Della tortura si trova bensì cenno nel processo. _Et ei dicto quod dicat

veritatem, alias devenietur ad torturam, respondit... Io non tengo nè ho

tenuto questa opinione del Copernico dopo che mi fu intimato con

precetto ch'io dovessi lasciarla. Del resto son qui nelle loro mani,

facciano quello che lor piace._

_Et cum nihil aliud posset haberi, remissus fuit ad locum suum._

Ciò prova talmente non essergli stata inflitta, che lo stesso Arduini

conchiude: «Dunque Galileo ebbe la tortura morale, la più dolorosa delle

torture, quella ove egli è tanto grande ai nostri occhi; e chi gliela

inflisse riman condannato per sempre».

Oltre i conosciuti, apparvero, nel 1865 e 66, eccellenti articoli di

Adolfo Valson nella _Revue d'économie chrétienne_ sul movimento

scientifico e intellettuale nel secolo XVII; e nella _Revue des sciences

ecclesiastiques_ altri dell'abate Bonix, il quale mostra che il decreto

del Sant'Uffizio non ottenne mai le formalità necessarie per

trasformarla in atto pontificale.

Nel _Dublin Review_ viene esaminata la condanna di Galileo in relazione

alle Congregazioni Romane, e l'autore prova che la decisione fu resa in

parte come decreto disciplinare, in parte come dottrinale d'una

congregazione, il che non porta mai l'infallibilità: il papa non ha

proferito. Del resto l'autore sostiene che la Congregazione non fallò,

giacchè l'ipotesi di Galileo era inverisimile, secondo le cognizioni

d'allora, e poichè pareva intaccare i testi scritturali, era prudente e

quasi necessario non abbandonare il senso tradizionale di questi per una

teoria poco provata. L'importanza stava nel serbare il principio della

interpretazione del testo sacro, ben più prezioso che non la verità

scientifica. E la Chiesa, che non s'arrogò men di definire le verità

fisiche, non fece che vegliar all'esattezze delle interpretazioni

teologiche presentate da Galileo.

[334] Lettera di Geri Bocchinieri del 16 aprile 1633.

[335] Non è inutile al soggetto il riferire qui la formola d'una

sentenza, tolta dal _Sacro Arsenale_ di esso Masini (Bologna 1665), che

dà una specie di sillabo delle eresie allora più consuete.

— Forma di sentenza e abjurazione contra un eretico formale non relasso

e penitente.

Noi frà N., Inquisitore ecc. ecc.

Noi N., Vicario ecc.

Essendo che tu N. N. fosti denunziato in questo Sant'Officio di N.

Che ti fossi dato a comporre alcuni libri sopra la sacra scrittura, e

specialmente sopra la divina Apocalissi, quali si pretendeva fossero

molti empj e cattivi; e ripreso non avessi voluto desistere da così

diabolica, operazione:

Che avessi ereticalmente trattato della materia del digiuno

ecclesiastico; e, essendoti per difesa della santa fede cattolica

argomentato contra, avessi allegata l'autorità degli eretici, che di ciò

hanno scritto sinistramente, e per ischerno:

Che avessi detto, la Chiesa da cinquecento anni in qua esser corrotta,

mostrando di non credere l'autorità del sommo pontefice, e della santa

Chiesa cattolica e apostolica romana, con dire che credevi in Cristo e

nelle Scritture, e che niuno poteva astringerti a creder quello che

crede la suddetta santa Chiesa romana:

Che essendoti da persona pia e zelante, con vivi argomenti dimostrato

che la detta santa Chiesa cattolica romana è la vera Chiesa, avessi

parlato in contrario, approvando l'empie e sacrileghe sètte di Giovanni

Us, di Martino Lutero e di Calvino:

Che avessi detto d'aver fatto venir di fuori una gran quantità di libri

per notabil somma di denari, dando, col tuo modo di dire, ad intendere

che fossero libri cattivi ed ereticali:

Fosti perciò d'ordine nostro carcerato in questo Santo Officio, e

fattati la perquisizione de' libri e scritture, furono appresso di te

ritrovati molti e molti libri eretici di Calvino e Calvinisti, e anco

Luterani, stampati, con un libro scritto a mano, appunto sopra la divina

Apocalissi, e altri fogli e quinternetti contenenti atrocissime eresie e

orrendissime bestemmie contro la santa fede cattolica.

