vivere. Ciò che fu concepito nell'odio e nell'orrore non deve, non deve
vedere la luce.
IL DOTTORE
colpito.
Signora! che cosa mi domandate?
LUISA
Domando la liberazione... immediata, completa! E se voi, dottore, non
vi sentite di darmela, la morte me la darà!
IL REVERENDO
grave.
Povera donna. Voi siete vittima di un atroce delitto, è vero. Tutta la
nostra pietà vi è dovuta — e l'avrete. Rimarrete in questa casa come
una nostra figlia, diletta e sacra. Avrete da noi tutte le cure, tutte
le tenerezze. E nell'ora del vostro supremo martirio voi non sarete
abbandonata.
LUISA
ritraendosi inorridita.
Cosa dite — cosa dite —
IL REVERENDO
sempre più grave.
Dico che perchè voi avete sofferto della nequizia umana non avete
il diritto nè di proporvi nè di spingere altri a commettere un atto
delittuoso.
LUISA
Un atto delittuoso? Ma il delitto sarebbe di rassegnarmici. Di vivere
per altri cinque mesi questa tortura, eppoi di dare la vita a ciò che
non può, che non deve vivere.
Alla Signora FRANK.
Signora! voi che siete donna — dovete capire —
Colle mani nei capelli.
capire che cosa è stata quella notte... colla porta aperta... i soldati
ubbriachi nella casa! Ah, io vorrei nascondere la faccia sotto la terra
quando ci penso.
LA SIGNORA FRANK
Povera donna!
LUISA
Mille volte al giorno ringrazio Iddio che la mia bambina — ammutolita
per chi sa quale spavento! — non possa domandarmi: «Mamma, cos'hai?
Che cosa pensi?» Dovrei dirle: «Penso che sono maledetta tra le donne,
che sono indegna di alzare la fronte. Penso che porto nel mio seno un
essere immondo che renderà eterna l'onta che ho patito»... Ah!
Con violenza folle.
Ma io mi strapperò gli occhi prima di vederlo, mi lacererò il petto
prima di nutrirlo... e con queste mani — se nasce — lo strangolerò!
IL REVERENDO
Donna, voi bestemmiate.
LUISA
No, no! non bestemmio. Pensate... pensate... che ho un marito — che
m'ama — che combatte per noi nelle trincee! che un giorno, se il
cielo è pietoso, tornerà! E volete che io gli vada incontro recando in
braccio il figlio d'un nemico?...
Un silenzio.
Ma io lo sento... sento che divento pazza sotto quest'incubo, pazza
di terrore e d'odio. Cerco di sfuggire a me stessa, di sottrarmi alla
velenosa cosa che è in me, che ogni giorno prende maggiore forza,
ogni giorno diviene più vitale, ogni giorno m'invade di più. Dottore,
dottore! è un cancro — un cancro vivente che è in me! — Toglietemelo,
liberatemene, o mi darò la morte.
S'accascia col viso in grembo
alla Signora FRANK, che le
pone in atto d'infinita pietà
la mano sul capo.
IL DOTTORE
rivolto al Reverendo FRANK.
Voi sarete sdegnato contro di me, caro amico; sarete forse più che
sdegnato... troverete forse nella vostra coscienza la necessità di
denunciarmi. Ma io intendo liberare questa donna.
IL REVERENDO
Voi — voi commettereste un delitto simile? Vi rendereste reo d'un
crimine?
IL DOTTORE
Reo o non reo — davanti a questo caso sento l'obbligo d'intervenire.
IL REVERENDO
Uccidereste un essere umano?
IL DOTTORE
Non è quasi ancora un essere umano. Per me questa donna è afflitta
da un morbo, da una infermità. Essa porta in sè un male che va
estirpato. Se questa donna in queste stesse condizioni fosse tisica,
si ammetterebbe senz'altro l'intervento. Orbene, essa è ammalata, essa
è psicopatica. Il continuare in queste condizioni mette a repentaglio
la sua vita e la sua ragione. Il dottore ha il diritto — anzi — ha il
sacrosanto dovere di salvarla se può.
