VII.

Ora dunque, riassumendo il mio discorso, mi sembra dimostrato che

l'intolleranza e le persecuzioni che ne derivano, non solo sono ingiuste,

contrarie alla ragione, ai comandamenti dell'Evangelo ed agli esempj di

Gesù Cristo e degli Apostoli; non solo sono inefficaci ad ottenere lo

scopo cui sembran dirette: ma gli sono contrarie, conducono all'effetto

diametralmente opposto; e nel caso degli Israeliti, l'appoggiarle ad una

maledizione che pesi sulla loro schiatta, o al desiderio della loro

conversione, ​ o alla corruttela della loro morale, non è nè da Cristiano,

nè da uomo retto e razionale. E mi sembra egualmente provato, che la

tolleranza non è indifferenza per la fede e la religione; ma è anzi zelo

pel suo trionfo, e il miglior modo di procurarlo.

Ma a questo punto ringrazio di cuore Iddio, che tutto il detto sin qui si

riferisca oramai assai più al passato che al tempo presente.

L'emancipazione civile degli Israeliti è stata incominciata, e sarà

immancabilmente compiuta da quel Pontefice che ha saputo cogliere e

riunire nella sua mano benedetta tutte le palme della virtù e della carità

evangelica.

Ad istanza e per opera di Don Michele Caetani, Principe di Teano, fattosi

virtuoso ed illuminato promotore della causa degli Israeliti, Pio IX ha

confidato ad una Commissione l'esame de' loro giusti reclami, e la cura

dei modi atti a render loro piena giustizia. Primi effetti di queste

disposizioni sono stati la permissione d'allargarsi ne' Rioni adiacenti al

Ghetto; con che ne verrà spazio ed agio maggiore a coloro che vi

rimangono.

La vergognosa cerimonia del sabato di carnevale in Campidoglio, ed il

tributo che v'era annesso, furono, come accennammo, l'una e l'altro

aboliti. A questi primi passi terranno dietro certamente tutti gli altri,

finchè sia completo questo grande atto di giustizia. Un nuovo passo sta

intanto per muoversi; l'ammissione degli Israeliti nei ruoli della Guardia

cittadina. Pio IX vi ha dato il suo consenso; onde si può tenere la cosa

giudicata irrevocabilmente in principio. Quanto alla pratica, sembra

s'incontri qualche difficoltà: sembra vi sia il timore, forse non

interamente fuor di proposito, che nel Rione ove dovrebbero gli Israeliti

concorrere al servizio cittadino, non siano del tutto spente le vecchie

repulsioni, e potesse col contatto tra essi ed i Cristiani nascere qualche

scandalo.

Se per una parte è prudente tener quelle vie che possono antivenirlo, per

l'altra è giusto e conveniente cercar un ripiego, onde non sia loro tolto

il poter partecipare agli effetti di quella onorata e leale fiducia che

dimostrò il Pontefice al Popolo dello Stato e di Roma. Ripensando il lungo

patire di quella sventurata nazione, respinta per tanto tempo da tutti i

beni e i vantaggi del viver civile, del quale bensì dovea sostenere

raddoppiato ogni peso; ripensando l'ingiusto disprezzo onde fu segno, le

dolorose umiliazioni delle quali ebbe a bere il calice sino alla feccia;

come non sentire il desiderio, il bisogno di una riparazione pronta ed

aperta quanto è possibile?

Come non provare quel senso di rispetto e di premura sollecita che desta

una sventura immeritata e sostenuta con longanimità e fortezza?

Qual gioja, qual soddisfazione può immaginarsi al mondo maggiore e più

pura di quella di poter farsi istrumento di giustizia e di misericordia?

Chi mai potrebbe, ove fosse scelto al dolce ufficio di spalancare

all'innocente prigioniero le porte del carcere, di restituire il suo a chi

n'era stato violentemente spogliato, di ridonar l'onore a chi ha patita

immeritata ignominia? chi potrebbe non sentire una fretta smaniosa

d'adempiere l'augusto incarico? Certamente questi virtuosi sensi albergano

in cuore di coloro che sono ordinatori e guida della Guardia cittadina; e

sapranno trovar modo onde conciliare la prudenza colla giustizia, e col

desiderio che provano senza dubbio di stender senza ritardi una mano amica

a chi sinora non ebbe se non scherni e ripulse.

