Mangia.

CHÉRIE

Ho finito. Aspetta!

S'alza, va alla porta

drappeggiata e sta un istante

in ascolto.

JANE

Cosa c'è?

CHÉRIE

volgendosi col viso illuminato

da un sorriso raggiante.

Dorme!... Che gioia!... Adesso per un'ora o due sarà savio come un

cherubino!

Ride.

JANE non risponde.

Un silenzio.

CHÉRIE

mettendo una mano sulla mano

di JANE.

Jane! Come è triste e terribile.

JANE

Che cosa?

CHÉRIE

Tutto. Ma più di tutto...

JANE

Più di tutto?

CHÉRIE

Il silenzio. Il silenzio che c'è intorno... a quella povera culla.

JANE non risponde.

Altre mamme parlano tutto il giorno dei loro bambini. Anch'io potrei

parlarne — ma quando ne parlo... nessuno risponde.

Un silenzio.

Neppure tu.

JANE

Ma sì... rispondo...

CHÉRIE

Con altre mamme si fanno tanti discorsi... si vuol sapere il bambino

come sta... come dorme, come cresce... Poi lo si guarda,

con un singhiozzo.

... e si ride! Si ride delle smorfiette che fa, della cuffietta che gli

va a sghembo, delle fossette che ha nei gomiti... si ride!...

Un silenzio.

Del mio nessuno ride.

JANE

fredda.

Ma sì. Perchè dici questo?

CHÉRIE

amaramente.

È vero. Si ride! Oggi nella strada ho visto che si ride. Oh Dio!

Si copre il viso.

Con disprezzo, con ischerno si ride — di lui e di me! Ah, Jane, perchè

non mi hai lasciata morire? Perchè non ci hai lasciati morire tutt'e

due, quando io ero così vicina alla morte e lui — lui — non era ancora

entrato nella vita?

JANE

Chérie! Non piangere così.

CHÉRIE

Sono uscita oggi portandolo in braccio. Mi sono detta che bisognava

pure un giorno o l'altro... Ah, come mi hanno guardata! Con quale

odio, con quale disprezzo! Gli uni ridevano, ridevano!... Gli altri

distoglievano lo sguardo come se passasse una cosa orribile, che a

guardarla portasse sventura.

Scoppiando in pianto.

Oh, Jane, Jane! non è tanto per me che mi dispero, come per lui, per

questo povero essere che entra nella vita credendo di essere come gli

altri bambini! credendo che tutti lo ameranno... Non sa lui, non sa che

è odiato, disprezzato, maledetto! Non sa lui di essere uno sventurato

che porta sventura.

JANE

Non dir questo.

CHÉRIE

A lui nessuno, nessuno rivolge un sorriso, un augurio, una benedizione.

Neppure tu che sei tanto buona! neppure Luisa!... No! no!... è il

mostro lui! è l'essere abbominato, detestato, di cui ci si vergogna

come di una piaga, come di una deformità.

Si accascia singhiozzando.

JANE

Non pensare a tristezze.

CHÉRIE

Ah! come passeremo nella vita lui ed io — tra le beffe, il dileggio,

il disprezzo di tutti! Pensa, pensa! Doversi sempre nascondere, doversi

sempre vergognare — sempre cercare di farsi scusare, lui ed io! Io che

non volevo far nulla di male! Lui — lui che non sa di aver commesso —

nascendo — un imperdonabile delitto!

JANE

Se piangi così farai male a te e a lui.

CHÉRIE

Farò male — a lui? Non piangerò — non piangerò!

Si asciuga gli occhi.

D'improvviso sorge in ascolto.

Chi è? Vien su qualcuno! Chi sarà! chi sarà!

Spaventata.

Sarà Mirella che arriva?

JANE

Vado a guardare.

CHÉRIE si appiatta contro

la parete chiudendosi

nello scialle come per

rimpicciolirsi e sparire.

JANE

Apre l'uscio d'entrata esce

sul pianerottolo e guarda giù.

Volgendosi a CHÉRIE.

È un uomo... un contadino.

Parlando a qualcuno di fuori.

Oh! Chi cercate?

Non si ode la risposta.

Avete sbagliato porta? Allora state più attento un'altra volta. — Come

dite? Dei feriti? No, no. Non ci sono feriti qui. — Dei malati?...

