[267] È nell'archivio arcivescovile di Milano una lettera del curato di

Morbegno, Pietro Carati, del 3 ottobre 1571 al cardinale Borromeo, dove

gli dice che, «mentre vi sta un predicator luterano per li fuorusciti

forestieri, che pur son pochi», egli è da dodici anni parroco di

Morbegno, e vi si tenne sempre: ma ora teme non poter più durarvi,

attesa la gran carestia che domina, per la quale non ha abbastanza onde

vivere e soccorrere i tanti poveri che vengono alla sua porta. Pertanto

lo supplica d'ottenergli di cavar dallo Stato alquante some di formento

senza pagar le tratte.

[268] Nel 1584 Gregorio XIII raccomandava caldissimamente ai Cantoni

cattolici le cose di Valtellina. _Accepimus conari catholicæ ecclesiæ

hostes Sondrii hæreticorum scholas et collegia constituere, jamque hac

de causa legatos misisse. Obsistite, rogamus, tanto studio quantum

virtus pollicetur, quantumque Christi causa exposcit: nihil audebunt,

vobis invitis, moliri; vos vero ad eam laudem, quam in valle Mesolcina

retulistis, hanc quoque maximam adjicietis. Tota denique Valle Tellina,

Clavenna, cœterisque locis quibus potestis, catholicæ religionis

catholicorumque hominum causam suscipite, etc._ 28 aprile: e di nuovo ai

29 novembre. AP. THEINER.

[269] Vedasi la costui lettera 21 aprile 1550, e GOSSELINO, _Vita del

Gonzaga_, f. 62.

[270]

Di Milano, 24 maggio 1584.

«In materia dei negozj Grigioni scrivo assai pienamente al signor

cardinale Savello. La lettera al solito le viene aperta, per

informazione di lei; ma oltre ad essa, vi sono alcuni particolari,

ch'ella avrà qui allegati per poscritto, pur nella medesima materia, ed

ora gliene dirò d'un altro moto più secreto di tutti, il quale sebbene è

stato conferito meco da questo governatore confidentemente e con ogni

secretezza, niente di meno ho giudicato bene scriverlo a vossignoria

solamente, acciocchè ella lo faccia sapere a nostro signore, e non ad

altri, come per avviso. Sappia adunque che i popoli cattolici di

Valtellina, afflitti ed oppressi nelle cose della religione cattolica

dal governo e dominio de' signori Grigioni, l'anno passato fecero

ricorso a' ministri regj qui in Milano per esser ajutati ad uscir di

tanti travagli, e per poter vivere cattolicamente, come si conviene,

senza gl'impedimenti che hanno sentito e sentono negli ajuti spirituali.

E per far questo non dimandavano se non il soccorso di quattrocento

fanti per pochi giorni, li quali dicono esser abbastanza per levarsi in

un tratto da quella ubbidienza, e serrare i passi a' Grigioni che

volessero passar di qua de' monti: mostrando aver modo assai facile per

mantenersi poi colla gente della Valle. Scrissero questi ministri al re;

ed egli ora ha risposto che si dia loro l'ajuto che dimandano, ed ogni

altro per ajutarli nelle cose della religione cattolica in quei paesi

dove ci sia questo interesse. Fuori di questo rispetto, non si moverebbe

per modo alcuno. Ora avutasi questa risposta, i ministri suddetti hanno

soprasseduto fin adesso per veder l'esito del negozio della Lega, il

quale ora che è svanito, vedo che andranno pensando se lor possa

riuscire questo: il che quando fosse, ho speranza in Dio che in pochi

anni si farà tanto frutto in quella valle e paesi tutti di qua da'

