Strategie di un Capo di Sorveglianza.
Il Torresani, dopo il suo abboccamento col Gran Proposto, si recò
all'_Uffizio di Sorveglianza_ per procedere senza ritardo alle
operazioni richieste dal caso.
Il suo zelo fu adeguato alla importanza della missione; ma forse egli
non sarebbe riuscito ad appagare pienamente i desideri del suo
superiore, se la fortuna non lo avesse singolarmente favorito.
Erano trascorsi quindici giorni dacchè l'Albani aveva lasciato Milano
per recarsi a Costantinopoli e quindi a Pietroburgo, e il Torresani,
che aveva mandato sulle sue tracce una mezza dozzina de' suoi segugi
più fidati per spiare ogni sua azione, ogni suo movimento, non aveva
ancora ricevuto alcun dispaccio soddisfacente.
Il vecchio Capo di Sorveglianza già cominciava a dubitare della buona
riuscita del suo piano strategico, quando un incidente, che a prima
giunta non pareva avere alcun rapporto coll'affare che tanto gli stava
a cuore, venne inaspettatamente in suo soccorso.
Una mattina, mentre il Torresani se ne stava, come al solito, nel suo
gabinetto, a decifrare i dispacci arrivati nella notte, un _esploratore
di alto cielo_(12) venne a riferirgli che una _volante di terzo ordine_
già da parecchi giorni stazionava al disopra della città, mantenendosi
ancorata ad una elevatezza molto sospetta.
Quella volante, a dire dell'esploratore, presentava una struttura
singolarissima.
Il gran pallone, di colore azzurrognolo, diafano, terso come
cristallo, rifletteva siffattamente la tinta atmosferica, che in
quella si fondeva, si smarriva, rendendosi quasi impercettibile. La
navicella era chiusa, immobili le ruote, la _coda timoniera_
costantemente abbassata; non sibilo, non fumo, nessun indizio che il
cavo contenesse degli abitatori.
Più volte l'esploratore aveva veduto una gondola cittadina elevarsi in
quella direzione, e poi disparire, come se il grande veicolo l'avesse
assorbita.
Queste ascensioni erano avvenute ad ora molto avanzata della notte, e
la gondola cittadina, in onta alle prescrizioni, si era slanciata
nell'aria a fanali spenti. L'esploratore due o tre volte si era
provato ad inseguirla, ma al momento di raggiungerla, improvvisamente
il suo _chatvue_ si era annebbiato, e le ruotelle del suo _brik_ aveano
preso a girare in senso retrogrado.
Il vecchio Torresani ascoltò la relazione del suo _subalterno_ senza dar
segno di meraviglia. Uscì dal gabinetto, accennò all'altro di
seguirlo, e tutti due salirono sulla gran torre che dominava l'intera
città.
Quivi giunti, il Capo di Sorveglianza avvicinossi ad un immenso
_aereoscopio_(13), e volgendosi all'esploratore:--sai tu indicarmi--gli
disse--in qual punto stazioni la nave sospetta?
--Tirate una retta fra Venere e Marte; dividetela in otto sezioni
perfettamente uguali; alla quinta metà dell'ultima sezione d'ovest,
abbassate un triangolo, e al lato _a, b, c._ troverete la nave.
--Sta bene!--mormorò il Torresani incurvato sotto il poderoso
cannocchiale.
In quel momento il vecchio Capo di Sorveglianza somigliava ad un
ragno, e parlava con voce chioccia, com'egli temesse di essere udito
al di sopra delle nuvole.
--Ecco! appunto una nave di terzo ordine a distanza di mille e
novecento metri... Presto!... Applichiamo alla lente la nostra _camera
oscura_... fotografiamo!... Ah! La nave si muove...! Mutano di
posto...! se ne vanno!... Via! non serve correr tanto, signori miei!
Vi ho conosciuti, vi conosco...
--Che!... a tanta distanza, voi avete potuto riconoscere le persone
che sono là dentro!--esclamò il subalterno spalancando due grossi
occhi da imbecille.
