VI.

Di un'accusa mi rimane ora a tener discorso; la quale creduta giusta e

fondata da molti, è fonte di ripulsione e d'ostilità contro gl'Israeliti.

Molti stimano che la morale da essi professata li guidi e li freni

soltanto nelle loro relazioni scambievoli, e si muti o si rallenti ove

abbiano a trattare con uomini di diversa fede. Se ciò fosse vero, la loro

Comunità sarebbe certo barbara, selvaggia, e da combattersi e

distruggersi, ​ o almeno conculcarsi tanto che non potesse nuocere: ma ciò

invece è assolutamente falso.

Che talvolta, ove il potessero a man salva (e certo fu raro), uno o più

Israeliti si siano macchiati d'atti violenti o crudeli contro i Cristiani,

non so se debba affermarsi; perchè questo, come ogni altro delitto, vuol

prove ond'esser tenuto certo. Ma poniamo siano realmente accaduti cotali

fatti. È forse maraviglia che uno sdegno, un odio generato da ingiuste ed

atroci persecuzioni, e lungamente impotente d'ogni vendetta o difesa, si

sia alla fine sfogato con atti anco scellerati? Di siffatti delitti la

prima colpa ne sarebbe dovuta ai Cristiani ed alle loro persecuzioni; la

seconda a quegli Israeliti, che, anco eccitati, avrebbero pur dovuto

astenersi dal mal fare. Ma per darne la colpa alla morale ad essi

insegnata da' loro maestri, converrebbe che di tale infamia si trovasse

traccia ne' loro scritti, nelle tradizioni, nell'insegnamento orale; e

niuno può dire che vi si trovi.

Arte vecchia della frode è dire altrui:—Tu pensi ed insegni e predichi la

tale enormità;—e chiuder l'orecchio alle proteste contrarie; chiuder gli

occhi alle prove, ai fatti che dimostran falsa l'accusa, onde aver diritto

di sevire, odiare, perseguitare; e poter mostrar di farlo per zelo del

vero e del giusto, per tante e virtuose cagioni.

In ogni età fu usata quest'arme contro coloro che si volean conculcare.

Fu usata contro i primi Cristiani, ed ognun sa come le loro Agape fosser

tenute tenebrose assemblee ove si commettessero oscene ed atroci enormità,

si scannassero fanciulli, si violasse ogni legge d'umanità e di natura. In

tempi meno remoti, non la pratica soltanto d'alcuni Cattolici, ma

l'insegnamento della Chiesa Cattolica, fu accusato d'idolatria, e non

valse mostrare scritto, predicare, ​ dichiarare il contrario. L'accusa fu

mantenuta, pretesa vera, innegabile dai più.

Il modo, invece, equo e razionale nel giudicar la fede, le opinioni, la

morale d'un individuo o d'una società, è lo stare alle sue dichiarazioni,

alla professione ch'esso od essa ne presenta e riconosce per sua. Se poi

non vi corrisponde la pratica, questa s'accusi, si giudichi, si condanni;

e si condannino gli uomini che la seguono, falsando le opinioni da essi

dichiarate utili e vere: ma non si condanni, nè si tenga iniquo corruttore

il precetto, mentre esso invece insegnerebbe il contrario.

Le accuse di atti crudeli, d'uccisioni di bambini, di stregonerie, mosse

in tempi più rozzi contro gl'Israeliti, sono omai fole che non posson

metter radice nella civiltà e nella coltura presente; e il doloroso fatto

di Damasco nel 1840, del quale fu scoperta la verità ed ottenuta giustizia

da Sir Moisè Montefiore e dal giurisperito Cremieux, mostra appunto che

soltanto in una società rozza ed ignorante possono trovar fede somiglianti

stravaganze.

Ma un'altra taccia, più conforme al costume ed all'uso del tempo, e perciò

più credibile, s'appone agli Israeliti: quella d'una mala fede non solo

sistematicamente praticata nelle loro contrattazioni co' Cristiani, ma

permessa dalle loro leggi, e dalla loro morale.

Se la mala fede ne' traffici, se l'usure imbrattino più gli Israeliti o

più i Cristiani nel consorzio civile della società moderna, è questione

che non intendo sciogliere, e non importa al mio assunto. Ma la suppongo

per un momento decisa in favor nostro: ammetto che l'usura, la frode nel

traffico sia special pecca degli Israeliti. Ma viva Dio, essi non possono

possedere, nè farsi perciò agricoltori; non possono studiare, esser

avvocati, notai, medici, chirurgi; non possono occupare impieghi pubblici;

respinti dalla Società, non ne ottengono amministrazioni private, ​ non

possono esercitar arti o mestieri se non pochissimi, ed incontrano anche

in questi ogni difficoltà per farvisi esperti: tutte le vie son chiuse per

loro, tutti i modi negati onde campare onestamente la vita; ed a queste

legali esclusive s'aggiunge, o almeno s'è aggiunta sin qui, l'altra più

tremenda, dell'anatema del disprezzo, più o meno aperto ed esplicito, de'

loro concittadini; contro il quale non è natura d'uomo o di popolo tanto

ferrea, tanto intera ed ardita, che non ne fosse fiaccata, resa inerte,

incapace d'ogni qual cosa richieda virtù, prontezza ed energia. E dopo

che, per colpa nostra, sono gli Israeliti ridotti a queste tristi ed

abbiette condizioni; dopo che, per non morir letteralmente di fame, una

sola via vien loro lasciata, quella del commercio e del giro del denaro;

ci vorremmo stupire che non fossero intemerati e scrupolosi fautori della

più rigida onestà, che non avessero gelosa cura di non ledere i nostri

interessi ne' contratti stretti coi loro persecutori?

