Il chiodo fantastico.
In una delle più intime stanze della Villa Paradiso, disteso sovra un
candido letto, il pallido volto abbandonato ai guanciali, giace
l'amante di Fidelia assopito da un letargo affannoso.
Al lato dell'infermo, in atteggiamento di profonda mestizia, sta
assiso il Levita che porta il nome di fratello Consolatore.
Il suo sguardo e il suo pensiero sembrano assorti in un fascicolo di
carte manoscritte.
Un lieve rumore di passi ha riscosso il Levita.
La porta si apre, e il vecchio custode della villa introduce nella
stanza l'illustre primate di medicina Secondo Virey, seguito da due
praticanti specialisti, incaricati di esercitare l'azione magnetica
sull'infermo.
Fratello Consolatore ha ceduto il posto al Primate. I due praticanti
distendono le braccia, e il Virey non tarda un istante ad iniziare
l'esplorazione.
--Sei tu in grado di osservare?
--Lo sono--risponde il malato agitando lievemente la testa.
--Hai tu compiuto il tuo corso di scienza medica?...
--Io dovetti interromperlo per forza di legge, ma non vi è arcano
della scienza che a me sia sconosciuto.
--Vedi tu nulla di anormale nel colore del tuo sangue arterioso?
--Nulla.
--Al cuore?...
--Una leggiera enfiagione al lato destro.
--Al cervello?
--Delle parziali alterazioni negli organi inferiori; disparizione
quasi completa della stearina, e prevalenza di fosforo.
--Sei tu ben sicuro di quanto asserisci circa la prevalenza del
fosforo?
Il malato chiude gli occhi, e dopo breve silenzio risponde
affermativamente.
Ad un cenno del Virey, i due praticanti magnetisti abbassarono le
braccia, e la testa del malato, abbandonata dal fluido possente,
ricadde assopita sui guanciali.
Il Virey rivolse la parola al fratello Consolatore.
--Credo esser nel vero affermando che l'illustre infermo rappresenta
una delle tante vittime dello spiritualismo esagerato dell'epoca
nostro. Porgetemi la biografia di questo sventurato...
Fratello Consolatore si fece innanzi e consegnò il manoscritto al
Primate.
--Le alterazioni del sistema arterioso--riprese quest'ultimo con
calma solenne--derivano da grandi sofferenze morali accoppiate ad una
violenta attività del cervello. Questa attività ha potuto assorbire,
distraendola dal cuore, una delle grandi cause efficienti della
malattia. Senza questa circostanza, l'aneurisma avrebbe già prodotto
le sue conseguenze mortali. Ma la biografia del malato chiarirà meglio
la mia diagnosi. Potete voi giurare, o fratello Levita, che in queste
pagine non vi abbia parola la quale non sia ispirata dalla verità?
Fratello Consolatore portò la mano al petto e rispose:
--Pel corso di cinque anni ho diviso tutte le angosce dell'uomo che
ci sta dinanzi: la sua anima si è completamente rivelata alla mia e
voi la vedrete riflessa in quelle carte...
--Voi fortunati!--esclamò il Virey con un sorriso di sdegnosa
ironia--voi che avete il privilegio di scorgere l'anima attraverso le
molecole organiche dalle quali risulta la vitalità... La scienza di
noi profani non giunge a tanto. Vedete voi la vostra anima, fratello
Levita?
--Non la vedo, ma la sento--rispose fratello Consolatore con umile
voce.
--E siete proprio persuaso che il battito delle arterie, il respiro
dei polmoni, la facoltà di pensare e di agire dipendano da una potenza
misteriosa che non ha da fare colla materia?
--Il giorno in cui in me cessasse una tale convinzione, arrossirei di
esser uomo e invocherei di morire.
--Mentre io mi occuperò a leggere queste note biografiche--disse il
Virey allontanandosi--voi potrete, o fratello, esercitare le vostre
pratiche salutari sull'anima dell'infermo. Più tardi, se i vostri
rimedi non avranno giovato, io mi permetterò di tentare qualche prova
sulla massa corporea. Vi prometto che il vostro metodo di cura non ne
rimarrà pregiudicato.
