Al Caffè Merlo.
Usciamo dalle alcove!
Uno splendido sole ravviva le contrade della bella e popolosa Milano.
Questo ente collettivo, che rappresenta lo spirito e l'attività di una
fra le più illustri famiglie _della Unione_, si prepara ad eleggere il
Gran Proposto che dovrà succedere al dimissionario Berretta.
La lotta elettorale, a norma di Legge, dovrà chiudersi nel termine di
dodici giorni, onde il nuovo titolato possa intervenire al Congresso
dipartimentale di Napoli e di là trasferirsi a Berlino dove
l'Assemblea sovrana suole adunarsi alla fine d'anno.
Il proclama politico del Torresani, la diagnosi dell'umano deperimento
e i tremendi pronostici enunziati dal Virey, nonchè i tetri e
complicati episodii a cui abbiamo assistito, ci avvertono che,
malgrado l'apparente benessere dell'Europa, gli individui vi si
muovono a disagio e non paiono troppo soddisfatti dell'ordinamento
politico e sociale che li regge.--Vi è un motto che sempre fu
mormorato dalle masse all'indomani di ogni conquista, di ogni
progresso liberale: _si stava meglio quando si stava peggio_. Dovremo
noi meravigliarci se l'assurda querimonia si va tuttavia ripetendo in
un'epoca, nella quale si veggono realizzate le più audaci utopie dei
secoli precedenti?... La natura dell'uomo non si muta e il moto delle
aspirazioni è infinito.
Fatto è che il Governo della _Unione_ (come tutti i governi che furono e
che saranno) ha per base... un vulcano.
Duecento sessanta quattro Comuni, oltre quello di Milano, sono
chiamati a nominare il loro Capo e rappresentante. Il fervore,
l'agitazione, l'entusiasmo degli elettori, nonchè l'apparato delle
_macchine_ e la complicazione delle _manovre_ dimostrano la straordinaria
importanza della lotta.
Non dipartiamoci dalla città che fu il teatro degli avvenimenti fin
qui riferiti. Lo spettacolo che oggi vorrà offrirci Milano non sarà
molto dissimile da quello che potremmo scorgere altrove.
Come ho detto, la giornata è abbellita da uno splendido sole. Gli
_Apparatori pubblici_ hanno allentati i _velarli riparatori_ e _l'estate di
S. Martino_ penetra allegramente nelle vie a cacciarne le poco salubri
esalazioni delle stufe.
Dai balconi e dalle finestre svolazzano bandiere e girandole di mille
colori, e al suono delle fanfare a migliaia i subalterni di ogni
classe sì spandono nella città per affiggere i proclami di concorso.
Chi potrà reggere alla rassegna di quelle tappezzerie stampate e
dipinte?--Si vuole che i pretendenti alla Propostura dell'Olona siano
diecimila.--vorreste voi leggere altrettanti proclami?
Attendiamo! Quelle dicerie verranno riprodotte dai giornali: ed ecco
appunto una processione di _Portavvisi_ si diparte dal Piccolo
Campidoglio per attraversare quella grande arteria cittadina che si
intitola il Corso Ossobuco.
Poniamoci a sedere sotto il Padiglione del Caffè Merlo, dove la
processione dovrà passare e dove per avventura ci sarà dato
raccogliere dalle conversazioni animatissime dei cittadini qualche
sintomo della pubblica opinione.
Affrettiamoci. V'è ancora un tavolino libero, e poco lungi da quello,
seggono, con alcuni milanesi di nostra antica conoscenza, due Primati
dalla fisonomia grave ma altrettanto simpatica.
--Ci siamo, caro Pestalozza!
--La è proprio così, caro Pirotta!
E i due milanesi, scambiandosi un risolino più ebete che sarcastico,
tuffano il loro _chiffer_ nel caffè e pannera ed esclamano:
--Prepariamoci alla lotta!
--Rinforziamo la macchina!
Esaurita la colazione, i due amici riprendono il discorso.
--Hai fissato il tuo... individuo?
--Non ancora; ma io voterò colla maggioranza de' miei colleghi
politici.
--Tu appartieni a qualche circolo?
--Al Circolo dei _Droghieri indipendenti_.
--Il vostro programma?
--Vogliamo che il governo adotti il caffè igienico fico-patata pei
Coscritti dell'Agro.
--Come afferma il vecchio_ Pungolo_, tutte le opinioni politiche sono
rispettabili quando si ispirino, al pari delle vostre, ai grandi
interessi della patria. Quanto a me, intendo _portare_ il mio voto sul
Primate Albani...
--Vedremo il suo manifesto... Pur che vi abbia qualche allusione in
favore dell'anzidetto caffè igienico, io vedrò di appoggiarlo.
--L'elezione dell'Albani farebbe scoppiare dalla bile quel bel mobile
dell'ex proposto Berretta con tutti i satelliti della infame
Consorteria.
--S'io fossi certo di veder crepare l'ex proposto...
--Quel ludro!
--Quel ladro, dico io!
--E che ladro! Si vuole che tutti gli anni mandasse secretamente a
Madera un miliardo di lussi!...
--E i buoni Milanesi l'han lasciato partire...
--Oh! la morte del Prina!...
--E noi due a far la parte del cavallo... Ma ecco un compare che sarà
del nostro avviso.
--Che vuol dire quell'aria affannata?
Il _brugnone_ Perelli si accosta al tavolino con un giornale alla mano,
esclamando:
--Avete letto? cose da far piangere i sassi!...
--Che è stato?
--È morto l'ex-proposto Berretta.
--Morto! Oh, disgrazia! Ma quando? Ma come?
