Ma uomini e fatti tali segnalano il carattere ed il valore d'un Governo.

Il quale, esautorato da questi suoi veri padroni e creatori, oltre le

incessanti e sin fanciullesche molestie alla Chiesa e agli

ecclesiastici[620], oltre l'imputar ad essi ogni delitto, ogni

sventura[621], si atteggiò spesso in modo da procurare uno scisma.

Governo e parlamento professano ed attuano dottrine repugnanti fin al

cristianesimo, sotto uno statuto che pone come unica religione dello

Stato la cattolica, apostolica, romana. Alla Camera, nel 26 gennajo

1857, avendo il ministro Lanza proferito che «la religione cattolica

sarà il fondamento dell'educazione ed istruzione morale, data dallo

Stato negli istituti pubblici», si reclamò, si protestò fino a volere

che nell'insegnamento si avesse anzi a combattere la religione

cattolica, trascorrendo a segno che Revel riflesse, se altri avesse ciò

detto della protestante o dell'ebraica[622], sarebbe stato gravemente

ripreso. Ampliatosi poi il parlamento, e dalle elezioni astenendosi

coloro che faceansi scrupolo di coadjuvare un ordine di cose

originalmente riprovevole, la rappresentanza della nazione fu

abbandonata alle sètte, e vi si dichiarò che il cattolicesimo è finito,

che tutta l'opera del neonato regno deve consistere nel distruggerlo in

ogni luogo, per ogni mezzo: vi si distinse il Dio di Pio IX da quello

dei deputati: nel 1866, un giornale auspicato dal Governo (_il Diritto_)

scriveva: «La nostra rivoluzione tende a distruggere la Chiesa

cattolica, e dee distruggerla, e non può non distruggerla se non vuol

perire»; un altro, pure governativo (_l'Italie_), inventava il Dio

dell'Austria, e conchiudeva: «Se è vero che Dio esiste, bisogna scompaja

col potere che lo invoca, e di cui fu complice. Il mondo moderno lo

respinse, egli deve calar nella medesima fossa, in cui sarà gettata la

dinastia degli Absburghesi, che fu lo scandalo e il flagello

dell'Europa». Il professore Tommasi domandava: «Chi più sa che cosa sia

l'evangelo?» Il professore Bertini asseriva un Dio molto diverso dal Dio

teologico[623]: all'esposizione universale di Parigi la commissione

italiana conferì un premio alla Società Biblica per le sue cure intorno

all'istruzione. E ogni giorno, e viepiù or che si diede ai Protestanti

il trionfo di poter comprare i beni rapiti alla Chiesa, ascoltando gli

sproloqui del Parlamento, più che la nequizia de' concetti e

l'inurbanità delle proposte fa stupore la supina ignoranza dei fatti e

delle dottrine.

Per verità Iddio è una superiorità, e la superiorità diviene ogni giorno

men tollerabile alla democratica eguaglianza. Eppure quest'idea è tanto

difficile a cogliere quanto ad eliminare: più se ne ragiona men se

n'intende: ma il sentimento la afferma: e Dio è l'ultima parola di quei

che sanno come di quei che ignorano. Spingansi le scoperte quanto si

vuole, resta sempre alla fine un mistero: contemplato l'universo,

analizzati tutti i corpi, l'occhio s'inchina davanti al velo del

santuario: più luce si sparge sulle cose sensibili, più v'appare Iddio.

