X.

Ella aveva ricuperata in breve la conoscenza. A pena in grado di

reggersi, aveva voluto subito montare in carrozza per tornare alla

Badiola.

Ora, coperta dei nostri _plaids_, stava rannicchiata nel suo posto,

silenziosa. Io e mio fratello di tratto in tratto ci guardavamo

inquieti. Il cocchiere sferzava i cavalli. E il trotto serrato

risonava forte su la strada che le siepi qua e là fiorite limitavano:

in una sera d'aprile mitissima, sotto un cielo puro.

Di tratto in tratto io e Federico domandavamo:

--Come ti senti, Giuliana?

Ella rispondeva:

--Eh, così.... un po' meglio.

--Hai freddo?

--Sì.... un poco.

Rispondeva con uno sforzo manifesto. Pareva quasi che le nostre

domande la irritassero; tanto che, insistendo Federico a muovere

qualche discorso, ella disse alfine:

--Scusa, Federico.... Mi dà fastidio parlare.

Essendo spiegato il mantice, ella stava nell'ombra, nascosta, immobile

sotto le coperte. Più d'una volta io mi chinai verso di lei per

scorgerle il viso, o credendo ch'ella si fosse assopita o temendo

ch'ella fosse ricaduta nel deliquio. Tutte le volte ebbi la stessa

sensazione inaspettata di sgomento, accorgendomi ch'ella teneva

nell'ombra gli occhi sbarrati e fissi.

Seguì un lungo intervallo di silenzio. Anche io e Federico

ammutolimmo. Il trotto dei cavalli non mi pareva a bastanza rapido.

Avrei voluto ordinare al cocchiere di spingerli al galoppo.

--Sferza, Giovanni!

Erano quasi le dieci quando giungemmo alla Badiola.

Mia madre ci aspettava, in pena per l'indugio. Quando vide Giuliana in

quello stato, disse:

--Me l'imaginavo io, che lo strapazzo ti avrebbe fatto male....

Giuliana volle rassicurarla.

--Non è nulla, mamma.... Vedrai che domattina starò bene. Un po' di

stanchezza....

Ma, guardandola alla luce, mia madre esclamò spaventata:

--Dio mio! Dio mio! Tu hai un viso che fa paura.... Tu non ti reggi in

piedi.... Edith, Cristina, presto, correte su a scaldare il letto.

Vieni, Tullio, che la portiamo su....

--Ma no, ma no--insisteva Giuliana, opponendosi--non ti spaventare,

mamma, che non è nulla....

--Io vado a Tussi con la carrozza a prendere il medico--propose

Federico.--Tra mezz'ora son qui.

--No, Federico, no!--gridò Giuliana; quasi con violenza, come

esasperata.--Non voglio. Il medico non può farmi nulla. So io quel che

debbo prendere. Ho tutto, su. Andiamo, mamma. Dio mio! Come

v'allarmate subito! Andiamo, andiamo....

Ed ella parve aver riacquistata la forza a un tratto. Diede alcuni

passi, franca. Su per le scale, io e mia madre la sorreggemmo. Nella

stanza, ella fu assalita da un vomito convulso che le durò alcuni

minuti. Le donne incominciavano a spogliarla.

--Va, Tullio, va--ella mi pregò.--Tornerai dopo a vedermi. Resta qui

la mamma, intanto. Non ti prender pena....

Uscii. Rimasi in una delle stanze attigue, seduto su un divano, ad

aspettare. Ascoltavo il passo delle donne di casa affaccendate; mi

rodevo d'impazienza. "Quando potrò rientrare? Quando potrò rimanere solo

con lei? La veglierò; starò tutta la notte al suo capezzale. Forse fra

qualche ora ella si calmerà, si sentirà bene. Accarezzandole i capelli,

forse riescirò ad addormentarla. Chi sa! Dopo un poco, tra la veglia ed

il sonno, mi dirà:--Vieni." Avevo una strana fede nella virtù delle mie

carezze. Speravo ancora che quella notte potesse avere una dolce fine. E

come sempre, tra le angosce che mi dava il pensiero delle sofferenze di

Giuliana, l'imagine sensuale si determinava diventando una visione

lucida e durevole. "_Pallida come la sua camicia_, al chiaror della

lampada che arde dietro le cortine dell'alcova, ella si sveglia dopo il

primo sonno breve, mi guarda con gli occhi semiaperti, languida,

mormorando:--Vieni a dormire anche tu...."

Entrò Federico.

--E bene?--disse affettuosamente.--Pare che non sia nulla. Ho parlato

con miss Edith or ora, per le scale. Non vuoi scendere a mangiar

qualche cosa? Giù, hanno preparato....