Per quanto non creda ufficio mio il dar consigli a cui compete l'ordinare

il servizio della Guardia, stimo però mi sia lecito esporre modestamente

un mio pensiero.

Se lo scrivere ne' Ruoli tutti gli Israeliti che a norma ​ della legge e

dell'età vi sarebbero compresi, può esser origine di qualche

inconveniente, non si potrebbe ristringersi ad un minor numero, e

scegliere da una nota presentata dall'Università stessa degli Israeliti,

quegli individui che pel loro stato, il loro costume, i modi, la coltura,

fossero atti a conciliarsi gli animi, e rimuovere ogni idea scortese, ogni

senso di repulsione?

E se ciò non fosse stimato bastevole, non si potrebbe provvisoriamente

dividerli in modo che prestassero l'opera loro ne' varj Rioni

separatamente; e si trovassero così frammisti a coloro che per idee più

giuste, e per civile educazione, stimerebbero dovere e sentirebbero gioja

d'accoglierli come amici e fratelli?

La Guardia cittadina di Roma presa nel suo insieme non potrebbe certamente

aver altri sensi che questi. Formata con magica rapidità in un momento di

pericolo, essa ha mostrato vigore, energia, prontezza e prudenza degna

d'un corpo che contasse lunghi anni di esperienza e di vita. La vista di

que' cittadini che pel passato, e sino a pochi mesi fa, attendevano

soltanto ai diversi uffici della vita civile così disformi da ogni idea ed

esercizio della milizia, posti ora in fila, ed esperti così presto

dell'atteggiarsi, del muoversi militare, del maneggio delle armi, de'

doveri del soldato, lo sa Iddio qual profondo senso di gioja mi abbia

destato in cuore. Qual dote di nobili e generosi sentimenti non è

accennata e sottintesa da questi fatti? Il solo pensare che uomini di così

eletta natura potessero non dico ripugnare ad accogliere tra loro chi

sinora fu così a torto proscritto, ma non sentir pienamente quanto sia

degno ed onorato l'atto che li ritorna alla esistenza, all'onore di

cittadini, sarebbe imperdonabile ingiuria; chè i più avversi ed ostinati

detrattori del popolo Romano non osarono mai dargli taccia di basso e poco

generoso sentire. Nè tempo, nè servitù, ​ nè traversie di fortuna,

bastarono a cancellare quel suggello di generosità e di grandezza che gli

fu impresso dall'antica sua virtù, ed è ancora allo straniero cagion di

stupore e di meraviglia: tutto si può sperare da un tal popolo; e stare in

dubbio, all'opposto, ch'egli non senta quanto sia bello il riparare

l'ingiustizia e l'onorar la sventura, sarebbe, lo ripeto, fargli ingiuria,

ch'egli è ben lungi dal meritare.

Questa giustizia che trova, come ogni atto virtuoso, il suo premio in se

stessa, avrà poi altro prezioso guiderdone; la gratitudine, le benedizioni

di chi n'è fatto segno. Quanto esse possano esser calde e vivaci, lo

vediamo da ciò che accade in Toscana. I redattori del giornale di Pisa

_L'Italia_, uomini eletti, di nobil cuore, onore di quello Studio e

d'Italia, come sa ognuno, e come appare dal loro giornale, hanno presa a

difendere la causa degli Israeliti. Quelli di Livorno hanno tosto

pubblicata una lettera, nella quale è il passo seguente:

«Voi ci chiamate fratelli! Questa parola varrebbe essa sola a cancellare

la ricordanza di tanti secoli di umiliazioni e di dolori. Questo dolce e

santo nome noi lo accettiamo colla coscienza di meritarlo, perchè noi pure

intendiamo di cooperare al bene d'Italia nostra, che fu sempre in cima de'

nostri pensieri; perchè ci sentiamo nell'anima fratelli a quanti per essa

patirono, a quanti s'allegrano all'idea del suo prossimo risorgimento, a

quanti son pronti sagrificare per lei gli agi, le sostanze e la vita.»

