Crebbe di celebrità col legarsi ai Franchimuratori; e avutone del buon

denaro per andar a costituire nuove loggie, cessò d'essere un ciurmadore

volgare, per darsi grand'aria, vuol genealogia, vuol miracoli, vuol

mistero e ammirazione, e al pari della moglie aspira a successi

straordinarj. Non contento della solita società massonica, istituì una

riforma di essa, detta degli Egiziani, ammettendovi solo chi fosse già

appartenuto ad altre loggie; e sotto emblemi e simboli e con lunghi

digiuni e diete esaltanti vi s'insegnava che tutte le religioni sono

buone egualmente purchè riconoscano Dio e l'immortalità dell'anima; egli

intitolavasi gran cofto; ai fratelli assegnava i nomi dei profeti, alle

sorelle quei delle sibille, e prometteva condurli alla perfezione

mediante il rigeneramento fisico e il morale; cioè trovando la pietra

filosofica e l'elisir dell'immortalità, e procacciando un pentagono con

cifre scritte dagli angeli, per la cui interpretazione si arrivava alla

originale innocenza.

A Strasburgo, dove aveva ottenuto onori il Borro che tanto a lui

somiglia, lungamente indugiossi nel 1780, accolto da chi con

ammirazione, da chi con sbigottimento, da chi con devozione; poichè, fra

tanti altri programmi, dicea venire a convertire gl'increduli e rialzare

il cattolicismo, e che a tal fine Iddio gli avea conferito il dono de'

miracoli e la visione beatifica, e realmente fece moltissime guarigioni,

e n'ebbe benedizioni infinite. Servivasi per intermedio di fanciulli e

bambine, _colombe sue_, che comunicavano cogli spiriti per mezzo d'una

tazza: e per tre anni vi fu festeggiato, riverito, benedetto.

Raccomandato dai signori di Segur, di Miromesnil, di Vergennes visitò

Bordeaux e Lione, finchè si credette famoso quanto bastasse per

affrontare la pubblicità della gran Babilonia, e profittarvi della

credulità de' celebri increduli.

Preconizzato da affissi apocaliptici e dai giornali, arrivò a Parigi,

prese suntuoso alloggio con magnifica sala, nella quale ben presto

affluì quanto v'avea di ricco, di bello, di dotto, di potente. Per un

pezzo la gran città, dove ogni novità o stravaganza è certa d'avere un

momento d'entusiasmo, non parlò che di lui. Era il tempo che la ragione,

ribellatasi a Dio, strisciava dinanzi ai Rosacroce: che negavansi i

miracoli, ma s'accettavano le evocazioni di spiriti di Gassner, gli

scongiuri di Cazotte, le potenze invisibili di Lavater: che Giacomo

Böhme e Martinez aveano discepoli non solo nelle reggie ma negli

episcopj. Principalmente Mesmer agli animi annojati della fredda ragione

e bisognosi di sensazioni variate avea preparato pascolo di fantasia e

preoccupazione delle cose del mondo soprasensibile col magnetismo

animale, colla bacchetta, colla vasca. Il secolo nostro non ha più

ragione di riderne, come non arrivò a spiegarlo, giacchè l'ipotesi del

fluido elettrico nè del fluido animale non corrispondono agli effetti, e

a quest'azione della volontà sopra lo spirito altrui[427]. Cagliostro

accingeasi all'opere stesse, e ne fece sperienza in Russia, in Polonia,

in Germania, le quali se non riuscissero ne dava colpa alla mancanza di

fede, o ai peccati de' soggetti. Egli non adoperava nè vasca nè

bacchetta nè manipolazioni, bensì il solo tocco: e non cercava guadagno

dalle guarigioni, anzi sollecitava i poveri a venire cercargliene, ed

esibiva cinquantamila scudi per fondare un ospedale egiziano. Neppure

esponeva la sua scienza all'esame degli accademici come Mesmer, ma

imponeva coll'audacia, colla bella presenza, colla bizzarra magnificenza

del vestire, colla pompa abbagliante. Nelle vetrine non solo, ma sui

ventagli, negli anelli, in medaglioni ripeteasi la sua effigie, come ora

quella di Garibaldi, e incisioni e busti e bronzi ornarono i palazzi

coll'iscrizione _Divo Cagliostro_: gran personaggi facevangli visita: in

Curlandia esibirongli il trono: Bordes nelle _lettere sulla Svizzera_

non rifina d'ammirarlo: «Il suo aspetto rivela il genio: i suoi occhi di

fuoco leggono in fondo alle anime. Sa quasi tutte le lingue d'Europa e

d'Asia; la sua eloquenza stordisce; strascina anche in quelle che meno

conosce». Eppur sappiamo che ebbe guardatura torva e spaventata e corpo

deforme, carattere collerico, superbo, prepotente; senza civiltà di modi

nè grazia o correzione di favella.

