Di rimpatto in quell'occasione avendo un deputato riflesso che, come

rapivansi alla congregazione cattolica le sue proprietà, avesse a farsi

lo stesso colle israelitiche e le valdesi, parve indegno l'accomunare ad

altri un'intolleranza, che si dee gravar solo sulla religione di tutta

la nazione. Perocchè nel tempo stesso domandavasi che «le concessioni

fatte alla Chiesa cattolica si estendessero contemporaneamente non solo

a tutti i culti e a tutte le credenze, ma a tutti i privati cittadini»

(_Atti_, pag. 1287). Anche il protestante Guizot vedeva che «la libertà

religiosa è in Italia nel più grande scompiglio; poichè, mentre è

accordata al protestantesimo, è negata ai Cattolici. Il nuovo Governo

d'Italia violentemente attacca la libertà della Chiesa cattolica non

solo ne' suoi rapporti con lo Stato, ma anche nel suo organismo proprio

e interno: le nuove sètte divengono libere, e la libertà della Chiesa vi

è conculcata». _L'Eglise et la société chrétienne_, ch. 18.

[623] «Il vero Dio è molto diverso dal Dio teologico. È un Dio, il quale

non fa dipendere la salvezza delle anime umane dall'affermazione di

certi dogmi, ma dal puro amore della verità, congiunta alla pratica

della giustizia e della beneficenza. È un Dio, del quale non tanto

importa accertare l'esistenza, quanto avere un giusto concetto della sua

natura, conciossiachè egli si compiaccia tanto in chi afferma, quanto in

chi nega la sua esistenza, quando l'uno e l'altro sia convinto di

rendere con ciò omaggio alla verità». Lettera al padre Passaglia, nel

_Mediatore_ 31 gennajo 1863.

[624] A Parigi un tal Leballeur-Villiers, leggendo un cartello dove il

Berezowski, che tentò uccidere il czar nel 1867, era qualificato

d'assassino, disse: «No, è piuttosto un giustiziere». Tanto bastò perchè

il tribunale lo condannasse.

[625] _Le monde, sans revenir à la crédulité, et tout en persistant dans

sa voie de philosophie positive, retrouvera-t-il la joie, l'ardeur,

l'espérance, les longues pensées?_ RENAN.

DISCORSO LVII.

LE DIFESE.

Parve che, col suffragio universale in politica, s'introducesse anche la

competenza universale in fatto di dottrine e pratiche sacre; la parola

scienza si contrappose a qualunque insegnamento dogmatico o religioso;

nè tra l'atomo primitivo e l'essere pensante e libero si volle mettere

altro che la forza, operante per secoli che non cominciarono e non

finiranno. Guerra dunque a questa parentela delle anime che è la

religione: guerra dai Regalisti, che confondendo lo Stato colla società,

a quello sottomettono la Chiesa, altro non vedendo che individui

rimpetto ad esso, e creando il cesarismo democratico che accentra tutto

nel Governo, fin le coscienze, e titolo di libertà politica ricusano ad

ogni libertà morale e indipendenza individuale; guerra dagli Unionisti

che in una stessa chiesa, non ostante la diversità del simbolo,

vorrebbero ridurre anglicani, ruteni, romani, accusando d'angustia il

cattolicismo che respinge l'amplesso della verità coll'errore[626];

guerra dagli Unitarj, che proclamano la morale del cristianesimo, ma

senza dogmi; guerra dai Latitudinarj che accettano del cristianesimo

quel che residua dopo eliminate le differenze tra cattolici e

protestanti; guerra dagli Umanitarj che sola religione riconoscono la

natura; guerra dai Razionalisti, che, nei culti stabiliti, non vedono

l'espression della fede, e solo alla scienza libera e indipendente, al

pensiero filosofico domandano il secreto degli umani destini, la regola

delle credenze e delle azioni, alla ragione sola attribuiscono tutti i

progressi dell'umanità, compreso il cristianesimo, che fu un prodotto,

tra filosofico e popolare, del genio e del cuore dell'uomo. Separata la

ragione dalla fede, la separano anche dalla morale arrivando alla

negazione del dovere; e al cristianesimo di canoni positivi e di

sanzione sopranaturale surrogano massime d'elastica argomentazione, o

affermazioni panteistiche, o negazioni materialistiche e scettica

fluttuazione.