IL REVERENDO
A spese della vita umana ch'essa porta in sè?
IL DOTTORE
Sì, sì. A spese di questo germe di vita, malefico e intossicato.
Se questa creatura vive sarà un deficiente o un delinquente, concepito
nell'odio, nella brutalità, nell'alcoolismo. E la madre andrà al
cimitero o al manicomio. — Ditemi ciò che volete, io la libererò.
LA SIGNORA FRANK
Impetuosa.
E farete bene, sant'uomo che siete!
IL REVERENDO
Clara, Clara! Anche tu sei senza coscienza. Non s'infrangono
impunemente le leggi divine...
IL DOTTORE
Non è per legge divina che questa sciagurata si trova oggi in queste
condizioni. Ogni legge divina ed umana è stata infranta dagli immondi
bruti che la guerra ha scatenato. La legge divina dà alla donna il
diritto di selezione. Essa ha il diritto di scegliere chi sarà il padre
delle sue creature. E questo sacrosanto diritto è stato violato.
LUISA
Congiungendo le mani con un
singhiozzo di gratitudine.
Ah, dottore, dottore!
IL DOTTORE
Con fermezza, volgendosi verso
il Reverendo.
Prendo su di me qualsiasi responsabilità.
IL REVERENDO
Dottore; noi siamo dei vecchi amici. Con quanto affetto, con quanta
autorità ho, vi prego — vi comando di desistere dal vostro proposito.
IL DOTTORE
Farò ciò che sento essere mio dovere.
IL REVERENDO
con dolore, ma risoluto.
Ed io farò il mio.
LA SIGNORA FRANK
Commossa, prendendo dolcemente
il braccio di suo marito.
Che sarà — di pregare per loro!
LUISA
Baciandole con fervore la
mano.
Oh, Signora!
MARY e ANNA entrano correndo.
MARY
Guardate!... Guardate Chérie e Mirella!
Queste entrano timidamente,
vestite d'abiti chiari e
diafani.
MIRELLA cammina come in sogno.
CHÉRIE sorride, trasfigurata e
gaia.
MARY
Indicando MIRELLA.
Vedete Cenerentolina trasformata? Aspetta, Mirella! anche per te ci
vogliono le scarpette incantate, come nella leggenda.
Rientra in casa correndo.
CHÉRIE
a LUISA.
Mi pare... non so... questa veste... questa gente così buona... Mi pare
di svegliarmi da un sogno spaventoso. Dimmi, Luisa, tutto ciò che è
accaduto a casa nostra, l'abbiamo sognato... l'abbiamo sognato — non è
vero?
LUISA
agitata e febbrile.
Sì, sì, abbiamo sognato. Tra poco non resterà più nulla, più nulla di
quel sogno spaventoso.
CHÉRIE
Io sovente penso così. Penso... che non è stato vero!
LUISA
appassionata.
Chérie! _Non è stato vero!_ Nulla rimarrà, nulla! Saremo quelle di
prima...
CHÉRIE
Ah! se anche la piccola Mirella tornasse quella di prima!
LUISA
soffocata.
Guardala!
CHÉRIE si volge e guarda
MIRELLA che MARY ha sollevata
e messa a sedere in alto sopra
il muricciuolo in mezzo ai
fiori. Ora MARY, china davanti
a lei, la calza di scarpette
bianche. ANNA è corsa in casa,
ed ora ritorna recando uno
specchietto in mano.
ANNA
Guardati, Mirella!
MIRELLA nella sua veste
bianca, circondata di fiori,
si guarda nello specchio e —
lentamente, meravigliosamente
— schiude le labbra al
sorriso.
CHÉRIE
Con un grido di letizia.
