Morbegno, Pietro Carati, del 3 ottobre 1571 al cardinale Borromeo, dove
gli dice che, «mentre vi sta un predicator luterano per li fuorusciti
forestieri, che pur son pochi», egli è da dodici anni parroco di
Morbegno, e vi si tenne sempre: ma ora teme non poter più durarvi,
attesa la gran carestia che domina, per la quale non ha abbastanza onde
vivere e soccorrere i tanti poveri che vengono alla sua porta. Pertanto
lo supplica d'ottenergli di cavar dallo Stato alquante some di formento
senza pagar le tratte.
[268] Nel 1584 Gregorio XIII raccomandava caldissimamente ai Cantoni
cattolici le cose di Valtellina. _Accepimus conari catholicæ ecclesiæ
hostes Sondrii hæreticorum scholas et collegia constituere, jamque hac
de causa legatos misisse. Obsistite, rogamus, tanto studio quantum
virtus pollicetur, quantumque Christi causa exposcit: nihil audebunt,
vobis invitis, moliri; vos vero ad eam laudem, quam in valle Mesolcina
retulistis, hanc quoque maximam adjicietis. Tota denique Valle Tellina,
Clavenna, cœterisque locis quibus potestis, catholicæ religionis
catholicorumque hominum causam suscipite, etc._ 28 aprile: e di nuovo ai
29 novembre. AP. THEINER.
[269] Vedasi la costui lettera 21 aprile 1550, e GOSSELINO, _Vita del
Gonzaga_, f. 62.
[270]
Di Milano, 24 maggio 1584.
«In materia dei negozj Grigioni scrivo assai pienamente al signor
cardinale Savello. La lettera al solito le viene aperta, per
informazione di lei; ma oltre ad essa, vi sono alcuni particolari,
ch'ella avrà qui allegati per poscritto, pur nella medesima materia, ed
ora gliene dirò d'un altro moto più secreto di tutti, il quale sebbene è
stato conferito meco da questo governatore confidentemente e con ogni
secretezza, niente di meno ho giudicato bene scriverlo a vossignoria
solamente, acciocchè ella lo faccia sapere a nostro signore, e non ad
altri, come per avviso. Sappia adunque che i popoli cattolici di
Valtellina, afflitti ed oppressi nelle cose della religione cattolica
dal governo e dominio de' signori Grigioni, l'anno passato fecero
ricorso a' ministri regj qui in Milano per esser ajutati ad uscir di
tanti travagli, e per poter vivere cattolicamente, come si conviene,
senza gl'impedimenti che hanno sentito e sentono negli ajuti spirituali.
E per far questo non dimandavano se non il soccorso di quattrocento
fanti per pochi giorni, li quali dicono esser abbastanza per levarsi in
un tratto da quella ubbidienza, e serrare i passi a' Grigioni che
volessero passar di qua de' monti: mostrando aver modo assai facile per
mantenersi poi colla gente della Valle. Scrissero questi ministri al re;
ed egli ora ha risposto che si dia loro l'ajuto che dimandano, ed ogni
altro per ajutarli nelle cose della religione cattolica in quei paesi
dove ci sia questo interesse. Fuori di questo rispetto, non si moverebbe
per modo alcuno. Ora avutasi questa risposta, i ministri suddetti hanno
soprasseduto fin adesso per veder l'esito del negozio della Lega, il
quale ora che è svanito, vedo che andranno pensando se lor possa
riuscire questo: il che quando fosse, ho speranza in Dio che in pochi
anni si farà tanto frutto in quella valle e paesi tutti di qua da'
monti, che si smorberà quasi quella peste eretica. Ma quando anco non
riuscisse, vedranno i Grigioni da questa commozione che in ogni modo
que' popoli non potranno durare in quello stato; e stando in continuo
dubbio di trattati simili, per non darne loro più occasione, si
risolveranno alla fine di permetter loro la libertà che dimandano. Nel
qual caso ultimo che, risentitisi i popoli suddetti, con le armi in
mano, se pure questa libertà per la quale si moverebbono, non seguisse,
e le cose fossero in rumore e rivolta, V. S. sappia che l'ambasciatore
di Francia, che è negli Svizzeri, ha sopraintendenza di tutti i negozj
del suo re ne' paesi de' Grigioni, e con esso ho fatto diversi ufficj
per l'ajuto spirituale di detti popoli sudditi; ed egli mi si ha
mostrato animatissimo di ajutar le cose cattoliche, e specialmente il
loro giusto desiderio. E però crederei in quel caso, con l'opera di
detto ambasciatore che entrerebbe come mezzano fra i signori ed i
sudditi, ed anco con l'intrinsechezza ch'io ho con li Cantoni cattolici
degli Svizzeri, che si farebbero intendere per la protezione di essi
sudditi, con procurare la libertà suddetta, e trattare e conchiudere fra
loro la concordia, anco con molto vantaggio per la religione cattolica.