monti, che si smorberà quasi quella peste eretica. Ma quando anco non

riuscisse, vedranno i Grigioni da questa commozione che in ogni modo

que' popoli non potranno durare in quello stato; e stando in continuo

dubbio di trattati simili, per non darne loro più occasione, si

risolveranno alla fine di permetter loro la libertà che dimandano. Nel

qual caso ultimo che, risentitisi i popoli suddetti, con le armi in

mano, se pure questa libertà per la quale si moverebbono, non seguisse,

e le cose fossero in rumore e rivolta, V. S. sappia che l'ambasciatore

di Francia, che è negli Svizzeri, ha sopraintendenza di tutti i negozj

del suo re ne' paesi de' Grigioni, e con esso ho fatto diversi ufficj

per l'ajuto spirituale di detti popoli sudditi; ed egli mi si ha

mostrato animatissimo di ajutar le cose cattoliche, e specialmente il

loro giusto desiderio. E però crederei in quel caso, con l'opera di

detto ambasciatore che entrerebbe come mezzano fra i signori ed i

sudditi, ed anco con l'intrinsechezza ch'io ho con li Cantoni cattolici

degli Svizzeri, che si farebbero intendere per la protezione di essi

sudditi, con procurare la libertà suddetta, e trattare e conchiudere fra

loro la concordia, anco con molto vantaggio per la religione cattolica.

Quando all'incontro la cosa riesca con pace e quiete, mi dà l'animo di

ottener dal re che si contentasse di restituire quei paesi a' Grigioni,

con condizioni molto gagliarde per la fede nostra; poichè egli ha dato

risoluzione a' suoi ministri di non volersi ingerire in simil negozio,

se non quanto che tocca alla religione cattolica. In questa materia io

non m'impaccio in modo alcuno, e mi riguardo tanto maggiormente dal non

cercarne altro, quanto che penso che ora vi si attenderà, ed io non

tengo per ajutare quei popoli altra via che la spirituale. Di qua fo

fare generali e particolari orazioni a Dio signor nostro, acciocchè se

n'abbia buon successo, a gloria del suo santo nome; ma non si palesa

perciò la qualità del negozio. Così desidero che V. S. faccia costì,

raccomandandolo molto ai religiosi e ad altri, e facendolo anco

raccomandare da' predicatori, ma copertamente.

«Io poi coll'occasione che ho da far qualche frutto ne' paesi degli

Svizzeri, come della visita di Locarno, che n'è bisognoso molto, e mi se

ne fa istanza, ed in altri luoghi anco di là da' monti, come della

consecrazione della nuova chiesa de' Cappuccini del colonnello Lussi, sì

per mantenere vivo il buon desiderio di detti popoli sudditi, e sì per

mantenere l'opinione che hanno avuto fin ora di me, ch'io vada, come in

effetto vo, solamente per il loro bene spirituale, come anco per esser

più vicino e presto a ogni rumore che succedesse di armi, anderò

trattenendomi in quei contorni, dove avrò anco occasione di trattar col

suddetto ambasciatore di Francia presenzialmente, acciocchè si ottenga

questa libertà cattolica in quelle valli, o per la via già indirizzata

con lui, per la quale si farà anco ogni diligenza opportuna,

massimamente che il nuncio di nostro signore in Francia mi avvisa che il

re gliene manderebbe commissione, per l'istanza ch'egli ne ha fatto, di

commissione di sua santità; ovvero non essendo successo quest'ultimo

negozio, ed essendo già suscitati i tumulti, si rimedii per via

d'accordo, come ho già detto».

[271] SPRECHER _Pallas_, lib. VI, p. 177. BUCELLINI, _Rhætia Christ_.

