nell'ottobre 1867, quando Garibaldi assaltava Roma. «Quando noi
ripiglieremo Roma, sarà per dissolvere il papato, e a vantaggio
dell'umanità intera proclamare l'inviolabilità della coscienza, che la
Riforma del XV secolo acquistò solo per mezza Europa, e anche là ne'
limiti della Bibbia... Fa più di trent'anni, io scrissi che il papato e
il cattolicesimo erano due lampade estinte per mancanza d'olio, cioè del
dogma di cui viveano. Il tempo confermò il mio giudizio. A quest'ora il
papato è un cadavere, che nulla può galvanizzare. È la maschera
inanimata d'una religione... Destituita da ogni sentimento del dovere,
d'ogni potenza di sagrifizio, d'ogni fede nel proprio destino, il papato
perdette ogni fondamento morale, e il suo fine, la sua sanzione, la sua
fonte d'azione. Perciò spira. Ed è un dovere di proclamarlo senza
reticenze ipocrite, senza ambagi, senza fingere di riverir ancora ciò
che s'attacca, senza dividere il problema, invece di scioglierlo. Per
noi tutti, cui sta a cuore d'edificar la città dell'avvenire e
concorrere al trionfo della verità, è un dovere di guerreggiar il
papato, non solo nel poter temporale, giacchè questo non vi sarebbe modo
di ricusarlo al rappresentante riconosciuto di Dio sulla terra... Quei
che osteggiano il principe di Roma, professando venerare il papa, ed
esser cattolici sinceri, sono convinti di contraddizione flagrante o
d'ipocrisia. Quei che pretendono ridur il problema a Chiesa libera in
Stato libero, sono o stretti da sciagurata timidità, o spogli d'ogni
convinzione morale... Estinta che sia ogni credenza nella vecchia
sintesi, e stabilita la credenza in una sintesi nuova, lo Stato diverrà
la Chiesa... Lo Stato incarnerà in sè un principio religioso, e sarà il
rappresentante della legge morale nelle diverse manifestazioni della
vita». Cioè lo Stato unirà in sè il potere spirituale e il temporale,
come quel papato, che ebbe «una missione sì grande e sì santa, che che
ne dicano oggi i fanatici della ribellione, falsando la storia, e
calunniando nel passato il cuore e lo spirito dell'umanità».]
L'_Ausonia_, formatasi a Parigi verso il 1845, avea pubblicato una
specie di costituzione per l'Italia, riducendola a federazione sotto due
re elettivi e temporarj. Quanto alla religione, essa accettava la
cristiana, richiamata ai suoi principj dal Concilio generale de' vescovi
della penisola che nominerebbe i patriarchi: tollerato ogni culto;
stipendiati dallo Stato i ministri: il collegio de' cardinali rimarrà
finchè viva il papa; morto lui, è abolito (Articoli 34, 35). Gli Ordini
monastici sono conservati, con libertà ai membri di essi d'uscirne;
nessuno vi potrà entrare prima di aver adempito i doveri militari, nè
legarsi a voti prima de' 40 anni se donna, de' 45 se uomo (Art. 53).
Alla pagina 12, § 6 del gran Processo di Ancona, fatto dalla sacra
consulta di Roma nel 1862, è detto che, nel 1849, in una tal casa, fra
altri riti massonici, si pose un crocifisso sopra un tavolino, con
quattro moccoli agli angoli, poi incrociate le pistole, si spararono, e
con uno stilo ciascuno colpirono l'immagine; indi bucatosi il polso
della mano e la gamba ove si stringe il legaccio, col sangue scrissero i
proprj nomi e il giuramento in un registro[610]. Nel 1850 formossi una
nuova società a Londra, di formole più semplici, e cui unico simbolo,
«Giuro di cooperare con tutte le forze per la liberazione e unione
d'Italia».