E successivamente furono contro di te pigliate altre informazioni, per

le quali rimanesti di più indiciato,

Che avessi detto ad alcune persone, quali recitavano l'officio della

Beatissima Vergine, non sapendo esse il latino, che non giova il dirlo,

mentre non intendevano quello che leggevano; adducendo sopra ciò alcuni,

benchè inetti esempj, e quella volgata autorità, _legere et non

intelligere, negligere est_:

Che avessi dissuaso il frequentare la confessione sacramentale, con dire

che bastava confessarsi una volta sola, e non peccare mai più; e che il

confessarsi spesso, e poi tornar a peccare, era un burlare Dio:

Che avessi detto che il digiuno solito osservarsi dai Cattolici non è

altrimenti comandato da Dio, ma che è cosa della Chiesa, e che nostro

signor Iddio non guarda se si mangia un poco più o un poco meno:

Che, ragionandosi della divozione de' santi del cielo, e delle orazioni

che si debbono loro fare, avessi detto che, quando facciamo orazione,

dobbiamo pregare Dio e non i santi:

Che avessi detto che, se tu avessi comprata una certa villa, forse

avresti ordinato d'essere sepolto in detta villa, come facevano gli

antichi, aggiungendo altre parole per le quali mostravi di credere

sinistramente intorno alla sepoltura ecclesiastica:

Che avessi biasimato l'andar spesso ad ascoltar la messa, con dire ad

una persona, la quale ciò piamente faceva, che vanno a messa quelli che

hanno buon tempo, e che detta persona doveva aver buon tempo:

Che avessi detto che la Chiesa fa delle cose assai, e che li frati e

preti vanno sempre assottigliando, e fanno per guadagnare e tirare a

loro:

Che avessi parimenti biasimato l'andar co' piedi scalzi a visitar la

chiesa d'un tal santo del paradiso, con dire che la misericordia di Dio

è quella che ci può salvare, non certe cose pinzocchere; aggiungendo

molte altre parole con le quali mostravi di credere sinistramente

intorno alla venerazione e invocazione de' santi:

Che avessi più volte, senza alcun legittimo impedimento, e con pericolo

di grave scandalo tralasciato d'andar a sentir messa ne' giorni di

festa, scusandoti con dire che non eri vestito come volevi.

Sopra le quali cose avanti di noi più volte col tuo giuramento

esaminato, avendo già riconosciuto in giudicio tutti i libri eretici e

perniciosi trovati appresso di te, col libro e fogli scritti a mano,

dopo molte scuse, negazioni e tergiversazioni confessasti d'aver creduto

tutti gli errori ed eresie da te espresse in detto libro e fogli scritti

di tua mano, e altre eresie contenute ne' suddetti libri eretici di

Calvino, Calvinisti e Luterani. Ed in particolare,

Che l'empia e diabolica sètta calvinista sia la vera Chiesa di Cristo

dallo Spirito Santo figurata nella sacra Apocalissi per quella donna che

apparve in cielo vestita di sole e coronata di stelle, e che in detta

perversa e sacrilega sètta si trovi la vera dottrina evangelica e la

salute eterna:

Che la sacrosanta, cattolica e apostolica romana Chiesa sia la sinagoga

di Satanasso, e la meretrice babilonica, madre di fornicazioni e

abominazioni, e Sodoma spiritualmente, quanto alla dottrina che tiene e

insegna:

Che la suddetta santa Chiesa romana non sia dotata dell'autorità delle

chiavi, non creda che si trovi Iddio non sappia, che cosa sia spirito

d'intelligenza, non abbia inteso bene le parole di Cristo circa

l'autorità concessagli, nè ammetta dispute nè ragioni; ma col ferro

distrugga i suoi nemici a torto e crudelmente, e perseguitati empiamente

i martiri del Signore, intendendo per martiri gli empj e scellerati

eretici, giustamente da lei fatti morire per conto di religione, e

appunto come meretrice spogli altrui delle facoltà, e riduca li principi

e il mondo in misera servitù:

