Per l'appunto; essa lo amava.
Credè che nessuno se ne fosse accorto. Pure, quando ella me lo disse,
io lo sapevo.
Egli pareva creato pel cuore di Ninì. Era di una bellezza grandiosa,
bionda, serena. Pareva un antico Vitikindo. Nel suo aspetto era
qualcosa di stranamente semplice e forte. A dir vero, eravamo tutte
un po' innamorate di lui. Ma egli, benchè inglese, non _flirtava_ per
nulla. Era gentile con tutte, ma si occupava specialmente di Ninì, ciò
era visibile, e pareva naturalissimo a tutti quanti.
Inutile negarlo... Ninì era sempre la prima fra noi. Quando ella
compariva in una sala, produceva sempre, invariabilmente, una
sensazione. Le ragazze si difendevano da quell'effetto, che gettava
sempre un po' di ombra attorno a loro, le mamme; in silenzio,
ne soffrivano. Si criticavano molto le sue toelette, ma ai balli
susseguenti ce n'erano sei o sette imitazioni, e parevano sempre mal
riescite. Gli uomini facevan ressa attorno a lei, essa li trattava
con una cordialità un po' fiera, tenendoli molto a posto, alcuni
dicevano che Ninì Montelmo era insopportabile, altri chiedevano
s'ella avesse dote, e udito che no, scomparivano dal suo corteo.
Parecchi avevano paura del suo spirito, altri del suo lusso, alcuni
s'erano innamorati di lei senza chiedergliene il permesso e poi....
parevano cani scottati. Ell'era sempre brillantissima e trionfante.
Ma scontava i suoi trionfi con quella specie di animosità generale
ch'ella combatteva, serbandosi calma. Nulla pareva avere il potere
di trascinarla. Non faceva pompa alcuna della sua rara coltura; ma
le frivole ignoranze dei più restavano sconcertate dal senso intimo
di quella sua splendida superiorità. Era acerbamente discussa,
criticata e nel modo più contradditorio. Era troppo originale, troppo
manierata, fredda, eccessiva in tutto, era vana, era civetta, non lo
era abbastanza. Aspirava troppo alto, non pensava al suo avvenire. Si
rimproveravano molte cose a Ninì: il passato leggerissimo della sua
nonna, la frivolità ed il lusso della esistenza che conduceva con lei.
Aveva delle pretese incompatibili colla sua situazione, aveva rifiutato
degli eccellenti partiti, non aveva saputo farsi sposare da chi più le
sarebbe convenuto. S'era presa il divertimento di umiliare Guarinaldi.
Un po' sboccato, a dir vero, quel Guarinaldi... il terrore dei mariti
e delle mamme, ma Ninì non avrebbe forse potuto difendersi con garbo,
senza dargli una sì acerba lezione? Ma no... gliela aveva proprio
voluta dare ed egli era diventato, naturalmente, un nemico. No, ella
non sapeva trar partito dei propri vantaggi. Pure doveva premerle di
mettersi a posto. Poichè se moriva la nonna... In miseria, mia cara,
in miseria! E che farebbe allora, colla sua educazione, colle sue
abitudini?
Il cruccio di tutti quanti. Che farebbe Ninì Montelmo quando fosse
crollato il suo castello di cartone? Come escirebbe dal suo salottino
di peluscio coi mobili bianchi?
Guarinaldi sorrideva cinicamente quando si parlava di questo.
Ma ella pareva vivere solo nel presente. Si difendeva soltanto
quando non poteva farne a meno. Allora; puniva. Di scatto, con un
frizzo sanguinoso, con uno sguardo, con un subito silenzio, non
più; ma il castigo era sempre efficace. Per gli amici e le amiche
era cordialissima, leale sempre e discreta; di una lealtà che aveva
qualcosa di maschio, di forte e in pari tempo un'affettuosità al tutto
femminile.
Quando si vide che Alano Spear si occupava di Ninì Montelmo, la cosa
parve ostica a molti, ma a tutti naturale.
Per gli amici fu un'esultazione. Per molte compagne nostre e per le
madri loro, fu uno strazio, temperato dalla speranza che fosse l'ultimo
di quel genere. Per _lui_ non era certo questione di dote. Tutto un
concerto di: sta bene.
Si sapeva positivamente che Mrs. Spear, conscia della gravità del
proprio stato di salute, desiderava ardentemente di veder accasato suo
figlio. Ella non celava le sue simpatie per Ninì, nè il desiderio di
poterla chiamare sua nuora. Ninì non poteva desiderare nulla di più
splendido, di più adeguato a lei, alle sue più audaci speranze. Si
attendeva di giorno in giorno l'annunzio ufficiale del matrimonio. Ma
l'annunzio tardava. Ciò meravigliava alquanto me pure, perchè io sapevo
che ella amava Alano Spear.
