Verso sera andai a rivedere Raimondo. Lo trovai su le braccia di mia
madre. Mi parve un poco più pallido; ma era ancora molto tranquillo,
respirava bene, non aveva alcun segno sospetto.
--Ha dormito fino a ora!--mi disse mia madre.
--T'inquieti di questo?
--Sì, perché non ha mai dormito tanto.
Io guardavo il bambino fissamente. I suoi occhi grigi erano senza
vivezza, sotto la fronte sparsa di leggere croste biancastre. Egli
moveva di continuo le labbra, come biasciando. A un tratto, riversò un
po' di latte grumoso sul bavaglio.
--Ah, no, no, questo bambino non sta bene--esclamò mia madre, scotendo
il capo.
--Ma ha tossito?
Come per rispondermi, Raimondo si mise a tossire.
--Senti?
Era una piccola tosse fioca, non accompagnata da nessun rumore degli
organi interni. Durò pochissimo.
Io pensai: "Bisogna aspettare." Ma, come risorgeva in me il presagio
funesto, la mia avversione contro l'intruso diminuiva, si placava la
mia acredine. M'accorgevo che il mio cuore rimaneva stretto e misero,
incapace di esultanze.
Mi ricordo di quella sera come della più triste ch'io abbia mai
passata nel corso della mia sventura.
Nel dubbio che Giovanni di Scòrdio fosse pei dintorni, uscii dalla
casa, m'inoltrai pel viale dove l'avevamo incontrato io e mio fratello
quell'altra volta. Nel chiarore del crepuscolo era l'annunzio della
prima neve. Lungo la fila degli alberi si stendeva un tappeto di
foglie. I nudi rami stecchiti frastagliavano il cielo.
Guardavo innanzi a me, sperando di scorgere la figura del vecchio.
Pensavo alla tenerezza del vecchio pel suo figlioccio, a quel desolato
amore senile, a quelle grosse mani callose e rugose che avevo visto
ingentilirsi e tremare su le fasce bianche. Pensavo: "Come
piangerebbe!" Vedevo il morticino in fasce disteso su la bara tra
corone di crisantemi bianchi, tra quattro candele accese; e Giovanni
inginocchiato piangere. "Mia madre piangerà, sarà disperata. Tutta la
casa cadrà nel lutto. Il Natale sarà funebre. Che farà Giuliana quando
io comparirò sul limitare dell'alcova, a piè del letto, e le
annunzierò:--È morto--?"
Ero giunto al limite del viale. Guardai; non vidi nessuno. La campagna
s'immergeva nell'ombra, silenziosa; un fuoco rosseggiava su la
collina, in lontananza. Tornai in dietro, solo. A un tratto, qualche
cosa di bianco mi tremolò d'avanti agli occhi, si dileguò. Era la
prima neve.
E più tardi, mentre stavo al capezzale di Giuliana, riudii le
cornamuse che proseguivano la Novena, _alla medesima ora_.