Quando all'incontro la cosa riesca con pace e quiete, mi dà l'animo di
ottener dal re che si contentasse di restituire quei paesi a' Grigioni,
con condizioni molto gagliarde per la fede nostra; poichè egli ha dato
risoluzione a' suoi ministri di non volersi ingerire in simil negozio,
se non quanto che tocca alla religione cattolica. In questa materia io
non m'impaccio in modo alcuno, e mi riguardo tanto maggiormente dal non
cercarne altro, quanto che penso che ora vi si attenderà, ed io non
tengo per ajutare quei popoli altra via che la spirituale. Di qua fo
fare generali e particolari orazioni a Dio signor nostro, acciocchè se
n'abbia buon successo, a gloria del suo santo nome; ma non si palesa
perciò la qualità del negozio. Così desidero che V. S. faccia costì,
raccomandandolo molto ai religiosi e ad altri, e facendolo anco
raccomandare da' predicatori, ma copertamente.
«Io poi coll'occasione che ho da far qualche frutto ne' paesi degli
Svizzeri, come della visita di Locarno, che n'è bisognoso molto, e mi se
ne fa istanza, ed in altri luoghi anco di là da' monti, come della
consecrazione della nuova chiesa de' Cappuccini del colonnello Lussi, sì
per mantenere vivo il buon desiderio di detti popoli sudditi, e sì per
mantenere l'opinione che hanno avuto fin ora di me, ch'io vada, come in
effetto vo, solamente per il loro bene spirituale, come anco per esser
più vicino e presto a ogni rumore che succedesse di armi, anderò
trattenendomi in quei contorni, dove avrò anco occasione di trattar col
suddetto ambasciatore di Francia presenzialmente, acciocchè si ottenga
questa libertà cattolica in quelle valli, o per la via già indirizzata
con lui, per la quale si farà anco ogni diligenza opportuna,
massimamente che il nuncio di nostro signore in Francia mi avvisa che il
re gliene manderebbe commissione, per l'istanza ch'egli ne ha fatto, di
commissione di sua santità; ovvero non essendo successo quest'ultimo
negozio, ed essendo già suscitati i tumulti, si rimedii per via
d'accordo, come ho già detto».
[271] SPRECHER _Pallas_, lib. VI, p. 177. BUCELLINI, _Rhætia Christ_.
Nell'archivio diplomatico di Firenze, carteggio di Milano, trovai
lettera del cav. Modesti, che ai 9 luglio 1590 scriveva in cifra:
«Queste parole mi fecero ricordare di quel che, già sei anni sono,
quando io venni qua, intervenne ad un infelice gentiluomo mercante
milanese, al quale fu dato carico e denari secretamente, senza passar
mai per scrittura, acciocchè assoldasse tanta gente che bastasse a
impadronirsi della Valtellina; e non avendo potuto avere effetto il
trattato, i Grigioni saltarono su a dolersi, e questo pover uomo, dopo
lunghi sbattimenti fu mandato in galera. E mi ricordo che vidi una
mattina sua moglie con alcuni suoi piccoli figliuoli gettarsi ai piedi
del duca di Terranova, governatore di Milano, e domandare per sè e per
li minori misericordia, e che s. e. la ributtò quasi con il piede, e le
disse che non era stata poca la mercede che al marito egli avea fatto,
poichè non l'avea fatto morire: ed è più chiaro che non è il solo che da
lui fu eletto a quella impresa e per quello effetto datogli denaro».
E il 27 marzo 1591, raccomanda alla granduchessa «una figliolina di
Rinaldo Tettone, banchiere di questa città, che pe' suoi negozj andò a
traverso, e fu necessitato assentarsi, e lasciò la moglie qui con
alquanti piccoli figliuoli. In questa sua tenera età balla tutti i
balli, suona onestamente di liuto e di clavicordo singularmente, canta
di musica, e intavola ella medesima i madrigali, e scrive
ragionevolmente».
[272] _Disput. Tiran._, pag. 75.
[273] RIPAMONTI, _Hist. Mediol._; BALLARINO, _Felici successi de'
Cattolici in Valtellina_.
