di Ginevra, visti i disordini della Riforma, ricoverossi ad Annecy, ed
ivi stampò nel 1535 _Le Levain du Calvinisme_, narrandone i sacrilegj e
i mali.
[392] È edito dallo Zaccaria, _Iter literarium per Italiam_, parte II,
op. XIII.
[393] Questi descrisse minutamente le circostanze di quella guerra in
lettere ai ministri di Ginevra, e sono date dal Léger, tom. II, pag.
687-96.
[394] Il Boldù, ambasciatore veneto, racconta che, essendo per partire
coll'esercito sotto Hesdin in Fiandra, Emanuel Filiberto uscì sulla
bruna con un solo servo, e chi lo vide credeva andasse da qualche amica
a congedarsi. Invece andò al monastero di San Paolo, vi vegliò tutta la
notte, la mattina si confessò e comunicò, e raccomandatosi a Dio, tornò
a' suoi doveri di generale.
[395] Al 13 giugno 1560 san Carlo scriveva a monsignor di Collegno,
ministro del duca di Savoja, che il papa avea «depositati ventimila
scudi in mano del signor Tommaso de' Marini a Milano, che hanno da
servire per defensione de li Cantoni cattolici contro gli altri Cantoni
eretici che volessero offendere li detti Cattolici: e da questi
ventimila scudi Sua altezza (_il duca_) ne caverà questa comodità, che,
stando li Cantoni luterani impediti nella guerra contro i cattolici, non
potranno andar in soccorso di Ginevra, quando S. A. anderà ad
assaltarla. Oltre di ciò, Sua santità offerisce che, quando il signor
duca anderà adosso a Ginevra, l'ajuterà d'altri ventimila scudi in
contanti in tre mesi. E di più manderà la sua cancelleria, pagata a sue
spese, quale abbi a servire S. A. mentre durerà questa impresa di
Ginevra. Sua santità per mantenimento di questa guerra, quando avesse a
durare più di quel che speriamo, si contenterà di concedere qualche
decime, ed ancora la crociata, se bisognerà. Sua santità fa ricordare a
S. A., che non è al proposito di dar nome a questa guerra che sia contra
Luterani, ma solamente contra suoi ribelli, per ricuperar quella città
ch'è sua. Pure in questo se ne rimette al buon giudizio di S. A.».
_Archivj del Regno_.
È alle stampe l'istruzione che la Corte di Roma dava al padre Corona il
28 luglio 1621, mandandolo alla Corte di Torino e di Francia,
specialmente per indurre ad un'impresa sopra Ginevra, città che, non
avendo territorio o dignità propria, nè merito guerresco o scientifico,
non ha ragione d'esistere indipendente; mentre è una sentina di mali per
l'Italia: e dovrebbe appartenere al duca di Savoja, _salvo jure
episcopatus_. Il duca aveva intenzione di occuparla, ma ne l'impedì la
guerra, che esaurì i suoi mezzi. Ora sarebbe propizio il momento, ma
bisognerebbe far capo dell'impresa il papa, acciocchè non si accusasse
l'ambizione del duca di Savoja. A questo però conviene rivolgersi prima,
e se nicchiasse, andare al re di Francia; indotto il quale, certo il
duca non esiterebbe. Al re bisogna mostrare quanto il papa desideri il
riacquisto di Sedan, della Rochelle, di Oranges ecc., e sopratutto di
Ginevra: non potersi dire ch'esso re osteggi di buona fede gli Ugonotti
se poi protegge Ginevra, ch'è la loro Roma: il tempo essere a proposito,
mentre Svizzeri e Grigioni sono occupati per la Valtellina: nè si può
temere dell'Inghilterra o dei Bernesi: Friburgo vedrebbe volentieri la
vicina Ginevra restituita ai Cattolici: tanto più l'arciduca Alberto per
l'Alsazia e il Tirolo: l'imperatore godrebbe degl'incrementi d'un
vicario dell'impero: i principi italiani non v'hanno interesse, e il re
di Spagna si sovverrà di quanto Filippo II fece per servire a tal uopo
il duca di Savoja. Anche i Bernesi vedrebbero Ginevra più volontieri
nelle mani di questo che non del re di Francia, il quale potrebbero essi
temere se ne valesse per metter la briglia alla Svizzera e alla Savoja.
