[561] Al Senato si asserì che il papa non mosse lamentanze intorno alle

leggi di soppressione e di disamortizzazione; che non mette in dubbio il

diritto che ha lo Stato a far ciò; nè potrebbe esprimere più chiaramente

l'aquiescenza, se non un assenso. _Atti del Senato_ 1867, pag. 241.

Aggiungasi il Paciaudi, teatino torinese, bibliotecario di Parma e

istigatore o stromento del Dutillot nelle riforme religiose e nel

perseguitare i Gesuiti, che chiamava mercanzia pestifera. Giovan

Battista Riga, avvocato fiscale, scrisse sulle parole di Cristo _Regnum

meum non est de hoc mundo_, e per sostenere il matrimonio de' preti.

[562] Senza parlar di calci, un altro deputato diceva l'11 luglio: «Il

_delenda Cartago_ del partito veramente nazionale e liberale debb'essere

rappresentato dallo scrivere sulla nostra bandiera _Cessazione del

potere temporale del papato_». Atti, pag. 1292.

[563] _Datum est illi bellum facere cum sanctis et vincere eos._

Apocalissi XII, 7.

DISCORSO LVI.

LE SÈTTE SOFISTICHE. GLI ODIERNI DISSIDENTI.

Mentre gli uni voleano conquistar Roma colla forza aperta, altri

lentamente invaderla coi mezzi morali, v'era chi, vedendo inseparabili

l'ordine temporale e lo spirituale, asseriva non si riuscirebbe colla

forza e colle tresche diplomatiche, ma solo col toglier la fede e

distruggere il cattolicismo. Oltre dunque profittare di quelli che, se

attirano scomuniche e interdizioni, non professano separarsi dalla

certezza della fede e rompere il vincolo dell'unità, il Governo a' suoi

fini si ricordò che, irreconciliabili come nel XVI secolo, rimangono

sempre a fronte il cattolicismo, sintesi universale della ragione umana,

elevata fin alla ragione divina mediante la rivelazione; e la protesta,

ispirata massimamente da odio alla supremazia italiana, da pretensione a

nazionalità segregata. Fin dal suo apparire noi indicammo come i nuovi

suoi simboli e le confessioni non appoggiandosi all'autorità, essa

dovesse o tradire la logica, oppure arrivare all'organamento libero

della religione, all'unione de' Cristiani non più nella lettera morta,

ma nell'idea pura, cioè nelle infinite gradazioni del giudizio

individuale. In fatto adoprò indarno evoluzioni dogmatiche o ripieghi

costituzionali per avvicinarsi all'unità; cercò indarno qualche autorità

fuori di quella che dice antiquata, onde fissarsi tra lo scetticismo

puramente materiale, e le forme sfumate del misticismo.

Alcuni fra' Protestanti credono ancora sia necessario alla salute

l'accettare la rivelazione cristiana, prestar fede a certi miracoli, a

certi dogmi, quali la trinità, l'originale corruzione della natura

umana, l'impotenza dell'uomo al bene, le postume retribuzioni. Ma mentre

la Chiesa cattolica confida di non venire mai meno perchè i suoi dogmi,

trascendenti l'umana capacità, non sono inventati ma dati, e portano

l'unità col sottomettere a un capo, pare che fuor di essa non possano

darsi più che Metodisti o Sociniani.

