Ma il suo scritto più famoso è la tragedia intitolata _Libero arbitrio_,
stampata il 1546, poi il 1550, poi in latino il 1559. È un atteggiamento
drammatico delle controversie religiose; e le invettive contro monsignor
della Casa, il Tedeschino, cioè monsignor Tommaso Stella vescovo di
Capodistria, il Muzio la fecero dallo Zeno attribuire al Vergerio[186],
da altri a Luigi Alamanni o all'Ochino, ma non par dubbio sia del Negri,
che certamente si palesa ben addentro nelle quistioni che tratta, nelle
eresie di Lutero e Zuinglio, nello svolgimento de' dogmi,
nell'introduzione dei riti, nelle leggi canoniche, nelle istituzioni di
Ordini.
L'azione accade in Roma, sulla piazza del Vaticano, regnante Paolo III,
e dura dal pranzo a sera; con personaggi reali, misti ad allegorie.
Fabio da Ostia, pellegrino tornato da Terrasanta, fa la protasi.
Monsignor Clero, figliuolo del papa e primo ministro del regno
cattolico, simboleggia il pontefice; nel cui palazzo tiensi il Concilio.
Diaconato, maestro di casa di monsignor Clero, diplomatico, sostenendo i
diritti pontifizj, fa la più fosca dipintura della Corte di Roma.
Ammonio e Trifone, cancelliere e notajo della dateria, rivelano
gl'intrighi degli ecclesiastici; inoltre compajono Orbilio servo, il
cappellano di messer Clero e suo confidente, ipocrita ignorante;
l'angelo Rafaele e la Grazia giustificante, mandati in terra a uccidere
il Libero Arbitrio, e condannar il papa come anticristo.
Il papa, convocato il Concilio per reprimere la ribellione, sembra sulle
prime riesca a conservare la sua illimitata autorità. Fabio da Ostia,
reduce da Palestina, imbatte il Discorso Umano, dal quale ode la rivolta
de' Settentrionali contro il re Libero Arbitrio; Diaconato sopraggiunto
gliene espone le ragioni, e come Libero Arbitrio fosse coronato re dal
papa, che gli concesse il regno delle buone opere, gli altri possessi
riservando per sè e per l'unigenito suo monsignor Clero, che dotò colla
provincia sacramentaria, cui capitale è l'Ordine sacro, paese diviso in
molte contrade, in ciascuna delle quali stanzia una gerarchia diversa,
fra cui primeggia il concistoro dei cardinali, e ciascun cardinale tien
una Corte sontuosa della quale si dipingono i disordini.
Partito il pellegrino, Ermete, interprete del Concilio di Trento, esce a
raccontar a Diaconato quai discorsi tennero fra i bicchieri i teologi,
banchettati da monsignor Clero: cioè le quistioni intorno alla Riforma,
e le decisioni del Concilio, statuenti l'inviolabile volontà del papa e
la illimitata sua podestà, condannando chiunque sparge massime
contrarie, o interpreta al popolo le divine scritture in modo
differente. Felino, spenditor del Concilio, racconta grossolamente gli
stravizzi, cui s'abbandonarono i teologi.
Al secondo atto, Libero Arbitrio e i suoi ministri, Discorso Umano
segretario e Atto Elicito maestro di casa, cioè i due impulsi dell'animo
a operar con libertà, discorrono sopra una lettera dell'imperatore, che
gl'istruisce dei progressi della Riforma in Germania. Il re fa cercar
nella dateria documenti che provino il loro legittimo possesso; i quali
son letti dal notajo, e commentati dal buffone alla guisa che potete
immaginare; enumerandosi i varj Ordini religiosi, le ricchezze e le
colpe loro, le dignità clericali, le istituzioni di luoghi pii e di
congregazioni secolari; poi si discute della confessione, della
eucaristia, dell'orazione, della messa, delle limosine, dei suffragi,
delle indulgenze; con un incidente drammatico per mostrare che a denaro
si ottiene qualunque assoluzione.
Al terzo atto, Discorso Umano, per commissione del re, partecipa a
monsignor Clero e a Diaconato che in segreto colloquio esso re e il papa
conchiusero di scomunicare e combattere gli eretici tedeschi, emanare
severissimi banditi, inacerbire l'Inquisizione: a tal uopo si convochino
i cardinali, prescelti alla congregazione del Sant'Uffizio. Diaconato
vorrebbe che Felino ritrattasse le calunnie date ai prelati; e poichè
questo invece rincarisce le accuse[187], vien interrogato Ermete, il
quale mostrando sostenerli, gli appunta d'ignoranza e nequizia: dove
espone anche una quistione sorta fra Zuinglio ed Echio, in cui il primo
esce vincitore.