Gli zoologi disputano della trasformazione della specie; sta bene: ma

coloro che se ne servono per escludere Dio dalla creazione, non fanno

che sostituire un'idea all'altra, slontanare le origini, ma nulla

provano nè in pro nè contro la divinità. Se non che in tale quistione

non si tratta soltanto di Dio. Tolte le credenze positive di cui vive la

società, e su cui fondasi il diritto, vacillano l'ordine morale e il

civile, più l'uomo non sentendosi davanti ad una podestà maggiore di

lui, e che sola ha diritto di regolarlo, ha potenza di soddisfarlo. Il

libero pensare è la negazione teoretica della costumatezza, poichè, a

guisa della prostituta, passa da un'opinione all'altra, secondo ogni

desiderio isolato. L'errore morale più non può essere riprovato, giacchè

le infinite suddivisioni arrivando all'assoluto individualismo, perfino

la virtù obbligatoria si smarrisce per entro uno scetticismo, che non

porge nè dogmi allo spirito nè norme alla coscienza. I triumviri a Roma

pubblicavano al 27 aprile 1849 che «la vita e le facoltà dell'uomo

appartengono di diritto alla società ed al paese nel quale la Providenza

lo ha posto»; a Napoli il medico Renzi recita l'apoteosi di Agesilao

Milano e il senatore Imbriani ne fa l'epitafio[624]: Cavour asserisce

che colla verità non si governa: perfin l'Azeglio, nel proclama 11

luglio 1859 ai Bolognesi, diceva che «Iddio fece l'uomo libero delle

proprie opinioni, sieno politiche o religiose». Qual meraviglia se i

socialisti crescono a dispetto del senso universale, e in grazia de'

terrori che spargono contro la politica cristiana?

L'immoralità mena al culto della forza, e questa surrogasi man mano che

la Chiesa si restringe. _Sit fortitudo lex justitiæ_: chi è debole non è

nulla; gli Stati si valutano dal numero de' soldati; il merito consiste

nel riuscire; il fine giustifica i mezzi: interessi e scienza

s'accordano a veder la religione come un ostacolo alla sovversione

sociale, dunque si distrugga; ciò che sa d'ideale ripugna alla critica

come principio di condotta, dunque si elimini: il giusto è di rafaccio

col suo esempio, dunque si opprima; il diritto sia rappresentato

dall'esito; la coscienza dall'utile. Che storia? che convenzioni? che

trattati? idee antediluviane. Colla fede periscono la libertà e dignità

dello spirito: abolito il creatore nella natura, la providenza negli

eventi, non rimane più vita intellettuale spegnendosi la ragione; non

vita morale obliterandosi la coscienza; non dignità politica in

situazioni false da cui non possono uscire che situazioni disastrose;

non gioja schietta inaridendosi il cuore nel mesto spettacolo della

morte dell'Eterno[625].

In questo ontoso trionfo de' sofisti e de' violenti, dove il vero vinto

è il buonsenso, vedrà altri le cause delle miserie odierne, delle

applaudite iniquità internazionali, dell'indifferenza a mali veri per

culto a frasi abbaglianti. Noi li guardiam solo come eresie; ma chi

volesse salvare i dominanti dall'abisso ove li spingono i loro adulatori

potrebbe rammemorare che Voltaire dicea, «Fra venti anni Dio sarà ito»,

e i re gli sorrideano. Dopo venti anni Desmoulins diceva: «I re sono

maturi: Dio non ancora», e i re non poteano più ridere, côlti dal

pugnale, dal patibolo, dalla conquista, dalle sommosse, dalle

annessioni, fin da quella che i diplomatici chiamano pace, e non è che

una maschera della reciproca paura.

NOTE

[564] Sui miracoli abbiamo discorso nel VOL. I, pag. 319. In somma la

credenza nel soprannaturale consiste nella persuasione che, al disopra

delle leggi che conosciamo, e che operano quotidianamente sotto ai

nostri occhi, esiste la volontà creatrice, che essendo indipendente e

padrona assoluta dell'opera propria, può sospendere l'azione delle leggi

ordinarie per far intervenire leggi d'un ordine superiore che noi non

conosciamo, e che fanno parte dell'armonia trascendente del mondo

morale. Supremo passo della ragione è il riconoscere che v'è un'infinità

di cose che la sorpassano. La ciarlataneria interessata o

l'allucinazione possono addurre falsi miracoli: ma ciò non toglie la

possibilità di veri: ed oltre quelli che sappiamo per fede, è illogico

il repudiare tutti quelli che ci furono tramandati con una certezza non

minore che gli altri avvenimenti storici. Rousseau, nelle _Lettres de la

montagne_, scrive: «Dio può operar miracoli? Tale quistione, presa sul

serio, sarebbe empia quando non fosse assurda; e a chi la risolvesse

negativamente si farebbe troppo onore col punirlo: basterebbe metterlo

nei pazzi. Chi ha mai negato che Dio possa far miracoli? solo un ebreo

può domandare se Dio potea far delle tavole nel deserto».

