[582] «Vadano altrove, che qui nella terra dei Cattolici, nel santuario

della Sicilia, ove aura nemica non è riuscita giammai ad avvelenare i

semi e i fiori della fede apostolica, non fa presa qualunque reiterato

impegno di pervertirla. Qui si provò di penetrare la seduzione

pelagiana, e fu respinta; si provò la miscredenza ariana, e fu

disdegnosamente rimossa; non trasandò Porfirio di rapirci dal cuore i

misteri colle reti ingegnose e fantastiche della speculazione

alessandrina, e non incontrò sorte migliore dei primi; si provarono

gl'Iconoclasti di combattere e smorzare anche in noi quei fervori che

fecero la prima gloria nazionale d'Italia, nelle memorande lotte

sostenute con quei feroci sterminatori delle sacre immagini, che resero

agevole ai Musulmani la preda di tante cristiane provincie: si provarono

i Musulmani, per lunga stagione di servitù ed obbrobrio, a spegnere la

nostra fede; ma invano. Voi sapete la gloria degli antenati; sapete i

lieti rinnovamenti della virtù antica al venire dei prodi Normanni; e

come per essi rialzata la fede, combattuta ma non vinta, si aperse

un'epoca di nuovi prodigj, che sono eternati nelle memorie dell'isola,

parlanti ancora col sacro linguaggio delle arti consacrate nello

splendore delle nostre basiliche; e più che saperlo, sentite di essere

la posterità di quella stirpe di generosi e magnanimi, che lasciarono i

monumenti dei loro trionfi nel sacro recinto dei luoghi dedicati alla

religiosa e civile pietà».

[583] Dicemmo molto anteriori quelle di Torino e Genova. Testè ne fu

fabbricata una ne' quartieri nuovi di Milano.

[584] _Eglise évangélique vaudoise. Synode de 1867, publié par ordre du

Synode_. Pignerol 1867. Secondo il regolamento allora stabilito, un

evangelista dee avere L. 3500, o 2500 se è in luogo poco importante: un

aggiunto L. 150 al mese: L. 125 un ajutante o un istitutore; L. 80 un

colportore.

[585] Nessun atto d'accusa potrebb'essere più forte che l'apologetica

narrazione fattane nell'_Eco della verità_ di Firenze, 31 marzo.

[586] Il Pylat, ministro a Nizza, dice che «gli Italiani sono o

increduli, o scettici, o indifferenti, o superstiziosi: son quel che

volete, fuorchè cristiani secondo il vangelo. Non conoscono nè possedono

la parola di Dio: ignorano le grandi verità del vangelo.» _Prot. et

Evang. de l'Italie_, § 2 e 9.

E del Gavazzi scrive che «non sa se non divertire un branco di

scimuniti, ostentando la camicia rossa e gesticolando come un istrione»,

p. 14.

Un giornale mazziniano di Genova scriveva: «Noi non crediamo di aver

molto a consolarci del fatto del proselitismo protestante per le sue

conseguenze politiche, stante le dottrine che sono inculcate; molto meno

per gli effetti religiosi. L'Italia nostra non è destinata a rifare il

cammino che da tre secoli percorrono la Svizzera, la Germania e

l'Olanda... Il volgersi delle opinioni alle dottrine de' Protestanti

sarebbe in Italia una sventura e un regresso». _Italia e Popolo_,

febbrajo 1854.

[587] Chi ha pratica con Hegel sa che dimostra come -8 + 3 = 11; che +y

- y = y; che -a × a = +a^2. Vedi la _Grande Logica_, tom. IV, p. 52.

Egli stesso dagli infinitesimi induce l'identità dell'essere col non

essere. L'infinitesimo (argomenta) è la quantità presa nell'istante in

cui, cessando d'esser niente, non è ancora qualcosa. Se cessa d'esser

niente, è dunque qualcosa: non essendo ancora qualcosa è niente: dunque

è al tempo medesimo qualcosa e niente: sicchè sono identici qualcosa e

niente.

[588] Gli uffizj della filosofia sono ben designati da Pio IX nella

bolla dell'11 dicembre 1862 all'arcivescovo di Monaco.

