Allora beviamo alla fratellanza! — Vieni qua, colomba, che t'insegniamo

a bere alla fratellanza come fanno gli studenti tedeschi.

Dà un calice a GLOTZ, uno a

CHÉRIE, e ne prende uno per

sè.

GLOTZ

cantando.

«_Cram pim — pam — pampuli! Crampampuli!_»

VON WEDEL

Intrecciando le braccia con

quelle di CHÉRIE e di GLOTZ.

«_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli._»

GLOTZ E VON WEDEL

«_Cram pim — pam — pampuli — Cram pampuli!_»

bevono.

La porta s'apre... MIRELLA

pallida stravolta colla veste

lacera appare sulla soglia. Si

arresta un istante immobile

con gli occhi sbarrati

guardando CHÉRIE tra i due

uomini ubbriachi.

CHÉRIE

Tra il singhiozzo e le risa.

Mirella... Mirella...

corre da lei.

MIRELLA

Dio!... Dio!...

CHÉRIE

avvicinandola.

Ridi... devi ridere! Hanno detto che se ridiamo non ci fanno niente...

MIRELLA

Guardandola con terrore.

Dio!... Dio!...

VON WEDEL

Volgendosi e vedendo MIRELLA.

Oh! ecco il rospo!... Sei stata in cantina, rospo?

ride sguaiato.

MIRELLA

Sottovoce e ansante a CHÉRIE.

La mamma... l'hanno presa di forza e chiusa in camera...

CHÉRIE

Passandosi una mano sulla

fronte e cercando di tornare

in sè.

Corri fuori... corri... cerca aiuto...

MIRELLA

Siamo imprigionati in casa! Vi sono due soldati sulla porta... Ho

voluto passare... allora uno m'ha dato un pugno... e l'altro... l'altro

ha cercato di stringermi... non so... di stritolarmi...

VON WEDEL

Olà! Cosa mormori, rospiciattolo? Va via, va via.

MIRELLA

Terrorizzata a CHÉRIE.

Perchè, perchè mi mandano via? Cosa vogliono farti?

CHÉRIE

smarrita.

Non lo so, non lo so...

MIRELLA

Ti ammazzeranno?

CHÉRIE

Forse... Non piangere! Se piangiamo ci ammazzano tutt'e due.

VON WEDEL

Cantando mentre GLOTZ

strimpella sulla chitarra.

«_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli_»..

CHÉRIE

Se potessimo spaventarli...

MIRELLA

O ucciderli.

CHÉRIE

Ti guardano! Ridi, Mirella, ridi!

Poi, appena VON WEDEL si

rivolge a parlare con GLOTZ.

Se potessimo pensare a qualche cosa!... per farli andar via!

Vedendo FISCHER che entra.

Senti, ho un'idea —

Susurrano insieme.

GLOTZ

A FISCHER, che è rientrato.

Oh, capitano! E dove siete stato?

VON WEDEL

con una risata grossolana.

Hai consolato la piangente Niobe?

FISCHER

Depresso, come chi ha commesso

una vile azione, e ne è

pentito.

Bah! lurido mondo.

VON WEDEL

Ma non hai mangiato, tu?

FISCHER

amaramente.

Eh va! ho pranzato e cenato. Vado a dormire.

GLOTZ

Un momento, capitano.

Si toglie di tasca una carta

topografica e la spiega

davanti a FISCHER. I tre

uomini si consultano, parlando

a bassa voce tra loro.

CHÉRIE

Che ha preso dalla mensola la

fiala di sublimato corrosivo —

piano, a MIRELLA.

Io lo farò.

Va in punta de' piedi alla

tavola e, cauta, mentre gli

uomini non l'osservano, prende

la bottiglia di cognac.

MIRELLA

Fuori di sè.

Non farlo! Non farlo! Ti vedranno.

CHÉRIE

Lo so! Oh Dio, Dio! Non ne ho il coraggio!

Rimette sul tavolo la

bottiglia di cognac.

