leggi di soppressione e di disamortizzazione; che non mette in dubbio il
diritto che ha lo Stato a far ciò; nè potrebbe esprimere più chiaramente
l'aquiescenza, se non un assenso. _Atti del Senato_ 1867, pag. 241.
Aggiungasi il Paciaudi, teatino torinese, bibliotecario di Parma e
istigatore o stromento del Dutillot nelle riforme religiose e nel
perseguitare i Gesuiti, che chiamava mercanzia pestifera. Giovan
Battista Riga, avvocato fiscale, scrisse sulle parole di Cristo _Regnum
meum non est de hoc mundo_, e per sostenere il matrimonio de' preti.
[562] Senza parlar di calci, un altro deputato diceva l'11 luglio: «Il
_delenda Cartago_ del partito veramente nazionale e liberale debb'essere
rappresentato dallo scrivere sulla nostra bandiera _Cessazione del
potere temporale del papato_». Atti, pag. 1292.
[563] _Datum est illi bellum facere cum sanctis et vincere eos._
Apocalissi XII, 7.
DISCORSO LVI.
LE SÈTTE SOFISTICHE. GLI ODIERNI DISSIDENTI.
Mentre gli uni voleano conquistar Roma colla forza aperta, altri
lentamente invaderla coi mezzi morali, v'era chi, vedendo inseparabili
l'ordine temporale e lo spirituale, asseriva non si riuscirebbe colla
forza e colle tresche diplomatiche, ma solo col toglier la fede e
distruggere il cattolicismo. Oltre dunque profittare di quelli che, se
attirano scomuniche e interdizioni, non professano separarsi dalla
certezza della fede e rompere il vincolo dell'unità, il Governo a' suoi
fini si ricordò che, irreconciliabili come nel XVI secolo, rimangono
sempre a fronte il cattolicismo, sintesi universale della ragione umana,
elevata fin alla ragione divina mediante la rivelazione; e la protesta,
ispirata massimamente da odio alla supremazia italiana, da pretensione a
nazionalità segregata. Fin dal suo apparire noi indicammo come i nuovi
suoi simboli e le confessioni non appoggiandosi all'autorità, essa
dovesse o tradire la logica, oppure arrivare all'organamento libero
della religione, all'unione de' Cristiani non più nella lettera morta,
ma nell'idea pura, cioè nelle infinite gradazioni del giudizio
individuale. In fatto adoprò indarno evoluzioni dogmatiche o ripieghi
costituzionali per avvicinarsi all'unità; cercò indarno qualche autorità
fuori di quella che dice antiquata, onde fissarsi tra lo scetticismo
puramente materiale, e le forme sfumate del misticismo.
Alcuni fra' Protestanti credono ancora sia necessario alla salute
l'accettare la rivelazione cristiana, prestar fede a certi miracoli, a
certi dogmi, quali la trinità, l'originale corruzione della natura
umana, l'impotenza dell'uomo al bene, le postume retribuzioni. Ma mentre
la Chiesa cattolica confida di non venire mai meno perchè i suoi dogmi,
trascendenti l'umana capacità, non sono inventati ma dati, e portano
l'unità col sottomettere a un capo, pare che fuor di essa non possano
darsi più che Metodisti o Sociniani.
Il secolo XVI aveva impugnato l'autorità della Chiesa mediante
l'autorità della Bibbia: il secolo XVIII mediante frivolezze e riso
battè culto, dogmi, misteri: il secolo nostro combatte il cattolicismo
uscendo dal cristianesimo: vuol sottrarre alla Chiesa anche
l'interpretazione de' libri santi, neppure il vangelo accettando se non
in quanto risponde alle convinzioni del nostro intelletto, sovvertendo
gli avvenimenti storici, e l'analisi esegetica applicando fin al
subjetto teantropico. Alla salvezza (dicono) si giungeva prima del
cristianesimo, e si giunge fuori di esso da coloro cui non fu dato
riconoscere la vanità delle loro credenze: si dà un progresso della fede
come delle altre scienze; libera l'interpretazione della Scrittura a
segno, che nè tampoco occorre definire la divinità, nè riconoscere ajuti
o impacci alla libertà morale, nè originale incapacità alle virtù e alla
derivante santificazione: all'immensa equità e bontà di Dio repugna
l'eternità de' castighi. Escluso il sopranaturale dalla ragion
dell'uomo, si esclude anche dagli annali dell'umanità, e per aspirazione
ad unificare il sentimento religioso si esclama, «Non più teologia
dogmatica non miracoli[564], non superna ispirazione delle Scritture,
non redenzione, non comunione dei fedeli: la religione è un sentimento,
nè l'intelletto v'ha a fare; la scienza non ha nulla di comune colla
fede, anzi la scalza». A persuadere ciò si mira non tanto con violenza e
in aspetto di rabbia, quanto col lento e sistematico disfare pezzo a
pezzo credenze e tradizioni, ed il sopranaturale e la Chiesa presentare
quasi in contrapposto colla scienza e colla civiltà moderna.
