Cardano.
Chi era quel personaggio... terribile? Lo sapremo più tardi; vediamo
ora qual fosse nell'aspetto.
La sua testa era enorme. Figuratevi la materia organica di quattro
teste, impiegata a formarne una sola. Al vederlo, il Virey provò un
fremito di ribrezzo e si arrestò come impietrito.
--Non è dunque una favola la testa di Medusa? Se alla capacità di
questo cranio--pensò lo scienziato--corrisponde il volume del midollo
cerebrale, qual genio portentoso... qual grande scellerato dev'essere
costui!...
Indubbiamente quell'uomo era un mostro; pure, alla immane testa non
poteva rimproverarsi altro difetto fuor quello di essere
sproporzionata al restante della persona. Spiccate il capo al Mosè di
Michelangelo e ponetelo sulle spalle di un nano, voi avrete una
immagine approssimativa dello strano personaggio.
I suoi grandi occhi bovini, coronati da grandi sopracciglia e
iniettati di sangue, rivelavano una straordinaria potenza di
percezione.
L'espressione del suo sguardo era tetra, non sinistra. Le grosse
labbra, perfettamente delineate, dinotavano la energia e il
sensualismo di un carattere ardente.
Era una testa che a primo tratto eccitava lo sgomento e il ribrezzo,
ma l'occhio che sovr'essa osava arrestarsi un istante, ne rimaneva
abbagliato.
La corporatura, comparativamente tozza e deforme, si faceva ammirare
per lo spiccato rilievo dei contorni. Sotto la elegante sopraveste del
nano si indovinavano un torace di granito, due braccia di acciaio e
una muscolatura da atleta.
Il Virey, dopo aver contemplato in silenzio i singoli tratti di quel
fenomeno vivente, prese animo a parlargli:
--Potete voi affermare dei diritti legali sulla _suora_ che io intendo
esportare per opera di carità umana?... In tal caso soltanto...
--Dessa mi appartiene!--interruppe il nano
vivamente.--Interrogatela!... Non posso supporre che ella abbia
obliati gli impegni con me presi or fanno pochi minuti.
--Noi apparteniamo alla umanità tutta intera--rispose l'Immolata
sospirando;--ma quelli che soffrono, quelli che partono dalla terra
hanno su noi dei diritti più urgenti.
Così parlando, la donna guardava il nano fissamente, colla espressione
supplichevole e mesta del delinquente che chiede grazia all'arbitro
de' suoi giorni.
E vedendo che quegli non accennava ad arrendersi, la trepida donna
rivolse la parola all'uomo che le dava di braccio, invitandolo a
mostrare il mandato di estradizione di cui era munito.
Il Virey non esitò un istante a porgere il foglio.
Il nano lo percorse rapidamente coll'occhio, e parve disarmato.
--Intorno a questa mensa--riprese lo strano personaggio volgendo la
parola al Virey con intonazione più mite--vi hanno ottocento _suore_
disposte a prestarvi i loro servizi; non sareste voi abbastanza
cortese per riferire la vostra scelta sovra una di quelle?
--Ragioni di scienza me lo vietano--rispose il Virey
gravemente.--L'illustre malato reclama l'applicazione di un assorbente
eminentemente simpatico, e in questa donna soltanto ho potuto scorgere
le facoltà che al mio caso si confanno.
Il nano aggrottò le ciglia, le sue labbra impallidirono e parvero
minacciare una violenta esplosione di collera. Girò una occhiata
d'intorno, un'occhiata bieca, sospettosa, tremenda; ma scorgendo due
ufficiali di sorveglianza che si avanzavano alla sua volta,
coll'accento cupo di chi si reprime, disse:
--Sia fatta la volontà della legge! Noi ci vedremo più tardi...
Il Virey fece un saluto del capo, e la donna, cui erano state dirette
le ultime parole del nano, rispose con una intraducibile occhiata
piena di angoscia e di sommissione.
Poco dopo, la volante che stazionava sulla piazza della cattedrale,
accoglieva nel suo grembo il Primate e la _suora_, e dirigevasi con moto
rapidissimo verso la villa Paradiso.
Durante il tragitto, l'Immolata appariva turbata.
--Quest'uomo--le disse il Virey--ha prodotto sui vostri nervi una
impressione dolorosa. Procurate di ricomporvi e di obliare. Per la
missione che ora andate a compiere si esige molta calma e molta
energia di volere.
--Se voi conosceste quel mostro!--esclamò l'Immolata rabbrividendo.
--Egli è dunque di una specie ben trista, se voi tremate e vi coprite
di pallore al ricordarlo?...
--Egli è un mistero più buio della notte e più profondo del mare.
--Voi dunque ignorate affatto chi egli sia?
--Se ogni sua parola non è una menzogna, debbo credere che egli si
chiami Cardano, e ch'egli sia ricco e potente come un re.
--E viene spesso in cerca di voi?
--Mi ama!--sospirò la donna con un gesto di orrore.--Se sapeste quale
tremenda cosa sia per noi il dover subire di tali amori!...