MIRELLA

colpita da un'idea.

Ma potremmo dire che... l'abbiamo fatto! Così si spaventerebbero e

andrebbero via.

CHÉRIE

Oh! No! ci ucciderebbero subito.

MIRELLA

Credi?

CHÉRIE

Sì, sì, credo. Ma quasi — lo preferirei.

MIRELLA

spaurita.

Preferiresti — che ci uccidessero subito? Ma cosa dici! Perchè?

CHÉRIE

Non so perchè. Ma sento che lo preferirei.

VON WEDEL

separando CHÉRIE da MIRELLA.

Basta di susurri...

Alzando tra le braccia CHÉRIE

e facendola sedere sul tavolo.

A FISCHER.

Guarda cugino! Una colombella briaca...

CHÉRIE ride debole e

insensata, tenendo chiusa

nella mano la fialetta di

sublimato.

FISCHER

Lasciate stare le donne.

Esce.

VON WEDEL

Già. Sazio lui, esaurito l'argomento.

A GLOTZ, additando CHÉRIE.

Guarda un po', Glotz, come è bella quando ride!

CHÉRIE ride guardando

MIRELLA che si mette a ridere

nervosamente anche lei.

GLOTZ

Guardando dall'una all'altra.

E perchè ridete così?

VON WEDEL

È il vino.

CHÉRIE

No, no! Non è il vino...

VON WEDEL

E allora che cos'è?

CHÉRIE

sempre ridendo.

Penso... che se sapeste ciò che so io — non sareste qui!

ride come presa

dall'isterismo.

VON WEDEL

E dove saremmo?

CHÉRIE

Sareste... dal dottore!

VON WEDEL

Ma ci siamo!

CHÉRIE

Appunto perchè ci siete, andreste, correndo... da un altro dottore!

MIRELLA

Sì, sì! correndo!

ride.

VON WEDEL

Cosa vuol dire?

GLOTZ

a VON WEDEL.

Vuol dire che ha bevuto troppo.

CHÉRIE

No... no!... siete voi — voi, che avete bevuto troppo — da quella

bottiglia!

Addita la caraffa del rhum che

i due hanno quasi vuotata.

GLOTZ

sconvolto.

Eh?

MIRELLA

Già... proprio da quella bottiglia...

CHÉRIE

Ormai...

ride.

... avete bevuto!

MIRELLA

battendo le mani.

Già... già... ormai avete bevuto...

CHÉRIE

E fareste meglio ad andare subito dal dottore...

MIRELLA

Subito... subito!

VON WEDEL

Che storie sono queste? Sei ubbriaca — vero?

Le afferra il braccio.

CHÉRIE

Sì... sono ubbriaca... o non avrei detto... ciò che ho detto.

GLOTZ

a VON WEDEL.

Che cosa tiene in mano? Guarda un po'...

CHÉRIE

Niente... niente.

Cela ostentatamente dietro

alla schiena la fialetta del

sublimato.

VON WEDEL

Dà qui.

forzandola ad aprire la mano.

Cosa diavolo?

Le toglie di mano la fialetta

e legge esterrefatto.

«_Sublimato corrosivo!_» Sublimato!...

Lanciandosi su CHÉRIE.

Ah! strega!... canaglia!...

CHÉRIE

scoppiando in pianto.

Ma no! no... non ho fatto niente —

MIRELLA

Non ha fatto niente!

GLOTZ

a VON WEDEL.

Lascia stare, va! Ce ne saremmo accorti.

VON WEDEL

Oh per Dio... se non l'hanno fatta ce la volevano fare.

CHÉRIE

No! no! Non è vero.

VON WEDEL

Vero o non vero — me la pagherai.

CHÉRIE balza dalla tavola e

fugge verso la porta a destra.

GLOTZ l'afferra e la ferma.

MIRELLA

strillando.

Ma abbiamo fatto per ridere...

CHÉRIE

Per ridere...