«Iniziato nell'arte cabalistica (dice un altro contemporaneo), in quella

parte che fa comunicare coi popoli elementari, coi morti e gli assenti,

è Rosacroce; possiede tutte le scienze umane; è esperto a trasmutare i

metalli, e principalmente in oro; è un silfo benefico, che medica i

poveri gratuitamente, vende per poco l'immortalità ai ricchi; con corse

vagabonde racchiude immensi spazj nel giro di poche ore»[428].

E di fatto ci appare or ventriloquo, or alchimista come gli antichi, or

elettricista come i magnetizzatori del suo tempo, or come quelli del

nostro; muove le tavole, comunica coi medium, produce il sonnambolismo e

l'ipnotismo; valeasi pure della necromanzia, tanto che Figuier lo

considera come «una prodigiosa personificazione della taumaturgia

moderna, nel quale splendeva congiunta la magia orientale colla

occidentale»[429]. Certo egli interveniva a convegni nella via della

Sourdrière, ove martinisti e swedenburgiani evocavano morti: tanto,

allora come oggi, il sincretismo irreligioso accumula tutte le

superstizioni onde combattere la fede. E quando, per conciliare allo

stesso fine le varie sette dei rosacroce, dei necromanti, dei cabalisti,

degli illuminati, degli umanitarj si raccolse il gran congresso a

Wilhelmsbade, poi nelle loggie degli _Amici riuniti_, col Saint Martin,

col Mesmer, col Saint Germain vi figurava Cagliostro[430].

Simili ciarlatanerie ci farebbero compassione, se altro sentimento non

eccitasse il vederle riprodotte con pochi cambiamenti dalla nostra età,

che alla precedente disputa il titolo d'illuminata. Anche sua moglie

esercitavasi attorno al vassojo mesmeriano, e propose dare un corso di

magia naturale se trovasse tre dozzine di discepole, che contribuissero

cento luigi ciascuna: e prima di sera le ebbe; tutte gran dame, e

doveano giurare fede e secreto. Crebbe Cagliostro di fama per avere

guarito il duca di Soubise: e più per aver tenuto mano nella tanto

famosa baratteria della collana. Per chi nol ricordasse basti accennare

come al cardinale di Rohan, invaghito della regina Antonietta, fu fatto

credere che essa gli accondiscenderebbe se le donasse una ricca collana

di diamanti, che Luigi XVI avea ricusato comprarle. Una finta lettera e

un notturno convegno con una donna che le somigliava alquanto,

ingannarono il principe; la collana fu compra, ma sparve nelle mani di

truffatori. Erettosi processo contro costoro, si sospettò complice

Cagliostro, ma egli riuscì a camparne: e poichè quella società corrotta

e gaudente applaudiva allo scandalo, l'accolse in trionfo quando uscì di

prigione, per fare izza alla Corte.

Ebbe però lo sfratto; ma ecco la popolazione affollarsi alla sua casa ed

a Passy, disposta fino ad un'insurrezione per difenderlo e trattenerlo:

personaggi di Corte fecero alternata guardia alla sua porta sinchè

partì: alla nave a Boulogne più di cinquemila persone l'accompagnarono,

alle quali diede, come soleva, la sua benedizione.

Passato a Londra, gridò a voce e a stampa contro i soprusi usatigli alla

Bastiglia, e le preziosità involategli: pubblicò un libello violento

contro il re e il governo francese, esortando a scuoterne il giogo, e a

valersi per ciò della massoneria (20 giugno 1786); stampò anche una

memoria stesa da un abilissimo avvocato, ove ripulsa l'asserzione della

La Motte, rivela alcun che delle sue avventure, invoca la testimonianza

de' personaggi più illustri che dice aver praticati, e de' banchieri che

gli somministrarono denari, non indicando però donde li traesse. Vi era

anteposta la sua vita, preceduta da magnifico ritratto coll'epigrafe:

«Ecco le fattezze dell'amico degli uomini. Tutti i suoi giorni son

segnati da nuovi benefizj. Egli prolunga la vita, soccorre l'indigenza;

unica ricompensa sua è l'esser utile».