Al quarto atto, i santi Pietro e Paolo in arnese da pellegrini
presentansi a Bertuccio, cugin di Pasquino, e riconosciutolo propenso
alle novità, gli si manifestano, dicendo esser venuti dal cielo a Roma
onde chiarirsi quanto ci avesse di vero nelle notizie da Pasquino recate
in cielo circa le innovazioni papali contrarie alla divina scrittura.
Mentre essi van cercando maniera di penetrar nella Corte, monsignor
Clero esce con Felino discorrendo della congregazione di cardinali
eletta per inquisire; dove Bertuccio si pone a inveir contro costoro e
contro monsignor Della Casa, il Muzio giustinopolitano, il vescovo
Stella, ed altri impugnatori della Riforma. I due apostoli, convintisi
del traviamento della Corte romana, declamano in modo, che Bertuccio si
converte affatto alle dottrine di Lutero e Zuinglio, dei quali sono
esposti i dogmi e le discipline.
Al quinto atto, la catastrofe s'avvicina. L'angelo Rafaele e la Grazia
Giustificante scesero dal cielo; questa decapita il re Libero Arbitrio:
l'angelo racconta il caso ai due apostoli, e il papa esser l'anticristo,
e grave giudizio sovrastare alla cattolica potestà. Fra ciò sopraggiunge
in trionfo la Grazia Giustificante, e impone all'angelo di divulgare per
tutto la sentenza da Dio pronunziata contro l'intruso tiranno, che
«l'Anticristo sia, col coltello dello spirito che è la parola di Dio,
a poco a poco ucciso»; e ragionando cogli apostoli, mette a
parallelo i canoni sacri colle dottrine di Roma, rilievandone le
contraddizioni[188].
Come già vedemmo a Treviso e a Modena, così a Vicenza nel 1546 era una
adunanza di eletti ingegni, quali Valentino Giulio di Cosenza, il
Paruta, il Gribaldo, il Biandrata, Giampaolo Alciato, l'Ochino, Lelio
Soccino, che intertenevansi di dispute religiose, e spingeano la critica
fino a negare la Trinità. Le persecuzioni allora cominciate gli
obbligarono a disperdersi, e andarono pel mondo apostoli di eresia.
Giulio Ghirlanda trevisano e Francesco di Ruego, malgrado la nobiltà, la
ricchezza e la fama, vennero messi a morte, e dagli Unitarj sono contati
fra i loro martiri[189].
È singolare che di quell'accademia, della quale tanto si discorre, nulla
si sa, nè tampoco il titolo, o dove s'adunasse, o il decreto che la
condannò. La tradizione, forse non fondata che sulla bizzarria della
facciata, porterebbe si raccogliesse nella casa Pigafetta o in una nel
pianoro vicentino, ove i colli a Lonedo si attaccano alla montagna; e
segnasi la via per la quale fuggendo ricoverarono in Germania.
L'eresia dovette essere favorita dal disordine in cui la Chiesa
vicentina era abbandonata dal cardinale Ridolfi, tantochè ne fu mosso
rimprovero davanti al Concilio dal vescovo di Calaora, ch'era stato
mandato colà da Paolo III quando ideava raccoglier il Concilio nella
gentile città. Certamente i sopranominati apparvero poi fra gli
Antitrinitarj, sicchè possiamo indurne che questa eresia vi fosse
comune. Principalmente la famiglia Thiene fu involta in quella
persecuzione. Giulio e Brunoro, esigliati nel 1532, si erano ricoverati
a Mantova colle mogli, di casa Camposampiero. Quivi Giulio uccise la
cognata, sotto pretesto di averla côlta in colpa, ma dissero per trarne
a sua moglie l'eredità: questa moglie stessa fu trucidata nel 1553, non
sappiamo da chi. Giulio è nominato in una sentenza dell'Inquisizione di
Vicenza del 4 aprile 1570, e in una di quella di Cremona del 1580, per
le quali era spogliato dei beni, ch'egli però avea già trasferiti ne'
figliuoli. Stabilì poi la sua casa in Francia ove si propagò.
