La Confessione.
Al cader della notte, era cessata per l'Albani l'ebbrezza del trionfo.
La sua fronte si era nuovamente increspata di una ruga profonda. Le
memorie del passato, le trepidanze dell'avvenire riprendevano
imperiosamente il loro posto nell'anima del giovine.
Prevedendo il pericolo di una ovazione popolare, l'Albani salì in una
gondola volante onde uscire liberamente dalla folla.
Per due ore, il giovane artista si aggirò negli spazi dell'aere, in
preda a' suoi cupi pensieri. Il tempo era lento per lui. Le ore per
lui si svolgevano lente e terribili, come quelle del delinquente che
aspetta il giudizio degli uomini. Ma in quella meditazione, fosca e
lugubre come l'inferno, traluceva di quando in quando un raggio di
paradiso. La sua anima travolta nelle tenebre si riscuoteva al suono
di una voce melodiosa che gli diceva: l'amore di una donna è il santo
riflesso del perdono di Dio; per esso si cancellano tutti i peccati e
tutti i rimorsi dell'uomo.
--Bada di non iscostarti troppo dalla città--disse l'Albani al
_conduttore_ della gondola.--A undici ore io debbo trovarmi sulla riva
del lago, presso l'antico _Arco della Pace_.
--Il gran _faro cittadino_ segna le dieci e cinque minuti--rispose il
gondoliere dell'aere, volgendo gli occhi ad un immenso globo di luce
che sorgeva a poca distanza dalla cattedrale.--Colla mia gondola
potrei condurvi fino a Bergamo, e restituirvi alla spiaggia per l'ora
indicata.
--Due ore di attesa!... ancora due ore di incertezza... di terribile
agonia!--mormorò l'Albani.--No, io non potrei reggere più a lungo a
questa lotta.
Poi, volgendosi di nuovo al gondoliere--ritorniamo alla città--disse
ad alta voce--alla contrada di _Riparazione_, numero _zero_.
Mentre la gondola drizzava rapidamente il _rostro_ verso il faro
cittadino, la fronte dell'Albani si andava rasserenando, riflettendo
le intime compiacenze di un'anima che crede aver trovato il farmaco a'
suoi dolori.
--Oh! troppo tardi mi è venuta questa ispirazione--pensava
egli.--Nelle perplessità, nei pericoli della vita, non mi ha egli
pregato di ricorrere a lui? Ed io ho potuto dimenticare le ultime
parole del mesto congedo, le promesse che ci siamo ricambiate nel
bacio dell'addio? Non fu egli il solo compagno, l'amico mio, nel lungo
pellegrinaggio di cinque anni? Quando gli uomini scagliarono sul mio
capo l'anatema e la morte, le sue parole furono amore e speranza. Ogni
volta che, estenuato dai patimenti, dalla vergogna e dal rimorso, io
cadeva a terra, invocando la fine di una insopportabile esistenza, la
sua mano mi rialzava dolcemente, ed io sentiva rinascere le forze
smarrite, io riprendeva il coraggio al suono di quella voce santa che
mi diceva: Prosegui, l'espiazione cancella la colpa!
Mentre l'Albani era assorto in tali pensieri, la gondola, oltrepassato
il _Faro cittadino_, sostava all'altezza di duecento metri sopra il
_Quartiere di Misericordia_.
Il gondoliere, per riconoscere la contrada sulla quale doveva calarsi,
si pose agli occhi una _chatvue_(6), e dopo alcuni minuti di
esplorazione, diede moto a' suoi meccanismi, e scese rapidamente nella
via di _Riparazione_, toccando terra presso la casa che gli era stata
indicata.
Il giovane balzò dai cuscini, ed entrò nella casa senza dir motto al
conduttore. Questi riprese l'alto colla sua gondola, e ristette sopra
la porta ad aspettare che quegli uscisse.
L'Albani attraversò rapidamente la galleria terrena, o piuttosto un
viale di rose d'ogni colore e fragranza, rischiarato da una luce
artifiziale, in cui parevano fondersi il raggio melanconico della luna
e il vivace candore del mattino.
Ad incontrarlo mosse una donna vestita di tunica bianca, le chiome
raccolte in una reticella di perle e di topazi, splendenti come foglie
irrorate dal mattino. La tunica, chiusa sul petto da una croce di
diamanti, scendeva con ricca onda di pieghe fino all'estremo dello
stivaletto. Senza cintura, senza ornamenti. Lo splendore dello
sguardo, il vermiglio delle labbra, l'ebano delle chiome, rivelavano
la donna sotto la effige dell'angelo.
--Che cercate, o fratello, nella casa di benedizione?--chiese la
donna all'Albani con soavissimo accento.
--Io cerco--rispose il giovane con voce commossa.--io cerco il
predicatore dell'evangelo, che fra i ministri porta il nome di
fratello _consolatore_.
--Il ministro è assente--disse la donna--ma egli sarà di ritorno fra
poco. Noi dobbiamo uscire insieme per assistere ad una cerimonia
nuziale, che deve compiersi prima di mezzanotte in un quartiere
alquanto discosto dal nostro.
--Una cerimonia nuziale prima di mezzanotte!--esclamò il giovane
radiante di gioia...--Dunque... sarebbe vero?... Fidelia avrebbe
acconsentito?...
--Fidelia!... Il nome che voi profferite--disse la donna--mi dà a
conoscere il vostro... Voi siete l'Albani... il fidanzato della mia
sorella d'amore!... Venite!... Affrettiamo gl'istanti della
consolazione, perocchè sulla terra i dolori sono sempre imminenti...