«Papa Gregorio III, mosso da compassione e zelo, coll'interposizione del
cardinal san Carlo, nell'anno 1581 persuaso a Carlo di Terranova di
sorprendere la Valtellina, e per verità seguiva se in quel mentre non
moriva il detto cardinale». _Manuscritto nell'archivio vescovile di
Como._
[274] Wir Gemeiner Dreyen Pünden ecc.
«Noi delle eccelse tre Leghe commissarj e consoli, congregati a Davos,
d'ordine e comando de' nostri signori e superiori delle Comunità,
facciam noto che sono comparsi avanti il nostro consiglio li nostri cari
confederati reverendi signori Giorgio Latzino e l'ecc. signor don Andrea
Ruinelli, li quali ci hanno proposto qualmente, già molti anni sono,
nella riformazione della nostra chiesa fu da noi nelle pubbliche Diete
ordinato a tutti li predicanti del nostro dominio e giurisdizione di
Valtellina e contado di Chiavenna, quaranta scudi; de' quali sinora
bisognavano contentarsi. Ma stante la presente continua carestia, ci
supplicano, in compenso della loro fatica e fedel servitù di
accrescergli il loro annuo salario, per poter più agiatamente campare.
«Avendo dunque considerata e ponderata detta causa, affinchè il servizio
non sia impedito, e che li ministri siano tanto meno gravati di spese e
vitto quotidiano,
«Ordiniamo e comandiamo che a tutti i predicatori di Valtellina e
contado di Chiavenna (benchè ne fosse uno o più per Comune) sia per il
loro annuo stipendio pagato senz'altra condizione scudi cinquanta, sino
ad altro ordine de' superiori;
«Comandando perciò a tutti i nostri officiali di Valtellina e contado di
Chiavenna presenti e futuri, che paghino a tutti li predicanti di dette
nostre provincie il sopranominato salario di cinquanta scudi, o dei beni
di chiesa o delle Comunità, ad arbitrio e beneplacito de' superiori,
sotto pena della disgrazia a qualunque a questo nostro ordine,
contrafarà.
«In fede di ciò abbiamo la presente nostra sentenza in più copie
pubblicata e suggellata col sigillo delle Dieci Dritture.
«Datum Davos, li 22 ottobre 1588.
PAOLO BÜL
Notajo in Davos.
[275] Vedi DE PORTA, vol. II. Anche l'arciprete Schenardi di Morbegno,
in uno scritto latino sul _propagare la fede cattolica nella Rezia_,
suggeriva che, quando i ministri eretici, ogni ottava del _Corpus
Domini_, venivano a celebrare i loro conciliaboli, nel ritorno fossero
côlti in imboscata a Bocca d'Adda, e mandati a Roma.
Al 23 giugno del 1568, il residente del granduca di Toscana a Milano
scrive a questo:
«Ha da sapere V. E. che in Oltolina et altre terre de' Grigioni era un
predicante luterano scelleratissimo, che già fu frate mendicante
dell'ordine de' Minori. Il quale per le sue male qualità fu condannato
al fuoco, sendosi egli ritirato a predicare ne' Luterani. Il quale era
avvisata sua santità che incognito veniva in questo Stato, e in tutta
Lombardia a fare diversi mali ufficj, per il che ella ha procurato, per
quello che intendo, che si facesse ogni esatta diligenza, come s'è fatto
dall'Inquisitore per porlo prigione, sendo egli stato condotto ai
confini di questo Stato, e dicono li nostri, dieci passi nella
giurisdizione dello Stato, dove è stato preso. Il che inteso da'
Grigioni, che pretendono la captura si è fatta sopra la loro
giurisdizione, dopo alcune diligenze che dicono aver fatte con S. E. e
l'Inquisitore, non vedendo seguir la liberazione di detto frate, si ha
avviso ch'hanno fatto porre prigioni molti frati che si trovano in un
monastero d'Oltolina, sotto il loro dominio, pubblicando che il medesimo
che patirà il detto suo predicatore, lo faranno patire a loro, et oltra
di ciò hanno protestato in iscritto a' confini e con li Svizzeri loro
confederati, d'ogni danno che perciò potesse seguire».
