ARNHOLM _e_ VIOLETTA.
VIOL. (_guardandoli mentre si allontanano_) Eccoli là.
ARN. (_a voce bassa_) Li lasci allontanare.
VIOL. Ma sa dirmi lei, che cosa avviene qui in questi giorni?
ARN. Si è accorta di qualche cosa?
VIOL. Sì.
ARN. Qualche cosa di straordinario?
VIOL. Di molte cose straordinarie!... E lei?
ARN. Ma io.... non saprei davvero....
VIOL. Lei sa tutto ma non vuol parlare.
ARN. Credo che questo viaggio farà bene alla sua matrigna, e credo
anche sarebbe un bene per tutti se, di quando in quando, facesse sempre
qualche viaggio.
VIOL. Se lei domani ritorna a Skjoldvik è certo che non tornerà più.
ARN. Perchè parla in tal modo? Suppone forse qualche cosa?
VIOL. Non suppongo, ho la certezza che non tornerà mai più, almeno fino
a che io ed Hilda rimarremo in casa.
ARN. Anche Hilda?
VIOL. Forse, con Hilda sola potrebbe andare d’accordo: anche essa è
poco più di una bambina e credo poi che Ellida le voglia bene. Ma con
me è tutt’altra cosa: come è possibile? Una matrigna che ha quasi la
mia stessa età!...
ARN. E chi sa che lei, Violetta, non abbia a uscire presto di casa.
VIOL. (_vivamente_) Dunque lei ha parlato col babbo?
ARN. Sì.
VIOL. E che cosa ha risposto?
ARN. Hem.... Suo padre, ha altre idee per il capo in questi giorni, e
mi è parso di comprendere che non bisogna contare su lui.
VIOL. (_con grande sorpresa_) Si spieghi meglio.
ARN. Mi ha chiaramente lasciato intendere la sua condizione,
pretendendo che gli sarebbe impossibile....
VIOL. (_con rimprovero_) Lei sapeva.... ed ha potuto ingannarmi?
ARN. Io non l’ho ingannata: dipende da lei l’andare via di qui o il
rimanervi.
VIOL. Da me?
ARN. Sicuro, da lei, dipende l’imparare tutto quanto più le piacerà, il
vedere tutto ciò che vorrà vedere, il poter condurre insomma una vita
più interessante di questa. Che ne dice?
VIOL. (_unendo le mani_) Dio mio! E sarebbe ciò possibile! Babbo non
vuole, ed io non ho altri al mondo.
ARN. Accetti l’aiuto del suo vecchio.... del suo antico professore.
VIOL. Il suo aiuto? Lei, signor Arnholm, sarebbe disposto a....
ARN. Ad aiutarla? Sì, ne sarei felicissimo. È deciso? accetta lei?
VIOL. Sì, accetto. Poter partire, vedere il mondo, imparare, conoscere!
Ma è il mio sogno, il sogno che credevo irrealizzabile.
ARN. Ora potrà realizzare qualsiasi sogno.
VIOL. E lei mi aiuterà a raggiungere questa immensa felicità? Posso io
accettare un tale sacrificio da uno estraneo?
ARN. Lei può accettarlo da me Violetta; può accettare tutto da me.
VIOL. (_prendendogli le mani_) Sì, non so perchè, ma sento che lo
posso. (_con slancio_) Vorrei ridere ed anche piangere dalla gioia.
Io comincerò a vivere veramente, a conquistare questa vita che credevo
dovesse sfuggirmi per sempre.
ARN. Non abbia più alcuna inquietudine per l’avvenire, però lei,
Violetta, mi deve dire francamente se v’è qualche cosa che la trattenga
qui.
VIOL. No, nulla.
ARN. Nulla?
VIOL. Che mi trattengano qui non ci sono che mio padre ed anche Hilda,
ma....
ARN. Un giorno o l’altro sarà pure costretta a lasciare suo padre ed
anche Hilda; lei prenderà altro cammino: è questione solo di tempo.
Dunque all’infuori della sua famiglia, nessun’altra persona....
VIOL. Nessuna: io posso andare anche in capo al mondo.
ARN. Allora Violetta lei partirà con me.
VIOL. (_battendo le mani per la contentezza_) Dio mio, quale felicità.
ARN. Spero che avrà in me intera confidenza.
VIOL. Oh sì, glielo prometto.
ARN. E non mi terrà mai nulla nascosto, non è vero, Violetta?
VIOL. Sicuro, lei è il mio antico maestro, il mio professore d’altri
tempi.
ARN. La prego.... non annetta grande importanza a questa.... dignità.
Le aprirò sinceramente l’animo mio: lei è libera, completamente libera;
le chiedo se vuole legarsi a me per tutta la vita.
VIOL. (_retrocedendo spaventata_) Oh! che cosa dice?
ARN. Per tutta la vita, Violetta. Vuole divenire mia moglie?
VIOL. (_a voce bassa come parlando a sè stessa_) No, no; è impossibile.
ARN. Sarebbe impossibile che....
VIOL. Mio Dio, signor Arnholm, quanto mi ha detto è cosa molto
seria.... (_fissandolo_) Lei dunque pensava a ciò quando mi offriva
poco fa di fare tanto per me?
ARN. Mi ascolti tranquillamente Violetta; la mia proposta la sorprende
tanto?
VIOL. E come non vuole che mi sorprenda, fattami da lei?
ARN. È naturale. Lei non sapeva, non poteva sapere che io ero venuto
qui per lei.