--No, non ho appetito, ora. Forse più tardi.... Aspetto che mi

chiamino dentro.

--Intanto io vado, se non c'è bisogno di me.

--Va pure, Federico. Scenderò poi. Grazie.

Lo seguii con lo sguardo, mentre s'allontanava. E ancora una volta mi

venne dal buon fratello un sentimento di confidenza; ancora una volta

mi s'allargò il cuore.

Passarono tre minuti circa. L'orologio a pendolo, ch'era su la parete

di contro a me, li misurò col suo ticchettio. Le sfere segnavano le

dieci e tre quarti. Mentre io mi levavo impaziente per andare verso la

stanza di Giuliana, entrò mia madre commossa dicendo sotto voce:

--S'è calmata. Ora ha bisogno di riposo. Povera figliuola!

--Posso andare?--le domandai.

--Sì, va; ma lasciala riposare.

Come io mi mossi, ella mi richiamò.

--Tullio!

--Che vuoi, mamma?

Ella pareva esitante.

--Dimmi.... Dal tempo dell'operazione, hai più parlato col dottore?

--Ah, sì, qualche volta.... Perché?

--T'ha rassicurato sul pericolo....

Ella esitava.

--.... sul pericolo che potrebbe correre Giuliana, in un altro parto?

Io non avevo parlato col dottore; non sapevo che rispondere.

Confuso, ripetei:

--Perché?

Ella esitava ancora.

--Non ti sei accorto che Giuliana è incinta?

Percosso come da un colpo di maglio nel mezzo del petto, da prima non

afferrai la verità.

--Incinta!--balbettai.

Mia madre mi prese le mani.

--E bene, Tullio?

--Non sapevo....

--Ma tu mi fai paura. Il dottore dunque....

--Già, il dottore....

--Vieni, Tullio, siediti.

E mi fece sedere sul divano. Mi guardava sbigottita, aspettando che io

parlassi. Per qualche attimo, benché io l'avessi lì d'avanti agli

occhi, non la vidi più. Una luce violentissima si fece nel mio

spirito, a un tratto; e mi si presentò il dramma.

Chi mi diede la forza di resistere? Chi mi conservò la ragione? Forse

nell'eccesso medesimo del dolore e dell'orrore io trovai il sentimento

eroico che mi salvò.

A pena riacquistai la sensibilità fisica, la percezione delle cose

esteriori, e vidi mia madre che mi guardava da presso con ansia,

compresi che prima di tutto bisognava assicurare mia madre.

Le dissi:

--Non sapevo.... Giuliana non m'ha detto nulla. Non mi sono accorto di

nulla.... È una sorpresa.... Il dottore, sì, mi parlò di qualche

pericolo.... Per ciò la notizia mi fa quest'impressione.... Sai,

Giuliana ora è così debole.... Ma veramente il dottore non accennò a

nulla di troppo grave; perché, essendo riescita l'operazione....

Vedremo. Lo chiameremo qui; lo consulteremo....

--Sì, sì; è necessario.

--Ma tu, mamma, sei sicura della cosa? Te l'ha confessata Giuliana,

forse? O pure....

--Io me ne sono accorta, sai, dai soliti segni, impossibile

ingannarsi. Fino a due o tre giorni fa, Giuliana negava o almeno

diceva di non esserne certa.... Sapendoti così apprensivo, m'ha

pregata di non parlartene per ora. Ma io ho voluto avvisarti....

Giuliana, tu la conosci, è così trascurata per la sua salute! Vedi:

qui, in vece di migliorare, mi sembra che vada ogni giorno

peggiorando; mentre prima bastava una settimana di campagna per farla

rifiorire. Ti ricordi?

--Sì, è vero.

--Le precauzioni, in questi casi, non sono mai troppe. Bisogna che tu

ne scriva subito al dottor Vebesti.

--Sì, subito.

E, poiché sentivo che non avrei potuto dominarmi più oltre, mi alzai

soggiungendo:

--Vado da Giuliana.

--Va; ma stasera lasciala riposare, lasciala tranquilla. Io scendo e

poi torno su.

--Grazie, mamma.

E le sfiorai la fronte con le labbra.

--Figlio benedetto!--ella mormorò, allontanandosi.

Su la soglia della porta opposta mi fermai e mi volsi; e vidi sparire

quella dolce figura ancora diritta, così nobile nella veste nera.

Ebbi una sensazione indescrivibile, simile forse a quella che avrei

avuta dal crollo fulmineo di tutta la casa. Tutto crollò, ruinò,

dentro di me, intorno a me, irresistibilmente.

L'Innocente · 第 27 / 72 题