d'antichità, certo è che durante la rivoluzione d'Inghilterra i
Franchimuratori presero altri assunti politici e religiosi; poi, fuori
dell'isola si diffusero dopo il 1719, principalmente nella Germania,
inclinata ai concetti mistici, e dove il culto restringendosi a
prediche, facilmente si passa dai sistemi all'errore, dall'errore alle
sètte. A Parigi la prima loggia fu aperta nel 1725, ove abbandonato il
carattere severo degli isolani, la massoneria divenne gaja e benevola. A
tutti i Franchimuratori della nazione presedeva un grand'oriente; a
ciascuna loggia un venerabile, e sotto di lui il vigilante; il fratello
terribile riceveva i neofiti, ai quali erano date le istruzioni dal
maestro delle cerimonie; il grand'esperto teneva i sermoni; un
tesoriere, un elemosiniere, un secretario aveano gli uffizj indicati dal
loro nome. Nella camera dell'adunanza vedeansi quadri emblematici, motti
geroglifici, il settangolo, il triangolo, la cazzuola, la squadra, il
compasso, il martello, il teschio da morto, la pietra cubica o
triangolare o rozza, i ponti da fabbrica, la scala di Giacobbe, la
fenice, il globo, il tempio, la lavagna co' motti _Lucem meruere labore_
— _Odi profanum vulgus et arceo_ — _Petite et accipietis_ — _Pulsate et
aperietur vobis_ — _O vincere o morire_ — _In constanti labore spes_.
Attorno a un letto a bruno colla croce e l'ulivo stavano i fratelli in
tunica, con emblemi di spade e squadre; sparsi qua e là cazzuole,
martelli, il tamburro di pelle d'agnello, fazzoletti chiazzati di
sangue, ossa, teschi, stili, e altri apparati da colpir la fantasia, e
il cui linguaggio _trisense_ è difficile e incerto.
Diversi erano i gradi, e a proporzione di questi la comunicazione del
secreto. I più non doveano vedervi altro scopo che di riunirsi a far
cene e discorsi, ajutarsi a vicenda, riconoscersi anche in paesi lontani
mediante certi segni e toccamenti, offrire l'ideale della società a cui
si aspirava, dove nessun divario di religione, di nazione, di grado;
levate tutte le distinzioni sociali; insomma quella fraternità umana che
corregge gl'inconvenienti inevitabili in ogni società civile. Ma
gl'intriganti utilizzavano a loro profitto quella misteriosa solennità
di forme, che copriva e simulava le istituzioni del fanatismo per
realizzare la religione filosofica, I gradi esterni e simbolici non sono
che l'ombra degli interni: la parte esoterica, non solo tollerata, ma
alcune volte favorita dai Governi, è solo il peristilio d'un tempio,
inaccessibile a' profani[422].
Quanto alla religione, ammetteano Dio uno e trino, ma varj loro atti,
mentre s'intitolano in nome della Santissima Trinità, chiudonsi
professando: «Salute al Dio eterno. Noi possediamo il bene di trovarci
nella maggior possibile unità dei numeri sacri». Quanto a Cristo, fu un
savio, di eminente moralità, e benemerito dell'uman genere. La Bibbia è
parola di Dio, in quanto ogni parola vera uscente da labbro umano ha
l'impronta della divinità. Del resto alla rivelazione deve surrogarsi
dapertutto la ragione. Questa farà ammettere tutte le religioni, e
distruggere la superstizione, l'ignoranza, il fanatismo, coi quali nomi
dinotano il cristianesimo e più specialmente il cattolicismo, che
esprime assassino, assassinio, assassinato. Quest'assunto appare
principalmente nell'iniziazione del cavaliere kadosc, che è il
trentesimo dei 33 gradi. Ivi al neofito si mette in mano un pugnale, ai
piedi il Crocifisso, e gli si intima di calpestarlo. Se nol fa, è
lodato, ma gli si taciono i grandi arcani: se lo fracassa, seguono fiere
rappresentazioni, e fin simulata uccisione di tre persone, che
simboleggiano la superstizione, il re, il papa.