Sì, malati sì. — E che cosa vi riguarda chi è malato in questa casa? —

Andate via subito o vi faccio arrestare.

Rientra e chiude la porta.

Che tipo! Una giubba di vecchio contadino... un cappellaccio... e,

sotto, due occhi fiammeggianti e una faccia di... di...

CHÉRIE

Di che cosa?

JANE

come colpita da un'idea

repentina.

Di soldato! Che fosse — che fosse uno dei vostri?!

Corre alla porta e la riapre.

È partito.

Resta un istante in

ascolto poi si volge e dice

rapidamente a CHÉRIE.

Chérie — tua cognata è qui. Viene su per le scale.

CHÉRIE

spaurita.

Con Mirella?

JANE

Sì.

CHÉRIE

Ah — non voglio — non voglio che mi veda!

JANE

È già qui.

Per entrare nella camera a

destra CHÉRIE dovrebbe passare

davanti alla porta d'entrata.

Dopo un istante d'incertezza

ella fugge via a sinistra.

Una pausa.

JANE tiene fissi gli occhi

sulla porta dalla quale deve

entrare LUISA.

LUISA appare sulla soglia —

indi lentamente entra MIRELLA.

Le due donne tengono gli

occhi fissi sul volto della

fanciulla con disperata

angoscia d'attesa.

MIRELLA entra lentissimamente

ad occhi bassi. Sul limitare

si ferma e gira intorno

gli occhi trasognati che

sembrano non veder nulla,

non riconoscere nulla. Indi

s'avanza rigida come un automa

nella stanza.

LUISA

che ha seguito tremando ogni

mossa di sua figlia.

Mirella!

Con un singhiozzo disperato.

Mirella!

MIRELLA volge gli occhi alla

madre che si trova ritta

sullo sfondo della porta

drappeggiata e chiusa. MIRELLA

fissa lo sguardo sul volto

materno — poi, poco a poco i

suoi occhi si dilatano; essa

vede — dietro alla siloetta di

LUISA — la porta fatale.

Senza volgere il capo MIRELLA

gira intorno lo sguardo

pauroso che sempre è ripreso e

fermato dalla terribile porta.

Lentamente, cogli occhi

sempre più terrorizzati essa

indietreggia come per sfuggire

ad un orrore che la minaccia.

LUISA e JANE la guardano

tremanti — e la vedono

finalmente volgere il capo e

guardarsi intorno per tutta la

stanza.

JANE

trattenendo ancora LUISA

che sta per lanciarsi verso

MIRELLA.

Aspettate!... Forse penetra il ricordo in lei!...

Ma dopo un istante, cogli

occhi ripresi dalla porta

drappeggiata, MIRELLA lascia

lentamente ricadere le braccia

e rimane immobile nella posa

d'annichilimento che le è

abituale.

LUISA

con un singhiozzo, a JANE.

Nulla!... nulla!...

JANE

confortandola.

È tardi. Sarà stanca. Chissà... forse domani...

LUISA

Ah!

LUISA scuote tristemente il

capo.

JANE

Dove la mettete a dormire? Ci avete pensato?

LUISA

Sì, disopra, nella mia camera.

JANE

Ah — bene! E riposerete finalmente anche voi, dopo tante notti che non

dormite. Ormai non avete più bisogno di vegliare Chérie.

LUISA

Povera Chérie.

guardando MIRELLA.

La mia grande sventura me l'ha fatta per un istante scordare.

JANE

Ah! Invero povera Chérie! Che rovina la sua vita! Che tragico problema

che non ha scioglimento.

LUISA

cupa.

Fuorchè nella morte.

JANE

Che cosa vuol dire?

LUISA

appassionata.

Ah, non lo so! non lo so! Ma quando sono uscita oggi con lei — quando

ho visto la gente che la guardava — lei e quella sua creatura di

maleficio — ah!

rabbrividisce.

... io mi sono detta che al posto suo...

CHÉRIE appare in fondo alla

scena, e ascolta addossata al

muro, ancora ravvolta nel suo

scialle.

JANE

Che cosa?

LUISA

Al posto suo io mi ricorderei...

scandendo le parole.

... che a quattro passi c'è il fiume.

JANE

Cosa dite?

LUISA

C'è il fiume — per lei — e per lui!