VIOL. Per me? Lei è venuto per me?
ARN. Sì, Violetta! mesi fa ho ricevuto una lettera da suo padre ed in
quella una frase mi aveva fatto credere.... che lei avesse conservato
per il suo antico professore.... eh.... qualche cosa di più di un
ricordo amichevole.
VIOL. Ma come, babbo ha potuto scriverle?....
ARN. L’errore era mio, egli alludeva a tutt’altro: ma io mi cullavo
nell’illusione che una giovinetta mi attendesse e desiderasse
rivedermi.... Non m’interrompa. Violetta. A uomini, non più troppo
giovani, quale appunto io sono, tali illusioni cagionano profonda
impressione. Io nutrivo, a suo riguardo, signorina, un sentimento
forte, un’affezione riconoscente che ingigantiva in me: ho creduto
fosse mio dovere partire, per rivederla e per dirle che io pure
dividevo i sentimenti che credevo trovare in lei.
VIOL. Ma poichè ha saputo che non è vero.... che si era sbagliato?...
ARN. Ciò non muta nulla. La sua immagine, Violetta, la sua immagine
che da parecchi mesi ho scolpita in cuore vi rimarrà sempre nonostante
il mio errore, malgrado tutto. Forse lei non comprende nemmeno questo
sentimento che provo.
VIOL. Non mi sarei immaginata mai nulla di simile.
ARN. Ma perchè ciò è successo non potrebbe ora lei.... decidersi a
diventare mia moglie?
VIOL. Come potrei.... lei che fu mio professore.... non posso
capacitarmi.... che lei diventi per me.... qualche cosa d’altro.
ARN. Lo crede impossibile? Ebbene, sia, mia cara Violetta, noi
rimarremo sempre come prima.
VIOL. Che cosa intende dire?
ARN. Intendo dire che io, naturalmente, manterrò ugualmente la
mia promessa, e che ho sempre intenzione di condurla nel mondo per
farglielo conoscere; che io le creerò una vita libera. Il suo avvenire
sarà assicurato, lei troverà sempre in me l’amico buono, sincero,
fedele; ne sia sicura.
VIOL. Signor Arnholm, oramai anche tutto ciò è impossibile.
ARN. Anche questo è impossibile?
VIOL. Dopo quanto mi ha detto; dopo la risposta che io le ho dato, lei
deve capire che mi è impossibile accettare alcuna cosa da lei.
ARN. Preferisce rimaner qui e rinunciare alla vita a cui aspirava?
VIOL. Con dolore bisogna che rinunci a questo sogno.
ARN. Vuole rinunciare a vedere il mondo? Ci pensi bene, Violetta.
Quando suo padre non sarà più, lei si troverà qui senza appoggio, sola
nel mondo e si vedrà costretta a darsi ad un altro uomo che non amerà
di più di quello che non ami me.
VIOL. Ha ragione: tutto quanto dice è vero. E nonpertanto.... chi sa!...
ARN. (_ansioso_) Ebbene?
VIOL. (_guardandolo indecisa_) Forse non sarebbe del tutto
impossibile....
ARN. Che cosa, Violetta?
VIOL. Di.... accettare.... la sua.... proposta.
ARN. Sarebbe, malgrado tutto, disposta?... Violetta, mi conceda in ogni
caso il bene di esserle amico fedele.
VIOL. No, no! questo mai! No, signor Arnholm, preferisco essere moglie.
ARN. Davvero, Violetta?
VIOL. Sì. Credo.... voglio.... Sì, se lei.... pensa ancora di....
volermi.
ARN. Se io lo penso! (_prende la mano di Violetta_) Oh! grazie, grazie
Violetta! Tutto quanto mi ha detto, la sua indecisione di poco fa
non mi spaventa: se anche oggi non possiedo tutto il suo cuore, saprò
guadagnarmelo. Violetta, io le sarò di aiuto, di sostegno.
VIOL. Lei però mi farà viaggiare, mi farà conoscere il mondo: me l’ha
promesso.
ARN. Manterrò la parola.
VIOL. Potrò imparare ciò che voglio?
ARN. Io stesso sarò il suo professore come in altri tempi. Si ricorda
del suo ultimo anno di studi?
VIOL. (_con dolcezza e come sognando_). Dunque sarò libera! libera
di visitare altri paesi senza tema per l’avvenire! Senza alcuna
preoccupazione.
ARN. Senza pensieri affatto, affatto! (_cingendola col braccio_) Noi ci
creeremo un’esistenza tutta pace, tutta felicità.
VIOL. Comincio a credere che tutto sia possibile. (_guardando a destra
e liberandosi dall’abbraccio_) La supplico, per ora, di non lasciar
scorgere nulla a nessuno.
ARN. Chi viene, mia cara?
VIOL. È quel povero disgraziato (_accenna col dito_) Eccolo laggiù.
ARN. Chi? il dottore?
VIOL. No, il giovane scultore che passeggia con Hilda.
ARN. Ah! Lyngstrand. Ebbene!
VIOL. Lei sa quanto egli sia debole e sofferente.
ARN. Forse non è che un’illusione.
VIOL. Purtroppo è triste realtà: non vivrà a lungo, e ciò, forse, è un
bene per lui.
ARN. Perchè?
VIOL. Perchè dubito che non riuscirà mai nella sua arte. Andiamocene
prima che essi vengano.
ARN. Con piacere, cara Violetta.