Odoardo Thiene, conte di Cicogna, feudo padovano, generoso protettore
de' letterati e del Palladio, lasciata la patria del 1557, si pose in
Isvizzera, favorendo chi fuorusciva per religione; ricevette la dedica
del discorso di Alessandro Trissino, pur vicentino e pastore a
Chiavenna, intorno alla _Necessità di ritirarsi a vivere nella Chiesa
invisibile di Gesù Cristo_ (1572): morendo nel 1576 lasciò erede
principale Giulio, e destinò esecutori testamentarj Teodoro Beza, Nicola
Balbani, Prospero Diodati.
Dalla Camposampiero era nato Tiso Thiene, a cui il padre fece dono della
sostanza: ma l'Inquisizione di Cremona cassò quell'atto, perchè era
tenuto calvinista: e la donazione fruttò ai nipoti, che tornarono al
culto degli avi. Dalla Camposampiero nacque pure Antonio, che visse in
Francia, ed era signore di Chelles e Tourane nel Delfinato. Il
Sant'Uffizio di Cremona non tenne buona la procura che, al 3 giugno
1569, stando in Basilea, fece in Francesco Borroni, il che lo dà a
credere eretico; ma dovea discordare dal conte di Cicogna, che lo
espunse da' suoi eredi, col pretesto fosse già ricco.
Alessandro Thiene fece testamento l'11 maggio 1566, prima di fuggire da
Vicenza: morì nel 1568 in Spira: e i suoi beni furono confiscati dalla
Inquisizione di Cremona.
Nicolò, magistrato municipale nel 1558, esulato da Vicenza divenne
scudiero di Enrico III e fe testamento nel 1579. Aveva moglie una Leoni
di Padova, dalla quale generò Ermes, che anch'egli abbracciò i riti
calvinici, e visse a Corcelles. In Francia andò pure, probabilmente per
causa di religione, Adriano Thiene, amico del Palladio, che fece
testamento nel 1550.
Di questa famiglia era economo Francesco Borroni vicentino, a cui
dicemmo ch'essi diedero una procura da Basilea il 3 giugno 1569. Venuto
a Cremona per affari de' suoi principali nel feudo di Rivarolo, vi fu
preso dall'Inquisizione, che questo feudo confiscò, e lui condannò al
fuoco il 3 agosto 1580.
Coi Thiene aveano grand'entratura i Pelizzari, che li seguirono
nell'esiglio, e posero banca a Lione.
A Londra si piantò Gaspare Gato mercante di seta, e alla regina
Elisabetta regalò un par di calze, fatto con seta nata, filata e tessuta
in Inghilterra. Le espressioni de' contemporanei fan credere
appartenesse alla società ereticale.
Alcune frasi del testamento del 1575 fecero noverar fra gli aderenti al
calvinismo anche Volpe Brunoro.
Una lettera del 7 marzo 1591 di Gabriele Capra narra che i figli di
Marcantonio Franceschini tolsero per forza una loro sorella al convento,
e la voleano convertire; ma questo non basta per farli credere eretici.
Di Giulio Pace, altrove da noi mentovato, fu quartogenito Giacomo, che
tornò cattolico, e stette professore a Padova. Una sentenza del 5 luglio
1570 del tribunale ecclesiastico di Vicenza, firmata da Antonio Rutilio
vicario generale e frà Andrea da Materno inquisitore speciale,
condannava Francesco Renalda e Giambattista Trento. Quest'ultimo,
ricoverato in Inghilterra e postosi ospite del ministro di Stato
Francesco Walshingam, protesse i profughi per religione: nel testamento
del 2 marzo 1588 beneficava i fratelli Pelizzari suddetti; i suoi libri
ed altro lasciava alla chiesa italiana in Londra, nominando esecutore il
Walshingam, e volle esser colà sepolto in San Nicolò.
Nel martirologio di Ginevra è notato Ricetto da Vicenza, che il 15
febbrajo 1565 a Venezia fu posto sopra le famose due gondole unite, che
poi separandosi lasciavano cadere in mare il condannato. Ivi cercò un
mantello perchè sentivasi freddo. «Che freddo? (gli rispose alcuno). Ben
maggiore n'avrai ben tosto in fondo al mare. Che non cerchi piuttosto
salvar la tua vita? Fin le pulci fuggono la morte» — «Ed io (rispose)
fuggo la morte eterna».
In un manuscritto di memorie autografe, or posseduto da monsignor
Marasca di Vicenza leggesi: «1559 a dì primo zunio morse ne le preson
monsignor Augustin da Cittadella, e dappoi morto fu posto in Campo
Marzo, e lì brusado per luterano»[190].