[396] Il cardinale d'Este, da Parigi scrive al cardinale Borromeo a
Roma, aprile 1562: «Il signor duca di Savoja ha mandato qua a fare una
onorata ed amorevole offerta a questa maestà, presentandogli a questa
occorrenza diecimila fanti italiani e seicento cavalli, e la sua persona
medesima se sarà bisogno, con voler pagare la terza parte per sei mesi
alle sue spese: la quale offerta è stata molto cara a questi signori, e
gli n'hanno un grande obbligo». _Manuscritto nella Bibliot. di Parma_.
Beza (nel _Réveille-matin des Français_. Introduction, p. 12), oppone a
Carlo IX la tolleranza di Emanuele Filiberto. _Vous pourriez imiter
l'exemple de monseigneur de Savoie, tout aussi catholique que vous, et
qui entretient les pasteurs et ministres de notre réligion aux dépens
des trop gras révenus des trois baillages de Thonon, Gex et Ternier, où
il ne souffre nullement d'être dit une seule méchante petite messe
basse: étant au reste si bien obéi d'eux, qu'il n'a nuls de ses sujets
desquels il se puisse mieux assurer que de ceux-ci et de ceux de val
d'Angrogne, auxquels il donne presque une semblable liberté._
Pure nel 1568 l'avvocato generale della Savoja significò ai pastori
protestanti il divieto di combattere o riprendere ne' loro sermoni la
religione romana, attestando che l'eresia sarebbe bentosto estirpata
(CLAPARED et NOEFF, _Hist. du pays de Gex_). L'Ordine de' santi Maurizio
e Lazzaro fu istituito o riordinato per proteggere la religione
cattolica, e Gregorio XIII nel 1575 lo arricchiva de' beni ecclesiastici
de' baliaggi occupati dai Protestanti, soggiungendo che «quando gli
abitanti di que' paesi venissero alla luce del vero, i loro vescovi
stabilirebbero bastanti parrocchie, prendendo all'uopo sui beni ceduti
ai cavalieri di san Maurizio e Lazzaro una rendita di cinquanta ducati
per cura».
[397] Carteggio Mediceo nell'Archivio diplomatico di Firenze.
[398] HAMON, _Vie de saint-François de Sales_, 1854.
A san Francesco di Sales re Carlalberto fece erigere una statua nella
basilica vaticana, opera di Adamo Tadolini, che costò lire trentamila.
Carlalberto fece istanza presso Gregorio XVI acciocchè riconoscesse il
culto che da immemorabile si prestava al beato Umberto, al beato
Bonifacio arcivescovo di Cantorbery, alla beata Lodovica, tutti de'
conti di Savoja; aggiunti a questi la venerabile Clotilde moglie di re
Carlo Emanuele IV, e il beato Amedeo IX e la beata Margherita terziaria
domenicana. Se ne fece una relazione dalla sacra Congregazione de' riti,
tale che Gregorio XVI esclamò: «Ma questa è una casa di santi».
Nel 1631 fu pubblicata a Ciamberì un'_Apologia per la serenissima Casa
di Savoja contro le scandalose invettive intitolate_ Première et seconde
savoysienne. Toglie essa a negare che i duchi di Savoja abbiano usurpato
terre alla Francia o all'Impero, nè recato gravi offese alla Chiesa,
asserendo che «la santa sede e la Chiesa non hanno mai avuto figli più
obbedienti dei Reali di Savoja, che i sovrani pontefici in riconoscenza
del loro zelo, onorarono dei più grandi elogi».
Della costante devozione di Casa di Savoja, così movea lamento la _Revue
des Deux Mondes_ il novembre 1866: _Il n'est pas de race royale plus
constamment soumise. Sa devotion portée jusqu'aux minuties du cloître,
lui donne un physionomie à part, où les traits de l'ascète et du moine
se mêlent souvent à ceux du politique et du guerrier... Ils se font
volontiers moines, évéques, cardinaux et papes. Rome les canonise; elle
ne sait rien refuser à ces saints; et_ TANDIS QU'ELLE NE LAISSE AUCUN
POUVOIR ÉTRANGER PRENDRE PIED SUR LE SOL ITALIEN, _elle se montre
conciliante envers celui-ci, elle en vient avec lui aux accomodements et
aux concordats_.
[399] Una sua memoria al Mansfeld è stampata nell'_Archivium
unito-protestanticum_ del 1628, e illustrata da B. Erdmannsdörfer,
_Herzog C. Emmanuel von Savoyen und die deutsche Kaiserwal von_ 1619.
Lipsia 1862.