Nell'archivio diplomatico di Firenze, carteggio di Milano, trovai

lettera del cav. Modesti, che ai 9 luglio 1590 scriveva in cifra:

«Queste parole mi fecero ricordare di quel che, già sei anni sono,

quando io venni qua, intervenne ad un infelice gentiluomo mercante

milanese, al quale fu dato carico e denari secretamente, senza passar

mai per scrittura, acciocchè assoldasse tanta gente che bastasse a

impadronirsi della Valtellina; e non avendo potuto avere effetto il

trattato, i Grigioni saltarono su a dolersi, e questo pover uomo, dopo

lunghi sbattimenti fu mandato in galera. E mi ricordo che vidi una

mattina sua moglie con alcuni suoi piccoli figliuoli gettarsi ai piedi

del duca di Terranova, governatore di Milano, e domandare per sè e per

li minori misericordia, e che s. e. la ributtò quasi con il piede, e le

disse che non era stata poca la mercede che al marito egli avea fatto,

poichè non l'avea fatto morire: ed è più chiaro che non è il solo che da

lui fu eletto a quella impresa e per quello effetto datogli denaro».

E il 27 marzo 1591, raccomanda alla granduchessa «una figliolina di

Rinaldo Tettone, banchiere di questa città, che pe' suoi negozj andò a

traverso, e fu necessitato assentarsi, e lasciò la moglie qui con

alquanti piccoli figliuoli. In questa sua tenera età balla tutti i

balli, suona onestamente di liuto e di clavicordo singularmente, canta

di musica, e intavola ella medesima i madrigali, e scrive

ragionevolmente».

[272] _Disput. Tiran._, pag. 75.

[273] RIPAMONTI, _Hist. Mediol._; BALLARINO, _Felici successi de'

Cattolici in Valtellina_.

«Papa Gregorio III, mosso da compassione e zelo, coll'interposizione del

cardinal san Carlo, nell'anno 1581 persuaso a Carlo di Terranova di

sorprendere la Valtellina, e per verità seguiva se in quel mentre non

moriva il detto cardinale». _Manuscritto nell'archivio vescovile di

Como._

[274] Wir Gemeiner Dreyen Pünden ecc.

«Noi delle eccelse tre Leghe commissarj e consoli, congregati a Davos,

d'ordine e comando de' nostri signori e superiori delle Comunità,

facciam noto che sono comparsi avanti il nostro consiglio li nostri cari

confederati reverendi signori Giorgio Latzino e l'ecc. signor don Andrea

Ruinelli, li quali ci hanno proposto qualmente, già molti anni sono,

nella riformazione della nostra chiesa fu da noi nelle pubbliche Diete

ordinato a tutti li predicanti del nostro dominio e giurisdizione di

Valtellina e contado di Chiavenna, quaranta scudi; de' quali sinora

bisognavano contentarsi. Ma stante la presente continua carestia, ci

supplicano, in compenso della loro fatica e fedel servitù di

accrescergli il loro annuo salario, per poter più agiatamente campare.

«Avendo dunque considerata e ponderata detta causa, affinchè il servizio

non sia impedito, e che li ministri siano tanto meno gravati di spese e

vitto quotidiano,

«Ordiniamo e comandiamo che a tutti i predicatori di Valtellina e

contado di Chiavenna (benchè ne fosse uno o più per Comune) sia per il

loro annuo stipendio pagato senz'altra condizione scudi cinquanta, sino

ad altro ordine de' superiori;

«Comandando perciò a tutti i nostri officiali di Valtellina e contado di

Chiavenna presenti e futuri, che paghino a tutti li predicanti di dette

nostre provincie il sopranominato salario di cinquanta scudi, o dei beni

di chiesa o delle Comunità, ad arbitrio e beneplacito de' superiori,

sotto pena della disgrazia a qualunque a questo nostro ordine,

contrafarà.

«In fede di ciò abbiamo la presente nostra sentenza in più copie

pubblicata e suggellata col sigillo delle Dieci Dritture.

«Datum Davos, li 22 ottobre 1588.

PAOLO BÜL

Notajo in Davos.

[275] Vedi DE PORTA, vol. II. Anche l'arciprete Schenardi di Morbegno,

in uno scritto latino sul _propagare la fede cattolica nella Rezia_,

suggeriva che, quando i ministri eretici, ogni ottava del _Corpus

Domini_, venivano a celebrare i loro conciliaboli, nel ritorno fossero

côlti in imboscata a Bocca d'Adda, e mandati a Roma.

