Il bandito Derudas.
Ho già parlato dei due banditi Antonio Maria Derudas e Giovanni Maria
Puzzone, di Cargeghe, datisi alla campagna dopo aver ucciso il capitano
dei barracelli, che li disturbava nelle loro imprese rapaci. Questi
giovani vagabondi erano ladruncoli, che prendevano diletto a uccider
buoi e cavalli, a danno del barracellato.
Poco dopo l’uccisione del capitano, un altro giovine di Cargeghe —
Angelo Masala — uccise certo Manconi suo compaesano, e sfuggì alla
giustizia dandosi alla macchia. Si ebbero così, in breve tempo, tre
banditi di Cargeghe.
Il fratello dell’ucciso — Giovanni Manconi — volendo vendicarsi
dell’assassino, chiese l’aiuto dei due banditi Derudas e Puzzone; e
tutti e tre riuscirono a freddare con una fucilata Angelo Masala, che
sotterrarono in campagna, senza che alcuno li vedesse.
Il prete Luigi Tolu di Cargeghe, mio cugino, un giorno si rivolse a
me, pregandomi di proteggere il bandito Derudas, che voleva liberare ad
ogni costo, ritenendolo un disgraziato, più che un cattivo soggetto. E
fu dietro alle sue insistenti raccomandazioni, che mi decisi ad unirmi
col Derudas e col Puzzone, coi quali rimasi per circa un anno, sebbene
non di continuo.
Un giorno, insieme al Derudas, attraversavo il sito detto _Sa funtana
de sa piarosa_, di fronte alla cantoniera di Campomela, nel tenimento
di Don Battista Solinas di Cargeghe. A un certo punto il mio compagno
si fermò, e, indicandomi una zolla, mi disse sorridendo:
— Vedi? Io, Puzzone e Manconi abbiamo qui seppellito il cadavere di
Angelo Masala!
Trascorsi quattro o cinque mesi, il Puzzone fu arrestato; ed io
continuai a tener compagnia al Derudas, separandomene però di tanto in
tanto, poichè diffidavo di lui.
Due volte, in quel tempo, mi riuscì di sfuggire ad un agguato di
carabinieri.
La prima volta fu nel _salto_ di Banari. Mi ero cacciato in una
grotta della _Scala di Antonio Faedda_ (territorio di Florinas) dove
passai una notte ed un intiero giorno. Recatomi in seguito nell’ovile
_Panzano_ (a Giunchi) i nostri cani abbaiarono fermi — indizio che
vedevano gente ferma. In quei dintorni, infatti, erano appiattati
una ventina di carabinieri. Pensai di attraversare il campo deludendo
la loro vigilanza. Mi cacciai il cappuccio sugli occhi, chiesi a un
pastore le pecore, e mi diedi a guidarle, passando arditamente in mezzo
a’ miei nemici, che continuavano a tener d’occhio l’ovile. Fui salvo.
La seconda volta mi trovavo nello stesso ovile, dove avevo passato
la notte insieme a Derudas. Verso l’alba diedi ordine ad un mandriano
d’esplorare i dintorni, raccomandandogli, che, nel caso avesse visto
carabinieri, si fosse affacciato alla roccia de _sas coas de medallu_,
gridando: — I buoi non ci sono! — Quel semplicione, invece, gridò forte
al suo padrone:
— Zio Antonio Luigi, ci sono i carabinieri!
Ne avevo veduto sei a cavallo nella pianura; gli altri erano appostati
nel bosco, credendo che per di là noi si scappasse. Svegliai il Derudas
che dormiva; girammo la collina, salimmo la montagna, e di là scorgemmo
i carabinieri, che ci aspettavano al varco. Anche questa volta, con
un po’ di astuzia, ero riuscito a sfuggire a un agguato, preparato con
molta sagacia militare.
Lascio i carabinieri per narrare i miei casi col Derudas.
Nel territorio di Banari era il molino di proprietà della contessa
Musso. Il mugnaio, che lo aveva in affitto, viveva in continui
litigi colla propria moglie, poichè costei teneva seco una bambina
illegittima, che turbava la pace domestica.
Tanto io, quanto il mio compagno Derudas, capitavamo con frequenza nel
molino, e la moglie del mugnaio si sfogava con noi, mettendoci a parte
dei disaccordi coniugali.
Un giorno che mi trovai solo con essa, la moglie inasprita mi
raccomandò caldamente di liberarla dal peso del marito, uccidendolo.
Feci di tutto per smuoverla dal suo proposito: — Metti giudizio, e
sta savia! — le dicevo — Non dar retta ai tristi consigli della tua
coscienza. Fa la pace con tuo marito, e vivete tranquilli!
Il mugnaio era un buon uomo; ci dava ospitalità con piacere, e di
tanto in tanto mi regalava qualche scudo. M’irritavano, dunque, gli
eccitamenti di quella femmina, che ad ogni costo voleva diventar
vedova.
Ma la donna è tenace ne’ suoi proponimenti di vendetta; e la moglie del
mugnaio, vedendo la mia ripugnanza a compiacerla, mi lasciò in pace.
Ella si rivolse segretamente al mio compagno, a cui offrì sessanta
scudi per eseguire il colpo.
Il bandito Derudas si lasciò, convincere dal danaro e dalle tenerezze
della bella mugnaia; e un bel giorno, con una buona fucilata, le tolse
dal fianco l’importuno marito.
Quando appresi il fatto, rimproverai acerbamente il mio compagno:
— Che cosa hai fatto? Perchè uccidere l’uomo che ci dava a mangiare
e ci offriva asilo nei giorni del pericolo? Sei un tristo e un
miserabile!