Che se non furono coronate dalla riuscita, le trame mazziniane aveano
però esaltato gli spiriti, avezzo alle aspirazioni rivoluzionarie, dato
il gusto di ciò che sente di criminale, e così reso possibili gli atti
tutti del governo ammodernato nel Piemonte. Ivi subito si apersero molte
loggie massoniche, le quali cercarono influenza col fondarne di filiali
ne' paesi ancora quieti, _mezzi morali_ per quella che taluno chiamò
_onesta cospirazione_. Dopo falliti i sanguinarj tentativi del 1853, lo
sbigottimento delle sette assassine ajutò anche nelle Romagne il
costituirsi del partito piemontese, dal quale derivarono molte
insurrezioni parziali. Mentre fin allora le loggie nostrali dipendevano
dal grand'oriente francese, allora se ne formò a Torino una
indipendente, l'_Ausonia_, di cui primo venerabile fu l'ottagenario
Filippo del Pino. Molte altre se ne eressero, poichè, vulgarizzatesi
anch'esse al par d'ogn'altra cosa, non sono più, come nell'età
precedente, un'eccezione, il divertimento di pochi gaudenti; e la
tendenza del nostro secolo a ripristinare le associazioni che i principj
dell'89 aveano distrutte, fe dilatare la massoneria. La sua azione
manifestossi non solo nelle elezioni, nelle nomine ad impieghi, nella
scelta de' ministri, ma nelle congiure e nelle battaglie; di qui i premj
o l'infamia, di qui le notizie ai giornali, e l'efficacia del Cavour che
n'era granmaestro, e il diroccamento di patria, famiglia, troni per la
sola ragione che bisogna esser più forti. Nè si appone al falso chi
crede che delle cose politiche l'indirizzo resti in mano della
sètta[611]; e al ministro d'una grande potenza che «in nome delle
esigenze della società moderna» chiedeagli fosse restituito a' suoi
parenti ebrei il giovinetto Mortara, il quale spontaneamente avea
domandato di venire alla nostra Chiesa, Pio IX rispose: «Quella che voi
chiamate società moderna è la framassoneria». Allorquando fu chiamato in
Italia l'esercito francese, le sètte intesero che una gran parte del
loro programma religioso e politico andava a compirsi; e i varj gruppi
si strinsero nella massoneria.
A mezzo del superbo viaggio la man di Dio abbatteva Cavour. Trattossi
allora di eleggere il granmaestro: e poichè non accettò il Nigra
ambasciador sardo a Parigi, dal Govean che n'era capo provisorio furono
radunati i rappresentanti di ben ventinove loggie, che formarono uno
statuto, nel quale riconoscesi il G. A. D. U.; liberi tutti i culti;
obbedienza assoluta e secreto: lega colle loggie straniere. Fu decretato
il titolo di primo massone d'Italia al generale Garibaldi; ma nella
nomina di grand'oriente prevalse il siciliano Córdova, allora ministro
di grazia e giustizia. E poichè Garibaldi già presedeva alle loggie
italiane di rito scozzese, il cui supremo consiglio risiede a Palermo,
ne nacque scisma. Sebbene Garibaldi, dopo un clamoroso viaggio a Londra
dove fu accolto con tanto entusiasmo quanto il re Teodoro nel secolo
passato, Blücher nel 1814 e il sultano nel 67, convocasse le logge
scozzesi a Palermo, nessun vi rispose; e invece al 21 maggio 1864 si
tenne una grande adunanza a Firenze, dove apparve che la massoneria
italiana contava settantasei loggie, oltre dieci fuori d'Italia e le
eterodosse del rito scozzese e dell'egiziano; industriavansi nel
sistemare società operaje, banche nazionali, scuole popolari, prosperar
l'agricoltura e l'industria, e collegare le nazioni in una sola
aspirazione e nella tolleranza di qualunque credenza, ponendo da banda
le forme esterne. Colà fu concertata la fusione di tutte le loggie,
qualunque ne fosse il rito, per maggiormente operare sui destini
dell'intera nazione, sotto un unico grand'oriente, composto di venti
membri del rito italiano, venti dello scozzese, che sederebbero a Torino
finchè Roma non sia capitale del regno. Granmaestro fu proclamato il
Garibaldi; ma non tutti aderirono a quella fusione; onde Garibaldi
s'abdicò; e restò solo granmaestro del rito scozzese. Gli fu surrogato
provvisoriamente Francesco De Luca, che professò non volersi
affratellare colla rivoluzione violenta, nè servirsene ad intrighi
egoistici: per le quali ragioni ne fu poi cancellato.