Il secolo XVI aveva impugnato l'autorità della Chiesa mediante

l'autorità della Bibbia: il secolo XVIII mediante frivolezze e riso

battè culto, dogmi, misteri: il secolo nostro combatte il cattolicismo

uscendo dal cristianesimo: vuol sottrarre alla Chiesa anche

l'interpretazione de' libri santi, neppure il vangelo accettando se non

in quanto risponde alle convinzioni del nostro intelletto, sovvertendo

gli avvenimenti storici, e l'analisi esegetica applicando fin al

subjetto teantropico. Alla salvezza (dicono) si giungeva prima del

cristianesimo, e si giunge fuori di esso da coloro cui non fu dato

riconoscere la vanità delle loro credenze: si dà un progresso della fede

come delle altre scienze; libera l'interpretazione della Scrittura a

segno, che nè tampoco occorre definire la divinità, nè riconoscere ajuti

o impacci alla libertà morale, nè originale incapacità alle virtù e alla

derivante santificazione: all'immensa equità e bontà di Dio repugna

l'eternità de' castighi. Escluso il sopranaturale dalla ragion

dell'uomo, si esclude anche dagli annali dell'umanità, e per aspirazione

ad unificare il sentimento religioso si esclama, «Non più teologia

dogmatica non miracoli[564], non superna ispirazione delle Scritture,

non redenzione, non comunione dei fedeli: la religione è un sentimento,

nè l'intelletto v'ha a fare; la scienza non ha nulla di comune colla

fede, anzi la scalza». A persuadere ciò si mira non tanto con violenza e

in aspetto di rabbia, quanto col lento e sistematico disfare pezzo a

pezzo credenze e tradizioni, ed il sopranaturale e la Chiesa presentare

quasi in contrapposto colla scienza e colla civiltà moderna.

La società cristiana si compone di Dio principio supremo; del Cristo,

divino mediatore; della Chiesa, società conservatrice eterna

dell'incorruttibile verità che unisce gli uomini. Ebbene: dapprima si

disse: «Giù la Chiesa, tralignata, meretrice; si conservi Cristo solo,

Cristo nudo». Poi si disse, «Cristo è un mito, i vangeli un romanzo: non

più Cristo». Presto si arrivò al «Non più Dio»; e nell'impossibilità di

far un _credo_ comune, si fa senza _credo_; è ortodosso chiunque è

sincero[565]. Ma i sinceri è notevole come ritornino verso l'autorità,

siccome vedesi ne' Puseisti. Vi ritornano pure i liberali, che il

suffragio popolare riscontrano nelle decisioni de' Concilj e

nell'elezione dei papi; vi ritornano quelli che sentono l'istinto

dell'ordine, il bisogno di certezza, d'unità di spirito, di comunanza di

preghiere.

Nei tempi napoleonici, quando si considerava nemico chiunque non

s'incurvava, se perseguitossi la Chiesa cattolica, non si favorì guari

la protestante. Se il vulgo colto celiava ancora con Voltaire, il popolo

cresceva rispetto ai sacerdoti quanto li vedeva più oppressi nel loro

capo. La restaurazione credette consolidarsi mediante l'alleanza del

trono coll'altare; e la religione dominante in Italia fu la cattolica,

anche ne' paesi sottoposti all'Austria, dove ogn'altra era tollerata, e

dove i Protestanti erano ammessi a tutti gli impieghi, non però con

pubblicità di culto.

I Valdesi di Piemonte, de' quali accennammo le vicissitudini nel

discorso LI. contro i proprj re invocarono l'intervento straniero: ma

all'Inghilterra che s'intromise a loro favore, fu mostrato come gli

editti contro di essi fossero meno severi che quei d'_altri Stati_

contro i Cattolici. Non crescevano però di numero, nè presumevano far

conversioni; e se moltiplicaronsi libri e storie apologetiche, v'ebbero

contradditori; fra cui già nominammo il vescovo Charvaz, che, oltre la

storia, fece la _Guida del catecumeno valdese_, ribattendone gli errori,

e difendendo la religione cattolica ne' suoi dogmi, nel suo culto, nella

sua disciplina. Re Carlo Felice aveva permesso una chiesa protestante a

Nizza, ma che si predicasse solo in tedesco. Un Buscarlet ministro, non

sapendo di tedesco, predicava in francese, ma gli fu vietato nel 1836,

senza dar ascolto al conte Truchsses ministro di Prussia, che prese

parte per lui. Esso Truchsses cercava trarre uditori alla cappella

evangelica che teneva nel suo palazzo a Torino, e volle anche aprirne

alcuna di fuori, ma ne fu impedito. Nel 1836 girava per Italia una

signora Childers, dispensando Bibbie e stampe eterodosse, fra cui la

_Fede Generale dei Riformati_, e una spiegazione del serpente di

bronzo[566].

In favore de' Valdesi si mosse di nuovo l'Inghilterra nel 1841, quando

Carlalberto ordinò rientrassero nei legali loro confini. Lord Aberdeen

scrisse una calda nota al Governo sardo, che rispose con secco diniego.

Ma poichè l'opposizione in Inghilterra tornava sempre su quel tema, il

ministro rinnovò le pratiche, e il conte Pollone (18 febbrajo 1843)

replicò sarebbe errore politico non men che peccato religioso il

concedere ai Valdesi di abitare fuori dei loro limiti; volersi

conservare l'unità cattolica, e i sentimenti del re e del paese doversi

rispettare quanto quelli di Giorgio IV, inesorabile a non voler

emancipare i Cattolici[567].