Ah Luisa, guarda! Mirella sorride!
Corre a MIRELLA e la prende
tra le braccia.
ANNA
Alla Signora FRANK e agli
altri.
Ha sorriso! Mirella ha sorriso... Avete visto?
LUISA
Alla Signora FRANK.
Ah! che giornata meravigliosa è questa, che ha reso il sorriso alla mia
bambina e la speranza a me. Non la scorderò mai questa giornata mille
volte benedetta!
Si rivolge timida nella sua
gioia anche verso il Reverendo
FRANK, ma questi gravemente
si scosta da lei e con viso
severo e addolorato entra in
casa.
LUISA
Alla Signora FRANK seguendo
collo sguardo il Reverendo.
Una sola cosa mi affanna. Se... egli non perdonasse!
LA SIGNORA FRANK
Baciando in fronte LUISA.
Ha già perdonato. — È un'anima angelica.
Entra in casa.
Il DOTTORE e LUISA la seguono.
Le quattro fanciulle restano
sole.
S'ode di fuori, ancora
lontano, il canto dei soldati
inglesi.
«_It's a long long way to Tipperary,_
«_It's a long way to go..._»
Il canto continua.
CHÉRIE
a MARY.
Che cosa sono quei canti?
MARY
Ah eccoli! sono gli Highlanders Scozzesi! È il reggimento di Delio!
Una parte va già oggi a Southampton ad imbarcarsi. Andiamo, andiamo
in fondo al terrazzo — abbiamo già lì le ceste di sigarette, arance e
doni...
CHÉRIE
Vanno in Francia?
MARY
abbracciandola.
E nel Belgio!
MARY e CHÉRIE corrono in fondo
al terrazzo e sventolano i
fazzoletti.
ANNA
a MIRELLA.
Vieni Mirella! Vieni anche tu.
MIRELLA si lascia condurre in
fondo al terrazzo — indi sta
immobile come una statuetta
guardando giù.
MARY, ANNA e CHÉRIE lanciano
fiori, pacchi di sigarette,
cioccolatte e arance ai
soldati che passano sotto al
terrazzo, invisibili, ma dei
quali s'ode il passo e il
canto.
VOCI DI SOLDATI
«_Good bye, Piccadilly_,
«_Farewell, Leicester Square!_
«_It's a long long way to Tipperary_,
«_But my heart's right there._»
ANNA
ridendo.
Guarda quel biondino!...
Lancia giù una scatola di
sigarette.
MARY
gettando arance.
Addio! addio! felice ritorno!...
CHÉRIE
sventolando il fazzoletto.
Buona fortuna!...
Si ode il «Piffero» trionfale
degli Highlanders Scozzesi.
CHÉRIE
Ah! quando si udrà quel suono nel Belgio? Nel mio villaggio?... Sarà la
vittoria — la vittoria e la pace!
ANNA
Arrivederci, Tommy!
MARY
col noto grido dei soldati
inglesi.
«Siamo forse scoraggiati?»
VOCI DI SOLDATI
in coro tuonante.
«No!»
MARY
«Siamo forse tristi?»
Le Voci
«No!»
ANNA
«Temiamo la morte?»
LE VOCI
«No!...» Urrà!
CHÉRIE
Se andate nel Belgio salutatemi Givray...
LE VOCI
Urrà!
Il canto riprende e
s'allontana.
LUISA
con un mantello e un velo esce
vacillante dalla casa.
LUISA
Chérie!... Mirella!
CHÉRIE
correndo a lei.
M'hai chiamato?
LUISA
Conduci qui Mirella.
CHÉRIE va a prendere la
fanciulla e la conduce da
LUISA.
CHÉRIE
a LUISA.
Esci? Dove vai?
LUISA
Te lo dirò.
Inginocchiata davanti a
MIRELLA.
Oh Mirella, Mirella! Vado via. Dì: «addio, mamma!» Dì: «addio, mamma!»
