Fidato in questa, il credente, alla persecuzione sapiente o legale

oppone la pazienza, e la fiducia che un giorno, se pur non si

riconcilieranno Gerusalemme e Roma, verranno alla Chiesa stessa tutti

quelli che credono al Vangelo. Ora un tal fatto sarebbe possibile se

ognuno lo interpretasse a suo senno? È dunque necessario il

cattolicismo, e questo non può rinunziare a nessun dogma, nè alla

comunicazione della Grazia per mezzo de' sacramenti, di cui è

dispensiero il sacerdote; onde sta la promessa divina che dalla

persecuzione usciranno salvi il sacerdozio, i sacramenti,

l'infallibilità della Chiesa.

Nella qual persecuzione gli arretrati e i servili continuano nel

calunniare preti, nel sopprimere frati, nel canzonar monache, nel

cuculiare psicologi, nel vilipendere la coscienza e la rivelazione come

ostacoli al progresso; e s'affollano intorno al pretorio gridando ai

moderni Pilati «Crocifiggilo, se no ti denunzieremo a Cesare come

clericale». A questo grido, qualche apostolo rinnega, gli altri si

nascondono, e la ciurma incalzando urla come al tempo di Tertulliano,

_Christianos ad leonem, tantum quod christianos_.

Unico divario è che la persecuzione non si fa violenta, bensì ipocrita,

fin a chiamarsi libertà; libertà il non poter prendere in mano un

giornale, un opuscolo, senza dovervi leggere un attacco o violento o

profondamente perfido contro la religione; libertà l'impedire che un

padre o un marito possa condurre in giro la figliuola o la moglie senza

che l'occhio e l'orecchio ne sieno contaminati da nefandità; libertà il

contrafare ai sentimenti e alle abitudini d'un intero popolo per lasciar

imbaldanzire gli Ebrei e i Vandali, in cui balìa fu consegnata la

società; libertà il vietare atti innocenti e pii, anzichè reprimere

coloro che gli oltraggiano, e che ridono vedendo sanguinare i cuori, cui

sono strappate le più care abitudini; libertà l'impugnare la verità, e

il farsi lecito qualunque atto, quasi sia libero il matematico di negare

che tre e due fanno cinque; quasi sia libero Iddio di peccare; quasi

abbia a considerarsi più libero l'Americano perchè può trafficare di

Negri, e il Cinese perchè non gli è proibito trucidare i proprj bambini.

Eppure la crisi maggiore, l'eresia più funesta non sono le persecuzioni,

il parlamento, i ministri: a questi flagelli la Chiesa è avvezza da

Nerone a Napoleone, da Simon Mago a Renan, da Eutropio a Cavour. Chi

piantò la forca per san Pietro pose le fondamenta del Vaticano. Gli

attacchi stimolano a nuova energia; la persecuzione infervora lo zelo,

obbliga allo studio, al riserbo, alla moralità. Pericolo maggiore che

l'ostilità organizzata sono il silenzio, la noncuranza, il «Che

cos'importa?» L'uomo di moda non contesta la nostra fede; ci perdona, ci

compatisce d'averla, ma non badasi a dissuadercene, a confutare, neppur

ad ascoltare le nostre ragioni; nè noi possiamo convincerlo, perocchè

non discute, non ammette, non nega; ossia, negando tutto, si dà aria di

nulla negare; ha ben altro di che occuparsi! Questi gran savj non

odiano, non bestemmiano: si crogiolano nell'indifferenza; Cristo può

esserci o no; è facoltativo; dei sacramenti e del papa che ci cale?

Giovincelli che non hanno mai pensato, ripetono quel che intesero dire,

la scienza aver distrutto la religione; e questo disprezzo, sofisma del

cuore, dispensa dalla riflessione, dallo studio.

A siffatti s'aggreggiano anche buoni cattolici, che credonsi chiamati,

non curano d'essere eletti: che cresciuti nella religione de' loro

padri, non la repudiarono mai, professano il _credo_, ammettono dalla

divinità di Cristo fino ai capelli di santa Filomena, ma non se ne

brigano, ma operano come se nulla ne fosse: fede morta: ortodossia

venuta da pigrizia, contro della quale già tonava Dante:

Considerate la vostra semenza:

Fatti non foste a viver come bruti,

Ma per seguir virtude e conoscenza[663].