[565] «Il principio della scuola critica è che, in materia di fede,

ciascuno ammette quel che ha bisogno di ammettere, e in certa maniera fa

il letto delle sue credenze proporzionato alla sua misura». RENAN, _Les

apôtres_, introd., pag. LIV.

Ai membri del Concilio ecumenico protestante tenutosi il 1845 in

Berlino, fu diretta questa circolare:

«Voi foste convocati per renderci l'unità delle dottrine, del culto e

della costituzione ecclesiastica. A spiegarci con serena schiettezza,

noi non crediamo verun di voi così profondamente sepolto nei secoli

andati, che non vegga addirittura esser oggimai di pochissima importanza

il secondo punto, considerato come principalissimo all'epoca

dell'unione. In materia di unità di culto e liturgia, il cattolicismo

produsse quanto v'ha di più grande e più perfetto: alla Chiesa nostra

manca ciò che dà al culto il più bello e il più incantevole, l'antichità

immemorabile e il carattere tradizionale, doti del solo cattolicismo.

Ricevete pur dunque proposizioni e progetti; ma non isprecate un tempo

prezioso nell'esaminare codesti mezzi con cui le immaginazioni poetiche

vagheggiano un culto protestante omogeneo, e il figurarsi migliaja di

templi protestanti, mentre assistono alla liturgia, echeggianti d'una

stessa prece e di un canto stesso.

«In quanto alla confessione del domma, senza accordar piena libertà non

può l'unità di confessione produrre altro che tirannia e servaggio, o

scismi e sètte: sicchè _ogni Comune confesserà ciò che gli talenta_, il

pastore predicherà _ciò che a lui piace_, e non s'addosserà altro dovere

che di attestare, nel prender possesso dell'impiego, d'essere cristiano,

e voler servire alla Chiesa. Nulla più può da lui esigere la Chiesa.

Deve dunque il pastore in ogni occasione pronunciare _la fede sua

personale_, ma esprimendola in termini biblici, per evitare scandalo.

Così i fedeli, come sempre dee accadere, compiranno _a modo loro_ e

secondo la personale lor fede, ciò che egli lor dice: ma pure dovranno

riguardar la parola di lui come parola di Dio. Che se voi riduceste la

formola della fede alle idee di coloro che credono di più, è facile

prevedere nascerebbero nuove sètte.

Vi si objetterà forse che in tal guisa voi distruggete la Chiesa e

spezzate il vincolo dell'unità. A ciò gli uomini di libertà

risponderanno che da lungo tempo _la Chiesa venne meno, nè ha più valore

alcuno_. Già da due generazioni, anzi da tre secoli, l'arbitrario

irruppe nella Chiesa, e governolla. La Chiesa secondo l'idea sua

primitiva, appartiene al cattolicismo, e tutto ciò che nel sistema

protestante tende a ritornarvi, non solo rinnega il protestantesimo, ma

non giungerà mai ad esser altro che un pallido riverbero dell'unità, che

è visibil gloria del cattolicismo. Noi vogliamo solo la Chiesa cristiana

e niente più; non vogliamo unità di fede circoscritta ad una misura

qualunque; giacchè nel cristianesimo la sola cosa essenziale è di essere

cristiano. Cercherete di più? volete una confessione che includa anche

solo il minimo dei dommi? Ecco tosto per l'unità divien necessario un

potere papale, sia di un uomo o di una scrittura; anzi, se l'intento vi

riuscisse occorrerebbero tribunali di fede ecc.».