Con questa opposizione, sociale, religiosa, civile, principesca, alla

distruzione di tutto l'ordine storico e morale faticano e applaudono

persone che mai non conobbero i grandi lavori dell'apologetica

cristiana, non apersero mai un'esposizione scientifica dei dogmi:

sentirono un dubbio, uno scherno; lo trovarono conforme all'istinto

proprio e all'indole del tempo, e se ne munirono contro la fede, a cui

gli aveva educati la madre.

La qual fede porta che la ragione non abbia bastante lume, nè la volontà

forza bastante per conoscere o raggiungere il fine, al quale l'indirizzo

e l'assistenza non può darsi che dall'alto: sicchè tolto il Cristo, che

rialzò l'umanità caduta, il Cristo che amò gli uomini sino a morir per

essi, rimane soppressa la carità, e reciso alla radice l'albero

dell'odierna civiltà. Perocchè l'anima non si lascia decomporre nelle

sue facoltà come la statua di Condillac; e se ha la ragione, ha pure il

sentimento e l'immaginazione; vuol conoscere, ma anche amare.

Contro di questi varj nemici ebbe a combattere la Chiesa, e in prima

nell'ordine pratico colle antiche sue istituzioni e con nuove. Alla

Congregazione di propaganda si crebbe attività. Gregorio XVI dal 1831 al

45 creò centonovantacinque vescovadi, e trentasei vicariati apostolici;

ripristinò la sede vescovile d'Algeri; affidò agli Oblati di Pinerolo la

missione di Ava, e del Pegù; istituì il vicariato dell'Africa centrale;

dai selvaggi dell'Oceania ebbe lettere affettuose e doni singolari;

favorì l'opera pia a tal uopo istituita a Lione, e morendo lasciò scudi

diciasette mila alla Congregazione di Propaganda, e i suoi libri al

Collegio Urbano che aveva affidato ai Gesuiti. Ventidue nuovi vicariati

istituì Pio IX, massime nella Cina e Cocincina, e nel Bengala e in altre

parti dell'India e dell'Africa: ristabilì la gerarchia in Inghilterra;

la rinnovò in Olanda; la rintegrò nella Spagna riconciliata.

La Propaganda nel 1860 contava settantun vicarj apostolici, nove

prefetti apostolici, tremila ducensessantasette missioni, con sei

milioni seicento sessantaduemila e ottantaquattro fedeli; ed oggi

annovera centuno vicariati e cenventisette prefetture. In appoggio di

questa immortal gloria e gioja del pontificato, moltissimi collegi di

Roma educano i Germanici, gli Ungaresi, i Greci, i Ruteni, gl'Irlandesi,

i Belgi ecc., oltre quelli di varie congregazioni religiose, massime di

Gesuiti, di Redentoristi, di Lazaristi. Il collegio Urbano, ubertoso

semenzajo di missionarj, fu coadjuvato dalle pie società delle missioni

(1854), dal collegio ecclesiastico Pio inglese (1852), dal Seminario

francese (1853), dall'Americano (1858), e da altri fondati a Parigi, a

Lione, in Irlanda, a Genova, a Milano, a Torino; i cui alunni accorrono

dovunque i trattati schiudono un nuovo paese, spesso li prevengono; onde

dalle Montagne Rocciose fino al Gange, dalla Cina al capo di Buona

Speranza apronsi chiese, si consacrano sacerdoti, e le mazze colle quali

i selvaggi spaccavano la testa de' nemici si convertono in croci, nel

cui segno tutti divengono fratelli.