A questa atonia, a questa diatesi astenica bisogna opporre l'azione, il

fervore, la dottrina; poichè è poco onore subir il male che si sente e

non fare ogni sforzo per guarirne; è duopo esaminar il pericolo ed

armarsi alla difesa, invece di crogiolarsi a maledire il secolo come

ministro d'opera infame e satanica.

Una delle prime cause del male è il poco studiare e praticare la

disciplina ecclesiastica, onde ben predicava Vincenzo Di Paolo, che «è

colpa de' preti se le eresie prevalsero, e se l'ignoranza troneggia fra

i poveri popoli». Per verità pessimi nemici della Chiesa sono i

sacerdoti che non intendendo la propria vocazione, nè sapendo di che

spirito siano[664], amano se stessi anzichè le anime; confidano negli

uomini anzichè nella virtù; e la storia mostra sempre alla decadenza del

sacerdozio tenere appresso gravi crisi della società cristiana.

Se il clero del secolo passato, ossequioso alla podestà che lo

vilipendeva, transigendo coi filosofi che lo flagellavano, per omaggio

all'ora presente vilipese l'ora passata, oggi invece rimbalzò sotto i

colpi, e chiarì che si può essere nobilmente liberale, eppure

irremovibilmente cattolico; inseparati dal pontefice, eppure obbedienti

al magistrato; soffrir tutto senza mancare al proprio dovere, nè

smentire o palliare le proprie convinzioni.

Per far accettare da un'età tutta indipendenza, un'autorità che parla e

deve esser creduta, che ordina e vuol essere obbedita; per serbare la

dignità del sacerdote che non la deve se non al suo carattere; che

davanti a tutti si batte il petto confessando d'aver peccato assai,

eppure giovane e povero vede il vecchio, il magistrato, il sapiente,

piegarsegli davanti per accusarsi e chiedere d'essere riconciliato, il

miglior mezzo, l'argomento più decisivo è il praticar le virtù del

proprio stato. Così la dottrina si traduce in azione, come l'errore si

confonde col vizio.

Il progresso d'oggi non è più quel della rivoluzione della quale affetta

osservare i principj: è rivoluzione non più religiosa che sociale, e

aspira alla totale emancipazione da ogni potere costituito, sia politico

sia religioso; a sopprimere ogni senso di venerazione.

In mezzo di una società smidollata dalla sensualità, barcollante nel

vuoto delle credenze, impregnata di dubbj e di beffa, dai giornali

inebbriata di declamazioni e di sofismi, quando l'assolutismo

amministrativo sfibra gli animi; nè lascia muoversi che sotto l'impulso

del Governo; quando l'insaziabile aspirazione a felicità superne si

soffoga nella sazietà di piaceri e ricchezze e nell'_organizzazione dei

cinque sensi_; quando l'arte si raffina nel render popolare

l'irreligione; quando ogni tradizione è negata dal capriccio dell'idea

personale o affogata nella vertigine di novità; quando la filosofia

dichiara inimicizia alla religione, le leggi alla proprietà, la

letteratura alla famiglia, è impossibile impedire al dubbio di nascere,

alla ragione di esercitarsi sulla fede. È impossibile arrestare il

pensiero nel suo precipizio quando la fede religiosa è estinta nel

dubbio o nello scherno, quando gli scettici abbattono fin ciò che

costituisce il fondo della nostra ragione; quando da tutte parti si

acclama che questa ubbriachezza è trionfo della libertà

sull'assolutismo, dello spirito sulla materia, del bene sul male. Or

che, come la società civile, così la religiosa subisce un gran

mutamento, ed è minacciata sì nell'attuazione esterna, sì nelle

credenze, si parlerà di fare come nel buon tempo antico? Ma se le verità

sono eterne, varia secondo i tempi l'amministrazione loro e il modo di

distribuirle. La fede del carbonaro è buona e invidiabile nel semplice

credente, ma per coloro che sono stati posti sentinella d'Israele,

apresi un'arena, ove combattere ogni giorno e con tutte le armi

l'ignoranza e il sofisma.