Che il sacrosanto Concilio di Trento rappresentante la santa Chiesa

romana, per aver egli proibito i libri d'autori eretici, sia il dragone

descritto nella detta sacra Apocalissi, che con la coda tirava a terra

la terza parte delle stelle; e che i Padri congregati in detto Concilio

per lo spazio di ventidue anni non abbino fatto altro che offendere la

Divina Maestà, e che il detto santo Concilio a guisa del suddetto

dragone abbia proferito bestemmie contro Dio e contro Cristo, e

ingannata la Chiesa, come il dragone ingannò Eva nell'orto:

Che li suddetti empj e scellerati eretici siano stati istrumenti della

fede, a Dio grati e profetati, e dallo Spirito Santo onorevolmente

figurati in più luoghi della divina scrittura da te espressi

distintamente nel processo:

Che Iddio abbia ripudiata la santa Chiesa romana come meretrice, e

datala in concubina a Satanasso, condannando l'uno e l'altro al fuoco

eterno:

Che tutti quelli che seguitano la dottrina della Chiesa romana siano

veramente eretici.

Che niun cristiano possa essere astretto dalla Chiesa romana a creder

quello che detta Chiesa romana crede e insegna:

Che la Chiesa sia corrotta, e che però l'orazione, la quale Cristo disse

aver fatta per Pietro apostolo che non venisse meno la sua fede, sia

adempita in Calvino, Lutero e altri eretici; li quali pareva a te

avessero per mezzo della loro dottrina superata e gittata a terra la

Chiesa romana:

Che sia bestemmia orrenda il dire che la sacra scrittura prenda autorità

dalla Chiesa:

Che il papa non sia capo della Chiesa, ma anticristo, rettor di tenebre,

e capo del diavolo, anzi il diavolo istesso, e non li convengano in modo

alcuno i titoli di santissimo e beatissimo:

Che i romani pontefici distruggano quello che Iddio ha fatto, e voltino

la grazia in servitù, e la cristiana libertà in perdizione, e leghino

gli uomini non solo nel corpo, ma anco nell'anima, e sottopongano il

cielo alla terra, e facciano peggio che il diavolo:

Che, se fosse vera la dottrina del romano pontefice in materia di

religione, la passione e morte di Cristo sarebbe stata più dannosa del

peccato di Adamo: e che esso romano pontefice con la sua dottrina

cagioni che qualsivoglia legge, ancorchè stolta e pazza, in paragone

della legge cristiana paja sapienza:

Che i Cattolici, e particolarmente i papi, nel far morire gli eretici

siano peggiori del diavolo, successori di Cain, imitatori di Giuda

traditore e di Pietro negante, Giudaici venditori del sangue giusto, e

persecutori della parola di Dio:

Che il papa sia imitatore contrario di Cristo nel negozio della sacra

messa:

Che sia atto d'idolatria il riverire il papa e i cardinali:

Che i Cattolici della sacrosanta Chiesa romana siano anticristiani.

Che i sacramenti della Chiesa di Cristo siano solamente due, cioè il

Battesimo e la Cena, e non contengano nè conferiscano la grazia; ma

siano solamente segni di essa:

Che nel santissimo sacramento dell'eucaristia non si contenga altrimenti

il vero corpo e sangue di nostro signor Gesù Cristo, ma che detto

sacramento sia solamente un segno del corpo e sangue di Cristo, e una

memoria della sua passione e morte; e che in questa forma sia stato

instituito da Cristo; e che ciò avevi creduto per un tempo, e dopo,

mutato proposito, avevi tenuto

Che in detto santissimo sacramento, fuori dell'atto del riceverlo, non

vi sia altrimenti il corpo e il sangue di nostro Signore, e perciò sia

atto d'idolatria l'adorarlo e portarlo in processione:

Che proferite le parole della consacrazione resti anco la sostanza del

pane e la sostanza del vino con la sostanza del corpo e del sangue di

Nostro Signore:

Che la Chiesa romana abbia errato nell'articolo della

transustanziazione:

Che nell'ostia consacrata si trovi solamente il corpo senza il sangue, e

nel calice consacrato solamente il sangue senza il corpo di Cristo:

Che sia necessario alla salute nostra che tutti ricevino il detto

sacramento sotto l'una e l'altra specie:

Che la sacra messa non sia vero, proprio e propiziatorio sacrificio

instituito da Cristo nella Chiesa, e che non giovi niente, anzi sia un

incantesimo, e uno spirito d'abominazione, e non debba celebrarsi con

vesti d'oro; e che i riti e cerimonie, quali usa la Chiesa nel

celebrarla, siano soverchie, e che non sia ben fatto celebrarla in onor

de' santi:

Che i santi in cielo non veggano le cose nostre, e che perciò sia cosa

vana e soverchia l'invocarli:

Che il culto delle sacre immagini sia specie d'idolatria, e che però

esse sacre immagini non debbano venerarsi:

Che dopo questa vita presente non vi sia purgatorio, ma solamente il

paradiso e l'inferno:

Che la confessione sacramentale di tutti i peccati mortali avanti al

sacerdote non sia necessaria:

Che rimessa la colpa, venga anco rimessa tutta la pena, e che perciò la

soddisfazione per li peccati sia vana:

Che i penitenti vengano a soddisfare per i suoi peccati solamente per la

confidenza che hanno nella passione e morte di Cristo:

Che le nostre soddisfazioni oscurino e diminuiscano il merito della

passione di Cristo:

Che la vera penitenza sia il non peccar più:

Che i sacerdoti non abbiano autorità di rimettere i peccati:

Che gli ordini o instituti monastici siano cattivi, e in essi non si

trovi salute: e che li preti e frati eziandio quanto allo stato che

professano siano peggiori de' Turchi; e che s'inganni colui che si fa

frate per salvarsi:

Che l'officio della santa Inquisizione sia cattivo, e instituito per

distruggere il Verbo eterno:

Che tutte le tradizioni, le quali tiene e crede la santa Madre Chiesa

romana, non si debbano credere, ma solamente quello che si contiene

espressamente nella scrittura sacra:

Che tutte le cerimonie e riti che usa la detta santa Chiesa romana

nell'amministrare i santi sacramenti, e in tutte l'altre occorrenze

ecclesiastiche siano scioccherie da fanciulli:

Che l'opre buone non siano meritorie nella vita eterna;

Che la sola fede basti a giustificarci:

Che sia lecito a ciascuno il tenere e leggere la sacra scrittura in

lingua volgare; e ciò non si possa proibire senza carico di coscienza; e

che tal proibizione sia contra Dio e la sua deità:

Che le indulgenze nella Chiesa di Dio siano nulle; e in particolare, che

i giubilei, le stazioni, gli anni santi, le medaglie, le corone e i

grani benedetti siano cose di gioco, e vane:

Che i vescovi creati dal pontefice romano non siano veri e legittimi

vescovi, ma una finzione umana:

Che lo stato conjugale sia megliore di quello de' continenti e vedovi;

Che tutte le censure ecclesiastiche siano vane:

Che il digiuno solito osservarsi nella Chiesa cattolica non sia cosa

comandata da Dio, nè vi sia obbligo alcuno di osservarlo ne' modi e

tempi ordinati dalla suddetta santa Chiesa romana:

Che l'uomo per il peccato di Adamo abbia perso il libero arbitrio, e che

tutta la nostra giustificazione venga da Dio senza alcuna nostra

operazione: e qualunque opera buona che noi facciamo venga solamente da

virtù divina, senza alcun concorso del libero nostro arbitrio; e che

l'uomo pecchi necessariamente:

Che sia lecito a' religiosi, sacerdoti e chierici costituiti negli

ordini sacri prender moglie a suo volere:

Che i matrimonj occulti siano validi, ancorchè non vi siano testimonj nè

il parroco, come comanda il sacro Concilio di Trento, e che in ciò basti

il giuramento delle parti:

Che ogni luogo sia buono per sepellirvi i morti, e che non giovi niente,

anzi sia mala cosa sepellirli in Chiesa e in altro luogo sacro, e fare

le altre cerimonie solite farsi dai Cattolici:

Che i pellegrinaggi ai luoghi santi, il far i voti e adempirli, gli

ornamenti delle chiese e degli altari, la venerazione delle reliquie de'

santi, l'osservanza delle feste fuorchè delle domeniche, Natale, Pasqua,

Ascensione e Pentecoste, siano cose erronee, e da non farne conto:

Che i miracoli fatti dai santi del Signore nella Chiesa cattolica e

apostolica romana siano invenzioni umane, e alle volte anco diaboliche:

Che i sacri dottori scolastici della suddetta Chiesa romana siano stati

falsi dottori, e piuttosto umani che evangelici, e anzi filosofi che

imitatori di Cristo, e che in materia di religione abbiano scritto per

compiacere al loro capo, cioè al papa:

Che il recitare l'officio della sacratissima Vergine Maria madre di Dio,

e nostra signora, e altre orazioni latinamente, se non s'intende quello

si dice non giovi:

Che alla custodia di ciascun uomo e donna, infino dalla natività, non

sia deputato da Dio un angelo, ma che un solo venga posto alla custodia

d'una provincia; e che il credere che ognuno abbia un angelo custode sia

un imitar l'idolatria degli antichi pagani.

Oltre a ciò confessasti che con animo e mente ereticale avevi ne'

suddetti tuoi scritti asserito la maggior parte delle suddette eresie, e

sforzatoti, come in detti scritti chiaramente si vede, di confermarle e

corroborarle con autorità e figure della sacra scrittura, e specialmente

della divina Apocalissi, con mescolarvi esecrande bestemmie, acerbissime

ingiurie, asprissime e per avventura non mai più sentite calunnie contra

la santa fede cattolica. E che molti anni sono ti furono lasciati i

suddetti libri eretici rinchiusi dentro una cassetta da una persona

oltramontana, con dirti che erano scritture de' suoi conti; e che

venutoti voglia di vedere cosa ciò fosse, avevi aperta la suddetta

cassetta, e visto ch'erano libri eretici gli avevi letti con gusto e

aderito ai loro errori, e poscia datoti a scrivere contro la suddetta

santa fede cattolica; e che eri perseverato nelle eresie sino a dieci

giorni dopo la tua carcerazione nel Sant'Officio: negando d'aver

imparato da altri le suddette eresie, nè insegnatele _ex professo_ ad

alcuna persona, nè meno aver in esse alcun complice nella città, ovvero

luogo di N. nè altrove, e dicendo d'esser pentito, d'aver tenuto e

creduto le suddette eresie ed errori, e di credere al presente tutto

quello che tiene e crede la detta santa cattolica e apostolica romana

Chiesa:

E avendo noi data piena informazione di questa tua causa e de' meriti di

essa alla sacra Congregazione della santa e universale Inquisizione

romana, d'ordine espresso della santità del N. S. per aver da te

l'intera verità, dopo averti assegnato il termine a far le tue difese,

nel quale niuna cosa adducesti a tua discolpa, ti esponessimo, senza

però alcun pregiudizio delle cose da te confessate, e contro di te

dedotte nel processo al rigoroso e anco repetito esamine, dal quale non

essendo risultata alcun'altra cosa di nuovo, similmente d'ordine

espresso di sua beatitudine siamo venuti contro di te all'infrascritta

diffinitiva sentenza.