Queste semplici parole, quando le lessi, mi penetrarono il cuore, mi

commossero profondamente; tanto è l'affetto, tanta è l'effusione di

sincerità che da esse traluce: e pensai fra me stesso, quali nobili e

preziose soddisfazioni rifiutano e sprecano gli uomini coll'amara e

superba pazzia dell'intolleranza e delle persecuzioni! ​ E qual fonte di

gioje, di felicità, di profitti scambievoli, potrebbero all'opposto

trovare nel rispetto de' diritti di tutti, nell'onorarsi ed amarsi gli uni

cogli altri; come c'insegna quel Codice che più di tutti mostra la via per

la quale abbia l'uomo a cercare la sua vera e stabile felicità!

Ma se questa via, la civiltà cristiana l'aveva in parte smarrita; se,

purtroppo! in molte parti ed in molti casi, professando una dottrina in

parole, la rinnegavano nei fatti; e chiudendo gli occhi all'eterno sole

della giustizia e della verità, concludeva invece ed operava a norma

dell'errore e dell'iniquità: ora Iddio, pietoso delle sue creature, ci ha

mandato chi ci rimetta sul buon cammino, e ci sia guida e sostegno onde

non ismarrirlo per l'avvenire.

I primi operai dell'Evangelio conquistarono il mondo colla mansuetudine,

colla giustizia e col sacrificio: coll'armi medesime l'ha conquistato Pio

IX. Egli ha conosciuto quali siano le vere ed inconcusse basi sulle quali

si fonda quella religione ond'egli è Capo e difensore in Terra; e

conoscendo del pari, quali cagioni le avessero smosse, ponendo l'edificio

in puntelli, spegnendo nel cuor degli uomini l'affetto, il desiderio di

tutelarlo e sorreggerlo, ha saputo scoprire la vera radice del male e

mettervi risolutamente la scure: e quali effetti egli abbia ottenuto, lo

vediam tutti; lo vede il mondo, che attonito e riverente assiste al grande

spettacolo d'una trasmutazione sospirata tanto e così poco sperata,

eseguita senza violenza, senza sangue, senza una lagrima; ed anzi col

bene, col profitto di tutti, coi soli istrumenti e le sole potenze della

giustizia, della mansuetudine e della carità.

Questa trasmutazione si sta operando al tempo stesso nel mondo materiale e

nell'intelligenza del mondo soprannaturale; e quella virtù che opera

beneficamente sul primo, ​ agisce per propagata potenza anche sulla

seconda. Se la legge cristiana ammonisce gli uomini che il loro passaggio

sulla terra è tempo di prova, e preparamento ad un futuro migliore, e

perciò soltanto epoca di transizione; offre però nello stesso tempo la

formula, per dir così, del maggior bene e della minore infelicità

possibile in questo loro passaggio. Nè porge i precetti che frenano e

dirigono i loro intelletti ed i loro cuori, quali capricciose prove

imposte all'uomo nella sola considerazione della vita futura, de' gastighi

da evitarsi o de' premj da conseguirsi; ma insieme li presenta come una

manifestazione delle condizioni necessarie all'uomo onde viva meno

infelice; come tesoro di sapienza offerto innanzi tratto all'umana specie;

come un'anticipazione sull'esperienza: e gli uomini trovano ne' semplici

ed angusti precetti dell'Evangelio un insieme di leggi morali, che,

accettate quali fondamenti delle sociali e delle politiche, li

condurrebbero a tutta quella libertà e quell'eguaglianza che può ottenersi

onestamente e ragionevolmente nell'umana società: leggi che applicate alla

pratica rendono gli uomini giusti, mansueti, generosi, amorevoli

scambievolmente: gli impediscono perciò d'opprimersi a vicenda, e

d'accrescere per opera e volontà loro quella misura d'infelicità e di

miserie, delle quali Iddio per gli arcani suoi fini dispose sopportassero

il triste retaggio.