La Chiesa ponendo come fine dell'uomo il conoscere Iddio per amarlo e

servirlo, ci obbligò a coltivare l'intelligenza. Nè la religione può

essere solo una poesia, un affetto; vuol conoscere ciò che crede, vuol

essere principio d'azione, sforzo di virtù personale e sociale, fondata

sopra la verità che rischiara l'uomo pel suo dovere, additandogli la sua

destinazione. Onde prestare un ossequio razionale è obbligo conoscere i

nemici, e alla propria convinzione dar l'appoggio di sostanziale

dottrina, trasformare (secondo la frase d'Origene) l'evangelo sensibile

in evangelo intelligibile. Già san Paolo c'intimava: «Non siam più

fanciulli che ondeggiano ad ogni vento di dottrina, ma procuriamo

arrivar nella fede alla statura d'uomo perfetto». Bisogna armarsi tutti,

come nell'altra invasione della barbarie: proclamar regole sane,

mostrare e dare abitudini regolari e robuste di critica, per ripararsi

dalla menzogna stampata e insistente; mantener salda la ragione a fronte

dell'assurdo, echeggiato dai masnadieri letterarj a una gente che,

perduta l'attenzione nell'intelletto come il rispetto nella volontà,

applaude qual vincitore chi continua a gridare.

Una delle più abili perfidie del cesarismo fu l'insignorirsi

dell'educazione, sia coll'escludere ogni insegnamento religioso dalle

scuole comuni, e dopo scatolizzatele costringer i figliuoli a

frequentarle; sia coll'abolire i seminarj, o restringerli, come volea

Giuliano, a non insegnar che teologia. I genitori reclamino e adoprino

la libertà di allevare i figliuoli ad altre scuole che quelle ove è

messa in pericolo la loro fede, e dietro ad essa il resto.

Ricordiamoci che i maggiori effetti la Riforma gli ottenne sempre fra

persone sprovvedute di dottrina, e che perciò lasciavansi lusingare

dalla promessa d'istruzione. Ed anche nella deplorabile storia della

ragione contemporanea, gli spiritisti e altri mistici, non meno che i

pretesi Evangelici si consolano d'aver insinuato qualche nozione e

qualche credenza a chi nessuna ne aveva.

All'intelligenza bisogna dare il maggiore sviluppo, estendendo la

conoscenza delle verità, scrivendo pel popolo senza affettate

sentimentalità, nè esagerazioni iraconde e minacciose, ma col linguaggio

che arriva all'intelletto e al cuore; persuadendosi che, in tempo di

rivoluzione, è più difficile conoscere qual sia il proprio dovere che

non l'adempirlo. Bisogna coltivare il popolo il quale non è buono se non

per l'elemento religioso: e il prete ha per esso parole tanto semplici

quanto evidenti e credute, _et docet et ducit_.

Nello stemperato dominio che alla menzogna assicurano i giornali, dalle

insistenti declamazioni la folla lasciossi persuadere che la Chiesa sia

complice di tutti gli abusi, ostacolo a tutte le novità, e perciò la

tolse in odio e in disprezzo, e volle il progresso senza di essa, anzi

contro di essa. È dunque necessario mostrare che le scoperte naturali

crescono l'aureola della rivelazione sopranaturale, ch'essa contiene il

germe di tutte le libertà, come i limiti alle loro trascendenze. Ben

perciò i moderni apologisti non si ristettero a dissipare le taccie

apposte alla Chiesa, ma tolsero a mostrare la bellezza suprema di quel

compiuto sistema di verità che la Chiesa presenta, con ciò attestando

che essa non è soltanto un concetto speculativo, ma il fatto più

decisivo della storia, e destinato a governare la società e utilizzarne

tutti gli elementi; non presumendo di possedere essa sola la scienza, la

filosofia, la politica, ma tutte abbracciando le forme dello scibile e

degli istituti civili, tutti gl'incrementi del diritto pubblico e della

critica.