Questo raccolgo dall'Archivio diplomatico di Firenze: dal quale ho pure
un aneddoto intorno al famoso santuario di Einsidlen, appartenente ai
Grigioni. Gedeone Strucker, il 27 settembre 1614, così scriveva al
granduca:
«Essendo io partito li 24 di settembre di Santa Maria d'Hermitte
(_Einsiedelen_), due giorni appresso havendo un bredicatore bredicato
secundo il solito, è stato un burghese di Zurichio presente, mentre che
il ditto bredicatore attendeva alla sua bredicatione, quel Zurichese
dette una mentida con alta voce. Subito fu il preso dela guardia et
fatto brigione, et il popolo se dubitorno ch'el saria truncato la testa,
o per il mancho fenduta la lingua, ma la giustitia è statto
misericordioso, et hanno sentenziato che alla dominica prossimo dele 28
di settember egli debeno menar alla hora della bredica sopra il pergamo,
et redire la mentita data, et ch'el habia parlato falsamente, come un
tristo mentitor, et dimandar perdono al bredicatore et alla giustizia et
a tutti cattolici auditori quali sono stati presente. Quando fa bel
tempo, se bredica sopra una bela campagnia, avante una capela, et
circondato con la guardia, et compagnato nel tempio della dita guardia,
et recompagniato con torggie, et singulare reputatione, circa lontano
dal tempio una buona tyrata d'argebuso». _Arch. dipl. di Firenze._
[276] Quando il Fuentes minacciava i confini nel 1606, Ercole Salis
ambasciadore presso la signoria veneta, eccitava questa a sostener i
Grigioni nell'impedire questa pericolosa congiunzione di Stati. Il doge
rispose, dolendosi delle molestie tante recate dal Fuentes, e che il
senato riposava nella prudenza de' Valtellinesi, «volendo credere che in
quel paese dove si lascia che ognuno viva nella vocazione che Dio lo
ispira, non debbano li pretesti di religione far quegli effetti che il
Fuentes desidera». Il senato, allora in subuglio per l'interdetto,
decretò ai Grigioni tremila ducati il mese.
[277] Vedi il patto stipulato nel 1587, rinnovato nel 1604, fra i
Cantoni svizzeri e Filippo II per assicurare la religione cattolica
nelle terre già comasche, _ap._ LUNIG, _Cod. dipl. ital._ I, p. I, sect.
2.
[278] L'arciprete Rosca lasciò scritto: «Li principali della comunità di
Sondrio erano la maggior parte eretici. Triasso, Ponchiera, Piazza,
Colda, Cagnoletti, Arquino, Riatti, Marzi, Gualzi, Colombera, Sandrini,
Pradella, Triangia, Ligari, Majoni, Bassola erano tutti cattolici.
Sondrio, Ronchi, Gualtieri, Aschieri, Prati, Mossini e Moroni sono
misti, e però si servono di due ministri, i quali tendono in Sondrio e
nella contrada de' Mossini». I Marlianici erano i principali calvinisti.
[279] Il sig. C. J. Kind (_Die Reformation in den Bistümern Chur und
Como_) mi imputa di aver detto ma non provato che il re d'Inghilterra
desse denari per sostenere gli eretici in Valtellina. Oltre esser la
cosa verisimile, leggo nella lettera di Pietro Paolo Vergerio, 8 marzo
1551, al Gualterio: «Dite al Bullingero che l'ambasciadore del
serenissimo re d'Inghilterra, che è in Augusta, mi ha scritto di sapere
che sua maestà mi vuol dare qualche ajuto onde io possa continuare a far
la guerra al diavolo».
Delle cose di Valtellina si occupa spesso il carteggio fra il cardinale
Borghese, ministro di Stato a Roma, e il Bentivoglio nunzio a Parigi.
Nominatamente il 20 luglio 1618 quegli ripeteva come bisognasse esortar
i Cantoni cattolici e la Francia a proteggere i vescovi di Sion e di
Coira, confinanti coll'Italia e molto molestati: e massime dacchè i
Grigioni aveano eretto un loro collegio a Sondrio, «il che è cosa
pestifera non solamente a quella valle, ma all'altre vicine del
bergamasco e bresciano, e per conseguenza all'Italia».
[280] Scrisse la vita del Rusca Giambattista Bajacca. Frà Riccardo da
Rusconera di Locarno ne stampò il martirio nel 1620 ad Ingolstad;
qualificata per libro infame dal De Porta, il quale non ha contumelie
bastanti contro il Rusca, e reca certi versi di uno di Norimberga, ove è
messo a fascio con Ravaillac, Ridicovio, Girard, Clement, Lopez ed altri
_quos secta, propago_
_Cocyti, cœlo perfricta fronte sacravit_
_Martyres, heu reguum cultris qui viscera ledunt, etc._
Ne fece un poema (_il Parlamento_, Como, Arcione, 1610) Cesare Grassi
comasco, che in un altro rozzo poema (_Il popolo pentito_ ib. Frova
1639) descrive i mali del suo tempo.