«Se i cultori della filosofia si limitassero a difendere i veri principj

e i veri diritti della ragione e della loro scienza, non meriterebbero

che elogi. La vera e sana filosofia ha un posto elevatissimo. Spetta ad

essa il far una ricerca diligente della verità, coltivare con cura e

certezza e rischiarar la ragione umana, la quale, sebbene offuscata

dalla colpa originale, non fu però distrutta; concepire, ben

comprendere, metter in luce quel ch'è oggetto della conoscenza di essa

ragione, e una folla di verità; dimostrar quelle molte che anche la fede

propone alla nostra credenza, come l'esistenza di Dio, la sua natura,

gli attributi suoi, e far tale dimostrazione con argomenti dedotti dai

proprj suoi principj; giustificar tali verità, difenderle, e così

preparar la via ad un'adesione più dritta nella fede a questi dogmi, e

anche a quelli più reconditi, che sola la fede potè comprendere; di modo

che siano in certo modo compresi dalla ragione. Questo dee fare la

bellissima ed austera scienza della vera filosofia».

[589] L'evangelo di san Giovanni è quello ove la divinità di Cristo è

più chiaramente affermata: perciò i critici s'affissero maggiormente a

impugnarlo come differente dai tre sinoptici. Fin dal principio del II

secolo lo troviamo impugnato dagli Alogoi, oscuri eretici dell'Asia

minore, accennati da Epifanio. Nelle controversie fra i Gnostici e i

Cristiani giudaizzanti lo troviamo citato. Eracleone, alquanto dopo, ne

faceva un commento, del quale un frammento è addotto da Origene.

Taziano, discepolo di san Giustino, lo comprendeva nell'_Armonia de'

quattro Evangeli_. Sant'Ireneo, Clemente alessandrino, Eusebio di

Cesarea vi alludono spesso. Era dunque conosciuto fin dai primi tempi: e

soltanto dopo dodici secoli un certo Evanson inglese, nella _Discordanza

dei Vangeli_, prese a dubitarne. Nata la critica audace de' Tedeschi,

Herder e più Bretschneider nel 1822 suscitarono dubbj, estesi poi da De

Wette e Schwegler, e più da Ferdinando Cristiano Baur (1844), che

coll'_Esame critico de' Vangeli canonici_ iniziò tutte le temerità della

scuola di Tubinga. Ma Tholuck, Neander, Lücke, Hengstenberg, Bleek,

Maurice, Ewald, Döllinger ed altri hanno ristabilito la perfetta

integrità del quarto evangelo e la sua conformità coi sinoptici.

[590] _Atti della Camera del 1867_, p. 1348. Anche nel luglio 1867

eccitava a «cominciare la guerra interna contro il pontefice...

distruggendo per sempre la teocrazia italiana». _Atti della Camera_,

pag. 1346. Son notevoli le sue parole nella tornata del 29 novembre 1862

sul «bisticcio, sull'epigramma di _libera Chiesa in libero Stato_,

appena degno d'alimentare il giornalismo. Qual diritto avete voi

(chiede) con un essere da voi stessi riconosciuto sovrumano, di dirgli

che deve abbandonarvi città da lui occupate sin dai tempi di

Carlomagno?... Se gli date la libertà gli date il regno. Per la Chiesa

la libertà consiste nel rimanersi in casa propria senza censure, senza

darvi alcun conto di sè». E in fatto nel 1867 si oppose allo scioglier

la Chiesa dalle servilità del _placet_, dell'_exequatur_ ecc., e volle

mantenere le barriere regie fra il popolo e i ministri del suo culto.

[591] _Studj filosofici e religiosi sul sentimento._

[592] _La filosofia delle scuole italiane._

[593] _Lætatus sum in his quæ dicta sunt mihi, in domo Domini ibimus._

Ps.

[594] _La religione del secolo XIX_, 1853.

[595] _Il Saggiatore_ del 24 novembre 1865, e _Studj filosofici e

religiosi_.

Nella sua _Religione del secolo XIX_, vol. II, p. 266, così giudica i

preti che s'intitolano liberali: «La bontà del prete in che consiste?