Quando Eugenio Sue co' suoi romanzi ebbe prodigato la calunnia e l'ira
contro i Gesuiti e la religione, la loggia di Bruxelles gli mandò una
penna d'oro. Nel ringraziarla, egli metteasi a cercare con quali mezzi
si potrà osteggiare la fede e l'azione cattolica, e ne suggeriva tre: 1,
propagare il razionalismo mediante un'associazione di persone che
promettano rifiutare i sacramenti: 2, la propaganda dell'unità: 3, il
protestantesimo in generale. Il primo si conseguì mediante
l'associazione de' solidarj per la sepoltura civile: da questa si
arriverà al battesimo civile; la libertà della tomba porterà
l'emancipazione della famiglia e della società col battesimo e col
matrimonio civile, fondando così la famiglia sulla negazione d'ogni
legame religioso, anzi della fede.
E già sentesi l'effetto nell'indifferenza tra le varie maniere di
riverire l'ente supremo. La _Latomia_, giornale della sètta, scriveva:
«Il protestantismo non è che la metà della massoneria. Ormai bisognerà
che esso o ritorni a' Cattolici, o si fermi a mezza via, o progredendo
arrivi alla religione massonica». Di fatti avendo un neofito negato di
riconoscere il Grande Architetto Dell'Universo, fu definito che ciò non
facea difficoltà: e vi fu ricevuto perfino il notissimo socialista
Proudhon[612], il quale dichiarò doversi «giustizia a tutti, devozione
al proprio paese, guerra a Dio». Il panteismo v'è proclamato, facendo
tutt'uno il muratore, il murato, la muratura; l'operatore, l'opera,
l'operazione[613]. Pertanto nel 1866 non s'iniziarono più _Alla gloria
del G. A. D. U._, ma _In nome della ragione e della fratellanza
universale_, e propongonsi di sottrarre l'umanità al giogo sacerdotale;
sostituire alla fede la scienza; nel compimento del bene surrogare le
austere soddisfazioni della coscienza alle pompose speranze di
ricompense eterne: rimuovere dallo spirito la vana preoccupazione di una
vita futura, e il feticismo d'una provvidenza soccorrevole.
Indipendenza, unità e fraternità delle nazioni; la massoneria italiana
non riconoscerà mai altro potere sovrano sulla terra che quello della
retta ragione e della coscienza universale: accelerar il tempo che,
invece di navi corazzate, facciansi aratri a vapore; e la pace,
fecondata dai capitali e dalle braccia ora rapite dalla coscrizione,
produca i frutti migliori; del resto tolleranza di tutti i culti,
adorazione della scienza, filantropiche cure nell'educazione delle
moltitudini, nelle società cooperative, nelle banche di credito; in
tutti gli uffizj con cui la Chiesa provedeva al pauperismo del corpo e
dell'anima, surrogare il patronato e gli stipendj al volontario
sagrifizio di gente, che si facea povera per arricchire gli altri, e per
insegnar la sommessione al volere di Dio.
E a miti intenti mostrasi diretta la _massoneria simbolica_ che ha il
gran consiglio a Milano e per venerabile Ausonio Franchi. I suoi statuti
sono semplici, e in questi stessi giorni pubblicò, nel suo _Bollettino
Massonico_, un programma, dove attesta che non è fatta a pascolo
d'ambizioni o d'incomposte aspirazioni, non domanda gravi sacrifizj,
costanza e concordia nell'opera comune. E mentre il paese fu abituato a
reluttare alle leggi e agli imperanti, ora il suddito ribelle, fatto
cittadino, ha da concorrere a tener in onore gli ordini civili. Perciò
esorta ad estender le loggie, a considerarsi tutti solidarj, a studiare
le istituzioni del paese, diffondere l'istruzione, formar _quella sana
opinione pubblica che oggi è l'unica e vera sovrana di tutti i liberi
paesi_. Queste istruzioni esorta a comunicare, ma agli adepti di primo
grado.
Come nel secolo precedente erasi cercato scusa alla sètta col dire che
le bolle di Clemente XII e Benedetto XIV fossero o false o abolite, così
ai dì nostri bucinarono che Pio IX fosse appartenuto alla massoneria.