VON WEDEL

Sta bene — adesso rideremo! Anche noi!

Afferra CHÉRIE che

indietreggia contro la porta

drappeggiata.

MIRELLA

balzandogli adosso come una

tigre.

Lasciatela! lasciatela!

VON WEDEL

aprendo col piede la porta e

guardando nella camera ancora

illuminata.

Bene! Tutto quel che ci vuole!... Glotz! legala al letto!

Afferrando MIRELLA.

Quanto a te, scorpione, t'insegnerò io a mentire.

MIRELLA

strillando.

Ah, mi uccidi?

VON WEDEL

Aspetta, aspetta...

Con una sciarpa rimasta su di

una sedia la lega rapidamente

alla ringhiera. MIRELLA

piange.

CHÉRIE

Che s'è inginocchiata ai piedi

di GLOTZ.

Perdonatemi — perdonatemi! lasciatemi andare! Ho detto per farvi paura.

Ho detto per ridere... non abbiamo fatto niente, niente!

GLOTZ

crollando le spalle.

Lo so, lo so. Non urlare. Tanto andava lo stesso a finire così.

Guardando VON WEDEL.

È un bruto quello lì.

CHÉRIE

cingendogli i ginocchi.

Salvatemi... salvatemi! Oh mio Dio, cosa mi farà?

GLOTZ

Bah! Se non è lui è un altro. Guai ai vinti, povera creatura.

CHÉRIE

Oh, voi siete buono — lo so che siete buono, lasciatemi fuggire —

Di fuori si odono voci di

soldati ubbriachi che cantano

«_Deutschland über Alles_».

GLOTZ

Dove volete fuggire? Sentite — sentite i soldati ubbriachi. L'inferno è

scatenato.

VON WEDEL

Che ha legato stretto MIRELLA

alla ringhiera col piccolo

viso folle di paura rivolto

alla porta aperta della camera

da letto.

Ecco — e tu starai qui — starai qui — a vedere!

Va verso CHÉRIE e fa per

trascinarla verso la camera.

A GLOTZ

Prendila per i piedi...

GLOTZ

Io no.

VON WEDEL

Vigliacco!

GLOTZ

Vigliacco tu!

Apre la porta ed esce. Sulla

soglia incontra FRITZ che

entra.

MIRELLA

Fritz! aiuto — aiuto!

CHÉRIE

con un grido di gioia.

Ah, Fritz!...

FRITZ

con sogghigno beffardo.

Oh! guarda, guarda! La santarellina che da un anno fa la superba con

me!...

L'afferra, e con VON WEDEL la

trascina nella camera vicina.

La porta resta aperta.

MIRELLA

sola, legata alla ringhiera,

pazza di terrore.

Ah! no! — no! — no...

I suoi occhi si dilatano per

l'orrore di ciò che vede.

Si dibatte, si contorce,

strilla... e traverso i suoi

urli di creatura torturata si

indovina l'atroce misfatto che

si compie davanti a lei.

Nella strada passa una banda

militare; le fiamme d'una

casa incendiata illuminano la

scena.

CALA IL SIPARIO.

ATTO SECONDO

Un paesaggio di campagna inglese.

Un terrazzo con sfondo di giardino in casa del Reverendo FRANK,

pastore Anglicano.

La Signora FRANK seduta in una poltrona di vimini lavora ad una

sciarpa di lana grigia.

DELIO ALLEN, nell'uniforme khaki d'ufficiale degli Highlanders

Scozzesi, a cavalcioni su una seggiola regge una matassa di lana

grigia che MARY svolge e raggomitola.

ANNA in veste da tennis siede su uno sgabello facendo saltellare

sulla racchetta delle palle da tennis.

Le due fanciulle sono giovanissime, gaie e graziose.

ATTO II.

MARY

Delio! Ecco la quarta volta che lasci cadere la lana. Sei noioso.

DELIO

Mille scuse, severissima cugina.

ANNA

Lanciando a DELIO una occhiata

ridente.