Non so se più bella apologia potesse scriversi dell'autorità e

dell'organamento cattolico.

[566] Carte segrete della polizia austriaca, vol III, pag. 17.

[567] Il signor Nicomede Bianchi, che narra questi fatti colla

ispirazione del restante del suo libro, è però costretto confessare che

il clero cattolico mostrò sempre la più cristiana tolleranza: che il

vescovo Bigex e i suoi successori non adoprarono che la parola per

ottenere conversioni, e così i missionarj mandativi da Carlalberto.

I duchi di Savoja non cessarono mai di ribramare Ginevra finchè nel 1754

vennero a trattative, secondo le quali il re di Sardegna, riconoscendone

la indipendenza, concedeva per venticinque anni l'esercizio del culto

riformato nel tempio di Bossey pei villaggi di Troinex, Bossey e

Carouge: e per quattro anni per Chêne: cessava affatto a Valeiry e

Neydans, ma gli abitanti aveano libertà di coscienza per quindici anni,

entro i quali doveano o migrare o farsi cattolici. Molti allora

migrarono: ma nel 1780 il senato, a nome del re, autorizzava i

Protestanti a esercitare gli uffizj religiosi ne' villaggi vicini, e ai

pastori di venir ad adempierli ne' villaggi appartenenti alla Savoja.

Ciascun de' villaggi poggianti sul Solève fu oggetto di discussione in

tre congressi: e di quelli ceduti allora alla Savoja, che conteneano

settemila persone, la più parte tornarono ginevrini ne' trattati del

1815, restando cattoliche le popolazioni.

D'una cospirazione per tirare non solo Ginevra ma tutta la Svizzera

sotto la monarchia di Savoja, nel 1843 e ne' seguenti anni, è traccia

nel BIANCHI, _Storia documentata della diplomazia europea_, vol. IV,

pag. 190.

È noto come Ginevra tremasse sempre di tornar cattolica; i giorni delle

solennità si chiudeano a chiave le porte: era multato in dieci scudi

chiunque incontrasse il vescovo d'Annecy nella visita pastorale. Ora

mezza la città è cattolica: il consiglio di Stato dovette cedere ai

Cattolici un terreno per 13,000 lire, ove fabbricar un'altra Chiesa

cattolica. Nel 1864 celebrandosi il terzo centenario della morte di

Calvino, non si riuscì a organizzare una dimostrazione antipapale.

Appunto mentre scrivo si radunò a Ginevra un congresso della pace

(settembre 1867), e le bestemmie che qualche italiano spettorò contro il

papa eccitarono tale indignazione, come offesa alla libertà religiosa e

alla creanza civile, che l'adunanza dovette sciogliersi.

[568] Questo è l'assunto del Morel nella _Lettre aux Vaudois_.

[569] _De la libre nomination des pasteurs au sein des églises

vaudoises_. Turin 1863.

[570] Tra i Valdesi di Torino nacquero frequenti dissidj; tanto più che

quella parrocchia facea gola a molti della congregazione. Singolarmente

nel 1861, Amedeo Bert, che n'era pastore, venne perfino escluso dal

corpo; e il signor Léon Pylat, accusato che lo osteggiasse per

soppiantarlo, disse non l'offendeva il supporre che egli ambisse quel

tempio, quella cattedra, quell'uditorio; tanto più che il signor Bert,

per poco che avesse il senso della decenza morale, non potrebbe

rimanervi più a lungo.

Vedasi la «Protestazione giudiziale» sporta dal Bert da Torre Pellice,

il 17 luglio 1861, ove si dice che nel colloquio «i discorsi furono

improntati di tale violenza da recare spavento ad alcuni membri stessi

del corpo ecclesiastico»; e il decano Monastier rimproverò il Pylat di

«essere peggiore le mille volte di un eretico impostore».