Egli protestò contro quell'asserto, e scaltriva gl'incauti, ignari del
vero e illusi dagli intenti benevoli che vi si professano. I giornali,
che aveano applaudito ai Governi d'aver proibito le pie conferenze di
san Vincenzo di Paolo, trovarono ridicolo o tirannico il dichiarare che,
chi fa parte della massoneria, cessa d'esser figliuolo della Chiesa
cattolica. Ma poniam caso che sorgesse una società, la quale senza
riguardi dichiarasse: «Noi non sollecita gelosia del cielo, ma vaghezza
di rifare il cielo nella terra e nel cuor nostro, e di concorrere
all'attuazione di quel regno dei cieli che ci fu promesso da Cristo. —
Di tutte le arti, quella che produce e trasforma le religioni è la
primissima di tutti i popoli. — Non solo le società segrete non
repudiano quest'arte sovrana... ma si può asseverare che si formassero
primitivamente per uno scopo non politico, ma religioso. — L'umanesimo è
la fede nella quale, più o meno esplicitamente, consentono le società
segrete. — Il vasto apparecchio della scienza è una grand'opera di
circonvallazione contro l'invadimento della teologia. I sacerdoti
dell'umanesimo restituiscono all'uomo tutto ciò che i teologi gli
presero per addobbare i loro idoli e aggiungersi potenza. — Il progresso
civile si effettua per un continuo ribellarsi dell'umanesimo al tentato
monopolio della giustizia. In questo infaticato ribellarsi, la parte
della preparazione spetta alle società segrete. — Furono ribellioni
dell'umanesimo contro il monopolio sacerdotale della cristianità il
risorgimento italiano e la riforma religiosa del secolo XVI. Ma in
codesti assalti l'umanesimo non affermava idealmente e giuridicamente se
stesso: questo compito era serbato alla gloriosa famiglia de' Liberi
Muratori, e a quell'ultima ribellione in cui noi ancora combattiamo. —
L'umanità procede verso il giorno, in cui, non riconoscendo più nè
città, nè popoli, nè _spiriti privilegiati_; cessando dalle gare, dalle
prepotenze, dalle intolleranze; non credendo che il divino sia esclusivo
patrimonio di un uomo, nè di una nazione, nè di una chiesa, lo cercherà,
lo troverà, e che è più, lo attuerà dapertutto. — Massimo ricettacolo
dello spirito è l'umanità intera, le cui membra ponno compararsi al
mistico corpo del Redentore. — La rivoluzione crea nel mistero come la
natura. — Ogni società segreta è una pallida famiglia di vendicatori,
stretti da infrangibile giuramento; i loro riti si direbbero il
programma dello sterminio: ma la loro amicizia è tenera e soave. — Come
cadono gl'imperi? Rovinano forse da sè per vecchiezza o per istanchezza?
si suicidano forse in un'ora di tedio?... Non hanno essi la forza, il
diritto storico, la fede, l'abitudine del comando? Che cosa li costringe
all'abdicazione?..... La forza misteriosa ineluttabile non emana da
quella Provvidenza anonima, che può appellarsi l'asilo delle nostre
ignoranze e delle nostre paure, bensì da una provvidenza tutta umana,
che elabora nel seno della società medesima i suoi decreti. Lo Stato è
colpito dalla mano della società segreta: segreta oggi, palese domani;
oggi militante, domani vittoriosa. — I Governi hanno fatto il loro
dovere, e le società segrete hanno fatto il proprio. I Governi, dal più
al meno, hanno oppresso, e le sètte hanno vendicato e rivendicato...
Tutto ciò che ha governato nel mondo non vale certo quanto ciò che in
esso ha congiurato. —
Queste professioni desumiamo da uno de' più ingenui, perchè de' meno
addentrati neofiti[614], e domandiamo se a questi teoremi religiosi e
sociali potesse tacere il custode della verità e vindice della
giustizia. Che se la società degli Indipendenti e dei Cavalieri Guelfi
metteva tra le massime dell'Ordine che «la religione di Cristo è la
migliore, ma il migliore gran sacerdote è il più buon re», altrove
ritroviamo un esplicito ritorno al paganesimo, e Maurizio Müller, nella
_Riforma religiosa_, pone ricisamente che «il paganesimo ben inteso si
accosta al simbolo massonico più che le religioni odierne; e la
massoneria ebbe salutevoli ingerenze coll'osteggiare il cattolicismo».
Trattasi dunque se devano primeggiare san Pietro o Nerone.