Non bisogna addormentarsi un sol momento, non fidarsi al miracolo, non a

protezione di braccio secolare o d'ordigni governativi, è necessario a

tutti studiare a fondo la religione, se non si vuol perdere la fede; e

combattere da sè il materialismo politico e sociale in ogni ramo

dell'attività umana, in ogni fase dell'esistenza pubblica e privata.

Il prete, ajuto di Dio[665], in questa lotta contro la triplice

concupiscenza, deve mostrarsi non inferiore in dottrina ai laici, perchè

difficilmente si onora uno che si reputa meno colto e meno savio: e tra

il gelo del razionalismo e la grossolanità del materialismo deve non

arrestarsi alla mezza scienza, ma cercare la vera. Or che gli esegeti

tedeschi vogliono ricondur la storia originaria del cristianesimo alle

leggi pure dello spirito umano, abolendo la distinzione di naturale e

sopranaturale; or che i filosofi politici a gara ventilano i problemi

religiosi, e massime quelli che concernono la natura ed il valore del

cristianesimo; or che tutti cercano l'uomo volgendo le spalle a Cristo,

il prete deve mostrare _Ecco l'uomo_: e quei problemi affrontare senza

gli scrupoli e le paure che un tempo ispirava l'indagine scientifica:

ripudiare i pregiudizj; non confondere la legenda colla storia; non

credere tutti i miracoli colla leggerezza con cui il bel mondo crede ai

novellisti; non riconoscer mai utile la pia frode. Per tal modo gli

uomini che nascono curiosi e creduli, poi divengono curiosi e

investigatori, si condurranno ad essere curiosi e credenti. E s'anche

non possa ottenersi che gli erranti ritornino alla verità, almeno se ne

cerchi la buona fede e la carità, che possono avvicinarli alla riva

della salvezza.

S'incolpano molte volte di poca carità i nostri perchè guardano con

iracondia una società ebbra d'interessi e di godimenti, che, preoccupata

nelle funzioni più umili dell'attività; giudica vergogna il ricusarsi a

una scelleratezza ammantata di pubblico bene; loda il tradimento

calcolato e l'ipocrisia a freddo; colloca la prudenza nel fluttuare tra

obbrobriose contradizioni e sfacciate palinodie; dove l'egoismo del

pensiero, passato nell'azione, produce una guerra universale di

aspirazioni, di concorrenze, di accuse o d'epigrammi che fan l'uffizio

del pugnale; dov'è implacata la congiura della mediocrità contro il

talento, del servilismo contro la libertà, dell'ignoranza contro il

sapere, del vizio contro l'onestà; dove anche gli spiriti eletti vanno

falsati dalle consuetudini rivoluzionarie, fin a tollerare non solo, ma

applaudire ciò che sulle prime faceva ribrezzo e nausea.

Chi veda in qual modo siano trattati i buoni da scrittori ingordi

d'abjezione, che armano cittadini contro cittadini, tanto più sfacciati

perchè i Cattolici non vi oppongono la bocca d'una pistola; chi oda

tutto ciò ch'è cattivo chiamarsi cattolico; chiamarsi ragione e gloria

tutto ciò che vi contraddice, e strapparsi l'aureola alla Chiesa, al

papa, a tutto quanto è grande, inculcando così il disprezzo d'ogni

autorità, e preparando lo sterminio della società, dovrà giudicar

severamente i nostri se talvolta s'irritano? Ma tanto più domandiamo la

moderazione da quei pochi che, nell'età infausta, continuano ad

osservare, riflettere, preparare; che cercano la verità

indipendentemente dall'utile che ne deriva; che sanno resistere alle

minaccie, alle seduzioni e fin alla più lusinghiera di tutte, la

popolarità.

