Sovra il Po scendea nimico
Nugol d’armi e di corsier,
E lo svevo Federico
Era duce agli stranier.
Crebbe intorno a’ patrii muri
Una selva aspra d’acciar;
Ma ferventi, ma securi
I nostr’avi si levar.
Tutti tutti a la difesa
De la libera città
Vanno a furia, nè sospesa
La vittoria a lungo sta....
Contra l’oste assedïante
Repentini un giorno uscir,
La fiaccarono, e tremante
Si fuggì lo stranio sir.
Ove l’inclito valore
N’andò mai di quell’età
In che immenso ardea l’amore
De la dolce libertà?
Ogni gloria oimè! s’imbruna,
Si dilegua ogni virtù
Da la terra che fortuna
Danna a lunga servitù.
Dei Farnesi a noi l’invisa
Turpe schiatta sovrastò —
Colla man di sangue intrisa
Un crudel ne flagellò[20].
Ma una subita congiura
De l’orribile signor
Su l’iniqua testa impura
Un pugnal vendicator
Brillar fea; ma non cessava
Il durissimo servir....
Nè la sorte è a noi men prava,
Chè n’è forza l’obbedir
A una femmina tedesca,
A una femmina che osò
Coi nimici andarne in tresca
De lo sposo che obliò.
Ella in giolito la vita
Trapassava, e in soglio sta,
Mesta sol perchè fuggita
Di sue guance è la beltà.
Lui coglieva il giorno estremo
Sovra scoglio ermo e lontan,
E l’anelito supremo
Si perdea ne l’Ocean.