La società cristiana si compone di Dio principio supremo; del Cristo,
divino mediatore; della Chiesa, società conservatrice eterna
dell'incorruttibile verità che unisce gli uomini. Ebbene: dapprima si
disse: «Giù la Chiesa, tralignata, meretrice; si conservi Cristo solo,
Cristo nudo». Poi si disse, «Cristo è un mito, i vangeli un romanzo: non
più Cristo». Presto si arrivò al «Non più Dio»; e nell'impossibilità di
far un _credo_ comune, si fa senza _credo_; è ortodosso chiunque è
sincero[565]. Ma i sinceri è notevole come ritornino verso l'autorità,
siccome vedesi ne' Puseisti. Vi ritornano pure i liberali, che il
suffragio popolare riscontrano nelle decisioni de' Concilj e
nell'elezione dei papi; vi ritornano quelli che sentono l'istinto
dell'ordine, il bisogno di certezza, d'unità di spirito, di comunanza di
preghiere.
Nei tempi napoleonici, quando si considerava nemico chiunque non
s'incurvava, se perseguitossi la Chiesa cattolica, non si favorì guari
la protestante. Se il vulgo colto celiava ancora con Voltaire, il popolo
cresceva rispetto ai sacerdoti quanto li vedeva più oppressi nel loro
capo. La restaurazione credette consolidarsi mediante l'alleanza del
trono coll'altare; e la religione dominante in Italia fu la cattolica,
anche ne' paesi sottoposti all'Austria, dove ogn'altra era tollerata, e
dove i Protestanti erano ammessi a tutti gli impieghi, non però con
pubblicità di culto.
I Valdesi di Piemonte, de' quali accennammo le vicissitudini nel
discorso LI. contro i proprj re invocarono l'intervento straniero: ma
all'Inghilterra che s'intromise a loro favore, fu mostrato come gli
editti contro di essi fossero meno severi che quei d'_altri Stati_
contro i Cattolici. Non crescevano però di numero, nè presumevano far
conversioni; e se moltiplicaronsi libri e storie apologetiche, v'ebbero
contradditori; fra cui già nominammo il vescovo Charvaz, che, oltre la
storia, fece la _Guida del catecumeno valdese_, ribattendone gli errori,
e difendendo la religione cattolica ne' suoi dogmi, nel suo culto, nella
sua disciplina. Re Carlo Felice aveva permesso una chiesa protestante a
Nizza, ma che si predicasse solo in tedesco. Un Buscarlet ministro, non
sapendo di tedesco, predicava in francese, ma gli fu vietato nel 1836,
senza dar ascolto al conte Truchsses ministro di Prussia, che prese
parte per lui. Esso Truchsses cercava trarre uditori alla cappella
evangelica che teneva nel suo palazzo a Torino, e volle anche aprirne
alcuna di fuori, ma ne fu impedito. Nel 1836 girava per Italia una
signora Childers, dispensando Bibbie e stampe eterodosse, fra cui la
_Fede Generale dei Riformati_, e una spiegazione del serpente di
bronzo[566].
In favore de' Valdesi si mosse di nuovo l'Inghilterra nel 1841, quando
Carlalberto ordinò rientrassero nei legali loro confini. Lord Aberdeen
scrisse una calda nota al Governo sardo, che rispose con secco diniego.
Ma poichè l'opposizione in Inghilterra tornava sempre su quel tema, il
ministro rinnovò le pratiche, e il conte Pollone (18 febbrajo 1843)
replicò sarebbe errore politico non men che peccato religioso il
concedere ai Valdesi di abitare fuori dei loro limiti; volersi
conservare l'unità cattolica, e i sentimenti del re e del paese doversi
rispettare quanto quelli di Giorgio IV, inesorabile a non voler
emancipare i Cattolici[567].