Il Torresani gettò su lui uno sguardo pieno di sarcasmo e di
commiserazione.
--E tu, imbecille, non hai ancora capito che razza di gente sia
quella, che mostra tanta paura del nostro cannocchiale?
--Gente sospetta... capisco anch'io...--balbettò il subalterno colla
persuasione d'aver fatto una grande scoperta.
--Ah! quei signori tu li chiami gente sospetta, imbecille! Di'
piuttosto canaglia della peggior specie, furfanti, bricconi, ladri,
barattieri, e ignoranti, presuntuosi, che credono sottrarsi al rigore
della legge... che pretendono corbellare il vecchio Torresani!...
Presto!... Scendiamo abbasso, lumacone!... Lascia in pace quel
l'ordigno maledetto... Dire che i _primati_ dell'ottica non hanno ancora
trovato il modo di fornirci un _aereoscopio_, che si possa nascondere
fra i polpastrelli delle dita... Non importa! Abbiamo altre risorse...
I birboni della scienza favoriscono le ladrerie e le truffe: ma
fortunatamente ci porgono mille mezzi per discoprirle e punirle... C'è
progresso da ambe le parti, signori garbatissimi! Peccato che gli
statuti dell'_Unione_ non ci permettano di violentare i cittadini!... Le
manette, la prigione, la forca, quelli erano espedienti efficacissimi
per tutelare l'ordine pubblico!... Nondimeno, parola da Torresani, fra
pochi minuti io farò vedere a quei pirati di alto cielo, che anche noi
siamo in grado di far rispettare le leggi e di imporre alla
canaglia!...
Così parlando, il Capo di Sorveglianza giunse nella sala di
_diramazione_, dove, appena entrato, fece scattare una molla, la quale,
per varii fili elettrici, era in comunicazione coi principali
dipartimenti del palazzo.
Le pareti oscillarono, e dopo alcuni minuti, si apersero nei quattro
lati della sala parecchie porticelle numerizzate, e a ciascuna
porticella affacciossi un individuo, portante la divisa dei subalterni
di _sorveglianza_.
Il Torresani salì sovra un pulpito e prese a _diramare_ i suoi ordini.
--Numero uno: convocare i duecento nella sala di magnetismo, e
arrestare nel termine di dieci minuti la nave sospetta.--Numero due:
recarsi da Duroni, e far ritrarre la nave in ventiquattro copie,
dodici a fotografia colorata, dodici a fotografia ponderabile(14).
--Numero tre: riferire il numero preciso delle gondole stazionate nei
diversi quartieri, e di quelle che tengono l'alto.--Numero quattro:
esaminare i _tesseri_ dei singoli padroni di gondole, portanti le note
giornaliere dal dieci settembre fino a questo giorno, e riferire
l'itinerario di ciascun conduttore.
Ciascun subalterno, appena scoccato l'ordine, scompariva come
fantasma, gli altri rimanevano in sentinella alle porte ad attendere i
cenni del Capo.
Dopo un quarto d'ora di attesa, il _numero due_ entrò nella sala, e
depose sul pulpito del Torresani ventiquattro cartoni, sui quali era
disegnata la _nave volante_.
Il Capo di Sorveglianza gettò una rapida occhiata sulle fotografie,
indi rispose:
--Numero cinque: prendete una copia di questo disegno, e compite
sollecitamente l'ispezione di raffronto.
--Numero sei: portate quest'altra copia nella sala di chimica onde
sia ponderata e decomposta.--Numero sette: a voi quest'altro cartone!
fate l'inventario dei mobili, degli attrezzi, degli accessorii che
appariscono alla superficie della nave.--Numero otto: verificate se da
qualche finestra o pertugio apparisce alcun frammento di figura umana,
una testa, un naso, un orecchio, una gamba, non importa! riportatemi
quei frammenti centuplicati di proporzioni.