Io e Ninì avevamo stretta una vera amicizia, benchè le singole nostre
occupazioni e il diverso ambiente non ci consentissero un'assoluta e
continua intimità. Ma un'intesa esisteva fra noi e quando ci vedevamo,
scaturiva subito dai nostri cuori. Stavamo assieme in società e
talvolta, la mattina per tempo, la sorprendevo mentre era immersa nei
suoi studi e la conducevo meco a passeggio ai Colli, o alle Cascine,
ovvero fuori di qualche porta. E allora che gaiezza di passi e di
parole, quanti soggetti ora sfiorati, ora approfonditi! E come eravamo
bimbe talvolta!...
Me lo disse per l'appunto alle Cascine, in uno di quei grandi boschi
remoti che l'umidità vicina dell'Arno serba sì freschi e sì belli. Era
proprio una giornata di tempo fiorentino, vario cioè e bizzarro, col
sole caldo e l'aria fresca. Gli alti cipressi, le quercie denudate
spesseggiavano attorno a noi, rivestite dei loro tenui paludamenti
d'edere, salite ad altezze incredibili. Il fiume, non visto, si
tradiva, coi suoi odori umidi e coi suoi susurri. Nelle alte siepi
ancor rivestite qua e là del velame delle antiche foglie, il vento
metteva un piccolo stormire metallico. Laggiù; verso il tempietto
dell'Indiano, una coppia d'innamorati s'internava a casaccio nello
sfondo del viale, delle bimbe tedesche, bianchissime, ruzzavano poco
lungi. Un vecchio leggeva, seduto su un panchetto. Lontano lontano, una
fioca eco di scampanìo festoso, una voce di chiesa di villa, giungeva,
non so d'onde, sino a noi.
A un tratto, in un viale laterale, riserbato ai cavalieri e serrato fra
due alte siepi, s'udì il passo mirabilmente ritmico d'un cavallo fino.
Ninì alzò bruscamente il capo, ma non guardò oltre la siepe. Stette
soltanto, con visibile tensione di nervi.
Io guardai, riconobbi sir Alano Spear. Il suo torso potente, la
forte testa di re nordico erano soli visibili oltre la siepe. Passò,
lentamente, tenendo la mano sull'anca, guardando diritto avanti a sè:
Non ci vide. Poco dopo, s'udì il trotto regolare ch'egli aveva fatto
assumere al suo cavallo.
— Sir Alano, — dissi alla mia compagna.
Ella chinò il capo. — Lo sapeva. Un lievissimo tremito passò sulle sue
labbra, il suo sguardo ebbe un'espressione indefinibile, una specie di
vaga estasi... Poi mi sorrise, rossa come una fragola ed era sì bella,
sì cara, sì donna in quell'istante, ch'io me le feci accanto, le presi
la mano e gliela strinsi forte, così forte da farle male. Ella mi diè
un rapido sguardo di gratitudine, poi la sua testina si protese verso
il viale ove veniva meno, allontanandosi, lo strepito di quel trotto.
Allora; essa mi disse che lo amava... L'aveva subito amato, appena
conosciuto!
Subiva completamente il suo fascino. Tutto le piaceva in lui, la
persona, il volto, i modi, quella stessa sua rigidità britannica un
po' accentuata, quella sua calma perfetta, non immune di una leggera
sfumatura di malinconia. Non sapeva come nè perchè... ma lo amava!...
ecco... lo amava!
Oh! com'era dolce ed umile Ninì Montelmo mentre parlava del suo amore,
mentre, più ancora a sè stessa che a me, ella veniva narrando ciò
ch'era finalmente accaduto nell'altero suo cuore, il turbamento primo,
le evoluzioni del dio ignoto, il tremore sì dolce della passione! Ella
poteva esser gloriosa di quel sentimento, tutto si conteneva in esso,
stima, simpatia, ammirazione! Le pareva così giusto, così semplice di
amare quell'uomo! Era come una suprema giustizia, un compenso della
Provvidenza. Poichè ella aveva sofferto tanto... sempre... di tutto!
Aveva tanto sofferto della mancanza dei genitori, delle circostanze,
della censura dei maligni.
Aveva sempre sentito, col suo raro buon senso, l'anormalità
della propria situazione, l'ambiguo stato di celata difensiva cui
l'astringeva... Ella, sì orgogliosa, sì impetuosa, sì ardente! Ma ora,
ora!...
La sua voce aveva delle grandi vibrazioni larghe, musicali. Il suo
volto raggiava di quella luce che ogni grande manifestazione accende
nei volti sinceri. — Sì... ciò ch'ella diceva era sincero ed umano,
era quella sì rara, sì divina cosa: l'accento dell'amore. Ninì era
in quel momento d'una bellezza meravigliosa, mentre si abbandonava
all'effusione irrefrenabile di un sentimento fatto per lei e che
l'investiva tutta ormai, tutta quanta.
— Ebbene; — le dissi, quando, vinta dalla violenza stessa del suo sfogo
ella tacque, tremante come le corde d'una lira testè deposta. — Ebbene;
Ninì, tutto è per il meglio nel migliore dei mondi. Tu l'ami, egli ti
ama.