Invocato il santissimo nome di nostro signore Gesù Cristo, della

gloriosissima madre sempre vergine Maria, e di san Pietro martire nostro

protettore, avendo avanti di noi li sacrosanti evangelj, acciò dal volto

di Dio proceda il nostro giudicio, e gli occhi nostri veggano l'equità;

— nella causa e cause vertenti tra il signor N. fiscale di questo

Sant'Officio da una parte e te N. suddetto, reo, indiciato, processato,

convinto e confesso, come di sopra dall'altra parte; — per questa nostra

diffinitiva sentenza, qual, sedendo pro tribunali, proferiamo in questi

scritti, in questo luogo ed ora da noi eletti; — diciamo, pronunziamo,

sentenziamo e dichiariamo che tu N. suddetto, per le cose da te

confessate e contro di te provate, come di sopra, sei stato eretico, e

conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene che sono dai

sacri canoni e altre costituzioni generali e particolari contro simili

delinquenti imposte e promulgate. Ma perchè hai detto d'esser pentito

de' suddetti tuoi errori ed eresie, e di credere al presente, e voler

credere fino alla morte tutto quello che tiene e crede la detta santa

madre Chiesa cattolica e apostolica romana, e del tuo grave eccesso

dimandato misericordia e perdono, saremo contenti assolverti dalla

scomunica maggiore, nella quale per le suddette eresie ed errori sei

incorso, e riceverti nel grembo della detta santa Madre Chiesa, purchè

prima con cuor sincero e fede non finta, vestito dell'abito di

penitenza, ornato del segno della santa croce quale dovrai portare per

l'avvenire sopra gli altri tuoi vestimenti, abjuri, maledici e detesti

pubblicamente, avanti di noi, li suddetti errori, eresie e sètte, e

generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e sètta che

contraddica alla detta santa Madre Chiesa cattolica, come per questa

nostra diffinitiva sentenza ti comandiamo che facci nel modo e forma che

da noi ti sarà data.

E acciocchè questi tuoi gravi errori non ti restino senza il dovuto

castigo, e sii più cauto nell'avvenire ed esempio agli altri che si

astengano da simili eccessi.

Ti condanniamo a tutte le pene degli eretici, contenute ed espresse ne'

suddetti sacri canoni e costituzioni pontificie, e a dover

perpetuamente, senza alcuna speranza di grazia, esser immurato nel

Sant'Officio, dove abbi a piangere la grave offesa da te fatta al sommo

creatore Iddio e all'unico redentor nostro Gesù Cristo e alla diletta

sua sposa detta, santa, cattolica e apostolica romana Chiesa, madre e

maestra di tutte le altre Chiese, fuori del cui grembo non può alcuno

trovare la vera e sempiterna salute, e al santissimo pontefice romano

sommo e supremo capo e sposo visibile di lei.

Ordinando che a maggior detestazione delle suddette tue empietà ed

edificazione di tutti i Cattolici, i libri e scritti eretici da te

tenuti siano abbruciati in pubblico.

E acciocchè dal benignissimo e clementissimo Dio Padre delle

misericordie ottenghi più facilmente la remissione e il perdono de'

suddetti tuoi errori ed eresie, per penitenze salutari t'imponiamo,

Che per tutto il rimanente della vita tua digiuni ogni primo venerdì di

ciascun mese semplicemente, e tutti i venerdì di marzo, e anco il

venerdì santo, in pane ed acqua:

Che per il detto tempo reciti una volta la settimana i sette salmi

penitenziali, con le litanie e preci seguenti, e appresso la corona

della beatissima sempre vergine Maria, e ogni domenica cinque volte il

_Pater noster_ e l'_Ave Maria_, e una volta il _Credo_, inginocchiato

avanti qualche sacra immagine. E finalmente

Che durante la vita tua, come di sopra, confessi sacramentalmente

quattro volte l'anno i tuoi peccati al sacerdote che da noi ti sarà

deputato, e di sua licenza ti comunichi nelle quattro principali

solennità, cioè nella Natività e Resurrezione di nostro signore Gesù

Cristo, della sacra Pentecoste e di tutti li Santi,

Riservando alla detta sacra Congregazione del Sant'Officio di Roma

l'autorità di mitigare e rimettere, o condonare in tutto o in parte le

dette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, condanniamo,

ordiniamo, penitenziamo e riferiamo in questo e ogni altro miglior modo

e forma che di ragione potemo e dovemo. —

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 41 / 101 段