Al 23 giugno del 1568, il residente del granduca di Toscana a Milano

scrive a questo:

«Ha da sapere V. E. che in Oltolina et altre terre de' Grigioni era un

predicante luterano scelleratissimo, che già fu frate mendicante

dell'ordine de' Minori. Il quale per le sue male qualità fu condannato

al fuoco, sendosi egli ritirato a predicare ne' Luterani. Il quale era

avvisata sua santità che incognito veniva in questo Stato, e in tutta

Lombardia a fare diversi mali ufficj, per il che ella ha procurato, per

quello che intendo, che si facesse ogni esatta diligenza, come s'è fatto

dall'Inquisitore per porlo prigione, sendo egli stato condotto ai

confini di questo Stato, e dicono li nostri, dieci passi nella

giurisdizione dello Stato, dove è stato preso. Il che inteso da'

Grigioni, che pretendono la captura si è fatta sopra la loro

giurisdizione, dopo alcune diligenze che dicono aver fatte con S. E. e

l'Inquisitore, non vedendo seguir la liberazione di detto frate, si ha

avviso ch'hanno fatto porre prigioni molti frati che si trovano in un

monastero d'Oltolina, sotto il loro dominio, pubblicando che il medesimo

che patirà il detto suo predicatore, lo faranno patire a loro, et oltra

di ciò hanno protestato in iscritto a' confini e con li Svizzeri loro

confederati, d'ogni danno che perciò potesse seguire».

Questo raccolgo dall'Archivio diplomatico di Firenze: dal quale ho pure

un aneddoto intorno al famoso santuario di Einsidlen, appartenente ai

Grigioni. Gedeone Strucker, il 27 settembre 1614, così scriveva al

granduca:

«Essendo io partito li 24 di settembre di Santa Maria d'Hermitte

(_Einsiedelen_), due giorni appresso havendo un bredicatore bredicato

secundo il solito, è stato un burghese di Zurichio presente, mentre che

il ditto bredicatore attendeva alla sua bredicatione, quel Zurichese

dette una mentida con alta voce. Subito fu il preso dela guardia et

fatto brigione, et il popolo se dubitorno ch'el saria truncato la testa,

o per il mancho fenduta la lingua, ma la giustitia è statto

misericordioso, et hanno sentenziato che alla dominica prossimo dele 28

di settember egli debeno menar alla hora della bredica sopra il pergamo,

et redire la mentita data, et ch'el habia parlato falsamente, come un

tristo mentitor, et dimandar perdono al bredicatore et alla giustizia et

a tutti cattolici auditori quali sono stati presente. Quando fa bel

tempo, se bredica sopra una bela campagnia, avante una capela, et

circondato con la guardia, et compagnato nel tempio della dita guardia,

et recompagniato con torggie, et singulare reputatione, circa lontano

dal tempio una buona tyrata d'argebuso». _Arch. dipl. di Firenze._

[276] Quando il Fuentes minacciava i confini nel 1606, Ercole Salis

ambasciadore presso la signoria veneta, eccitava questa a sostener i

Grigioni nell'impedire questa pericolosa congiunzione di Stati. Il doge

rispose, dolendosi delle molestie tante recate dal Fuentes, e che il

senato riposava nella prudenza de' Valtellinesi, «volendo credere che in

quel paese dove si lascia che ognuno viva nella vocazione che Dio lo

ispira, non debbano li pretesti di religione far quegli effetti che il

Fuentes desidera». Il senato, allora in subuglio per l'interdetto,

decretò ai Grigioni tremila ducati il mese.

[277] Vedi il patto stipulato nel 1587, rinnovato nel 1604, fra i

Cantoni svizzeri e Filippo II per assicurare la religione cattolica

nelle terre già comasche, _ap._ LUNIG, _Cod. dipl. ital._ I, p. I, sect.