Nel 1863-64 l'ospizio de' catecumeni in Pinerolo fu minacciato di

soppressione. Accorse con tranquillità serena di anima e forza

incontrastabile di argomenti a proteggerlo come doveva, e a rassicurarlo

monsignor Renaldi, vescovo di quella città, e commise all'abate

Bernardi, suo vicario, di redigere una storia della origine e della

condizione di tale benefico istituto, «cui dà vita la carità insieme e

la cattolica religione; che accoglie e istruisce, che sostenta il povero

perseguitato e disconosciuto, e lo sorregge negli intimi convincimenti

della coscienza, e nell'adempire agli impulsi e ai lumi che derivano

dalla grazia di Dio: non fa nè mercato nè mistero delle altrui credenze

e delle sue libere e benefiche prestazioni, e tiene le sue porte aperte

così per coloro che, condottivi da legittimi motivi vi accorrono, come

per quelli che bramano uscirne, non opponendo mai alla volontà degli

accolti la minima resistenza».

[571] Monsignore Rendu dice che da allora cominciò lo sgomento de'

Cattolici, poichè «se non c'è vitalità nell'eresia, v'è però una forza

ignorante e brutale, capace di rovesciar coscienze malferme; debole per

far eretici, ma capace di far indifferenti, increduli, empj». E perciò

egli scrisse _Le commerce des consciences_, ove dice:

«Cette grande entreprise a pour appui les gouvernements protestants, et

ceux des gouvernements catholiques qui sont momentanément entre les

mains des ennemis de l'Église. Elle a pour appui la Société Biblique,

dont le revenu, qui s'élève, dit-on, à 80 milions, est emploié en grande

partie à acheter des apostasies. Ainsi dans cette inombrable armée de

pervertisseurs, il y a des princes, des ministres, des diplomates, des

capitalistes, des magistrats de toutes les catégories. Aussi avez vous

entendu les crìs qu'ils poussent quand on vient à toucher même

légérement à quelques uns de leurs émissaires. On avait peine à

comprendre ce que signifiait l'émeute diplomatique qui se fit en faveur

des Madiaï. Aujourd'hui le mystère se laisse pénétrer. Quelques

commis-voyageurs de la société étaient compromis, il fallait les

sauveur, et pour cela l'Europe s'est mise en mouvement. Jamais

l'agitation religieuse n'avait été aussi universelle. Jamais il n'y a eu

tant d'acord pour combattre la vraie religion..... Ces tentations de

démoralisation seraient sans danger si le ministère sard n'y donnait son

appui... Ce ministère semble, en cela, obéir au mot d'ordre qui a été

donné à tous les gouvernements, de faire la guerre à l'Église (pag.

9)... Le gouvernement anglais s'est mis au service de la Société

Biblique. Personne n'a oublié toutes les sourdes attaques, toutes les

menaces du gouvernement anglais contre Naples, contre Rome et contre

l'Italie. Pour peu que l'on examine au-dessous de cette action

britannique, on y trouve la haine du pape et du catholicisme» (pag.

290).

[572] LEON PYLAT ministro valdese, _Protest. et Evangel. de l'Italie_,

p. 4 e 28.

[573] Oltre quella curiosa biografia, vedasi _Des efforts du

protestantisme en Europe, et des moyens qu'il emploie pour pervertir les

âmes catholiques_, par M. RENDU, _évéque d'Annecy_. Parigi 1855.

Nel 1835 a Ginevra si radunarono 250 ministri protestanti pel terzo loro

giubileo, e combinarono i modi di propagare la loro credenza, per mezzo

di unioni protestanti; da quell'ora sinodi e ritrovi moltiplicaronsi.

