--Nobili parole, degne del suo gran cuore!--esclama, tergendosi le
lagrime, un meneghino, che il giorno innanzi avea spedita al Gran
Proposto la sua _cartolina di ostracismo_.
Volgiamoci all'altro proclama, e vediamo con quali formole il Capo di
Sorveglianza annunzii la propria dimissione:
«Cittadini ladri, truffatori, manutengoli, barattieri, furfanti d'ogni
specie che costituite la maggioranza della Società umana:
«Esultate! Ciò che era nei vostri voti si è compiuto; la dimissione di
sua Eccellenza Riveritissima il Gran Proposto Terzo Berretta implica
necessariamente la mia.
«Il benemerito dicastero di _sorveglianza pubblica_ rimarrà per uno o
più giorni senza capo.
«Cittadini ladri, truffatori e furfanti di ogni specie, esultate! ve
lo ripeto. E frattanto, i pochi galantuomini--se è pur vero che ve ne
abbiano, ciò che a me non consta positivamente--badino alle loro
tasche ed alle serrature dei loro forzieri!
«Il mio successore, entrando in carica, vedrà che durante la mia
gestione tutto ha proceduto con ordine e con giustizia. Con quale
accortezza e tenacità io abbia lottato per oltre venti anni contro la
ribalderia umana, apparirà evidentemente dai registri e dai tesseri
che io lasciai negli uffizii. Se non che--lo confesso con immenso
rammarico--in questi ultimi tempi la mia e l'attività indomabile de'
miei subalterni riuscì in molti casi impotente. Già da oltre mezzo
secolo, quei nostri famigerati utopisti che ripetevano la frequenza
dei crimini dall'analfabetismo delle masse, hanno dovuto convincersi
che l'istruzione universale ha quadruplicato il numero dei falsarii e
dei ricattatori. Più tardi, la scienza medica e farmaceutica appresa a
tutti indistintamente i cittadini della Unione, moltiplicò gli
avvelenatori e gli assassinî domestici. Le locomotive aeree
agevolarono le contumacie dei bricconi e favorirono la impunità. La
sistemazione e applicazione pratica delle forze magnetiche produsse
abbominazioni che fanno inorridire.
«A questi, sempre crescenti ausiliarii della iniquità e della
corruzione, i governi opposero una resistenza in fino ad oggi
abbastanza efficace. Nelle nostre mani le nuove armi fornite dal
progresso alla depravazione ed alla colpa divennero una forza
riparatrice. La nostra sorveglianza dalla terra e dal mare si estese
alle amplissime regioni dell'aria. Abbiamo non pochi esempi di grandi
ed audacissimi malfattori, catturati dai nostri agenti a poca distanza
dalla luna.
«Ma qual pro' da questa caccia affannosa e piena di pericoli? Noi
inseguiamo il calabrone malefico, lo afferriamo, lo rechiamo
trionfanti, esultanti, sul banco della giustizia, acciò questa si
prenda il bel spasso di aprirci il pugno per ridonare il captivo al
libero esercizio de' suoi perfidi talenti.
«Tante grazie, signori riformatori del Codice penale!... Ma non vi par
tempo di finirla con questa buffoneria che si chiama il Ministero di
Sorveglianza pubblica? A che serve lo inseguire, il catturare dei
delinquenti, mentre alla giustizia più non rimane alcun serio mezzo di
punizione?
«Nei secoli addietro, allorquando a migliaia a migliaia i
galantuomini, o dirò meglio, gli impregiudicati, morivano di fame, un
cotal Beccaria finse di intenerirsi sulla sorte degli assassini
appiccati alla forca. Tutti i filosofi dell'epoca fecero eco alla
nenia, e la canaglia (ciò si comprende) proclamò il Beccaria altamente
benemerito della Società umana.
«La pena di morte venne col tempo abolita; tanto è vero che tutte le
idee, anche le più strane e più esiziali, seguono il loro corso di
rotazione e a lungo andare si traducono in fatto. I briganti, gli
aggressori di strada, gli avvelenatori, i parricidi arsero dei ceri
alla statua grottesta di Beccaria(23).
«Più tardi, questi signori umanitarii progressisti che mai non seppero
formulare un concetto benefico in favore dei così detti galantuomini,
si accorsero che negli ergastoli e nelle galere i birbaccioni non
godevano le maggiori agiatezze della vita.
«Lugete, Veneres, cupidinesque!
«E mano alle riforme carcerarie!... Le case di pena si tramutino in
altrettanti cenobii di fannulloni ben vestiti, meglio pasciuti e
confortati, a spese del comune, da ogni sorta di ricreamento.