Nell'ossequio e nell'adempimento delle leggi della sua Chiesa e nello

zelo ardente e costante che mette, conforme al proprio grado, a

propagare la sua fede, inculcare i suoi precetti, mantenere i suoi

diritti, il suo culto, la sua gerarchia, la sua disciplina.... Un

sacerdote non può essere liberale se non a patto di essere un cattivo

prete... Uno strano abuso di parole commettono i patrioti a chiamare

preti buoni i ribelli alla Chiesa, e preti cattivi i fedeli alla loro

professione. Il linguaggio di quasi tutta la stampa liberale pecca di

una simile immoralità. Contro di chi sono rivolte le sue quotidiane

invettive? Contro quei vescovi, parrochi, preti e frati, che,

consapevoli del giuramento prestato alla Chiesa nella loro ordinazione,

spendono la vita ad osservare e far osservare in tutto il suo vigore

quella legge ch'essi tengono dettata dalla bocca stessa di Dio. Ed

all'opposto a chi sono profusi i loro elogi cotidianamente? A quegli

altri ecclesiastici, che, fastiditi del loro stato e degli obblighi con

esso contratti, rinnegano con le parole e con le azioni il loro abito,

disdegnano il loro ministero, e si ribellano dai loro superiori. Non vi

ha qui un giudizio sommamente ingiusto? Come ecclesiastici non sono anzi

i primi che meriterebbero lode e biasimo i secondi? Il clero è una

milizia che ha necessariamente la sua disciplina particolare: chiunque

fa parte di quella, si assoggetta volontariamente a questa. Rimaner

sotto le bandiere e calpestare i regolamenti è un procedere che, chi

rispetta, non dico la legge morale ma il senso comune, non approverà

giammai per riguardo a nessun corpo regolare. Quando poi, non pago dello

scandalo e del disordine della sua insubordinazione, un soldato se

l'intenda col nemico e parteggi per lui, in tutte le lingue del mondo il

fatto suo si chiama un _tradimento_. E nella milizia ecclesiastica non

deve forse valere lo stesso principio e lo stesso criterio? Ma i

panegiristi dei preti liberali e i vituperatori dei preti reazionarj

rovesciano di pianta e l'uno e l'altro, imputando agli uni

l'indisciplina a merito e il tradimento a gloria, ed agli altri la

subordinazione a colpa e la fedeltà a delitto...».

[596] _Evolution des fonctions cérébrales_, p. 44. Aprendo come rettore

l'Università di Vienna quest'anno, il più celebro medico di colà, il

signor Hyrtl proferiva un discorso che ebbe gran diffusione in tutta la

Germania, come avviene di ciò ch'è appropriato al tempo, o manifesta

sentimenti, che vivono nella maggior parte, ma che non osano palesarsi

per paura di quei venti o trenta gridatori, i quali da sè s'intitolano

opinion pubblica. Tolse egli dunque a combattere la predicata scuola dei

filosofi e fisiologi che non riconoscono nulla in fuor della materia,

che non ricevono se non ciò ch'è dato dai sensi, che nell'uomo non

vedono se non una scimmia alquanto migliorata. La presente condizione

della scienza, egli asserisce, non dà verun fondamento a tali teoriche;

non le giustifica quanto or si sa della struttura del cervello, delle

fibre nervose, de' gangli. «L'ente supremo che in luminosi caratteri

scrisse da per tutto la sua volontà, avrebbe egli potuto deporre ne'

nostri cuori questo anelito all'infinito, se non dovesse mai venir

soddisfatto? La scienza qui cessa dalle sue investigazioni, e

l'indagatore più ardito rimane assiderato; riprende i suoi diritti la

fede; quella fede che la scienza non può nè repudiare nè provare, ma può

dimostrare che il contrario non ha verun fondamento nella natura delle

cose. Ove questo lume divino si estingua in noi, il suicidio dell'anima

nostra non lascia più di quest'orgoglioso signore del mondo se non un

po' di concime saturo di azoto pel campo ove la sua spoglia sarà

sotterrata... Ma tutto ci pruova che un pensiero ultimo, un pensiero

astratto sorvola ai sensi; e questo pensiero conduce all'idea di Dio e

all'anima divina che ne emana. La verità, la necessità sua stanno nella

lunga catena di conclusioni, in cui il materialista ravvolge i suoi

principj. Nè l'osservazione, nè l'esperienza ci insegnarono, sopra la

natura delle cose, nulla di più di quel che sapesse l'antichità; e quel

metodo esatto delle scienze naturali, che giustamente si loda, non portò

il minimo appoggio alla tesi materialista; essa rimane nè più nè meno di

quel che era, un'opinione fondata su principj arbitrarj, e non una

_conoscenza derivata da principj certi_, come il grande oratore romano

definiva la scienza. Le deduzioni sue non posano sulla chiarezza e sulla

forza inespugnabile delle argomentazioni, bensì sull'audacia di coloro

che la propagano, e sulla pendenza universale dell'età nostra che

favorisce quella propaganda. Il materialismo non riportò mai una

vittoria durevole; non la riporterà neppure nel secol nostro».