Piange nascondendo il viso
nella veste della fanciulla.
MIRELLA immobile la guarda
senza espressione.
CHÉRIE
Luisa, cara! Che cos'hai?
LUISA
a MIRELLA, singhiozzando.
Quale miracolo ci vuole per richiamare la tua piccola anima quaggiù? È
volata via — dì? È volata via — come una rondinella, spaventata dalle
infamie degli uomini? Non tornerà più?... non tornerà più?
La bacia appassionatamente con
tristezza.
A CHÉRIE.
Riconducila via! E poi — torna!
CHÉRIE obbedisce. Indi ritorna
subito a LUISA. MARY, ANNA
e la figuretta immobile di
MIRELLA rimangono per alcuni
istanti in fondo al terrazzo,
poi escono andando nel
giardino.
CHÉRIE
a LUISA.
Luisa! Parlami.
LUISA
Sì; devo parlarti. Finora non ho mai osato. Ma ora... ora bisogna ch'io
ti parli.
CHÉRIE
tremante.
Di che cosa?
LUISA
quasi senza voce.
Di... quella sera...
CHÉRIE
Ah no! non parlarne! Hai detto che era un sogno!... Hai detto che era
un sogno!...
LUISA
Chérie, sorellina mia! Per te, forse, per te! Non ho mai osato
chiederti nulla. Ti ho visto un tale terrore negli occhi... E poi
sempre lo sguardo allucinato di Mirella era su noi. Dimmi — per te,
forse, non fu che un sogno?
CHÉRIE
Non so... non so! Che cosa è accaduto? Cosa è stato vero di ciò che
— ripensandoci — mi agghiaccia il cuore? Certo deliravo!... Hanno
preso Mirella — l'hanno legata alla ringhiera... col piccolo viso
folle rivolto alla porta di camera mia... quella porta drappeggiata di
rosso....
Come forsennata, rivivendo la
terribile ora.
Poi... poi hanno legato anche me!
piangendo.
Oh Dio, Dio, Dio!... e c'era Fritz! Fritz — che rideva!... O me lo sono
sognato? Vedi...
.. io non riesco... non riesco... a dividere il sogno dalla realtà. Ho
come un velo qui...
con gesto agitato e ripetuto
come per togliersi qualche
cosa dalla fronte.
una specie di ragnatela... che non posso strappare.
LUISA
Mia povera Chérie!
CHÉRIE
cercando di ricordarsi.
Mi pare allora d'essere passata di deliquio in deliquio... e c'era chi
strillava... strillava... Ero io?
Aggrappandosi a LUISA.
Credi che ero io?
LUISA
rabbrividendo.
Ah!
CHÉRIE
Non so perchè strillavo! Non avevo paura di morire... Mi pare, oh
Dio!... mi pare anzi che volevo morire! Volevo morire. E non mi
uccidevano. Mi stritolavano... mi dilaniavano... e Fritz, il terribile
Fritz — rideva!...
E poi, più niente!
Un silenzio.
Non mi ricordo più niente. Mi sono svegliata su quel battello, in
alto mare, fra tanta gente... E tu, e Mirella mi stavate accanto e mi
guardavate con occhi di desolazione.
LUISA
Povera, povera creatura!
CHÉRIE
Ma ormai tutto è passato. Perchè ne riparli? Perchè? Hai detto che
eravamo come prima —
LUISA
prendendole la mano e
parlandole da vicino.
Sei certa d'essere come prima?
CHÉRIE la guarda sbigottita
senza comprendere.
Sei certa?
Un silenzio.
_Ti senti_ — come prima?
CHÉRIE
paurosa.
Sì... credo. Non so... Il dottore mi dice... che sono anemica — che
sono scossa... ma che presto tornerò sana e allegra. Dice che scorderò
tutto...
LUISA
esitante, turbata da ciò che
deve dire.
Io... io — non sono come prima.
