CAPITOLO IX.

La Confessione.

Al cader della notte, era cessata per l'Albani l'ebbrezza del trionfo.

La sua fronte si era nuovamente increspata di una ruga profonda. Le

memorie del passato, le trepidanze dell'avvenire riprendevano

imperiosamente il loro posto nell'anima del giovine.

Prevedendo il pericolo di una ovazione popolare, l'Albani salì in una

gondola volante onde uscire liberamente dalla folla.

Per due ore, il giovane artista si aggirò negli spazi dell'aere, in

preda a' suoi cupi pensieri. Il tempo era lento per lui. Le ore per

lui si svolgevano lente e terribili, come quelle del delinquente che

aspetta il giudizio degli uomini. Ma in quella meditazione, fosca e

lugubre come l'inferno, traluceva di quando in quando un raggio di

paradiso. La sua anima travolta nelle tenebre si riscuoteva al suono

di una voce melodiosa che gli diceva: l'amore di una donna è il santo

riflesso del perdono di Dio; per esso si cancellano tutti i peccati e

tutti i rimorsi dell'uomo.

--Bada di non iscostarti troppo dalla città--disse l'Albani al

_conduttore_ della gondola.--A undici ore io debbo trovarmi sulla riva

del lago, presso l'antico _Arco della Pace_.

--Il gran _faro cittadino_ segna le dieci e cinque minuti--rispose il

gondoliere dell'aere, volgendo gli occhi ad un immenso globo di luce

che sorgeva a poca distanza dalla cattedrale.--Colla mia gondola

potrei condurvi fino a Bergamo, e restituirvi alla spiaggia per l'ora

indicata.

--Due ore di attesa!... ancora due ore di incertezza... di terribile

agonia!--mormorò l'Albani.--No, io non potrei reggere più a lungo a

questa lotta.

Poi, volgendosi di nuovo al gondoliere--ritorniamo alla città--disse

ad alta voce--alla contrada di _Riparazione_, numero _zero_.

Mentre la gondola drizzava rapidamente il _rostro_ verso il faro

cittadino, la fronte dell'Albani si andava rasserenando, riflettendo

le intime compiacenze di un'anima che crede aver trovato il farmaco a'

suoi dolori.

--Oh! troppo tardi mi è venuta questa ispirazione--pensava

egli.--Nelle perplessità, nei pericoli della vita, non mi ha egli

pregato di ricorrere a lui? Ed io ho potuto dimenticare le ultime

parole del mesto congedo, le promesse che ci siamo ricambiate nel

bacio dell'addio? Non fu egli il solo compagno, l'amico mio, nel lungo

pellegrinaggio di cinque anni? Quando gli uomini scagliarono sul mio

capo l'anatema e la morte, le sue parole furono amore e speranza. Ogni

volta che, estenuato dai patimenti, dalla vergogna e dal rimorso, io

cadeva a terra, invocando la fine di una insopportabile esistenza, la

sua mano mi rialzava dolcemente, ed io sentiva rinascere le forze

smarrite, io riprendeva il coraggio al suono di quella voce santa che

mi diceva: Prosegui, l'espiazione cancella la colpa!

Mentre l'Albani era assorto in tali pensieri, la gondola, oltrepassato

il _Faro cittadino_, sostava all'altezza di duecento metri sopra il

_Quartiere di Misericordia_.

Il gondoliere, per riconoscere la contrada sulla quale doveva calarsi,

si pose agli occhi una _chatvue_(6), e dopo alcuni minuti di

esplorazione, diede moto a' suoi meccanismi, e scese rapidamente nella

via di _Riparazione_, toccando terra presso la casa che gli era stata

indicata.

Il giovane balzò dai cuscini, ed entrò nella casa senza dir motto al

conduttore. Questi riprese l'alto colla sua gondola, e ristette sopra

la porta ad aspettare che quegli uscisse.

L'Albani attraversò rapidamente la galleria terrena, o piuttosto un

viale di rose d'ogni colore e fragranza, rischiarato da una luce

artifiziale, in cui parevano fondersi il raggio melanconico della luna

e il vivace candore del mattino.

Ad incontrarlo mosse una donna vestita di tunica bianca, le chiome

raccolte in una reticella di perle e di topazi, splendenti come foglie

irrorate dal mattino. La tunica, chiusa sul petto da una croce di

diamanti, scendeva con ricca onda di pieghe fino all'estremo dello

stivaletto. Senza cintura, senza ornamenti. Lo splendore dello

sguardo, il vermiglio delle labbra, l'ebano delle chiome, rivelavano

la donna sotto la effige dell'angelo.

--Che cercate, o fratello, nella casa di benedizione?--chiese la

donna all'Albani con soavissimo accento.

--Io cerco--rispose il giovane con voce commossa.--io cerco il

predicatore dell'evangelo, che fra i ministri porta il nome di

fratello _consolatore_.

--Il ministro è assente--disse la donna--ma egli sarà di ritorno fra

poco. Noi dobbiamo uscire insieme per assistere ad una cerimonia

nuziale, che deve compiersi prima di mezzanotte in un quartiere

alquanto discosto dal nostro.

--Una cerimonia nuziale prima di mezzanotte!--esclamò il giovane

radiante di gioia...--Dunque... sarebbe vero?... Fidelia avrebbe

acconsentito?...

--Fidelia!... Il nome che voi profferite--disse la donna--mi dà a

conoscere il vostro... Voi siete l'Albani... il fidanzato della mia

sorella d'amore!... Venite!... Affrettiamo gl'istanti della

consolazione, perocchè sulla terra i dolori sono sempre imminenti...