Così, oltre essere cattolica per l'imperturbabile stabilità de' suoi

dogmi, come quando restringeasi fra dodici nel cenacolo di Gerusalemme,

la Chiesa si rifà delle molte jatture con tante conversioni, le quali

sono specialmente notevoli in Inghilterra[627].

Le istituzioni pie e caritatevoli, ricchezza delle età precedenti, che

tanto aveano deteriorato nella rivoluzione, si diede opera a

restaurarle, meglio conformandole all'indole del secolo. Gli Ordini

religiosi, che dapertutto erano stati spenti, vennero ridesti almeno in

parte, e fra essi, «annuendo alle pressanti suppliche di vescovi e di

personaggi altissimi», anche quello dei Gesuiti, carico dei meriti e

delle maledizioni di tre secoli. Coi Gesuiti furono confusi i Liguoriani

da coloro che di quel marchio infamano chi mostra dottrina e zelo più

dell'ordinario. Fra' nuovi Ordini introdotti rammenteremo gli Oblati

della Beata Vergine senza speciali voti; i sacerdoti della Carità

dell'abate Rosmini, diretti a perfezionare il sacerdozio: e le Figlie

della Carità, istituite in Francia sotto la direzione di san Vincenzo di

Paolo, ed ora moltiplicate in Italia e in molte guise imitate,

principalmente da Maria Maddalena di Canossa veronese nell'intento di

servir ai poveri e perfezionarsi nell'amor di Dio e del prossimo, ed

esser sorelle di quei che non hanno sorelle.

Nuove opere di carità si propagarono; come a Milano la _Pia unione_,

benedetta dal popolo e beffeggiata dai gaudenti col titolo di _Società

del biscottino_ per le chicche onde ricreava i poveri malati

dell'ospedale, mentre ai sani compartiva sussidj, lavoro, educazione,

ricreazioni, rifugi di pericolanti e pericolate; a Firenze il ricovero

delle traviate aperto dalla Frescobaldi Capponi; a Imola l'unione di San

Lorenzo; a Bologna la pia opera de' vergognosi; a Modena lo stabilimento

di sant'Orsola per l'educazione di fanciulli poveri; ad Ancona, a

Cremona, a Napoli, a Torino, a Venezia, a Brescia, a Bergamo, a Novara,

larghe e molteplici beneficenze del Baroni, del Manini, della Ciceri,

della contessa Barolo, del Massa, del Cottolengo, dei Cavanis, dei conti

Passi, della Rosa Govona, della contessa Bellini. L'Olivieri, e il padre

Lodovico da Casoria riscattavano bambini mori; il Botta e il Moriondi

somaschi prendeano cura di fanciulli discoli; l'Assarotti e il Fabriani

dei sordomuti, speciale attenzione delle Suore della carità.

Non so se agli eretici possa darsi miglior confutazione che la santità

di queste opere, che sono derise dai fortunati, e dagli statolatri

attraversate nell'esercizio del bene e nella libertà del sagrifizio.

In quest'ordine pratico non mancarono eccessi ed illusioni. Nel disastro

di tutte le credenze v'è sempre anime amorose e passionate, che si

vendicano dell'ateismo e dello scetticismo non solo col ristabilir la

fede religiosa, ma inabissandosi in Dio col misticismo, che, quando

invade, più non conosce freno, repudia l'autorità, tramuta la tradizione

in simboli, e tutto assorbe nell'oggetto del suo amore. Di sue

aberrazioni s'ha un testimonio nella _Vera idea dei così detti

millennarj cattolici_, lettera d'un prete cittadino (Luigi Giudici) ad

un parroco campestre (Lugano 1816), seguìta da un'_Esposizione e

dilucidazione_; poi dal _Nodo della quistione del giorno_, e dalla

_Risposta ad alcuni dubbj_; sempre in lettere, di cui l'ottava è _Vera

idea dell'errore millennario_: e la sesta, _Giudizio sull'opera del

padre Giuseppe M. Pujati toccante il sistema millennario cattolico

lambertiano_.