Quanto all'interno, nel 1820 era parso risvegliarsi lo spirito

religioso, principalmente per impulso di Felice Neffi; e quella

edificazione che più non trovavano nei tempj, molti la cercavano in

riunioni indipendenti e riti liberi e più spirituali. Ai pastori ne

spiacque, credendo lor privilegio la predicazione: la pietà dissidente

tacciarono di Darbismo, e infatti a questo piegò, volendo escludere ogni

liturgia fissa e uniforme, ogni sacerdozio privilegiato, quasi conducano

al formalismo, all'indifferenza religiosa e alla disperante apatia della

Chiesa officiale. Dio non istabilì veruna autorità che organasse la

Chiesa di Cristo, nè tale sistemazione è contenuta nel codice sacro: una

Chiesa ha unico capo Cristo, nè altro padrone, cioè è sovrana[568], e

come tale può star da sè (_congregazionismo_) o confederarsi ad altre

(_presbiterianismo_). Presbiteriana è la Chiesa valdese, ma il problema

più difficile è stabilire i rapporti fra le Chiese particolari e la

generale, in modo che questa non usurpi i diritti e l'individualità di

quelle.

Le chiese rimanevano distinte e indipendenti ciascuna, senz'altro legame

che della stessa fede e d'un'opera comune, ma nel 1839 si radunarono in

parrocchie, poi nella _costituzione della Chiesa valdese_ data dal

sinodo del 1855 si consolidò questa novità col pretesto di

francheggiarsi a fronte delle difficoltà, anzichè osteggiarsi una chiesa

coll'altra. Il progresso delle idee liberali in Italia (diceano gli

oppositori) abbastanza protegge ora i Valdesi, mentre la fusione vale

quanto il distruggere i membri per formare un corpo: nè la Chiesa

generale direbbesi libera quando nol sono le particolari. _Il bisogno

dell'unità è pericoloso, e non v'è chiesa generale dove non v'abbia

chiese particolari libere, autonome e sovrane._ Sono idee anglicane: e

v'è chi vorrebbe introdurre fin i vescovi, sotto il nome di _Moderatore

a vita_. Altri invece esorbitante trovano l'autorità concessa alla

Tavola di «provvedere per mezzo di regolamenti a quanto concerne il

culto pubblico e l'amministrazione spirituale e temporale delle

parrocchie»; per lo che il clero riesce ad aver superiorità nella

legislazione, nell'amministrazione, nella disciplina, nel culto, fin

nell'istruzione pubblica; dispone dei doni e sussidj venuti di fuori. La

nuova costituzione trasse alla Chiesa la nomina de' parroci diversi, dal

che, oltre altri inconvenienti, deriva che le elezioni emanano da

spirito di consorteria e di famiglia, «una delle più triste piaghe del

paese, e che vi produce la lebbra che corrose la Chiesa romana, il

nepotismo»[569]. Laonde per l'onor del paese e per la pace e la vita

della Chiesa chiedeasi prevalesse il congregazionismo, l'indipendenza

delle varie parrocchie, ciascuna delle quali nomini i deputati al

sinodo[570]. Pertanto restarono divisi in Valdesi _diaconi_ e Valdesi

_della tavola_.