Tutte le filosofie che montano se non conducono al bene? e il bene come

trovarlo fuor della sua fonte? Le verità morali pajono così comuni, che

sia pedantesco il ripeterle: ma pur troppo son dimenticate, sicchè giova

l'insistere su di esse fino alla noja. Un tempo il pensier primo era

Dio, poi l'anima, infine il corpo. Ora tutto si dà ai soli interessi

materiali; se prima faceasi l'esame di coscienza, ora si fa il bilancio:

se qualche volta si pensa alla religione, non la si vuole più universale

o nazionale, ma domestica; un'ipotesi qual compie ad ognuno di

formarsela: e il dileguarsi del gusto delle cose superne si cerca

mascherare col dare finezza e solidità maggiore al senso morale, quasi

questo possa sussistere anche toltogli l'appoggio delle credenze morali.

«Basta esser onesto: che bisogno di Dio?» ripetono, dando per novità

idee vecchissime; e così, separano la ragione speculativa dalla ragion

pratica, l'idea del bene da Dio che n'è la sorgente: e cavando la morale

fuori della teodicea, la vogliono fuori anche della metafisica, e la

chiamano indipendente! Facile è prender un nome: il difficile sta nel

farselo confermare dagli altri.

Ma primo dovere dell'onest'uomo sarebbe appunto riconoscere Dio, e

rispettare la società che lo accetta, nè tale potrà dirsi chi manca

d'una virtù così importante com'è la religione. La coscienza! ma che è

essa senza Dio? L'ha il ribaldo che assassina; l'ha il selvaggio che

mangia suo padre; e solo alla luce del bene noi riconosciamo il male.

L'onest'uomo trova scuse nel tempo, nel carattere proprio, nel suo

temperamento; rimane fido ad un principio, ad una causa fino a quando

gli anni non l'avvertano che val meglio acconciarsi colla opposta; si

compiace d'essere men ribaldo del tal ladro, men turpe della tal

meretrice; ma costantemente morale non riesce che il pensiero cristiano:

solo il Vangelo dà sempre precetti, a cui basta la coscienza, e consigli

a cui vuolsi l'eroismo.

L'odierno funesto divorzio fra la Chiesa e il secolo piantò un falso

concetto d'indipendenza, per cui l'uomo non sopporta se non ciò che

rileva da lui stesso, l'egoismo spegne la carità, l'abnegazione,

l'umiltà, la santità; e mentre la giustizia di Dio ridusse la ragione

indipendente a divenire micidiale di se stessa, innumerevoli mali

fisici, intellettuali, morali intuonano quanto danno derivi dal mancare

delle virtù cristiane, e quanto sia bisogno di ritornarvi.

Una delle principali è il coraggio di professar le proprie credenze

senza rispetti umani; il coraggio di dirsi figli della Chiesa,

conoscerla, amarla, partecipare ai suoi dolori, viver delle sue

speranze; il coraggio di sventare un'accusa conosciuta falsa, o di

sbugiardare un'asserzione sfacciata. Ma la paura de' giornali paralizza

la penna che vorrebbe scrivere la verità per chi è degno d'ascoltarla; e

vestendo di tolleranza la pusillanimità, fa tacere per non sentirsi

chiamare satirico e malevolo; e a troppi va applicato quel del Decreto,

che fa traditori non solo coloro che mentono, ma anche coloro che

dissimulano la verità[666].

E ben importa che tutti i Cattolici, ma più i sacerdoti operino il bene;

oppongano la carità che unisce, all'egoismo che segrega, e che pensando

a se solo riesce ingiusto, insolente, inesorabile, avido, incapace a

ravvisar le proprie ignominie, e perciò intollerante del patimento e dei

sagrifizj; cogli atti manifestino la permanenza di Cristo nella sua

Chiesa e nella società, ricordando che Iddio, secondo una bella

espressione della Scrittura, confidò a ciascuno la cura del suo

prossimo.

La Chiesa predicò sempre il progresso degli individui, poco il progresso

delle nazioni e delle loro forme sociali. Eppure Cristo rigenerò e

l'individuo e la società, nè noi dobbiamo lasciare che soli i nemici del

Cristianesimo usufruttino quest'idea cristiana, ma far palese il lavoro

latente dell'individuale miglioramento.