[597] «Il disdegno è delicata e religiosa voluttà... è una elevazione

d'anima che s'ottiene mediante l'abito del disprezzo». RENAN, _Essais_,

p. 188.

[598] «La storia non conta ancor quarant'anni di vita». RENAN, _Essais_,

p. 106.

[599] Narvay, francamente ateo, accusa Renan di cappuccineria. Tanto

avea ragione quel che dicea che si è sempre gesuiti per qualcuno.

[600] Qui sopra a PAG. 394. Io autore ebbi altre volte a pubblicare come

non appartenessi mai a queste società, ma avessi occasione di

conoscerle; un giorno forse si vedrà in ciò la spiegazione di fatti, che

neppur la universale disattenzione odierna potè trascurare.

Maneggiandosi caldamente nel 1833 una sollevazione della Lombardia, e

quei cospiratori, meglio avvisati che non altri di poi, pensando

predisporre un organamento da surrogare a quel che distruggevasi, ne

vollero consigli dall'illustre giureconsulto Romagnosi. Egli, che già

aveva subito un processo e carcere nel 1821, temette di vedervisi

esposto in quella sua tarda età, e dichiarò non avrebbe trattato colla

società se non per mezzo del Cantù. Questi dunque dovette esser

informato di quel solo che importava all'ordinamento; poi quando i

cospiratori si volsero in fuga, lasciarono a lui la scarsissima cassa:

gli imprigionati non tacquero, e ne venne al Cantù processo e prigionia.

[601] _Iniziativa rivoluzionaria de' popoli._

[602] _Proclama agli Italiani_, 1853.

[603] _Prose politiche_, pag, 221.

[604] _Prefazione a uno scritto di Didier._

[605] _Prose politiche_, pag. 32.

[606] _Prose politiche_, pag. 39.

[607] _Italia del popolo_, 1849.

[608] _Manifesto del comitato nazionale._ Londra 1851.

[609] _Prose politiche_, pag. 43.

[610] Che i Framassoni a Roma nelle loro adunanze celebrassero una messa

s'un altare illuminato da sei candele nere, e dove ciascun membro dovea

portare una particola consacrata, e quivi depostele in una pisside,

erano colpite dai pugnali de' fratelli, potè credersi una delle baje

consuete contro chi vuolsi infamare: ma pur testè fu asserito che

altrettanto pratichino alcune loggie di Parigi, di Lione, di Aix,

d'Avignone, di Châlons, di Marsiglia. Vedi monsignor di SEGUR, _I

Framassoni, cosa sono, e cosa fanno, cosa vogliono essere_. Parigi 1867.

[611] Un giornale che deve intendersene, _le Temps_, nell'agosto 1866

scriveva: _Quelqu'un qui voit de haut, me disait: En Italie, le vieux

lévier maçonnique mène plus de choses qu'ailleurs. Il a fait et imposè

des ministres; il en fera et en imposera d'autres_. E Massimo d'Azeglio

scriveva al signor Rendu: «In Italia tutte le posizioni sono prese sotto

l'influenza delle sètte».

[612] Proudhon, che è il rivoluzionario più ardito dell'età nostra, il

più accannito demolitore della Chiesa cattolica, la crede tutt'altro che

vicina a perire. «Le minacce di scisma e di protestantismo, che di tempo

in tempo si fanno contro il papato, sono sogni stravaganti che

dimostrano solo il disordine degli spiriti. Lo scisma, ove pure si

volesse attuare sul serio, vale a dire ove avesse per reale movente il

sentimento religioso, l'idea cristiana, sarebbe il trionfo del papato,

mostrando com'è salda ancora la pietra, su cui è stata edificata la

Chiesa. Il protestantismo poi è morto; e oggi sol Tedeschi paraboloni

osano ancora dirsi cristiani mentre negano l'autorità della Chiesa e la

divinità di Gesù Cristo. Si va strombazzando che coloro i quali

riveriscono il papa nello spirituale, voglionsi considerare quali

ipocriti; che l'idea che rappresenta il papa è cosa vecchia, e da

sacrificare col resto. A maraviglia; ma è giocoforza che a sì fatta idea

ne venga surrogata un'altra; e per tale scopo si richiede altro che la

_professione di fede del Vicario Savojardo_. Quale compenso hanno dato i

trentatrè anni di guerra contro i Gesuiti? Quale vantaggio si può

attendere oggi dagli attacchi avventati ed insignificanti della stampa

libera contro il papato? Nessuno; il cattolicismo, per confessione degli

avversarj stessi del papato, starà sempre come l'unico rifugio della

morale, il faro unico delle coscienze. Per l'immensa maggioranza de'