Trovo che Delio è veramente più decorativo che utile.

DELIO

È già qualche cosa. Potevate benissimo avere un cugino che non fosse nè

l'uno nè l'altro.

LA SIGNORA FRANK

sorridendo.

Fate dei discorsi molto stolti. E alla vigilia della partenza di Delio

per il fronte non dovreste rammentare di lui che le sue molte virtù.

ANNA

Oh! come la mamma lo protegge!

MARY

La virtù di tener dritta una matassa Delio non l'ha davvero. Preferisco

due sedie.

Toglie la matassa a DELIO,

la mette sulle spalliere di

due sedie e vi gira intorno

dipanando la lana.

DELIO

Collocato a riposo!

Alla Signora FRANK.

Cara zia, se le tue figlie non fossero tue figlie direi che sono due

tigri ircane. Domani parto per le trincee — ed esse oggi dichiarano di

preferire alle mie volonterose braccia due vili insensibili sedie.

LA SIGNORA FRANK

Hai ragione, Delio. Queste nostre ragazze inglesi a forza di sport e di

educazione superiore non hanno più sentimento.

MARY

No. Siamo prosaiche, pratiche, positive.

Si vede giungere in fondo

al giardino la figura mite e

dignitosa del reverendo WALTER

FRANK pastore Anglicano.

Ah, ecco Papà!

Gli corre incontro; anche

ANNA va incontro al padre

e ciascuna gli prende

amorosamente il braccio.

LA SIGNORA FRANK

al marito.

Hai già finito i tuoi appunti per la predica di domani?

MARY

subito.

Sì, sì, li ha finiti!

ANNA

E in nessun modo lo lasciamo tornare a rinchiudersi in casa. Vero, papà?

IL REVERENDO

Non li ho finiti, mie care. È venuto il missionario di Kingsway a

dirmi tante cose tristi. Voglio soltanto rammentarvi che uno dei

nostri reggimenti Scozzesi passa di qui tra poco. Non vorrei che lo

dimenticaste.

ANNA

Mai più!

MARY

No, no! tutto è preparato laggiù sul terrazzo. Una cesta di arancie,

molti pacchi di cioccolatte e sigarette, e tutte le sciarpe di lana...

ANNA

alla madre.

Questa che fai tu, è pronta?

LA SIGNORA FRANK

Sì — ecco, puoi prenderla.

facendone un piccolo rotolo

legato.

ANNA

È la venticinquesima!

IL REVERENDO

Brave! Ecco venticinque soldati che non sentiranno freddo al collo per

merito vostro...

ANNA corre a portare la

sciarpa in fondo al terrazzo.

LA SIGNORA FRANK

a suo marito.

Che cosa ti ha detto il missionario?

IL REVERENDO

Che sono arrivati anche oggi altri treni di profughi in condizioni

desolanti. Mi dice che abbiamo qui delle migliaia di questi infelici.

LA SIGNORA FRANK

Delle migliaia!

Con rammarico.

E noi non ne abbiamo accolti che tre.

ANNA

Oh! Gli Smith che sono milionari ne hanno una sola, e le fanno fare la

sguattera.

IL REVERENDO

Anna! Non parlar male del prossimo.

ANNA

Ma è vero, babbo mio! E anche i Webster hanno licenziato le loro serve

e fanno far tutto alle due profughe di Liegi che a casa loro erano

signore dell'aristocrazia. Bel modo di fare la carità.

IL REVERENDO

Cara Anna, per due famiglie che approfittano delle altrui disgrazie,

ve ne sono centinaia che sono caritatevoli davvero. Quanto a voialtre

spero che avrete tutti i riguardi per le infelici che noi ospitiamo.

ANNA

ridendo.

Oh, Mary non fa che correre in su e in giù con tazze di thè, tuorli

d'uova sbattute e fiori.

DELIO

E mi ha portato via tutti i miei romanzi francesi per prestarli a

quelle donne. Anche il mio Balzac, edizione di lusso.

