Ella soggiunse, con una voce che tremava di desolata tenerezza:
--Io non posso consolarti! Non c'è consolazione per te né per me; non
ci potrà essere mai.... Hai tu pensato che _qualcuno_ starà sempre fra
noi due? Se il vóto di tua madre fosse esaudito.... Pensa! Pensa!
Ma la mia anima fremeva sotto il balenio sinistro d'un solo pensiero.
Io dissi:
--Tutti già l'amano.
Esitai. Guardai Giuliana rapidamente. Riabbassando subito le palpebre,
chinando il capo, le chiesi con una voce che mi si spense fra le
labbra:
--L'ami tu?
--Ah, che mi domandi!
Non potei non insistere, se bene soffrissi fisicamente come per
riconficcare l'unghia in una lacerazione viva.
--L'ami?
--No no. L'ho in orrore.
Ebbi un moto istintivo di gioia come se per quella confessione avessi
ottenuto il consenso al mio pensiero segreto e quasi la complicità. Ma
aveva ella risposto il vero? O aveva mentito per misericordia di me?
M'assalì una cruda smania d'insistere ancora, di costringerla a una
confessione lunga ed intera, di penetrarla bene a dentro. Ma il suo
aspetto mi trattenne. Rinunziai. Mi sentivo ora disacerbato verso di
lei, benché ella portasse dentro di sé la vita su cui pendeva la mia
condanna. Inclinavo ora verso di lei con un sentimento di gratitudine.
Mi pareva che quell'orrore, da lei confessato con un fremito, la
distaccasse dalla creatura che ella nutriva e la ravvicinasse a me. E
provavo il bisogno di farle intendere queste cose, di aumentare in lei
l'avversione contro il nascituro come contro un nemico d'entrambi
inconciliabile.
Io le presi una mano; le dissi:
--Tu mi sollevi un poco. Ti son grato. Tu intendi....
Soggiunsi, mascherando di speranza cristiana la mia intenzione
micidiale:
--C'è una Provvidenza. Chi sa! Ci può essere per noi una
liberazione.... Tu intendi quale. Chi sa! Prega Iddio.
Era un augurio di morte al nascituro; era un vóto. E, inducendo
Giuliana a pregare Iddio che l'esaudisse, io la preparavo
all'avvenimento funebre, ottenevo da lei una specie di complicità
spirituale. Perfino pensai: "Se, dopo le mie parole, entrasse in lei
la suggestione del delitto e divenisse a poco a poco tanto forte da
trascinarla!... Certo, ella potrebbe convincersi della terribile
necessità, esaltarsi al pensiero di liberarmi, avere un impeto di
energia selvaggia, compiere il sacrifizio estremo. Non ha ripetuto
anche dianzi che ella è pronta sempre a morire? La sua morte implica
la morte del fanciullo. Ella dunque non è trattenuta da un pregiudizio
religioso, dalla paura del peccato; perché, essendo disposta a morire,
ella è disposta a commettere un delitto duplice, contro sè stessa e
contro il frutto del suo ventre. Ma ella è convinta che la sua
esistenza è utile su la terra, anzi necessaria, alle persone che
l'amano e ch'ella ama; ed è convinta che l'esistenza del figliuolo non
mio renderà la nostra vita un supplizio insostenibile. Anche sa che
noi potremmo ricongiungerci, che potremmo forse nel perdono e
nell'oblio ritrovare qualche dolcezza, che potremmo sperare dal tempo
la guarigione della piaga, se tra me e lei non si levasse l'intruso.
Basterebbe dunque che ella considerasse queste cose perché un vóto
inutile, una preghiera inefficace si mutassero a un tratto in un
proposito e in un'azione." Pensavo; ed ella anche taceva e pensava, a
capo chino, tenendo ancora la sua mano nella mia, mentre cadeva su noi
l'ombra dai grandi olmi immobili.
Che pensava ella? La sua fronte era pur sempre tenue e pallida come
un'ostia. Cadeva forse su lei un'altra ombra, oltre quella della sera?
Io vedevo Raimondo: non più in forma del fanciullo perverso e felino
dagli occhi grigi ma in forma d'un corpicciuolo rossiccio e molle, a
pena a pena respirante, che una lieve pressione poteva far morire.
La campana della Badiola diede il primo tocco dell'_Angelus_. Giuliana
ritrasse la sua mano dalla mia; e si fece il segno della croce.