Uno scoppio di lacrime troncò le parole della donna. Il medico
accerchiò la bellissima testa col braccio e premendola al petto
esclamò mestamente:
--La società moderna, designandovi col titolo di _Immolate_, ha reso
giustizia al vostro eroismo.
--No! no!--riprendeva la desolata singhiozzando.--La mente dell'uomo
non riuscirà mai a concepire le atrocità del nostro martirio. Uno dei
più orrendi supplizii ideati dalla scelleraggine antica fu quello di
legare ad un vivo il corpo di un estinto per seppellirli abbracciati
nella medesima tomba. Orbene: nelle prepotenze a cui la Immolata si
assoggetta vi è qualche cosa che assomiglia all'accoppiamento di un
morto e di un vivo... Essere amata da quel mostro, dover subire i suoi
amplessi, dover fingere al segno, ch'egli talvolta possa illudersi di
essere amato!... È orribile... è spaventoso!...
--Da quanto tempo conoscete quell'uomo?--domandò il Virey.
--Da sei o sette mesi. Dal giorno in cui a Milano ebbe luogo
l'esperimento della pioggia artifiziale ideata dal celebre Albani. Non
potrò mai obliare le tremende parole ch'io lo intesi profferire in
quella occasione. Al cadere delle prime stille, mentre dalla città si
alzava un grido di sorpresa e di plauso, l'esplosione di un ghigno
satanico mi trasse a rivolgere il capo. I miei occhi si incontrarono
per la prima volta in quelli del basilisco. Ed egli, senza smettere il
suo ghigno beffardo, e guardandomi fissamente: «applaudite!
applaudite!--ringhiava colla sua voce cavernosa;--questo meccanismo,
migliorato, corretto e opportunamente applicato, al meno danno potrà
fra pochi mesi riprodurre il diluvio!»
Il Virey prestava la massima attenzione alle parole della Immolata e a
sua volta diveniva tetro.
Il moto discendente della gondola avvertì lo scienziato che era tempo
di avviare la conversazione sovra altro tema.
--Adunate le vostre forze--diss'egli;--cacciate dalla mente ogni
avversa preoccupazione; il nuovo sacrificio a cui andate incontro darà
la vita ad un fratello che ha resi i più segnalati servigi alla
umanità. Poco dianzi avete nominato l'Albani, l'inventore della
pioggia artifiziale. Orbene, sappiatelo: gli è appunto quell'insigne
cittadino che reclama le vostre cure. Poco fa, nel gettar gli occhi
sulla di lui effigie, le vostre guance si animarono di un vivo
rossore, e se io non mi sono ingannato, i vostri nervi furono scossi
da un _elettrismo_ simpatico.
--Primate!--esclamò la donna rianimandosi improvvisamente--gli è che
quella effigie... quelle sembianze...
--Ebbene!--esclamò il medico colla impaziente curiosità di chi sta
per afferrare l'ultima parola di un enigma.
--Ebbene!--sospirò l'Immolata--quella effigie e quelle sembianze mi
hanno ricordato ciò che una donna della mia condizione ha l'obbligo di
obliare, che anch'io sulla terra ho amato una volta, e molto, e
intensamente amato pel solo diletto di amare.
Su queste parole della Immolata la gondola toccò terra. Il Virey
offerse il braccio alla donna, e si inoltrò con essa nella galleria
che metteva alla stanza del malato.
--Nessun sintomo allarmante?--chiese il medico entrando.
--Nessuno--rispose fratello Consolatore.
--Lasciamo con lui questa _suora_ e ritiriamoci. Ciò che
importa--soggiunse il medico volgendosi alla Immolata--è che
quest'uomo _creda in voi_ prima che siano trascorse due ore.
Tutti uscirono dalla stanza ad eccezione della donna.
Questa si appressò tremando al letto dell'infermo.
La luce melanconica della lampada azzurra, rischiarando il pallido
volto, lo abbelliva di una tristezza funerea.
L'Immolata, al vedere quelle sembianze, potè a stento reprimere un
grido.
Si gettò su quel corpo assiderato coll'impeto di una madre selvaggia
che trova il proprio figlio ucciso da una serpe.
Le sue braccia, incrociandosi tra le chiome dell'infermo, sollevarono
dai guanciali il capo estenuato; le sue labbra tumide di sangue,
esuberanti di ardore, corsero avidamente a baciare una bocca, dove la
morte già delineava il suo glaciale sorriso.
Quel bacio poteva essere eterno. L'Immolata, affiggendo le sue labbra
a quelle dell'Albani, dovea trasmettere la vita o assorbire la
dissoluzione.
Ma i presagi del Virey non tardarono ad avverarsi. L'infermo dopo
alcuni istanti aprì gli occhi.
--Che è stato?--domandò con fioca voce.
L'Immolata trasalì, e cadendo in ginocchio presso il letto del malato,
gli mormorò all'orecchio una parola che parve rianimarlo.
--Il vostro nome! il vostro nome!--ripeteva l'Albani, guardandola
fissamente.
E allora, con un accento pieno di soavità e di tristezza, la
genuflessa prese a parlare di tal guisa: