d'olivo_ nel 1849, Draeske ebbe a dire: «V'è qualche massone che non
giugnerà mai a conoscere il nostro segreto, nemmen per mezzo delle
logge, e qualunque siane il grado. Egli resta un profano, fosse anche
assiso all'oriente del tempio, foss'anche decorato delle insegne di
granmaestro».
Il Barruel, che nella _Storia del Giacobinismo_ rivelò prima e meglio di
tutti l'efficienza politica di questa società, si fa premura di scusar
ogni tratto la buona fede di coloro che non vi vedeano se non
un'associazione di beneficenza e di cortesia. Uno dei loro li qualificò
«i babbei dell'ordine». Mirabeau, che vide in Germania il gran movimento
delle società secrete, nel 1788 scriveva: «Vedete in Germania tanti
principi, ebri della speranza e dell'aspettazione de' mezzi
soprannaturali di potenza, evocare gli spiriti, esplorar l'avvenire,
tentar di scoprire la medicina universale, e di fare la grand'opera e i
suoi secreti, e per ispegnere la sete insaziabile di dominazione e di
tesori, strisciare alla voce dei loro taumaturgi, diretti da uno scettro
sconosciuto. Vedete i ministri protestanti, dimenticando i motivi che li
separano dal cattolicismo, loro antagonista eterno, lodare, predicare,
difondere libri di religione, imbevuti di tutta la misticità del XVI
secolo; essi medesimi pubblicare scritti per proclamare i riti del
cattolicismo, ricevere gli Ordini sacri, pur restando ministri
protestanti, o almeno esserne accusati pubblicamente senza potersene
difendere ricisamente e senza ambagi: vedete tutto ciò, e tremate sui
pericoli delle associazioni secrete..... Forse, finchè le associazioni
scerete dureranno con un'importanza pari a quella che hanno oggidì, le
buone teste e i cuori generosi devono entrarvi, anzi cercare
d'esercitarvi una parte attiva. È il mezzo più sicuro di sventarne le
sotterranee macchinazioni, di mandarne a vuoto gl'infami complotti, e
anche di distruggerle. — Io non saprei operare là dove non sono — disse
un uom virtuoso, profondamente versato in questa materia». _De la
Monarchie Prussienne_, v. 86.
[423] _Discorso sopra i misteri_.
[424] Vedi BONNEVILLE, _Les Jesuites chassés de la maçonnerie, et leur
poignard brisé par les maçon_. Londra 1788.
Un _Essai sur la secte des Illuminés_, 1789, senza data nè nome
d'autore, avversissimo alle sètte ma non meno ai Gesuiti, dice che _le
même fanatisme qui les conservait_ (i Gesuiti) _a ressuscité depuis
trente ans l'ordre de francs maçons languissant et gardant sans peine un
secret que personne ne s'empressait de savoir_. Ha un capitolo intero
_Du jésuitisme comme source première du système théosophique_. Egli
stesso trova strano il ravvicinamento fra' Gesuiti che han per base lo
studio, e gli Illuminati che fan professione d'ignoranza: quelli si
estendono da un polo all'altro, questi s'appiattano: quelli difendono la
fede, questi la combattono: quelli non faceano voti indissolubili che a
trentatrè anni, s'educavano attentissimamente, aveano costumi
severissimi, poche pratiche religiose, non cercavano dignità, non
voleano abbattere i troni, ma divenirne i gerofanti, annunciavano la
gloria de' loro protettori: mentre i Massoni sono il preciso contrario.
Ma da' Gesuiti appresero l'obbedienza cieca a un capo, la perfetta
eguaglianza di tutti sotto di lui, lo spirito di corpo, il soccorrersi a
vicenda.
Dice che «l'Italie s'est sauvée de pareille illusion», cioè dalle sètte
arcane, e solo «Naples conserve encore quelques adeptes nés du sang des
martyrs; on n'aperçoit leur influence ni sur l'administration, ni sur
les sciences». È curioso come Napoli fosse considerato per la terra
maledetta dagli Illuminati, perocchè nella loro iniziazione diceasi:
«Voi siete prosciolto da ogni giuramento fatto alla patria e alle
leggi... Onorate l'acqua toffana come mezzo sicuro, pronto, necessario
di purgare il mondo... Fuggite la Spagna e Napoli, fuggite ogni terra
maledetta».
L'autore per combattere gli Illuminati propone di meglio sostenere la
massoneria. Saint-René Taillandier nella _Revue des Deux mondes_ del
febbrajo 1866, crede ancora all'ingerenza de' Gesuiti nella massoneria.
[425] «La Framassoneria è talmente diffusa ne' miei Stati, che non v'ha
quasi città per piccola dove non abbia logge: ond'è necessario
stabilirvi un certo ordine. Non conosco i loro misteri e non ebbi mai
curiosità di penetrarvi: ma il sapere che fa qualche bene, sostiene i
poveri, coltiva e protegge le lettere, mi basta per voler fare per essa
qualcosa più che gli altri paesi. La ragion di Stato però ed il buon
ordine domandano di non lasciar costoro affatto a se stessi, e senza
particolare sorveglianza: onde penso prenderli sotto la mia protezione,
e accordar loro la mia grazia speciale, se si conducono bene, sotto
queste condizioni:
1. «Non vi sarà nella città capitale che una o due loggie, al più tre.
Nelle città dove siede un governo si permetterà pure una o due o tre
loggie. Son proibite nelle città di provincia: e chi permettesse
assemblee in sua casa, sarà punito come chi tiene giuochi proibiti.
2. «Le liste di tutte le loggie coi loro membri saranno mandate al
governo, e i giorni delle adunanze, e ogni tre mesi si manderà la
distinta de' membri entrati o usciti, senza annunziare i titoli o gradi
che hanno nella loggia.
3. «Ogni anno si notificherà il direttore delle loggie.
«In compenso il governo accorda ai Franchimuratori recezione,
protezione, libertà: lascia affatto alla loro direzione l'interno delle
loggie e la loro costituzione, e non farà mai indagini curiose. Così
l'ordine della massoneria, composto di molte persone oneste a me
conosciute, può divenir utile allo Stato. GIUSEPPE».
Nell'Archivio generale di Milano esiste parte del processo che Gabriele
Verri, avvocato fiscale, avea fatto al conte Alari e ad altri per
framassoneria.
Anche la letteratura s'insegnò contro questa invasione.
_I Liberi Muratori_, commedia di _Fersing Isac Crens_ fratello operajo
della loggia di Danzica, dedicata al celebre ed illustre _Aldinoro
Clog_, autore comico prestantissimo. Libertinopoli, l'anno dell'era
volgare 1754 e della restaurazione della loggia 152 (Intendi _Francesco
Grisellini_, _Carlo Goldoni_, _Roveredo_).
_I Liberi Muratori schiacciati. Origine, dottrina ed avanzamento della
sètta_. Assisi 1791. È traduzione da M.r Peton, fatta da Pietro Mogas
ex-gesuita, e con note di Pietro Saverio Casseda.
[426] L'autore dell'_Essai sur la secte des Illuminés_, di cui parlammo
qui sopra, dice che a Parigi: «il existe une foule de petits partis
antiphylosophiques, composés de femmes savantes, d'abbés théologiens, et
de quelques pretendus sages. Chaque parti a sa croyance, ses prodiges,
son hiérophante, ses missionaires, ses adeptes, ses détracteurs. Ainsi
Paris, le centre de toutes les charlataneries comme des toutes les
lumières, offre des visionnaires de tout genre: chacun tende à expliquer
la Bible en faveur de son système, à fonder sa réligion, à remplir son
temple, à multiplier ses cathécumenes. Ici Jesus Christ joue un grand
ròle; là c'est le diable; ailleur c'est la nature; plus loin c'est la
foi. Barbarin sonnambulise: Cagliostro guérit: Lavater console:
Saint-Martin instruit... tous emploient l'erreur pour arriver à une
réputation utile».
[427] Di questa azione della volontà sopra altri abbiamo già cenno in
Marsilio Ficino, il quale dice che «l'anima, affetta da desiderj
passionati, può operar non solo sul proprio corpo, ma anche s'un altro
vicino, massime se questo è più debole.» (_De vita cœlitus comparanda_,
c. 20), e nel Pomponazio che scrive esservi uomini che hanno proprietà
salutari e poderose, le quali si esaltano mercè la forza
dell'immaginazione e del desiderio; sono spinte al di fuori per
l'evaporazione, e producono effetti singolari sui corpi che le ricevono
(_De naturalium effectuum admirandorum causis, seu de incantationibus_,
pag. 44).
[428] _Tableau mouvant de Paris_, tom. II, pag. 307.
[429] _Hist. du merveilleux_. Vol. IV, c. XVIII.
[430] Vedansi BARRUEL e GYR, _La Franc maçonnerie en elle méme_. Liegi
1859, e _Mém. autentiques pour servir à l'histoire de Cagliostro_.
[431] La cerimonia della consacrazione eragli descritta da' fratelli in
lettera che fu unita al suo processo. «... Mai non vide Europa cerimonia
più augusta e più santa... I nostri compagni hanno mostrato un fervore,
una pietà nobile e sostenuta, che formò l'edificazione de' due fratelli
che aveano avuto la gloria di rappresentarvi... Nel momento in cui
domandammo all'Eterno ci facesse conoscere che i nostri voti gli erano
accetti, e mentre il nostro maestro era in mezzo dell'aria, è comparso
senz'esser evocato il primo filosofo del Nuovo Testamento, e ci ha
benedetti dopo essersi prosternato avanti alla nuvola azzurra, della
quale abbiam ottenuto l'apparizione; e sopra quella si è elevato. I due
gran profeti e il legislatore di Israele ci han dato segni sensibili di
loro bontà, e dell'obbedienza ai vostri ordini».
Pretendesi che Cagliostro avesse inventato la cifra L. P. D., adottata
allora dai massoni, e significasse _Lilia Pedibus Destrue_, cioè la
ruina dei re di Francia.
[432] _Ego claritatem quam dedisti mihi, dedi eis_.
[433] Chi assistette a sedute magnetiche o spiritiste non trova niente
di strano in questa operazione «tenuta nella L=L sabato dodicesimo
giorno del secondo mese dell'anno tremila cinquecencinquantotto, diretto
dalla venerabile Saba II.
«Dopo le dimande consuete, li sette angeli con le loro cifre stanno
davanti al pupillo:
D. Di loro che un amico del maestro N. essendo passato di qui, e dovendo
rivenire domani, ha attestato al nostro compagno venerabile Alessandro
II, il desiderio di vedere le nostre operazioni di loggia: che abbiamo
ricevuto a quell'oggetto gli ordini del nostro maestro, li quali non
essendo abbastanza chiari, noi gli domandiamo se esso possa chiarirceli,
e se a quest'effetto dobbiamo pregare il G. C. (Gran Cofto) istesso di
favorirci della sua presenza.
R. Io vedo venire la morte del G. C.; egli ne scende: viene accanto a
me, io gli ho baciato la mano; ho ancora la sua cifra sul petto.
D. Che la maestra scenda dal trono e lo saluti in suo nome, e di tutta
la L=L ringraziandolo della grazia che si compiace farci.
R. Saluta ancora colla sua spada, fa un circolo nell'aria, pronuncia la
parola _Eloim_, e mette la punta della sua spada in terra.
D. Digli rispettosamente che il suo amico ecc. Lo preghiamo volerci
prescrivere quello abbiamo da fare.
R. Potete farlo entrare nella L=L, tenergli un discorso, poi far
lavorare Alessandro. Ecco tutto...
D. Se dobbiamo farlo operare nella caraffa o entrare nel tabernacolo...
R. Meglio farlo operare come sin ora; altrimenti potrebbe andar male...
D. Tutta la L=L desidera che tutto sia riuscito a sua intera
soddisfazione.
R. Saluta con la spada...
D. Se vi sono ancora ordini o consigli da darci...
R. No.
D. Andiamo pregarlo di darci la sua benedizione.
R. Stende la mano e la dà di tutto cuore.
D. Ringraziatelo. E voi, fratelli e sorelle, ricevetela. Gli angeli sono
ancora con te?
R. Sì.
D. Mettiti a ginocchio, e di' loro di far l'adorazione con noi, e
raccomanda loro la L=L.
[434] Vedansi _Confessions du comte de Cagliostro, avec l'histoire de
ses voyages_. Parigi 1748.
_Mémoires authentiques pour servir à l'histoire du comte de Cagliostro_.
Strasburgo 1786.
_Compendio della vita e delle gesta di G. Balsamo denominato il conte
Cagliostro, che si è estratto dal processo contro di lui formato in Roma
l'anno 1790, e che può servire di scorta per conoscere l'indole della
sètta de' Liberi Muratori_. Roma 1791.