«È troppo giusto che il vizio ed il crimine dormano sovra un soffice
letto, mentre i contadini pusillanimi che rispettano la legge debbon
coricarsi a digiuno sulla paglia ammorbata.
«Non basta ancora, non basta, perdio! La reclusione è una infamia...
L'uomo è nato libero... La libertà è un inviolabile diritto di tutti.
Chi si attenta, sotto qualsivoglia pretesto, di vincolare questo
istinto sovrano della umanità, commette un mostruoso fratricidio.
«Si atterrino le case... di riposo!... Uscite, o sfortunati! La
società vi riapre le braccia; cittadini ladri, cittadini assassini, i
fratelli vi reclamano. La famiglia Europea offrirà a tutti il pane e
l'alloggio gratuito; voi sarete vestiti e nutriti a spese del Comune;
potrete viaggiare gratuitamente sulle ferrovie e sui piroscafi: alla
sera, nelle grandi città, avrete libero accesso ai teatri. La _famiglia_
non è abbastanza ricca per offrirvi dei lauti sussidii in denaro. Un
lusso al giorno!... è poca cosa, ne conveniamo. Ma alle spese delle
gozzoviglie, dei capricci galanti, delle corse aeree, provvederanno i
vostri talenti.
«E infatti... si è veduto:
«Non appena questo bel trovato dell'amnistia generale ebbe scatenati
sulle famiglie della _Unione_ i trentamila _fratelli_ detenuti, a tutte le
porte delle abitazioni fu mestieri applicare la serratura a _revolver_.
Il grande avvenimento venne festeggiato nelle principali città di
Europa con luminarie e banchetti, ma tutti ricordano quali immediate
prove di ravvedimento abbian fornito ai loro concittadini questi
antichi martiri del _cenobbio_. Dalle finestre sparirono i candelabri,
dalle mense le posate e le tovaglie.
«Voi avete supposto che le _multe_, la _denunziazione pubblica_, la _nota
di infamia_ e la _morte civile_ potessero costituire, in un secolo
illuminato, dei validi freni al delitto. Che faranno i ladri per
soddisfare alle multe? La risposta è troppo ovvia: ruberanno. Le
_denunzie_, le _note di infamia_ potranno ancora far breccia, in quelle
anime incallite al misfatto? Il più enorme dei vostri supplizii, la
_morte civile_, ucciderà nel delinquente ogni senso di moralità; e voi
lo vedrete, dopo i cinque anni di espiazione, ritornare al consorzio
dei fratelli coll'odio di Caino nel cuore e con propositi atroci. I
pochissimi rigenerati dalla espiazione, disperando dell'oblio
promesso, soccomberanno alla lenta agonia del rimorso e della
vergogna, o affretteranno il loro fine in una _piscina dissolvente_(24).
«A tale è giunta la Società umana, dopo tante fasi di rinnovamenti e
di progressi.
«E guai se io sollevassi il velo che ricopre il mondo latente!
«Unico freno alla esplosione della completa anarchia rimane il terrore
dell'ignoto e, diciamolo pure, quella provvidenziale dissidenza di
partiti, che noi abbiamo abilmente e con ogni mezzo mantenuta. Ma
allorquando una delle tante sette politico-sociali-religiose che
fremono nelle viscere corrose della _Unione_, riuscirà ad ottenere una
prevalenza assoluta; allora, o signori, aspettatevi il diluvio... la
pioggia di fuoco, l'inferno...! I primi furori della spaventevole
rivolta si rovescieranno, come di uso, sui Proposti, sugli Imperatori,
sugli Czarri, sui Capi di Sorveglianza, sui tiranni che lottarono per
scongiurare il cataclisma... In seguito... lasciate fare agli
_equilibristi_...! Vi prometto io, che in pochi giorni l'equilibrio sarà
perfetto.
«Prima di finirla, vorrei dire due parole sul fatto speciale che ha
provocata la dimissione del Gran Proposto e la mia. Nel rapporto che
io presentai ai Tribunali relativo alla violazione della legge di
_dilazione_ per parte dell'Albani, io so di non aver peccato contro il
dovere di primate legale. L'Albani fu realmente veduto dai miei agenti
nella notte dal 27 al 28 settembre entrare nella Villa Paradiso e
quivi intrattenersi colla figlia del Gran Proposto. Ma i due verdetti
contradittorii della prima e non mai abbastanza deplorata vittima
dell'infausto processo, mi hanno dato a riflettere...
«Io non mi accuso di aver mancato per negligenza o mal volere, ma temo
che l'impotenza assoluta a lottare contro uno dei più abbominevoli
trovati della industria moderna abbia tradito i miei calcoli.
