PARMA.

Miseranda cosa è il vedere a quai principi le varie province d’Italia

soggiacciano. Il reame delle Due Sicilie, ricco di otto milioni

di abitanti, è retto da tale cui va preposto il più infimo tra i

lazzeroni. Lo Stato Romano obbedisce ad un frate camaldolese, il quale,

tra l’altre virtù, ha per abito l’ubriacarsi ogni dì. La Toscana, detta

beata, perchè dorme saporitissimamente, serve ad un mezzo imbecille,

e del pari il Lucchese, e tre milioni e mezzo tra Sardi, Genovesi e

Piemontesi hanno un vil traditore a lor re, e Modena un tirannello che

chiamerei nuovo Ezzellino, se non fosse codardo, e Parma e Piacenza una

donna, che fra i padroni d’Italia non isplende poco, sì per altezza

d’ingegno, come per pubbliche e private virtù. Lo straniero intanto

s’accampa nel Veneto e in Lombardia, lo straniero senza del quale i

principi tutti di cui si fa motto sarebbero sprincipati in un attimo.

Ma parliamo un tantino di S. M. l’arciduchessa Maria Luigia.

L’augusto di lei genitore Francesco, per tutelarla vie meglio contro

le mene dei liberali, e tenerla in maggior dipendenza, le inviò, a

consigliere e ministro in apparenza, ma a custode, anzi signore in

sostanza, il Virtemberghese Neipperg. Ella trovatolo grazioso lo tolse

ad amante, e n’ebbe ben presto parecchi figliuoli, che i sudditi,

com’era lor debito, dotarono poi largamente coi loro danari. E ciò

basta per quello che spetta alle virtù private dell’arciduchessa,

venendo alle pubbliche mi fa d’uopo toccare alquanto dei moti del

Parmigiano del 1831. Le rivoluzioni di Bologna e di Modena aveano messo

un gran fermento nel ducato di Parma, e una gran paura addosso al

governo, che fatto prender le armi alla truppa, la fe’ serenare sulla

piazza del palazzo arciducale e nei principali luoghi della città, e

Parma tenne in istato d’assedio tre giorni. Ma la voglia d’insorgere

era più forte di tutte le forze del governo, e la truppa non bene

disposta in favor di quest’ultimo. E però la mossa fu fatta colla

massima facilità. La sera de’ 13 febbraio 1831 una mano di giovani

arditi, secondata dal popolo che traea d’ogni banda sulla piazza della

quale ho accennato, strinse d’ogn’intorno i soldati, parte ne disarmò,

parte ne strascinò seco, e i colori italiani sostituì immantinente agli

arciducali. Secondo il solito delle nostre rivoluzioni, non si diede

in eccessi di sorta alcuna. Maria Luigia non solo fu rispettata dai

così detti _ribelli_, ma custodita da loro nel suo palazzo. Due giorni

dopo avendo tentato fuggire, fu trattenuta, ma senza violenze, nè

ingiurie. Un governo provvisorio fu istituito, e Maria Luigia avendolo

richiesto di farla partire, questi assentì, e le diede a scorta una

parte del reggimento arciducale, e buon numero di guardie nazionali.

Questa fu la condotta dei Parmigiani coll’arciduchessa. Diversa molto

fu quella dell’arciduchessa verso dei Parmigiani. Comechè avesse detto

volersi recare a Vienna, rinunziando interamente al governo, prese

la via di Piacenza, occupata dall’armi tedesche, e giuntavi appena

dichiarò nullo tutto quanto era stato fatto dai 15 febbraio in poi,

e si mise in aperta ribellione verso il nuovo governo. Questi ciò

nonostante non la gridò mai decaduta dal trono, e il di lei palazzo,

e tutto ch’era stimato appartenerle, restò inviolato durante il

tempo che la rivoluzione durò, se pure si può chiamare rivoluzione

quel ch’ebbe luogo a Parma dai 15 febbraio 1831 fino all’entrata dei

Tedeschi. La solita funesta moderazione, la quale ha rovinato tutte le

rivoluzioni italiane di questi ultimi tempi, rovinò anche quella del

Parmigiano, ove pure fu tanta la buona disposizione del popolo, che

in soli otto giorni diecimila individui si trovarono inscritti nelle

milizie. La fatal debolezza del governo provvisorio fe’ sì che tanto

entusiasmo andasse perduto. E il nuovo governo mostravasi timido e

molle, in quel tratto che la fazione contraria tutti i modi adoperava

a spegnere quella infelice rivoluzione, e fra gli altri quello del

danaro che largamente spandea nel contado. E buona mano di Tedeschi

iva a sorprendere di nottetempo la terra di Firenzuola, e assaltatala

subitamente, dopo breve combattimento se ne insignoriva. Ventitrè

patrioti furono fatti prigioni, e strascinati fino a Piacenza con tali

maltrattamenti, che un cittadino per nome Modesti, il quale era stato

malamente ferito durante l’assalto, spirò sulla strada. Questi fatti

eran degno preludio alle persecuzioni, cui il governo arciducale fu

visto procedere, non appena i Tedeschi lo ebber rimesso in arcioni.

Gloria e sventura - Canti repubblicani · 第 16 / 43 题