Così parlando, il Virey si ritirò nel vicino gabinetto. Fratello
Consolatore cadde in ginocchio presso il letto dell'infermo mormorando
una preghiera.
Trascorsa un'ora, il Primate di medicina rientrò nella stanza.
Ai due praticanti magnetisti che lo accompagnavano si era aggiunto un
numeroso drappello di giovani studenti, intervenuti spontaneamente al
consulto per erudirsi nella dotta e faconda parola dell'illustre
scienziato. Il Virey da più mesi non era venuto a Milano; tutti si
attendevano che al letto degli infermi egli avrebbe solennemente
proclamate e spiegate le sue grandi teorie innovatrici.
L'aspettativa non fu delusa.
I giovani si schierarono silenziosi intorno al letto, e il Primate con
accento solenne prese a parlare:
«L'esplorazione magnetica non mi aveva ingannato; la biografia
dell'infermo, e più che altro la storia delle sue ultime peripezie ha
confermato i miei criterii sulla natura del _male_ che reclama i nostri
soccorsi.
«La scienza medica ha fatto, nella prima metà del corrente secolo, dei
progressi meravigliosi. Oggimai non vi è legge dell'organismo umano
che a noi sia ignota, non vi è forza della natura che abbia potuto
sottrarsi alle nostre investigazioni ed al dominio delle nostre
esperienze. Ogni mistero si è rivelato; l'organismo umano non ha più
segreti per noi; la chimica ha messo a nostra disposizione tutte le
sostanze vitali disperse negli elementi, tutti i reagenti salutari che
rispondono alle umane fralezze.
«Possiamo noi inorgoglirci degli stupendi risultati?
«Possiamo noi esultare dei nostri trionfi, mentre gettando uno sguardo
sulla umanità ci è forza di constatare il suo incessante deperimento?
«I nostri legislatori si mostrano sgomentati della frequenza, per
verità spaventevole, dei suicidii individuali; eppure--strano a
pensarsi--assistono spettatori indifferenti ed improvvidi al suicidio
di tutta la specie umana!
«Se fosse lecito dubitare della perfezione matematica dell'universo,
che implica necessariamente la perfezione dei singoli elementi
cosmici, in verità noi dovremmo chiamare assurda ed improvvida questa
grande sproporzione che si manifesta tra la facoltà immaginativa e la
forza puramente meccanica dell'uomo. Tutte le malattie, tutte le
passioni e le ansie che ci contristano la vita ripetono la loro
origine e la loro causa efficiente da questo fenomeno implacabile. Il
progressivo sviluppo e la conseguente attività delle forze morali
segna nell'organismo dell'uomo le fasi del deperimento che conduce
alla morte. Questo attrito incessante fra l'uomo intelligente e l'uomo
bruto risponderebbe per avventura ad una misteriosa esigenza
dell'ordine universale? Questa legge, così assurda nelle apparenze,
costituirebbe forse il principio demolitore, o meglio, la potenza
trasformatrice della umanità? La razza umana sarebbe mai destinata a
scomparire dopo un lasso di secoli, per vivere e riprendere sotto
nuovi aspetti la sua attività cooperativa in un mondo ringiovanito?
Ammessa una tale ipotesi, per la quale verrebbero ad eliminarsi molti
assurdi concetti, volgendo uno sguardo alle condizioni attuali della
umanità, ed ai gravissimi indizi di prostrazione che in ogni parte si
manifestano, non possiamo astenerci dall'emettere un grido di
allarme--l'agonia della nostra specie è cominciata. Il fuoco della
nostra intelligenza ha raggiunto il massimo grado della incandescenza;
questo fuoco sta per estinguersi.
«Noi siamo all'ultimo atto della grande tragedia umana. Il Titano
intelligente si elevò ad una altezza non mai raggiunta, ma la sua
caduta sarà irreparabile.
«Abbiamo spogliate le foreste, abbiamo traforate e abbattute le
montagne, abbiamo aperte delle voragini per rapire alla terra le
materie combustibili e gazose; abbiamo deviate le correnti elettriche;
dapertutto la mano dell'uomo ha portato lo scompiglio e lo sfacelo.
