Un settario che osserva la legge.
--Bigino... fatti innanzi!... più innanzi!--cominciò con voce
alquanto aspra il Torresani.--Sul tuo tessero veggo notate quattro
trasgressioni dal primo d'anno a tutt'oggi... Un'altra ancora, e
saremo autorizzati a levarti la patente di conduttore... Ciò dipende
da noi... dal nostro beneplacito... Bada ora dunque a rispondere con
sincerità alle nostre interrogazioni; a tale patto soltanto noi
potremo usarti qualche indulgenza. Per tre notti consecutive,
contrariamente alle prescrizioni dell'Ufficio di Sorveglianza, tu ti
sei permesso di esercitare il servizio fuori di torno, e di prendere
l'alto senza accendere i fanali...
Il Bigino, che posava dinanzi al pulpito in un'attitudine da cinico
petulante, crollò leggermente le spalle, e fissando i suoi occhi
avvinazzati in quelli del Torresani:
--Signor Questore--rispose--il servizio fuori di torno... com'ella
può bene imaginare... qualche volta diviene obbligatorio...
sopratutto... se gli altri colleghi di professione (ciò che accade
sovente...) dopo essersi sbarazzati del _soffietto acustico_, si
addormentano della quinta, e caschi il mondo, non scendono al
richiamo. Quanto poi alla questione dei lumi, la colpa non è mia,
dacchè ai fanali della gondola mancano quattro vetri, ed ella sa
meglio di me, signor Questore onorevolissimo...
--Io non mi chiamo Questore, ma Capo di Sorveglianza...
--La perdoni...! Noi altri milanesi siamo un po' duri a imparare le
parole nuove... sopratutto se queste parole non esprimano che idee
antichissime... e rappresentino delle istituzioni altrimenti
qualificate nei tempi addietro. Gli è già molto se abbiamo potuto
abituarci a denominare Questura ciò che nel secolo scorso si chiamava
Polizia...
--Lasciamo andare queste inezie--rispose il Torresani con un suo
sorrisetto che aspirava ad essere ingenuo.--Bigino!... Io so bene che
malgrado le tue irregolarità nell'esercizio della tua professione, tu
sei un buon figliuolo, un buon cittadino, ed all'Università passavi
anche per uno spirito pronto e illuminato... Tu conosci le leggi dello
Stato e ne comprendi lo spirito e le intenzioni. Tu sai che in un
Governo ben ordinato, libero, popolare, dove tutti hanno uguali
diritti e uguali doveri, ciascun cittadino che non renda testimonianza
del vero contro i malfattori... che non cooperi...
--Non serve studiare le frasi--interruppe il Bigino col suo fare più
bislacco.--In un governo ben ordinato, libero, popolare... tutti siamo
in dovere di fare la spia...!
--Tu profferisci una parola che in verità... suona alquanto sinistra
ed antipatica alle masse... ma pure... ne convengo...
--Via! parliamo giù alla meneghina! Rendere testimonianza e fare la
spia... sono due frasi che si equivalgono perfettamente... Ma via! Non
sgomentatevi, signor Questore. Io amo alquanto bisticciare sulla
elasticità del linguaggio umano e sulle consuetudini dei tempi. Dopo
aver compiuto il corso completo nelle Università della _Unione_, anche a
noi conduttori di gondole è permesso di filosofare un pochetto. Del
resto io vi dichiaro, signor Questore, che fra i tanti doveri che
opprimono i liberi cittadini della _Unione_, questo di rendere
testimonianza per _effetto di legge_ lo ritengo il più sacro. Per
incoraggiarvi, dirò di più. Io appartengo a quella setta di politici,
i quali si accordano nel principio che il mondo non sarà mai
perfettamente governato, fino a quando il potere esecutivo non sarà
nelle mani di tutti!
Il Torresani fece una smorfia sinistra.
Le ultime parole del conduttore di gondole rimescolavano nella sua
mente una terribile idea, una idea che era il tormento delle sue ore
inoperose, l'incubo delle sue notti più insonni. Commissari di
polizia, questori, capi di sorveglianza, non sacrifichereste voi una
metà del vostro stipendio per allontanare questo orribile fantasma che
vi grida eternamente con un milione di voci: rivoluzione!... mutamento
di Governo! anarchia!?...
Ma il vecchio Torresani riprese ben tosto la sua calma, e fingendo di
non aver compreso la minaccia del suo interlocutore:
--Bigino!--gli disse--poichè ti veggo sì ben disposto a secondare
l'autorità, nella quale, per ora, si concentrano i poteri necessarii
alla tutela dell'ordine pubblico, non dubito che tu vorrai rispondermi
con tutta schiettezza. Nelle tue ascensioni fuori di torno, tu hai
condotto delle persone sospette alla volante stazionata da circa dieci
giorni al disopra della città, portante abusivamente il numero 2724.