CHÉRIE
agitata.
Perchè? Come? Cos'hai?
LUISA
Io devo partire. Vado questa sera stessa col dottore. Egli mi curerà.
Egli mi guarirà.
CHÉRIE
Ma perchè? Che male hai? Mi fai paura...
LUISA
Povera Chérie innocente! Come dirti... come dirti?... Ah, con quale
brutalità devo aprire i tuoi occhi alla vita!
Mentre essa parla CHÉRIE è
stata presa da un tremito
convulso. Ora con un grido
balza in piedi e si pone una
mano sul fianco.
Ah! ancora! _ancora!_...
Cogli occhi allucinati,
estatici, guarda in faccia a
LUISA.
Che cos'ho?...
In un susurro.
Che cos'ho?!...
LUISA
Chérie!
CHÉRIE
come rapita in un'esaltazione
immensa.
Che cosa sento?... Luisa!... Luisa!... Che cosa — _vive_ — in me?!
Un lungo silenzio.
LUISA
piangendo.
Ah! anche su te, anche su te è caduta la mala sorte.
CHÉRIE
Che cos'è? Che cos'è?
LUISA
È la cosa terribile, Chérie!
Stringendola tra le braccia.
Chérie — tu sarai madre!
CHÉRIE
quasi senza voce.
Madre!... Io!...
Rimane immobile, estatica,
come davanti ad una visione
che l'abbaglia.
LUISA
Senti, Chérie, senti! Non disperarti. Il dottore salverà anche te.
Abbassando la voce.
Il figlio della tua vergogna non vedrà mai la luce.
CHÉRIE
sbigottita.
Non vedrà mai... la luce...
LUISA
No — no! Questa sciagura non ti colpirà. Questo tuo bambino —
CHÉRIE
afferrandole il braccio.
Questo... mio... bambino! Questo mio bambino... Luisa! Ciò che ho
sentito fremere... in me... è — _il mio bambino?_
Pronuncia queste tre
parole con una soavità
indescrivibile, lo sguardo
estatico, le mani incrociate
sul petto.
LUISA
Calmati, Chérie, angelo innocente! Anche tu sarai salvata da
quest'onta. Il dottore prenderà su di sè questa duplice responsabilità.
Il delitto di cui sei stata vittima non avrà conseguenze.
CHÉRIE
Quale delitto?... Io non comprendo.
LUISA
inorridita.
Ma non ricordi — non ricordi ciò che è accaduto in quella notte della
tua festa....
CHÉRIE
vagamente colla mano sulla
fronte.
Non ricordo... Sono svenuta... non ricordo più.
LUISA
Ma comprendi — comprendi —
additando il DOTTORE che
esce dalla casa seguito dal
Reverendo FRANK.
che — egli ti aiuterà. Egli ti salverà da quest'onta. Tu non sarai
la tragica madre di una creatura ancor più tragica. Questa malefica
fiammella di vita — egli la spegnerà.
CHÉRIE
con un grido selvaggio.
No!
Un grande silenzio.
LUISA
quasi senza voce.
No?! Che cosa dici?
CHÉRIE
No! Non voglio.
Il Reverendo muove verso di
lei, grave e solenne, e le si
ferma al fianco.
LUISA
Tu vuoi essere madre senza essere sposa!... Vuoi dare la vita
a un essere malefico concepito nella lussuria, nel sacrilegio,
nell'ubbriachezza?
CHÉRIE
Non so... non so! Non capisco ciò che dici... Non capisco ciò che
sento....
Indietreggiando, grandiosa.
Ma so che qualche cosa di sacro è in me!
LUISA
Qualche cosa di sacro? Ma che cosa dici — che cosa dici! È una cosa
mostruosa ciò che tu porti in seno.
CHÉRIE
stupita.
Ma non è mio figlio? Non hai detto ch'era mio figlio?
Guardando da LUISA al DOTTORE
con occhi paurosi.