[281] Così un libro intitolato «Vera narratione del massacro fatto dai
papisti rebelli nella maggior parte della Valtellina, messa in luce per
la necessaria informatione et ammonitione a tutti i Stati liberi, e per
esemplo a tutti i veri cristiani di perseverare nella pura professione
del santo evangelio. Beati coloro che sono perseguitati per cagione di
giustizia, perciocchè di essi è il regno de' cieli».
[282] DE PORTA II, 483.
[283] «Fu fatta una congiura da' predicanti et Grigioni, la quale
s'esibisce separatamente alla M. V., nella quale fu risoluto d'ammazzare
il clero et nobili della valle... col giorno et hora ne' quali doveva il
tutto essere eseguito».
[284] Che i banditi Grigioni avessero intelligenze anche col governator
di Milano non ne lasciano dubbio i carteggi dei granduchi di Toscana,
dove sono divisate tutte le pratiche dei Planta, del Zambra, di
Cristoforo Carcano e del prevosto della Scala, che a Milano era centro e
anima di tutti quei maneggi. Un Beroldinger, che in Isvizzera facea gli
affari de' granduchi, scriveva il 17 dicembre 1619:
«Nelli Grisoni le cose sono ancora irresolute, però con più avantaggio
delli Luterani che de' Cattolici. Tuttavia si tratta una sollevazione
per servizio delli Cattolici, e potendosi quella effettuare, portaria
non poco giovamento alla nostra fede. Tuttavia le pratiche per la parte
de' Veneziani sono tanto grandi, che ci priva della speranza di qualche
buon fine. Con tuttociò dovemo sperare ch'Iddio non abbandonerà li
suoi».
E nel carteggio di Milano, riferendosi le informazioni avute, si trova
al 3 giugno 1620:
«In Svizzera sempre si è mandato soldati alla sfilata, essendone partiti
di qua fin ad ora 900, e sebbene questo negozio sia trattato con
grandissima segretezza, si scoprì in ogni modo che tutto si fa per
ajutar certi banditi grigioni i quali, risoluti di tornar ne' loro
paesi, tentano ogni strada perchè li riesca. E tanto che hanno
determinato, per un lungo cammino che fanno, di entrare nell'Egnadina
Alta e poi nella Val Tellina, per impadronirsi di quella valle, che,
quando li sortisca, sarà di grandissimo utile a' Spagnuoli, che senza
apparire a niuno, otterranno il loro intento d'esser padroni della Val
Tellina, che per la qualità del sito e pel transito comodissimo nel
Tirolo, sarebbe cosa di grandissima conseguenza».
Al 24. «A ogni punto si aspetta di sentire quel che haveranno fatto i
Banditi grigioni ne' loro paesi, sentendosi che alli 25 si haveva a dar
dentro, e che tutti i soldati mandati di qua per questo effetto erano
lesti per muoversi dove gli fussi stato comandato...»
Al 30 giugno, negli avvisi di Svizzera c'è: «Sono passati a questi
giorni alquanti carichi di denari, che da Milano mandano in Germania,
sebbene i banditi hanno pubblicato che devono servire contro a'
Grigioni».
Al 1 luglio. «In Grigioni si doveano effettuare i tentativi de' banditi
il giorno di san Giovanni, ma perchè le genti del serenissimo Leopoldo
(l'arciduca?) non potettero esser all'ordine per quel tempo, per questo
si è differita l'esecuzione tutto il mese di giugno passato. E mi ha
detto il signor duca di Feria che adesso aspetta avviso del seguito a
ogni punto, e spera che s'abbia a sentire qualche bel colpo per
l'estirpazione degli eretici di questi paesi. Mi soggiunse che, avendo
fatta istanza al papa per semplice consiglio, come si dovesse incamminar
il negozio, che non ha mai potuto haver risposta, e se ne dolse
gagliardamente».
Al 8 luglio. «I maneggi trattati dai banditi grigioni per entrare
nell'Engaddina bassa non sono riusciti, per essere stati scoperti, et
avvertiti i lor nemici... Non si resta però di fare ogni diligenza per
ajutar quelle pratiche. Jersera incassarono cento colli di polvere,
archibusi et moschetti, si dice per mandarli in quei paesi».
[285] DE BURGO, p. 9: cioè da 50,000 franchi.