Il Derudas si strinse nelle spalle e mi disse:
— Oh, sta a vedere che un bandito dovrà lasciarsi vincere da uno
scrupolo!
Avvenne intanto, che il mio compagno erasi pazzamente innamorato di
Maria Grazia, la bellissima vedovella di un altro mugnaio, il quale
conduceva il molino di _San Lorenzo_, nei dintorni di Florinas, da me
pure frequentato. Antonio Maria Derudas fece di tutto per celarmi la
sua fiamma; ma non tardai ad accorgermi che sospettava di una segreta
relazione fra me e la vedova.
Io rideva delle sue smanie gelose, poichè sapevo che la vedovella, una
bellissima donna, era realmente innamorata di un terzo: di un giovane,
col quale erano passati accordi di matrimonio.
Il giovane innamorato erasi con me aperto, svelandomi che le relazioni
colla vedova erano di natura molto intima. Egli chiedeva un mio
consiglio.
Io, che sapevo scaltra la vedova, poichè nelle assenze del giovane
cercava di tirare a sè anche il Derudas, gli dissi:
— Apri gli occhi, fratello! Tu devi fidare nella mia sola amicizia.
Quando ti avviserò di non andare più da lei, ubbidiscimi!
E il giovane, infatti, aveva cominciato a rendere più rare le visite
al molino, dopochè si era accorto che la vedovella aveva un cuore sì
largo, da poter dare ricovero a due.... ed anche a tre!
Nondimeno la scaltra mugnaia, accompagnata dal suo giovane amante, un
bel giorno fece una gita a Sassari, insieme ad altro mugnaio colla
rispettiva moglie. Le due coppie presero alloggio in un’osteria,
ordinando una camera separata, per ciascuna. Questo fatto fece
mormorare i maligni, e specialmente i coniugi mugnai, ch’erano stati
testimoni della scandalosa intimità dei due compagni di viaggio.
Tornata la vedovella al molino, non tardò a notare la freddezza del
giovane e la corte più assidua che le andava facendo Derudas, ignaro
del fatto dell’osteria. Temendo che il mugnaio e sua moglie, colle
chiacchiere, riuscissero a far aprir gli occhi a Derudas sull’episodio
di Sassari, la vedovella si strinse vieppiù a quest’ultimo, esortandolo
ad uccidere i due testimoni pericolosi, non so per quali torti, che
diceva aver ricevuto.
Il Derudas un bel giorno venne a confidami le apprensioni della vedova,
la quale gli consigliava ad uccidere il mugnaio e la moglie, perchè ci
facevano la spia.
Io, che tutto sapevo dal giovane amante, gli risposi infastidito:
— Ma non ti accorgi dunque, che sei menato per il naso? Da qualche
tempo a questa parte mi vai contando frottole, che mi rivelano la tua
poca lealtà. Fammi toccare con mano che i coniugi mugnai ci fanno la
spia, e mi prenderò io l’incarico di spararli, poichè nel tiro sono
di te più esperto. Cessa, però dallo spacciarmi tante fandonie. Apri
gli occhi da una buona volta, ed ascoltami! Il giorno che tu torcerai
un capello a quel buon uomo, od a sua moglie, avrai da farla con me! I
capricci e gli amori ti costeranno ben cari!
Il Derudas si offese, e mi tenne il broncio; ed io mi accorsi che
cercava vendicarsi. Legato alla vedova da relazione amorosa, si erano
entrambi proposti di farmi arrestare, colla speranza di conseguire
la loro felicità. La causa del Derudas era meno grave della mia, ed
egli sperava di ottenere dal Governo l’impunità, a prezzo della mia
cattura o della mia morte, ottenute col mezzodì una delazione o di un
tradimento.
Era questo il sogno di Maria Grazia, che voleva disfarsi di me,
per unirsi in matrimonio con un bandito graziato. Il giovane si era
stancato di lei, ed ella non voleva perdere il secondo partito.
Ricordando le mie minaccie, e temendo il mio furore, il Derudas tornò a
parlarmi della convenienza di uccidere i due mugnai, che ci facevano la
spia. La vedovella pareva preoccupata di quel certo caso dell’osteria
di Sassari, che poteva mandare a monte il suo matrimonio.
Ero sul punto di tutto svelare al mio compagno, ma mi contenni. Mi
limitai a rispondergli con malagrazia:
— Di nuovo colle supposte spie? Decisamente le donne t’empiono la testa
di vento. Te l’ho pur detto di non più parlarmene!
E così dicendo mi alzai con stizza, come per uscire dalla capanna, in
cui entrambi si era.
— Dove vai? — mi chiese Derudas con tono risentito.
Mi voltai, squadrandolo con disprezzo:
— Vado dove mi pare e piace! D’ora innanzi, se ti è cara la mia
compagnia, dovrai venirmi dietro come un cane. Io non ti comunicherò
più le mie intenzioni!
— Allora sarà meglio che ciascuno faccia la sua strada! — mi disse con
aria brusca.
— È precisamente quello che desidero! — risposi secco. — Ti predico,
però, che dentro l’anno cadrai nelle mani della giustizia..... e ti
arresteranno addormentato. Io conosco quanto vali!
Così dicendo piantai il mio compagno; e da quel giorno ci guardammo
in cagnesco. Io voleva solamente accertarmi del suo proposito di farmi
la spia, di concerto colla scaltra vedovella. Una volta avute in mani
le prove della loro perfidia, avrei io pensato al modo di fargli pagar
caro il tradimento.