N'è quasi traduzione la _Vie de J. Balsamo, extraite de la procédure
instruite contre lui à Rome_. Parigi 1791.
SAINT-FELIX, _Aventures de Cagliostro_. Parigi 1856.
FIGUIER, _Histoire du merveilleux,_ tomo V. Parigi 1860.
L'abate Fiard nella _Francia ingannata dai maghi e dai demonolatri_ fa
del Cagliostro un vero spirito infernale, come Mesmer, Comus, Pinotti.
Il famoso Mirabeau ha una _Lettre sur mm. Cagliostro et Lavater_, ove li
tratta da ciarlatani; mostra i pericoli a cui si espone la società
coll'esaltare le immaginazioni: e poichè si ciancia di tolleranza,
conchiude: «Tollerate Cagliostro, tollerate Lavater, ma tollerate pure
quelli che li denunziano come insensati perchè ripugna il dichiararli
birbi».
[435] Vedi una sua lettera del 1761.
[436]
Vedrò, vedrò dalle malnate fonti
Che di solfo e d'impura
Fiamma, e di nebbia oscura
Scendon l'Italia ad infettar dai monti,
Vedrò la gioventude
I labbri torcer disdegnosi e schivi ecc.
[437] Vedi il nostro Discorso XXXI, nota 8. Che conto si facesse del
medioevo lo indica uno de' più ingegnosi e dotti francesi, il presidente
De Brosses. Nelle lettere che scriveva durante il suo viaggio in Italia
del 1740, narra aver veduto nella biblioteca di Modena il Muratori.
«Trovammo questo buon vecchio, co' suoi quattro capelli bianchi e la
testa calva, che lavorava, malgrado il rigido freddo, senza fuoco e a
capo scoperto in quella galleria glaciale, in mezzo d'un cumulo di
antichità, o piuttosto di vecchiaggini italiane; chè davvero io non so
risolvermi a chiamare antichità ciò che riguarda que' villani secoli
d'ignoranza. Non mi immagino che, fuor della teologia polemica, v'abbia
cosa più stomachevole di questo studio. È fortuna che v'abbia alcuni che
vi si buttano come Curzio nella voragine: ma io sarei poco voglioso
d'imitarli».
[438] Già il Summonte (_Istoria della città e regno di Napoli_, lib. I,
c. XI) scrive che oltre le parrocchie... sono in Napoli più di cento
cappelle, edificate da cittadini presso le loro case, servite da preti
secolari, tra le quali, dodici ne sono sotto il governo di diverse
comunità de' forestieri, come Spagnuoli, Catalani ecc.».
[439] Dopo che Tommaso Campailla avea formato un poema sulle idee di
Cartesio, Tommaso Natale ne fece un altro sulle idee di Leibniz, e che
fu proibito dal Sant'Uffizio.
[440] Anche ai giorni nostri Göschel, Weis, Bromis, Fichte juniore, Rust
ed altri tedeschi cercano conciliare l'hegelianismo col cristianesimo,
introducendovi la personalità di Dio e l'immortalità dell'anima.
[441] Opere sue principali sono:
_Ricerche sulle ricchezze del clero_. Ferrara 1776.
_Emilio disingannato_. Siena 1783.
_Del buon uso della logica in materia di religione_. Foligno 1787. Son 3
volumi che contengono 37 dissertazioni.
_G. G. Rousseau accusatore de' nuovi filosofi_. Asisi 1798.
_Dell'autorità del pontefice ne' Concilj generali_. Gand 1815.
DISCORSO LIII.
PREVALENZA DE' GOVERNI LAICI. ABOLIZIONE DELL'INQUISIZIONE E DEI
GESUITI.
Erano di origine differente e differente intendimento Giansenisti e
Filosofisti; quelli dediti alle austerità, questi all'epicureismo;
quelli appoggiantisi all'autorità, questi sagrificando ogni fede alla
pura ragione; quelli accinti a ricondur la religione alla ascetica
semplicità de' primi secoli, e dicendo «Ciò ch'è antico è divino, ciò
ch'è nuovo è diabolico»: questi tempestandola di dubbj, d'epigrammi,
d'insulti, e rimbalzandosi per parola d'ordine «Guerreggiar la infame».
