CAPITOLO XXV.

Vendemmia.

La raccolta delle uve non era abbondante; ma i coscritti dell'agro

celebravano allegramente la loro vendemmia. Per molti veniva a spirare

il termine delle obligatorie fatiche rurali; fatiche gradevoli e

corroboranti, ma, a lungo andare, incresciose. Il più simpatico degli

esercizi viene a noia quando sia imposto rigidamente dalla legge.

Il compartimento agrario dove a noi piace introdurci è uno dei più

ubertosi, dei meglio coltivati e ordinati. Esso si estende pel colli e

sulle pianure circostanti a Stradella, già fertilissimi di uve nel

secolo precedente. Ora, la coltivazione della vite ha preso un

esclusivo predominio su quei terreni, e mercè l'applicazione dei nuovi

concimi fosforo-alcalini, i sapienti coltivatori hanno veduto

ringagliardirsi in pochi anni gli arbusti viniferi, già sterminati

dalle filossere devastatrici e dalla progressiva viziatura dell'_humo_.

Le due avventurose città di Stradella e di Broni, ove stettero

accasermati durante l'anno più di ottomila coscritti, diventano

all'epoca vendemmiale, due luoghi di convegno pel mondo dovizioso che

in esse viene a versarsi dai compartimenti lombardi. Le feste

bacchiche organizzate e celebrate dai coscritti per la chiusura della

stagione costituiscono una solleticante attrattiva pei gaudenti d'ambo

i sessi; e la pigiatura delle uve, ritenuta oggimai uno dei mezzi

terapeutici più efficaci per combattere l'anemia e il nervosismo, fa

accorrere i convalescenti alle piscine del mosto corroborante.

Pigiare! Ecco l'ultima parola della scienza e della moda. Diecimila

lussi per pigiatura, un patrimonio per la cura completa di quindici o

venti attriti di grappoli, ecco una nuova risorsa della speculazione,

che non cesserà mai di lucrare sulla infermità e sulla miseria.

L'Albani, dietro consiglio dell'illustre suo medico, si era appunto

recato a Stradella per attingere vigore dai bagni effervescenti. I due

primati si vedevano ogni giorno, si comunicavano ogni giorno le loro

idee, discutevano. Qualche volta nel calore della disputa si

irritavano. Ma erano impeti fuggitivi, ai quali succedeva bentosto una

limpida calma.

Il Virey, scienziato profondo, sempre logico ed eloquente nel derivare

le sue deduzioni dalle leggi fisiche che governano l'uomo ed il

_cosmos_, si adoperava a sventare le fantastiche utopie del suo

antagonista con fervore da apostolo. L'altro, al finire di ogni

controversia, esausto di argomenti, chinava il capo in silenzio,

nell'atteggiamento di un convertito, di un discepolo ossequioso e

convinto. Quali erano le teorie del gran medico? Noi le conosciamo. Al

letto dell'Albani, in quella sapiente diagnosi sulla origine, la

natura e gli sviluppi del _chiodo fantastico_, il Virey aveva ampiamente

spiegato il suo programma. Di tutte le calamità pubbliche e private,

dell'incessante deperimento della razza umana, del disordine sociale

sempre più minaccioso, della infelicità di ogni vivente origine sola

la prevalenza dello spiritualismo. Ricostruiamo l'uomo antico, l'uomo

primitivo, l'uomo della natura! Imponiamo un limite alle aspirazioni

inconcludenti; ripudiamo i bisogni fittizii, per donare alle necessità

assolute la più ampia, la più libera soddisfazione.

Corpo sano e vigoroso, ecco ciò che si esige a costituire il

benessere. Riempite l'universo di meraviglie industriali; create, a

mezzo dell'elettricità o della condensazione radiale, una luce

abbagliante che faccia impallidire il sole; inventate dei mezzi di

locomozione più rapidi del baleno, ecc., ecc., qual grado di felicità

potrà attendersi da tali parvenze di bene l'uomo estenuato, l'uomo

deperito e quasi consunto da' suoi abusi vitali? Non vi ha godimento

possibile quando non sussistano in noi le condizioni che ci rendano

atti a godere. L'individuo malato non gode; ed oggimai l'umanità tutta

intera è peggio che malata, è quasi agonizzante.

Tali erano le teorie del Virey, e su queste si aggiravano

incessantemente le vivaci polemiche dei due primati.

Frattanto nell'agro regnava una grande agitazione. Da una parte, i

preparativi per l'ultima solennità bacchica, la quale doveva vincere

in sontuosità e sfrenatezza tutte le feste antecedenti; dall'altra, i

tumulti della lotta elettorale, omai prossima a chiudersi. I

mistificatori della città erano venuti a inondare l'agro di proclami e

di giornali. Tutti si accaloravano nella discussione; la maggioranza

dei coscritti parteggiava pei candidati _equilibristi_, i quali miravano

a distruggere ogni supremazia, fosse pur quella delle alte facoltà

intellettuali e morali. Fra questi ed i _naturalisti_ caldeggiati dal

Virey esistevano delle affinità; ma gli uni dissentivano dagli altri

nella scelta dei mezzi. Gli _equilibristi_ volevano la rivoluzione

immediata, micidiale, inesorabile; i _naturalisti_ miravano a combattere

gli abusi della intelligenza e della attività umana colla abolizione

progressiva di ogni legge derivata dallo spiritualismo. Questi

pretendevano di riformare l'umanità riconducendola ai principii

naturali ed agli esercizii moderati della energia organica; quelli,

allucinati ancora da un fatuo idealismo, si illudevano di poter

raggiungere il benessere pubblico colla esagerazione delle utopie più

fallaci.