Ma se vi era accolto in trionfo dalla ciurma, la buona società ne fu

presto stomacata, viepiù dacchè, Morand, redattore della _Gazzetta

d'Europa_ tolse implacabilmente a smascherarlo e deriderlo, tanto che

dovette andarsene. Neppure in Svizzera fece fortuna; la tentò a Torino,

ma il re gli intimò di partire, come fece il vescovo principe di Trento,

dove fu pubblicato un _Liber Memorialis de Caleostro dum esset Roboreti_

ove con frasi scritturali Clementino Vannetti raccontava le costui

ciurmerie. A Venezia ingannò un mercante promettendogli cambiare la

canapa in seta e il mercurio in oro. Respinto ormai d'ogni parte,

lusingossi trovare più gonzi a Roma, spintovi anche dalla moglie,

desiderosa di rimpatriare e cambiare vita. Egli stesso si finse

convertito, ma ivi trovò pochissima adesione, neppure fra quelli che già

erano ascritti alla massoneria ordinaria, e per quanto moltiplicasse

segni, tocchi, parole, gerghi, e brandire la spada, e battere tre volte

la terra col piede, e applicare le dita al fronte, e alitare in faccia.

Egli, che aveva sì bene illuso la giustizia di Parigi, qui, sebbene

prevenuto, lasciossi cogliere dal Sant'Uffizio il 27 dicembre 1789 con

tutte le carte e i simboli e i libri: e avendo giudici e carcerieri

incorruttibili, si trovò isolato dall'immensa sua dipendenza: sicchè non

credette restargli altro partito che svelare ogni cosa, mescolandovi

certamente vanterie, degne di Benvenuto Cellini o di Pietro Aretino, e

fingendo circostanze, che ad un tribunale ecclesiastico attenuassero le

sue colpe. Nel lungo processo confessò che molte v'ha sette massoniche,

ma le più frequenti sono quella della pretta osservanza a cui

appartengono gl'Illuminati, e quella dell'alta osservanza: la prima col

titolo di vendicare il granmaestro de' Templari, mira alla distruzione

della religione cattolica e delle monarchie: l'altra cerca la pietra

filosofale e gli arcani ermetici. A quest'ultima fu egli ascritto a

Londra, passando pei gradi di alunno, compagno e maestro, e n'ebbe le

insegne: e sua moglie un nastro, su cui era recamato _Unione, Silenzio,

Virtù_, e quella notte dovea tenerlo cinto alla coscia. Avuti poi certi

manuscritti, su quelli confezionò il nuovo rito della massoneria

egiziana, eliminandone le superstizioni e la magia, dirigendola a

ottenere la perfezione mediante la rigenerazione fisica e morale. I riti

e le cerimonie sono i soliti; un giocoliere aveva suggerite a Cagliostro

i sacri nomi di Helion, Melion, Tetragrammaton; ma il gran cofto, cioè

il fondatore, pareggiavasi a Dio, gli si faceano adorazioni, gli si

cantavano parodie del _Te Deum_, del _Veni Creator_, dei salmi, e

credeasi comandasse agli angeli. Ogni religione v'è ammessa, e il grado

supremo è per gli uomini quel di profeta, di sibille per le donne. Nelle

massonerie ordinarie, all'iniziato si danno due paja di guanti, uno per

sè, l'altro per la donna che più stima: qui vi s'univa una ciocca di

capelli, che la donna dovea regalare all'uomo che predilige. Oltre la

festa del Battista, comune a tutti, questo rito avea quella di san

Giovanni evangelista, per la somiglianza che l'Apocalissi ha coi lavori

d'esso rito. Fra questi citeremo come, nell'ammettere una alunna, la

maestra le soffia dalla fronte al mento, proferendo: «Questo soffio farà

germogliare nel vostro cuore le verità che noi possediamo: e fortificare

in voi la parte spirituale, e confermare nella fede dei vostri fratelli.

D'ora in poi voi siete per sempre femmina massona e libera».

Quando uno è elevato a maestro, prendesi una fanciulla, a cui dal

venerabile è comunicato il potere che avrebbe avuto prima del peccato

originale, e particolarmente quello di comandare ai puri spiriti.