[400] Capefigue (_Hist. de la refor. et de la Ligue_, tom. VI, p. 310)
reca questa lettera, tolta dalla Biblioteca Imperiale.
[401] Vedi la nota 21 del Discorso XXXIX.
Del resto è noto che, quando Enrico III, reduce o profugo dalla Polonia,
passò dalla Savoja, gli si chiesero, _in ricompensa d'una colezione_, le
città di Pinerolo e di Savigliano, ed egli la consentì al duca: il quale
poco dopo, vedendo Enrico III impigliato nella guerra civile, invase il
marchesato di Saluzzo, protestando glielo renderebbe, ma intanto
deponendo tutti gli uffiziali di Francia, e facendo battere una medaglia
con un centauro che calpesta una corona, e il motto _opportune_, per
indicare che avea saputo cogliere il tempo. Altri luoghi della Provenza
occupò dopo ucciso Enrico III, talchè Enrico IV per frenarlo occupò la
Savoja, e fe battere una medaglia con un Ercole che prostrava il
centauro, e col motto _opportunius_. Questi fatti sono ricordati nella
_Première et seconde savoisienne_, libercoli pubblicati quando Enrico IV
obbligò il duca di Savoja a cedergli il marchesato di Saluzzo. Solo
Clemente VIII riuscì a calmare Enrico, che da tutti i politici, e
massime dal cardinale d'Ossat, era consigliato a ritenersi la Savoja e
tutto il Piemonte, per punire l'infido duca, e serbarsi aperto il passo
all'Italia: ed Enrico, più generoso che prudente, restituì ogni cosa a
Carlo Emanuele.
[402] MUSTON.
[403] Vedi BAYLE in _Chigi_., e qui sopra a pag. 314.
[404] Di quel tempo rechiamo le seguenti note, somministrateci da
monsignor Bernardi.
«Faccio fede, et attesto io sottoscritto Lorenzo Bernardi, podestà di
Bubbiana (Bibiana) hauer il giorno, e festa di san Lorenzo hor scorso,
che fu li dieci d'agosto dell'anno hora scorso, proceduto alla visita e
recognitione de' cadaueri vccisi dalli ribelli Religionarj, venuti la
mattina d'esso giorno nel presente luogo, et hauerne ritrouato il
seguente numero tutti del presente luogo. Et primo il nob. M. Matteo
Barbero, huomo di conditione, carico di otto figliuoli, d'età d'anni
cinquantacinque, Maria Bonauda d'età d'anni ottanta circa, donna pouera
et miserabile mendica, Andriano et Anna figliuoli del fu Marcellino
Sebraro d'età d'anni, cioè detto Andriano di quattordici, e detta Anna
di tredici, lauoratore di campagna, Cattarina et Maria figliuole di
Giovanni Domenico Porta, d'età d'anni, cioè detta Cattarina di sedici,
et detta Maria di venti, miserabili, e d'honorate qualità, Antonio Buffo
servo di Gerolamo Cocho, d'età d'anni quindici circa, miserabile,
Catterino e Giouannina giugali de' Borghi, d'età d'anni venti circa
caduno, lauoratori di campagna, Gabrielle Alloa, d'età d'anni quaranta
circa, carico di due figliuoli piccoli, lauoratore di campagna, Andrea
Chiaberto, d'età d'anni venticinque, lauoratore di campagna, Giouanna
Bertotta, d'età d'anni settanta circa, mendica, Giacomo Antonio
figliuolo di Bartolomeo Barone, d'età d'anni quattordici, lauoratore di
campagna, Madalena figliuola di Bernardo Richa e moglie di Giouanni
Pietro Sebraro, gravida a punto di partorire, d'età d'anni venti, di
campagna, Giouanni Francesco Smoriglio, chierico della Motta, qual
faceua sua douzena in questo luogo per la scuola, d'età d'anni quindici
circa, d'onorate qualità, Madalena e Lorenzo madre e figliuolo de'
Veroni, d'età d'anni, cioè detta Madalena di sessanta, e detto Lorenzo
di quindici circa, persone pouere e di trauaglio, che in tutto sono
cadaueri diecisette, come dal detto atto di visita, et informationi di
recognitione di quelli appare, de' quali mi offerisco farne fede ad ogni
richiesta. In fede del che ho fatto la presente, et mi sono manualmente
sottoscritto. Bubbiana, li otto genaro dell'anno mille seicento
sessantaquattro.
BERNARDI, podestà».