--Leggete!... sentite! «La mano ci trema... le lagrime ci fan velo agli
occhi... il cuore ci si spezza nel trascrivere l'infausta
novella... Quell'ottimo patriota, quell'illustre pubblicista,
quell'integro amministratore della cosa pubblica, quel solerte
funzionario al cui genio, alla cui operosità Milano va debitrice dei
tanti abbellimenti edilizii, dei tanti provvedimenti economici e
filantropici che in pochi anni la elevarono al rango di _città
capitalissima_--l'illustre, il benemerito, il grande, l'immortale
nostro concittadino Berretta non è più! Al momento di abbandonare per
sempre la sua diletta Milano, quel nobile cuore si è spezzato... di
angoscia».
--Povero Berretta!--esclama il Pestalozza;--vero galantuomo!... vero
patriota!...
--E una testa!--soggiunge il Pirotta,--una di quelle teste...
--E galantuomo, perdio!
--Uomini che non dovrebbero morir mai!
--Ma Milano farà il suo dovere.
--Apriamo subito una sottoscrizione per erigergli un monumento...
--Approvato!--gridarono molte voci.
--Io proporrei...
--Sentiamo! tu proporresti?...
--Che i Milanesi facessero pubblica e solenne riparazione dei loro
torti verso l'illustre estinto, rieleggendolo alla carica di Gran
Proposto.
--Sarebbe una dimostrazione degna di noi. L'illustre estinto aveva
troppo buon senso per opporsi alla adottazione del caffè igienico
fico-patata... Proporrò la nomina al Circolo dei droghieri...
--Frattanto sottoscriviamo! Olà! penna, calamaio! e avanti a chi
tocca!
I circostanti si affollano intorno al Pirotta, e mentre, inneggiando
al defunto, tutti gareggiano nell'offrir denaro pel monumento, i due
Primati prendono a parlare fra loro sommessamente.
--Ecco un altro cittadino benemerito, a cui verrà resa giustizia
quando i suoi compatrioti non vedranno più in lui che un _uomo di
Pietra_!--mormora il giovane Foscolo.
--Il volgo fu sempre volgo--risponde il Primate Alfieri, e
l'istruzione universale ha cretinizzato le masse completamente. Se il
governo non mette un freno alla stampa...
--E tu osi profferire questo voto liberticida?...
--Esso formerà la base del mio programma elettorale. La libertà di
stampa fu utile e buona ai tempi in cui l'istruzione era privilegio di
pochi. A quell'epoca, l'audacia dello scrivere quasi sempre andava
accompagnata alla coscienza del sapere. La falange degli scrittori
pessimi non era tanto compatta da chiudere il varco agli intelligenti
ed agli onesti, e la voce solitaria del genio poteva ancora
soverchiare il raglio collettivo delle plebi. Ma oggi? Tutti leggono,
tutti scrivono. La statistica libraria ci afferma che nella _Unione
Europea_ vengono in luce da venti a trentamila volumi ogni giorno.
Altrettanti, e forse più, ne produce l'America; e non parliamo delle
altre province già invase e corrotte dalla nostra civiltà. A leggere
tutti i volumi che si pubblicano in un giorno, appena basterebbe la
vita di un uomo! Qual criterio può ora guidare le nostre preferenze? E
chi ci addita il buon libro? Chi vorrà sommergersi in questo oceano di
insensatezze stampate, colla incerta lusinga di scoprire quando che
sia, per favore del caso, qualche perla sepolta fra le alghe? Ammesso
che alla espansività dell'idiotismo che scrive non si voglia mettere
un freno, qual sarà l'avvenire della nostra letteratura? L'asfissia
del senso comune, e un contagio di asinità irreparabile. Uomini di
genio, appiccatevi! Il mondo non ha più orecchio per voi, dacchè la
stampa è in balia dell'ebete maggioranza.
--I parrucchieri! i parrucchieri!(32) gridano a tal punto molte voci.
Gli assembrati si levano come un sol uomo, e i _portabandiere_ del
giornalismo cominciano a sfilare dinanzi al padiglione.
--Sai tu--chiede a Foscolo l'Alfieri--a quanti ascendano i nuovi
_organi di mistificazione_ che oggi si istituirono a Milano per la
bisogna delle elezioni?...
--Da seicento ad ottocento, salvo errore.
--Non meno di duemila...
Ma il rullo dei tamburi, il fragore delle tube egizie, e gli urli dei
banditori di giornalismo ingrossati dai _saxo-pelitti_(33) coprono la
conversazione dei due Primati di letteratura.
Qual discussione sensata potrebbe reggere a tanto frastuono?
Le arti della _réclame_ oggimai costituiscono un caos. Chi leggerà quei
duemila giornali quotidiani, proiettati sugli elettori dai _carri
luminarii_ e dalle gondole volanti?
È una grandine di carta stampata, un nembo di parole che ottenebra
l'aria. In questa gara di candidati, che abusano di ogni trovato della
industria moderna per ischiacciare i competitori, le idee ed i
principii si sommergono, trascinando all'aberrazione anche i criteri
più retti.
Quand'anche, mercè un accozzo di elocubrazioni inaudite, riuscisse a
me di descrivere la babelica scena, qual mente umana potrebbe oggi
comprendermi? Lasciamo che passi la volontà del paese, vale a dire la
volontà dei mistificatori più audaci; e frattanto, mentre dura nella
città il baccanale politico, usciamo a vedere ciò che si passa in un
agro, sotto i limpidi raggi del sole di ottobre, all'epoca del più
giocondo ricolto. In questa escursione campestre avremo a compagni due
nostri conoscenti, l'Albani ed il Virey, sì l'uno che l'altro indicati
agli elettori di Milano quali successori al Berretta nella carica di
Gran Proposto.