Pregasi Dio che permetta l'esercizio del potere che ha concesso al gran

cofto, e alla pupilla o colomba di servire di medio fra lui e gli

spiriti. Vestita di bianco con fascia turchina e rossa, vien chiusa in

un tabernacolo, in cui stanno uno sgabello e una tavola con tre candele

accese. Allora il venerabile evoca gli spiriti a comparire alla pupilla,

dalla quale fa domandare a un di essi se il candidato sia degno. Più

complicata è l'iniziazione delle maestre, con serti e vesti benedette

dagli spiriti e da Mosè.

Per ottenere la perfezione morale e la fisica si prescrive un ritiro di

quaranta giorni, e una cura corporea. Il primo si fa sopra un monte che

s'intitola Sinai, con un padiglione a tre piani, e camere ritualmente

formate e con nomi biblici, e sono prescritti indeclinabilmente i lavori

di ciascun'ora. I primi sei giorni si occupano al riposo e alla

riflessione; poi tre alla preghiera e all'offrire se stesso all'Eterno;

nove alle sacre operazioni del preparare carta vergine e consacrare

altri istromenti: gli ultimi alla conversazione e a restaurare le forze.

Dopo il trentesimoterzo giorno, i rinchiusi cominciano a comunicare

cogli angeli primitivi, e ne conoscono gli emblemi e la cifra, che da

quelli vengono impressi su carta vergine. Compiti i quaranta giorni,

ognuno ne gode il frutto col ricevere per sè il pentagono, cioè quella

carta impressa, per cui il suo spirito è riempito di fuoco divino, il

suo corpo diviene puro quanto quel d'un fanciullo, smisurata

l'intelligenza e la potenza; nè ad altro aspirerà che al perfetto riposo

per giungere all'immortalità e a dire _Sum qui sum_. Di sette altri

pentagoni, ove è impresso il sigillo di un solo spirito, possono

disporre a favore di chi vogliono; e chi li possiede comanda a un angelo

solo, e in nome del maestro.

La perfezione fisica, per cui uno può o prolungare la sanità finchè a

Dio piaccia trarlo a sè, o giungere alla spiritualità di cinquemila

cinquecencinquantacinque anni, s'ottiene ritirandosi ogni cinquant'anni,

nel plenilunio di maggio, in campagna con un amico, e per quaranta

giorni serbare dieta rigorosa, cacciar sangue, prendere certe goccie

bianche, e infine il grano di materia prima, che è quella che Dio creò

per rendere immortale l'uomo, e di cui questi perdette la cognizione per

lo peccato, nè può recuperarla che per grazia speciale e pe' lavori

massonici. Resta allora in sopore e convulsione per tre ore, dopo di che

viene ristorato con buon manzo; nei dì seguenti altri grani gli

producono febbre e delirio, perdita della pelle, de' capelli, dei denti:

poi mediante nuovi cibi, tutto rinasce e rigermoglia, e buoni bagni e

balsami lo rendono ringiovanito alla società.

La visione beatificante la spiegava per un'assistenza spirituale,

angelica, che Dio concede a chi gli piace, o facendosegli visibile come

ai patriarchi; o coll'apparizione degli angeli, o con impulsi interni.

Tale grazia si ottiene stando sempre unito a Dio, alla Chiesa, alla fede

cattolica, e avendo la carità e la fede. Con queste premesse, basta

domandarla a Dio con fervore; e se non oggi, vien giorno che la concede.

Fu con tali operazioni che ottenne il maggior numero de' suoi adepti.

Cagliostro andò egli propagando queste pratiche nell'intento (dic'egli)

di provare l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima, e distruggere

quanto han di superstizioso gli altri sistemi massonici. Dall'Olanda

passò a Venezia, poi a Pietroburgo, traversando le varie città di

Germania, accolto dapertutto dai Franchimuratori, e dapertutto

predicando, profetizzando, guarendo, procurando visioni or di vivi or di

morti, e istituendo loggie. A Francoforte sul Meno gli fu mostrato il

codice gelosamente custodito, contenente i nomi di tutti i capi e il

giuramento di distruggere il presente ordine sociale, prima in Francia,

poi in Italia e particolarmente a Roma: e seppe esservi ventimila

loggie: e che centottantamila massoni pagavano ogni anno cinque luigi

l'uno; col qual denaro manteneansi i capi e gli emissarj, e

soddisfaceasi ai bisogni e agli intenti della società.