Prende per mano MIRELLA e sale

lentamente le scale.

JANE

rimane un istante immobile,

colpita dalle parole di LUISA.

Indi con un sospiro prende il

suo mantello e lo indossa per

partire.

Volgendosi vede CHÉRIE.

Chérie! Ascoltavi!

CHÉRIE

come in un sogno.

A quattro passi... c'è il fiume...

pausa.

Come ha detto? A quattro passi c'è il fiume...

lunga pausa.

... per lui... e per me...

JANE

sconvolta.

Che cosa dici — dimentica quelle parole.

CHÉRIE

lentamente con soavità.

No. Non le voglio dimenticare. Come mai non l'ho pensato anch'io? È un

grande conforto!

ripete come in sogno.

A quattro passi... c'è il fiume. Per lui — e per me.

Un silenzio.

La porta d'entrata, lasciata

socchiusa, ora si spalanca

violentemente. FLORIAN AUDET,

vestito da contadino, entra

impetuoso.

FLORIAN

scorgendo dapprima

l'infermiera e volgendosi a

lei con veemenza.

Signora, avete detto che in questa casa vi sono dei malati. Ditemi,

devo saperlo — chi — chi è ammalato qui?

JANE

Con quale diritto —?

FLORIAN

Scorgendo CHÉRIE.

Chérie!

CHÉRIE

cogli occhi stralunati.

Florian!...

FLORIAN

Sì — sì — Florian.

Getta giù il largo cappello,

si toglie la giubba di

contadino e appare vestito in

una lacera uniforme belga.

Sei tu, ammalata? Sei tu?

CHÉRIE

senza voce, indietreggiando da

lui.

Sì.

FLORIAN

Che cos'hai?

JANE

a CHÉRIE.

Ha il diritto costui di interrogarti?

CHÉRIE

piano.

Sì.

JANE

È un amico?

CHÉRIE

Sì.

JANE

abbracciando CHÉRIE.

Senti, cara — io dovrei lasciarti e tornare all'ospedale. È già tanto

tardi. Posso lasciarti?

CHÉRIE

Sì. Puoi lasciarmi.

I suoi occhi esterrefatti sono

fissi su FLORIAN.

FLORIAN

a JANE.

Ma se è ammalata non rimanete qui? Non la curate?

Volgendosi a CHÉRIE.

Chi sta con te?

CHÉRIE

senza voce.

Luisa.

FLORIAN

Ah, Luisa è qui! Sia lodato Iddio.

JANE

Buona notte Chérie!

sulla soglia, a FLORIAN.

Non l'agitate. È ancora tanto debole.

Esce.

FLORIAN

Chérie! Chérie!

Le prende ambo le mani.

Cos'hai avuto?

Essa non risponde.

Ma parla. Cos'hai? Cos'hai? mi fai spavento.

CHÉRIE

con un filo di voce.

Sono stata ammalata.

FLORIAN

Ma guarisci! — Guarirai?

CHÉRIE

cupa.

Sì! — Sì! Guarirò.

FLORIAN

Chérie — mia piccola Chérie! Ti sei ricordata di me?

CHÉRIE

Sì.

FLORIAN

Sempre?

CHÉRIE

Sempre.

FLORIAN

Dimmi degli altri — Luisa? Mirella?

CHÉRIE

Sono entrambe qui.

Una pausa.

Mirella... non parla più...

FLORIAN

stupito.

Non — parla più?!

CHÉRIE

No. È muta.

FLORIAN

Oh! per Dio! — Ma cosa vuol dire?

CHÉRIE

sempre con un filo di voce

debolissima.

S'è spaventata... la sera... quella sera... della mia festa...

FLORIAN

Ma come? — In che modo?

CHÉRIE

Sono venuti qui... i nemici... Hanno ucciso qualche cosa in lei. La sua

anima.... non c'è più.

FLORIAN

preso da un brivido

presciente.

E — a te? — a te? cos'hanno fatto?

CHÉRIE

dopo un istante di silenzio.

Peggio — che a lei.

FLORIAN

fuori di sè.

No! Chérie! Dimmi che non è vero. Mio Dio! Mio Dio!

Si accascia su una seggiola e

nasconde il volto tra le mani.

Dopo un silenzio.

Ma parla, in nome del cielo, parla!

CHÉRIE

con infinita stanchezza.