--Persone sospette!... Ecco delle parole molto elastiche e molto
abusate dagli antichi e dai nuovi rappresentanti dell'autorità
governativa. Sarebbe ormai tempo di sopprimerle, onorevolissimo
Questore. Il sospetto è il nemico più naturale della equità, ed è
quasi sempre il precursore della ingiustizia. Basta! A suo tempo
muteremo il frasario... Io vi ho detto, onorevole Torresani, che
intendo adempiere al dovere di testimonianza con iscrupolosa
sincerità. Risparmiatevi dunque la pena delle subdole interrogazioni,
e lasciate che io esponga i fatti nella schiettezza dell'animo mio. Il
vostro metodo di inquisizione potrebbe irritarmi, ed io sarei tentato
di reagire con quelle medesime armi che voi siete soliti adoperare in
tali occasioni.
Il Torresani si morse le labbra, e ripensò ai tempi beati, quando una
osservazione di tal genere, indirizzata ad un Commissario di Polizia,
avrebbe valso all'inquisito due o tre mesi di arresto.
Il Bigino, senza attendere altro cenno, si fece a narrare la sua
istoria:
--La sera dell'otto corrente, verso nove ore, uno sconosciuto venne a
patteggiare la mia gondola per una ascensione diretta, eccedente
l'elevatezza legale. Per altri mi sarei rifiutato; ma l'individuo mi
si diede a conoscere per un graduato della setta equilibrista, ed io
dovetti obbedire. Salimmo rapidamente, i lumi si spensero, il mio uomo
non fece parola durante l'ascensione; egli governava il timone per
dirigere la gondola, e frattanto girava rapidamente il suo _chatvue_ per
esplorare gli spazi tenebrosi. Giunti alla nave ancorata, egli stesso
volle gettare gli uncini di presa, e dopo avermi generosamente
regalato, mi pregò di attendere alcuni minuti. Poco dopo, quattro
individui discesero nella mia gondola, staccarono gli uncini, e mi
ordinarono di calare verso gli orti Balzaretti. Nell'atto di pagarmi,
gli sconosciuti mi imposero di tornare la sera appresso in quel
medesimo luogo, donde sarebbero ripartiti per l'alto colla mia
gondola. Promisi e tenni parola. A dieci ore della notte, io presi
l'alto co' miei quattro individui per risalire alla volante ancorata.
Essi entrarono nella nave; io, dietro loro richiesta, patteggiai di
risalire la notte seguente per tenermi pronto ad ogni cenno. Si fecero
parecchi viaggi...
--Basta!--interruppe il Torresani, il quale durante l'esposizione del
Conduttore non aveva cessato mai di sfogliare i documenti che erano
ammassati nel suo pulpito--so quante volte sei asceso, quante volte
sei calato, e con quanti individui, e in quali circostanze. Lodo la
tua schiettezza, Bigino. Ma ora, per abbreviare le formalità
dell'esame, io ti prego rispondere alle poche domande che sono per
indirizzarti: Nell'ultima tua _calata_, hai tu _deposto_ in Milano
qualcuno degli abitatori della Nave?
--Uno.
--Il primo, forse, lo stesso che, la sera dell'otto, venne a
noleggiare la tua gondola, dandosi a conoscere per un graduato della
setta equilibrista...?
--Un altro...
--Uno dei quattro...?
--Un individuo, che io non aveva mai visto, una persona molto seria,
molto interessante.
--E questa persona... molto seria... molto interessante... ti ha
fatto promettere di tornare colla tua gondola... a rilevarlo...?
--Al contrario, gusta volta io fui licenziato, e congedato
formalmente.
--Bigino!... Un ultimo favore, poi ti lascio andare pei fatti tuoi,
senz'altra molestia: ti prego di salire un istante sul mio pulpito...
Il conduttore si avanzò verso il pulpito colle mani in saccoccia, e
giunto presso i gradini, si fermò come un ciuco restìo.
--Salite, dunque, cittadino fratello!...
--Cittadino questore, io non amo i luoghi alti...
--Tu! un conduttore di gondole volanti!...
--Le gondole si elevano nell'aria libera; ma qui... più si va in
alto... e più manca il respiro...
--Dunque, cittadino Bigino, tu vuoi proprio che il vecchio Torresani
discenda?...
--Chi è salito discenda, chi è caduto si rialzi, tale è il motto
degli _Equilibristi_.
Il Torresani scese dal pulpito, e accostandosi al Bigino con
affabilità carezzante, gli pose sottocchio un ritratto fotografico.
--Conosci tu questa figura?
--È lui!... quegli che la sera dell'otto richiese pel primo la mia
gondola...
--Sta bene! Ed ora, sfogliamo rapidamente l'_Album_ dei pregiudicati; e
vediamo se fra questi duecento ritratti tu puoi riconoscere anche
l'altro individuo che hai _deposto_ in città nell'ultima tua calata.