Quanto all'interno, nel 1820 era parso risvegliarsi lo spirito
religioso, principalmente per impulso di Felice Neffi; e quella
edificazione che più non trovavano nei tempj, molti la cercavano in
riunioni indipendenti e riti liberi e più spirituali. Ai pastori ne
spiacque, credendo lor privilegio la predicazione: la pietà dissidente
tacciarono di Darbismo, e infatti a questo piegò, volendo escludere ogni
liturgia fissa e uniforme, ogni sacerdozio privilegiato, quasi conducano
al formalismo, all'indifferenza religiosa e alla disperante apatia della
Chiesa officiale. Dio non istabilì veruna autorità che organasse la
Chiesa di Cristo, nè tale sistemazione è contenuta nel codice sacro: una
Chiesa ha unico capo Cristo, nè altro padrone, cioè è sovrana[568], e
come tale può star da sè (_congregazionismo_) o confederarsi ad altre
(_presbiterianismo_). Presbiteriana è la Chiesa valdese, ma il problema
più difficile è stabilire i rapporti fra le Chiese particolari e la
generale, in modo che questa non usurpi i diritti e l'individualità di
quelle.
Le chiese rimanevano distinte e indipendenti ciascuna, senz'altro legame
che della stessa fede e d'un'opera comune, ma nel 1839 si radunarono in
parrocchie, poi nella _costituzione della Chiesa valdese_ data dal
sinodo del 1855 si consolidò questa novità col pretesto di
francheggiarsi a fronte delle difficoltà, anzichè osteggiarsi una chiesa
coll'altra. Il progresso delle idee liberali in Italia (diceano gli
oppositori) abbastanza protegge ora i Valdesi, mentre la fusione vale
quanto il distruggere i membri per formare un corpo: nè la Chiesa
generale direbbesi libera quando nol sono le particolari. _Il bisogno
dell'unità è pericoloso, e non v'è chiesa generale dove non v'abbia
chiese particolari libere, autonome e sovrane._ Sono idee anglicane: e
v'è chi vorrebbe introdurre fin i vescovi, sotto il nome di _Moderatore
a vita_. Altri invece esorbitante trovano l'autorità concessa alla
Tavola di «provvedere per mezzo di regolamenti a quanto concerne il
culto pubblico e l'amministrazione spirituale e temporale delle
parrocchie»; per lo che il clero riesce ad aver superiorità nella
legislazione, nell'amministrazione, nella disciplina, nel culto, fin
nell'istruzione pubblica; dispone dei doni e sussidj venuti di fuori. La
nuova costituzione trasse alla Chiesa la nomina de' parroci diversi, dal
che, oltre altri inconvenienti, deriva che le elezioni emanano da
spirito di consorteria e di famiglia, «una delle più triste piaghe del
paese, e che vi produce la lebbra che corrose la Chiesa romana, il
nepotismo»[569]. Laonde per l'onor del paese e per la pace e la vita
della Chiesa chiedeasi prevalesse il congregazionismo, l'indipendenza
delle varie parrocchie, ciascuna delle quali nomini i deputati al
sinodo[570]. Pertanto restarono divisi in Valdesi _diaconi_ e Valdesi
_della tavola_.
Nel 1839 a Filadelfia negli Stati Uniti si costituì una Società _Degli
Amici Italiani_, che proponeansi di combattere il cattolicismo nel suo
centro, e nel suo capo: e fu denunziata da Gregorio XVI. A Firenze tra
l'arcadica fiacchezza di quel governo, e tra le pedantesche gelosie
leopoldine contro il clero, potè estendersi il protestantesimo, favorito
anche dal gabinetto letterario del Vieusseux, dove radunavansi il fior
della città e tutti i forestieri; Matilde Calandrini, stabilitasi a Pisa
nel 1831, introdusse gli asili infantili e convertì alcuno
all'evangelismo; Enrico Meyer, autore di scritti pedagogici, fe porre un
Istituto dei padri di famiglia protestante. L'apostolato invigorì però
solo dopo che nel 1848, l'avversione ai pontefici fu innestata dalla
nuova politica, colla libertà d'infamare e maledire ciò che era venerato
e benedetto. I fratelli Guicciardini, spalleggiati da Mather, dagli
Aldbourough e da altri, teneano conventicole, ove leggere e commentare
la Bibbia; ma poichè ciò repugnava alle leggi del paese, furono indotti
ad andarsene. Un ostiere Madiai, sposo ad una inglese, nel 1852
propagava libri e dottrine protestanti, e poichè, a norma della legge,
venne arrestato, se ne levò uno scalpore europeo; l'Inghilterra minacciò
richiamare il suo ministro; tutta la diplomazia parve sbigottirsi che
alcun pericolo incorressero gli emissarj protestanti: il granduca
dovette cedere, e se ne menò trionfo; i predicanti operarono più sicuri,
e quest'atto fu una delle accuse che si accamparono per abbattere la
dinastia. Ciò spieghi le irriflessive simpatie, onde i Protestanti
secondarono le successive sovversioni[571].