Gli pone, per conseguenza, in quella condizione che porta con sè la minor

dose d'infelicità, o la felicità maggiore che sia ottenibile sulla terra.

Quindi ne seguì sempre, e sempre ne seguirà l'effetto, che più la legge

evangelica sarà applicata ed osservata, più sarà generale la giustizia, la

carità, la vera libertà fra gli uomini; i quali, per conseguenza, più si

troveranno felici, e più saranno devoti ed amanti di quella legge che è

per loro origine di tanti beni: e questo ​ bello e fortunato ordine del

mondo materiale, sarà come un allettamento, un'introduzione al mondo

soprannaturale, alle idee che lo dominano e lo dirigono. In altre parole,

i benefici effetti dei precetti evangelici, essendo fonte di bene e di

felicità terrena, saranno argomento agli uomini della loro divina origine;

la civiltà sarà prova, sostegno ed allettamento alla Religione. Mentre

invece, ove la Religione si faccia setta ed istrumento politico, pretesto

o coperchio d'oppressioni e d'ingiustizie, nemica della civiltà; verrà

rigettata dalle moltitudini, che da' suoi mali effetti trarranno argomento

per negarle un'origine divina.

In questa forma stabiliva Iddio le cose di quaggiù; e nella forma medesima

fonda e stabilisce Pio IX il rinnovato e ricco edificio del quale si è

fatto architetto.

Suo primo ufficio, come Pontefice e Vicario di Gesù Cristo, è certamente

l'aver cura alla fede ed alla religione, procurarne il trionfo, raffermare

chi crede, confortar chi vacilla, persuadere chi non crede.

E quali modi ha egli giudicato opportuni all'adempimento dell'augusto suo

ufficio? Quelli che accennavamo dianzi, tenuti da Gesù Cristo; i soli

giusti e razionali, perchè i soli veramente atti ad ottenere lo scopo, i

soli profittevoli all'umanità.

Pio IX, col rinnovare ordini e leggi, col ristabilire diritti conculcati,

coll'introdurre riforme utili e spontanee, s'è mostrato giusto e stretto

osservatore di quel precetto evangelico, che rende il debole e l'infimo

rispettabile al grande, al potente; che difende il derelitto dalla

violenza del forte, collo scudo della fede e della carità: e i deboli e i

derelitti hanno benedetta quella fede che prima maledivano.

Pio IX, coll'obblio del passato, coll'amnistia, s'è mostrato

misericordioso e religioso seguace del precetto ​ che impone di concedere

perdono, perchè tutti ci troveremo all'occasione di doverlo un giorno

implorare. E quelli che rivedevan la famiglia e la patria, hanno benedetta

la religione del perdono.

Pio IX, coll'aprire le braccia a tutti gli afflitti, coll'accogliere le

loro preghiere, ascoltarne i lamenti, tergerne le lacrime; col ripetere

quelle divine parole: «Venite a me voi tutti che siete nell'afflizione, ed

io vi consolerò;» segui il grande esempio del Redentore; fa modello e vero

ritratto di quella carità che è il compendio di tutta la legge, e ne forma

il massimo de' precetti: e tutti i consolati hanno detto:—Questa è

veramente religione divina.

Eppure tutto ciò non versava se non sovra interessi terreni, miglioramenti

sociali, sovra mutazioni negli ordini dello Stato; tutto ciò non era se

non cura e rimedio di mali che affliggevano il mondo materiale: non s'è

udito che nel morale egli abbia promossa mutazione veruna, ch'esso abbia

desiderate o prescritte maggiori pratiche nel culto, nuovi o più frequenti

atti di religione: egli non ha moltiplicate cerimonie, non ha spedito

predicatori o missionarj, non ha suscitato apologisti, non ha ordinato si

pubblicassero nuovi libri a difesa della Cattolica fede.