«Che più ci resta a tentare? Dopo aver dominato la terra e le acque,
ecco le nostre locomotive ci sollevano ai cieli... Non basta?
Fourrier, coll'innesto delle ali, ci comunica una nuova facoltà, ci
promette una trasformazione...
«Affrettiamoci, signori! Ciò che abbiamo fatto per suicidarci è poca
cosa... Voliamo alle regioni dove spaziano le aquile!... Voliamo colà
dove per l'uomo si respira la morte...
«E i sintomi mortali si scorgono dapertutto. L'attività febbrile che
nello scorso decennio ha operato dei prodigi, oggi accenna ad
estenuarsi; la luce della intelligenza umana è quella del lucignolo
prossimo a spegnersi.
«E frattanto, qual forza ci soccorre? La terra, nostra madre, e
nudrice, è ormai stanca delle nostre violenze. Essa comincia a
ribellarsi. I cereali intisichiscono, la vite non dà più grappoli; gli
animali che più abbondante e vigoroso ci fornivano l'alimento, si
ammorbano e periscono sui pascoli insteriliti.
«E già i governi mandano un grido di allarme; e il diritto alla
esistenza sancito dalle nuove leggi diverrà fra poco una derisione...
Ma a ciò provveda chi deve.
«Il nostro compito, o signori, è quello di affermare, per quanto è da
noi, la vita individuale, mentre le masse precipitano nella morte.
«L'umanità è colpita là dove ha molto peccato. La prevalenza del succo
nerveo ha paralizzato le forze del sangue; l'equilibrio degli elementi
vitali è cessato; l'uomo vegetale, l'uomo bruto fu invaso dell'uomo
pensante.
«Dalle cattedre, dai libri, dai giornali noi abbiamo reagito
costantemente contro l'invadenza di uno spiritualismo micidiale. Ma la
superbia umana ha sordo l'orecchio alle verità che la umiliano.
«La religione riformata, accarezzando l'orgoglio dell'uomo e
l'idealismo irrazionale della donna, ha messo il colmo alla
esaltazione. In ogni paese, in ogni tempo, l'ascetismo fu nemico della
nostra scienza; ma a nessuna epoca mai come alla nostra, il prete ed
il poeta, questi eterni falsarii della legge naturale, questi
allucinati o coscienti mistificatori delle plebi umane, esercitarono
più micidiale il loro predominio. I fanatici del nuovo culto
impazziscono a migliaia. Parigi, la superba città che era nello scorso
secolo denominata il _cervello del mondo_, Parigi non rappresenta
oggigiorno che un vasto manicomio.
«Ma questi signori vi diranno: ciò che a noi importa è la salute delle
anime! Orbene! (e così parlando il Virey si volse a fratello
Consolatore) non vi par tempo che noi interveniamo?
«Vorrete poi permetterci di tentare qualche esperienza profana sugli
atomi vitali che per avventura serpeggiano tuttavia in questo corpo
estenuato?...»
Fratello Consolatore non rispose e chinò la testa mestamente.
Il Virey, per un istante disarmato dall'umile atteggiamento del
Levita, riprese la parola con intonazione più dimessa:
«La malattia che ha colpito quest'uomo è una delle più comuni oggidì:
la lassitudine nervosa complicata e aggravata da un _chiodo fantastico_.
«Lo sfinimento dell'apparato nervoso ripete la sua origine da troppo
intense e prolungate esercitazioni della macchina cerebrale; il _chiodo
fantastico_ è frutto di una troppo costante e inesaudita
surreccitazione dei globuli simpatici. Il bagno fosforico e le
fasciature elettro-magnetiche applicate con prudente moderazione
potrebbero in breve tempo rinvigorire il sistema pregiudicato; ma un
tal metodo di cura aggraverebbe la crisi dell'organo più compromesso.
«Signori!... occhio al cervello!... occhio al padrone, al governatore,
al tiranno della casa vitale! Abbiate per fermo che nessuna malattia è
mortale quando l'_organo tiranno_ che siede là dentro conservi piena ed
intatta la sua forza di _volere_.
«Affrettiamoci dunque! Il nostro primo compito sia quello di
ristabilire l'equilibrio fra i globi cerebrali. Ottenuto l'equilibrio,
quando il malato sarà in grado di _pensare_ e di _volere_, in pochi giorni
la resurrezione delle fibre sarà completa.
