CANTO PER GL’ITALIANI DI PARMA.

Sovra il Po scendea nimico

Nugol d’armi e di corsier,

E lo svevo Federico

Era duce agli stranier.

Crebbe intorno a’ patrii muri

Una selva aspra d’acciar;

Ma ferventi, ma securi

I nostr’avi si levar.

Tutti tutti a la difesa

De la libera città

Vanno a furia, nè sospesa

La vittoria a lungo sta....

Contra l’oste assedïante

Repentini un giorno uscir,

La fiaccarono, e tremante

Si fuggì lo stranio sir.

Ove l’inclito valore

N’andò mai di quell’età

In che immenso ardea l’amore

De la dolce libertà?

Ogni gloria oimè! s’imbruna,

Si dilegua ogni virtù

Da la terra che fortuna

Danna a lunga servitù.

Dei Farnesi a noi l’invisa

Turpe schiatta sovrastò —

Colla man di sangue intrisa

Un crudel ne flagellò[20].

Ma una subita congiura

De l’orribile signor

Su l’iniqua testa impura

Un pugnal vendicator

Brillar fea; ma non cessava

Il durissimo servir....

Nè la sorte è a noi men prava,

Chè n’è forza l’obbedir

A una femmina tedesca,

A una femmina che osò

Coi nimici andarne in tresca

De lo sposo che obliò.

Ella in giolito la vita

Trapassava, e in soglio sta,

Mesta sol perchè fuggita

Di sue guance è la beltà.

Lui coglieva il giorno estremo

Sovra scoglio ermo e lontan,

E l’anelito supremo

Si perdea ne l’Ocean.

Gloria e sventura - Canti repubblicani · 第 17 / 43 题