Data al Piemonte la costituzione del 1848, i Valdesi aveano ottenuto di
essere pareggiati agli altri cittadini, sicchè uscirono dalle loro
valli, eressero chiese in Torino e altrove, e poterono gridare: «Ecco
finalmente cadute le secolari barriere che intercettavano il passo alla
parola di Dio: ormai si può credere diversamente dal prete, e professare
senza ostacolo, e diffondere la propria credenza. Venite dunque,
fratelli, presto venite, che è giunto il tempo d'evangelizzare
l'Italia»[572].
E vennero, diffusero libri, moltiplicarono predicazioni e stampe. Fra
queste la _Buona Novella, giornale dell'evangelizzazione italiana_,
proponeva un premio di milleducento lire al migliore scritto «sopra la
necessità e i mezzi di operar una riforma cristiana in Italia. Convinti
che _tutti_ i mali che affliggono l'Italia, di qualunque natura essi
siano (!), ha per cagione principale l'ignoranza o l'abbandono dei
principj del cristianesimo, e le false interpretazioni date
agl'insegnamenti del Salvator degli uomini, dovrebbesi mostrare fino a
qual punto il vero cristianesimo sia lungi dall'Italia, e ignoratine i
principj; l'indifferenza, l'incredulità, la superstizione invadano le
diverse classi della società, donde la decadenza del senso morale,
l'indebolimento o distruzione della vita di famiglia; la vita pubblica,
le lettere, le scienze, le arti, l'agricoltura, l'industria ed ogni
materiale interesse del paese siano incagliati a cagione del suo stato
morale».
Il simbolo di quel giornale era amplissimo «Sia facoltà a chi il voglia
di non ammettere l'esistenza di Dio (pag. 109). La libertà dei culti non
solo si deve estendere a tutte le credenze religiose, ma ben anche a
qualunque setta o accademia o scuola che non riconosca nè religione nè
Dio» (pag. 234). Ed assicurava che «tutti i giornali del Piemonte
obbediscono a una direzione più o meno protestante e non si stancano di
proclamare che la coscienza deve esser libera, e che nessuna potenza
della terra ha il diritto di regolare le nostre attinenze con Dio».
Se ne sbigottirono non soltanto i vescovi nostri, ma i conservatori che
vedeano minacciato lo Statuto, il cui primo articolo porta che «la
cattolica, apostolica, romana è la religione dello Stato»: e che
comprendeano il protestantesimo in Italia non poter essere mai culto e
chiesa, bensì strumento di perturbazione e distruzione; sovvertirebbe la
vita e le consuetudini dell'universalità del paese, precipiterebbe
nell'incredulità formale spiriti già alieni dalla fede positiva e dalle
pratiche religiose. Chi poi accetterebbe il vanto che si danno di far
proseliti fra gl'increduli, e dir a questi, «Non credevi nulla; or
almeno a qualche cosa credi?»
La Savoja, non ancor venduta alla Francia, lottò risoluta contro la
propaganda; e Guglielmo De la Rive, in un elogio del conte Cavour,
palesa quanto ebbe questo ministro a faticare onde superar quella
resistenza. Della quale esso dà per ragione il maggior fanatismo de'
Savojardi; l'essere in paese povero più forti i pregiudizj, e far parte
de' costumi che preservano. Adduce casi ove bisognò tutta la prepotenza
del Cavour per obbligare ad eriger cappelle: vi si riuscì a Mornex e
altrove; ad Annecy potè costituirsi una comunità indipendente di
Protestanti: così ad Aix: e benchè il codice penale castigasse le
predicazioni ereticali e la vendita delle Bibbie, Cavour «metteva uno
zelo infinito per salvar gli accusati, ne prendeva in mano la causa, la
trattava quasi egli stesso appo i magistrati e gli interpreti e
rappresentanti della legge»[573].