Il Bigino sfogliò rapidamente il gran libro, e poi crollò la testa in
segno negativo.
--Dunque egli non è qui? Osserva bene! Non v'è alcun figuro qua
dentro di tua conoscenza?
--Ho detto di no!
--Bigino!... Tu hai parlato di una persona seria... interessante...
Non sapresti fornirmi altri connotati di quell'uomo?... Aspetta...
Bigino!... Una idea!... Colui è iscritto tra gli affigliati alla setta
degli _Equilibristi_!... Vediamo un po'!...
Così parlando, il Torresani spiccò un salto verso il suo pulpito,
aperse un cassettino, ne levò un ritratto in fotografia, e tornando
presso il conduttore di gondole, glielo pose sotto gli occhi.
Il Bigino guardò fissamente l'effigie, poi il vecchio Capo di
Sorveglianza che sorrideva maliziosamente, e obbedì alla voce del
dovere, che gli imponeva la testimonianza legale:
--È lui!...
-Lui!!!--esclamò il Torresani--lui... a Milano!...
Ma il Capo di Sorveglianza non lasciò intravedere che un lampo della
immensa sua gioia. Immediatamente egli congedò il conduttore, salì di
nuovo in bigoncia, e adunati intorno a sè tutti i subalterni che
durante l'interrogatorio erano rimasti sulle porticelle come
altrettante cariatidi, riassunse con voce convulsa le sue deduzioni:
--Nella volante incriminata si trova il famigerato Antonio Casanova,
altro dei graduati della setta di Equilibrio, ladro, falsario,
truffatore, barattiere da giuoco, già processato in contumacia in due
dipartimenti della Unione, privato d'ogni diritto di famiglia, e
oggimai posto fuori della legge. Gli agenti di Sorveglianza hanno
dunque sulla nave e sull'individuo il diritto di cattura e di
esterminio, del quale possono prevalersi in ogni tempo e in
qualsivoglia circostanza senza obbligo di intimazione. Il
_Compartimento di complicità_ è incaricato di segnalare la detta nave a
tutti gli Uffizii dello Stato, trasmettendo a ciascun Uffizio una
copia fotografica del veicolo, col ritratto del reo inassolvibile.
Quanto poi all'altro individuo, parimenti affigliato alla setta degli
_equilibristi_ secondo ogni probabilità residente ora in Milano, noi
possiamo constatare essere questi un celebre industriale da pochi
giorni elevato al rango dei Primati dell'intelligenza, l'inventore
della macchina per la pioggia artificiale, noto attualmente sotto il
nome di Albani Redento. Non risulta dai nostri cataloghi verun delitto
a di lui carico, ed essendo l'Albani nel suo pieno diritto di
percorrere ed abitare a suo beneplacito tutti i dipartimenti della
Unione, noi non ci terremo obbligati ad esercitare su lui una speciale
sorveglianza. Pure, considerata la circostanza pregiudiziale di aver
egli viaggiato in un veicolo sospetto e in compagnia di uomini
riprovati e processati e condannati a tutto rigore di legge, credo
opportuno e prudente far seguire le sue tracce, e far sindacare le sue
azioni da quattro uffiziali di _prevenzione_, i quali verranno scelti
fra i più cauti e manierosi del compartimento. Questi quattro
uffiziali si pongano immediatamente sulle peste. L'Albani è
proprietario di una villa suntuosa, sulle sponde del canale Lariano, a
venti miglia dalla città. I nostri bracchi fiutino per quella parte, e
troveranno il loro uomo. Prudenza, discrezione, alacrità, rapporti
celeri e immediati!--Abbiamo inteso? Il processo è esaurito!...
Il Torresani, dopo queste parole, toccò la molla di congedo, i
subalterni sparirono com'erano venuti, le porticelle si chiusero, e la
sala rimase deserta.
Poco dopo, il vecchio Capo di Sorveglianza spediva a Pietroburgo un
telegramma:
«Bolza,--sei un imbecille!--Albani è a Milano da otto giorni, e tu
l'hai veduto ieri a Pietroburgo; da questo momento ti metto in
disponibilità con un quarto di stipendio».
E subito da Pietroburgo un telegramma di risposta:
«Albani è qui; ho fatto colazione con lui stamattina al Caffè Kertzel.
Mettendomi in disponibilità commettereste un abuso di potere, e la
vedremo!
«_Bolza_».
Il Torresani, letto il dispaccio, rimase alcuni minuti sopra pensiero.
I suoi occhi erano quelli del gatto che vede levarsi a volo una
allodola sfuggitagli dall'ugna.
--Non importa!--esclamò poco dopo--le deposizioni del Bigino varranno
a qualche cosa, se non altro a convincere il Gran Proposto della
nostra buona volontà.