All'11 marzo 1585 Giovanni Strozzi scriveva al granduca di Toscana da
Trento: «Qui s'è detto che inverso Lione sono state intercette lettere
di Vicentini, che da Vicenza mandavano a quelli di Lione, confortandoli
a difendersi costantemente e non dubitare, perchè presto verrebbe tempo
che tutti insieme godrebbero della comune vittoria». E al 15: «Essi
inteso che a Vicenza sono stati presi, per ordine del consiglio dei
Dieci, alcuni gentiluomini per conto d'eresia, forse per occasione di
quelle lettere intercette, che per l'altra dissi a vostra eccellenza
illustrissima».
Del poeta Gian Giorgio Trissino accennammo altrove le libere critiche
contra il clero, ma non v'è ragione di aggregarlo ai miscredenti. Fra i
tanti che v'aspiravano, egli fu prescelto a sorreggere lo strascico del
manto papale nella coronazione di Carlo V a Bologna. Venuto nel 1542 a
lite col figlio Giulio ecclesiastico, lo dipingeva qual luterano,
sedotto da Pellegrino Morato e da un prete Salvago, probabilmente
vicentino; e che seguisse e favorisse gli eretici, e ne adduce qualche
prova.
Carlo Sessi nacque da Gian Lodovico e Caterina Confalonieri a Sandrigo,
donde i suoi erano feudatarj, e donde lo menò via il vescovo di Calaora,
ch'era al seguito di Carlo V, e gli diè sposa una nipote. Dicemmo come
fosse vittima dell'Inquisizione di Spagna l'8 ottobre 1559. I suoi figli
rimpatriati, si stabilirono a Verona.
È noto come nel 1560 si trattava di congregar il Concilio generale a
Vicenza: ma la Signoria veneta vi renuiva perchè potrebbe nel Turco
destar sospetti che, sotto velo di religione, si macchinasse altro; e
perciò molestare i sudditi della serenissima.
Grand'avversario degli eretici mostrossi san Gaetano Thiene da Vicenza,
il quale vantasi d'averne convertiti molti sul patibolo, come fecero
pure i Teatini da lui istituiti, e introdotti in patria nel 1595. Dopo
quest'anno era da quel Sant'Uffizio condannato a morte Francesco detto
il Tartarello, per eretico relapso; ma un Teatino riuscì a farlo
ricredere e salvarsi. Presto vi erano stati introdotti anche i
Barnabiti, che vi fondarono l'Opera della missione per ricoverare
convertite, e teneano congregazioni di laici per opporle a quelle di
eretici. Convien dire fossero benedetti di molti frutti, giacchè nel
1550 i loro avversarj sollevarono una persecuzione contro di essi,
tacciandoli di turbolenti e fin di eretici, e riuscendo a farli
cacciare.
Sappiamo di altri protestanti che abitavano il paesello di Calvene. A
Schio ed Arzignano nel 1562 allignava la setta degli Angelicati, a
estirpar la quale fu mandato il padre Pagani. Don Silvestro Cigno prete
vicentino, predicator famoso tra il 1541 e 1570, deplorava esistesse
colà la setta dei Donatisti e dei Ribattezzatori. Girolamo Massari
d'Arzignano, a Strasburgo insegnò medicina. Alcuni tra' suoi amici e
settarj, sbigottiti dalla persecuzione, eransi professati cattolici, e
lui l'esortavano a far altrettanto, togliersi dalla comunione ereticale,
e venir a una conferenza con essi. Egli ricusò, temendo fosse un
lacciuolo per catturarlo, ma perchè alcuni gliene davano colpa, scrisse
un libro, ove finge che un Eusebio Uranio, prigioniero a Roma, renda
conto della sua credenza davanti al papa e all'Inquisizione. Son tre
giornate: i giudici parlano pochissimo, troppo l'accusato che esce in
lunghe digressioni[191]. Nel 1536 stampò _De fide ac operibus veri
christiani hominis ad mentem apostolorum, contra evangelii inimicos_,
nella cui prefazione accenna a molti italiani dimoranti in Basilea. Fe
pure una versione latina e parafrasi del trattato d'Ippocrate _De natura
hominis_ (Strasburgo, 1564), una grammatica tedesca ed una ebraica, e
morì a Strasburgo il 1564.
Domenico Cabianca di Bassano, d'anni trenta, fu condannato a morte dal
Sant'Uffizio di Cremona, e alcuni dicono fosse il primo che venisse
ucciso a Roma per apostasia: come di martire ne scrisse la vita
Francesco Negri.