Ma egli ha fatto assai meglio, ed assai più. Egli ha saputo renderla

amabile, desiderabile agli uomini: ha saputo mostrarla all'opera, e far

vedere quanto sia utile, quanto sia benefica ne' suoi effetti: ha saputo

rendere evidente la calunnia di chi la diceva nemica al viver civile;

nemica a quella onesta ed ordinata libertà, a quella giusta eguaglianza

de' dritti sociali, che è invece il più distinto carattere dell'Evangelio.

Ha provato che il più religioso, veramente religioso, de' Pontefici, è

necessariamente ad un tempo l'ottimo de' Principi.

E perchè tutto ciò? Perchè Pio IX non è l'uomo del partito, ma è l'uomo di

Dio.

Ecco la spiegazione e la chiave de' suoi trionfi; della sua immensa

potenza morale, della venerazione che ispira, della sottomissione che

trova in tutte le volontà, dell'ardente amore di che è fatto segno: ecco

perchè in tutto il mondo il suo nome è la speranza de' deboli e degli

afflitti, e l'invocazione di tutti gli oppressi, e suona come l'annuncio

di tempi migliori, di giustizia e di rigenerazione. Ecco perchè a

Pietroburgo, a Vienna, come a Londra e Parigi, l'inno di Pio IX è cantato

e udito con passione ed applauso, quasi canto nazionale; ed anzi più che

se fosse canto nazionale: poichè è tenuto qual culto reso ad un principio

che tutti produce e domina quanti sono al mondo principj utili e grandi;

che è la base inconcussa, il germe fecondo del bene non d'una nazione ma

di tutti i popoli, dell'intera civiltà cristiana: il principio che prostra

infrante le armi caduche della violenza; ed altre ne pone, sante ed

immortali, nelle mani della giustizia, del diritto e della vera libertà,

affrettandone il trionfo e la nuova e generale ristaurazione.^[5]

Perchè Pio IX non è l'uomo del partito ma l'uomo di Dio, s'è sparso fra

tutti i popoli quel fremito che sorge ​ all'appressarsi delle grandi

manifestazioni della potenza divina, e scoppiato quel concorde grido di

lodi e d'allegrezza, che nessuna umana forza, nessun concerto, nessun'arte

potrebbe produrre, e che s'alza spontaneo quando tutte le menti sono ad un

tratto colpite dall'istesso pensiero, vedono la medesima verità, quando

tutti i cuori provano l'effetto medesimo. Popoli diversi di lingua, di

clima, di costumi, di leggi, di fede, hanno avuto un solo ed identico

affetto; hanno concordi alzato il grido, per proclamar Pio IX il

restauratore del senso religioso: l'uomo della civiltà, l'uomo da tanto

tempo aspettato e sospirato sull'alto seggio che rimaneva vedovo e

deserto; l'uomo che soddisfacesse all'intimo senso delle nazioni,

dell'opinioni, de' culti tutti del globo; che innalzando la fiaccola della

fede, gli ammonisse al tempo stesso a spegner gli odj, conciliar

gl'interessi, transigere sin all'ultimo limite ove lo concede una sincera

ed illibata coscienza; a tollerarsi a vicenda gli uni e gli altri, come ci

tollera quel Dio che muove il sole e ne dona calore ed il raggio

ugualmente a tutti gli uomini; ad amarsi come debbono i figli d'uno stesso

padre avviati al medesimo viaggio, e ad una meta comune. Non son forse

questi i cardini su cui stanno inconcussi que' principj che tutelano e

collegano ​ tutti i popoli? Perciò tutti i popoli si son volti a Pio IX,

tutte le menti l'hanno proclamato arbitro della civiltà, tutti i cuori

l'hanno benedetto.

La più dichiarata nemica del papato, l'Inghilterra, ha reso omaggio

all'uomo di Dio, nel più augusto de' consessi, per bocca degli uomini di

Stato, che ne sono guide e moderatori. Le loro nobili ed elevate

intelligenze si sono commosse all'apparire di quella inaspettata luce sul

Vaticano. Si sono volte amiche e riverenti per benedirla e avvicinarsele.