Questi mistici novatori son dunque una società religiosa, morale,
sociale, e almen nello svolgimento successivo, vi riconosciamo il
razionalismo puro, applicato alle credenze, agli atti, alla società. Che
fede? che tradizioni? nulla v'è di superiore all'intelligenza umana: le
religioni non sono che le varie forme con cui l'uomo intende Dio; sicchè
tutte sono buone del pari, buoni tutti i culti, eccetto quello che
pretende esser unico vero. Per ciò, e per abbagliare i vulghi, da tutti
i misteri di antiche società ricavarono simboli e segni; le abraxe dei
Gnostici, le dodici tribù, le tavole, la colomba de' riti mosaici e
talmudici; la teogonia egizia cogli angeli di due sessi; il sabeismo de'
Parsi; sincretismo, che dee condurre alla indifferenza: adottarono fin
l'I. N. R. I. de' Cristiani, interpretandolo per _Igne Natura Renovatur
Integra_, oppure _Igne Nitrum Roris Invenitur, oppure Jamin Nour Rouch
Jebeschal_, acqua, fuoco, vento, terra. Perocchè la grande eguaglianza,
cui aspira la massoneria, deve demolire le religioni, i governi, le
autonomie; non spettando essa a verun paese, non ha nazionalità; son
raggi diversi d'azione, ma unico il centro.
Di qui trapelava l'intento politico: ma la massoneria assunse il
carattere odierno dopo che al suo teosofismo s'innestò l'illuminismo del
bavarese Adamo Weishaupt, professore dell'Università d'Ingolstadt, il
quale ebbe l'arte di combinare queste permanenti cospirazioni in modo
uniforme, e tutte convergerle a un fine, ch'era insomma la distruzione e
la ricostituzione dell'intero organamento sociale. Era il tempo che
ispirava sgomento la potenza dei Gesuiti, ed esso che gli avea
conosciuti, pensò surrogarvi quest'altra società gerarchica, altrettanto
vigorosa ma scevra di religione, e che assumea per dogmi quelli appunto
che bugiardamente apponevansi ai Gesuiti. Al 1 maggio 1776 Weishaupt
costituiva la sua setta, alla quale innestò ben presto le altre di
Germania e le loggie massoniche, ma durò solo fino al 1785. Tutto era
disposto gerarchicamente, in modo che ne' gradi inferiori neppur
trapelasse ciò ch'era l'intento dei gradi superiori; e poichè
l'obbedienza doveva essere assoluta, gl'infimi compirebbero atti, in
apparenza innocui o virtuosi, ma pur sempre diretti al fine de'
superiori; nè a questi poteva essere promosso quando non avesse
procacciato due proseliti. E insegnava: «L'arte di rendere infallibile
una rivoluzione è illuminare i popoli, insensibilmente conducendo
l'opinione pubblica a desiderare cambiamenti, che sono l'oggetto
indeterminato d'una prestabilita rivoluzione. Se l'oggetto di questo
desiderio non potesse manifestarsi senza pericolo di chi lo concepì, se
ne propagherà l'aspirazione nell'intimità delle sette segrete. Se
l'oggetto sia una rivoluzione universale, tutti i membri della società
devono cooperarvi, cercando dominare invisibilmente, senza apparenti
violenze, e sovra gli uomini di qualsiasi condizione, gente o religione,
tutti dirizzandoli alla meta stessa. Conquistato così l'impero
dell'opinione mediante l'accordo e la moltitudine degli adepti,
sottentri la forza; si leghino le mani a chiunque resiste; si soffoghi
il male nel suo germe, cioè si opprimano quelli che non si giunse a
persuadere»[423].
In un famoso congresso di Franchimuratori, uno de' capi, dopo fatti
immensi elogi del Weishaupt, conchiudeva: «Bisogna perpetuare i modi
ch'egli ci ha lasciati in eredità, e continuarli instancabilmente fino
alla mirifica attuazione, che farà stupire l'universo colla più
terribile, ma più felice metamorfosi, soddisfacendo nella tomba questo
saggio nemico dei re».
Tali intenti venivano nascosti sotto formole di iniziazione, fra
drammatiche e paurose, varie secondo i paesi e i tempi. Tiriamo un velo
sull'adozione femminina, sulle misteriose gioje dell'isola della
felicità, del fratello sentimento, della sorella discrezione. Ne' loro
matrimonj, fatti dal venerabile, si dichiara che l'indissolubilità è
contro la natura, giacchè più volte trovansi unite persone, che
riconosconsi assolutamente incompatibili; è contro la ragione perchè si
vuol eterno l'amore, ch'è il più capriccioso e involontario de'
sentimenti.
Quei che li temeano dicevano che gli Illuminati erano Gesuiti
mascherati; e Weishaupt chiamavano il Lojola della filosofia, versando
così nuovo odio sopra quell'Ordine, il cui nome pare trascelto sempre a
indicare ciò che vuol farsi odiare[424].