In Valtellina nel 1594 troviamo profugo a Morbegno Bernardo Passajotto,
vicentino. Poi quando que' valligiani uccisero tutti i Protestanti,
caddero fra questi Anna Liba di Schio, moglie d'Antonio Crotti, con un
bambino alla mammella, e Paola Beretta monaca pur di Schio, che fuggita
di convento, avea sposato il frate Carolini. Quest'ultimo, tradotto a
Milano, dicono si salvasse abjurando.
Nella biblioteca Silvestriana di Rovigo esistono gli Elogi de' Rodigini
di Giovanni Bonifazio, fra' quali è menzionato Domenico Mazzarella,
eccellente nella legale e nella poesia, che dettò in italiano un dialogo
della filosofia nel 1568, e altri lavori, ma _tristi fato has regiones
penitus deserere coactus est_.
Baldassare Bonifazio, altro biografo, ricorda Teofrasto Mazzarella
figlio di Domenico, nato in gran povertà, brutto, guercio, ma di
bell'ingegno nelle leggi, nella poesia e nella fisica, che scrisse in
italiano un sermone della filosofia: ma poi, quasi fossegli guastato lo
spirito dal corpo, mentre la patria prometteasi da lui gran cose,
_factus pharabuta, perduellis, disertorque fidei, Genevam repente
contendit, ubi sumptus inter novatores magister et ecclesiastes, maximos
quoque apud hostes catholicæ religionis obtinuit honores, si tamen
infamibus viris in ignominioso impiorum asylo ullus esse honor potest_.
E in nota è soggiunto che fu scomunicato e dichiarato infame in chiesa
di San Francesco.
Pare che Domenico e Teofrasto sian una persona sola. Un trattato di
massime religiose stampato a Ginevra accenna in fatti «Mazzarella
Domenico accademico degli Addormentati in Rovigo: pei rigori
dell'Inquisizione abbandonò la patria e si recò a Ginevra ove si fece
calvinista: diventò predicante di quella comunità, e cangiò il suo nome
in quel di Teofrasto; è fama che morisse assassinato nel letto da un
domestico sul finire del secolo XVI». I riscontri che cercammo nella sua
patria poco ci soccorrono.
Neppure il Friuli fu mondo di eresie. Nel 1558 il senato veneto deputò
commissarj, che uniti a quelli del patriarca d'Aquileja, inquisissero
alcuni eretici in Cividale[192]: al tempo stesso che il luogotenente del
territorio di Gradisca metteva in avviso il capitolo d'Aquileja contro
il suo vicario di Farra, il quale ricusava levare e accompagnar i morti
secondo l'antico rito; toglieva le divote immagini, e vietava a' suoi il
venerarle[193].
Il Grimani patriarca d'Aquileja fu processato dalla Inquisizione di Roma
per opinioni intorno alla predestinazione; laonde nella promozione de'
cardinali del 1561 fu escluso, malgrado le istanze della Signoria di
Venezia; dovette ritrattarsi a' piedi del papa, e non fu assolto se non
dal Concilio Tridentino, ove molti teologi opinarono che le sue sentenze
erano quelle di sant'Agostino e de' santi padri.
Nel 1571 il luogotenente della Patria del Friuli, richiesto dal vicario
del patriarca e dall'inquisitore, spediva Zanetto Foresto, accusato
d'eresia, come da una ducale di quell'anno nell'archivio di Udine[194],
ove ha pure un decreto del luogotenente del 1580, che annulla un
processo in materia d'eresia, fatto in Gemona dagli Inquisitori senza
che vi assistessero il luogotenente e due dottori, a norma delle leggi.
Giorgio Rorario di Pordenone credesi autore delle note marginali alla
Bibbia tedesca di Lutero[195].
Col Vergerio avea tenuto corrispondenza Orazio Brunetti di Porcia,
militare, istruito nella medicina dallo Zarotto di Capodistria. A
Venezia nel 1548 stampò lettere, che abbondano in senso protestante, e
combatteva il cattolicismo collo svisarlo in molti opuscoli italiani, nè
pregevoli per scienza nè belli per forma, senza lealtà nè convinzione.
È memoria di Bernardino Gorgia, che, sul fine del Cinquecento, fuggito
dalle carceri del Sant'Uffizio di Udine, predicò le massime luterane
nella parte austriaca del Friuli, insieme con Federico Soriano di San
Vito[196].