Perocchè, come la restaurazione politica, così il Governo volle la
religiosa, distruggere cioè quel che da diciannove secoli la nazione
rispettava. Dell'aprirsi nel 1854 il tempio protestante a Torino si fece
una solennità legale coll'intervento della guardia nazionale. Oltre
favorir tutti i preti che frangessero la disciplina ecclesiastica, una
colluvie di libri combattevano apertamente non solo la sede romana ma il
cristianesimo. È anteriore l'opera anonima _Novità del papismo, ove
dimostrasi aver la religione protestante esistito pria di Lutero, e che
sia quella stessa promulgata da Cristo e da' suoi apostoli_.
L'accenniamo fra le tante come relativa al nostro lavoro, al par di
quella dell'abate Jacobo Leone, _Roma empia, ossia il paganesimo e
volteranesimo professati da papi e da vescovi un secolo prima della
riforma protestante, e predicati dai pulpiti di tutta Italia ne' secoli
XVI e XVII, dissertazione critica fondata su testimonianze storiche e
documenti tratti dal Vaticano_[574].
Molto si diffuse il _Compendio di controversie tra la parola di Dio e la
teologia romana_, ove si pone un dettato della teologia cattolica, e vi
si contrappongono testi scritturali, spiegati come si vuole: forma
opportuna a illudere, perchè afferma senza bisogno di dimostrazioni.
Luigi Desanctis, curato apostata, mandò al pallio un'infinità di
scritti, fra cui un _Saggio dogmatico storico sulla confessione_, _Il
Cattolico cristiano_, _La coscienza_; e con Vincenzo Albarella
d'Afflitto, napoletano come lui, pubblicò i _Principj di fede e
disciplina, estratti dalla parola di Dio per servire di base alla Chiesa
evangelica di Torino_, ove esponeasi la professione di fede in
diciannove articoli; poi la costituzione, le norme del ministero, delle
riunioni, la disciplina e i doveri speciali. Nel 1866 stampossi a
Firenze il _Catechismo della Chiesa evangelica valdese_.
Altri fuor di paese viveano di apostolato e di libri di quella risma.
Tale il Pistrucci, che a Londra teneva una cappella italiana. Ci
rincresce di dover associargli Gabriele Rossetti, discreto poeta
napoletano, che esule dalla patria dopo il 1821, compose i _Misteri
dell'amor Platonico_, ove asserisce che tutti i poeti d'Italia, e Dante
alla loro testa, fingendo cantar d'amore, intendeano della protesta
contro il cattolicismo[575]; poi in un poema polimetro bestemmiò la
Chiesa, della quale pure aveva tradotto molti inni. Giacinto Achilli di
Viterbo, già domenicano, nel 1826 privato della facoltà di predicare per
colpe che poi svelate il fecero carcerare, riuscì a fuggire a Corfù,
trescò non decorosamente nella spedizione dei fratelli Bandiera, poi
festeggiato a Londra in aspetto di martire della Inquisizione, mosse
processo contro il Newmann, famoso anglicano convertito, che ne aveva
rivelato le avventure, per disinganno di chi gli credeva. Molto rumore
se ne levò; provaronsi i fatti con testimonj e documenti, ma il giuri
non li trovò bastanti[576], sicchè il Newman fu condannato nelle ingenti
spese, a pagar le quali concorsero cattolici dei due mondi. L'Achilli
andò poi ramingo, nè più se ne seppe. Altrettanto fu del Ciucci frate
apostata, che accolto con festa a Londra, pubblicò un romanzo della
propria vita, diffuso assai: eppure trovossi ridotto a mantener sè e la
famiglia che s'era fatta, col dar lezioni, finchè scomparve. Prete
Giuseppe Fiorito d'Acqui, di cinquant'anni fattosi valdese, per
disperazione s'uccise nel 1864.
