Da l’Alpi a Mongibello,
Dal Tirreno all’adrïaco
Flutto, a ogni fren rubello,
Su l’Arno, o su l’Eridano
Non sorge una città,
Non una breve terra,
Ove non sian memorie
Magnanime di guerra,
Ove non bolla indomito
L’amor di libertà.
Anime ardenti e belle,
Tue mura un dì racchiusero,
O Lucca, oggi d’imbelle
Popol ricetto e povera
Schiava d’ignobil sir....
Di che vivida luce
Splendea de’ tuoi manipoli
La valentia, cui duce
Di Castruccio miravasi
Il formidato ardir!
Ma de’ fratelli a danno
Ei li guidava, e perfido
Poscia insorgea tiranno
De l’innocente patria.....
Si taccia, o traditor,
De le tue geste, e un canto,
Lucca gentil, disciolgasi
A un cittadin tuo santo,
Che invendicata vittima
Cadea del patrio amor.
O Burlamachi, immensa
Fu la tua gloria! — In umile
Stato e’ nascea, ma intensa
Brama d’onor ne l’anima
Nudriva, e colla man
Che a l’opere intendea
Del poverello artefice
L’alte storie volgea
D’Italia, e de la misera
Allo strazio inuman
Si rodea fieramente,
E mille volte cupido
Col guardo de la mente
Di queste mura esigue
Varcava il limitar....
E un sublime disegno
Nel concitato spirito
Sorgeagli — da l’indegno
Servaggio intera Italia
A libertà chiamar!.....
E matura è l’impresa,
Ed un’età s’approssima
Da sì gran tempo attesa,
E già già il grido ascoltasi
Di _guerra a lo stranier_!.....
Vana speranza! un empio
Tradia quel grande, e orribile
Di lui faceasi scempio.....
Ma non perciò negl’Itali
Perirà il suo pensier.
Come picciola fiamma
Al furïar di Borea
Più crepita e s’infiamma,
Ed in un vasto incendio
Tramutasi talor,
Sì quel pensier non langue,
Nè languirà per volgere
Di fortuna, e dal sangue
Sfolgoreggiante emergere
Vedrassi e vincitor.