«Faccio fede io sottoscritto Lorenzo Bernardi nodaro, et podestà di
Bubbiana, siccome alla venuta che hanno fatto li ribelli religionarj
della valle di Luserna nel presente luogo, il giorno et festa di san
Lorenzo hor scorsa, che fu li dieci d'agosto, sono entrati nelle
seguenti chiese e case de' particolari, e quelle saccheggiate come
segue: E primo sendo entrati nel conuento e chiesa de' RR. padri
Missionarj del presente luogo hanno rotto la porta, esportato la
piscide, calice, messo a pezzi l'imagine della Madonna, e tutte le
paramente, cioè pianete, mantili et altre, come dalle informationi da
noi tolte a pieno risulta. Più nella chiesa de' Disciplinanti del
presente luogo, rotto le sedie, esportate le vesti di essi, et le
paramente del sacerdote, et altare, come anche il calice e diverse altre
cose come da dette informationi appare. Più hanno saccheggiato la casa
del signor Pietro Moreno, come dalle informationi transmesse
all'eccellentissimo signor marchese di Pianezza si vede. Più la casa del
signor capitano Tommaso Barbero, la casa di Andrea Bonino, la casa di
madonna Simonda Moresca vedoua, la casa di M. Andrea Buffa, la casa di
Bartolomeo Castella, la casa di Francesco Bonino, la casa di Giacomo
Antonio Orcello, la casa del signor luogotenente Giovanni Geraudo, la
casa di Matteo Borgo, la casa di M. Francesco Falco, la casa di
Marcellino Paolo, et la casa di M. Matteo Barbero, hauendo rotte le
porte, e condotti via caualli, bestiami bouini, aperto i coffani, et
esportate moltissime lingierie, denari et effetti, come parimente
resulta dalle suddette informationi, et a noi infrascritto podestà dopo
hauerli ributtati dalla mia porta, quali con colpi di massa metteuano a
basso, hanno rotto le porte d'una mia cassina poco discosta dal presente
luogo, e mi hanno preso vna caualla di prezzo di doppie sei, come ne
consta da informatione ricevuta dal detto signor Pietro Morello nodaro
et compodestà del presente luogo. In fede mi sono manualmente
sottoscritto. Dat. in Bubbiana, li 13 genaro 1664.
BERNARDI, podestà».
[405] Vedi BERNARDI, _Ospizio de' Catecumeni in Pinerolo_. Pinerolo
1864.
[406] Oltre i già citati, notiamo:
RORENGO, _Memorie historiche della introdutione delle heresie_.
_Autentic detail of the Valdenses in Piemont and other countries, with
abridged translations of_ L'histoire des Vaudois par Bresse, _and_ La
rentrée glorieuse d'Henri Armand; _with the ancient Valdesian catechism;
to which is subjoined original letters, written during a residence among
the Vaudois of Piemont and Wurtemberg in_ 1825. Londra.
GILLY, _Narrative of an excursion to the mountains of Piemont in the
year_ 1825, _and researches among the Vaudois or Waldenses protestants,
inhabitants of the Cottien alpes. With maps_. Ivi 1820.
JONES, _the history of the Christian Church, including the very
interesting acount of the Waldenses and Albigenses_. 2 vol.
LOWTHEC'S, _Brief observations on the present state of the Waldenses_.
1825.
ACLAND, _A brief sketch of the history and present situation of the
Vaudois_. 1826.
ALLIX, _Some remarks upon the ecclesiastical history of the ancient
churches of Piedmont_.
PEYRUN, _Notice sur l'état actuel des églises vaudoises_. Parigi, 1822,
li sostiene coevi del cristianesimo.
A. MUSTON, _Hist. des Vaudois des vallées du Piémont_. 1834.
_L'Israel des Alpes, ou les martyrs vaudois_ li fa oriundi da Leone, che
nel IV secolo si separò da papa Silvestro, quando questi accettò beni
temporali da Costantino.
[407] _L'Eco delle valli, La Buona novella, Le serate valdesi_, ecc. Ne
riparliamo nel Discorso LVI.
DISCORSO LII.
SECOLO XVIII. GIANSENISMO. FILOSOFISTI. FRANCHIMURATORI. CAGLIOSTRO.
Con tre avversarj, oltre i consueti, ebbe a lottare la Chiesa nel secolo
XVIII: i Giansenisti, i Franchimuratori e i Filosofisti.
