Mia madre rianimata moltiplicò verso Giuliana le sue tenerezze.
Manifestò il suo caro sogno e il suo presentimento. Ella aspettava il
nipote, il piccolo Raimondo. Era _sicura_, questa volta.
Mio fratello anche aspettava Raimondo.
Maria e Natalia rivolgevano spesso a me, alla madre, alla nonna,
domande ingenue e graziose sul compagno futuro.
Così con presagi, con augurii, con speranze l'amor familiare
incominciava ad avvolgere il frutto invisibile, l'essere ancora
informe.
E i fianchi di Giuliana incominciavano ad ingrossarsi.
Un giorno eravamo rimasti io e Giuliana seduti sotto gli olmi. Mia
madre ci aveva lasciati da poco. Nei suoi discorsi affettuosi ella
aveva nominato Raimondo; aveva anzi rinnovato il diminutivo: Mondino,
richiamando lontanissimi ricordi di mio padre morto. Io e Giuliana le
avevamo sorriso. Ella aveva creduto che il suo sogno fosse il nostro
sogno. Ci aveva lasciati là perché continuassimo a sognare.
Era l'ora che segue lo scomparire del sole, un'ora lucida e calma. I
fogliami sul nostro capo non si movevano. A quando a quando uno stormo
di rondini veemente fendeva l'aria con un rombo d'ali, con uno scoppio
di gridi come a Villalilla.
Seguimmo con gli occhi la santa finché disparve. Allora ci guardammo,
in silenzio, costernati. Rimanemmo in silenzio per qualche tempo,
oppressi dall'immensità della nostra tristezza. E io, con una
terribile intensione di tutto il mio essere, astraendo da Giuliana,
sentii vivere accanto a me la creatura isolata come se null'altro in
quel momento vivesse accanto a me, null'altro. E non fu una sensazione
illusoria ma reale e profonda. Fu un raccapriccio che mi pervase tutte
le fibre. Sussultai forte; e levai di nuovo lo sguardo al viso della
mia compagna, per dissipare quella sensazione d'orrore. Ci guardammo,
perduti, non sapendo che dire, che fare contro l'eccesso dello
spasimo. E io vedevo nel viso di lei riflessa la mia angoscia,
indovinavo il mio aspetto. E, poiché i miei occhi andarono
istintivamente al grembo, come li rialzai scorsi nel viso di lei
quell'espressione di terror panico che hanno gli infermi d'una
infermità mostruosa quando qualcuno osserva la parte difformata dal
male incurabile.
Ella disse, a voce bassa, dopo un intervallo in cui ambedue avevamo
tentato di misurare la nostra pena e non avevamo trovato un termine;
ella disse:
--Hai tu pensato che questo potrebbe durare tutta la vita?
Io non aprii le labbra; ma la risposta sonò dentro di me risoluta:
"No, questo non durerà."
Ella soggiunse:
--Ricordati che con una parola tu puoi troncare ogni cosa, liberarti.
Io sono pronta. Ricordatene.