A smentire poi l'accusa di pusillanimità intellettuale e di malvolere

verso la scienza, i credenti non devono lasciarsi sorpassar dagli altri

nello studio e nell'applicazione delle dottrine sociali; devono svolger

i problemi che sì potentemente commuovono ora gli spiriti; dovrebbero

essere a capo di tutte le società di miglioramento sociale, non esitando

a impiegarvi tempo, denaro, sforzi, ardore; ricordandosi che le

quistioni di libertà, d'eguaglianza, di fratellanza, di asili, di

governi rappresentativi, di suffragio popolare, di famiglia, di

pauperismo, di ospedali, di limosine, di soccorsi alla povertà

vergognosa, di cura per le madri, per gli esposti, del lavoro di donne e

di fanciulli, furono introdotte dal Vangelo.

Quando alcuni socialisti scompaginano la società, altri pretendono

rifarla, e tra la scienza e la fantasia inventano varj sistemi; quando

sovrastano grandi mutamenti sociali, importa conoscere le mutue

relazioni fra la Chiesa e l'impero civile per trarne canoni ai progressi

nel diritto pubblico, e convincere di follia il voler segregare la

Chiesa dallo Stato, mentre fra essi non può darsi che un accordo,

indefinibile è vero e discrezionale perchè di opportunità, ma con mutue

compensazioni.

Ecco venti anni che l'Italia è avvoltolata nel turbine della

rivoluzione, dove, come fu detto alla tribuna francese il 15 aprile

1865, si considerò progresso soltanto l'insurrezione o spontanea o

spinta, e dietro ad essa rovesciar un Governo e chiamarne un nuovo; dove

si generò dapertutto sorda resistenza, acrimonia diffidente, indefinita

scontentezza: dove offuscate le nozioni di giustizia e diritto, posti in

pericolo tutti i miglioramenti; dove l'incertezza del domani, e il

diffidare di tutte le cose e di tutte le persone turbano ogni godimento.

Il gran problema non è l'unità o la federazione, la monarchia o la

repubblica, la tirannide principesca o la popolare, nè tampoco

l'indipendenza o la servitù: bensì se l'uomo e la società devano esser

regolati dall'autorità o dalla forza, dalla Chiesa o dalla rivoluzione,

dal capriccio umano o dalla provvidenza divina; se norma degli atti,

criterio delle risoluzioni devano essere i principj del 89, le dicerie

parlamentari, i minacciosi vaniloquj de' giornali, oppure le eterne

norme del decalogo, i precetti della Chiesa, le verità interpretate da

chi ha la certezza di non errare.

Lo scherno scalza le credenze, ma non distrugge il bisogno di credere; e

il sentimento religioso è talmente insito nella natura umana, che

durerebbe anche quando sparissero i simboli e le istituzioni che gli

servono d'espressione e d'appoggio. Nè il senso comune non si spegne mai

in tutti, ma può indebolirsi in una società particolare; e ciò è peggio

che non l'errore metafisico. Pure non convien disperare, giacchè è

difficile trarre un'intera generazione sotto l'impero della falsità; e

quando infuria la procella il navigante domanda la sua direzione agli

astri, non ai marosi.

Che se pure le minaccie odierne si compiranno, e v'avrà interruzione nel

regno visibile di Dio, per provare che l'unità non deriva da possessi

terreni da grandezza nel mondo[667], noi sappiamo che la redenzione è

mistero d'amore e di misericordia, e Dio, come sul Calvario, permette

l'ingiustizia affinchè i frutti di essa facciano ravvedere l'uomo.

Confidiamo dunque non tarderà a sorgere il giorno, che, visto non poter

vivere il mondo senza autorità, verrassi a cercarla alla sua sorgente;

che la civiltà umana sarà il corpo del cattolicismo; che la Chiesa

costituirà l'unità vera, cioè l'unità degli spiriti, e accorderà alle

idee politiche moderne tutto quel che non ripugna ai dogmi fondamentali;

farà sparire tra essa e la società rivoluzionaria il dissenso e le male

intelligenze, di cui tanto giovansi i suoi nemici. Allora si compiranno

le grandi conquiste della Chiesa cattolica, e l'indipendenza del

sacerdozio nell'applicare lo verità superne alle opere della carità,

della redenzione, del progresso.

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 92 / 101 段