La vostra fidanzata è là, nell'_intimo sacrario_ del ministro, ad
attendere quell'ora che voi avete prevenuta coll'impaziente desiderio.
Così parlando, la sposa del ministro prese per mano l'Albani e lo
introdusse in una _rotonda_ scolpita nell'alabastro, dove, sovra un
divano coperto di bianchi drappi, sedeva la figlia del Gran Proposto.
L'Albani, al primo vederla, la credette una statua.
Ma le candide forme erano animate, la statua levossi in piedi, e
sciolse la voce:
--Amico! fratello!--esclamò Fidelia coll'accento della più viva
commozione.--E tu pure hai indovinato la strada più breve per toccare
la meta! I nostri cuori si attraggono!
L'Albani non potè profferire parola, e cadde alle ginocchia di
Fidelia.
--Poichè l'istinto del bene vi ha qui riuniti innanzi l'ora
prefissa--parlò la sposa del ministro--noi compiremo la cerimonia in
questo luogo. Fratello Consolatore sarà qui fra pochi minuti; ma i
minuti dell'uomo benefico sono preziosi agli infelici, e noi che
respiriamo la gioia, non dobbiamo usurpare i diritti del dolore. Prima
che il ministro ritorni, noi possiamo dar passo ai preliminari della
vostra _unione spirituale_. Innanzi tutto, voi dovete adempiere al
dovere di _confessione_, a quel sacro dovere, che ora non vuolsi più
considerare, come ai tempi del pervertimento curiale, una formalità
ripugnante ed assurda, ma sibbene un attestato di reciproca fiducia
necessaria a guarentire la vostra pace avvenire; io vi lascio, o
figliuoli! Quando la vostra confessione sarà compiuta, io verrò qui,
col ministro, a benedire i vostri legami di spirito!
La sacerdotessa pose la mano di Fidelia in quella del suo giovane
fidanzato, e uscì dalla _rotonda_.
Allora l'Albani, rimanendo genuflesso, la mano di Fidelia stretta alle
labbra, cominciò la sua confessione:
--Oh sì! Una santa istituzione è codesta, che ci obbliga a rivelare
tutte le nostre debolezze, tutte le nostre colpe, prima che il
giuramento d'amore sia profferito. Due cuori non possono amarsi
davvero se prima non si conoscano. Miserabile quell'uomo che pretende
affermare la fede della sua compagna colla dissimulazione e
coll'inganno! Ed era la mia una immensa stoltezza di affidarmi ai
rigori delle leggi umane perchè tu avessi ad ignorare il triste
mistero del mio passato. A te dunque, o giovinetta, che mi rivelasti
il divino istinto del perdono; a te, che assumendo la missione
dell'angelo, hai steso la mano al caduto per redimerlo dalla vergogna
e dai rimorsi, io narrerò quella orribile istoria...
--No!... basta!--interruppe Fidelia con un leggiero brivido di
terrore--la confessione non è obbligatoria. Io posso dispensarti
dall'accusare le tue colpe, prevenendoti col mio perdono. La donna che
si consacra ad un uomo per tutta la vita, non solo deve assolvere il
di lui passato, ma anche il di lui avvenire. In ciò la donna è più
sublime di Dio!
Così parlando, Fidelia chinò le labbra sulla fronte infuocata,
dell'Albani, e vi ristette con un lungo bacio. Poi ella fece un
movimento per levarsi in piedi e cedere il suo posto al giovane, che
tuttavia rimaneva inginocchiato.
--Mio fidanzato, mio fratello d'amore--riprese Fidelia con dolcissimo
accento--dispensandoti dalla confessione io mi sono prevalsa di un mio
diritto, ma non intendo perciò esonerarmi da' miei doveri. Al
contrario, io ti prego di acconsentirmi questo sfogo dell'anima che la
legge mi impone, perocchè io sappia che l'uomo non può gustare, nelle
braccia di una donna, tutta intera la voluttà dell'amore, quand'egli
non sia ben certo che questa donna non abbia mai appartenuto ad
alcuno...
--E potrei io dubitare della tua illibatezza?--esclamò l'Albani
trattenendo la giovinetta con dolce violenza.--Tutta la tua vita si
riflette nel tuo purissimo sguardo. Nella freschezza delle tue mani,
nella fragranza del tuo alito, nelle caste pieghe dei lini che
disegnano le tue membra, io respiro la vergine, indovino una limpida
fonte, a cui nessuno ha mai portato le labbra! La legge mi comanda di
proferire a mia volta la parola _perdono_; ed io, per obbedire a questa
legge, ti perdono la sola colpa che in te riconosco, quella di aver
amato un uomo immeritevole di possederti.
I due fidanzati, nell'estasi di un lungo abbracciamento, non si
accorsero che la porta si era aperta, che non erano più soli.
Speranza e fratello Consolatore entrarono nella _rotonda_.
Il ministro si accostò al due amanti per compiere la cerimonia
dell'unione spirituale colla formola prescritta dai canoni religiosi.
--Io ti amo e ti amerò sempre!--disse l'Albani--mentre il sacerdote
univa la sua mano a quella di Fidelia.
La giovinetta replicò la promessa con tremula voce. E mentre il
ministro baciava in fronte i due sposi, dalla torre Garibaldi
partirono i primi squilli del _richiamo delle vergini_.
La cerimonia era compiuta. I due giovani si levarono in piedi. La
sposa del ministro offerse il braccio a Fidelia, e tutti quanti
uscirono dal sacrario.
Appena sboccati nella via, l'Albani scosse la funicella che pendeva
dalla sua gondola, e il _conduttore_, svegliandosi al suono
dell'_organetto acustico_(7), calò a terra presso la porta.