«Che qualche furfante, abusando della maschera-ritratto, a tanto sia
riuscito da ingannare la mia accortezza non solo, ma anche
quell'istinto di gentile penetrazione, quella direi quasi intuizione
divina che è propria delle donne innamorate?... Una tale ipotesi
spiegherebbe molte cose; ed io non dispero che, profittando delle
molte note da me tracciate in argomento, il mio successore riesca a
scoprire la verità e a porgermi i mezzi di una giustificazione più
completa.
«E dopo questo, cittadini ladri, manutengoli, ecc. ecc., io rientro
nella vita privata, ringraziando voi e la provvidenza, di avermi
aperta, a svignarmela sano e salvo dal palazzo di Sorveglianza, una
uscita abbastanza sicura, quale difficilmente vorrà offrirsi al mio
successore.
«L'EX BARONE TORRESANI»
Quella sera al teatro Scalvoni e Barbetta si rappresentava una
grandiosa tragedia-ballo in venti atti e sessantotto quadri,
intitolata la _Caduta di un Gran Proposto, ossia il tremendo verdetto
della Giustizia divina per opera d'uno specillo galvanico_.
Verso le ore sette, una ondata di oltre cinquantamila spettatori
irrompeva nel gran teatro popolare. La impazienza e la concitazione
del pubblico si rivelava dagli atroci latrati dei binoccoli
canini(25).
All'alzarsi del sipario, tutti i palchi erano stipati di spettatori.
Solo il palco al numero sette di prima fila si vedeva coperto dal
_riparatore_(26), ed era ovvio, il supporre che dietro quello si
nascondeva la cinica figura dell'ex-capo di Sorveglianza.
Il dramma non era che una indigesta e gaglioffa parodia
dell'avvenimento della giornata, colle solite invettive ai _consorti_,
ai _tiranni_, agli _uomini_ della _reazione_.
Abilmente riprodotti a mezzo delle _maschere guttaperche_, sfilavano
sulla scena i principali attori del dramma cittadino. Il Gran Proposto
e il Barone Torresani ricomparivano in ogni atto per raccogliere le
invettive del palco scenico, e quelle più irriverenti e chiassose
della platea.
La produzione sortì l'esito che era da attendersi: fanatismo
completo... Ma al momento in cui gli autori comparivano per la
ducentesima volta al proscenio, il velario _riparatore_ che copriva il
palco numero sette si alzò improvvisamente, mettendo allo scoperto la
sarcastica figura del Torresani.
--Signori e signore!--gridò il barone colla sua voce rantolosa e
vibrata;--abbiate la compiacenza di fermarvi un istante per ascoltare
la protesta di un libero cittadino!
Tutti gli sguardi si volsero al palco di prima fila, e i cinquantamila
spettatori ammutirono come un sol muto.
--Signori e signore--riprese il Torresani nel generale
silenzio;--nella mia qualità di ex-ministro di Sorveglianza pubblica
io non poteva attendermi dagli autori del nuovo dramma delle allusioni
o delle apostrofi gentili. A queste non intendo rispondere; io le ho
ascoltate con indicibile compiacenza, le ho raccolte come un glorioso
attestato di onoratezza. L'onore di un Capo di Sorveglianza, o
altrimenti Questore, è posto sotto la salvaguardia dell'odio generale,
ed io mi glorio di essere esecrato. Ciò che mi preme rettificare è una
circostanza storica del dramma, la quale, se fosse accolta come
veritiera, mi pregiudicherebbe grandemente sotto l'aspetto
finanziario. Nell'ultimo atto, l'autore si è piaciuto di farmi
appiccare ad un fico. Come vedete, io non mi sono appiccato, e vi
giuro che non intendo appiccarmi. Ma in quella vece aprirò domani un
grandioso negozio di salumeria in via dei Ghiotti al numero 10. Colgo
questa occasione per fare un po' di _réclame_ al mio Stabilimento, e
augurando a tutti il miglior appetito, vi abbasso le mie salutazioni
più affettuose.
--No! no!--grida una voce dalla platea;--nessun cittadino onesto
metterà il piede nel tuo negozio; nessun onesto mangerà il salame
della questura!
--Mi importa assai degli onesti!--mormora il Torresani riabbassando
il velario _riparatore_.--Purchè i ladri onorino la mia bottega, in due
mesi diverrò milionario.
Così parlando, il sarcastico vecchietto sovrappose al proprio volto
una maschera-guttaperca al sembiante del drammaturgo Scalvoni, e
lanciandosi destramente nell'atrio, si fece largo tra la folla
plaudente fino alla volante che lo attendeva sulla piazza.
Lasciamo che egli se ne vada pe' fatti suoi, e poniamoci sulle orme di
altri personaggi più meritevoli e simpatici.