T'ho detto.

FLORIAN

Tutto — dimmi tutto!

Feroce e forsennato.

M'hai detto tutto?

CHÉRIE

No.

FLORIAN

Parla — per Dio — parla!

CHÉRIE

Come dirlo. Come dirlo?...

Tendendo la mano verso la

porta drappeggiata.

Là dentro...

cade in ginocchio ai piedi di

FLORIAN.

... c'è una culla!

Scoppia in pianto.

FLORIAN

balzando in piedi.

Cosa?

Indietreggiando con orrore da

lei.

Tu... oh! tu — hai un figlio...

CHÉRIE

disperata.

Abbi pietà! — pietà!...

FLORIAN

forsennato.

Un figlio — d'un nemico? Ah....

Alza il braccio con gesto

d'anatema.

CHÉRIE

afferrandogli il braccio.

No! Non maledirlo — non maledirlo — anche tu! Quel bambino — che

nessuno mai ha benedetto!

Un istante di silenzio.

FLORIAN

stupefatto e inorridito.

È questo — ciò che tu mi dici? Questo — il tuo primo pensiero?... Una

preghiera per lui! Una difesa di lui — dell'essere immondo a cui tu, tu

disgraziata! hai dato la vita!

CHÉRIE piange disperatamente

gettata in terra ai suoi

piedi.

FLORIAN

Afferrandola per i polsi e

forzandola a sollevarsi e a

guardarlo in faccia. Con un

ruggito.

Parla, parla ti dico!

Voglio sapere!... come — quando —!

CHÉRIE

Non ricordo — non so più!

FLORIAN

Non ricordi? Menti — menti!

CHÉRIE

disperata.

No! non ricordo — non ricordo! So che deliravo... mi avevano

ubbriacata...

FLORIAN

con orrore.

Ah!... Ti avevano ubbriacata. — Avanti. — Parla!

CHÉRIE

come ipnotizzata, ansante.

Erano qui... qui... in questa stanza... hanno preso Mirella — l'hanno

legata — lì — a quella ringhiera... e c'era uno che mi diceva... mi

diceva...

FLORIAN

ruggendo.

Cosa — ti diceva?!

CHÉRIE

sempre come allucinata.

«Tanto andava lo stesso — a finire così! Tanto andava lo stesso a

finire così!...»

Piange disperatamente in terra

davanti a lui.

FLORIAN

E poi...

CHÉRIE

E poi... e poi...

Stralunata guardando la porta

drappeggiata.

... aspetta — aspetta!

con un grido.

Mi ricordo! Oh Dio! Mi ricordo.

FLORIAN

coi denti stretti.

Disgraziata, parla!

CHÉRIE

con uno scoppio d'angoscia.

Forzata! legata! percossa!... Colla violenza, coi pugni nella

gola, mentre invocavo la morte con urli e strilli... Stritolandomi,

morsicandomi le carni, rantolandomi sulla faccia delle bestemmie...

così — così, ho conosciuto l'amore! Così — così mi è stata data la

maternità!

Cade prona col volto tra le

mani.

Un lungo silenzio.

FLORIAN

chino su di lei, quasi afono.

Perchè, perchè hai messo al mondo questa creatura? Perchè — non l'hai

ucciso prima che nascesse?

CHÉRIE

Non lo so! Non lo so. Vi era qualche cosa in me che non lo poteva fare.

Qualche cosa di più forte della mia vergogna, di più forte del mio

dolore. Al disopra dell'odio, dell'onta, dell'orrore... vi era qualche

cosa — di divino!

FLORIAN

sdegnato.

Cosa dici?

CHÉRIE

Ah, tu non lo capirai mai — tu sei un uomo! — Non lo puoi capire. Ma io

— io ho sentito in me quel portento — il brivido di una vita creata da

me! Ed era come se una voce — la voce stessa di Dio! — mi gridasse: «Tu

non ucciderai!»

Un lungo silenzio.

FLORIAN

Chérie! Che rovina la nostra vita!... Che rovina.

CHÉRIE

Lo so.

Una pausa.

FLORIAN

Ascoltami, Chérie, ascoltami. Quello sciagurato essere è un

predestinato al dolore e alla delinquenza — è vero? è vero?

CHÉRIE

con profonda amarezza.

Sì — sì — sarà vero. Tutti lo dicono! Tutti!