Anche Agnese Maria Firrao, monaca di Santa Chiara a Roma e istitutrice

d'una riforma del terz'ordine, acquistò reputazione di santità, ebbe

estasi, rivelazioni, poi convinta di frode si ritirò a penitenza.

Francesco Antonio Grignaschi, parroco di Cimamulera in Valdossola, nel

maggio 1843 pretendeva aver saputo in confessione esistere una setta

adoratrice del diavolo, ne' cui ritrovi compivansi inaudite nefandità,

usavansi le cose sacre ad atti impudichi, trafiggeasi con pugnali

l'ostia consacrata; costoro aver tramato di uccidere Carlalberto mentre

in Alessandria assisteva alla coronazione dell'immagine di Maria. Corse

egli per rivelarlo al re, e nol trovò; al vescovo di Novara, e nol

trovò; onde recossi a Roma per chiedere al Sant'Uffizio di poter

denunziare le persone rivelategli in confessione. Tale facoltà niun

vescovo, neppure il papa avrebbe potuto concedergli; ma a suo modo egli

espose il fatto al conte Broglia ministro sardo, e questi alla Corte, e

mandò la lista de' cospiratori che comprendeva anche alti impiegati e

cittadini onorevolissimi, i quali, a sentir lui, aveano patto espresso

col demonio, da cui riceveano denaro, erano trasportati all'adunanza

mensile, dove, oltre le nefandità, si divisavano i modi d'abbattere la

religione e i troni[628].

Queste rivelazioni occuparono il Sant'Uffizio non men che la diplomazia

e il Governo sardo; ma pajono delirj d'un pazzo, forse al pari delle

dottrine da lui foggiate, e dove supponeva d'esser un nuovo Cristo,

venuto a rigenerare il mondo pervertito, e recare una nuova rivelazione.

Fin dal 1842 cercò accreditare nella sua parrocchia un santuario, a cui

s'accorresse da tutte le parti, e vi s'adoperava col pretendere di

conservar le tradizioni della Chiesa, e col circondarsi di meraviglioso

che colpisse le immaginazioni. Pertanto insinuava ch'egli avesse

rivelazioni: una tal Giovannona, che fe passare come prediletta della

Madonna, e che parlasse con questa, e ne recasse i comandi a lui curato,

l'assicurava che avrebbe a patire quanto il Verbo umanato; sarebbe

crocifisso, sepolto, e risorgerebbe a compier l'opera della redenzione.

Morta costei il 1846 nel fior dell'età, nell'uffizio di ricever

rivelazioni e far miracoli egli le surrogò Domenica Lana, che arrivò a

spacciare esser la stessa Maria Vergine sposa di Dio.

Nel libro _Crux de Cruce_, tolto da quanto il Grignaschi dettò ad uno

de' suoi e pubblicato da Giuseppe Provana, si spiegano errori

inescusabili: la Chiesa di Cristo sarà distrutta, per venir poi

riedificata colla cruenta riproduzione del sacrifizio della croce: sarà

mondata colla verità dalla confusione degli errori che la infestano: non

le furono rivelati ancora tutti i secreti di Dio: per la redenzione il

peccato fu vinto, ma non distrutto[629].

Chi ci ha letti sa i modi e le conseguenze di tali opinioni. Il

magistrato volle reprimere quelle eccentricità scandalose; mancando però

l'esplicita dichiarazione de' fatti imputati, non si venne a condanna.