Ma la verità del fatto che nelle contrattazioni sieno più sleali gli

Israeliti dei Cristiani, è per lo meno molto dubbio. È certo ad ogni modo,

ch'essi sono meno onesti ne' paesi ove essendo più tormentati, caddero

necessariamente in una maggior degradazione morale: ne' luoghi invece ove

ebbero più miti gli uomini e le leggi, d'altrettanto divennero migliori e

più morali, trovandosi liberati dall'ingiustizia e dallo sprezzo, che

corrompe ed invilisce; e sorretti invece dall'equità e dalla benevolenza,

che guida alla virtù, rende l'uomo confidente e giusto estimatore di se

stesso, e perciò capace di nobile ed onesto operare. ^[2]

Alla fine poi, qualunque fossero i loro modi coi non Israeliti, non se ne

può incolpare le loro leggi e la loro morale.

Esaminando ambedue dai primi tempi fino ad oggi, io non trovo se non

precetti che tendono alla carità ed all'amore del prossimo, senza

distinzione di culto o di fede.

Eviterei al lettore il fastidio delle citazioni se non fosse egualmente

giusto ed importante il chiarire la verità, e purgarla da pregiudizj tanto

radicati.

Comincio dalla legge di Mosè, e scelgo pochi esempi tra moltissimi.

La Legge di Mosè condanna a morte il padrone che percuote lo schiavo anche

Cananeo, sino ad ucciderlo (_Esodo_ XXI, 20).

Comanda di non abborrire gli Egizii, in grazia dell'ospitalità da essi

accordata un tempo agli Ebrei (_Deut._ XXIII, 8).

Esprime una distinzione tra l'Israelita ed il non Israelita (_Nocri_, la

quale voce significa uomini di nazione straniera, e non d'altra religione,

che convivessero cogli Israeliti), non trattandosi di leggi d'onestà

universale, ma solo trattandosi di speciali disposizioni di fraternità e

benevolenza; verbigrazia:.

1° Di non domandar censo per denari prestati (_Deut._ XIII, 20, 21).

2° Di non esigere crediti anco recenti spirato l'anno sabatico (_Deut._

XV, 1. 3.); ec. ec.

Nella Storia Sacra, Giacobbe maledice l'ira di Simeone e Levi, e l'eccidio

de' Sichemiti, il cui principe avea pure sforzata la loro sorella.

Giosuè rispetta il giuramento fatto ai Gabaoniti, benchè ​ dannati da Dio

all'esterminio, e sebbene il giuramento fosse stato dolosamente carpito.

I Talmudisti danno il precetto _ama il prossimo tuo come te stesso_, quale

epilogo di tutta la legge; e la voce ebraica Neang (prossimo) esprime ogni

uomo, e non il solo Israelita, poichè trovasi ancora usata per esprimere

Egiziano. Vietano di fare altrui illusione, anco al non Israelita.

_Vœtitum fallere homines etiam gentiles._^[3] Verbigrazia, di presentarlo

di cosa alcuna facendogliela credere di maggior valuta che non è in

effetto (_Talm._ Bab. Chollin, fol. 94.)

Condannano alla restituzione chi ruba il _Goi_ (infedele); e tengono anzi

maggior colpa derubarlo, che non l'Israelita, poichè ne rimane profanato

il nome di Dio (_Josaftà_, _Kamà_, cap. 10.)

Maimonide, uno dei più autorevoli Talmudisti, vivente in Spagna nel secolo

XV, dice espressamente: «Chi trafficando coll'Israelita, come

coll'Idolatra, usasse falso peso o falsa misura, contravviene ad un divino

precetto, ed è tenuto alla restituzione etc. . . . . _Calcolerai col tuo

compratore_.—Il qual testo tratta di un non Israelita tuo suddito...:

quanto più dovrai osservare tal legge con chi non è a te soggetto?

D'altronde la Scrittura dice: È in abbominazione all'Eterno chi tali cose

commette..., ognuno che commette ingiustizia. Proposizione assoluta e

senza alcuna condizione.» _(Trattato Ghenevà, cap. 7.)_

Affermano che quando il Salmista (Sal. XV. 5) encomia chi presta il denaro

senza interesse, intende quando si faccia anche col Goi (_Talmud bab.

Maccoth. fog._ 24.)

Potrei aggiungere molti altri testi dello stesso tenore, ma lo stimo

superfluo.

In opposizione a queste massime tendenti a stringer vieppiù fra gli uomini

i vincoli sociali, ve ne sono, è vero, ne' codici Talmudici e nei libri

Rabbinici alcune invece che spirano odio ed intolleranza: ma è da

considerarsi essere i due codici Talmudici, tanto il Gerosolimitano che il

Babilonese, stati compilati mentre ancora vigeva il Paganesimo, il quale

si rendeva doppiamente odioso agli Israeliti col peccato d'idolatria, il

più abborrito da essi, e colla crudeltà della persecuzione. I libri degli

antichi Rabbini furono anch'essi scritti sotto l'impressione dell'odio e

dello spavento che dovevan destare le orribili sevizie del medio evo: ma

nessuna di queste autorità è accettata o riconosciuta dai Rabbini, o dagli

Israeliti presenti;^[4] e tenerli capaci di porre in pratica massime

unicamente derivate da passioni e da circostanze straordinarie, sarebbe lo

stesso che creder capaci i Cristiani del secolo XIX di riaccendere i roghi

dell'Inquisizione.

Dell'Emancipazione civile degl'Israeliti · 第 8 / 13 题