L'uomo alato di Fourrier.
Mentre Rousseau usciva dall'emiciclo, entravano dalla porta Orientale
tre nuovi personaggi, i quali dopo breve ricambio di saluti, sedettero
presso Raspail. Erano tre primati del dipartimento francese: Virey,
Michelet e Fourrier, celebri innovatori o piuttosto trasformatori
della scienza zoologica.
Michelet era seguito da due magnifiche tigri, sommesse e docili come
cani di Terranuova. Le due fiere dell'africano deserto, ammansate da
quella forza simpatico-magnetica che Dio ha dato all'uomo quando lo
istituì signore del creato, si sdraiarono sul pavimento facendo
sgabello del dorso ai piedi del potente domatore. Alla vista delle
ammirabili belve, quanti sedevano nell'emiciclo si alzarono mandando
un grido di sorpresa. Da oltre dieci anni, i leoni, le iene, gli orsi
ed altri animali, che ai tempi andati si chiamavano feroci, soggiogati
dal magnetismo e raddolciti dalla educazione, viveano famigliarmente
coll'uomo. La sola tigre avea resistito alla potenza dell'elettrico
animale, sfidando il coraggio e l'imperiosa volontà dei più temerari.
Immaginate la meraviglia dei circostanti in vedere lo scienziato
distendere sbadatamente le gambe sui cuscini della pelle contratta, e
solleticare colla punta dello stivaletto gli irti mustacchi della
belva!
Se non che, a scemare l'impressione terribile di quella scena, un
altro fatto meno sorprendente, perchè constatato da altre esperienze,
ma sempre interessante e giocondo, distrasse l'attenzione dei curiosi.
Un centinaio di augelletti d'ogni specie e d'ogni colore aveano invasa
la sala, e svolazzavano dai capitelli alle cornici, dai ventilatori ai
lampadari, cinguettando festosamente. Fourrier levò lo sguardo, e
sorrise coll'espressione di chi risponde ad un cortese saluto con
animo profondamente addolorato. Poi trasse dalla bisaccia una elegante
scatoletta ripiena di semi odorosi--e gli augelletti a discendere
tosto, beccare il loro granello, e di nuovo sparpagliarsi nelle
regioni più elevate.
Sulla fronte dello scienziato era una nube di tristezza. Raspail se ne
avvide, gli stese la mano, e coll'affetto dello sguardo gli chiese il
segreto de' suoi dolori.
--Il mio dolore non è più un segreto pei miei compagni di
viaggio--prese a dire Fourrier coll'accento della più viva commozione,
e accennava a Virey e a Michelet.--Pure io ripeterò la confessione,
perocchè la mia anima ha bisogno di rivelarsi.
Nella sala si fece un silenzio solenne. Gli augelli ristettero e
cessarono dal canto.
--Colleghi, amici, fratelli--riprese Fourrier--la scienza genera la
superbia, e la superbia genera l'errore. Questa antica sentenza oggi
mi ricorre al pensiero nella sua verità più terribile. Seguendo le
orme d'un mio illustre antenato, io mi era prefisso di concorrere alla
rigenerazione della umana famiglia perfezionando l'organizzazione
fisica dell'uomo, facendo violenza alle leggi istesse della natura. Ho
consumata la giovinezza in lunghi e pazienti studi, in esperienze
terribili, che più volte mi costarono dei rimorsi; ma l'idea fissa,
irremovibile, l'idea dominatrice di tutti i miei pensieri era quella
di dare all'uomo una nuova facoltà, la facoltà di volare come l'aquila
delle Alpi, come il Condoro delle Indie. Io mi ero detto: finchè
l'uomo non potrà elevarsi negli spazi infiniti dell'aere, solo, per
suo proprio impulso, senza dipendere da meccanismi che richieggono il
concorso di altri uomini; indipendenza e libertà saranno aspirazioni
vane, parole vuote di senso. I palloni aerostatici, i vagoni delle
ferrovie, i fili telegrafici, le navi sottomarine, saranno mai sempre
subordinati a quel dispotismo sociale, che niuna legge può
distruggere. Ove altro non esistesse, rimarrebbe la tirannia del
denaro, principio e fomite di schiavitù.--Per compiere il volo di
Dedalo, si vorrebbe denaro a provvedere la cera e le piume; ali non si
avrebbero senza il soccorso di meccanismi costosi. Non sarà dunque
possibile modificare la conformazione fisica dell'uomo in guisa da
fargli spuntare in sulle spalle questo nuovo organo, che deve aprirgli
le libere vie del firmamento? Nel 1940, proposi il quesito ad una
assemblea di scienziati americani,--ed ebbi lo scherno per sola
risposta. Due anni dopo, passeggiando nel podere di un industre colono
di Strasburgo, questi mi fece notare una magnifica pianta, sulla quale
maturavano dieci qualità di frutti differenti, sicchè dall'un ramo
pendevano le più belle pesche, dall'altro fichi prelibati, qui
grappoli d'uva, più in alto pere, e mandorle, e noci; e tutta questa
varietà di frutta era cresciuta sullo stesso tronco per effetto di
innesto...