[286] LAVIZZARI, p. 159.
[287] SPRECHER, _Hist. motuum_ ecc.
[288] DE BURGO, 64.
[289] «Che fu il 19 luglio 1620, giorno veramente fausto, et per tanta
felicità degno d'essere annoverato tra gli più celebri dell'anno con
solenni processioni» BALLARINI, _Felici Progressi_ etc, p. 10.
«Como tanti Macabei confidati nel divino ajuto assalirono gli eretici...
La qual impresa quanto sia stata accetta a Dio l'ha testificato con
diversi miracoli ecc.». _Relazione manuscritta_.
«Il che successe con tanta facilità et felicità, che ben si vide la mano
di Dio assistente ad opera tanto santa; poichè in tutta la valle non si
mossero più di cento persone, sebbene ci fu il consenso di tutti gli
altri, et nondimeno ammazzarono tanto numero di heretici et ufficiali
Grigioni». _Supplica al re cattolico_.
«Di Teglio il fatto glorioso sgombra l'oscurità dell'eresia, abbellisce
il cristianesimo, empie di gioja il mio cuore e d'altri fedeli, e tutte
le lingue si debbono snodare per celebrarlo d'opera sì sublime ed alta,
conveniente alla sublimità ed altezza ove siede». _Il Rusco o
descrizione del contado_ ecc.
L'Alberti però nelle Antichità di Bormio dice _Fortissimum consilium
quod vos ad salutaria arma capienda compulit, et Grisonum hereticorurn
jugum excutere suasit faveat exercituum Deus pietati et fortitudini
vestræ. Gregorio XV, breve del 9 marzo 1623_. Ed il _Quadrio, Della
Rezia Cisalpina, Diss._ IV. «Parve che il cielo stesso dichiarar si
volesse a favore del loro disegno, poichè, dove tutta la notte caduta
era abbondevole pioggia.. si mostrò il cielo all'apparir dell'alba terso
affatto d'ogni nube e sereno». Esso Quadrio vorrebbe contro il vero
insinuare che si aveva riguardo alle donne come _cose mobili per
natura_: che a Teglio otto donne e tre fanciulli rimasero per
_accidente_ sacrificati, ecc.: ma non era egualmente un assassinio e su
queste e su gli uomini? che «da' prudenti fu lodata la rivolta, non già
il modo».
Al fine del vol. III degli _Atti e monumenti della Chiesa Gallicana_,
1631, in-fol. è inserita una _Storia delle stragi di Valtellina_ di
Abbot arcivescovo di Cantorbery, ma non è che la traduzione
dell'opuscolo tedesco di Gaspare Waser, illustre teologo zuricano,
riprodotto nella Biblioteca dell'Höttinger, e tradotto subito in
italiano, in francese, in inglese. Egli dà a minuto le particolarità
della strage, e per esso tutti gli uccisi sono martiri, de' quali
racconta il coraggio, la costanza, i detti pietosi, alla guisa de'
martirologi. Va con esagerazione opposta il libro _Kelchkrieg, koder
urzer und wahrhaftiger Bericht des Kelchkriegs so ron den calvinischen
Pundtneren, und Zwinglischen, Zürcheren und Berneren in Veltlin
vollbracht worden_, 1620. Altorf: e l'anno stesso a Milano in italiano.
Una relazione contemporanea che ho trovata nell'Archivio generale di
Firenze, dice tra le altre cose: «Nel mentre che si sono assicurati li
posti et passi, li soldati paesani et massime li contadini sono andati
alla caccia dei fuggiti heretici, et havendo trovata la maggior parte,
gli hanno ammazzati tutti, specialmente d'una villa chiamata de Mossini
sopra Sondrio, lavandosi le mani nel sangue loro, et hanno preso molti
predicanti, alcuni de' quali tengono vivi per cavare da essi la verità
della macchinazione et trattato di ammazzare li cattolici, et estirpare
la fede Cattolica, poi li tratteranno come meritano.
«Il numero de' morti heretici sarà da 500, ma non può dirsi preciso
perchè se n'ammazzano ogni giorno, trovati nelle caverne. Altri sono
fuggiti oltre a monti, altri nel Venetiano.
«Non si lascia di dire che, tra li morti di Tirano vi era uno grisone
come gigante, che giaceva in terra con moltissime ferite, et perchè
doppo quattr'hore et più parve che movesse il capo, un figlioletto
cattolico de cinque anni andò a dargli con una mazzetta sopra il capo
dicendo, _Quel traditore lùtero non vuole anco morire_.