Con mia grande sorpresa, vidi un'ombra posarsi sulla fronte di Ninì.
Qualcosa dell'intensa luce d'un momento prima, venne meno nei suoi
sguardi.
— Sì — disse lentamente — l'amo.
— E lui ama te.
Ella tacque.
— Ti ha chiesta in sposa!
— Sì.
— Lo ha detto a te!
— Sì.
— Ma dunque?
Ninì ebbe un gesto vago, dubbioso.
— Hai accettato? — insistei.
— Non ancora, ho chiesto un indugio.
Tutto ciò mi pareva impossibile. La guardai, come si guarda un fenomeno.
— Ma Ninì, tu scherzi.
Ci amavamo molto, ora, e ci davamo del tu.
Ella scosse il capo.
— Non ho mai scherzato coll'amore, ma non posso dir di sì, prima di
esser certa.
Esitò, visibilmente turbata. Poi a voce sommessa, come se parlasse a sè
stessa:
— E se non mi amasse? — chiese angosciosamente.
Guardai fiso Ninì. Non so come, in quel momento mi parve malata. Cercai
a lungo, ma non trovai che una risposta.
— Ma se ti ha chiesta in sposa!
— Sì, — diss'ella, ravvivandosi per un secondo. Ma soggiunse, con
infinito scoramento: — E se non mi amasse!
Una fissazione, evidentemente. Assunsi il tono di chi parla ad un
fanciullo caparbio.
— Suvvia Ninì, non sciupare, con quelle ubbie senza base, la tua vera,
la tua rara felicità. Non essere sragionevole. Sir Alano è padrone di
sè stesso, della sua volontà. Nessuno lo costringe a prender moglie. Ti
ha scelta fra noi tutte. Se non ti amasse non ti sposerebbe... Tutti lo
vedono e lo dicono: Egli ti ama.
Ella sorrise, con un subito ritorno all'estasi di poc'anzi.
Tacemmo alquanto.
— Mi ama? — chiese, ella a un tratto, con un abbandono quasi
angoscioso, come un neofito che, malato di scrupoli, chiedesse al
confessore: Padre salverò l'anima mia?
Stavolta alzai le spalle; decisamente. Non sta bene, ma le alzai.
Non capivo come ella potesse rivolgermi quella domanda.
— Ma, Ninì mia, si possono chieder queste cose? Non son cose che
s'imparino... si sentono. Ogni donna _sa_ se è amata o se non lo è.
— Non sempre, — disse meditativamente Ninì. — Si sa sempre, se si è o
no simpatica ad un uomo. Questo è vero. Ma non si sa sempre se egli vi
ama, specialmente quando voi lo amate tanto... così!
— Ma qual prova più evidente che il volerti sua?
— Infatti... Ma se non mi amasse!?...
Un grande spavento, un'angoscia nera passò nei suoi occhi. Ella ebbe un
lungo fremito.
Non sapevo più che dirle; io stessa ero impensierita da quella strana
insistenza di Ninì.
Tacqui.
Allora essa mi disse:
— Sei in collera con me?
— Oh Dio! no... Ma mi duole vederti così turbata e così sragionevole.
Mi pare che hai torto, in tutti i modi.
— Può essere — mormorò Ninì, con profonda umiltà. — Ma vedi, cara, in
amore il non essere convinti... è terribile. E se sapessi; io ho tanto
orgoglio... tanto!
— Troppo, — ribattei prestamente.
Le sue spalle ebbero un piccolo moto nervoso, quasi convulso.
— Dio mi aiuti — disse poscia. — Andiamo.
E si alzò.
Ce ne andammo, senza parole, pel silenzio mattutino dei viali.
Prima di lasciarla, presso al portone dei suo palazzo, le dissi,
stringendole la mano:
— Pensaci, Ninì. Non sciupare la tua vita e il tuo avvenire. Non
chiedere troppo. Ama più semplicemente.
Ella mi guardò con profonda angoscia.
— Hai ragione, — mi disse.
Le sorrisi, e stavo per lasciarla su quella buona parola, quando ella
mi trattenne e mi disse: — Sai quanti sensi abbiamo?
Trasecolavo.
— Tu credi che siano cinque, nevvero? Ebbene, sbagli; sono sei. C'è il
senso intimo, ignoto, quello che sta di casa nel cuore della donna e di
lì, parla ed avverte.
— E se invece fosse la voce della nostra presunzione, del nostro
orgoglio?
— Oh! — gridò quasi Ninì, — se avessi ragione tu!...
Una donnetta che passava udì e si voltò, meravigliata. Ninì si mise a
ridere.
— Vedi — mi disse — diamo spettacolo. Ora; addio. Penserò a ciò che mi
hai detto. Mi hai fatto del bene. Ci vediamo in casa C. domani sera?
— Sì, certo. Sia ragionevole e non esserlo fuor di luogo. Ti voglio
bene. A domani sera.