Allorchè un uomo delibera sopra il fare od ommettere un'azione, sente di
potere decidersi in un senso o nell'opposto: ma l'azione e la
deliberazione presente dipende da anteriori, in guisa da parerne quasi
inevitabile conseguenza. Ciò non significa che l'uomo sia legato alla
fatalità; bensì che egli non opera a caso, e che la libertà sua non vien
mai esercitata così bene, come quando si conforma alla legge morale,
insita in esso. Prescinde egli da questa? Se n'accorge, e confessa,
«Volendo avrei potuto fare altrimenti».
La volontà dunque ha bisogno di appoggi estrinseci, quali l'esempio, i
conforti, l'amicizia, l'approvazione o disapprovazione, la preghiera, la
coazione morale e fisica. Ma oltre quest'esterna si dà un'azione
interiore, che tutti sentono, che nessuno spiega. Il negare
quest'azione, i diversi tentativi di ragionarla[408] e di misurarne la
relativa importanza danno origine a variissimi sistemi, che collegansi
con quelli che concernono l'altro arcano dell'origine del male.
Fin dai primi secoli, Pelagio, per sostenere il libero arbitrio,
attenuava l'efficacia divina, cioè la Grazia, ponendo che le forze
naturali bastino per adempiere la legge. L'uomo, a dir suo, fu creato
mortale; nè il peccato ne deteriorò punto la prisca condizione. I
bambini nascono nel medesimo stato in cui fu posto Adamo, e gli uomini
sono liberi come erano nel paradiso terrestre. Ognuno può dunque
serbarsi immune da peccato e osservare la legge; sebbene non possa
raggiungere la perfezione. Che se vuolsi ammettere la Grazia divina,
questa consiste appunto nella libera volontà di non peccare; tutt'al più
è una ulteriore facoltà, concessaci da Dio per poter più facilmente
compire quel ch'egli ci comanda: il libero arbitrio consiste
nell'equilibrio fra il bene e il male, nella piena libertà di fare
questo o quello.
Sant'Agostino, il primo de' Padri latini che riducesse a forma
sistematica la dottrina evangelica, molto occupossi di questo dogma
capitale della vita cristiana; e combattendo Pelagio, sosteneva che
l'uomo, dopo la colpa d'origine, cessò di potere per sè evitare il
peccato ed osservare la legge: la grazia di operare il bene non può
venirgli che da Dio, il quale la concede a chi e in qual grado vuole.
Per lo peccato originale i bambini non partecipi della redenzione, van
perduti irremissibilmente; e in alcune anime predestinate alla gloria,
la Grazia si manifesta in modo indeclinabile e insuperabile. Queste
frasi, comparandole ad altre dello stesso santo, da san Fulgenzio e dai
teologi sono chiarite in modo di stabilire che col peccato originale
l'uomo perdette la Grazia santificante, divenne soggetto alla morte; il
libero arbitrio fu in lui non annichilato, ma indebolito; nè è dalla
concupiscenza trascinato inevitabilmente al peccato; nè portato
irresistibilmente al bene dalla Grazia, acquistata pel sangue di Cristo,
e mediante la quale riceve la facoltà di far bene. Questa Grazia
interiore deve prevenire la volontà, ed elevarla di sopra delle forze
sue naturali; nè da noi la meritiamo, ma ci è data gratuitamente: senza
di essa l'uomo non può fare opere meritorie; anche con essa non può
restare immune da qualche venialità.
È dunque atto creativo la predestinazione, per la quale la creatura
riesce quel che è; e una libertà finita non potrebbe limitare la
infinita del Creatore; il quale non sarebbe perfettamente libero se la
libertà finita non potesse determinare altrimenti che sforzandola. Però
la Grazia non viola il libero arbitrio nè potrebbe violarlo, poichè è
essa medesima che lo crea. Ma in che consista l'azione di Dio sulle
creature libere, in che modo producasi quell'effetto, si disputa.
Mentre alcuni, attribuendo tutto alla Grazia, pensavano che Dio abbia
irrevocabilmente prestabilita la sorte di ciascuno, Cassiano riconosceva
insufficiente la volontà umana, e necessario un sussidio esterno, per
operare il progressivo santificamento, ma negava l'azione gratuita e
preveniente, immediata e speciale di Dio sull'anima per muoverla a
cominciare il bene: anzi in un certo senso l'uomo colle forze naturali
può tutto, in quanto che i meriti di Cristo apersero a tutti
indistintamente un tesoro di grazie, ove ciascuno, mediante il desiderio
suo naturale di procacciarsi la salute, può attingerli quando e quanto
vuole (_Semipelagianismo_).