Cosa volete fare? Volete portarmelo via? Non voglio — non voglio.
IL REVERENDO
posandole una mano sulla
spalla.
Ah, veramente è sacro ciò che s'è svegliato in quest'anima — il
sacrosanto istinto della maternità!
Al DOTTORE.
I vili le hanno violato il corpo. E voi, volete dunque violarle l'anima?
Un istante di silenzio.
IL DOTTORE
È arbitra lei dei suoi destini.
LUISA
Ma pensa — pensa all'avvenire. Pensa — a Florian. A Florian che ti
vuole sua sposa...
CHÉRIE
come in sogno.
Non lo ricordo.
LUISA
Ma pensa, pensa che il padre di questa creatura è l'abbietto soldato
ubbriaco che ti prese e ti legò...
CHÉRIE
Non ricordo.
Cogli occhi chiusi.
Non ricordo... non ricordo.
LUISA
Non senti vergogna? Dolore? Rimorso?
CHÉRIE
Immobile, con voce dolcissima,
rapita da un'estasi quasi
ultra-terrena.
Non sento nè vergogna, nè dolore, nè rimorso. Non sento più niente,
non ricordo più niente... Non esiste che questo brivido nuovo, questo
palpito di vita — questa cosa divina che s'agita in me!
Con un fremito immenso.
Ah! la mia creatura!... _vive, vive!_ — Colle sue piccole mani mi ha
afferrato il cuore!
Vacilla. Il Reverendo la
sorregge tra le sue braccia.
CALA IL SIPARIO.
ATTO TERZO
La sala d'entrata nella casa del Dottor BRANDES, come al Iº Atto.
È sera.
LUISA, accanto al fuoco, legge una lettera. Con impeto di gioia se
la reca alle labbra.
Si ode bussare alla porta d'entrata.
ATTO III.
LUISA
Chi è?
Una voce di donna risponde.
LUISA apre la porta.
Entra JANE, infermiera della
Croce Rossa americana. Veste
l'uniforme grigia e rossa,
colla croce rossa sul braccio.
Porta in mano una scodellina
di latte e un piccolo pacco.
JANE
Eccomi.
LUISA
con un dito sul labbro per
imporle silenzio.
Un momento, cara Jane.
Va in punta de' piedi a
chiudere la porta drappeggiata
della camera a destra.
JANE
Dorme?
Si toglie il lungo mantello.
LUISA
Sì. Dormono tutt'e due. Da mezz'ora non s'è sentito un respiro.
JANE
Bene. Ecco il latte...
Depone la scodella.
... e guardate cos'ho qui!
LUISA
Un panino! Un panino bianco! Ma come avete fatto?
JANE
ridendo.
Altissime influenze... corruzioni negli alti circoli governativi...
LUISA
Ah, si vede che siete americana! Tutto vi riesce. Ottenete ciò che
volete.
JANE
È vero che ci fanno un po' la corte. Anche verso di me — la più
umile rappresentante degli Stati Uniti — si dimostra una benevolenza
inverosimile. Ma vedo che avete una lettera!
LUISA
Pensate, pensate! Da mio marito...
Bacia appassionatamente il
foglio.
JANE
Ma come avete fatto a riceverla?
LUISA
a bassa voce.
Figuratevi che me l'ha portata un uomo — un uomo che pareva un
contadino — sudicio, zoppo, d'aspetto truce. Ha battuto alla porta — e
appena l'ho socchiusa m'ha gettato sulla faccia il foglio — così — ed è
fuggito.
JANE
È strano. — Sulla busta non c'è niente?
LUISA
Ma non c'era busta! E sul foglio non vi sono che poche parole: «Sto
bene. Vi rivedrò. Vi abbraccio.»
JANE
Ma come vi spiegate —
LUISA
Non so! Non capisco.
JANE
Non importa capire. Aspettate e confidate.