MARY

Non ti vergogni di lagnartene?

ANNA

Fanno una tale pietà!... Hanno tutt'e tre tanta paura negli occhi!

Paiono folli di spavento.

MARY

La più piccola non ha mai aperto bocca dacchè è arrivata. Credo che sia

muta.

IL REVERENDO

Al comitato mi hanno detto che erano ottime persone — moglie, figlia e

sorella di un dottore.

ANNA

Misericordia! E paiono pezzenti.

MARY

Paiono spaventa-passeri!

IL REVERENDO

Povere creature!

Si alza.

Adesso vado a terminare i miei appunti per la predica di domani. Ho

scelto per testo: «Nutrite le mie agnelle.»

ANNA

Ma torna presto, papà.

IL REVERENDO

Starò pochi minuti.

MARY

affettuosa.

Fa una predichetta breve!...

Il Reverendo sorride e rientra

in casa.

ANNA

a sua madre.

Vuoi lasciarmi prestar qualche veste a quelle poverette? C'è la mia

«princesse» lilla che per la piccina andrebbe benissimo...

MARY

E qualche mia camicetta, e la mia sottana di piqué bianco...

ANNA

Per Chérie il mio vestito rosa starebbe come dipinto —

LA SIGNORA FRANK

Adesso non esagerate. I grandi entusiasmi di voialtre ragazze non

durano mai.

DELIO

che ha ripreso la matassa di

lana.

Già. Io ne so qualche cosa.

ANNA

Tu? Che cosa sai?

MARY

A che cosa alludi?... E prova a tener tese queste braccia.

Dipana la matassa.

DELIO

Ma io ero uno dei vostri grandi entusiasmi. Appena arrivato da Oxford

era «cugino Delio!» qui — «cugino Delio!» lì — «Delio ci insegnerà il

tango» —

ANNA

Ma se il tango non lo sapevi neppur tu!

DELIO

Questo è un dettaglio. — «Delio ci insegnerà a nuotare» —

MARY

E vuoi che facciamo dei bagni adesso, in ottobre?

DELIO

«Delio deve giuocare con noi al tennis! Delio, vieni a giuocare al

Lacrosse!»

ANNA

Già! al Lacrosse ci hai dato delle stangate sulla testa che abbiam

dovuto stare a letto otto giorni.

MARY

E per poco non ci veniva la meningite.

DELIO

Sì... sì... va benissimo! Ma il fatto sta che io ero uno dei vostri

grandi entusiasmi, e che adesso non lo sono più. E domani vado al

fronte... forse a morire!

ANNA

Oh! se muori ridiventerai un nostro grande entusiasmo.

MARY

Anche se torni ferito ti adoreremo.

ANNA

Ti cureremo!... ti fasceremo le membra mutilate.

MARY

Ti appoggerai su di noi invece che sulle stampelle.

Finisce la matassa.

DELIO

alzandosi.

Ma insomma — occorre proprio essere storpi o monchi per farsi voler

bene da voi?

MARY

Capirai bene che non possiamo intenerirci per i mali che non hai.

ANNA

Per i dolori che non soffri.

DELIO

sentimentale.

E che cosa ne sapete voi delle mie sofferenze?

MARY

Scorgendo il Dottor BELL che

arriva.

A proposito di sofferenze — ecco il dottore!

LA SIGNORA FRANK

Oh buon giorno, caro dottore.

Va incontro al Dottor BELL che

entra.

IL DOTTORE

Buongiorno, signora Frank... Salute, care figliole.

Le ragazze lo salutano

amicamente.

Ah, Delio!, e quando si va al fronte?

DELIO

Domani, dottore.

IL DOTTORE

Domani? Bene! — Auguri!

Gli stringe forte la mano.

DELIO

Grazie. — Ho promesso a Mary di uccidere con questa mano sette nemici.

ANNA

E ha promesso di portarmene uno vivo perchè io me lo uccida da me.

IL DOTTORE

ridendo.