E Illuminati e Massoni tendevano del pari ad abbattere: e tutte queste
demolizioni (che nella storia aveano poi a costituire la rivoluzione)
doveano portare a edificar una nuova Gerusalemme coi frantumi
dell'antica, per opera del gran sacerdote apocaliptico, il quale compare
vestito come la donna mistica dell'Apocalissi, con dodici stelle attorno
al capo. È la deificazione dell'umanità, perocchè gli uomini, pervenuti
alla massonica purità, sono Dei della terra. Allora non vi sarà più
teologia, ma una religione, consistente nel vivere da onest'uomini,
credendo ognuno quel che vuole, poichè ogni opinione è per se stessa
giustificata dal diritto della libertà e della contraddizione: fossero
anche le stravaganze del socialismo e le iniquità del comunismo; fosse
la negazione d'ogni soprannaturale, d'ogni gerarchia umana; fossero i
mezzi con cui la rivoluzione sovverte ogni cosa.
I quali mezzi suggeriti sono: accarezzare i principi col mostrar
d'ingagliardirli, rimovendo gli ostacoli che pone alla podestà loro
l'autorità religiosa: distrugger pure gli ostacoli delle corporazioni,
degli stati, delle università, sicchè l'uomo si trovi isolato a fronte
d'un poderosissimo organamento d'impieghi e di eserciti: staccare la
scuola dalla Chiesa, riducendola a semplice istruzione; poi ai re
sovrapporre la responsalità dei ministri e le onnipotenti risoluzioni
dei parlamenti, appoggiati dalla libera stampa e dalla giustizia
sottomessa all'opinamento dei giurati; costituendo così un diritto tutto
positivo, di fatti compiuti, di opportunità; riducendo l'Europa a pochi
grandi Stati che assorbano i piccoli, in nome di nazionalità
geografiche: e di tal passo, col nome di libertà si riesca a rendere
l'individuo interamente servo allo Stato.
Quando il neofito vede tutte le spade appuntate contro il suo petto, il
venerabile lo rassicura dicendogli: «Non temere. Esse non minacciano che
allo spergiuro. Se fedele alla massoneria, esse saranno disposte a
difenderti. Ma se tu fallissi, nessun luogo della terra ti assicurerebbe
contro l'armi vendicatrici».
E il neofito, in nome del Grande Architetto Dell'Universo, giura non
rivelar mai i segreti della massoneria: «Se manco, mi siano bruciate le
labbra con ferro rovente; tronche le mani, strappata la lingua, segata
la gola; il mio cadavere sia sospeso in una loggia durante l'iniziazione
d'un altro fratello, per terrore di tutti: poi sia bruciato e le ceneri
disperse al vento, sicchè non rimanga memoria del traditore».
Con ciò la compagnia arrogavasi il diritto punitivo, proprio della
società civile, e da eseguirsi coll'assassinio: fatto che basterebbe a
riprovarla.
Come quest'associazione tenebrosa penetrasse in Italia non è chiaro; ma
nel 1733 già esisteva una loggia a Firenze, perocchè fra i cimelj della
massoneria sta una medaglia, ivi coniata quell'anno al granmaestro duca
di Middlesex. Nel 39 fu introdotta in Savoja, nel Piemonte, in Sardegna,
tre paesi aventi un solo granmaestro provinciale, nominato dalla loggia
principale d'Inghilterra. A Roma, convegno di tanti forestieri, ve
n'avea nel 1742, quando decretarono una medaglia a Martino Folkes
presidente della società reale di Londra, ma rimasero secrete fino
all'89.