fedeli la religione è ancora il propugnacolo delle coscienze, il

fondamento della morale... Quando io affermo, che qualora il deismo e il

dottrinarismo, arrivassero a scuotere la santa sede, non farebbero altro

che dare maggior vigore alla Chiesa o al cattolicismo, non ragiono come

partigiano del papato, sì bene come _libero pensatore_. In queste

materie innanzi tratto voglionsi considerare i fatti. Ora i fatti

dimostrano che la religione ha profonde e vaste radici nell'anime de'

popoli: che dove, sotto un'influenza qualunque, essa viene a

rallentarsi, sottentrano le superstizioni e le sètte mistiche d'ogni

forma; che la trasformazione di questo stato religioso delle anime in

uno stato puramente giuridico, morale, estetico e filosofico, che dia

piena soddisfazione alle coscienze e alle aspirazioni dell'ideale, non è

compiuta in nessun luogo; che in tal guisa i popoli sono costretti di

vivere in presenza di religioni autorizzate come in mezzo a sètte

indipendenti antagoniste; che in questo stato di cose, ogni attacco alle

religioni e specialmente alla cattolica, avrebbe il carattere di

persecuzione: che in fine, sebbene si giugnesse a spodestare il papato,

non si potrà mai distruggerlo; anzi, più si moltiplicheranno gli

attacchi, più trionferà. Tali fatti sono spiacenti al razionalismo,

anche irritanti, ma pure sono incontrastabili, ned è possibile

attenuarli. No, una religione, una Chiesa, un sacerdozio non si può

distruggere con persecuzioni e con diatribe. Nel 1793 noi ci provammo ad

abolire il cattolicismo colla persecuzione e colla ghigliottina. Il

turbine rivoluzionario, che volea purgare il clero, non riuscì che a

dare alla Chiesa maggior forza, nè mai si vide tanto fiorente quanto

sotto il consolato. Trent'anni prima, Voltaire aveva intrapreso di

renderla _infame_: ma Voltaire istesso e la sua scuola furon dichiarati

_libertini_. Atteso il costoro libertinaggio, la Chiesa afferrò lo

stendardo della morale, e da quell'ora niuno potè ritorglierlo. Nel 1848

tutti le rendevano omaggio e le stendevano la mano». _L'unité et la

fédération en Italie._

[613] _Auteur, œuvre et action en même temps, le G. A. D. U. englobe

tout: rien n'a été, rien n'est, rien ne peut étre déhors de lui... Ce

tout qui nous renferme, et que nous appellons la nature, l'univers,

c'est l'infini: l'être infini complexe et un, que l'ordre maçonnique,

adaptant son langage à la fiction simbolique, vénère sous le nom de G.

A. D. U._ — FRAPOLLI, _La framaçonnerie reformée_, Turin 1864. Oltre i

già citati a pag. 418, vedasi _Storia e dottrina della framassoneria

scritte da un framassone che non lo è più_, Vienna 1862, 3ª edizione

italiana. Reghellini di Schio, oltre un _Esame del mosaismo e del

cristianesimo_, ha la _Maçonnerie considerée comme resultat des

religions egyptienne, juive et chrétienne_; e _L'esprit du dogme de la

Franche maçonnerie, recherches sur son origine et celle de ses

differents rites, compris celui du carbonarisme_, 1836 e 39. GYR, _La

maçonnerie en elle même_. Liegi 1859. Il sacerdote Luigi Parascandalo

pubblica ora a Napoli _La framassoneria figlia ed erede dell'antico

manicheismo_. Ciò darebbe nuova ragione a noi di ragionarne fra le

eresie.

In alcune storie moderne della framassoneria trovo data molta importanza

a Lelio Soccino, come se nel 1546 a Vicenza avesse formato una

cospirazione contro il cattolicismo coll'Ochino. La società fu dispersa

per le persecuzioni, e si venne al nucleo degli Illuminati. L'Ochino vi

giovò assai, talchè l'illuminismo sarebbe nato in Italia.