2.

[278] L'arciprete Rosca lasciò scritto: «Li principali della comunità di

Sondrio erano la maggior parte eretici. Triasso, Ponchiera, Piazza,

Colda, Cagnoletti, Arquino, Riatti, Marzi, Gualzi, Colombera, Sandrini,

Pradella, Triangia, Ligari, Majoni, Bassola erano tutti cattolici.

Sondrio, Ronchi, Gualtieri, Aschieri, Prati, Mossini e Moroni sono

misti, e però si servono di due ministri, i quali tendono in Sondrio e

nella contrada de' Mossini». I Marlianici erano i principali calvinisti.

[279] Il sig. C. J. Kind (_Die Reformation in den Bistümern Chur und

Como_) mi imputa di aver detto ma non provato che il re d'Inghilterra

desse denari per sostenere gli eretici in Valtellina. Oltre esser la

cosa verisimile, leggo nella lettera di Pietro Paolo Vergerio, 8 marzo

1551, al Gualterio: «Dite al Bullingero che l'ambasciadore del

serenissimo re d'Inghilterra, che è in Augusta, mi ha scritto di sapere

che sua maestà mi vuol dare qualche ajuto onde io possa continuare a far

la guerra al diavolo».

Delle cose di Valtellina si occupa spesso il carteggio fra il cardinale

Borghese, ministro di Stato a Roma, e il Bentivoglio nunzio a Parigi.

Nominatamente il 20 luglio 1618 quegli ripeteva come bisognasse esortar

i Cantoni cattolici e la Francia a proteggere i vescovi di Sion e di

Coira, confinanti coll'Italia e molto molestati: e massime dacchè i

Grigioni aveano eretto un loro collegio a Sondrio, «il che è cosa

pestifera non solamente a quella valle, ma all'altre vicine del

bergamasco e bresciano, e per conseguenza all'Italia».

[280] Scrisse la vita del Rusca Giambattista Bajacca. Frà Riccardo da

Rusconera di Locarno ne stampò il martirio nel 1620 ad Ingolstad;

qualificata per libro infame dal De Porta, il quale non ha contumelie

bastanti contro il Rusca, e reca certi versi di uno di Norimberga, ove è

messo a fascio con Ravaillac, Ridicovio, Girard, Clement, Lopez ed altri

_quos secta, propago_

_Cocyti, cœlo perfricta fronte sacravit_

_Martyres, heu reguum cultris qui viscera ledunt, etc._

Ne fece un poema (_il Parlamento_, Como, Arcione, 1610) Cesare Grassi

comasco, che in un altro rozzo poema (_Il popolo pentito_ ib. Frova

1639) descrive i mali del suo tempo.

[281] Così un libro intitolato «Vera narratione del massacro fatto dai

papisti rebelli nella maggior parte della Valtellina, messa in luce per

la necessaria informatione et ammonitione a tutti i Stati liberi, e per

esemplo a tutti i veri cristiani di perseverare nella pura professione

del santo evangelio. Beati coloro che sono perseguitati per cagione di

giustizia, perciocchè di essi è il regno de' cieli».

[282] DE PORTA II, 483.

[283] «Fu fatta una congiura da' predicanti et Grigioni, la quale

s'esibisce separatamente alla M. V., nella quale fu risoluto d'ammazzare

il clero et nobili della valle... col giorno et hora ne' quali doveva il

tutto essere eseguito».