A Lione istituì la loggia primaria, col titolo di Sapienza Trionfante,

consacrandola con riti simili agli ecclesiastici e v'ammise anche

personaggi d'alto stato[431], che stordì coi portentosi apparimenti e

colle visioni del pupillo. Una volta però invece di angeli apparvero

scimmie: un'altra fu veduto egli nelle nuvole fra Enoch ed Elia. Sperò

fino, coll'ajuto della Corte, far approvare questo rito dal pontefice,

come già il teutonico, ai soliti voti aggiungendo quello di convertire i

Protestanti senza violenza.

Quanto ai principi, or suggeriva la subordinazione, or la rivolta,

secondo il genio degli uditori; del pontefice e della gerarchia

ecclesiastica sempre diceva il peggio; molti testimonj, e principalmente

la moglie confermarono o smentirono le sue asserzioni, e che non riuscì

mai se non convertire i cattolici in miscredenti, gli atei in deisti con

quelle ridicole sue prediche sui dogmi, in un gergo fra siciliano e

francese, senz'ordine nè scienza. Gl'inquisitori vollero averne qualche

saggio, onde escussolo sopra una temeraria allocuzione di lui sulla

redenzione, scrissero fedelmente la sua difesa che diceva: «Rispondo che

tutto è falso, perchè nel mio sistema primitivo, in tutte le mie

operazioni fo gran caso del serpe col pomo in bocca, che è la mia cifra,

che denota la causa del peccato originale e di tutte le nostre disgrazie

per cotesto: e che la redenzione di nostro signor Gesù Cristo è stata

quella che l'ha traffitto, come noi dobbiamo sempre avere avanti agli

occhi e nel cuore costui, come gli occhi ed il cuore sono lo specchio

dell'anima; e che tutt'uomo deve essere sempre in guardia contro tutte

le tentazioni diaboliche, ed in conseguenza credo tutto questo, e la

redenzione di nostro signor Gesù Cristo ed avendo sempre fatto osservare

questa, non è possibile che io abbia parlato come sopra, perchè sarei

andato a disdire tutto quello che ho detto dapertutto».

Interrogato sul catechismo, se ne palesò affatto ignaro. Chiesto se

l'uomo abbia potenza sugli spiriti celesti, rispose: «Io credo che,

colla permissione di Dio, l'uomo può comandarli, perchè Dio benedetto

avanti la sua morte ha lasciata a noi la visione beatificante e

divina[432], e perchè l'uomo è stato creato a similitudine di Dio, e gli

angeli non sono stati creati come l'uomo, ma divinamente».

Eppure molti andavano inebbriati de' suoi discorsi: li conservavano a

mente, li ripetevano: lo considerarono come qualcosa più che umana:

nelle lettere era chiamato coi titoli che si profondono oggi a

Garibaldi; baciargli la mano, prostrarsegli chiedendo la benedizione.

_Mio maestro; dopo l'Eterno, mio tutto — Mi getto ai vostri piedi

consegnandovi il mio cuore. — Qualunque possano essere li vostri ordini

sovrani, o mio maestro, gli adempirò collo zelo che dovete aspettarvi da

un suddito che vi ha giurato l'obbedienza più cieca. — Nessuna cosa

uguaglia i vostri benefizj, se non la felicità che ci procurano_, son

frasi delle lettere trovategli, ed egli sapeva colla condiscendenza o

col rigore coltivare quell'entusiasmo, asserendo gli atti suoi esser

effetto d'ispirazione superna. Lasciamo via i suoi miracoli e le

profezie; le rivelazioni delle pupille talvolta erano artificiosamente

preparate; d'altre neppure la moglie dava altra ragione se non l'arte

diabolica; e il gazzettiere Morand, suo implacabile nemico, non volle

vedervi che maestria da giocoliere. Cagliostro protestava non aver mai

operato coi diavoli, ma «non ne ho mai capito nè capisco il costrutto».

E davvero que' dialoghi delle pupille ci pareano da pazzi quando le

leggevamo in nostra gioventù, lontanissimi dal supporre che, come

tant'altri errori e scelleraggini e ridicolezze, che credevamo cadute

per sempre, dovessero rinascere a mortificazione della nostra

vanità[433].