Versa il latte in una
casseruoletta e s'avvicina al
fuoco.
LUISA
Sì — aspetto e confido.
Piega il foglio e se lo cela
in petto.
JANE
accennando alla porta
drappeggiata.
E Chérie? Si è alzata oggi?
LUISA
Sì.
JANE
È uscita!
LUISA
chinando il capo.
Sì.
JANE
impetuosa.
Ah — s'è dunque decisa? Ha trovato finalmente il coraggio...
LUISA
amaramente.
Era meglio se non l'avesse trovato. Jane! Jane! Quella passeggiata!...
quella breve terribile passeggiata attraverso questo paesello che ci ha
viste nascere — ah! che Via Crucis è stata per noi!
JANE
Vi hanno detto qualche cosa?
LUISA
Niente — niente! Nessuno ci ha detto niente.
Si copre il viso colle mani.
Non fatemelo ricordare — non fatemelo ricordare!
JANE
dopo un breve silenzio.
Ma nessuno vi ha salutato?
LUISA
Nessuno.
JANE
Povera Chérie...
Sospira.
Devo far bollire questo latte perchè trovi pronta la cena quando si
sveglia.
China sul fuoco vi mette a
scaldare il latte.
Coraggio! Presto avremo delle grandi notizie...
LUISA
Che notizie?
JANE
misteriosa.
Mah! Non so — c'è in aria qualche cosa.
LUISA
balzando in piedi.
Che cosa?!
JANE
Nulla di definito, di sicuro... ma lo vedete anche voi... l'arrivo
di quel biglietto... Non so — non so. Sento che grandi eventi si
preparano.
LUISA
Ah! tutto, tutto mi fa paura.
JANE
Paura?
LUISA
Sì. Ho i nervi malati dacchè sono tornata qui. Questo paese, che
da bambina amavo tanto, oggi mi fa orrore. Ah, Jane! era meglio se
avessimo lasciato confiscare questa nostra povera casa, piuttosto che
obbedire all'ordine dei nostri padroni e conquistatori! Era meglio
rimanere nel nostro esilio in Inghilterra, che non tornar qui ad essere
scherno e dileggio di quanti ci conobbero — e per di più, sentirsi alla
mercè delle belve che ci hanno conquistato.
JANE
Avete fatto il vostro dovere tornando qui. Non ve ne rammaricate.
Quando vostro marito tornerà...
LUISA
scoraggiata.
Ma come volete che torni? Come volete che torni? Questo biglietto può
averlo scritto dei mesi fa. Forse è ferito. Forse è prigioniero.
JANE
Le ferite guariscono. I prigionieri si liberano. Tornerà. E troverà sua
moglie che l'aspetta, e la sua casa in ordine, e il suo paese —
abbassa la voce.
— spazzato dal vile nemico e riconquistato alla libertà!
LUISA
agitata.
Jane, che cosa vi fa dir questo?
JANE
col dito sulle labbra.
Zitta!
Guardandosi attorno.
So quel che so — ma non posso parlare. So che la salvezza è alle porte.
LUISA
Che cosa dite!
JANE
sottovoce.
Da un'ora all'altra — da un'ora all'altra!
LUISA
con angoscia.
Ah!... E quando Giorgio tornerà, troverà Mirella, la sua bambina —
muta! inconscia! Vagante nell'ombra della vita come un piccolo spettro.
Ah povero Giorgio! Forse sarebbe meglio che non tornasse.
JANE
Ma Mirella guarirà.
LUISA
incredula e mesta.
Ah! Ci vorrebbe un miracolo. Sono tanti mesi ormai...
JANE
Perchè la lasciate ancora da madame Doré? Ora potrebbe venir qui.
Capisco che un mese fa, al vostro arrivo, l'abbiate condotta subito
dalla vostra vecchia amica. Ma ora che Chérie è guarita...
pausa.