[284] Che i banditi Grigioni avessero intelligenze anche col governator

di Milano non ne lasciano dubbio i carteggi dei granduchi di Toscana,

dove sono divisate tutte le pratiche dei Planta, del Zambra, di

Cristoforo Carcano e del prevosto della Scala, che a Milano era centro e

anima di tutti quei maneggi. Un Beroldinger, che in Isvizzera facea gli

affari de' granduchi, scriveva il 17 dicembre 1619:

«Nelli Grisoni le cose sono ancora irresolute, però con più avantaggio

delli Luterani che de' Cattolici. Tuttavia si tratta una sollevazione

per servizio delli Cattolici, e potendosi quella effettuare, portaria

non poco giovamento alla nostra fede. Tuttavia le pratiche per la parte

de' Veneziani sono tanto grandi, che ci priva della speranza di qualche

buon fine. Con tuttociò dovemo sperare ch'Iddio non abbandonerà li

suoi».

E nel carteggio di Milano, riferendosi le informazioni avute, si trova

al 3 giugno 1620:

«In Svizzera sempre si è mandato soldati alla sfilata, essendone partiti

di qua fin ad ora 900, e sebbene questo negozio sia trattato con

grandissima segretezza, si scoprì in ogni modo che tutto si fa per

ajutar certi banditi grigioni i quali, risoluti di tornar ne' loro

paesi, tentano ogni strada perchè li riesca. E tanto che hanno

determinato, per un lungo cammino che fanno, di entrare nell'Egnadina

Alta e poi nella Val Tellina, per impadronirsi di quella valle, che,

quando li sortisca, sarà di grandissimo utile a' Spagnuoli, che senza

apparire a niuno, otterranno il loro intento d'esser padroni della Val

Tellina, che per la qualità del sito e pel transito comodissimo nel

Tirolo, sarebbe cosa di grandissima conseguenza».

Al 24. «A ogni punto si aspetta di sentire quel che haveranno fatto i

Banditi grigioni ne' loro paesi, sentendosi che alli 25 si haveva a dar

dentro, e che tutti i soldati mandati di qua per questo effetto erano

lesti per muoversi dove gli fussi stato comandato...»

Al 30 giugno, negli avvisi di Svizzera c'è: «Sono passati a questi

giorni alquanti carichi di denari, che da Milano mandano in Germania,

sebbene i banditi hanno pubblicato che devono servire contro a'

Grigioni».

Al 1 luglio. «In Grigioni si doveano effettuare i tentativi de' banditi

il giorno di san Giovanni, ma perchè le genti del serenissimo Leopoldo

(l'arciduca?) non potettero esser all'ordine per quel tempo, per questo

si è differita l'esecuzione tutto il mese di giugno passato. E mi ha

detto il signor duca di Feria che adesso aspetta avviso del seguito a

ogni punto, e spera che s'abbia a sentire qualche bel colpo per

l'estirpazione degli eretici di questi paesi. Mi soggiunse che, avendo

fatta istanza al papa per semplice consiglio, come si dovesse incamminar

il negozio, che non ha mai potuto haver risposta, e se ne dolse

gagliardamente».

Al 8 luglio. «I maneggi trattati dai banditi grigioni per entrare

nell'Engaddina bassa non sono riusciti, per essere stati scoperti, et

avvertiti i lor nemici... Non si resta però di fare ogni diligenza per

ajutar quelle pratiche. Jersera incassarono cento colli di polvere,

archibusi et moschetti, si dice per mandarli in quei paesi».

[285] DE BURGO, p. 9: cioè da 50,000 franchi.

[286] LAVIZZARI, p. 159.

[287] SPRECHER, _Hist. motuum_ ecc.

[288] DE BURGO, 64.

[289] «Che fu il 19 luglio 1620, giorno veramente fausto, et per tanta

felicità degno d'essere annoverato tra gli più celebri dell'anno con

solenni processioni» BALLARINI, _Felici Progressi_ etc, p. 10.

«Como tanti Macabei confidati nel divino ajuto assalirono gli eretici...

La qual impresa quanto sia stata accetta a Dio l'ha testificato con

diversi miracoli ecc.». _Relazione manuscritta_.