Un nuovo senso, per dir così, di pudore si desta ne' Protestanti per le

ostilità dirette contro i Cattolici. La coscienza pubblica rifugge

spontanea dal contristare ed affliggere, mentre Pio IX benefica e consola.

Il principio cattolico è riabilitato: l'antico grido _No Popery_ suona

come un anacronismo.^[6]

Io non dico per questo che sia prossima o certa la fusione de' due

principj, cattolico e protestante; ma dico e tengo per certo, che Pio IX

ha abbattuto il maggiore ostacolo che le si opponesse; e, se non altro, ha

coi suoi atti e col suo esempio insegnata la mansuetudine e la tolleranza,

ha disarmata la persecuzione del suo flagello, e l'ha costretta almeno a

vergognarsene.

In Germania, in Francia, sotto forme diverse, conseguenti alle diverse

condizioni ed ai varj caratteri nazionali, succedono analoghi effetti: ed

il principio cattolico, immedesimato, grazie a Pio IX, colla giustizia e

la carità nella sua applicazione al mondo materiale, immedesimato colla

tolleranza rispetto al mondo morale, si presenta sotto una nuova luce,

purgato delle antiche macchie, ​ assolto dalle vecchie accuse e da lunghi

sospetti. Potrà ben darsi che non sia accettato, che la sua fede non venga

accolta; ma non potrà oramai eccitare odio o disprezzo, e dovrà essere

invece oggetto di rispetto e d'amore, come lo è già infatti nell'augusto

suo Capo.

E tuttociò (non possiamo abbastanza ripeterlo) perchè Pio IX non è l'uomo

del partito, ma l'uomo del cuor retto, l'uomo di Dio.

E perchè accadeva, pel passato, tutto all'opposto?—Perchè non uomini di

Dio, ma del partito, eran coloro che per tanti anni vollero persuadere al

mondo, che essi non avevano altri pensieri, altri interessi se non quelli

della Religione, del Cattolicismo; anzi erano esso e loro una cosa

medesima: inganno così mirabilmente smascherato, e reso palpabile ora ai

meno veggenti. Inganno che, appena palesato e fatto noto agli uomini,

dovea cadere; come cadde, divenendo inutile e deriso istrumento. Inganno

che, tratto a forza dalle sue tenebre, ed esposto al vivo raggio della

stella che splende sul Vaticano, giacque sotto il tremendo confronto, e

divenne chiaro e patente argomento di verità; apparendo aperto e chiaro

chi veramente e sinceramente sia nuncio della parola Evangelica, e chi ne

faccia invece sacrilego strumento d'insaziabilità, di violenze e

d'ambizione.

Ma l'insistere su queste verità è oramai, la Dio grazia, opera superflua;

mentre le loro logiche e pratiche applicazioni appaiono, più o meno,

dappertutto in via di venire adottate.

Quel Pontefice che, nel porre rimedio ai mali del suo popolo, aveva

mostrata tanta sete di giustizia, tanto ardore di carità, non poteva non

commuoversi delle miserie degli Israeliti; che son pure anch'essi suoi

figli, che quantunque divisi di fede e di culto, sentono il desiderio, il

bisogno di cercare in esso un padre; che in lui già lo trovarono, ​ e

piegano ad esso riverenti se non sinora le intelligenze, certo gli affetti

e le volontà.

Egli fece per essi assai, poichè stabilì giusta in principio la loro

assimilazione agli altri cittadini, con quell'autorità che è certo la più

competente in tal materia, di quante sieno autorità al mondo; che invocata

a torto, e male usata dall'ignoranza, dallo spirito di setta, dalle

passioni, dall'intolleranza, s'è ora sciolta da così turpe sodalità.

Ed il primo passo mosso da Pio IX per guidare gli Israeliti ad una

completa emancipazione, sarebbe già forse stato seguito da un secondo e da

molti altri, s'egli avesse trovato più unanime il consenso dell'universale

nell'accogliere questo grande atto di giustizia, e nell'applicarlo alla

pratica colla cooperazione pronta e spontanea di tutti gli individui e di

tutti i ceti.