Come già vedemmo nel secolo passato, alla irreligione progredisce
compagna la teurgia, sotto la forma di tavole giranti, di spiriti
battenti, insomma di comunicazione tra i viventi e i trapassati, fondata
sulla rincarnazione degli spiriti. Molti proseliti acquistò per le
consolazioni che procaccia il confabulare con persone care perdute. Ne
abbiamo altrove ragionato (Vol. II, p. 394), e lo spiritismo, screditato
da indubitabili ciarlatanerie, si appiglia al nostro soggetto in grazia
delle dottrine che fa rivelare dagli evocati, impugnando le credenze
comuni, e pareggiando tutti i culti per quanto diversi; non doversi
urtare le convinzioni di chicchessia, ma lasciar che ciascuno sia libero
e responsale delle proprie credenze religiose; lo spiritismo, non
brigandosi di dogmi o forme particolari, costituisce una religione
sociale, santifica tutti gli uomini di mente sana e cuor retto, a
qualunque fede appartengano. A chi domandava se sia bene seguir questa o
quest'altra, lo spirito rispose «Se credete che la vostra coscienza vi
sia invitata, fatelo»[615]. Si procede fra la metempsicosi e il
panteismo, facendo p. e. il sole fonte primitiva della vita, al quale,
dopo pellegrinato di pianeta in pianeta, le anime singole ritorneranno
per far parte dell'anima universale, dalla quale furono disgiunte quando
vennero in terra[616].
Niceforo Filalete che dirige _Gli Annali dello Spiritismo in Italia_,
scrive che «lo spiritismo è divinamente sublime; è il vincolo che
riunisce gli uomini, divisi per le credenze e i pregiudizj mondani, e
atterrerà la più forte barriera che separa i popoli, l'antagonismo
religioso. Egli si volge a tutti i culti... È un terreno neutro, sul
quale tutte le opinioni possono incontrarsi e darsi la mano; le
quistioni morali, le sole importanti, sono di tutte le religioni e di
tutti i paesi»[617]. Porta dunque esso pure all'indifferenza, la quale
sempre si traduce in ostilità alla religione stabilita.
Ma dove questa ostilità si scopre senza reticenze è nella più segnalata
personificazione della rivoluzione italiana e la più sincera così ne'
fatti come ne' concetti. Giuseppe Garibaldi nizzardo, elevatosi
coll'ostinazione de' suoi propositi fra gente meticolosa e fiacca, e con
un disinteresse che, a petto all'ambizione e all'avidità degli altri
caporioni, fu giudicato miracoloso come le imprese sue da coloro che i
miracoli sbeffeggiano; con un'attività che ha bisogno d'esercitarsi qui
o fuori, per la patria o per gli estranei, parve attribuirsi la missione
speciale d'abbattere il papato. Vi si adoperò colle armi nel 1849, ma
respinto da Roma, respintone di nuovo con una fucilata nel 1862, non per
questo cessò di gridare contro il cattolicismo e il sacerdozio, zelando
un culto solo, quel della santa carabina: alle donne milanesi
raccomandava la tenessero appesa al capoletto: il giorno
dell'inaugurazione dei tiri a segno fosse surrogato alla festa della
natività di Maria; i villani vadan se vogliono a messa, ma adorino la
santa carabina.
Non potendosi in lui supporre le artefatte menzogne de' giornalisti,
bisogna ritenerlo di buona fede quando attribuisce alla Chiesa quanto di
male e d'odioso avviene: furono i preti che vendettero Nizza: furono
trame d'ecclesiastici che procurarono le vergogne di Custoza e di Lissa:
ai frati sono dovute l'insurrezione di Palermo, questa oscena sconcordia
d'Italia, l'odierna voragine delle finanze, fin i disastri naturali che
aggravano le sventure d'un popolo, abbeverato d'odio dai giornalisti, e
che anima e salute consuma in desiderj e decezioni. Dal quale
staccandosi, egli uom del popolo, per iscusare o assecondare i
dominanti, concentra ogni ira contro la santa bottega, contro il cancro,
contro il verme, la tabe, la rogna d'Italia: incita a dar l'ultimo
calcio alla canaglia che la infesta, a rovesciar nella polve quel
tabernacolo d'idolatria e d'impostura che s'attraversa in ogni modo e in
tutte le vie al progresso umano, quella religione del prete che divide
la famiglia umana, e ne condanna la maggior parte a perdizione eterna.