Roma che avea svelato le imposture del Gabrielli e dell'Oliva, di

Cordano e di Gabrino di Pietro d'Abano, del Borri, dissipò le costui.

Stretto da argomenti, rimandava di non capire più se stesso; non sapere

più cosa dire: «compiango il mio stato infelice: domando solo soccorso

per l'anima» e chiedeva di ritrattarsi «in faccia a un milione di suoi

seguaci». Poi ricadeva negli errori, e ad inveire contro gli

esaminatori, contro la corte di Francia che, dopo il processo della

collana, per rovinarlo avea corrotto fin sua moglie.

Finita l'inquisizione, accettò per suo difensore il conte Bernardini

avvocato de' rei al Sant'Uffizio, al quale volle aggiungersi monsignor

Costantini avvocato de' poveri. Udito a che punto si trovasse, chiese

ajuti e istruzioni spirituali, e mostrossi ravveduto e pentito. Atteso

ciò, gli venne risparmiato d'essere consegnato al braccio secolare, che

volea dire alla morte; e fu condannato a carcere perpetuo in fortezza:

fatta abjura delle sue eresie, venga assolto dalle censure; resti

solennemente riprovato il suo manuscritto _Maçonnerie Egyptienne_, e

bruciato pubblicamente cogli arnesi della setta; si proibirà di nuovo la

società de' Liberi Muratori, con particolare menzione del rito egiziano

e di quella degli Illuminati, comminandovi le più gravi pene temporali

(7 aprile 1791).

Chiuso nel forte di San Leo, posto in cima d'un monte isolato, entro una

camera scarpellata nel sasso, dove si scende per una scala a piuoli, e

illuminata solo poche ore da un pertugio, non potè più fare miracoli;

chiese di confessarsi, e tentò strozzare il Cappuccino per ciò

mandatogli, sperando uscire colla tonaca di questo: onde custodito a

maggior rigore, più non se ne intese parlare. I Giacobini lo contarono

fra i martiri dell'Inquisizione, e m'aspetto che da oggi a domani venga

santificato tra le vittime della tirannide romana[434].

A tale irruzione d'errori e di superstizioni in nome della ragione e dei

lumi, esclamavano gli spiriti retti. Il buon latinista Jacopo Facciolati

dice che al tempo suo, delle cose religiose disputavasi fin nei caffè

(_viatica_): molti preti professavano quel che non credevano: duolsi che

gli studj teologici fosser poco coltivati in Italia, nessun orientalista

in Venezia, e che i principi lascino migrare da noi ai Sarmati il sapere

(_Lettere_). E per verità il secolo XVIII fu compassionevole anche

perchè, fra tanti attacchi così funestamente frivoli, non comparivano

difese abbastanza efficaci: alcuni non faceano che scomunicare, sempre

in aria dell'angelo Michele che schiaccia il perverso; altri declamavano

retoricamente, come il vescovo Adeodato Turchi; passioncelle da

sacristia e l'abbaruffata giansenistica di cui parleremo, occupavano o

distraevano il clero, per non dir nulla degli abati galanti, come il

Frugoni, il Parini e purtroppo il Casti. Ma non v'è forse scrittore

italiano di grido che non movesse querela di tal corruzione. A tacere il

buon Metastasio[435], il Parini rinfacciava ai giovani signori suoi

contemporanei, di trar a quella malsana bevanda[436]. Lo Zola cantava:

Zendrin, quanti del Nord empi e superbi

Dottor sorser ben vedi

Ch'han di vana scïenza un nome vano;

Vedi quanti il bell'italo terreno

Senza schermo o riparo

Di dolce metafisico veleno

Libri sparsi inondaro,

Che a poco a poco nelle menti inferme

Fan sì profonda piaga

Onde ancor muoja della fede il germe;

Nè si bella più in lor splenda e riluca,

Nè più di vita i bei frutti produca.

Ah, se non che, pur frema

Il superbo aquilon, l'urti e la scuote

Qual rupe in mar, fino agli estremi giorni

Fia di Cristo la fe salda ed immota.

Ahi quanto a lei sovrasta

Grave danno e periglio!

Non pare che le orrende

Tenebre ricondotte

Sien dell'antica notte,

E il nero antico caos non ancor torni?

Persin Vittorio Alfieri lanciava una satira all'_antireligioneria_:

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 54 / 101 段