Eppure accordavansi nello scalzare la sede romana, e preparare una
rivoluzione nella Chiesa. Ma poichè rivoluzione è il cessare dallo
sviluppo regolare per gettarsi alla ventura di fatti improvisi e
imprevisti, mentre forse i caporioni ne speravano guadagno di libertà
popolare, i principi conobbero potrebbero giovarsene per ingrandire la
propria podestà, sostituendo alla teologia l'avvocheria, rendendo
dispotico il governo nelle cose sacre come aveano fatto i Protestanti, e
separandolo, non ancora dalla Chiesa, come fu proposto solo jeri, ma dal
pontefice. Col furore d'una moda, in tutte le Corti passò il farnetico
d'imitare Luigi XIV; e in Italia, dove unica restava questa grandezza,
la supremazia papale fu contrastata dalle case regnanti, tentate allo
scisma dalla seduzione del despotismo. Tutto ciò sotto il manto della
filantropia, tanto che direbbesi, non volendo più forzare ad obbedire
alla giustizia, volessero mostrar giusto l'obbedire alla forza: invece
di fortificare la giustizia, giustificar la forza.
Noi non dobbiamo qui riprodurre fatti che altrove
particolareggiammo[442], indicando come i re si facessero proseliti
della ribellione contro l'autorità. Già nel Discorso LI mentovammo gli
intendimenti della Casa di Savoja. Tuttora in dipendenza dall'Impero ed
in pericoloso contatto colla Francia, aspirando a divenir italiana dopo
che invano avea tentato impinguarsi a danno della Svizzera e della
Francia, dovea tenersi amici i pontefici, sì perchè la devozione a
questi era popolare e nazionale in Italia, sì perchè della loro potenza
potea farsi un appoggio contro le insidie altrui, intanto che per la
piccolezza e per la lontananza non ne eccitava le gelosie. E mentre per
le ragioni opposte i re di Sicilia furono sempre a cozzo coi papi, i
duchi di Savoja crebbero mediante favori continui della Chiesa; le
diedero molti santi; a capo della magistratura e nelle ambasciate posero
quasi sempre persone religiose: il Conte Verde fra ventitrè membri di
cui componeva l'alto consiglio, ne voleva otto ecclesiastici; il clero
tenea il primo posto negli stati generali; gran cancelliere degli ordini
cavallereschi era sempre o l'arcivescovo di Torino od altro prelato;
tanto ampia la giurisdizione del Foro ecclesiastico, da assorbire una
metà dei processi; i beni e i feudi ecclesiastici rimanevano immuni; fin
i malfattori restavano franchi per quindici giorni quando andassero a
venerare la santa sindone. Dopo il 1560 risedeva a Torino un nunzio con
ampie autorità, e gelosissimo di riservare a Roma le cause più
importanti[443].
Ma Vittorio Amedeo II, che sossoprava l'Italia per ismania di conseguire
il titolo di re, ruppe a duri conflitti col papa pretendendo eleggere
egli stesso i vescovi nel suo paese, per (dicevangli gl'adulatori) «non
mancare alla sua dignità». Peggio operò allorchè ottenne la Sicilia col
titolo di regno. Questo, per antichissimo canone, rilevava dalla suprema
signoria del papa; e avendo il duca ricusato di riconoscerla, il papa
ordinò a' vescovi di colà di non riconoscerlo, sicchè molti uscirono
dall'isola. Risoluto di vendicarsene, Vittorio Amedeo cominciò a
sopprimere l'Inquisizione, avocando ai tribunali le cause a quella
devolute[444]; impose tasse sui beni e sulle persone ecclesiastiche;
puniva atrocemente chi tenesse conto dell'interdetto, mandò truppe
protestanti su terre del papa, mentre fra' sudditi di questo facea
reclute. Clemente XI minacciò più volte scomunicarlo, e sempre sospese;
solo ordinò che in tutte le chiese di Roma si esponesse il Venerabile,
onde supplicare Iddio a toccar il cuore del duca. Allora avvenne un
miserabile strazio delle coscienze, massime nella Sicilia; il senato di
Nizza obbligò i popolani di Roccasterone a riconoscere un parroco,
benchè scomunicato e rimosso dal nunzio[445]: a ribattere le pretensioni
romane aguzzavansi legulej piemontesi, il Pensabene, il D'Aguirre, il
Degubernatis: Vittorio Amedeo fece raccogliere materiali da Girolamo
Settimo e Giambattista Caruso, e li mandò ad Elia Du Pin, che ne formò
la _Défense de la monarchie de Sicile contre les entreprises de la Cour
de Rome_ (Amsterdam 1716).