La loggia degli Amici Sinceri alla Trinità de' Monti fu fondata il 6
novembre 1787 da cinque Francesi, un Americano e un Polacco, che
appartenendo a loggie estere, gemeano di viver in mezzo alle tenebre: vi
furono ricevute persone d'ogni condizione, e dipendeva dalla loggia
madre di Parigi, con cui teneasi in continua corrispondenza; ogni
settimana se ne ricevea la parola d'ordine o di passo, e ogni anno vi si
mandava un dono: come ogni anno per elezione si rinnovavano i gradi di
venerabile, vigilante, fratello terribile, cerimoniere, tesoriere,
limosiniere, segretario, grand'esperto ossia oratore. Il neofito era da
un fratello in maschera introdotto nella _camera delle riflessioni_,
parata a nero, illuminata da una candela di cera gialla, e con un
tavolino, su cui un teschio. Il fratello terribile lo avvertiva di
meditare seriamente, e rispondere a tre quesiti che davansegli in
iscritto, concernenti i suoi doveri, e ai quali esso rispondea pure in
iscritto: talvolta dovea far la sua confessione ad un finto frate. Il
fratello in maschera portava poi queste risposte nella camera superiore,
detta il tempio, e le presentava al venerabile. Sceso, intimava al
neofito di deporre oriuolo, spada, fibbie, ogni metallo, abbassar la
calza della gamba sinistra, snudare la spalla e il braccio destro. Così
ad occhi bendati era condotto nel tempio, dove inginocchiato al
venerabile, dichiarava il nome e le qualità sue e gl'intenti che lo
moveano ad aggregarsi. Condotto in giro fra strani e spaventosi rumori,
toccando i Vangeli e la spada d'onore giurava il secreto e cieca
obbedienza. Levatagli la benda, trovavasi in mezzo a molti fratelli
colle spade appuntate contro di lui, pronte a difenderlo se fedele, a
ucciderlo se sleale. Allora riceveva l'abbraccio, il grembiule, i
guanti; gli si insegnavano i toccamenti e le parole, e finivasi con un
banchetto a spese del novizio. Altre cerimonie accompagnavano i gradi
seguenti, sempre con teschi e cataletti e finti cadaveri. Alla domanda
se obbedirebbe a qualunque comando ancorchè contrario alla religione e
alla sovranità, uno esitò; e subito fu rassicurato che nè di religione
nè di sovranità mai non trattavasi nella loggia.
La loggia dapprima fu indipendente, poi si fece instituire regolarmente
dal grand'oriente di Francia: componeasi di francesi e tedeschi; n'era
venerabile un tal Bello; e s'affratellò a molte loggie, quali la
Perfetta Eguaglianza di Liegi, l'Armonia di Malta, la Concordia di
Milano, il Consiglio degli Eletti di Carcassona, il Patriotismo di
Lione, la Perfetta Unione di Napoli. Sui suoi diplomi era disegnato a
mano il triangolo inscritto nel circolo, e avente nel centro la lupa
lattante.
Varie loggie ebbe Napoli, le quali poi nel 1756 si legarono in una
nazionale, che corrispondeva colla Germania: nel 1767 un moribondo per
iscrupolo, e un cavaliere, cui la società avea sospeso i larghi sussidj,
ne rivelarono l'esistenza e il granpriore di quel regno, ch'era il duca
di San Severo. Arrestato questo, immediatamente al suo palazzo fu messo
fuoco, ma il popolo lo estinse, talchè poteronsi avere i carteggi. Esso
duca non negò nulla, espose il fine e i mezzi, e accertò che da
sessantaquattro mila massoni contavansi nella sola Napoli, mentre a
milioni erano gli adepti. Secondo un ragguaglio steso allora e colle
incertezze inerenti a società secrete, la massoneria rimontava a
censettancinque anni indietro, quando il vescovo inglese Cromwel fondò
una camera di quattro segretarj e sette assessori, uno per nazione;
ciascuna nazione suddivisa in cinque provincie, con un assessore per
provincia.
Questo secretume dovea recare sospetto non men che al clero, ai
principi, i quali vollero ripararvi ma colla fiacchezza caratteristica
di tutti gli atti di quel secolo. Nel 1737 il granduca (imitando
l'Olanda e la Francia) avea proibito le adunanze muratorie. Carlo III di
Sicilia vi applicò le ordinanze contro i perturbatori della pubblica
tranquillità; e il Tanucci, che pur era propenso alle novità, le proibì
affatto, massime in occasione che una iniziata restò colpita dalle
cerimonie in modo, che cadde malata e morì, onde il pubblico ne levò
rumore. Carolina regina le fece ripristinare, onde ne' banchetti
brindavasi alla salute di quest'austriaca, che fra poco doveano
esecrare.
A Venezia si aprirono loggie fin dai loro cominciamenti, ma nel 1686 se
ne ordinò la chiusura. Ve le ripiantò un Sessa napoletano, e vi erano
affigliati nobili, abati, negozianti. Quegli oculatissimi inquisitori di
Stato n'ebbero conoscenza da un rotolo di carte, che Girolamo Zulian
dimenticò in gondola. Subito invasa, mentre nessun v'era, la loggia
presso San Simon Grande, se ne asportò quel mistico e burlesco corredo
di teschi, pentagoni, seste, tamburri, cazzuole, grembiuli, e si
bruciarono al cospetto del popolo, che li credette stregherie. Allora
vengono proibite le loggie, anche quelle aperte a Vicenza e Padova,
senza però castigare gli aggregati, che forse erano troppi di numero e
di potenza, e che non tardarono a rannodarsi e a cospirare per la
distruzione della repubblica.