La Società Biblica cominciata a Londra nel 1780, il primo anno raccolse
mille lire, nel secondo centomila: nel 1804 si sistemò aggregandosi le
congregazioni d'altri paesi protestanti. Una se ne istituì in Prussia
nel 1814, che ebbe quarantotto succursali, e nel 1819 avea distribuito
mezzo milione di Bibbie. Un'altra in America nel 1849 ne contava
settanta affigliate e migliaja dipendenti. Nel Congresso di Londra del
1855, lord Shaftesbury avea vantato che la Società Biblica avea da
ottomila aggregazioni, s'erano spesi cento milioni, tradotta la Bibbia
in cencinquanta lingue, sparsine quarantatre milioni di esemplari, per
istruzione di seicento milioni di persone. Essa dal 1853 al 1864 mandò
in Italia centrentamila Bibbie, dalla cui vendita si ricavarono franchi
centrentaduemila cinquecento. Posto che ogni copia costi di fabbrica
franchi otto, la Società avrebbe scapitato di novecentosettemila
cinquecento franchi, detratte le somme esatte, e non calcolando quelli
spesi in venditori e magazzinieri. Lagnasi però che il frutto non sia
pari al seme, perocchè i _moderni Farisei_ l'impediscono. Per esempio a
Milano molti accettarono i sussidj, pochi le dottrine degli Evangelici:
sono forse ottocento i convertiti, fra cui dodici o tredici giovani di
belle speranze, ma che si sono dati all'industria dell'apostolato perchè
poveri e incapaci di educarsi altrimenti, e vivono a spalle dello
straniero. Quando i successori de' conti del Monferrato _coi sentimenti
della più viva e sincera amicizia_ fecero lega col sultano per garantire
l'integrità e indipendenza dell'impero ottomano (5 marzo 1855), e
l'esercito piemontese campeggiò a favore dei Turchi in Crimea, quasi a
ciascun soldato fu distribuita una Bibbia protestante, che poco deve
aver fruttato. E mentre appunto scrivo, quella Società diffonde scritti
suoi a piene mani in quel gran convegno di tutti gli splendori della
civiltà che è l'esposizione di Parigi; ed ha già speso un milione di
lire in libri ed opuscoli in quindici lingue differenti.
Di là vengono i sussidj ai nuovi evangelizzanti. A Nizza nel 1853, un
ex-frate napoletano apostolava, ricevendone seimila lire l'anno; vi si
diffusero seimila catechismi, mentre altri fluivano da Ginevra nella
Savoja; moltissimi in Sardegna; e il maggior generale della brigata che
stanziava a Nizza, il 12 aprile 1856 dovè riprovare come contrario al
decoro militare l'uffizio che alcuni soldati eransi assunto per denaro
di predicare l'eresia.
Nel 1847 erasi cominciato a Londra l'_Eco del Savonarola_ da Salvatore
Ferretti, collaborandovi il Desanctis, Teodorico Rossetti ed altri, a
spese di qualche mecenate. Sospeso per manco di abbonati, ripigliò nel
giugno del 1856, e allora chiariva esistere quattro movimenti
protestanti in Italia, l'antipapale, l'antipapista, il protestante,
l'evangelico. L'antipapale è di moderati, che vogliono togliere al papa
soltanto il dominio temporale, qual impedimento all'unità italiana. Gli
antipapisti, separati apertamente dalla Chiesa romana e più numerosi di
tutti, combattono il papato con ogni sorta armi. Il protestante dice:
«Noi siamo filosofi e quindi possiamo far di meno della religione. Ma il
popolo ne ha bisogno, talchè se all'Italia si toglie il papismo
bisognerà pur surrogarvi qualche cosa: e il meglio è il cristianesimo
riformato». Il partito evangelico predica il vangelo puro: ma per quanto
sovvenuto dalle società d'Inghilterra, e _protetto a spada tratta_ dal
Governo sardo, non prospera guari.
Visitando il re di Piemonte quell'isola nel 55, gli presentarono un
ringraziamento «pei magnanimi sforzi che fa onde stabilire ne' suoi
Stati la libertà civile e religiosa». Egli fe rispondere che, «come
discendente da lunga serie di principi cattolici e sovrano di sudditi
quasi tutti cattolici, non poteva approvare gli acerbi rimproveri
inflitti al capo della Chiesa; bensì agli occhi suoi la religione esser
il simbolo della tolleranza, dell'unione, della libertà, ed uno de'
fondamenti del suo governo essere la libertà di coscienza».