Sì gli uni che gli altri si vantavano progressisti. Gli equilibristi

procedevano sulla via dell'errore! i naturalisti recedevano verso il

bene. Quale era il più savio dei partiti?

In sull'albeggiare del 18 ottobre, un grande strepito di tube egizie

destò gli abitatori dell'agro. Era il giorno della grande, dell'ultima

solennità bacchica. Al tripudio che ordinariamente si produce in un

centro popoloso dall'aspettazione di grandiosi spettacoli, si univano

questa volta le inquietudini e le ansie più che mai eccitate della

passione politica. La lotta era finita il giorno precedente; si

attendevano da un'ora all'altra i telegrammi annunzianti i nomi degli

eletti. L'impazienza era febbrile. Milano, al quarto ed ultimo

scrutinio generale, aveva eletto la sua triade definitiva

rappresentata dall'Albani (spiritualista), dal Virey (naturalista) e

da Antonio Casanova (equilibrista). A quale dei tre verrà deliberata

la carica di Gran Proposto dell'Olona? Gli è ciò che i telegrammi

annunzieranno fra poche ore.

Le belle pigianti al levar del sole son balzate dai loro letti di

piume di cigno per gettarsi nella folla chiassosa che invade tutte le

aree di spettacolo. Fanfare da trecento, da quattrocento e più

suonatori irrompono dalle colline, riempiendo l'aria di musiche

esilaranti. Dapertutto si erigono baracche, si improvvisano eleganti

casupole di guttaperca per dar alloggio ai forestieri, avidi di

sollazzo e di baccano. I ciarlatani sostano coi loro carri sulle

piazze d'industria, mettendo in mostra i loro apparati chirurgici.

Ohimè! Non vi sono più denti da estirpare, ma in compenso, quanto

lavoro, e qual lauto guadagno dalla applicazione dei denti, delle

chiome, dalle _sferoidi_ posticce! Commetteremo noi l'indiscretezza di

rivelare un segreto che accusa inesorabilmente la donna del secolo

decorrente? A che gioverebbe il nostro silenzio? I ciarlatani lo vanno

gridando sulle pubbliche vie dalle loro bigonce rotabili. La donna del

secolo ventesimo ha quasi cessato di appartenere alla classe zoologica

dei mammiferi. Le pillole Raspail ed altri surrogati di allattamento

insensibilmente hanno quasi atrofizzato ciò che costituiva

nell'organismo del sesso muliebre un soave agente della maternità, ed

un gentile, attraentissimo accessorio della bellezza. Cento anni

prima, il gran Darvin avea lasciato sospettare questo pericolo, ma pur

troppo le divinazioni della scienza passano in ogni tempo inavvertite.

Ciò che attirava sull'area massima la più gran folla dei curiosi era

un mostruoso cartellone stampato a lettere cubitali. Il Virey e

l'Albani, che passeggiavano in mezzo alla moltitudine irrequieta,

calmi e sereni, poco o nulla preoccupati del voto che in quel giorno

poteva elevare l'uno o l'altro ad uno dei più onorifici seggi della

rappresentanza europea, si soffermavano dinanzi a quello strano

_reclamo_.

--Mo'! vedete dove si arriva!--sclamò il Virey;--e in verità non v'è

ragione da stupirne! Io stesso, nella mia prima giovinezza avevo

concepito la possibilità di costruire l'uomo.

L'Albani leggeva come trasognato, facendo spiccare le sillabe:

«_Elettori, Coscritti, Pigianti d'ambo i sessi_:

«Leggete!!!

«Vi si annunzia che oggi, alle ore 6 pomeridiane, il sottoscritto

Primate di Scienza Naturale, esporrà alla ammirazione del rispettabile

pubblico il suo Gigante chimico-automatico-animalesco, da lui

costruito coll'impiego di tutte le sostanze omogenee all'organismo

umano sin qui conosciute. Sarà un _Uomo_ dieci volte più grande del

comune, perfettamente costituito e dotato di vitalità a mezzo di una

immissione adeguata di sangue taurino. Chi bramasse assistere a

quest'ultima operazione della trasmissione del sangue vivo e

dell'applicazione delle pile animatrici, potrà, mediante sborso di

trentamila _lussi_, accedere al Padiglione numero 10, via De-Pretis,

dove il sottoscritto da oltre venti anni sta elaborando alla

confezione dello stupendo meccanismo. Ai serii cultori della scienza,

ai veri amici del progresso non parrà soverchio lo spendere trentamila

lussi per rendersi edotti di tutti i congegni imaginati e messi in

opera ad ottenere un fenomeno che fra poche ore farà stupire

l'universo.

Il padiglione sarà aperto a mezzodì.

AbrakadabraL Storia dell'avvenire · 第 52 / 64 题