Che ferocia!

Siede.

E come stanno le nostre rifugiate?

LA SIGNORA FRANK

Sempre più tristi e depresse.

MARY

Vado a chiamarle! Sono in fondo al giardino.

ANNA

Vengo anch'io.

DELIO

Un momento!

guardando l'orologio.

Devo dirvi addio, cuginette. Vado a salutare la nonna, e tornerò qui

stasera.

ANNA

Addio, Delio!

MARY

Io ti dirò addio — quando ritorni.

Corre con ANNA in fondo al

giardino.

LA SIGNORA FRANK

con ansia affettuosa a DELIO.

Sta attento con quella motocicletta! Non andare all'impazzata.

DELIO

sorridendo.

Cara zia Clara! Quanto sei buona! Io credo che se tu venissi con me

nelle trincee, diresti ai nemici: «Un momento!... Prego! Qui c'è mio

nipote Delio. Voltate i fucili dall'altra parte.»

LA SIGNORA FRANK

Oh sì!

Con gravità.

E lo dirò — ogni mattina e sera — a Chi sai tu.

DELIO

baciandole la mano.

Grazie.

Esce.

Il DOTTORE e la Signora FRANK

rimangono soli.

IL DOTTORE

Ebbene? Mi sembrate sopra pensiero.

LA SIGNORA FRANK

Caro dottore, ho molte cose sul cuore. Lasciar partire Delio è uno

strazio. L'amo come se fosse un figlio mio. E poi, la presenza di

queste tre disgraziate...

sospira.

Non so dirvi a qual punto esse mi turbano.

IL DOTTORE

Poverette! Non mi sembrano molto esigenti.

LA SIGNORA FRANK

Esigenti? Ma non vogliono mai nulla. La loro umiltà è commovente. Ma...

non so... qualche cosa di sinistro aleggia intorno a loro.

Pausa.

Quando vedo Mary e Anna andar da loro... abbracciarle... mi viene

freddo... come se le mie figlie entrassero in un mondo buio,

sconosciuto... Non so come spiegarmi...

IL DOTTORE

Vietatelo.

LA SIGNORA FRANK

Impossibile. Non capirebbero... mi crederebbero crudele. E poi quel

sant'uomo che è mio marito predica — l'amore! Dice che la carità non

si fa coll'ospitare e nutrire i disgraziati, ma coll'amarli. E le

mie due pazzerelle non domandano di meglio! Direi quasi che quelle

meste creature esercitino su di loro un fascino speciale. Mary e Anna

sembrano subire l'attraenza strana del mistero che avvolge quelle

tragiche esistenze.

IL DOTTORE

Lo credo. Lo capisco.

LA SIGNORA FRANK

Saranno buone, saranno sante creature; ma — ve lo confesso — mi

fanno paura. Già, la piccina, dacchè è qui, non ha ancora mai aperto

bocca!... Non ha mai sorriso, non ha mai parlato. Io credo — temo — che

abbia la mente turbata.

IL DOTTORE

Eh! Potrebbe darsi, pur troppo, che fosse un caso di psicosi causata

dallo spavento, dal dispiacere... O peggio, potrebbe essere un caso di

demenza precoce — che, pur troppo, è inguaribile.

LA SIGNORA FRANK

Oh! speriamo di no!... Anna l'adora questa fanciulla. Non fa che

guardarla. Cerca di spiarle negli occhi il primo bagliore d'un

sorriso... E Mary non è felice che quando si trova tra quelle altre

due macabre figure i cui volti pallidi racchiudono chi sa quali orrendi

misteri... Cosa avranno visto, cosa avranno subíto, queste donne?

Una pausa.

Come è amaro per me mettere a contatto di tali sinistri misteri le

candide anime delle mie bimbe!

IL DOTTORE

Ecco uno dei mille problemi minori creati dalla guerra.

