WANGEL _ed_ ELLIDA.
ELLIDA. (_guardando il fiordo_) Oh! quanto si soffre nell’attesa, come
fa male quest’impazienza del minuto decisivo!
WAN. Sei decisa a parlargli?
ELLIDA. È necessario: debbo fare liberamente la mia scelta.
WAN. Tu non hai da far scelta, Ellida: io non te lo permetto.
ELLIDA. Tu non puoi impedirmi di scegliere, nè tu, nè alcun altro. Puoi
proibirmi di parlare con lui, di seguirlo, puoi tenermi qui a forza,
ma non puoi proibirmi di decidere nell’animo mio, se questo è il mio
dovere.
WAN. Hai ragione: non posso impedirtelo.
ELLIDA. Ed io non ho alcun mezzo per resistere! Nulla mi attrae qui,
nulla mi trattiene: non ho posto radici in casa tua. Le tue figlie non
mi amano, sono estranea al loro cuore, quelle giovani non le ho mai
possedute. Se io parto, con lui, questa notte, o domani, per Skjoldvik,
non ho neppure una chiave da consegnare loro, neppure un’ordine da
dare: nulla mi lega alla tua casa dove non ebbi mai alcuna autorità.
WAN. Sei tu che hai voluto....
ELLIDA. No; io non ho desiderato nè chiesto nulla: lasciai che le cose
procedessero nell’ordine in cui le avevo trovate il giorno del mio
arrivo. Sei stato tu, tu solo a volerlo.
WAN. Credevo di farlo per il tuo bene.
ELLIDA. Lo so, Wangel, ma intanto questa casa non ha per me nè
attrattive, nè legami: nulla mi chiama verso quanto avrebbe dovuto
costituire la felicità comune; la nostra vita intima e sacra.
WAN. Comprendo anch’io tutto ciò. Ed ecco perchè domani ti renderò la
libertà e per l’avvenire farai ciò che ti aggrada. Da sola guiderai la
tua vita.... sì, la tua vera vita....
ELLIDA. E chiami questa la mia vita, la mia vera vita?... No, no;
sbagliai il giorno in cui mi sono unita a te! (_si torce le mani_)
E intanto, tra poco, sarà qui, colui al quale avrei dovuto rimanere
fedele, come egli rimase a me. Egli sta per venire, fra mezz’ora sarà
qui per offrirmi per l’ultima volta, di ricominciare la mia vita, la
mia vera vita. Quella vita che mi spaventa e mi attrae allo stesso
tempo ed alla quale non posso, non voglio rinunciare.
WAN. Appunto per questo, occorre che tuo marito, il quale è anche il
tuo medico, sopprima la tua volontà ed agisca per te.
ELLIDA. Sì, Wangel, capisco che tu hai ragione, e ci sono dei momenti
in cui mi sembra che dovrei trovare la pace e la salute avvicinandomi
a te, che potrei provarmi a sfidare tutte codeste spaventevoli ed
attraenti potenze.... ma non lo posso.... mi è impossibile!
WAN. Vieni, Ellida, rientriamo in casa....
ELLIDA. Lo vorrei ma non l’oso, mi disse di aspettarlo qui.
WAN. Vieni, vieni; c’è ancora tempo.
ELLIDA. Ma sei sicuro?
WAN. Sicurissimo.
ELLIDA. Allora andiamo a passeggiare un poco.
(_escono dalla prima quinta di destra. Arnholm e Violetta compaiono
contemporaneamente sulla riva dello stagno_).