Nel 1839 a Filadelfia negli Stati Uniti si costituì una Società _Degli

Amici Italiani_, che proponeansi di combattere il cattolicismo nel suo

centro, e nel suo capo: e fu denunziata da Gregorio XVI. A Firenze tra

l'arcadica fiacchezza di quel governo, e tra le pedantesche gelosie

leopoldine contro il clero, potè estendersi il protestantesimo, favorito

anche dal gabinetto letterario del Vieusseux, dove radunavansi il fior

della città e tutti i forestieri; Matilde Calandrini, stabilitasi a Pisa

nel 1831, introdusse gli asili infantili e convertì alcuno

all'evangelismo; Enrico Meyer, autore di scritti pedagogici, fe porre un

Istituto dei padri di famiglia protestante. L'apostolato invigorì però

solo dopo che nel 1848, l'avversione ai pontefici fu innestata dalla

nuova politica, colla libertà d'infamare e maledire ciò che era venerato

e benedetto. I fratelli Guicciardini, spalleggiati da Mather, dagli

Aldbourough e da altri, teneano conventicole, ove leggere e commentare

la Bibbia; ma poichè ciò repugnava alle leggi del paese, furono indotti

ad andarsene. Un ostiere Madiai, sposo ad una inglese, nel 1852

propagava libri e dottrine protestanti, e poichè, a norma della legge,

venne arrestato, se ne levò uno scalpore europeo; l'Inghilterra minacciò

richiamare il suo ministro; tutta la diplomazia parve sbigottirsi che

alcun pericolo incorressero gli emissarj protestanti: il granduca

dovette cedere, e se ne menò trionfo; i predicanti operarono più sicuri,

e quest'atto fu una delle accuse che si accamparono per abbattere la

dinastia. Ciò spieghi le irriflessive simpatie, onde i Protestanti

secondarono le successive sovversioni[571].

Data al Piemonte la costituzione del 1848, i Valdesi aveano ottenuto di

essere pareggiati agli altri cittadini, sicchè uscirono dalle loro

valli, eressero chiese in Torino e altrove, e poterono gridare: «Ecco

finalmente cadute le secolari barriere che intercettavano il passo alla

parola di Dio: ormai si può credere diversamente dal prete, e professare

senza ostacolo, e diffondere la propria credenza. Venite dunque,

fratelli, presto venite, che è giunto il tempo d'evangelizzare

l'Italia»[572].

E vennero, diffusero libri, moltiplicarono predicazioni e stampe. Fra

queste la _Buona Novella, giornale dell'evangelizzazione italiana_,

proponeva un premio di milleducento lire al migliore scritto «sopra la

necessità e i mezzi di operar una riforma cristiana in Italia. Convinti

che _tutti_ i mali che affliggono l'Italia, di qualunque natura essi

siano (!), ha per cagione principale l'ignoranza o l'abbandono dei

principj del cristianesimo, e le false interpretazioni date

agl'insegnamenti del Salvator degli uomini, dovrebbesi mostrare fino a

qual punto il vero cristianesimo sia lungi dall'Italia, e ignoratine i

principj; l'indifferenza, l'incredulità, la superstizione invadano le

diverse classi della società, donde la decadenza del senso morale,

l'indebolimento o distruzione della vita di famiglia; la vita pubblica,

le lettere, le scienze, le arti, l'agricoltura, l'industria ed ogni

materiale interesse del paese siano incagliati a cagione del suo stato

morale».

Il simbolo di quel giornale era amplissimo «Sia facoltà a chi il voglia

di non ammettere l'esistenza di Dio (pag. 109). La libertà dei culti non

solo si deve estendere a tutte le credenze religiose, ma ben anche a

qualunque setta o accademia o scuola che non riconosca nè religione nè

Dio» (pag. 234). Ed assicurava che «tutti i giornali del Piemonte

obbediscono a una direzione più o meno protestante e non si stancano di

proclamare che la coscienza deve esser libera, e che nessuna potenza

della terra ha il diritto di regolare le nostre attinenze con Dio».

Se ne sbigottirono non soltanto i vescovi nostri, ma i conservatori che

vedeano minacciato lo Statuto, il cui primo articolo porta che «la

cattolica, apostolica, romana è la religione dello Stato»: e che

comprendeano il protestantesimo in Italia non poter essere mai culto e

chiesa, bensì strumento di perturbazione e distruzione; sovvertirebbe la

vita e le consuetudini dell'universalità del paese, precipiterebbe

nell'incredulità formale spiriti già alieni dalla fede positiva e dalle

pratiche religiose. Chi poi accetterebbe il vanto che si danno di far

proseliti fra gl'increduli, e dir a questi, «Non credevi nulla; or

almeno a qualche cosa credi?»

La Savoja, non ancor venduta alla Francia, lottò risoluta contro la

propaganda; e Guglielmo De la Rive, in un elogio del conte Cavour,

palesa quanto ebbe questo ministro a faticare onde superar quella

resistenza. Della quale esso dà per ragione il maggior fanatismo de'

Savojardi; l'essere in paese povero più forti i pregiudizj, e far parte

de' costumi che preservano. Adduce casi ove bisognò tutta la prepotenza

del Cavour per obbligare ad eriger cappelle: vi si riuscì a Mornex e

altrove; ad Annecy potè costituirsi una comunità indipendente di

Protestanti: così ad Aix: e benchè il codice penale castigasse le

predicazioni ereticali e la vendita delle Bibbie, Cavour «metteva uno

zelo infinito per salvar gli accusati, ne prendeva in mano la causa, la

trattava quasi egli stesso appo i magistrati e gli interpreti e

rappresentanti della legge»[573].