--Comprendo,--interruppe Raspail;--l'innesto dei vegetali ti ha
suggerito l'idea... di tentare l'ugual prova nei regno animato.
--E l'idea era troppo logica perchè io non mi affrettassi a
realizzarla; io, che da tanti anni non vagheggiava che una sola
speranza al mondo!... Prima di tentare la prova nell'animale
ragionevole, feci parecchie esperienze sui bruti, le quali riuscirono
a meraviglia. Nell'anno 1945 non restandomi più alcun dubbio sul
risultato delle mie operazioni, presi in alloggio una villa a poca
distanza da Lima, e quivi, col soccorso di pochi amici e la
benedizione di Dio, produssi per la prima volta il grande fenomeno
dell'uomo alato. Due gentili bambini, che oggi amo con cuore di padre,
sottoposero le tenere membra al ferro incisore... Le lacrime ch'essi
versarono in quel giorno doveano essere compensate ad usura dal
benefizio della libertà. Incisi le tenere carni all'estremità della
scapola, v'innestai prontamente le ali ancora palpitanti di una
colomba... Chiusi la cicatrice con cera vergine ed aromi glutinosi. I
due bimbi, nutriti di sughi animatori, per tre giorni rimasero in
fasce... Nel quarto giorno, al levarsi dei lini, io vidi le ali
agitarsi di novella vitalità... Il ramo innestato non poteva
deperire... Le due piccole creature, che mi stavano dinanzi, avevano
le forme dell'angelo immaginato dai cristiani.
Il tuono di una cannonata interruppe la conversazione di
Fourrier.--Era il primo segnale della pioggia.--Due minuti ancora, e
le valvole della gran macchina dovevano aprirsi...
Tutti quanti si levarono per uscire dalla sala. Fourrier, dando il
braccio a Raspail e seguito dai colleghi, si condusse sulla porta di
occidente, proseguendo a narrare la sua istoria...
I quattro scienziati, affacciandosi alla grande apertura che dominava
la piazza del Duomo, ristettero meravigliati.
Il terreno, i balconi, le muraglie, i tetti e gli orti superiori delle
case erano spariti. Da qualunque parte volgessero lo sguardo, non
incontravano che una folta selva di gente.
A un tratto la folla parve agitarsi come l'onda dell'Oceano ai primi
soffi della bufera.--Tutte le teste si levarono verso il firmamento,
le braccia e le mani accennarono--un milione di cannocchiali si
volsero a due corpi bianchi che nuotavano nello spazio con moto
discendente.
A quella vista Fourrier non potè trattenere un grido di gioia.--Son
dessi!--esclamò lo scienziato.--Le mie creature!... Rondine e
Lucarino, i miei figli di adozione!... Oh! mi perdoni il Signore la
colpevole diffidenza!
--Miracolo della scienza!--esclamò Raspail seguendo con estatico
sguardo i due giovani alati, che calavano rapidamente sovra la
maggiore aguglia del Duomo...
--Io non aveva calcolato le ore del riposo--soggiunse
Fourrier...--Questa fu la sola causa del loro ritardo!...
--Ma donde vengono essi? Qual fu il loro viaggio?--chiesero ad una
voce i circostanti...
--Presero il volo da Filadelfia ieri notte, due ore prima che io
partissi coll'aerostata La Hoeu... Ma ecco!... Vedete! han raccolte le
ali!... Essi precipitano come due frecce!...
Un grido si levò dalla folla... Poi successe il silenzio terribile
dell'ansia repressa... Fourrier con moto involontario appoggiò la mano
convulsa sulla spalla dell'amico, e levossi sulla punta dei piedi...
Il terrore fu breve... I due pellegrini dell'aria, dopo una discesa
precipitosa di oltre mille metri, improvvisamente distesero le immense
ali... e scherzando con leggerissimo volo intorno alla cupola del
Duomo, ristettero abbracciati sulla testa dorata della Madonna...
In quel punto il cannone della gran torre diede il secondo segnale,
che annunziava l'apertura delle valvole!...