Egli scrive che «en 1853, vingt-un catéchistes, colporteurs,

journalistes, écrivains de libelles diffamatoires on été lancé sur la

Savoie pour y fonder des prédications et tenter des conquêtes à

l'hérésie. En Piémont comme en Savoie, le voltairianisme aux prises avec

l'Église, a cru devoir appeller l'hérésie à son secours. Après avoir

réussi à mettre le pouvoir à sa disposition, il a ouvert des temples aux

prédicants, et des routes aux colporteurs de mauvais livres. Il a fondé

des journaux pour diffamer tout ce qui est honnête et combattre tout ce

qui est vrai. L'Italie entière, la France, la Suisse catholique, les

Provinces Rhénanes sont en tout sens parcourues par les émissaires de la

grande conspiration religieuse, qui, dans son zèle de prosélytisme,

embrasse le monde entier».

[574] Torino 1856. È notevole che gli archivj del Vaticano stettero a

Parigi dal 1804 al 1816, accessibili al pubblico. Ebbene, in tutto quel

tempo, sole dieci domande si fecero di esaminarli.

[575] Vedasi quel che ne dicemmo nel Discorso VII, tom. I, pag. 145.

[576] Il _Times_, giornale professato nemico della Chiesa nostra, seguì

attentamente quel processo, e i fatti dell'accusato, «a' cui passi

teneva sempre dietro lo scandalo». Udito il verdetto, scriveva: «Siam di

credere che grave ferita siasi inflitta all'amministrazione della

giustizia nel nostro paese, e che da qui innanzi i Cattolici avranno ben

dritto di dire non esservi giustizia per loro qualvolta siano in causa i

sentimenti protestanti de' giurati e de' giudici».

Anche un giornale svizzero evangelico si doleva che «mentre la Chiesa

cattolica continuamente accoglie protestanti i più illuminati, e

distinti per moralità, la nostra è ridotta a non reclutare che frati

lascivi e concubinarj».

[577] Il Leo, professore nell'Università di Halle e autore d'una storia

d'Italia, rispondendo ad una lettera del pastore Krummacher di Luisburg,

3 febbrajo 1853, nel giornale _Volksblatt_, così giudica della Società

Biblica in Italia. «Mi andate dicendo che il papa ha chiamato la Società

Biblica una peste. Sia pure. Ma prima di tutto voi mi permetterete di

distinguere tra la scrittura santa e una società privata; e confesserete

che in alcune circostanze, per buono che ne sia lo scopo, una società

rendesi una vera peste quando i mezzi e il metodo non sieno convenienti.

Abbiate la buona fede di esaminare quello che tanti emissarj della

Società Biblica fanno nei paesi cattolici mancando affatto di riguardo e

di pudore: come per essi tutti i mezzi sono buoni per distribuire la

santa scrittura senza il menomo discernimento alle persone che son le

meno atte a comprenderla, e le meno preparate per mancanza di soda

pietà: come essi si danno ad insegnamenti, che giudicano forse

innocentissimi, ma che ingenerano confusione negli spiriti, straziano la

moralità, sconvolgono l'autorità sociale e l'ordine ecclesiastico, e non

hanno in ultima analisi che un'influenza rivoluzionaria. Considerando il

complesso degli intrighi inglesi nell'Italia settentrionale in questi

ultimi dieci anni, non posso voler male al papa se, dal suo punto di

vista, ha chiamato la Società Biblica una peste; tuttochè sia la meno

colpevole nella cospirazione che rese cotanto infelice quel paese, ha

però servito di strumento agli autori di quelle miserabili

macchinazioni. Di tal moneta l'Inghilterra paga l'Italia per averle un

tempo recato la religione cristiana: la paga d'un modo che la rende

infinitamente responsabile dinanzi a Dio!... Questo zelo inconsiderato

apre nell'Italia una strada al commercio e alla politica

dell'Inghilterra, che vi si introduce colla Bibbia alla mano. La Bibbia

è la pelle dell'agnello sotto la quale si cela il lupo, e il risultato

sarà la selvatichezza religiosa, l'annichilamento di qualunque autorità,

fin di quella della verità. Infelice paese, come era bello ne' suoi

costumi e nei sentimenti! Quanto gentile era il suo popolo per poco che

si scostasse dal punto ove lo straniero avea portato l'immoralità!