Jacopo Maracco, vicario del patriarca d'Aquileja, diffuse colà le
massime nuove, e non profittando quanto desiderava, si volse a
predicarle nella parte veneta del Friuli, dove già la bandivano il
Primosio, il Vergerio, Nicola da Treviso, gli anzidetti Gorgia e
Soriano.
Nel 1567 col Carnesecchi fu mandato al fuoco un frate di Cividal di
Belluno come relapso. Chi era?
Giulio Maresio, essendo di diciotto anni tornato in Belluno dallo studio
di Bologna verso il 1541, fu circuito da un Francescano imbevuto delle
nuove dottrine, dandogli anche a leggere scritture ereticali. Ma quando
nel 1551 ebbe a Padova ottenuto il grado di dottore in teologia e di
guardiano nei Conventuali di Belluno, quel frate per invidia lo accusò
di eresia al vescovo, il quale mandollo a Venezia all'inquisitore.
Poichè questi volea metterlo in carcere, egli fuggì a Roma presso il
generale Giacomo di Montefalco: e trovandolo morto, raccomandossi al
cardinale Maffeo protettor dell'Ordine, che umanamente lo accolse e lo
spedì a Bologna. Quivi il reverendo Giulio Magnano lo chiuse in
prigione, minacciandolo della galera e del rogo se non confessasse
d'aver dubitato d'alcuni articoli di fede; e fu obbligato leggere una
formola di ritrattazione, e condannato a cinque anni di confino in
Polonia. Il quarto anno, Florio Maresio suo fratello gli dava buone
speranze da parte del generale Magnano; ma altri misero in sospetto
l'inquisitore se lo lasciasse rimpatriare. Fu allora che il Lismanino,
giunto colà dalla Svizzera, lo persuase a gittar la tonaca, e andare
apostolando con lui; lo spedì poi a studiar greco ed ebraico in
Isvizzera, dove Lelio Soccino lo tenea ben d'occhio perchè non si
restituisse in Italia, come ne mostrava sempre intenzione. In fatto,
dolente per la morte di suo padre, e disgustato dell'Ochino, di Pietro
Martire, del Soccino, fuggì in Polonia, e ritornò alla Chiesa e al suo
convento. Nel 1566 gli fu fatto il processo dalla curia di Belluno, nel
quale trovammo lettera sua, dal convento de' Francescani di Cracovia il
1560, in cui ad un suo superiore racconta questi fatti[197]; e potrebbe
darsi fosse egli appunto il frate che venne arso col Carnesecchi.
Nella contea di Gorizia penetrarono alcuni luterani della Carniola e
della Carintia[198], ma erano poco favoriti; Giovanni Rauscher parroco
vigilava perchè non sorgessero eretici, ed erano esigliati dal principe.
Del Lismanin di Corfù, e del Lucar di Candia parliamo altrove. Al 20
febbrajo 1582 il residente veneto a Roma, informava della pubblicazione
di diciasette inquisiti dal Sant'Uffizio, tre dei quali furono mandati
al fuoco come relapsi, fra i quali Jacobo Paleologo di Scio, famoso
eresiarca unitario, che riprovato per eccessivo sin da Fausto Soccino,
girò assai per la Germania finchè fu tradotto a Roma. Lo nominammo nei
Discorsi XXXII.
Matteo Flach, nato in Albona d'Istria nel 1520, e noto col nome di
Flacius Illiriens, studiò belle lettere a Venezia sotto l'Egnazio, e
voleva ridursi monaco, ma un suo parente, provinciale de' Cordelieri, lo
dissuase; andasse piuttosto in Germania. Questo provinciale era Baldo
Lupatino di Albona, che molto adoprò a difondere la riforma nel Veneto,
e che preso, fu in Venezia tenuto prigione venti anni, e dopo questi
buttato in mare. Il Flacio a Wittenberg si pose scolaro di Lutero e
Melantone, che molte accoglienze gli fecero, e cominciò la storia
ecclesiastica, famosa sotto il nome di _Centurie di Magdeburgo_.
Espertissimo nel cavar fuori documenti antichi, fra il resto trovò una
Messa de' primissimi tempi del cristianesimo[199]. I Luterani ne
menarono vanto come diversissima dagli usi recenti di Roma; ma postavi
maggior attenzione, trovaronla sfavorevole ai loro dogmi, e diedero
opera a sopprimerne tutte le copie, mentre il cardinale Bona la ristampò
al fine de' suoi _Liturgici_.