Lo confermo: i miei sogni si avveravano sempre![25]

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* *

Nei primi mesi della mia latitanza mi aggiravo da una campagna

all’altra, sempre sperando d’imbattermi in qualche mio nemico; ma debbo

pur dire, che quasi tutti i misfatti che in quel tempo si commettevano,

venivano a me caricati. Sotto il mio nome non pochi compivano le loro

vendette, o assassinavano per furto, sfuggendo alle ricerche della

giustizia. Triste condizione dei banditi! — Basti il fatto, che nel

giro di poche settimane vennero istruiti tredici processi per delitti

consumati nel territorio di Florinas; e in quasi tutti venni complicato

per i raggiri e gli intrighi de’ miei nemici, che si raccoglievano a

consiglio nella camera da letto del sacerdote Pittui.

Uno di costoro — Giovanni Antonio Piana, marito della serva del prete

e zio di mia moglie — mentre un giorno in campagna conversava con

diversi suoi amici, ebbe il braccio spezzato da una fucilata, datagli

da incognita mano. Trasportato all’ospedale di Sassari gli vennero

estratte le palle, e guarì dopo lunga e penosa malattia.

Anche per questo colpo fu messo in campo il mio nome; ma lo stesso

ferito dichiarò, che il tiro non poteva venirgli che da due ladri di

buoi, che egli, come capitano dei barracelli, aveva fatto arrestare,

costringendoli ad attraversare il villaggio col cuoio rubato sulle

spalle. La diceria a mio carico questa volta non mi spiacque: mi

spiacque solamente che la fucilata data a Giovanni Antonio gli avesse

rotto il braccio, invece di troncargli la vita. Ma su questo fatto

tornerò più tardi[26].

Nel medesimo tempo era stato ucciso con arma da fuoco un certo

Congiatu, mentre lavorava nella vigna di suo cognato Sebastiano Zara,

lo spavaldo cugino del prete. Si affermò da taluno (e diceva il vero!)

che l’uccisione era stata fatta per sbaglio da un congiunto dello

stesso Zara, che andava in cerai di me. Tuttavia non mancò chi mi

volle colpevole, asserendo aver io tolto di mezzo il Congiatu, solo per

dare _un avviso di minaccia_ al mio nemico, parente dell’ucciso. Tutte

fandonie e calunnie!

La morte del cognato impressionò talmente Salvatore Zara, che egli

si chiuse in casa, nè volle recarsi in campagna, temendo ch’io lo

uccidessi. Alcuni miei amici e diversi signori di Florinas vennero a

me per pregarmi di far grazia allo Zara, che aveva bisogno di lavorare

per vivere. Cedetti infine alle preghiere, e feci dire al mio nemico,

che andasse pur liberamente in campagna, ma badasse al fatto suo. Egli

mi ringraziò, tornò al lavoro, e da quel giorno visse tranquillo. Io

ben comprendeva che questi poveri diavoli si atteggiavano a spavaldi,

solo per far piacere al prete; poichè infine non potevano odiarmi, dal

momento che nessun’offesa avevano da me ricevuto.

Fui parimenti accusato in quei giorni dell’assassinio d’un contadino,

che aveva rubate alcune pecore, e il cui cadavere fu rinvenuto in un

salto di _Giunchi_.

L’intenzione di complicarmi in nuovi processi si era manifestata ne’

miei nemici, anche prima ch’io attentassi alla vita di prete Pittui.

Il giorno di S. Francesco (in ottobre) mentre tra la folla assisteva ai

fuochi artificiali, veniva ucciso con un colpo di pistola certo Bartolo

Piras. L’uccisore finì per essere scoperto e condannato alla galera

in vita; eppure, non so ancora perchè, il fisco pretendeva di rendermi

complice di quella morte. Mi diedi ragione dell’accusa, quando appresi

che l’ucciso era fra i più intimi confidenti di prete Pittui: l’uomo,

cioè, di cui egli si serviva per consegnare in mano delle autorità di

Sassari i famosi _ricorsi_, a danno dei nemici che voleva ad ogni costo

perdere.

Era questo il prediletto sistema di quei tempi disgraziati. Si sapeva,

che una volta cacciato l’uomo in carcere, reo o innocente, esso

vi marciva per mesi ed anni, in espiazione delle molestie date ai

signorotti del paese, od ai ministri di Dio. Nel 1850 era questa la

bella giustizia di Sardegna!

Rassegnato al mio destino, io sopportavo pazientemente le calunnie

de’ miei avversari, ma non le dimenticavo. Il rettore di Dualchi aveva

sciolto le mie _legature_, ed io smaniavo di vendicarmi: non solo di

quanti erano stati causa della mia disgrazia, ma anche dei vigliacchi

che per lucro, per millanteria, o per malvagità, si prestavano a darmi

la caccia, o a farmi la spia.

Non potevo sperar tregua, finchè respiravano Francesco Rassu e il

sacerdote Pittui.

Nell’ardore de’ miei vent’otto anni mi tormentava la sete della

vendetta — ma avevo anche la pazienza di aspettare!

Giovanni Tolu, vol. 1/2 · 第 32 / 60 题