Perocchè, come la restaurazione politica, così il Governo volle la

religiosa, distruggere cioè quel che da diciannove secoli la nazione

rispettava. Dell'aprirsi nel 1854 il tempio protestante a Torino si fece

una solennità legale coll'intervento della guardia nazionale. Oltre

favorir tutti i preti che frangessero la disciplina ecclesiastica, una

colluvie di libri combattevano apertamente non solo la sede romana ma il

cristianesimo. È anteriore l'opera anonima _Novità del papismo, ove

dimostrasi aver la religione protestante esistito pria di Lutero, e che

sia quella stessa promulgata da Cristo e da' suoi apostoli_.

L'accenniamo fra le tante come relativa al nostro lavoro, al par di

quella dell'abate Jacobo Leone, _Roma empia, ossia il paganesimo e

volteranesimo professati da papi e da vescovi un secolo prima della

riforma protestante, e predicati dai pulpiti di tutta Italia ne' secoli

XVI e XVII, dissertazione critica fondata su testimonianze storiche e

documenti tratti dal Vaticano_[574].

Molto si diffuse il _Compendio di controversie tra la parola di Dio e la

teologia romana_, ove si pone un dettato della teologia cattolica, e vi

si contrappongono testi scritturali, spiegati come si vuole: forma

opportuna a illudere, perchè afferma senza bisogno di dimostrazioni.

Luigi Desanctis, curato apostata, mandò al pallio un'infinità di

scritti, fra cui un _Saggio dogmatico storico sulla confessione_, _Il

Cattolico cristiano_, _La coscienza_; e con Vincenzo Albarella

d'Afflitto, napoletano come lui, pubblicò i _Principj di fede e

disciplina, estratti dalla parola di Dio per servire di base alla Chiesa

evangelica di Torino_, ove esponeasi la professione di fede in

diciannove articoli; poi la costituzione, le norme del ministero, delle

riunioni, la disciplina e i doveri speciali. Nel 1866 stampossi a

Firenze il _Catechismo della Chiesa evangelica valdese_.

Altri fuor di paese viveano di apostolato e di libri di quella risma.

Tale il Pistrucci, che a Londra teneva una cappella italiana. Ci

rincresce di dover associargli Gabriele Rossetti, discreto poeta

napoletano, che esule dalla patria dopo il 1821, compose i _Misteri

dell'amor Platonico_, ove asserisce che tutti i poeti d'Italia, e Dante

alla loro testa, fingendo cantar d'amore, intendeano della protesta

contro il cattolicismo[575]; poi in un poema polimetro bestemmiò la

Chiesa, della quale pure aveva tradotto molti inni. Giacinto Achilli di

Viterbo, già domenicano, nel 1826 privato della facoltà di predicare per

colpe che poi svelate il fecero carcerare, riuscì a fuggire a Corfù,

trescò non decorosamente nella spedizione dei fratelli Bandiera, poi

festeggiato a Londra in aspetto di martire della Inquisizione, mosse

processo contro il Newmann, famoso anglicano convertito, che ne aveva

rivelato le avventure, per disinganno di chi gli credeva. Molto rumore

se ne levò; provaronsi i fatti con testimonj e documenti, ma il giuri

non li trovò bastanti[576], sicchè il Newman fu condannato nelle ingenti

spese, a pagar le quali concorsero cattolici dei due mondi. L'Achilli

andò poi ramingo, nè più se ne seppe. Altrettanto fu del Ciucci frate

apostata, che accolto con festa a Londra, pubblicò un romanzo della

propria vita, diffuso assai: eppure trovossi ridotto a mantener sè e la

famiglia che s'era fatta, col dar lezioni, finchè scomparve. Prete

Giuseppe Fiorito d'Acqui, di cinquant'anni fattosi valdese, per

disperazione s'uccise nel 1864.