«Riassumiamoci. La biografia del paziente ci ha rivelato che un
intenso desiderio di possessione riportato sovra una donna fu causa
della anomalia. L'idealismo! sempre l'idealismo! fomite di ogni
follia, di ogni disordine, per non dire di ogni umana scelleratezza.
Questo uomo, _credendo di amare_, ha fatto violenza alle leggi della
natura e si è reso impotente. Io vorrei bene, o signori (e qui la
parola del medico riprese una intonazione più vibrata), io vorrei
bene, se la situazione del malato non esigesse tutte le nostre
sollecitudini, sbizzarrirmi alcun poco nella diagnosi di questa
vacuità a cui le moltitudini danno il nome di _amore_!... Oh! chi
scriverà la storia dell'_amore_? Chi vorrà riprodurre nella sua
spaventevole ampiezza la cronaca delle follie e dei delitti derivati
da questo equivoco, da questa fatale illusione della superbia umana? E
fino a quando proseguiremo noi ad insultare la natura, a pervertirci,
a suicidarci, per la mania di idealizzare a mezzo di una insensata
parola l'attrazione simpatica dei sessi, comune a tutti gli enti, a
tutte le molecole della creazione?
«Ma torniamo al malato. La prevalenza del fosforo, rivelata dalla
esplorazione, mi è di buon augurio; l'assenza della febbre mi allarma.
Provochiamo la febbre! provochiamo questa benefica agitazione del
sangue che tende ad espellere dall'organismo gli atomi eterogenei.
«Soffiamo in questa bonaccia! suscitiamo la tempesta riparatrice!...
«E non perdiamo un istante (proseguì il medico, ritraendo la mano
dalla fronte del malato); si chiami tosto... Ma, no!... io stesso
sceglierò l'individuo da applicarsi...
«Vi è qui alcuno che possegga un ritratto della donna che questo
infelice ha creduto di amare?...»
Fratello Consolatore si levò in piedi, levò dal portafoglio una
fotografia e la porse al primato.
--Sta bene!... Conducetemi tosto ad una casa di Immolate... Là
troveremo l'_individuo simpatico_ che ci abbisogna.
E volgendosi ai giovani studenti che in silenzio lo avevano ascoltato:
--Spero--disse--che mi avete compreso. L'estirpazione del _chiodo
fantastico_ allora si effettuerà spontaneamente, quando si ottenga che
quest'uomo abbia a _credere_ in un'altra forma di donna... Se a tanto
può giungere il talento e la volontà di una Immolata, è indubitabile
che lo sviluppo istantaneo della febbre ricondurrà l'equilibrio nelle
forze mentali, e allora il cervello potrà gridare a' suoi satelliti:
sorgete e obbeditemi!»
Ciò detto, il Virey riconsegnò a fratello Consolatore la fotografia
dell'Albani, dopo averne spiccato uno dei tanti ritratti fotografici
che vi erano intercalati.
--Levita!--riprese il Primate nell'atto di congedarsi--voi
perdonerete alla vivacità di alcune mie espressioni che per avventura
possono aver irritate le vostre suscettibilità--la scienza medica non
fu mai troppo scrupolosa nella pratica del galateo.--Dopo tutto, se i
nostri principii e le nostre credenze si avversano, ciò non impedisce
che noi ci chiamiamo fratelli.
--Fratelli!--ripetè il Levita stringendo al cuore la mano che aveva
cercato la sua--è pur consolante l'udir profferire questa parola da un
uomo che nega l'_amore_ e non crede all'esistenza dell'anima...
Il Virey, irritabile come tutti gli scienziati, stava per riprendere
la sua polemica, ma un sospiro affannoso del malato gli ricordò che i
minuti erano contati.
Egli volse al Levita un'ultima occhiata piena di ironia e uscì dalla
stanza seguito dagli alunni.
Giunto nella via, il Virey fece salire nella sua volante il custode
della Villa, e scambiate sommessamente alcune parole con lui, ordinò
al conduttore di dirigersi alla piazza dell'antica cattedrale.