorni.

_Antonio_

Ha comandi da darmi, vostra eccellenza?

_Arturo_

_(con circospezione e con importanza)_ Senti. Mi giungeranno qui lettere

e telegrammi.... Tu mi capisci, eh? La marchesa non deve veder nulla,

non deve saper nulla....

_Antonio_

_(tentennando il capo)_ Sempre lo stesso!...

_Arturo_

_(con sincera pretensione)_ Non c'è che fare, vecchio mio! Finchè nel

mondo ci sarò io, le donne non faranno voto di castità. Va, va.

_Antonio_

_(esce, borbottando.)_

SCENA III.

ARTURO, RIVOLI, DIONIGI, SALVETTI, ALBENGA, D'ALMA.

_Arturo_

_(sedendo a suo agio)_ Aspettiamo.

_Rivoli_

_(sporge il capo di tra le tendine, e, scorgendo Arturo, che non ha mai

visto, spontaneamente esclama:)_ Ohè, ohè!

_Arturo_

_(si volta.)_

_(La testa di Rivoli sparisce.)_

_(Dopo qualche istante, a una a una, compariscono le teste di Salvetti,

di Dionigi, di D'Alma, di Rivoli, di Albenga: quella di Rivoli nel

mezzo, e le altre quattro distribuite simmetricamente a destra e a

sinistra di ciascuna tendina, due sopra e due sotto.)_

_Rivoli_

_(più col fiato che con la voce)_ E chi è quello lì?

_Dionigi, Salvetti, Albenga, D'Alma_

_(uno dopo l'altro, pianissimo)_

-- Chi è?

-- Chi è?

-- Chi è?

-- Chi è?

_Arturo_

_(si volta.)_

_(Le teste spariscono.)_

_Arturo_

(tra sè) Ah ah! Il _club_ è in agitazione. (Finge di nulla e col

bastoncino tortura il pavimento.)

_Albenga_

_(entra con ostentata disinvoltura per osservare chi sia e che cosa

faccia colui. Gli passa dinanzi, salutando appena)_ Signore....

_Arturo_

_(rispondendo al saluto)_ Signore....

_Albenga_

_(siede, cava di tasca il suo taccuino, e si mette a scrivere.)_

_Rivoli_

_(entra, e fa lo stesso giretto)_ Signore...

_Arturo_

Signore... _(Seguendolo un po' con lo sguardo)_ Ah, quello del giardino!

_Rivoli_

_(si abbandona sopra una poltroncina, appoggiando i piedi a una sedia, e

quindi accende un sigaro.)_

_Arturo_

_(guardandolo meravigliato, come per una rappresaglia, appoggia i suoi

piedi sopra uno sgabelletto.)_

_Salvetti, Dionigi e D'Alma_

_(entrando, si scandalizzano dell'atteggiamento confidenziale di Arturo.

Gli girano intorno, parlano tra loro a voce bassa, assumono un'aria

altezzosa, l'osservano con la coda dell'occhio e lo salutano

impercettibilmente col capo, dicendo, tutti e tre, a fior di labbro:)_

Signore...

_Arturo_

_(ricambiando il saluto senza neanche accennare ad alzarsi)_...

Signori...

_Salvetti_

Stia, stia comodo...

_Dionigi_

Non si disturbi.

_D'Alma_

_(siede molto comodamente, cava di tasca un libro e legge.)_

_Salvetti_

_(si sdraia e accende un sigaro.)_

_Dionigi_

_(siede a cavalcioni d'una seggiola, e accende una grossa sigaretta

preziosa.)_

_(Ora, sono tutti seduti, in ordine sparso, in modo che Arturo si trova

circondato da loro, a debita distanza.)_

_Salvetti_

_(a voce alta, tenendo d'occhio Arturo)_ A quanto pare, la nostra

marchesa ci tradisce?

_Arturo_

_(ha un lieve moto interrogativo.)_

_D'Alma_

_(sospirando)_ Ella adora il chiaro di luna!

_Albenga_

Aveva espresso il desiderio di sentire il mio quarto atto; e quindi noi

avremmo il dovere di andarla a cercare.

_Dionigi_

Ma no! Ma no! È molto di buon gusto che una signora faccia tutta sola

queste piccole escursioni. E poi, ella non ha voluto neppure che io le

facessi da guida!

_Rivoli_

_(con voce sottile e stanca)_ La mia opinione schietta è... che noi non

dobbiamo muoverci di qui.

_Salvetti_

Per altro, è assai tardi, e io comincio a preoccuparmi seriamente.

Facciamo così: vado io a rintracciarla...

_Dionigi_

_(vivamente)_ Ebbene, no! O tutti, o nessuno!

_D'Alma, Albenga, Salvetti, Dionigi_

_(si alzano agitandosi e accalorandosi, sempre intorno ad Arturo.)_

_D'Alma_

Allora, tutti.

_Albenga_

Tutti, tutti.

_Rivoli_

Nessuno! nessuno! nessuno!

_Salvetti_

Oh, perdinci! Ognuno si regoli come vuole! Io ci vado!

_Albenga_

Abbiamo stabilito di essere solidali, caro dottore!

_Dionigi_

«L'unione fa la forza!»

_Salvetti_

Io me ne infischio dell'unione!

_Rivoli_

_(con pochissima voce)_ Io me ne infischio della forza!

_Albenga_

_(riscaldandosi anche di più)_ Ma questo non significa ragionare!

_Salvetti_

Ragionate voi, se vi piace; per conto mio, non ragiono mai e agisco

sempre!

_Arturo_

_(tra sè)_ Sono impareggiabili!

_Voci interne di contadini e contadine_

-- Viva la reginella!

-- Viva la reginella nostra!

_D'Alma_

Eccola qui!

_Salvetti_

Sì, sì, è lei!

_Albenga_

Finalmente....

_Dionigi_

Le fanno festa, come al solito...

_Rivoli_

Finirete di bisticciarvi, eh?

_Voci interne di contadini e contadine_

-- Santa notte, santa notte!

-- Buon riposo!

SCENA IV.

ANNA, ARTURO, D'ALMA, SALVETTI, ALBENGA, DIONIGI, RIVOLI.

_Anna_

_(indossa un capriccioso costume campestre: gonna breve e calzatura da

alpinista. È carica di edera, di felci, di fiorellini. Porta in mano un

bastone, sul braccio uno scialle. Entra brillantemente.)_ Sono qui,

amici miei, sono qui.... _(Vedendo Arturo, ha un gran sussulto di

meraviglia)_ Voi!!!

_Arturo_

_(che era per slanciarsi istintivamente verso di lei, si ferma

interdetto)_ Io.

_Gli altri_

_(notano l'imbarazzo di tutt'e due.)_

_Anna_

_(con subitanea dissimulazione e con eccessiva gaiezza)_ Ah! ora mi

spiego il contegno sibillino di Antonio...

_Arturo_

Difatti, ho parlato con lui, e...

_Anna_

_(animandosi maggiormente per impedirgli di aprir bocca)_ Come sono

contenta, come sono contenta di vedervi!... Già, voi altri non vi

conoscete...

_Arturo_

Ci conosciamo da qualche minuto, ma di vista...

_Anna_

Soltanto di vista? Allora, faccio la presentazione ufficiale.

_(Presentando Arturo)_ Il più intimo amico di mio marito...

_Arturo_

_(interrompendola vivamente)_ Cioè, cioè, rettifico...

_Anna_

La fine dell'amore · 第 1 / 4 段