La Società Biblica cominciata a Londra nel 1780, il primo anno raccolse

mille lire, nel secondo centomila: nel 1804 si sistemò aggregandosi le

congregazioni d'altri paesi protestanti. Una se ne istituì in Prussia

nel 1814, che ebbe quarantotto succursali, e nel 1819 avea distribuito

mezzo milione di Bibbie. Un'altra in America nel 1849 ne contava

settanta affigliate e migliaja dipendenti. Nel Congresso di Londra del

1855, lord Shaftesbury avea vantato che la Società Biblica avea da

ottomila aggregazioni, s'erano spesi cento milioni, tradotta la Bibbia

in cencinquanta lingue, sparsine quarantatre milioni di esemplari, per

istruzione di seicento milioni di persone. Essa dal 1853 al 1864 mandò

in Italia centrentamila Bibbie, dalla cui vendita si ricavarono franchi

centrentaduemila cinquecento. Posto che ogni copia costi di fabbrica

franchi otto, la Società avrebbe scapitato di novecentosettemila

cinquecento franchi, detratte le somme esatte, e non calcolando quelli

spesi in venditori e magazzinieri. Lagnasi però che il frutto non sia

pari al seme, perocchè i _moderni Farisei_ l'impediscono. Per esempio a

Milano molti accettarono i sussidj, pochi le dottrine degli Evangelici:

sono forse ottocento i convertiti, fra cui dodici o tredici giovani di

belle speranze, ma che si sono dati all'industria dell'apostolato perchè

poveri e incapaci di educarsi altrimenti, e vivono a spalle dello

straniero. Quando i successori de' conti del Monferrato _coi sentimenti

della più viva e sincera amicizia_ fecero lega col sultano per garantire

l'integrità e indipendenza dell'impero ottomano (5 marzo 1855), e

l'esercito piemontese campeggiò a favore dei Turchi in Crimea, quasi a

ciascun soldato fu distribuita una Bibbia protestante, che poco deve

aver fruttato. E mentre appunto scrivo, quella Società diffonde scritti

suoi a piene mani in quel gran convegno di tutti gli splendori della

civiltà che è l'esposizione di Parigi; ed ha già speso un milione di

lire in libri ed opuscoli in quindici lingue differenti.

Di là vengono i sussidj ai nuovi evangelizzanti. A Nizza nel 1853, un

ex-frate napoletano apostolava, ricevendone seimila lire l'anno; vi si

diffusero seimila catechismi, mentre altri fluivano da Ginevra nella

Savoja; moltissimi in Sardegna; e il maggior generale della brigata che

stanziava a Nizza, il 12 aprile 1856 dovè riprovare come contrario al

decoro militare l'uffizio che alcuni soldati eransi assunto per denaro

di predicare l'eresia.

Nel 1847 erasi cominciato a Londra l'_Eco del Savonarola_ da Salvatore

Ferretti, collaborandovi il Desanctis, Teodorico Rossetti ed altri, a

spese di qualche mecenate. Sospeso per manco di abbonati, ripigliò nel

giugno del 1856, e allora chiariva esistere quattro movimenti

protestanti in Italia, l'antipapale, l'antipapista, il protestante,

l'evangelico. L'antipapale è di moderati, che vogliono togliere al papa

soltanto il dominio temporale, qual impedimento all'unità italiana. Gli

antipapisti, separati apertamente dalla Chiesa romana e più numerosi di

tutti, combattono il papato con ogni sorta armi. Il protestante dice:

«Noi siamo filosofi e quindi possiamo far di meno della religione. Ma il

popolo ne ha bisogno, talchè se all'Italia si toglie il papismo

bisognerà pur surrogarvi qualche cosa: e il meglio è il cristianesimo

riformato». Il partito evangelico predica il vangelo puro: ma per quanto

sovvenuto dalle società d'Inghilterra, e _protetto a spada tratta_ dal

Governo sardo, non prospera guari.

Visitando il re di Piemonte quell'isola nel 55, gli presentarono un

ringraziamento «pei magnanimi sforzi che fa onde stabilire ne' suoi

Stati la libertà civile e religiosa». Egli fe rispondere che, «come

discendente da lunga serie di principi cattolici e sovrano di sudditi

quasi tutti cattolici, non poteva approvare gli acerbi rimproveri

inflitti al capo della Chiesa; bensì agli occhi suoi la religione esser

il simbolo della tolleranza, dell'unione, della libertà, ed uno de'

fondamenti del suo governo essere la libertà di coscienza».

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 77 / 101 段