LA SIGNORA FRANK

Lo so, lo so che è un problema minore. So che in confronto alle

atrocità, alle sofferenze che straziano il mondo, questa sofferenza

mia è insignificante. Ma per una madre, di cui la meta nella vita è

stata quella di sorvegliare con amorosa ansia le pure anime delle sue

figlie, che le ha vedute fiorire come gigli nel più perfetto candore

— è doloroso — anche se è un dovere di carità cristiana che lo impone

— dover strappare da quei vergini cuori il velo dell'innocenza.

Credetemi, è doloroso! Ed ogni madre sentirà questo con me.

IL REVERENDO

che si è avvicinato coi suoi

appunti in mano.

Clara —

Posandole una mano sulla

spalla.

è questo un sacrificio che diamo in olocausto alla guerra. Tutti

dobbiamo dare ciò che abbiamo di più caro. Altri genitori danno i loro

figli... E questi a loro volta danno il sangue loro, senza rimpianto.

Noi — noi diamo ciò che di più prezioso abbiamo — non il tetto e

il pane soltanto — ma, se ci viene richiesta, anche la celestiale

innocenza delle nostre figlie. Esse per poter compatire le miserie

umane devono conoscerle.

La vera carità non dev'essere cieca. L'incoscienza deve morire perchè

possa nascere la pietà.

Restano immobili guardando

avvicinarsi dal fondo del

giardino prima ANNA che

circonda col braccio la

piccola figura china di

MIRELLA, in logora veste

nera. Indi tra le due tragiche

figure di CHÉRIE e di LUISA,

viene MARY, bionda e ridente.

È vivido il contrasto tra le

due chiare gioconde fanciulle

inglesi e le tetre profughe.

ANNA

affettuosamente a MIRELLA.

Ecco il buon dottore. Gli dirai almeno buongiorno.

MIRELLA guarda fisso innanzi a

sè senza rispondere. Pare che

non oda nulla.

IL DOTTORE

accarezza il volto della

fanciulla poi si volge a LUISA

e CHÉRIE.

Ah! e come stiamo oggi?

a LUISA.

Ancora vertigini e deliquio?

LUISA

a bassa voce.

Sì.

MARY

E ha sempre nausea quando mangia.

A questa frase pronunciata con

chiara ingenuità da sua figlia

un fremito d'ansia passa sul

volto della signora FRANK.

IL DOTTORE

bonario.

Eh! il patema d'animo.

a LUISA.

Non avete nessuna notizia di vostro marito?

LUISA

Nessuna.

IL DOTTORE

Ecco! per farvi guarire basterebbe una bella lettera annunciante il suo

arrivo in congedo...

LUISA

con un singhiozzo.

Ah — no! no!

MARY

spingendo avanti CHÉRIE.

E la mia piccola amica qui, guardi com'è pallida, dottore!

IL DOTTORE

Niente niente. Bistecche ed aria fresca...

MARY

insistendo.

Ma le senta un poco il polso. Oggi mi ha detto che le pare d'aver

qualche cosa al cuore.

IL DOTTORE

a CHÉRIE.

E che cosa si sente?

CHÉRIE

a voce bassa.

Niente.

MARY

a Chérie.

Ma perchè non dici quello che hai detto stamattina a me?

In un gran silenzio MARY

dichiara.

Tutt'a un tratto stamattina è diventata pallida pallida, e ha dato un

grido. Dice che le è parso di sentire sotto al cuore come un batter

d'ali — così... brrr!

Per illustrare ciò che dice,

MARY tende le mani in aria e

le fa oscillare imitando un

tremolìo d'ali.

Vi è un istante di silenzio

costernato. Tutti guardano

CHÉRIE. Anche LUISA si volge

a guardarla, con viso di

sbigottimento e terrore.

IL DOTTORE

aggrottando le ciglia.

Niente, niente. Sarà un fenomeno d'anemia.

Volgendosi alla Signora FRANK

e abbassando la voce.

Se crede possiamo entrare. — Sarà bene ch'io la visiti...

ANNA

che ha udito.