Anche fra loro v'avea protestanti, che faceansi Illuminati o rosacroce,
oppure a forza di evocazioni teurgiche e speranze febbrili, diventavano
cattolici, come avviene degli odierni spiritisti.
Nella lista dei primi Illuminati avanti il 1776 trovo di italiani,
Brutus che era il conte Savioli, Coriolano che era Troponero, Diomede
che era marchese di Costanzo, tutti consiglieri a Monaco. Quest'ultimo
napoletano costituì società filiali in Roma e a Napoli; ed essendo
andato a Berlino per servigi della setta, Federico II ne prese sospetto,
e avvisò l'elettor di Baviera, che sequestrò le carte di questi settarj
e le pubblicò.
Giuseppe II piaggiatore dell'opinione, a' suoi governanti diramava una
circolare del 1 dicembre 1785, professando nulla conoscere della
massoneria (e certo se nella massoneria v'avea secreti, sarebbero
appunto i re che non li conoscerebbero), ma sapere che fa del bene,
soccorre poveri, incoraggia le dottrine; onde cassa la proibizione
fattane da sua madre, e la prende in protezione, a patto che nelle città
primarie non abbia più di tre loggie, e facciansi conoscere i loro
membri, e i giorni e i luoghi delle adunanze[425].
Meglio ne avvisarono la natura i pontefici, e come il fine reale ne
fosse di togliere via le differenze che la religione pose fra gli
uomini, e d'accogliere chiunque deserta da qualsiasi fede positiva.
Laonde sin dal 28 aprile 1738 Clemente XII denunziava i pericoli di
queste accolte di persone d'ogni fede; del segretume che ne proteggeva i
riti e gl'intenti; dell'opposizione alle leggi e canoniche e civili.
«Vario ne corre il grido (diceva il papa): ma se volgonsi a scopi
onesti, perchè tanti arcani?» Laonde ammoniva i fedeli ad astenersene, e
non favorirle in verun modo, sotto pena di scomunica, la quale non
potesse sciogliersi che dal sommo pontefice, salvo che in articolo di
morte. Inoltre agli inquisitori ingiungeva di procedere come contra
gravemente sospetti di eresia, invocando, ov'uopo fosse, il braccio
secolare.
Con ciò la Chiesa non faceva che mostrare il carattere solito di tutrice
della libertà, non compatendo vi fossero persone che giuravano obbedire
ciecamente ad un capo. A molti bastò quest'avviso per ritrarsene, ma
essi (dice il Muratori negli Annali d'Italia) allora pubblicarono le
regole loro, dalle quali risultava «terminare la massoneria in una
invenzione di darsi bel tempo con riti ridicolosi, ma sostenuti con gran
gravità; nè altra maggior deformità vi comparve se non quella del
giuramento del segreto, preso sul Vangelo, per occultare siffatte
inezie».
E molti in fatto non ci vedevano che un legame di benevolenza
universale, una scuola di pensare spregiudicato; al più un'arte degli
astuti per acquistare influenza, distinzioni, denari, in funzioni per le
quali nessuno studio occorre. E poichè alle scomuniche attaccavasi
ancora qualche importanza, quando morì il papa dissero che la condanna
da lui proferita cessava con lui, non avendola il successore confermata.
Benedetto XIV stimò dunque bene ripeterla, lodandola in tutto, ed
esortando i principi a ricordarsi che furono eletti da Dio a difensori
della fede e protettori della Chiesa.
Questa eresia galante dovette dar a fare alle Inquisizioni d'Italia, ed
è ricantatissimo fra le vittime di essa il Cagliostro.