«Il che successe con tanta facilità et felicità, che ben si vide la mano

di Dio assistente ad opera tanto santa; poichè in tutta la valle non si

mossero più di cento persone, sebbene ci fu il consenso di tutti gli

altri, et nondimeno ammazzarono tanto numero di heretici et ufficiali

Grigioni». _Supplica al re cattolico_.

«Di Teglio il fatto glorioso sgombra l'oscurità dell'eresia, abbellisce

il cristianesimo, empie di gioja il mio cuore e d'altri fedeli, e tutte

le lingue si debbono snodare per celebrarlo d'opera sì sublime ed alta,

conveniente alla sublimità ed altezza ove siede». _Il Rusco o

descrizione del contado_ ecc.

L'Alberti però nelle Antichità di Bormio dice _Fortissimum consilium

quod vos ad salutaria arma capienda compulit, et Grisonum hereticorurn

jugum excutere suasit faveat exercituum Deus pietati et fortitudini

vestræ. Gregorio XV, breve del 9 marzo 1623_. Ed il _Quadrio, Della

Rezia Cisalpina, Diss._ IV. «Parve che il cielo stesso dichiarar si

volesse a favore del loro disegno, poichè, dove tutta la notte caduta

era abbondevole pioggia.. si mostrò il cielo all'apparir dell'alba terso

affatto d'ogni nube e sereno». Esso Quadrio vorrebbe contro il vero

insinuare che si aveva riguardo alle donne come _cose mobili per

natura_: che a Teglio otto donne e tre fanciulli rimasero per

_accidente_ sacrificati, ecc.: ma non era egualmente un assassinio e su

queste e su gli uomini? che «da' prudenti fu lodata la rivolta, non già

il modo».

Al fine del vol. III degli _Atti e monumenti della Chiesa Gallicana_,

1631, in-fol. è inserita una _Storia delle stragi di Valtellina_ di

Abbot arcivescovo di Cantorbery, ma non è che la traduzione

dell'opuscolo tedesco di Gaspare Waser, illustre teologo zuricano,

riprodotto nella Biblioteca dell'Höttinger, e tradotto subito in

italiano, in francese, in inglese. Egli dà a minuto le particolarità

della strage, e per esso tutti gli uccisi sono martiri, de' quali

racconta il coraggio, la costanza, i detti pietosi, alla guisa de'

martirologi. Va con esagerazione opposta il libro _Kelchkrieg, koder

urzer und wahrhaftiger Bericht des Kelchkriegs so ron den calvinischen

Pundtneren, und Zwinglischen, Zürcheren und Berneren in Veltlin

vollbracht worden_, 1620. Altorf: e l'anno stesso a Milano in italiano.

Una relazione contemporanea che ho trovata nell'Archivio generale di

Firenze, dice tra le altre cose: «Nel mentre che si sono assicurati li

posti et passi, li soldati paesani et massime li contadini sono andati

alla caccia dei fuggiti heretici, et havendo trovata la maggior parte,

gli hanno ammazzati tutti, specialmente d'una villa chiamata de Mossini

sopra Sondrio, lavandosi le mani nel sangue loro, et hanno preso molti

predicanti, alcuni de' quali tengono vivi per cavare da essi la verità

della macchinazione et trattato di ammazzare li cattolici, et estirpare

la fede Cattolica, poi li tratteranno come meritano.

«Il numero de' morti heretici sarà da 500, ma non può dirsi preciso

perchè se n'ammazzano ogni giorno, trovati nelle caverne. Altri sono

fuggiti oltre a monti, altri nel Venetiano.

«Non si lascia di dire che, tra li morti di Tirano vi era uno grisone

come gigante, che giaceva in terra con moltissime ferite, et perchè

doppo quattr'hore et più parve che movesse il capo, un figlioletto

cattolico de cinque anni andò a dargli con una mazzetta sopra il capo

dicendo, _Quel traditore lùtero non vuole anco morire_.

Gli eretici d'Italia, vol. III · 第 34 / 101 段