Alle società operaje di Napoli diceva: «Faremmo un sacrilegio se
durassimo nella religione dei preti di Roma. Fuori dalla nostra terra
questa sètta contagiosa e perversa». E all'assemblea unitaria di
Palermo: «Noi non siamo per la religione del papa. Papa, cardinali,
vescovi cambiino bottega, e vadan il più possibile lontano dall'Italia».
E come la Convenzione avea tirannicamente intimato «Fraternità o morte»,
così egli fe ripetere all'Italia «Roma o morte», conculcando e la
coscienza dell'umanità e la libertà delle credenze.
Singolarmente nel 1867, essendosi il ministero proposto di venir ad
accordi con Roma, e per riuscirvi avendo sciolta la Camera, Garibaldi
uscì dal suo ricovero, e girò l'Italia inveendo contro papa e preti e
Cristo, battezzando fanciulli, aizzando le plebi contro un ordine intero
della società, senza che l'autorità e la legge avesse o voglia o forza
di opporsegli, e sempre gridando: «Roma è nostra: neppure il diavolo può
torcela. Non mandate al parlamento deputati che patteggino coi
clericali, i quali c'impediscono d'andare a Roma. I milioni che si danno
alla Chiesa s'adoprino per fare armi e per dar pane a chi non n'ha: ai
prelati bastano quaranta centesimi il giorno: i Paolotti il diavolo se
li porti». E fin dogmatizzando annunziava: «Noi siamo nella religione
del vero, e la sostituiremo a quella del prete che è la menzogna.
Libertà della ragione è la bandiera che opponiamo al cattolicesimo, il
quale ha per tanti secoli abbrutito la creatura umana». E al tempestoso
congresso della pace di Ginevra proferiva: «V'è cosa più terribile della
guerra, il mostro che chiamasi papato, le cui emanazioni pestilenziali
innondano il mondo, e arrestano l'umanità sulla via della civiltà. I
vostri avi ebbero primi il coraggio d'affrontarle: compite l'opera
quando noi daremo al mostro gli ultimi colpi, e abbatteremo il
sacerdozio dell'ignoranza per adottare sola la religione di Dio
(_sic_)». E ora appunto (ottobre 1867) spinge i suoi armati contro gli
ultimi resti del dominio papale, a «crollar il tabernacolo
dell'idolatria, dell'impostura, delle vergogne italiane, il piedestallo
di tutte le tirannidi».
Invano, come si ispirò sgomento per Mazzini, si vuole spargere il
ridicolo sopra Garibaldi. Mito piuttosto che persona, stupendo agente di
decomposizione sociale; ammirato pel dono di ispirar la gioventù e
spingerla al sacrifizio, riprovato perchè si fa superiore alla legge: se
non destarono stupore le iperboliche ovazioni fattegli a Londra fra una
plebe che ogni anno brucia un fantoccio schiamazzando «Non più papa»;
fra Anglicani che da lui ripromettonsi la distrazione della cattolicità;
fra la massoneria mondiale che divinizzava la propria creatura, in un
secolo che è costretto crearsi degli Dei per far senza Dio; a chi ci
lesse non farà neppur meraviglia il vedere l'entusiasmo durare in un
paese tutto cattolico qual è l'italiano, e che altrettanto non n'avea
mai mostrato a nessuno fuorchè a Pio IX. E Pio IX, continuo bersaglio
de' più abjetti suoi strapazzi, incaricava il professore Tonello: «Dica
a Garibaldi che questo povero vecchio, ch'egli chiama il vampiro del
Vaticano, gli perdona, e prega per esso, e anche stamattina ha detto
messa per lui».
E per verità il gran nemico consolida il papato col far vedere quanto la
quistione sia superiore ai mondani intenti, giacchè tutta la cristianità
vi prende interesse, e mostrano venir a difenderlo fin quelli che
cospirano per abbatterlo. Ma è ben da aspettarsi che l'accolta de' suoi
adulatori lo sorpassi; e mentre la ciurma lo acclama Dio e Messia e
Cristo[618], e consacra la camera ove dormì a Palermo, e crede che la
capanna della maremma ravennate ove morì sua moglie diverrà gloriosa
come quella di Betlemme, il vulgo ricco, dotto e patrizio ne rincari le
bestemmie, ne echeggi le provocazioni; e la stampa plebea denunzii i
mali causati dalla religione, allora appunto quando la nazione più
soffre di quelli cagionati dalla irreligione[619].