Quanto dolce, ingenua ed incantevole era, or fa appena tre anni,

l'indole di questi uomini! Quante ruine accumulate dappoi! Sì, caro

amico, se fossi papa e italiano, io farei lo stesso; alzerei le grida

contro questi aberramenti».

[578] Professione di fede de' Cristiani evangelici d'Italia, dichiarata

da Bonaventura Mazzarella e confutata da Giulio Nazari. Asti 1857.

[579] Appunto nel riferire questi atti, il giornale governativo diceva:

«Monsignor Limberti non doveva dimenticare che la gerarchia cattolica

non ha autorità veruna nello Stato, per lo che non doveva assumere un

linguaggio per ogni rispetto inconvenientissimo, allorchè si dirigeva

all'autorità sovrana dello Stato, indipendente da qualunque altra

autorità, specialmente da quella che pretende la Curia romana.

«La difesa imprudente del dominio temporale del papa nuoce al clero

cattolico e per la parte spirituale e per la parte nazionale. Per la

prima nuoce, perchè è repugnante alla religione, alla storia, alla

necessità delle cose che il vicario di Cristo debba esser

necessariamente principe della terra: nuoce per la seconda, perchè il

dominio temporale del papa essendo ridotto una vera piaga d'Italia, un

ostacolo alla ricostituzione della sua nazionalità, e diciamolo

francamente un ostacolo alla quiete e alla sicurezza degli altri Stati

cristiani, mette il chiericato in contraddizione coi suoi doveri verso

la patria, e tutto ciò per il funesto spirito di fazione soffiato in

questi ultimi anni dall'antica pretensione curialesca, e più ancora

dalla rincrudita sètta gesuitica.

«... Il gran nipote del gran Napoleone compirà l'opera, per la quale il

pontefice avrà regno senza aver sudditi, cioè vittime; l'Italia avrà la

sua nazionalità senza aver una lotta clericale degna del medioevo, e non

de' giorni nostri: la religione cattolica riprenderà tutto il suo divino

splendore astersa dalle macchie di un regno tirannico e incivile;

l'Europa, anzi il mondo tutto avrà pace, perchè dugento milioni di

cattolici saranno confermati nella purità evangelica da un sacerdozio

che direttamente o indirettamente non corromperà la morale, mischiando

al vangelo le pretensioni mondane d'un potere proscritto da Dio e dalla

coscienza umana».

[580] FELIX MORAND, _Sermons du père Gavazzi_. Parigi 1861.

Su tutto ciò possono vedersi _Revue Germanique_, _février 1863_.

NEIGEBAUER, _Das Glaubens Bekenntniss der italianischen evangelischen

Kirche, nebst einer kurzen Nachricht über die neusten religiösen

Bewegungen in Italien_. Magdeburg 1855.

C. NITZSCH, _Die evangelische Bewegung in Italien nach einem

mehrjährigen Aufenthalt in Italien geschildert_. Berlino 1863.

Una memoria nel _Magazin für die Literatur des Auslands_ 1863, n. 32,

33.

_Das Evangelium in Italien, ein zeitgeschitlicher Versuch von_ LEOPOLD

WITTE. Gota 1861.

[581] _L'autorità della Chiesa, dispute e polemiche con un ministro

valdese, per_ MELCHIORRE GALEOTTI.

TURANO, _Il Cattolicismo esposto ai Valdesi_. — Poi _Risposta al signor

Giorgio Appia valdese, in occasione del suo opuscolo Roma e la

Scrittura_. Inoltre il De Giovanni confutò il libro di P. Leorati _Che

cosa è la messa_; Petronio Grima scrisse _Sulla Confessione_, monsignor

Celesia vescovo di Patti una pastorale: Giuseppe De Castro, _L'Apostasia

in vendita e la fede in cattedra ecc._

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 84 / 101 段