WANGEL _e_ ELLIDA.
WAN. (_guardando Ellida per qualche istante_) Ellida, la tua anima è
come il mare: ha dei flussi e dei riflussi! Perchè questo cambiamento
in te?
ELLIDA. Non comprendi che tale cambiamento doveva inevitabilmente
avvenire, una volta che tu mi avevi dato la libertà di agire?
WAN. E quell’ideale, quel misterioso ignoto che ti attraeva?
ELLIDA. Ora non mi attrae più. Ho potuto contemplarlo, ho avuto la
libertà di scrutarlo, ecco perchè vi ho rinunciato.
WAN. Comincio a comprenderti. I tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, sono
altrettanti enigmi ed allegorie: ciò che ti attraeva verso il mare,
verso quello straniero, era un bisogno di libertà, che si è svegliato
ed ingigantito in te, e nulla più.
ELLIDA. Non lo so. Ma tu sei stato un buon medico: hai trovato ed osato
fare uso del vero mezzo, il solo che poteva salvarmi.
WAN. Noi medici, nei grandi pericoli, giuochiamo tutto. Ed ora sarai
mia, non è vero, Ellida?
ELLIDA. Sì, mio caro, mio fedele Wangel, ora sarò tua.
WAN. Ellida, noi vivremo ora l’uno per l’altro....
ELLIDA. Dividendo i nostri comuni ricordi.
WAN. Sì.
ELLIDA. E il nostro amore per le nostre figlie.
WAN. Tu le chiami le nostre figlie!
ELLIDA. Sì: quelle ragazze di cui non posseggo ancora il cuore ma che
saprò guadagnarmelo.
WAN. Le nostre figlie! (_la bacia_) Oh! grazie!