SCENA III.

WANGEL _ed_ ELLIDA.

ELLIDA. (_guardando il fiordo_) Oh! quanto si soffre nell’attesa, come

fa male quest’impazienza del minuto decisivo!

WAN. Sei decisa a parlargli?

ELLIDA. È necessario: debbo fare liberamente la mia scelta.

WAN. Tu non hai da far scelta, Ellida: io non te lo permetto.

ELLIDA. Tu non puoi impedirmi di scegliere, nè tu, nè alcun altro. Puoi

proibirmi di parlare con lui, di seguirlo, puoi tenermi qui a forza,

ma non puoi proibirmi di decidere nell’animo mio, se questo è il mio

dovere.

WAN. Hai ragione: non posso impedirtelo.

ELLIDA. Ed io non ho alcun mezzo per resistere! Nulla mi attrae qui,

nulla mi trattiene: non ho posto radici in casa tua. Le tue figlie non

mi amano, sono estranea al loro cuore, quelle giovani non le ho mai

possedute. Se io parto, con lui, questa notte, o domani, per Skjoldvik,

non ho neppure una chiave da consegnare loro, neppure un’ordine da

dare: nulla mi lega alla tua casa dove non ebbi mai alcuna autorità.

WAN. Sei tu che hai voluto....

ELLIDA. No; io non ho desiderato nè chiesto nulla: lasciai che le cose

procedessero nell’ordine in cui le avevo trovate il giorno del mio

arrivo. Sei stato tu, tu solo a volerlo.

WAN. Credevo di farlo per il tuo bene.

ELLIDA. Lo so, Wangel, ma intanto questa casa non ha per me nè

attrattive, nè legami: nulla mi chiama verso quanto avrebbe dovuto

costituire la felicità comune; la nostra vita intima e sacra.

WAN. Comprendo anch’io tutto ciò. Ed ecco perchè domani ti renderò la

libertà e per l’avvenire farai ciò che ti aggrada. Da sola guiderai la

tua vita.... sì, la tua vera vita....

ELLIDA. E chiami questa la mia vita, la mia vera vita?... No, no;

sbagliai il giorno in cui mi sono unita a te! (_si torce le mani_)

E intanto, tra poco, sarà qui, colui al quale avrei dovuto rimanere

fedele, come egli rimase a me. Egli sta per venire, fra mezz’ora sarà

qui per offrirmi per l’ultima volta, di ricominciare la mia vita, la

mia vera vita. Quella vita che mi spaventa e mi attrae allo stesso

tempo ed alla quale non posso, non voglio rinunciare.

WAN. Appunto per questo, occorre che tuo marito, il quale è anche il

tuo medico, sopprima la tua volontà ed agisca per te.

ELLIDA. Sì, Wangel, capisco che tu hai ragione, e ci sono dei momenti

in cui mi sembra che dovrei trovare la pace e la salute avvicinandomi

a te, che potrei provarmi a sfidare tutte codeste spaventevoli ed

attraenti potenze.... ma non lo posso.... mi è impossibile!

WAN. Vieni, Ellida, rientriamo in casa....

ELLIDA. Lo vorrei ma non l’oso, mi disse di aspettarlo qui.

WAN. Vieni, vieni; c’è ancora tempo.

ELLIDA. Ma sei sicuro?

WAN. Sicurissimo.

ELLIDA. Allora andiamo a passeggiare un poco.

(_escono dalla prima quinta di destra. Arnholm e Violetta compaiono

contemporaneamente sulla riva dello stagno_).

La donna del mare · 第 50 / 59 题