FLORIAN

E lo senti anche tu — lo senti.

CHÉRIE

Sì — sì! Qualche volta, colla chiaroveggenza del delirio, io vedo

l'avvenire quale sarà per me e per lui... Sento che questa creatura

mi schianterà il cuore, mi strazierà, mi dilanierà come quella belva —

suo padre! — che in quella notte mi ha cacciato i pugni nella gola...

Qualche volta ho spavento di lui... ho spavento già adesso... Quando

lo nutro credo che mi morderà... Quando grida odo già nella sua voce

la minaccia... Quando mi chino su di lui mi mette le piccole mani negli

occhi come se cercasse di strapparmeli!... Allora mi sembra che sia un

demente — e che io pure di tenermelo stretto al cuore — pazza — sono

pazza, pazza di non averlo ucciso, pazza di amarlo come l'amo — più

della vita mia!

Piange.

FLORIAN

Chérie, Chérie! Tu devi allontanarlo da te — allontanarlo!... Hai

capito?

Con uno sforzo.

Poi cercheremo di scordarlo, tu ed io — tu ed io, insieme — cercheremo

— di scordarlo!

CHÉRIE

Dopo un istante di silenzio,

calma e grave.

No.

FLORIAN

No? Perchè no? Se ti dico che lo dimenticherò — che cercherò di

dimenticarlo.

CHÉRIE

con fermezza.

Non io.

FLORIAN

Ma tu non vuoi, non puoi volere che questa creatura malefica ti separi

per sempre dall'amore, dalla speranza, da altre maternità pure e

gioconde...

CHÉRIE

Finchè vivo, io non lo abbandonerò.

FLORIAN

Ma folle, folle che sei — che cosa vuoi fare? Che cosa sarà di te?

CHÉRIE

affranta.

Non lo so. So che dandogli la vita gli ho dato anche la vita mia.

FLORIAN

con subitanea decisione.

Ebbene sia — sia!

colla mano sulla fronte.

Non si ragiona contro questo primitivo, portentoso istinto... Chérie —

Chérie!... Io ti amo — ti amo come allora — come sempre...

Si odono dei lontani clamori.

Indi lontanissimo uno squillo

di tromba e la trionfale

musica della _Marseillaise_.

Chérie! Senti!... senti! questa è la liberazione. Le nostre armate

vittoriose si avanzano come un torrente di fuoco e di fiamma. Sono

tutti intorno a noi. Siamo circondati dai nostri...

spalanca le finestre.

Chérie!...

in un delirio di gioia.

Chérie, scordiamo tutto — tutto — e siamo felici!

CHÉRIE

rapida.

Florian — non è possibile — non è possibile. Io non ti amo più e tu non

puoi più amarmi. Anche se in quest'ora lo credi — tutto è mutato, e tu

non puoi amarmi più. Tu m'amavi perchè ero pura, lieta, gioconda — non

sono più nulla di tutto ciò. Non vi è più nulla in me della Chérie che

amavi. Tu devi dirmi addio e lasciarmi alla mia sorte.

FLORIAN

No! Tu sarai mia. E un giorno — tutto questo ci sembrerà un sogno.

Avrai altri figli, figli che potrai amare, figli che ameremo entrambi

senza rossore —

CHÉRIE

selvaggiamente.

E questo! questo sarà il paria esecrato, sarà lo spettro che s'aggirerà

vergognoso e umiliato tra quelli più fortunati di lui!...

No mai! mai! — Sappi che questo essere abborrito e maledetto mi sta

nelle viscere profondamente come prima di nascere... mi sta nel cuore,

mi sta nell'anima, mi sta nel sangue — più di te!

FLORIAN

Più di me!

CHÉRIE

Sì, più di te. Parti Florian, parti — godi della nostra vittoria. Va —

e scordami!

La musica trionfante e i

clamori di gioia s'avvicinano

sempre più.

FLORIAN

Chérie, Chérie — pensa a ciò che fai.

CHÉRIE

Nulla, nulla di ciò che puoi dirmi può mutare la decisione che ho

preso. La mia strada è chiara davanti a me.

FLORIAN

Chérie ti supplico, ti supplico!

CHÉRIE

Non straziarmi con preghiere vane. Dimmi addio e va.