Il cessar della _persecuzione_ crebbe gli spiriti al Grignaschi; pie

signore, fin sacerdoti lo appoggiarono, quasi fosse vittima delle

ostilità che allora si cominciavano al clero e alla fede: quel che anche

una vulgare prudenza bastava a prevedere, cioè i disastri del 1849,

parvero profezie; tanto che il Grignaschi si avventurò ad asserire

d'esser vero Cristo, incarnato per purgare il mondo dall'iniquità, e

piantare una nuova religione. Ai parroci vicini e a varie persone a

Casale, a Domodossola, a Vercelli, e principalmente ai Franchini e a

Viarigi fe tali asserzioni, dapprima coll'allettativa del segreto, poi

coi vanti delle solennità con cui era ricevuto, e della folla che traeva

alle sue prediche. D'allora le stesse immondezze divenivano merito,

siccome comunicazione del corpo di Cristo: distinguevasi il sentire

dall'acconsentire, al modo de' Quietisti, lo spirito assorto nella

contemplazione e la carne concupiscente. I proseliti egli ricevea con

riti e giuramenti di secreto; fra loro costituiva gradi e cariche; e se

ne serviva di stromenti per conoscere i fatti altrui e mostrarsene

indovino. Vi univa il lacchezzo politico, promettendo Pio IX convertito,

l'Italia unita sotto un solo vessillo; mentre agli scontenti prediceva

il ripristino degli ordini antichi.

Molti gli credettero, e n'erano spinti ad atti di virtù, a limosine, a

sacrifizj: interi villaggi, massime Viarigi e i Franchini, n'erano

agitati: finchè il magistrato arrestò questi turbatori della quiete, e

li processò. L'avvocato fiscale Minghelli asseriva che e lo Statuto e il

Codice impongono al Governo di vigilare che nel regno non s'introducano

altre religioni fuori della cattolica dominante e delle tollerate, per

evitare il disordine della società[630]; sicchè il professare principj

che intaccano o menomano la forza della religione cattolica dev'esser

represso e punito, perchè colpisce la società nel punto più vulnerabile.

Colla consueta passione tolse a difenderlo l'avvocato Brofferio, come un

infelice, spogliato delle insegne sacerdotali, rejetto dalla sede

pontificia, denunciato dalla cattedra episcopale, e asseriva che una

condanna non chiuderebbe al Grignaschi l'avvenire «che a lui

incontestabilmente appartiene».

Il Grignaschi in una lunga difesa dicea press'a poco che, se Cristo può

discendere nell'ostia e transustanziarla, lo può anche in un uomo. Il

prete Marrone, che era uno de' più costanti proseliti, in un lunghissimo

discorso sostenne la divina missione del Grignaschi, accumulandone le

prove[631]: il che fece anche il Ferraris, adducendo fatti proprj,

guarigione da mali, scoperta di secretissimi suoi pensieri, apparizioni,

rivelazioni, che non lasciavano dubitare essere volontà di Dio si

credesse quel ch'esse attestavano; giacchè egli non era «uomo di

pregiudizj, nè di superstizioni, nè di panico timore, neppur troppo

corrivo a credere lo straordinario e il nuovo». Luigia Fracchia

ex-monaca, una delle più infervorate alla nuova credenza, e strumento

del Grignaschi, da molti miracoli e rivelazioni che ebbe, parevale

attestato «il medesimo, che trovasi nella Eucaristia, trovarsi pure

sotto le spoglie di quel sacerdote», ond'essa corse a lui riconoscendolo

per vero Cristo, e adorandolo.

Il 15 luglio 1850 fu proferita la condanna di relegazione per dieci anni

contro il Grignaschi, oltre l'emenda pubblica: minor pena agli altri; la

Fracchia a due anni d'ergastolo.

Tanti casi sopraggiunsero, che quel processo, cagione di tanto rumore,

fu dimenticato a segno, che ben poco potemmo noi raccogliere dalle

memorie, e a fatica ne trovammo i documenti[632]. Eppure non ci parve

superfluo il richiamarlo a memoria, perchè vogliano i lettori

confrontarlo con altri che ci vengono qua e là indicati, valersi del

presente per ispiegare il passato, e, non foss'altro, divenir meno

superbi di quello, e più indulgenti verso di questo. Soggiungeremo che

il Grignaschi trovò credenti ed apostoli non pochi nelle diocesi d'Asti,

Novara, Casale, anche probi e colti, da' quali fu tenuto in reputazione

di santità anche dopo che le sue dottrine andarono condannate; e oggi

stesso non mancano veneratori al _Profeta_ e al suo _mistero_.