[614] DE CASTRO, _Il mondo secreto_. Son tutte frasi della breve

prefazione (pag. 31, 33, 42, 24), ov'egli abilmente condensò le teoriche

di molti lavori in proposito. Cristo per lui non è che un programma

massonico, adottato dalla massoneria italiana, e dalla madre loggia

Dante Alighieri.

[615] _Annali dello Spiritismo in Italia_, pag. 471, e vedi GALEOTTI,

_La fede cattolica e lo spiritismo: L'odierno spiritismo smascherato_.

[616] Vedi il giornale _La Salute_, 30 luglio 1867.

[617] _Annali 1864_, pag. 308.

[618] Spesso le gazzette annunziano le acclamazioni fattegli come a vero

Messia, a Cristo, a Dio. Si stampò una _Dottrina Garibaldina, catechismo

da farsi ai giovinetti dai 15 ai 25 anni_, che parodia il nostro.

«Fatevi il segno della croce. — In nome del padre della patria, del

figlio del popolo, dello spirito di libertà, così sia.

«Chi vi ha creato soldato? — Garibaldi.

«A qual fine? — Per onorar l'Italia, amarla e servirla.

«Come compensa Garibaldi quei che amano e servono l'Italia? — Colla

vittoria».

Fin qui non è che scherzo: dopo comincia l'empietà sulle tre persone che

sono in Garibaldi, sulla seconda che si fece uomo per salvar l'Italia

ecc. Poi vengono i comandamenti: Non ammazzare se non quei che s'armano

contro l'Italia: Non fornicare che a detrimento dei nemici d'Italia: Non

rubare che l'obolo di san Pietro ecc.».

[619] Più volte un giornale de' più devoti alla nostra rivoluzione,

quello dei _Débats_, dovè dire: _Que penser d'une ville, où un journal

ose imprimer de pareilles lignes?_

[620] Tra le persecuzioni fanciullesche è questa. Accorreasi, nel giugno

1867, da ogni parte del mondo a Roma, a celebrare il XVIII centenario

del martirio di san Pietro. Tutta Italia era invasa dal cholera: Roma

quasi immune. Un deputato denunziò in parlamento la sanità pubblica

esser minacciata da questo concorso a Roma: e si stabilì che quei che ne

tornavano venissero sottoposti a suffumigi e disinfettazioni. Si faceano

quasi solo a preti: e un sindaco del Veneto tenne in quarantena il

vescovo reduce. Aggiungete l'asserir continuamente che il papa è

moribondo: che arresta e condanna ecc. Ire che si manifestano con tali

mezzi, come qualificarle?

[621] Il ministro del culto nel 1861 disse che «il tempio del Signore fu

convertito in conventicola di macchinamenti contro l'ordine pubblico».

Scoppiata la rivoluzione di Palermo del 1866, fu imputato di essa

l'arcivescovo, pio ottagenario, e non si pubblicò nella gazzetta

ufficiale la sua nobilissima protesta. Di quel fatto si preso occasione

per disperdere tutte le corporazioni religiose di Sicilia, e proibire

che si porti l'abito monastico. Così avendo l'incendio distrutto

preziosi capi d'arte in San Giovanni e Paolo a Venezia, dell'accidente

s'accusarono i Protestanti, che hanno una cappella attigua; mentre

d'altra parte se ne imputava la negligenza de' Cattolici, e si propose

di levar tutti i quadri dalle chiese per unirli in una galleria.

[622] È un fatto abbastanza notevole che, nel 1867, bucinandosi che la

famosa casa Rothschild faceva un grosso prestito al regno d'Italia,

ipotecandolo sui beni ecclesiastici che allora appunto si confiscavano,

l'altro ebreo e rinomatissimo banchiere Mirés scrisse una lettera

pubblica per dissuaderne il barone, capo di quella casa. Oltre accennare

ai modi generosi con cui i papi hanno sempre trattato gli Ebrei,

proteggendoli nel medioevo quando erano dapertutto respinti e

perseguitati, poi aprendo con Pio IX le porte del ghetto in Roma,

mostrava come, col metter la mano sui beni ecclesiastici senza consenso

del pontefice, attirerebbe alla sua nazione l'odio di tutti i Cattolici,

e ridesterebbe così quelle antipatie, che hanno causato sì lunghe

molestie alla nazione ebrea.

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 85 / 101 段