Oh no! no! Adesso a momenti passano i soldati. E poi c'è la

trasformazione!

Guardando le due ragazze con

un sorrisetto birichino.

La trasformazione come nella Cenerentola.

MARY

ridendo.

Sicuro! Noi vi facciamo da madrine... Andiamo! È già tutto combinato!

Prende pel braccio CHÉRIE e

MIRELLA.

Andiamo a farvi belle! Il dottore per oggi scriverà una ricetta di

fantasia!

ANNA

a MIRELLA.

Vorrei tanto sentire la tua voce! Dimmi una parola — una sola. Dimmi

almeno che mi capisci.

MIRELLA nè la guarda nè

risponde.

Vorrei vederti sorridere...

CHÉRIE

sconsolata.

Non può, non può sorridere — povera Mirella!

Le quattro ragazze entrano in

casa.

LUISA

Seguendole con lo sguardo

ansioso.

Dove vanno?

LA SIGNORA FRANK

Le mie figliole vogliono far mettere alla vostra bimba e a Chérie delle

vesti più chiare. Sperano così di rallietarle un poco. E voi, cara, non

vorreste cambiare questo vestito nero...

LUISA

Ah, no!... Non potrei. Il mio lutto è eterno.

Si copre il volto.

LA SIGNORA FRANK

Sedete...

Le dà la poltrona di vimini.

Il Dottore e il Reverendo

FRANK parlano sottovoce nel

fondo del terrazzo.

LA SIGNORA FRANK

Quanto siete triste, povera donna! Vorrei potervi confortare.

LUISA

Lo potete forse... Signora! Ma lo vorrete?

LA SIGNORA FRANK

Con tutto il cuore. Che cosa vi occorre?

LUISA

cupa.

Mi occorre... l'aiuto del medico.

LA SIGNORA FRANK

Ma eccolo!...

Additando il Dottor BELL.

È un angelo d'uomo e uno scienziato valente.

al Dottore.

Dottore... venite qui. Abbiamo bisogno di voi.

IL REVERENDO

Vi lascio...

LUISA

impulsivamente.

Oh!...

gli stende la mano.

Voi siete il medico dell'anima... ed è tanto malata l'anima mia!

IL REVERENDO

prendendole la mano.

Sono onorato della vostra confidenza, Signora.

Le siede accanto.

LUISA

al Dottor BELL.

Dottore!...

Poi rivolgendosi alla Signora

FRANK.

Signora!... Oh Dio, non so come dirlo!... Mi accade la più orribile

delle sciagure —

LA SIGNORA FRANK

Parlate, cara.

LUISA

Si copre il viso colle mani

poi con improvviso impeto

angoscioso.

L'onta che ho subíto — _si perpetua in me!_

Vi è un istante di silenzio

costernato.

LA SIGNORA FRANK

comprendendo.

Oh!... povera donna.

IL DOTTORE

a bassa voce.

Ne siete sicura?

LUISA

ansante.

Sicura... sicura!... Oh in quale strazio vivo da questi quattro mesi,

dapprima sotto l'incubo spaventoso del dubbio — ed ora sotto l'orrore

della certezza! Giorno e notte ho sperato... ho sperato che non sarebbe

così. — Ho sperato che un giorno mi sarebbe concesso l'oblio! Mi dicevo

che dopo molto tempo — dopo un anno... dopo tanti anni forse — il

ricordo orribile sparirebbe dalla mia mente, il brivido mi escirebbe

dalle carni. Invece — no!

balza in piedi.

L'onta s'è fatta eterna! la violenza s'è fatta umana! il delitto è vivo

— e palpita in me!

Una lunga pausa.

IL REVERENDO

ponendole una mano sul capo

chino.

Coraggio, figlia mia.

LUISA

Ah ne avrò, ne avrò del coraggio! Affronterò la morte, con letizia, con

gratitudine!

al Dottor BELL.

L'invasore: dramma in tre atti · 第 2 / 4 段