Alcuni seguaci ebbe pure il polacco Adamo Mickiewic[633], e più Andrea

Towianski, il quale, dalla Svizzera tornando spesso a Torino, guadagnò

proseliti a quella che intitola l'Opera di Dio; persuadendo che dalla

presente corruzione non si possa uscire se non accettando il soccorso

del Signore, il quale ora appunto dà la sua misericordia alla Chiesa e

alle nazioni. Tutta la luce del Towianski riposa in questa unità,

d'adempiere la volontà di Dio mediante i sagrifizj di Gesù Cristo; e

crede che Dio nella sua misericordia permetta oggi d'estendere l'azione

salutare della Chiesa chiamando l'uomo a conoscer meglio que' sagrifizj,

ed applicarli alla vita privata e pubblica. Non proclama egli dunque una

dottrina nuova, ma la grazia e la vita che riconciliano con Dio e col

prossimo, e credesi eletto per ricevere il pensiero di Dio e

trasmetterlo a quest'età. Un libro suo intitolato _il Banchetto

(Biesada)_ lo fece perseguitar a Parigi come a Roma, ma dichiarò non

esser che una improvida raccolta di conversazioni intorno all'epoca

superiore della via e del regno di Gesù Cristo. Quei che gli credettero

esercitano l'amore con zelo e calma, quasi donati di particolar luce

cristiana dalla misericordia divina[634], ma i Cattolici domandano donde

egli deduca la sua missione.

È ben notevole come, fra tanto mareggiare nel dubbio e tanto fremere

d'anime nate all'odio, s'incontrino ancora esempj d'allegrezza esultante

o di profonda tristezza nel contemplare ciò ch'è fuori di questa valle

di lacrime, astraendosi dalle presenti materialità per affissare in Dio

il pensiero, la volontà, il sentimento, e abbandonandosi alla carità,

talvolta sin al peccato, e sin a dare un carattere sensuale all'amor

divino. Una nostra leggenda racconta d'un artista che dipingeva una

Madonna Assunta sopra una cupola altissima. Per osservar l'effetto d'una

mano tesa verso la terra, egli piegossi indietro senza avvertire che il

palco finiva, e ne precipitava a sicura morte. Ma in quell'atto stese la

sua alla mano ch'egli stesso avea dipinta, e quella il prese e lo

sostenne, sicchè fu salvo dalla credenza nell'opera propria.