La quistione tocca a punti supremi di filosofia, di politica, di
religione; e per quanto il secolo possa deriderla, essa ancora
sopravvive ne' filosofi, che tutto attribuiscono all'energia umana,
escludendo ogni influenza superna sulle azioni e perciò ogni bisogno di
preghiera; e ne' pubblicisti che indagano se v'abbia una filosofia della
storia, cioè quanto l'azione della Provvidenza si combini con quella
dell'uomo nell'attuamento della società. Che se nella grossolana sua
manifestazione primitiva di Pelagio soccombette alle condanne della
Chiesa, modificata s'aggirò nelle scuole teologiche, dibattuta
contraddittoriamente dai seguaci di san Tommaso e da quelli di Duncano
Scoto (_Tomisti e Scotisti_): la vedemmo ridesta dai Protestanti, e non
risoluta pienamente dal Concilio di Trento, il quale, come non avea
determinato le precise relazioni della Chiesa collo Stato, così lasciò
indecise e la supremazia papale e la questione della natura della
Grazia, enigma della religione come della ragione, di cui Dio riserva a
sè il segreto.
Bensì avea pronunziato che la giustificazione si fa pei meriti di
Cristo, pe' quali l'uomo, liberamente consentendo e cooperando, riceve e
la remissione de' peccati e una carità inerente all'anima. La Grazia è
gratuita, ed è necessaria non solo per far opere meritorie, ma fino per
concepire il desiderio di farle. Col peccato, all'uomo restò indebolita
la libertà naturale, e Cristo non gli restituì l'innocenza. Iddio
concede a tutti quanta grazia è _sufficiente_ all'eterna salute; ad
alcuni, che predilige per fini imperscrutabili, dà una grazia
_efficace_, che li stabilisce irremovibilmente nel bene. Tutti dunque
son liberi di fare il bene, alcuni non sono liberi di fare il male.
Qualche luce in questo mistero venne portata allorchè fu condannato
Bajo. Il quale, o i suoi seguaci, insegnano che il predominio della
carità o della cupidine toglie la libertà di operare differentemente
dall'affetto predominante; mentre i Cattolici credono che all'uomo
rimane sempre il libero arbitrio _a necessitate_, non solo per le opere
proprie allo stato in cui trovasi attualmente, ma anche per quelle dello
stato contrario, cioè verso il male finch'è in istato di grazia, e
reciprocamente. Bajo fa che l'uomo dominato da cupidità abituale non può
fare azioni buone, sicchè tutte le opere degli infedeli e de' malvagi
sono peccato; mentre i Cattolici tengono che l'uomo signoreggiato dalla
cupidità può, in virtù d'un soccorso attuale, operar bene in ordine al
debito fine, benchè l'azione non possa esser meritoria, mancandovi la
giustizia abituale. Secondo Bajo, ogni azione non diretta al debito fine
da un abito oltranaturale è intrinsecamente viziosa; mentre i Cattolici
credono tale azione possa esser buona nella sostanza, benchè non
lodevole in ogni parte: e questo indirizzo al debito fine può darsi
anche nell'infedele e nel peccatore per opera della sola Grazia attuale:
tali azioni possono esser buone in sè, ma _non bene fiunt_.
I teologi sono lontani dall'andare d'accordo nell'esposizione; e i
Domenicani sopra l'opinione di san Tommaso compilarono il catechismo
romano: i Gesuiti propendettero a Duncano Scoto, che asseriva l'uomo
essere capace di qualche movimento verso il bene, fondandosi sulla bontà
del Padre e la misericordia del Figlio; ond'erano tacciati di
semipelagiani.
Maggiore efficacia all'arbitrio volle attribuire lo spagnuolo Luigi
Molina, supponendo che l'uomo, senza il soccorso della Grazia, possa
produr opere moralmente buone, resistere alle tentazioni, elevarsi da sè
ad atti di fede, speranza, carità, contrizione; giunto a questo, Iddio
gli concede la Grazia pei meriti di Gesù Cristo, per la quale prova gli
effetti soprannaturali della santificazione: ma l'arbitrio rimane sempre
indifferente anche sotto l'azione della Grazia, la quale esso può render
efficace o no. In somma l'opera buona la giustificazione vengono dal
cooperare della volontà e della Grazia; Iddio prevede, ma non determina
l'azione, bensì vede qual sarà la deliberazione della volontà.