Non lasciarono sfuggire quest'occasione i Protestanti e gli spiriti
forti per veder di guadagnare il duca. Alberto Radicati, conte di
Passerano e di Cocconato da Casale, fu de' più ferventi oppositori alle
pretensioni curiali e negava ogni supremazia del papa sui vescovi; la
gerarchia ecclesiastica esser una corruzione della dottrina evangelica,
donde passava a voltare in burla i dogmi e i misteri.
L'Inquisizione lo cita tre volte; non risponde; in contumacia è
condannato ad esser bruciato vivo, ed egli trionfa in Torino: ma ecco un
bel giorno gli è intimato che Vittorio Amedeo lo chiama. Egli ci va con
esitanza, e si sgomenta davvero quando nell'anticamera scorge il padre
inquisitore e il procuratore fiscale. Pure Vittorio l'accolse
graziosamente; l'avvertì che potenti nemici teneano l'occhio sopra di
esso, e l'accusavano d'ateismo: avesse cura di parlare più temperato;
del resto egli eragli riconoscente dello zelo che mostrava per
gl'interessi della Corona.
— Se il re mi approva, non curo la disapprovazione di chicchessia:
(rispose l'accorto cortigiano) se il re mi biasimasse, tacerei».
Vittorio l'assicurò della sua protezione: tornasse domani. E al domani
lo interrogò se conoscesse a fondo i diritti delle due podestà. Il
Radicati rispose averne fatto lo studio di tutta la sua vita: e se tutti
ne sapessero altrettanto, nessun principe accetterebbe nel suo Stato
altra podestà fuor della propria.
— Ma se così operassero, che diventerebbe l'autorità della Chiesa?»
dimandò il principe.
— Diventerebbe una chimera qual è veramente».
— Comprendete voi tutto il peso delle vostre parole quando trattate di
chimera l'autorità che i papi tengono da Dio?»
— Maestà sì, la conosco, e mi darebbe il cuore di mostrarle che tale
autorità, non che venire da Dio, è repugnante al Vangelo».
— Ma diminuendo questa autorità, non si correrebbe rischio di turbare la
tranquillità pubblica?»
— Mi permetta vostra maestà di non crederlo, qualora l'impresa fosse
assunta da principe saggio quanto Vittorio Amedeo. Il senato di Venezia
ha pur potuto mettere freno alle esorbitanze del clero, malgrado i
dispareri che nascono nelle assemblee numerose. Quanto più sarebbe
agevole a principe, che non dee consultare se non la propria volontà?»
Pochi giorni appresso, il re tornava a chiamarlo, e gli disse come le
sue ragioni avessergli fatto colpo, ma per restarne meglio convinto
occorreagli di vederle rinfiancate con altre; ed esposte in iscritto per
pesarle ad agio: il facesse, e mettesse cura di non asserire cosa senza
provarla.
E il Radicati si pose all'opera, e già avevala ben avanzata quando si
sparse voce di accordi fra Torino e Roma; al Radicati parve che il re
nol ricevesse più colla cordialità di prima, nè in udienze private:
credea che i magnati della Corte stessero seco sul grave, che frati e
preti ridessero di lui, come già sovrastasse il giorno delle vendette.
Son fantasie, con cui si piacciono alcuni di mostrarsi perseguitati:
fatto è che, non tenendosi più sicuro, uscì di Piemonte e passò in
Inghilterra. Il marchese d'Aix, che colà stava ambasciadore del re, gli
fece sapere come avesse avuto torto di abbandonare il Piemonte, che
nulla a temere v'aveva, nè il re cesserebbe di tenerlo in protezione.
Pertanto deliberò rimpatriare: ma giunsegli ordine di indugiare finchè
al re non avesse presentato il libro, del quale tanto si parlava, ancor
prima che comparisse. E il Radicati, datovi l'ultima mano, lo spedì a
Torino.
Ma ecco il ministro intimargli che sua maestà era indignata gli avesse
spedito uno scritto siffatto, e che non potrebbe più conservare seco
relazione: i beni suoi, come di nobile migrato senza consenso regio,
furono confiscati.