In un secolo di tanti errori, le opere e le istituzioni non sarieno

bastate senza il sussidio della scienza; nè questa mancò. La teologia si

tenne sempre all'altezza che le è propria, singolarmente in Roma come

scienza della Chiesa cattolica, immobile nelle verità dogmatiche,

progressiva nello scoprir le relazioni fra i termini. Perocchè la

Chiesa, oltre il pensiero immutabile, eterno come Dio, ne ha uno

sottomesso all'andar del tempo e de' luoghi; quello è il dogma rivelato,

questo è scienza umana delle opinioni che al dogma s'innestano, e perciò

partecipa della maggiore o minor cultura, e dee progredire colle

dottrine e la civiltà, non solo pareggiandole nello sviluppo, ma

sovrastandovi in estensione, profondità, eccellenza[635]. Come Napoleone

quando vagiva ad Ajaccio non era quello che vinceva ad Austerliz, così

la teologia è diversa in sant'Agostino e in san Tommaso, negli

scolastici e nel Bellarmino. L'unità e l'uniformità sono due cose

distinte, e un Padre notò che la veste di Cristo era inconsutile, ma

quella della Chiesa ha diversi colori; ed oggi è mutato il modo di

studiare il sovrintelligibile e di ridurlo coll'intelligibile a una

concordia che il vulgo crede impossibile. Nell'esaminare la dottrina,

gli effetti della dottrina, i titoli della dottrina, deve la teologia

procedere sinteticamente, giacchè la dogmatica cattolica è il più

compatto sistema che sia e la maggior unità, dove ogni dogma è tutta la

scienza, nè l'uno può dall'altro disgregarsi senza intaccare

l'integrità; a differenza dell'eresia che s'industria nell'analisi

spicciolata, disgiungendo il fedele dalla Chiesa, il cristiano da

Cristo, la fede dalla carità. Pei Cattolici la rivelazione è perenne

nella Chiesa, come il sagrifizio; e non rivela o ispira cose nuove, ma

tien perennemente viva la ispirazione originale, e fa che l'umano

pensiero e la società cristiana viepiù s'addentri nelle verità rivelate.

Quest'opera immanente e continua attribuì Cristo allo Spirito Santo che

avrebbe mandato dal cielo dopo compiuta la redenzione. «Io (diceva) v'ho

parlato stando presso di voi, ma fuori di voi: v'ho messo innanzi il

corpo della verità; ma queste cose lo spirito Paracleto ve le suggerirà

dentro; e sarà con voi in perpetuo, e voi lo conoscerete perchè sarà

dentro di voi: egli è spirito di verità, e tutta ve la insegnerà:

renderà testimonianza di me; mi glorificherà, perchè procede dal Padre

come me, e da me stesso procede, e attinge dalla mia fonte, e riverserà

a voi»[636]. Onde non v'è pericolo che l'insegnamento interiore discordi

mai dall'esteriore, poichè sono due forme della stessa verità. Di qui la

Chiesa trasse la preghiera con cui domanda lo Spirito che illuminandola

la introduca in tutta la verità[637].

Le dispute fra probabilisti e tuzioristi non ci riguardano, e più

volentieri diremo come la polemica applicò cognizioni complesse a

sventare le ipotesi e i paradossi che i moderni aggiunsero agli antichi,

discutendo le profezie, i miracoli, le testimonianze.

Il padre Pianciani nella _Cosmogonia naturale comparata col Genesi_

difende il Pentateuco dagli attacchi de' naturalisti, come già avea

fatto a Roma il Wiseman nelle famose _Conferenze_, abbandonando quei

timidi che s'affiggono a interpretazioni troppo materiali, eppure

astenendosi da affermazioni premature e compromettenti. Così il

Ballerini, il Nardi, il Detorri, il Regis, il Gaude, il Pacifico, il

padre Secondo Franco, il Ghiringhello... la teologia rinfrancarono colle

scienze umane, e richiamarono le menti all'austera scienza dei dottori

in quella ampiezza che comprende l'intelligenza come la sensitività,

l'esame come la certezza naturale, la libera speculazione e l'autorità,

l'indagine dei fatti interiori e la rigorosa deduzione de' principj.

Tale affacciasi la teologia in san Tommaso, sulle cui orme vanno il

padre Liberatore, il Capecelatro, l'Alimonda, il De Crescenzio (_De

intellectu philosophiæ_ 1863). Voghera discusse sulla podestà e

infallibilità del papa e della Chiesa. Fin trenta edizioni ebbero le

_Istituzioni_ del padre Perrone, autore di opere insigni pei più dotti e

per le scuole, come d'altre popolari, quali l'_Apostolato cattolico e il

proselitismo protestante_; il _Protestantismo e la regola di fede_; il

_Piccolo catechismo intorno ai Barbetti e Valdesi_; il _Catechismo

intorno alla Chiesa cattolica_; il _San Pietro a Roma; Lucilla

disingannata_, ove confutava un tristo libro del Monod.

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 86 / 101 段