FLORIAN

Ebbene — sia come tu vuoi. Se per te io non sono più nulla — vi è

ancora chi mi chiama ed ha bisogno di me.

CHÉRIE

Ah — lo so! lo so!

S'ode fuori l'Inno nazionale

del Belgio.

Senti la _Brabançonne!_ il grido del Belgio!.. La nostra patria ti

chiama. Va, Florian, va. Da' la tua vita a lei.

FLORIAN

afferrandole le mani.

Sì! Sì! a lei! Hai ragione. Non è questa l'ora dei rimpianti —

non è questa l'ora degli amori! È l'ora santa e terribile della

rivendicazione. Ora di sangue e di gloria!... Addio Chérie! addio.

CHÉRIE

piangendo.

Addio.

FLORIAN

Penserai a me?

CHÉRIE

Sempre!

FLORIAN

Anch'io. Sempre. — Come finiva la tua canzone della principessa

prigioniera?

CHÉRIE

con un singhiozzo.

«Io vi voglio adorar fino alla morte».

FLORIAN

«Io vi voglio adorar fino alla morte».

La bacia in fronte ed esce.

CHÉRIE resta immobile,

impietrita.

Dopo un silenzio — lentamente

come parlando in sogno.

CHÉRIE

A quattro passi c'è il fiume...

Si avvia verso la porta

drappeggiata.

... per lui — e per me.

Apre la porta. Un raggio

lunare dalla finestra tonda la

illumina tutta. Entra e chiude

la porta dietro a sè.

Passa qualche momento. La

lampada sulla tavola ondeggia

e quasi si spegne e la stanza

è immersa nell'ombra.

In cima agli scalini appare

la figuretta di MIRELLA. Come

un'allucinata essa si guarda

intorno e i ricordi terribili

l'afferrano, agghiacciandola

d'orrore. Lenta trasognata

soffermando lo sguardo su

ogni oggetto noto si avanza

silenziosa. Nei suoi occhi

tremola il ricordo delle

subíte atrocità.

Sempre come una sonnambula

scende i tre gradini e

giunta all'ultimo il suo

occhio si fissa sulla porta

drappeggiata in faccia a lei.

Un'onda di orrore la invade;

essa indietreggia; ed ora

sta rigida colle spalle alla

ringhiera nell'atteggiamento

identico del suo passato

martirio. — Colle braccia

dietro a sè, come legata alla

ringhiera, fissa lo sguardo di

demente sulla terribile porta.

E questa lentamente si muove —

si apre. Il terrore di MIRELLA

s'accresce fino al parossismo,

mentre guarda lenta aprirsi

quella porta fatale...

Ed ecco nel vano della porta,

illuminata tutta dai raggi

lunari che dalla finestra

tonda le circondano il capo

come di una perfetta aureola

— appare CHÉRIE col bambino

tra le braccia. Indossa ancora

la sua bianca veste, ma un

lungo velo azzurro le cinge la

testa.

Vede MIRELLA e s'arresta —

immobile come una visione.

MIRELLA

Vedendo l'apparizione, che

le sembra divina, cade in

ginocchio con un grido.

Ah!

Fa il segno della croce e

congiungendo le mani pronuncia

con voce estatica:

«Ti saluto, o Maria, piena di grazia...»

CHÉRIE

Scossa da un brivido immenso.

Mirella! — Sono io!

con un grido.

Luisa!... Luisa!...

A LUISA che appare sugli

scalini.

Mirella — _ha parlato!_...

LUISA

precipitandosi.

Mirella! Mirella!

Singhiozzando bacia le vesti e

le mani della sua bambina.

MIRELLA

Come svegliata da un sogno.

M'era parso...

Guarda con estatico sorriso

CHÉRIE col bimbo tra le

braccia.

... m'era parso...

LUISA

alzando il braccio con gesto

solenne e grandioso verso

CHÉRIE.

Ah! sii benedetta — tu! — E il tuo bambino!

CALA IL SIPARIO.

IL VALZER DI MIRELLA

[Illustrazione: Spartito musicale]

NOTE:

[1] Nella rappresentazione, il primo atto per ordine della censura

finiva con l'entrata in scena dei soldati nemici.

[2] Vedi in fondo al volume: _Il Valzer di Mirella_.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

L'invasore: dramma in tre atti · 第 4 / 4 段