Ma, siccome al dissodarsi delle terre lasciate da lungo tempo incolte e

selvagge, danno minor impaccio i fusti delle piante sorgenti sulla

superficie del suolo, che non le loro radici, e quelle innumerabili e

tenui barbe che serpono e si perdono nelle viscere della terra, e che non

si giunge a sterpare se non con lunga e perdurante fatica; così avviene

che, nella società umana, potenti e benefici riformatori ebbero più di

tutto a travagliarsi in ogni tempo intorno i pregiudizi plebei, diramati

nelle moltitudini dalla malizia e dalla ignoranza; e dovettero spesso

arrestare o sospendere il loro generoso corso a fronte di questo ignobile

ostacolo.

A torlo di mezzo, e sgombrare così al gran Pontefice la via, molti si

adoprarono e s'adoprano volenterosi in molti punti d'Italia. È da

desiderarsi che il loro esempio venga imitato, e che più di tutto si

lavori a vincere i pregiudizj che ancor rimangono fra il volgo (ed il

volgo, persuadiamocene, è composto talvolta di signori e di ​ ricchi,

quanto di poveri e popolani), mostrando loro, che la causa della

Rigenerazione Israelitica è strettamente unita con quella della

Rigenerazione Italiana; perchè la giustizia è una sola, ed è la medesima

per tutti; ed è forte ed invincibile soltanto quando è imparzialmente

domandata a chi ci sta sopra ed è più potente di noi, come imparzialmente

fatta a chi si trova nella nostra dipendenza.

Il concorde ed alto grido messo dall'opinion pubblica in Italia onde

chiedere Riforme, e domandare ai Principi che franchi si mettessero alla

testa della Nazione e la guidassero all'indipendenza ed alla libertà, fu

ascoltato perchè potente, e potente perchè sommamente giusto. Ma se

negheremo agli altri quella giustizia che per noi stessi invochiamo,

questa potenza verrà indebolita, quel santo grido di rigenerazione non

suonerà verità, giustizia per tutti; ma privilegio, egoismo e privato

interesse: e verrà per noi rinnovato il fatto della parabola del Vangelo,

di quel servo che implorò ed ottenne dal suo signore tempo ed agio a

pagare la grossa moneta di che gli era debitore, ed uscito dalla sua

presenza ed incontrato quel suo compagno che di piccola cosa l'aveva a

soddisfare, l'afferrò pel collo, e gli negava ogni compassione.

Esser giusti, imparzialmente, rigorosamente giusti, è il miglior modo onde

esser potenti; perchè gli uomini senza volerlo e saperlo talvolta rendono

culto alla giustizia, e ne rispettano i decreti: ed anco tra i violenti e

gli iniqui, non v'è cuore tanto in se stesso sicuro che non vacilli al

cospetto della giustizia, quando si appalesa per opera delle moltitudini

piena, luminosa, irrecusabile; ed appare, qual è veramente, emanazione

divina, e certa manifestazione della volontà dell'Onnipotente.

Ognuno di noi, dunque, tenda la mano ai nostri fratelli Israeliti: li

ristori de' dolori, de' danni, degl'ingiusti ​ schemi che fecero loro

soffrire non dirò i Cristiani (chè un tal nome non si conviene a chi

rinnega o falsa il sommo tra precetti di Cristo, la Carità), ma coloro che

avevano, e, pel fatto delle riferite persecuzioni, non meritavano il

titolo di Cristiani.

Io, per la mia parte, in ammenda del passato, in pegno dell'avvenire, non

ho altro da offrire agli Israeliti se non queste povere pagine, ed il buon

volere. Accettino il tenue dono con quel cuore medesimo con che vien loro

dato: e se a quest'atto, ch'io tengo stretto adempimento d'un dovere di

giustizia, volessero essi attribuire pregio maggiore e farlo degno di

guiderdone, scordino il passato, e tengano me e tutti gli uomini della mia

fede, come noi terremo loro, in conto di fratelli; e sarà questo il più

accetto ed onorato di quanti premj io potessi immaginare o desiderare.

Dell'Emancipazione civile degl'Israeliti · 第 9 / 13 题