... ora che... l'evento è compiuto —
LUISA
Jane — io tremo — io tremo di lasciarla entrare in questa casa.
JANE
sorpresa.
Perchè? Perchè vedrà il bambino di Chérie?
LUISA
Agitata.
Non è questo.
Ma perchè è qui — qui — dove noi siamo, in questa stanza stessa —
che il terrore le ha sconvolto la mente. Qui, qui che l'orrore l'ha
ammutolita. Non so — non so che cosa accadrà quando per la prima volta
essa entrerà qui — quando rivedrà quella ringhiera a cui quei mostri
l'hanno legata!... quando rivedrà — quella porta! Ah! quella porta!...
Addita la porta drappeggiata
della camera di CHÉRIE.
Quella stanza dove gli orrori si sono compiuti che le hanno
agghiacciata l'anima, che me l'hanno mutata in una piccola statua di
terrore!
Un silenzio.
JANE
Ma dovrete pur decidervi. Non potete lasciarla per sempre in casa
d'estranei.
Una pausa.
E se...
Le afferra la mano.
... e se...
LUISA
Se cosa?
JANE
Se questa emozione — Luisa! non so — quasi non oso dirlo...
LUISA
Parlate!
JANE
Non potrebbe darsi che — come il trauma psichico le ha tolto la favella
— il rinnovarsi della scossa morale...
LUISA
colpita.
Ah, cosa dite! cosa dite!
Si guardano a lungo.
LA VOCE DI CHÉRIE
nella stanza vicina.
Luisa!
LUISA
Vengo, cara! vengo!
Va alla porta a destra e
l'apre.
È qui la cara Jane...
Torna indietro, guarda JANE un
istante con occhio trasognato,
indi esce rapidamente dal
fondo.
JANE
parlando a CHÉRIE che ancora
non è apparsa.
Ecco pronta la cena per la paziente!... una cena da principessa di
leggenda.
Versa il latte caldo nella
tazza e mette il panino su un
piatto.
LUISA
che è andata a prendere un
mantello ed ora l'indossa
rapidamente.
State qui, Jane. Avrete cura di loro. Io torno subito.
JANE
E dove andate a quest'ora?
LUISA
soffocata dall'ansia e insieme
dalla speranza.
Vado — a prendere Mirella!
Le due donne si guardano
per un istante con intensa
commozione — poi LUISA esce
rapidamente.
CHÉRIE pallidissima appare
nel vano della porta.
Indossa una vestaglia bianca
ma si ravvolge tutta,
freddolosamente, in uno
scialle scuro.
CHÉRIE
parlando con voce debole e
spenta.
Buona Jane!
JANE
Vieni, vieni vicino al fuoco.
CHÉRIE
venendo avanti lenta, e
lasciandosi cadere nella
poltrona che JANE le ha spinto
accanto al fuoco.
Dov'è Luisa?
JANE
portandole il latte.
Torna subito. Adesso bevi — e mangia. Guarda cos'hai qui!
CHÉRIE
Oh!... un panino bianco!... Che meraviglia! Ma Luisa dov'è andata?
JANE
inginocchiata presso a lei
regge la tazza di latte e
le dà da mangiare come a un
bambino.
È andata — a prendere Mirella!
CHÉRIE
Oh Dio! A prendere Mirella! Mirella verrà qui!
JANE
Ma sì. Non vuoi mica che stia eternamente lontana quella povera
creatura.
CHÉRIE
Ma allora...
JANE
Allora? Allora Mirella starà qui, ecco tutto.
Le mette il cucchiaio alla
bocca.
Mangia.
CHÉRIE
Ma io dove mi nascondo?
JANE
Che idea! Perchè vuoi nasconderti?
CHÉRIE
Ma — il bambino!... Cosa dirà Mirella?
JANE
Ah...
Con enfasi malinconica.
... non dirà nulla, povera Mirella!
CHÉRIE china il capo e si
copre gli occhi colla mano.
JANE