La vostra fidanzata è là, nell'_intimo sacrario_ del ministro, ad

attendere quell'ora che voi avete prevenuta coll'impaziente desiderio.

Così parlando, la sposa del ministro prese per mano l'Albani e lo

introdusse in una _rotonda_ scolpita nell'alabastro, dove, sovra un

divano coperto di bianchi drappi, sedeva la figlia del Gran Proposto.

L'Albani, al primo vederla, la credette una statua.

Ma le candide forme erano animate, la statua levossi in piedi, e

sciolse la voce:

--Amico! fratello!--esclamò Fidelia coll'accento della più viva

commozione.--E tu pure hai indovinato la strada più breve per toccare

la meta! I nostri cuori si attraggono!

L'Albani non potè profferire parola, e cadde alle ginocchia di

Fidelia.

--Poichè l'istinto del bene vi ha qui riuniti innanzi l'ora

prefissa--parlò la sposa del ministro--noi compiremo la cerimonia in

questo luogo. Fratello Consolatore sarà qui fra pochi minuti; ma i

minuti dell'uomo benefico sono preziosi agli infelici, e noi che

respiriamo la gioia, non dobbiamo usurpare i diritti del dolore. Prima

che il ministro ritorni, noi possiamo dar passo ai preliminari della

vostra _unione spirituale_. Innanzi tutto, voi dovete adempiere al

dovere di _confessione_, a quel sacro dovere, che ora non vuolsi più

considerare, come ai tempi del pervertimento curiale, una formalità

ripugnante ed assurda, ma sibbene un attestato di reciproca fiducia

necessaria a guarentire la vostra pace avvenire; io vi lascio, o

figliuoli! Quando la vostra confessione sarà compiuta, io verrò qui,

col ministro, a benedire i vostri legami di spirito!

La sacerdotessa pose la mano di Fidelia in quella del suo giovane

fidanzato, e uscì dalla _rotonda_.

Allora l'Albani, rimanendo genuflesso, la mano di Fidelia stretta alle

labbra, cominciò la sua confessione:

--Oh sì! Una santa istituzione è codesta, che ci obbliga a rivelare

tutte le nostre debolezze, tutte le nostre colpe, prima che il

giuramento d'amore sia profferito. Due cuori non possono amarsi

davvero se prima non si conoscano. Miserabile quell'uomo che pretende

affermare la fede della sua compagna colla dissimulazione e

coll'inganno! Ed era la mia una immensa stoltezza di affidarmi ai

rigori delle leggi umane perchè tu avessi ad ignorare il triste

mistero del mio passato. A te dunque, o giovinetta, che mi rivelasti

il divino istinto del perdono; a te, che assumendo la missione

dell'angelo, hai steso la mano al caduto per redimerlo dalla vergogna

e dai rimorsi, io narrerò quella orribile istoria...

--No!... basta!--interruppe Fidelia con un leggiero brivido di

terrore--la confessione non è obbligatoria. Io posso dispensarti

dall'accusare le tue colpe, prevenendoti col mio perdono. La donna che

si consacra ad un uomo per tutta la vita, non solo deve assolvere il

di lui passato, ma anche il di lui avvenire. In ciò la donna è più

sublime di Dio!

Così parlando, Fidelia chinò le labbra sulla fronte infuocata,

dell'Albani, e vi ristette con un lungo bacio. Poi ella fece un

movimento per levarsi in piedi e cedere il suo posto al giovane, che

tuttavia rimaneva inginocchiato.

--Mio fidanzato, mio fratello d'amore--riprese Fidelia con dolcissimo

accento--dispensandoti dalla confessione io mi sono prevalsa di un mio

diritto, ma non intendo perciò esonerarmi da' miei doveri. Al

contrario, io ti prego di acconsentirmi questo sfogo dell'anima che la

legge mi impone, perocchè io sappia che l'uomo non può gustare, nelle

braccia di una donna, tutta intera la voluttà dell'amore, quand'egli

non sia ben certo che questa donna non abbia mai appartenuto ad

alcuno...

--E potrei io dubitare della tua illibatezza?--esclamò l'Albani

trattenendo la giovinetta con dolce violenza.--Tutta la tua vita si

riflette nel tuo purissimo sguardo. Nella freschezza delle tue mani,

nella fragranza del tuo alito, nelle caste pieghe dei lini che

disegnano le tue membra, io respiro la vergine, indovino una limpida

fonte, a cui nessuno ha mai portato le labbra! La legge mi comanda di

proferire a mia volta la parola _perdono_; ed io, per obbedire a questa

legge, ti perdono la sola colpa che in te riconosco, quella di aver

amato un uomo immeritevole di possederti.

I due fidanzati, nell'estasi di un lungo abbracciamento, non si

accorsero che la porta si era aperta, che non erano più soli.

Speranza e fratello Consolatore entrarono nella _rotonda_.

Il ministro si accostò al due amanti per compiere la cerimonia

dell'unione spirituale colla formola prescritta dai canoni religiosi.

--Io ti amo e ti amerò sempre!--disse l'Albani--mentre il sacerdote

univa la sua mano a quella di Fidelia.

La giovinetta replicò la promessa con tremula voce. E mentre il

ministro baciava in fronte i due sposi, dalla torre Garibaldi

partirono i primi squilli del _richiamo delle vergini_.

La cerimonia era compiuta. I due giovani si levarono in piedi. La

sposa del ministro offerse il braccio a Fidelia, e tutti quanti

uscirono dal sacrario.

Appena sboccati nella via, l'Albani scosse la funicella che pendeva

dalla sua gondola, e il _conduttore_, svegliandosi al suono

dell'_organetto acustico_(7), calò a terra presso la porta.

AbrakadabraL Storia dell'avvenire · 第 33 / 64 题