Dove è a premettere come, cadute le dottrine sane e pure, in Germania e
in Francia grandeggiasse la superstizione, per quell'aspirare alle
realtà ideali, così proprio alla natura dell'uomo, che, piuttosto di
rinunziare alla speranza, ultima dea, buttasi nella tenebra delle
scienze occulte. Nacquero dunque nuovi taumaturghi: e presa in beffa la
metafisica, e tronchi gli slanci legittimi, non appagandosi d'una
filosofia senza ideale, si prestò fede a ciarlatani, o si ricorse al
meraviglioso per sottrarsi alle severe lezioni della verità. Alcuni di
essi erano mistici, come Swedenburg, Lavater, Saint Martin; altri
rivoluzionarj, come Weishaupt, Knigge, Bode; altri giocolieri e furbi,
come Giangiorgio Schröpfer, garzone d'osteria, che arrivò ad affascinare
ministri, diplomatici, principi con operazioni taumaturgiche, finchè
scoperto di vere truffe, s'uccise. Pochi secoli furono così goffamente
creduli e la gran città de' filosofi fu piena di diavoli, vampiri,
silfi, come il XVIII, che s'intitola forte pensatore; convulsionarj,
magnetici, cabalastici, Rosacroce, Massoni, evocatori, elisir di lunga
vita[426]. Il marchese di San Germano, di tenace e vasta memoria,
trattava i grandi, i dotti, la società colla massima confidenza, e
spacciava bizzarri racconti, asserendosi testimonio oculare di eventi
lontanissimi, aver conosciuto David, assistito alle nozze di Cana,
cacciato con Carlo Magno, trincato con Lutero; e i Parigini gli
credeano. Pare fosse figlio del principe Rakosky di Transilvania, e
molto fu anche in Italia, prima dicendosi marchese di Monferrato, poi
conte di Bellamare a Venezia, cavaliere Schöning a Pisa, cavaliere
Weldone a Milano, conte Soltikof a Genova; spesso ricordava avventure
sue in Italia e in Ispagna; e fu molto protetto dall'ultimo granduca di
Toscana che lo avea fatto istruire.
Di costoro invidiò le glorie Giuseppe Balsamo, nato a Palermo l'8 giugno
1743 da Pietro Balsamo e Felicia Braconieri. Dapprima aggregato ai
Fatebenefratelli di Caltagirone, dove imparò un poco di chimica e
medicina, ne uscì per iscapestrarsi fra begli umori, tagliacantoni,
attrici, duelli, bische, falsificazioni di cedole e di istromenti. Per
una truffa costretto a spatriare, associossi al greco Altotas, che
pretendeva essere l'ultimo depositario delle scienze occulte, e che morì
poi per esalazioni di suoi preparati: con esso girò la Grecia, l'Egitto,
Malta, dove rubò i secreti d'un famoso chimico Pinto: e valeasi della
scienza di Kircher e Robertson, maneggiando gli specchi magici, usando
la radomanzia, confezionando profumi inebbrianti, fabbricando drappi di
lino che pareano seta, colorando stampe che spacciava per aquarelli, e
indagando il grande segreto. Conosceva gli uomini costui, sicchè contava
sulla loro dabbenaggine. Variò nome secondo l'opportunità, conte Harat,
conte Fenice, marchese dei Pellegrini, Belmonte, Melissa, infine
prevalse quello di conte di Cagliostro: a chi volesse contezza
dell'esser suo, rispondea _Sum qui sum_; pure talvolta narrava d'aver
conosciuto Abramo, assistito al supplizio di Cristo; oppure discendere
da Carlo Martello; essere generato da un granmaestro di Malta in una
principessa di Trebisonda, e altre baje ch'erano credute dal secolo, il
quale non credeva più ai vangeli. Se si chiedeva la base del suo sapere
diceva: _In verbis, in herbis, in lapidibus._ Sposata una romana, la
pose sulla mala via, sicchè, oltre guadagnare del proprio corpo, essa lo
secondava abilmente vendendo polveri panurgiche, vin d'Egitto per
rinvigorire i nervi, pomate ringiovanenti; ed egli le diceva: «Io volto
le teste a costoro, tu fa il resto».
Con ciò e col falsificare biglietti in complicità con un marchese
Agliata suo compatriota che poi finì sulla forca, arricchì; a vicenda
impoverì perchè imprigionato ed espulso, o derubato da suoi complici, o
pel suntuoso vestire e il lauto banchettare e viaggiare per posta con
molte carrozze e ricche livree. A chi stupisse di tanto denaro confidava
che, a forza di calcoli, indovinava i numeri del lotto; noi sappiamo
ch'era espertissimo nel plasmare gemme e nel falsare monete e cedole;
che signori sfibrati e donne avvizzite pagano lautamente chi promette
rinvigorirli e rinfiorirle, e che il mondo retribuisce largamente i
ciarlatani. Così acquistò fama nella Spagna; poi in Inghilterra, ove
processato più volte, seppe sgabellarsene: poi in Russia ove le
famigliarità di sua moglie col Potemkin eccitarono la gelosia di
Caterina II, che lo regalò riccamente perchè partisse.