Per alcuni minuti, fu nella sala un andirivieni di subalterni.
Il Torresani, dall'alto del suo pulpito, non cessava di impartire
ordini a questi e a quelli. I suoi occhi grigi mandavano faville.
In termine di mezz'ora, i documenti più essenziali erano raccolti. Il
Torresani li esaminava, li confrontava con feroce compiacenza. Le sue
labbra, frattanto, non cessavano di brontolare una specie di monologo,
dal quale spiccavano tratto tratto degli ordini, delle interrogazioni,
e più spesso dei grugniti di piacere.
--Voi dicevate, subalterno _numero uno_, che i vostri duecento
magnetizzatori hanno durato molta fatica a trattenere la nave per
dieci minuti, vuol dire che abbiamo delle _volontà deboli_, fors'anche
dei _contrari_, dei traditori, che mangiano la pensione del Governo e
servono ai cospiratori... Non importa... I cinque minuti hanno bastato
al Duroni per darmi delle buone fotografie... La nave è di costruzione
americana, porta il numero 2724, probabilmente un numero falso... Nel
gran catalogo delle navi volanti ne abbiamo trovato una perfettamente
identica a questa... Lo stesso disegno... la stessa forza... lo stesso
peso... non c'è dubbio... Ah! ah!... Questa nave fu fabbricata a Rio
Janeiro dagli industriali Thompson e Stefany... tre anni sono, e fu
venduta al Primate Michelet, il quale a sua volta la cedette al
Bonafous pel servizio della _retta_ fra Milano e Pietroburgo. Ah!...
comprendo...! I Bonafous, due anni sono, la cedettero ai Calzado,
fabbricatori di carte da giuoco a Madrid, poi... poi... Dacchè i
Calzado vennero sfrattati dalla _Unione_, la nave scomparve per due
mesi, quindi fu riveduta e segnalata da parecchi aereoscopi, dapprima
a Torino, poi a Napoli, quindi a Parigi, più tardi a Pietroburgo, a
Berlino, a Lucerna. Confrontiamo le date di queste apparizioni colla
Cronaca criminale delle città nominate... Ci siamo...! Ecco...! Sta
bene!... L'avrei indovinato; a Torino una sorpresa notturna alle
guardie del tesoro reale; a Napoli una sottrazione di monete antiche
al pubblico Museo; a Parigi vincite considerevoli al _maccao_ per parte
di un truffatore; a Pietroburgo, a Vienna, a Lucerna altri fatti
dell'egual genere... Dapertutto, l'apparizione di questa nave ha
portato la truffa, l'aggressione, il delitto... Dunque io non mi era
ingannato... Là dentro c'era un nido di briganti, di barattieri,
fors'anche di assassini... E voi, signori uffiziali di magnetismo, non
avete avuto forza di trattenerli una mezz'ora, tanto che io potessi
ottenere un mandato di arresto eccezionale... Basta!... C'è ancora una
speranza... Non tutti quei bricconi saranno partiti colla nave... può
darsi che qualcuno sia rimasto fra noi... Il Lissoni, proprietario di
gondole al quartiere del Macello pubblico, riferisce che uno dei suoi
conduttori, il nominato Bigino, per cinque notti consecutive fece
delle ascensioni fuori di torno, a fanali spenti. Eh! di là! Numero
quattordici! conducetemi tosto il Bigino! Egli è disceso stamattina
prima dell'albeggiare; non è improbabile che la sua gondola abbia
portato abbasso uno di quei gabbamondo... E noi lo conosceremo...
perdio! E s'io riesco a pigliar in mano un filo della matassa... giuro
districarla in pochi giorni... e vi prometto che quella galera di
birboni non farà, quindi innanzi, un lungo viaggio!...
Il Torresani accennò col dito a diversi subalterni, i quali
immediatamente gli si fecero appresso, per ricevere alcuni ordini
segreti.
Poco dopo, entrò nella sala il Bigino, conduttore di gondole.